Recensione saw - l'enigmista regia di James Wan USA 2004
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Recensione saw - l'enigmista (2004)

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locandina del film SAW - L'ENIGMISTA

Immagine tratta dal film SAW - L'ENIGMISTA

Immagine tratta dal film SAW - L'ENIGMISTA

Immagine tratta dal film SAW - L'ENIGMISTA

Immagine tratta dal film SAW - L'ENIGMISTA

Immagine tratta dal film SAW - L'ENIGMISTA

Immagine tratta dal film SAW - L'ENIGMISTA
 

Spunto iniziale: una stanza, per la precisione ciò che sembra un bagno di discrete dimensioni. Fatiscente, rovinato, sicuramente abbandonato. Due uomini alle estremità, entrambi incatenati. Nel centro un uomo riverso a terra, con un'evidente pozza di sangue (?) che circonda la sua testa. Qualcuno comunica con i due: ciascuno dovrà tentare di far fuori l'altro, se vorrà salva la vita.

Situazione decisamente intrigante; il tema è di sicuro interesse, ma lo svolgimento del compitino che James Wan ci propina è quanto di più scialbo e superficiale ci possa essere. Iniziamo a sgombrare il campo da ogni dubbio: il contesto non determina il contenuto. Nella fattispecie, non è condizione sufficiente che un film debba essere proiettato in un cinema per far sì che il film stesso sia appartenente al grande paradigma dei "lavori per il cinema", Già, perché in "Saw" di cinema non c'è manco l'ombra. Si tratta di un lavoro televisivo in tutto e per tutto. Le marche d'enunciazione, i codici filmici di "Saw" appartengono al piccolo schermo: a partire dal montaggio che si vorrebbe frenetico e "sapiente", ma che in realtà non è in grado nemmeno di nascondere un grammo dell'insipienza visiva di Wan; le frequenti e fastidiose accelerazioni, più che richiamare la frenesia del momento, richiamano alla memoria le meravigliose macchiette del cinema anni venti. La fastidiosa frenesia del montaggio - che essendo non fatto estemporaneo ma norma fissa si configura ad unica cifra stilistica del film - è in fin dei conti la filosofia stessa a cui può essere ricondotto il discorso "Saw"; frenesia che trasuda da un prodotto fatto per essere cotto e mangiato in tutta fretta, sperando che la digestione sia immediata, prima del prossimo prodotto da consumarsi altrettanto velocemente. Un film come "Saw" non può chiaramente fare affidamento ad una memoria cinematografica a lungo termine; sua unica speranza di sopravvivenza è la celere distribuzione in dvd con annesso passaggio televisivo, magari satellitare.

La stessa sciatteria è ottimamente e sapientemente distribuita nell'intreccio. Se la fabula è decisamente nella norma (una norma scontata), l'intreccio non è volto a creare un climax che avvii alla conclusione della storia, ma semplicemente a confondere le acque. Wan, che sicuramente è sicuro di aver attinto dai codici del giallo più classico, ha in realtà rimescolato le carte in maniera dilettantesca; la galleria dei vari personaggi (non si può parlare di caratterizzazione psicologica; i personaggi non sono, ma semplicemente agiscono) viene presentata in maniera che si sospetti immediatamente di tutti, e praticamente nessun personaggio è esente da questo. Ma siamo ben lontani dal gioco dei "I soliti sospetti", o dalle magistrali ambiguità di un'Agata Christie; sembra che Wan, nel desiderio d'onnipotenza di creare il thriller perfetto, abbia abusato di quel patto di sospensione della credulità che si instaura fra film e spettatore; esiste un limite alle incoerenze che una trama può offrire e che il pubblico è disposto ad accettare, e "Saw" oltrepassa decisamente questo limite, spostandolo agli estremi del buon gusto. Mentre si trascorre un'ora e mezza di visione facendo scommesse su cosa diavolo possa essere successo, e chi in realtà sia cosa, il film "tira via" con rimandi, rimescolamenti, esagerazioni e flashback semplicemente stupidi che è un piacere; pura cialtroneria applicata. L'improbabilità degli accadimenti sfociano in quel particolar modo di presentare l'improbabilità in modo che essa risulti scontata ed inefficace. Ergo; talmente improbabile da risultare probabile, perché la cosa più assurda che viene in mente è di solito il prossimo passo che Wan compie. E non di assurdità dovuta a colpi di genio, s'intende, ma di assurdità idiota. Tale maestria dell' improbabilità scontata (quale miglior ossimoro?) sublima magistralmente il finale del film, in cui un abile espediente narrativo da ergastolo minaccia la razza umana dell'inevitabile sequel. Facendo gli eventuali scongiuri, altre note negative si possono (devono) muovere a "Saw". Una di queste è che il film non promette ciò che mantiene; Wan presenta delle situazioni psicopatiche di un certo interesse, ma non ha il coraggio di andare fino in fondo e resta a galleggiare nella superficie del più becero politically correct. Non che si debbano pretendere bagni di sangue ovunque e comunque, ma il "ti mostro e non ti mostro" di Wan è assolutamente dilettantesco, e non ha nulla della maestria dell'autore che suggerisce cosa possa accadere ma non fa vedere. Del resto è una critica che è in realtà un bisogno per il popolo da blockbuster a cui "Saw" si rivolge,e per eventuali e scontati passaggi televisivi questo è un vero affare.

Un'altra nota negativa è la recitazione. Per tutto il film passeggiano infatti delle persone che speriamo abbiano la compiacenza di non definirsi attori. Almeno quello.
E a proposito di attori, o personaggi che camminano nel film, definizione certamente più appropriata, va detto che Leigh Whannell (Matrix Reloaded, ci avremmo scommesso) "interpreta" il personaggio di Adam ed è anche responsabile dell'orribile pastrocchio di sceneggiatura, unica cosa che realmente spaventa del film. E, incredibile a dirsi, nel film cammina anche Danny Glover, che però si salva avendo dato ottime prove di sé in ben altri film. Come mai qui appare svogliato e forzato? Forse la risposta è da attribuirsi a quella meravigliosa pratica che si chiama "direzione degli attori" e che qui è evidentemente mancata.

Per concludere, a riprova che chi è capace è umile e chi è incapace si loda dalla mattina alla sera, Wan in varie interviste non fa che definirsi (senza che nessuno gliel'abbia chiesto) un genio e degno erede di Lynch. L'estensore di questa recensione, certamente più vicino alla stroncatura che non al complimento, sarebbe grato a vita nei confronti di chiunque volesse spiegargli cosa diavolo c'entri Lynch con "Saw". L'umile Wan sostiene che mentre si girava il film tutti non facevano che ripetergli quanto fosse eccezionale la sceneggiatura e quanto originale e inquietante fosse il materiale girato. Povero james, ora chi glielo dice che lo prendevano tutti in giro?

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Recensione a cura di cash - aggiornata al 24/02/2005

Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell'autore e non necessariamente rappresenta Filmscoop.it

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