Recensione vite vendute regia di Henri-Georges Clouzot Francia, Italia 1952
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Recensione vite vendute (1952)

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locandina del film VITE VENDUTE

Immagine tratta dal film VITE VENDUTE

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Immagine tratta dal film VITE VENDUTE
 

Nella storia del cinema francese Henry Georges Clouzot si pone ad uno stadio evolutivo di passaggio fra il realismo poetico e la di poco successiva nascita della Nouvelle Vague. Un autore particolare che si è saputo ritagliare un proprio spazio espressivo, sebbene qualche volta ingiustamente dimenticato e messo ai margini per via della sua discussa "collaborazione" con il regime filo-nazista di Vichy. Da tale connubio però va sottolineata la realizzazione di una pellicola come "Il Corvo" ("Le corbeau"), gioiello indiscusso dell'intera cinematografia francese, assai poco rassicurante rispetto a tematiche più di regime, dove un ambiente tipicamente piccolo borghese viene devastato dalla meschinità e dal sospetto per colpa di certe missive firmate appunto "Il Corvo" (espediente che ha ispirato successivamente la famosa stagione dei veleni alla Procura della Repubblica di Palermo ai tempi di Falcone e Borsellino).

Clouzot è sempre stato un amante di storie dalle tinte molto fosche, in cui vengono evidenziati i lati nascosti e più oscuri dei caratteri dei personaggi e dove soprattutto anche le luci celano segreti tali da generare sospetti e paure. Un pessimismo cupo attraversa le sue pellicole da "Il Corvo" passando per "Legittima difesa", fino allo squallore morale de "I diabolici".

"Le salaire de la peur", tratto dall'omonimo romanzo di Georges Arnaud, rappresenta in questo senso un film ancora più estremo e violento dove la deriva esistenziale dei suoi protagonisti è palpabile nel dramma della loro disperazione.

Il limbo infernale di Las Piedras

Il film si divide in due parti ben distinte fra loro: la prima è molto più descrittiva ed è sostanzialmente un lungo preambolo al ritmo molto serrato della seconda parte. Las Piedras, villaggio imprecisato collocato in America Latina è una prigione a cielo aperto in cui sono rinchiuse l'esistenze di persone provenienti da svariati paesi stranieri mescolati alla comunità locale in condizioni di estrema povertà e sfruttamento da parte di una potente compagnia petrolifera americana, la S.O.C. (Southern Oil Company), il cui acronimo è perfettamente identico alla Standard Oil Company di Rockfeller, una delle sette sorelle delle grandi compagnie petrolifere.

Clouzot evidenzia la logica dello sfruttamento che intercorre nel villaggio di Las Piedras: quello operato dalla compagnia petrolifera, attraverso il reclutamento della manodopera locale a salari bassissimi per lavori molto spesso pericolosi e comunque ai limiti della incolumità fisica e quella più sottile, più "micro", fra i personaggi che costellano il film. I cosidetti "stranieri" non rientrano nemmeno nella linea di sfruttamento principale della S.O.C. e sono costretti a vivere di espedienti o a loro volta sono sfruttati in piccoli lavori di manovalanza all'interno del villaggio.

In questo inferno esistenziale si muovono le vite di tre dei protagonisti principali: Mario (Yves Montand) corso di nascita e parigino di adozione, Luigi (Folco Lulli) italiano proveniente dalla Calabria e Bimba (Peter Van Eyck), tedesco.
A nessuno dei tre Clouzot fornisce informazioni precise circa il loro passato o sul perché sono finiti in questo luogo dimenticato, così come per i personaggi secondari. Certamente la scelta di Las Piedras si riflette in una precisa volontà non tanto di un cambiamento della propria vita rispetto alla precedente, quanto di una scelta volontaria verso una collocazione più lontana possibile dal posto di provenienza.
Dimenticare quindi il proprio passato, la propria esistenza verso un luogo/oblio lontano dal dolore profondo della vita precedente. Las Piedras si può definire quindi come luogo di disperazione globalizzata, dove le varie storie personali provenienti da varie nazioni formano un miscuglio di lingue ben evidenziato dai dai personaggi che si esprimono in lingue diverse a seconda dell'interlocutore cui si trovano di fronte.

