Recensione mezzogiorno di fuoco regia di Fred Zinnemann USA 1952
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Recensione mezzogiorno di fuoco (1952)

Voto Visitatori:   8,56 / 10 (55 voti)8,56Grafico
Miglior attore (Gary Cooper)Miglior colonna sonoraMiglior canzoneMiglior montaggio
VINCITORE DI 4 PREMI OSCAR:
Miglior attore (Gary Cooper), Miglior colonna sonora, Miglior canzone, Miglior montaggio
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locandina del film MEZZOGIORNO DI FUOCO

Immagine tratta dal film MEZZOGIORNO DI FUOCO

Immagine tratta dal film MEZZOGIORNO DI FUOCO

Immagine tratta dal film MEZZOGIORNO DI FUOCO

Immagine tratta dal film MEZZOGIORNO DI FUOCO

Immagine tratta dal film MEZZOGIORNO DI FUOCO
 

"Non sono sufficienti i muscoli a fare un uomo".

È in questa asserzione, diventata di culto, che risiede l'essenza di questo film di Fred Zinnemann, considerato ormai universalmente uno dei più bei western della storia del cinema.
Sono però soprattutto le tre allegorie che caratterizzano il film a renderlo veramente grande:
- un bandito che torna per saldare un vecchio conto in sospeso;
- l'attesa spasmodica di un treno che sembra non arrivare mai;
- il ticchettio di un orologio che scandisce il countdown per un uomo che si scopre eroe suo malgrado.

Girato da Zinnemann nel 1952, in pieno clima di guerra fredda, il film è una metafora (ed è probabilmente questa la principale chiave di lettura dell'intero film) degli anni bui del maccartismo hollywoodiano, che stava distruggendo la vita dello sceneggiatore Carl Foreman, sospettato di simpatie comuniste e chiamato durante la lavorazione del film a testimoniare davanti alla Commissione per le Attività Antiamericane.
In seguito al rifiuto di rivelare i nomi dei presunti colleghi comunisti, questi venne iscritto nella famigerata black list e costretto a riparare in Europa.
Questo alone di sospetto che prese a circondarlo fece sì, come ricorda lo stesso scrittore, che si creasse intorno a lui un clima di diffidenza che inevitabilmente si riflettè sulla storia e sul carattere del protagonista del film, lo sceriffo Will Kane, un uomo abbandonato, per vigliaccheria, da amici e concittadini.

Ambientato nella cittadina di Hadleyville, "Mezzogiorno di fuoco" in 1h e 25m racconta circa 100 minuti (quindi quasi in tempo reale) della vita di questo sperduto paese del west, tutto costruito attorno ad un'unica polverosa via, dove la legge, come in tutti i villaggi di frontiera, era appannaggio di volenterosi sceriffi, che dovevano difenderla da avventurieri e banditi anche a costo di diventare giustizieri, per garantire la pace e la sicurezza della comunità.

Sono le 10,30 del giugno del 1865, la guerra di secessione è appena finita ed il giudice di pace sta celebrando le nozze tra il maturo sceriffo del villaggio (che dopo il matrimonio darà le dimissioni) con la giovane Amy, una donna di religione quacchera.
Poco prima del termine della cerimonia, quando gli sposi stanno scambiandosi il tradizionale bacio, giunge, via telegrafo, la notizia che con il treno di mezzogiorno sta tornando il feroce bandito Frank Miller, arrestato da Kane cinque anni prima e condannato all'impiccagione per omicidio.
Graziato dall'amministrazione di una cittadina corrotta, il bandito, con l'aiuto di tre complici che lo stanno aspettando alla stazioncina del paese, è deciso a portare a termine la sua minaccia di morte contro lo sceriffo.
Tutti, compresa la moglie, contraria per convinzione religiose all'uso delle armi, lo esortano a partire, ma Kane, un uomo capace di ammettere di aver paura ma costretto dal suo codice morale, decide di restare e di affrontare il bandito, conscio che in caso contrario la cittadina tornerebbe ad essere un covo di banditi e ripiomberebbe nello stesso clima di violenza e di terrore di un tempo.
In un crescendo di codardia e di vigliaccheria, però, i concittadini ad uno ad uno si rifiutano di aiutarlo, ed anche la stessa moglie decide di abbandonarlo e si reca alla stazione; ma quando vede il bandito scendere dal treno, convinta dalla ex fiamma di Kane, capisce che il suo posto è a fianco dell'uomo che ama e ritorna in città, dove arriverà, contro i dettami della sua religione, ad impugnare la pistola e ad uccidere uno dei complici del bandito.
Sotto un cielo dalla luminosità abbagliante, che amplifica ed esalta il silenzio irreale che avvolge le poche case sprangate che costeggiano l'unica via del paese, il ticchettio dell'orologio che segna le ore 12 ed il fischio del treno che arriva nella stazione annunciano che il temuto e atteso momento della verità è arrivato.
Nella strada desolatamente vuota, in cui l'ala della morte, sotto forma di una pallottola, sembra aleggiare da ogni angolo di strada, da ogni balcone, da ogni marciapiedi, Kane affronta i malviventi e li uccide ad uno ad uno.
Rassicurati, i concittadini escono dalle loro case per complimentarsi con lui, ma Kane, senza una parola, con un gesto di collera e di risentimento (che molti hanno interpretrato come l'indignata risposta di Foreman alla giustizia e alla società americana) getta nella polvere la stella di sceriffo (mai il cinema aveva osato tanto) e, voltate le spalle alla gente, insieme alla moglie si allontana per sempre dal paese.

