Recensione una notte al museo 2 - la fuga regia di Shawn Levy USA 2009
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Recensione una notte al museo 2 - la fuga (2009)

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locandina del film UNA NOTTE AL MUSEO 2 - LA FUGA

Immagine tratta dal film UNA NOTTE AL MUSEO 2 - LA FUGA

Immagine tratta dal film UNA NOTTE AL MUSEO 2 - LA FUGA

Immagine tratta dal film UNA NOTTE AL MUSEO 2 - LA FUGA

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Dopo tre anni, durante i quali ci siamo illusi di tenere lontani dai nostri sguardi ulteriori avventure notturne su guardiani notturni di musei notturni, ecco che la 20th Century Fox ha pensato bene di replicare il successo commerciale del primo "Night at the Museum". E quindi ritroviamo il nostro eroe Larry, un paio di anni dopo le ultime peripezie al Museo di Storia Naturale, che fa telepromozione per una torcia fosforescente, per l'osso super saporito, per il portachiavi imperdibile e la sega elettrica superturbo.
╚ diventato un manager di successo a capo della "Daley Devices", Ŕ rispettato, Ŕ un vero (?) capitano d'industria. Per la veritÓ, visto lo sguardo truce impostato subito da Stiller, sembra contento come se stesse partecipando al suo funerale; si vede che lavora senza tanta passione e trasporto, insomma. Ha nostalgia per il vecchio, caro Museo di Storia e, ogni tanto, passa a far visita alle sue "figurine".
SenonchÚ, all'improvviso, scopre che i suoi amori serali prediletti stanno per essere trasferiti negli archivi federali del Museo Smithsonian, a Washington DC, e chiusi in un deposito. Non appena Larry potrÓ raggiungerli, le creaturine prenderanno di nuovo vita e sarÓ subito "awake time!".

In un quarto d'ora la storia Ŕ giÓ tracciata e lo sguardo di Ben Stiller troppo serioso per credere che assisteremo a una commedia. Ma tant'Ŕ, si vede che il bravo attore non aveva tra le mani progetti migliori di questo (difficile da credere, ma vogliamo sperare che sia questo il motivo che l'ha spinto a partecipare a questa fesseria).
Lo accompagnano nell'infelice avventura Amy Adams, nei panni di Amelia Earhart, la prima donna ad attraversare l'Atlantico, lontana mille miglia dalla splendida prestazione offerta in "Il dubbio", Owen Wilson, la miniatura del west, chiuso per gran parte del film in un container o in una clessidra, e comunque non pervenuto a livello di recitazione, pi¨ qualche altro volontario dell'ultimo minuto come Hank Albert Azaria e Alain Chabat.

Prodotto dallo stesso regista Shawn Levy e da Chris Columbus, i quali hanno fatto tabula rasa di ogni forma di intelligenza che giÓ faticava a emergere dal primo episodio, il film si distingue anche e soprattutto per una scelta di doppiaggio "de' noantri" sventurata e clamorosamente fallimentare. Pensate che si Ŕ avuto la geniale trovata di far doppiare una guardia giurata nientemeno che in napoletano (con battute prontamente incentrate su Maradona), mentre il Faraone dei Faraoni Kah Mun Rah si arricchisce di una dizione "con la lisca": un'idea fuori luogo e superata quanto il film. All'egiziano Ŕ concessa pure una battutona sul "cubo di Kubrick" (quando il genio non ha confini...). Ma abbiamo a che fare con sceneggiatori americani da quattro soldi, mica pensano: loro agiscono, poveretti. E poco importa se i dialoghi risultano incomprensibili ai bambini e irritanti agli adulti: gli adattatori dei dialoghi italiani, poi, hanno cambiato e/o aggiunto interi dialoghi.

Con il procedere all'interno dei corridoi del museo, aumenta il profumo di bailamme adrenalinico e saltano fuori figure da tutte le epoche e di tutte le forme. Ma nÚ i colori, nÚ la loro portata storica fanno alzare il livello di interesse: contro Larry e i suoi eroi di stampo americano arrivano Ivan il Terribile (prodigo di una serie di "Da, Da, Da" che fan girar la testa), Napoleone Bonaparte ("Merci", "VoilÓ", "Paris", pi¨ un didascalico pistolotto su Berlusconi), Al Capone (e qui non si va al di lÓ di paroloni oculati come "Picciotto", "Compare" e compagnia cantante). Assistiamo a un "USA contro il Resto del Mondo" davvero lontano da qualsiasi ideale di rinnovamento politico e storico predicato e maturato sotto la gestione-Obama, poco educativo per i fanciulli che si avvicinano, magari per la prima volta, al cinema.

Anche un po' di turpiloquio di bassa lega non guasta, come quando il centurione romano invoca: "Totti, aiutami tu, perchÚ me sto a caga' sotto...". Ormai Ŕ lo sbando che ha preso possesso delle operazioni, la narrazione procede a salti come gli occhi degli spettatori, fuoriusciti dalle orbite in un disperato tentativo free lance di fuggire allo strazio; altro che "torture movies" in arrivo dall'ultimo Cannes!

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Recensione a cura di pompiere - aggiornata al 28/05/2009

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