Recensione troy regia di Wolfgang Petersen USA 2004
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Recensione troy (2004)

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locandina del film TROY

Immagine tratta dal film TROY

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Immagine tratta dal film TROY

Immagine tratta dal film TROY

Immagine tratta dal film TROY
 

Di questo film si può dire di tutto, eccetto che non sia bello. Gli americani saranno degli spreconi, dei megalomani, dei consumisti e quant'altro, ma non si può dire che non sappiano fare i film.
Troy è ben diretto, ben recitato e con una scenografia e una qualità di costumi e ambientazione davvero spettacolare.
L'appagamento estetico che si prova durante le tre ore, scorrevoli e piacevoli, di durata della pellicola è innegabile. C'è oggi una tendenza a rispolverare tematiche della storia (o leggenda) classica e farne grandiosi kolossal, dai costi smisurati e dagli effetti speciali da brivido. L'abbiamo vista già con il successo de "Il gladiatore" di Ridley Scott, e presto uscirà un nuovo kolossal americano su Alessandro Magno.

L'unica grande pecca di questi film è il fatto che non siano didattici, attendibili, che non rispecchino la storia o i poemi epici ai quali sono ispirati. Ma questo già si sapeva, anche nel caso si Troy. Il regista Peterson aveva profusamente detto e ridetto che si trattava di un film liberamente ispirato alla guerra di Troia.
Tuttavia, com'era prevedibile, si è scatenato un putiferio di critiche e di indignazioni riguardo all'infedeltà storica e alle molte incongruenze che il film presenta rispetto all'Iliade di Omero e ai miti collegati agli eroi (ad esempio Agamennone non muore certo per mano di Briseide, ma in una congiura ordita dalla moglie Clitemnestra al suo ritorno dalla guerra). Si potrebbe andare avanti ad enumerare tutte le novità registiche, le invenzioni che non combaciano con quanto abbiamo letto sui libri, ma non è questa a mio avviso l'ottica con la quale va giudicato il film. Per altro si sono voluti concentrare in 3 ore 10 anni di guerra, e si è voluta mettere in scena una storia della città di Troia, che dunque non comprende soltanto l'Iliade, in quanto è risaputo che il poema termina con la resa del cadavere di Ettore a Priamo, e manca dunque tutta la parte della caduta di Troia (con l'episodio del cavallo) che verrà narrata da Ulisse ad Alcinoo, nell'Odissea.

Peterson non ha dunque voluto fare un documentario su Troia, né ha voluto costruire uno sceneggiato sull'Iliade: ha creato una favola, una bellissima favola, traendo spunto dalla più affascinante battaglia di tutti i tempi. Così i personaggi mostrano caratteristiche nuove rispetto a quelle che erano risapute, e così le scelte registiche hanno dovuto sacrificare qualche attinenza con i miti e la storia per rendere il film più gradevole.
Notevole è l'intento di dare alla pellicola un aspetto realistico, escludendo completamente l'intervento degli dei, così fondamentale in Omero. C'è addirittura una sottile vena di ateismo nei personaggi (Ettore e Achille, che sembrano non temere il giudizio o l'ira divina), e il tentativo di escludere l'aspetto mitico-religioso che avrebbe reso il film più sul genere fantasy; si nota anche, ad esempio, nella sequenza della morte di Achille: colpito sì da Paride al tallone, ma anche al petto, con le frecce, a sottolineare l'umanità del personaggio e non la sua semi-immortalità, sulla quale appunto si glissa.

Per quanto riguarda la scelta dei personaggi, c'è ben poco da obiettare: le iniziali perplessità riguardo all'accostamento Achille-Brad Pitt (Achille era più truce, con un labbro forse bruciato, con i capelli rossicci ed i lineamenti più duri) svaniscono nell'osservare la magistrale imponenza di Pitt.
Unico neo, a mio avviso, il progressivo cambiamento di comportamento del Pelide, che da outsider iniziale, arrabiato con tutti, Achei o Troiani che siano, perde via via quell'irresistibile superbia e spregiudicatezza per trasformarsi nel classico eroe provvisto di pietas e nobili sentimenti. A parte la necessaria cessione del bistrattato cadavere di Ettore al padre Priamo, forse si poteva evitare la banale storia d'amore con Briseide, che di Achille fa dire, dalla stessa schiava, ravveduta: "credevo fossi un bruto..". E' vero però che a causa di Briseide Achille non scende in campo per anni, rendendo le sorti della guerra assai sfavorevoli per i suoi Achei, dunque la sacerdotessa-schiava non doveva essergli proprio indifferente...
Gli altri personaggi sono azzeccatissimi: dalla graziosa Elena (Diane Kruger), dagli occhi di ghiaccio, bellezza statuaria e classica, al giovane Patroclo, femmineo, simile ad Achille, ad Ettore (Eric Bana), personaggio più positivo del film, anti-eroe sensibile, perdente, per il quale tutti sono portati a simpatizzare, ad Agamennone (Brian Cox), tronfio ed avido di potere, ad un magnifico Peter O'Toole, la cui aura di saggezza e solennità sembra esigere grandissimo rispetto; infine abbiamo un Paride (Orlando Bloom), molle, codardo, eppure terrbilmente umano, responsabile della guerra per un suo capriccio a proposito di Elena, che si defila tra le gambe di Ettore per non affrontare Menelao ma che alla fine, con l'arco alla mano, riuscirà a vendicare la morte del fratello.

Se il difetto di questi kolossal pseudo-storici l'abbiamo menzionato, è infine necessario denotarne un grandissimo pregio: ci inducono a riaprire i vecchi libri del liceo e a controllare tra esametri, miti e quant'altro se le cose siano andate veramente così. Spingono a discutere di episodi storici e culturali spesso sepolti in qualche angolo della memoria scolastica. Inoltre -e non è cosa da poco- Troy è riuscito a far parlare di sé, a conivolgere chiunque in un commento, dialogo, guidizio. Un gran film è tale anche perché fa parlare di sé, nel bene e nel male.

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Recensione a cura di MiaWallace - aggiornata al 27/05/2004

Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell'autore e non necessariamente rappresenta Filmscoop.it

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