Recensione x-men: conflitto finale regia di Brett Ratner USA 2006
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Recensione x-men: conflitto finale (2006)

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locandina del film X-MEN: CONFLITTO FINALE

Immagine tratta dal film X-MEN: CONFLITTO FINALE

Immagine tratta dal film X-MEN: CONFLITTO FINALE

Immagine tratta dal film X-MEN: CONFLITTO FINALE

Immagine tratta dal film X-MEN: CONFLITTO FINALE

Immagine tratta dal film X-MEN: CONFLITTO FINALE
 

"X-Men: conflitto finale" è il terzo capitolo di una saga iniziata nel 2000 dal regista Bryan Singer che in questo terzo capitolo lascia il posto a Brett Ratner (regista della trilogia di "Rush Hour") per poter dirigere il kolossal "Superman returns". Nessun rimpianto, considerando che l'ottimo lavoro di Ratner fa balzare questo terzo capitolo di X-Men al primo posto per qualità e bellezza.

La razza mutante ormai non è più un segreto per l'uomo, la si conosce e la si teme. Quindi la ditta farmaceutica Worthington Labs, comandata da Warren Worthington II, crea una "cura": un potente siero in grado di arrestare il gene dei mutanti facendoli tornare (o diventare) "normali". Worthington è spinto da un forte interesse personale visto che suo figlio Warren Worthington III è un mutante. L'introduzione della cura come medicina scatenerà la furia dell'Alleanza guidata dal rancoroso Magneto che giura per l'ennesima volta vendetta contro il genere umano. A limitare i danni ci penseranno gli X-Men capitanati dal professor Xavier.

Già dalle prime immagini, notiamo che questo nuovo capitolo di X-Men si avvale di una tecnologia sconosciuta ai precedenti episodi. Gli effetti speciali fanno capolino sin dalla prima sequenza, mettendo in risalto l'ottimo lavoro dei tecnici (composto da oltre 60 elementi solo per la cura degli "effetti") e facendo iniziare col botto questo capitolo dei supereroi Marvel.

Le novità di questo nuovo capitolo le troviamo soprattutto nei personaggi, con l'introduzione di Angelo (Warren Worthington III), Fenomeno, Rao, Quill, Callisto, Fenice (la dottoressa Grey) ecc., e con il passaggio da personaggi secondari (negli episodi precedenti) a personaggi protagonisti di Uomo Ghiaccio, Kitty "The ShadowCat", Colosso, Pyro ecc.

Il personaggio di Angelo doveva essere presente sin dal primo episodio, ma la tecnologia nel 2000 non permetteva la realizzazione delle ali del mutante. Infatti, solo in questo episodio targato 2006 è stato possibile realizzare il personaggio alato di Angelo, proprio per sottolineare il grandissimo lavoro dello staff degli effetti speciali che hanno contribuito anche a numerose scene cult del film.

Però, parlare solo di effetti speciali per questo "X-Men: conflitto finale" (in inglese "The Last Stand") è molto riduttivo. Anche perché l'opera di Stan Lee (che in questo film fa la sua solita comparsa) vuole mettere in evidenza un altro aspetto importante, ovvero la paura di ciò che è diverso. Non si può parlare di razzismo, anche se il concetto è presente in forma velata, ma di diffidenza su ciò che non conosciamo. Questo aspetto è comune a tutti gli episodi della saga: ci sono i mutanti e gli umani. I mutanti sono esseri vicini alle divinità, ma nonostante questo vengono cacciati e maltrattati dai "deboli" umani. Questo concetto sta alla base di X-Men, e sta anche alla base delle motivazioni che spingono i 2 mutanti più forti (il professor Xavier e Magneto) a scontrarsi continuamente pur facendo parte dello stesso schieramento. Magneto, vero nome Eric Lensherr, fu un deportato all'epoca della guerra in un campo di concentramento perché ebreo. Il suo odio verso la razza umana è doppiamente giustificato, avendo subito persecuzioni sia per essere un mutante, sia per essere un ebreo. Il suo continuo odio lo trasforma in un essere malvagio non tanto diverso da quelli che lui odia. Il detto "odio genera odio" non è mai stato più azzeccato in questo momento. All'odio di Magneto, si contrappone la saggezza del professor Xavier, mutante in grado di fare cose straordinarie grazie all' ausilio della mente. Xavier nasce in un contesto ben diverso da Magneto, i suoi poteri gli hanno permesso di vivere una giovinezza più felice. Le sue facoltà mentali, gli hanno aperto le porte del successo e anche quelle della saggezza. Inizialmente amico di Magneto, insieme a lui fonda la scuola per mutanti, prendendo con sé diversi elementi che non erano accettati dalla società "normale", tra questi la giovanissima Jean Grey, una mutante con gli stessi poteri del professor Xavier. La divisione tra i due amici nasce proprio per l'intolleranza di Eric Lensherr nei confronti degli uomini e per la sua voglia di voler dimostrare che i mutanti sono una razza superiore (stesso comportamento di chi a sua volta lo perseguitò da ragazzo). Charles Xavier, comprendendo la natura umana e la sua paura nei confronti di chi è diverso, non sta a guardare l'ex amico intento a distruggere gli esseri umani, e così insieme ai suoi allievi, gli X-Men, decide di affrontare il rivale per dare anche un forte segnale sulla possibilità di collaborazione tra mutanti e umani.

