alps regia di Yorgos Lanthimos Grecia 2011
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alps (2011)

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locandina del film ALPS

Titolo Originale: ALPEIS

RegiaYorgos Lanthimos

InterpretiAggeliki Papoulia, Ariane Labed, Aris Servetalis, Johnny Vekris

Durata: h 1.33
NazionalitàGrecia 2011
Generedrammatico
Al cinema nel Dicembre 2016

•  Altri film di Yorgos Lanthimos

Trama del film Alps

Alps è il nome di un gruppo di quattro persone (un'infermiera, un paramedico, una ginnasta e il suo allenatore) che offrono, dietro pagamento di un’elevata cifra, un supporto particolare alle famiglie che hanno perso i propri cari. In un clima di annullamento totale delle loro personalità, gli Alps rimpiazzano i defunti nelle attività quotidiane, ne ripetono gesti e abitudini e ne rinsaldano i legami con chi li circonda, in modo da non far pesare la loro assenza. Tuttavia essere parte del gruppo comporta il rispetto di rigide regole da seguire e un prezzo molto alto da pagare: se ne accorgerà l'infermiera, per la quale ritornare alla propria vita non sarà un’operazione semplice.

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Voto Visitatori:   7,00 / 10 (7 voti)7,00Grafico
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Voti e commenti su Alps, 7 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

Gruppo COLLABORATORI Compagneros  @  20/07/2016 21:42:38
   7½ / 10
Lanthimos ripropone ancora un mondo pervaso di silenziosa violenza e popolato da soggetti spersonalizzati, qui con una protagonista alla ricerca spasmodica di un'identità da interpretare. Film sulla vita e sul cinema stesso. Lento e complesso, visione non semplice. Bello.

marcogiannelli  @  16/07/2016 16:18:19
   7½ / 10
Lanthimos riesce ancora una volta a stuprarmi l'anima con un altro film devastante, grottesco come gli altri suoi che ho apprezzato tanto
per il resto vi lascio leggere la recensione di Giuseppe, quella sotto la mia, che ha saputo spiegare con parole certamente migliori quello che penso

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR oh dae-soo  @  28/03/2014 01:02:37
   8 / 10
Va bene, non faccio diventare la Trilogia Greca del Padre (Miss Violence, Dogtooth, Attenberg) una
quadrilogia, o.k, ma che Alpis sia un'altra meraviglia del portentoso cinema ellenico questo è fuor di dubbio.
Più che altro nello specifico è talmente evidente che questo sia un film di Lanthimos (regista di Dogtooth) da gridare quasi al miracolo per aver trovato nel cinema moderno un regista capace di scrivere e realizzare film talmente nuovi, talmente pieni di significati, talmente disturbanti da renderlo con solo due pellicole uno dei più grandi autori moderni.
Un pò ho capito cosa mi affascina di Lanthimos. E' il suo tratto saramaghiano, quello di costruire vicende al limite dell'assurdo (o che lo oltrepassano) vendendocele per dati di fatto, verosimili, accettabili.
Ma quello che è davvero portentoso in questo cinema (tutto questo greco) è la capacità di emozionarti senza toccarti il cuore. C'è uno stranissimo sentimento puramente intellettivo, un disturbo che ti colpisce alla testa molto prima che allo stomaco. La freddezza con la quale i fatti vengono narrati, questa incredibile glacialità sono qualcosa di portentoso. E Lanthimnos in più riesce a creare dei soggetti del tutto nuovi, geniali.
Qua si parla di una "società" di sole 4 persone che dietro compenso "interpreta" il ruolo di persone morte, per far vivere alla famiglia più gradualmente e senza stacchi netti l'elaborazione del lutto. Il ruolo dell'"attore" è predominante. Molte volte vi si fa riferimento, si chiede ai morenti chi sia l'attore preferito, in una scena la vecchia cieca di tutte le notizie della rivista vuole che le sia letta l'intervista a Wynona Ryder, gli "impersonificatori" (i 4) fanno delle prove prima di recitare le parti o giocano al gioco del "chi sono"?. Il ruolo dell'attore quindi, di colui che interpreta una parte, della finzione, è predominante. E il bravo attore può interpretare chiunque, anche il ruolo di una ragazza 16enne a 30 anni e passa. Lo stesso nome che i 4 si danno, Alpi. sta a significare che qualsiasi montagna delle Alpi può sostituire un'altra montagna ma non viceversa. Ed anche questo è affascinante perchè tale cosa non è assolutamente vera, ma Monte Bianco sembra avere una visione limitata e limitante del mondo, un pò come i protagonisti di Dogtooth.
Ancora una volta il sesso è mostrato in maniera disturbante e disturbata, ancora una volta il ballo (incredibile anche qui l'importanza che gli si dà) è al centro delle scene più grottesche, ancora una volta c'è un'aria torbida, malata ma di un fascino incredibile.
E sono geniali alcuno passaggi di sceneggiatura, come lei che si "compra" una parte all'insaputa di loro, come la ragazza ginnasta talmente plagiata da tentare il suicidio non tanto per l'orrenda vita che fa ma per aver fatto male il suo lavoro (e la metafora della ginnastica è perfetta dato che forse è lo sport con più disciplina e crudeltà nell'apprendimento). Anche per questo come per i film della Trilogia potremmo parlare di Quadrilogia dell'Educazione...
C'era di tutto per fare un film che colpisse anche le corde emotive dello spettatore. L'elaborazione del lutto, il tentativo di colmare un vuoto, il non voler guardare in faccia la realtà, il tema della perdita e del dolore, c'erano tutti gli elementi per emozionare. E invece no, tutto è trattato in un modo freddo, grottesco, una specie di teatro dell'assurdo. Ad esempio la prova di litigata tra il venditore di lampade e sua "moglie" e la successiva immediata rappresentazione mettono i brividi. E' un cinema a tesi, che vuol dimostrare qualcosa, forse un cinema colto e superbo, ma di una bellezza a mio vedere unica.
Gli ultimi 10 minuti, apparentemente ostici, secondo me sfiorano la perfezione.
Monte Rosa non fa più parte della società (in una scena che per violenza e glacialità ricorda come non mai quella di Niente da nascondere di Haneke).
Ha solo due altre possibilità.
La prima è continuare la recita della giovane tennista, quella che aveva intrapreso da sola. Ma la società nel frattempo l'ha saputo e sostituita con la ginnasta (ah, a proposito, fantastiche le due attrici, che altro non sono poi che la protagonista di Attenberg e la sorella maggiore di Dogtooth).
Ormai le resta solo casa sua, quella vera (vera? qualche dubbio ce l'ho). E in un disperato e paradossale tentativo tenta davanti suo padre di interpretare sua madre defunta. Monte Rosa non può vivere la sua vita vera, ha bisogno di essere qualcun altro.
Un altro film su cui si potrebbe scrivere un libro.