Questa sorta di esilio volontario si rivela però una trappola senza via d'uscita, dimenticare senza tuttavia avere la possibilità di rifarsi una vita nuova: questo è il destino di tutti gli stranieri rifugiati a Las Piedras.
Mario vive di piccoli espedienti, non ha un lavoro fisso e vive in pratica di elemosine del suo compagno di stanza Luigi. Ha una relazione sentimentale con la bella cameriera Linda (interpretata da Vera Clouzot, moglie del regista) che vive di alti e bassi.
Luigi lavora come muratore, ha un ottimo carattere ed è un operaio infaticabile. Però questo lavoro gli sta costando la vita: ha i polmoni pieni di cemento, se continuerà a questo ritmo rischierà seriamente la vita entro sei mesi.
Bimba lavora come factotum alla locanda del Corsaro Nero, luogo di ritrovo per tutti gli stranieri sfaccendati di Las Piedras. Il suo misero salario gli è appena sufficiente per mangiare. Conduce una vita più appartata degli altri e nella prima parte del film il suo personaggio rimane maggiormente nello sfondo.

I rapporti tra i personaggi cambiano radicalmente con l'arrivo di Jo (Charles Vanel). Il suo ingresso determina una scossa soprattutto in Mario che rimane affascinato dal suo carisma e dalla sua sicurezza, oltre naturalmente dalla comune provenienza francese. Fra i due infatti si instaurerà un rapporto molto stretto, anche se non si può certo dire di amicizia sincera, quanto di opportunismo reciproco. Jo, grazie alla sua forte personalità (ed a una pistola in suo possesso), sarà la figura dominante del manipolo di stranieri e in Mario trova il suo perfetto braccio destro (o il suo servo personale), stimolando in lui di tanto in tanto quel senso di nostalgia per la Parigi perduta.
Mario invece crede di trovare in Jo il suo lasciapassare per andar via da Las Piedras e non esita a rovinare la propria amicizia con Luigi e trattare male Linda. Sapendo poi della personale conoscenza Jo con O'Brien, il capo della S.O.C. locale, è convinto che prima o poi capiterà l'occasione giusta per lasciare definitivamente il villaggio.

La prima parte del film quindi è sostanzialmente statica: Clouzot descrive minuziosamente l'ambiente dove agiscono i protagonisti, isola i vari caratteri evidenziando i rapporti fra i personaggi. Può sembrare un preambolo troppo lungo, ma è perfettamente funzionale per capire ciò che accadrà dopo, quando da una situazione di estremo disagio senza scampo, si aprirà una via d'uscita altrettanto estrema ed ai limiti del suicidio.

La "via d'uscita"

In realtà il modo di andarsene da Las Piedras è semplice: un visto d'uscita, possibilmente autentico, e soprattutto una certa quantità di soldi per il biglietto aereo ed eventualmente corrompere la polizia dell'aereoporto. I soldi sono il vero problema, non sono mai abbastanza per mangiare e bere, figurarsi per fuggire. Anche possedere un lasciapassare autentico è inutile se non si ha un bel gruzzolo di soldi da parte.

L'esplosione di un pozzo di petrolio offre la possibilità di guadagnare abbastanza denaro per andarsene. Approfittando della disperazione del gruppo di stranieri, O'Brien offre una grande somma di denaro per trasportare due camion carichi di nitroglicerina a due coppie di autisti su un percorso di centinaia di chilometri, per larghi tratti accidentato, fino al pozzo in fiamme.
È un trasporto ai limiti del suicidio, ma la disperazione vince la resistenza di molti e vengono selezionate le coppie di autisti: Jo e Mario sul primo camion e Bimba e Luigi sul secondo.
Questa scelta sarà fatale per Bruno, un giovane italiano che è l'unico a possedere un lasciapassare autentico però vicino alla scadenza. Lo sfumare di quest'ultima possibilità sarà la causa del suo suicidio. Si impiccherà nel giardino del Corsaro Nero, la locanda dove si riuniscono gli stranieri.