Bello nelle scene e nella trama, il grosso lavoro di Brett Ratner (durato 8 mesi di riprese) lo si vede dalla carica emotiva di ogni scena, anche perché X-Men non si sviluppa solo nella trama, ma anche nelle varie sottotrame che si creano durante lo scorrimento della storia. Fondamentalmente vediamo 2 diverse fazioni tra i mutanti (buoni o cattivi che siano): da una parte ci sono i mutanti "anziani" come Magneto, Xavier, Wolverine, Bestia, Mystica, Tempesta, ecc, che si adattano alla loro diversità e la vivono quasi con una sorta di rassegnazione, accettando la loro persecuzione, al di là dei loro schieramenti; dall'altra abbiamo i giovani mutanti come Rogue, Kitty, L'uomo ghiaccio, Colosso, Pyro, ecc, che pur essendo consapevoli delle loro diversità, vivono in maniera malinconica questa loro natura. Sanno di essere diversi dai loro coetanei e sanno che un rapporto con loro è quasi impossibile, soprattutto per Rogue che a causa del suo dono (o condanna?) di riuscire ad assorbire l'energia vitale tramite un tocco, non può vivere liberamente nessun tipo di rapporto, umano o mutante che sia. L'introduzione della cura, smuoverà l'aspetto psicologico dei mutanti più giovani, che preferirebbero integrarsi con la società umana per avere una vita normale.

Forse tra tutti, è proprio questo l'aspetto più drammatico della vicenda, infatti non è un caso la presenza di così tanti mutanti giovani (tra cui il mutante usato per generare la cura) a differenza dei precedenti capitoli, dove venivano ridotti a ruolo di comparsa (vedasi i personaggi di Pyro, Kitty e L'Uomo ghiaccio) per far da spalla ai famosissimi Wolverine, Tempesta, Ciclope, Bestia, Magneto, Mystica, ecc. Questo "X-Men: conflitto finale" esce dagli schemi classici per riuscire a catapultarsi in una nuova dimensione, fatta di nuovi volti e nuove motivazioni.

Detto questo, un elogio particolare va al numeroso cast del film, che nonostante la differenza di fama e di età, ha degli elementi che riescono ad amalgamarsi perfettamente riuscendo a tirare fuori prove straordinarie.
Oltre ai soliti noti della saga, ecco che in questo episodio abbiamo degli attori agli esordi che riescono a dare un contributo significativo a questo bellissimo episodio degli X-Men.

E' opportuno dividere il cast per riuscire a distribuire al meglio gli elogi. Da una parte abbiamo i grandi nomi che fanno la loro solita grande figura: Hugh Jackman straordinario e ben collaudato nel ruolo di Wolverine, Patrick Stewart non incisivo come nei precedenti episodi ma comunque efficace, Ian McKellen riesce a rubare la scena a tutti i big risultando il vero protagonista di questo episodio, Halle Berry straordinaria e affascinante non perde colpi la bellissima attrice di Cleveland, Famke Jessen un po' forzata delle volte ma nel finale si riprende, Anna Paquin (è una big nonostante la sua giovane età, c'è poco da fare) è poco presente in questo film ma è comunque significativa la sua presenza per via del forte legame che riesce a creare tra vecchi e nuovi mutanti. Per evitare di dilungarci troppo, diciamo che le significative presenze di Kelsey Grammer (Bestia) e della stupenda Rebecca Romijn (Mystica) aggiungono qualità al cast. Totalmente inutile e trascurabile la prova di James Marsden, anche perché tagliato fuori dai piani di questo nuovo episodio degli X-Men.

L'altra parte del cast (come avevamo già detto) è tutto composto da giovani talentuosi: Shawn Ashmore che riesce ad avere più visibilità rispetto ai precedenti episodi, soddisfacendo nel ruolo dell'Uomo ghiaccio, Ellen Page è chiamata alla prima prova in un mainstream riuscendo a sfornare una grande prova grazie alla sua stupenda presenza, Ben Foster riesce ad apparire tranquillo nel difficile ruolo di Angelo il mutante alato, Aaron Stanford è il cattivo tra i giovani mutanti e riesce ad essere il migliore della sua categoria. Tra di loro è anonima la prova di Cameron Bright, troppo imbambolato anche perchè non fa praticamente nulla.

Film stupendo, il migliore della trilogia, che va in ordine cronologico, degli episodi sugli X-Men. Effetti speciali, esplosioni, buoni sentimenti, ragazze bellissime, mutanti con super poteri: gli elementi ci sono tutti per poter apprezzare questo meraviglioso film disprezzato da molti, ma che riesce veramente ad essere spettacolare sotto il profilo dell'intrattenimento e degli effetti speciali.
Bellissimo film di cui vale la visione in quell'ora e mezza, anche perchè riesce pure ad affrontare temi importanti come l'intolleranza e il timore verso l'ignoto o verso ciò che è diverso da noi.

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Recensione a cura di HollywoodUndead - aggiornata al 25/06/2012 09.49.00

Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell'autore e non necessariamente rappresenta Filmscoop.it

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