Ciaby  @  23/04/2013 21:49:06
   9 / 10
Dopo il capolavoro "Dogtooth", un altro film straordinario di Lanthimos. Anche se la trovata degli attori che rimpiazzano i morti non è nuova (Sion Sono ci aveva già pensato) è un'opera forte, dolorosa, asettica, ancora in grado di colpire. Bellissimo.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  17/12/2012 18:37:15
   5 / 10
Meno originale di quanto pensassi perchè avendo visto Kinetta anche Alpis ne ripropone, sia pure in chiave leggermente diversa, molte delle sue tematiche. Il gioco metacinematografico è meno evidente ed è sempre presente quel meccanismo di sostituzione della propria (evanescente) identità con un altra defunta, facendola rivivere in maniera meccanica e artificiosa. C'è qualche variante in più: il percorso parallelamente inverso della ginnasta e dell'infermiera, in crisi con le rispettive controparti maschili (l'allenatore e il padre), ma aldilà dell'effetto straniante che provocano le pellicole del regista greco, qui prevale l'effetto irritante di una cosa già proposta.

Jumpy  @  22/09/2011 16:50:24
   7½ / 10
Un film ermetico e difficile, si presta a più chiavi di lettura, molto viene lasciato all'intuizione dello spettatore.
Va seguito con una certa attenzione, il che non è sempre facile, dati alcuni passaggi abbastanza pesanti.
Il tutto è condotto con un tatto ed una sensibilità magistrali, credo questa sia la forza del film.
Nonostante a Venezia si sia beccato qualche fischio, a me è piaciuto e mi ha fatto piacere che abbia vinto il premio Osella per la sceneggiatura ;)

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  06/09/2011 23:53:00
   4½ / 10
Lo spunto era davvero molto interessante, ma il risultato finisce per essere più pretenzioso che invitante. Forse non era la serata giusta, ma non ho fatto altro che rimpiangere il compianto kieslowsky. La regia, antitetica alle convenzioni e vagamente metafisica, non riesce a tramutare il risultato in qualcosa di meno velleitario

2 risposte al commento
Ultima risposta 16/09/2011 23.03.43
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