Le salaire de la peur

La seconda parte del film cambia totalmente registro rispetto alla prima: la descrizione della realtà lascia il posto ad un'escalation di tensione emotiva, in cui la regia di Clouzot si fonde con la drammaticità e la pericolosità delle situazioni sempre più estreme cui si trovano di fronte i protagonisti. Sfruttando l'incipit di base già di per sé generatore di suspence, il semplice trasporto di camion carichi di nitroglicerina, Clouzot lo estremizza inserendo di volta in volta ostacoli sempre più insidiosi che rendono ancora più disagevole il precario equilibrio di un'impresa ai limiti della follia, in cui anche il minimo errore viene pagato con il prezzo più alto. Ostacoli di un Destino avverso a cui questi quattro sventurati vanno incontro volontariamente con l'obiettivo di una redenzione personale, di riuscire a risalire i gradini di una vita colma di amarezze e di cui il soggiorno a Las Piedras rappresenta il punto più basso della loro esistenza.
Tutta la sequenza del mancato tamponamento dei due camion sulla strada ondulata è un esempio di straordinario equilibrio fra la regia tesa e nervosa di Clouzot e il montaggio alternato del terzetto formato da Henry Rust, Etenniette Muse e Madeleine Gug è solo un esempio del perfetto bilanciamento di "Vite vendute", che non sfigurerebbe affatto nemmeno di fronte al miglior Hitchcock o ad altri maestri del genere.
Altre sequenze degne di essere citate e da gustare fino in fondo sicuramente il passaggio sulla piattaforma in legno e la rimozione dell'enorme masso sulla strada usando la nitroglicerina.

Ciò non significa che l'intera seconda parte sia solo action-movie o lo svolgersi di una lunga partita a scacchi fra i quattro protagonisti ed il Destino. Il crescendo di situazioni sempre più pericolose e potenzialmente mortali vanno in parallelo con l'evoluzione dei personaggi. La coppia formata da Bimba e Luigi, malgrado nazionalità diverse, fa fronte comune alle avversità, il loro legame lentamente si salda e ognuno è disposto a rischiare la vita dell'altro (la sequenza del masso è lì a testimoniarlo), mentre nella coppia Mario e Jo emergono conflitti fino a quel momento impensabili considerando le dinamiche che si erano create a Las Piedras. Fra i due accade un completo ribaltamento del loro rapporto: la spavalderia e la sicurezza di Jo mostrata in paese, la sua personalità dominante segna il passo ad un uomo sempre più impaurito, emerge tutta la sua vigliaccheria e lascia solo il compagno a fronteggiare i pericoli. Ormai è diventato un peso per Mario che, al contrario, diventa sempre più temerario e sicuro di se stesso ad ogni prova superata. Il coraggio si trasforma in frenesia e sua volta in delirio di onnipotenza. Si considera invincibile più dello stesso Destino, nulla e nessuno potrà impedirgli di incassare il grosso premio in denaro e non esiterà nientedimeno a schiacciare, sotto le ruote del camion, le gambe di Jo nel laghetto di petrolio. L'unica utilità di Jo, ormai agonizzante, nei confronti di Mario è quella di mantenere vivo il ricordo della Parigi perduta che ormai sente sempre più vicina (soprattutto dopo la morte inaspettata e a sorpresa di Bimba e Luigi, esplosi con il loro mezzo). Mario infatti sarà l'unico sopravvissuto di questo viaggio infernale verso l'inferno di fuoco del pozzo esploso.

"Vite vendute" rappresenta una delle vette più alte di tutto il cinema francese. È un equilibrio pressochè perfetto di azione, suspence, denuncia sociale e analisi dei personaggi resi in maniera ottimale da tutti e quattro gli attori protagonisti. Però, senza nulla togliere agli altri e a Yves Montand in particolare, Charles Vanel nel ruolo offre un'interpretazione superba nel mostrare la completa metamorfosi del suo Jo: da personaggio che sembra provenire dai gangster-movie americani ad un uomo divorato dalla paura di morire e impotente di fronte ad un'avventura troppo grande e pericolosa. "Vite vendute" è anche un film crudele e violento, che non offre via di scampo o redenzione, con il Destino sempre in agguato e pronto a riscuotere il suo prezzo, come dimostra l'amarissimo finale.

William Friedkin ne ha fatto un eccellente remake nel 1977 intitolato "Sorcerer" ("Il salario della paura", in italiano). Rispetto al film di Clouzot, il regista americano fornisce un passato ad ognuno dei quattro protagonisti, indicando i motivi della loro fuga verso la località sperduta dell'America latina. Limita all'essenziale l'analisi dei personaggi riducendo al minimo indispensabile, ma in maniera comunque efficace, la descrizione della loro permanenza al villaggio e utilizza pregevolmente lo scenario naturale dando un risalto maggiore alla natura selvaggia dei luoghi, rispetto al film di Clouzot che ha adattato gli scenari sudamericani alla regione della Provenza dove il film è stato interamente girato.

"Credi che ti paghino per guidare un camion? Ti pagano per avere paura".

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Recensione a cura di The Gaunt - aggiornata al 23/12/2009

Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell'autore e non necessariamente rappresenta Filmscoop.it

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