Girato in un abbagliante bianco e nero, "Mezzogiorno di fuoco" è un western atipico e, per certi versi, controverso: mancano infatti i canoni classici del genere (non ci sono le classiche battaglie fra bianchi e indiani, lo scontro è tutto all'interno della stessa etnia, che metaforicamente rappresenta l'intera società americana; lo sceriffo non è mai a cavallo e non scorazza per gli ampi spazi dell'immensa prateria; non c'è una netta distinzione tra buoni e cattivi, ma solo un uomo di legge che rappresenta i valori positivi di una società civile e pacifica e che lotta per difenderli dagli attacchi di chi quei valori non riconosce e non accetta) e le atmosfere sono come sospese e rarefatte, giocate tutte sulla fortissima tensione che accompagna la spasmodica attesa della fatidica ora, nella quale sappiamo che la forza della ragione e dell'etica prevarrà sulla illegalità e sulla violenza.

Il soggetto del film di Zinnemann venne scritto da Carl Foreman negli anni '50/51, ma la storia assomigliava incredibilmente al racconto scritto da John W. Cunnigam, dal titolo "The Tin Star" ("La stella di latta").
Per evitare controversie legali, il produttore Stanley Kramer acquistò i diritti del libro e chiamò a dirigere il film il regista Fred Zinnemann, suscitando non poche perplessità con questa sua scelta, in quanto molti erano convinti che un ebreo-austriaco, qual era Zinnemann, non sarebbe stato in grado di dirigere un buon western, un genere tipicamente americano.
Anche la scelta di Gary Cooper (come sostituto di Gregory Peck, che rifiutò la parte convinto di aver interpetato già un personaggio simile in "Romantico avventuriero") come interprete del ruolo dello sceriffo Will Kane fu piuttosto travagliata, in quanto considerato troppo anziano per il ruolo: in effetti aveva 30 anni più di Grace Kelly, sua moglie nel film.
Invece l'interpretazione di Cooper, intensa e calibrata, fu giudicata meritevole del premio Oscar (il secondo per Cooper dopo quello vinto con il film di Howard Hawks "Il sergente York") e contribuì a rilanciare la sua carriera, piuttosto in declino, risultando, peraltro, determinante al successo internazionale del film.
Successo che non arrise immediatamente, in quanto l'anteprima fu accolta piuttosto tiepidamente dalla critica e dal pubblico. Questo costrinse produttore e regista a rimaneggiare il materiale e ad aggiungere nella colonna sonora, a legarne le varie sequenze, la ballata di Dmitri Tiomkin "Do Not Forsake Me, Oh my Darling" (Non mi abbandonare, mia amata), che, cantata da Frankie Lane, divenne uno dei più grossi successi degli anni '50, contribuendo al successo del film.

In "Mezzogiorno di fuoco" il personaggio che emerge su tutti è, indubbiamente, quello dello sceriffo Will Kane, che, come detto, ha il volto dolente e segnato di Gary Cooper, sottolineato da Zinnemann con frequenti primi piani che lasciano trapelare la sua debolezza e la sua vulnerabilità; primi piani che acquistano, però, valore di forza e di determinatezza con lo scorrere dei minuti, quasi a sottolinearne l'evoluzione psicologica, quando il suo incedere lungo la strada assolata e deserta del paese si fa via via più greve e più rigido, ma al contempo acquista risolutezza e determinazione.
Risolutezza e determinazione che sembrano derivare più che da un innato coraggio dalla forza del proprio codice d'onore, che lo porta a credere in una società regolata dalla giustizia e dall'etica civile.

Accanto a Gary Cooper brilla di luce riflessa il personaggio di Amy, interpretato da una quasi esordiente Grace Kelly, che non ha la stessa statura di Kane ma che acquista grandezza nella scena finale, quando al di là delle proprie convinzioni religiose, che la portano ad avere una particolare avversione verso la violenza di ogni genere, diventa la tipica figura di donna di frontiera e, impugnata la pistola, aiuta il marito per il trionfo finale della giustizia.

Una particolare rilevanza acquistano gli altri personaggi di contorno, a cominciare da Elen Ramirez, (Katy Jurado), la ex di Kane: è lei che pronuncia la frase dell'inizio, ed è ancora lei che convince Amy che il suo posto è accanto al marito; per proseguire con i cittadini tutti di Hadleyville, che rappresentano una società opportunista e vigliacca, alimentata dalla mediocrità e dall'egoismo dei sentimenti che si celano dietro la facciata di perbenismo e di rispettabilità, anche nei più insospettabili degli uomini.
"Mezzogiorno di fuoco" resta così un film attualissimo, dal fascino intramontabile, un film che è insieme allegoria etico-politica e western psicologico, un film che è anche rimpianto e nostalgia per la perdita di valori, un film che ci insegna che non basta credere nella giustizia e nella legalità: se necessario bisogna anche difenderle.

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Recensione a cura di Mimmot - aggiornata al 18/12/2007

Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell'autore e non necessariamente rappresenta Filmscoop.it

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