Recensione masters of horror: jenifer - istinto assassino regia di Dario Argento USA 2005
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Recensione masters of horror: jenifer - istinto assassino (2005)

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locandina del film MASTERS OF HORROR: JENIFER - ISTINTO ASSASSINO

Immagine tratta dal film MASTERS OF HORROR: JENIFER - ISTINTO ASSASSINO

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Immagine tratta dal film MASTERS OF HORROR: JENIFER - ISTINTO ASSASSINO
 

Dario Argento nel lontano 2005 decide di partecipare al "Master of horror", una serie televisiva in cui i grandi registi del passato (Joe Dante, Tobe Hooper, John Carpenter) cercano di rinnovare il genere horror e rispolverare vecchi miti cinematografici.

Per il regista di "Suspiria" e "Profondo Rosso" è già iniziato un inarrestabile declino, basti pensare al ripugnante "Il fantasma dell'opera", fine anni 90, sfigatissimo horror con Asia Argento. Questo declino raggiungerà il suo culmine nel 2007 con "La madre" e nel 2012 con "Dracula 3D".
L'attività di Argento non si è fermata, ma la sua carriera decisamente sì. Dell'ultimo decennio si salva unicamente il thriller "L'uomo senza sonno" (2001).

Jenifer è la protagonista del suo film, ragazza orribilmente deforme, con un volto mostruoso (occhi infossati senza pupille, bocca squadrata e lacerata, pelle giallastra e rugosa), che viene salvata da un poliziotto mentre un uomo tenta di decapitarla con un'accetta.
Da questo momento in poi fra la sfortunata ed il police-man nascerà una storia d'amore con profonde tinte erotiche. L'uomo, Frank Spivey, avendo a cuore il destino di questa ragazza (affetta peraltro da turbe psichiche) decide di ospitarla nella sua casa, dove vive con la famiglia (la moglie e i due figli). Sarà una scelta sbagliata perché Jenifer non è la ragazza docile, vittima di crudeltà come sembra: è un mostro pure interiormente.

Dietro quel volto perennemente piangente e nascosto da lunghi capelli biondi stile "sadako" ,Jenifer nasconde un segreto allucinante e macabro: è un'assassina cannibale, che uccide chiunque le capiti a tiro (prima il gatto, che viene spolpato e privato del suo intestino tenue, poi la bambina, figlia del poliziotto).
Questo quadro generale la fa assomigliare ad un mostro cannibale stile "Antropophagus", ma frequenti sono i richiami al "cannibal movie" della storia cinematografica, che ha avuto successo grazie al regista Ruggero Deodato.

Inutile dire che Argento conserva idee originali e innovative e che nelle sue pellicole mette sempre piacevoli citazionismi ai B-movie anni 80 (oppure più vecchi), che tutto sommato funzionano se l'obbiettivo di master of horror è quello di omaggiare un certo cinema passato.
Ma la realizzazione di questa pellicola dal taglio televisivo, che dura poco più di 50 minuti, lascia davvero a desiderare e ci fa chiedere se il regista abbia perso la bussola, la bravura, il talento che lo portava un tempo a realizzare capolavori indiscutibili.

Ispirato ad un fumetto pulp e scritto da Steven Weber, che veste (anche) i panni del poliziotto Frank, Jenifer presenta troppe incongruenze narrative ed è così prevedibile che lo spettatore intuisce il finale dopo i primi 20 minuti. Ci sono moltissimi buchi di sceneggiatura (non si sa ad esempio che fine faccia la famiglia del protagonista, dopo che va a vivere con Jennifer nella casa sperduta del bosco) che mostrano un lavoro gravemente superficiale, se non addirittura grossolano, nel costruire uno script che abbia un senso logico.

Argento si siede sugli allori: sapendo che il suo film ha un taglio televisivo, non si preoccupa di creare un ritmo incalzante, né di dare l'effetto sorpresa, appiattendo la visione con scene di sesso ripetitive. Per carità, è bravissimo nel riprodurre con quel tocco di realismo scene splatter e sanguinolente, ma nel complesso ha fatto un lavoro insufficiente, poco entusiasmante, privo completamente di tensione (se è quella che cercate, allora andate a vedere altri film).

Buoni gli effetti speciali e la colonna sonora, mentre sono gravemente insufficienti le recitazioni dei personaggi, i quali non si impegnano minimamente a trasmettere il giusto pathos (la scena del pianto da parte di Steven per la morte della figlia è recitata malissimo, patetica e ridicola). L'unica che reciti davvero è Jenifer, ma, avendo turbe mentali, non parla mai e viene inquadrata spesso di spalle.
E' evidente come dietro questa pellicola ci sia un messaggio simbolico ad interpretazione libera: la donna, contando sulla sua bellezza fisica, riesce a sedurre l'uomo e a manipolarlo come se fosse un burattino; profonda l'antitesi, secondo cui l'uomo, pur avendo forza fisica, è ingenuo e psicologicamente debole, mentre la donna può contare sull'astuzia femminile e manipolatrice. Jenifer assomiglia molto ai personaggi epici di Circe e Didone perché riesce a coinvolgere in un vortice d'amore l'uomo, rendendolo vittima di una prigione interiore senza via d'uscita.

La profondità che si può celare dietro questo lungometraggio di 50 minuti non basta a rendere la visione di Jenifer piacevole e gradevole. Troppi gli errori, brutta la messa in scena e la recitazione. Ci si chiede se Argento mai rinascerà artisticamente, ma la risposta è sempre "No, ormai ha fatto il suo tempo".

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Recensione a cura di dubitas - aggiornata al 06/05/2013 16.04.00

Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell'autore e non necessariamente rappresenta Filmscoop.it

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