amore e rabbia regia di Marco Bellocchio, Bernardo Bertolucci, Jean-Luc Godard, Carlo Lizzani, Pier Paolo Pasolini Italia, Francia 1969
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amore e rabbia (1969)

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locandina del film AMORE E RABBIA

Titolo Originale: AMORE E RABBIA

RegiaMarco Bellocchio, Bernardo Bertolucci, Jean-Luc Godard, Carlo Lizzani, Pier Paolo Pasolini

InterpretiJulian Beck, Ninetto Davoli, Nino Castelnuovo, Christine GuÚho

Durata: h 1.40
NazionalitàItalia, Francia 1969
Generedrammatico
Al cinema nell'Aprile 1969

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•  Altri film di Pier Paolo Pasolini

Trama del film Amore e rabbia

Autori vari intenti nella rilettura delle parabole del Vangelo.

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Voto Visitatori:   6,33 / 10 (6 voti)6,33Grafico
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Voti e commenti su Amore e rabbia, 6 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

Filman  @  30/05/2016 00:55:55
   7 / 10
Ideale film collettivo, ma solo nella forma, data l'intermittenza dei temi, alle volte politici, alle volte umanistici e alle volte ancora sociali, AMORE E RABBIA è un'opera tanto comune quanto interessante che apre con l'ispezione dell'alienazione metropolitana, spaziando poi tra una pura rappresentazione onirica-sensoriale, una favola concisa e intellettuale e una storia bilingue dalla narrazione post-moderna che abbatte la quarta parete, per poi chiudere il sipario con un discorso sociale interessante ed esauriente reso più simile ad una recita che ad un corto filmico. Nondimeno tutti gli episodi soffrono di un qualche difetto, soprattutto "L'indifferenza" di Lizzani, così poco convinto da sembrare una sequenza di scene senza troppo senso, fin quasi a formare più di un racconto, e "Agonia" di Bertolucci il quale si basa su un unico concetto sperimentale che diventa sempre più stagnante col passare dei minuti, per quanto valido nella teoria. "L'amore" di Godard, che descrive in modo romantico il legame tra democrazia e rivoluzione, "La sequenza del fiore di carta" di Pasolini, dove l'autore riflette su come l'innocenza diventi crimine e sulla punizione terrena della stessa, e infine "Discutiamo, discutiamo" di Bertolucci, il quale erige una bellissima discussione attualista e politica, sono episodi che vogliono comunque essere rivisti.

DarkRareMirko  @  06/08/2013 08:54:33
   7 / 10
L'ultimo episodio di Bellocchio è bello da togliere il fiato, davvero, visto com'è magnetico nella sua simpatia e nei suoi giovani che, in modo così entusiasta, recitano frasi fatte e retoriche assortite (alcune delle quali comunque condivisibili).

Segue un Pasolini di livello discreto, un Lizzani e un Godard un pò dimostrativi ed un Bertolucci molto formale (cult la presenza della Vukotic); tali episodi sono comunque un pò incomprensibili, e quindi il corto di Bellocchio lievita anche per la sua linarietà.

Mi aspettavo qualcosa di più, ma, davvero, Bellocchio vale tutto.

Invia una mail all'autore del commento Elly=)  @  26/03/2012 00:20:48
   6½ / 10
DISCUTIAMO DISCUTIAMO nel panorama bellocchiano è un episodio a sé, non solo nel vero senso della parola. Questa è una pellicola che riesce a mantenere si i tratti somatici dello stile bellocchiano ma i temi cari al regista vengono conditi con atteggiamenti derisori nei confronti della scuola soprattutto.
Bellocchio gira questo episodio per il film AMORE E RABBIA dove in quest'ultimo prendono parte anche altri grandi registi impegnati come Pasolini, Godard, Bertolucci, Lizzani. Il regista doveva girare un pezzo del vangelo, ma inserisce lo scontro tra studenti in un aula universitaria, figura allegorica che prende il significato di una sinagoga, facendoli discutere, durante l'occupazione, sulla loro situazione all'interno dell'ambiente universitario e sul futuro che li aspetta, con l'intervento di un finto professore e di un finto preside: si capisce benissimo che i due giovani attori indossano solo una barba lunga, che stanno imitando il corpo docenti e la presidenza, sminuendoli nella realtà tramite la presa in giro, mostrandoli ironicamente così come realmente sono, e infatti cos'è la recita se non una rivelazione delle sembianze nascoste delle cose! Metafora dell'allusione che si intravede nella poesia iniziale dove c'è anche l'altro significato: la funzione della poesia dovrebbe aiutare a capire la differenza tra realtà e appetenza.

Gli studenti non sono attori professionisti e lo si vede benissimo dalla loro recitazione, da come pronunciano le battute, uno addirittura viene inquadrato mentre sta leggendo la battuta che deve dire perché non se la ricordava!

Il tutto venne girato nel 1969 e l'aria dei sessantottini si fa sentire, vediamo questi giovani appartenenti al movimento studentesco dell'Università di Roma in preda alla ribellione giovanile contro il sistema scolastico in primis ma anche contro i vari partiti. E' un film che si rifà sicuramente a LA CINA E' VICINA per quanto riguarda i presupposti. Si arriva a tal punto che o si sta perfettamente attenti alle parole che vengono dette o ci si perde tra idee e discorsi, frase fatte e provocanti che richiamano i diversi partiti (comunista, fascista), le diverse società (socialista, capitalista) e classi sociali (proletariato, borghesia). Appese alle pareti ci sono manifesti di Ho Chi Mi e Que Quevara, vengono dette frasi come "Nel costo dei libri c'è il prezzo del napalm" (anticulturale), "Il dovere di ogni rivoluzionario è la rivoluzione" (ironico) e ancora "L'UNIVERSITA' ORA COME ORA NON INSEGNA A VIVERE, AD ESSERE PERSONE, INSEGNA SOLO A RIPETERE" (occupatoria e veritiera), tutto questo suona a dir poco contrastante, si viene portati ad uno straniamento continuo, dove possiamo scorgere anche un leggero parallelismo con Brecht, non solo per il discorso del didattismo ma anche per l'uso del voice over e dei rari movimenti della mdp.

Per chi non conoscesse il regista è giusto che sappia che questo episodio tratta sicuramente alcuni tra i temi cari a Bellocchio: la politica, la scuola, i partiti, l'educazione, la sottomissione, la follia, le classi sociali, ma di certo non è mai stato così divertente vedere un suo film, qui l'Old Director gioca, gioca con i ragazzi, gioca con la denuncia, gioca a fare il regista, si lascia finalmente andare da questi suoi schemi così claustrofobici e rigidi che adotta nei suoi film, anche la stessa fotografia è molto più luminosa del solito.

Nella scena finale i poliziotti (sempre degli studenti con indosso solo l'uniforma della polizia) con dei finti manganelli picchiano i ragazzi e al chiudersi del mediometraggio lo schermo diventa tutto rosso e si sente solo il suono dei manganelli che battono ora a ritmo, un ritmo che batte a suon di marcia militare.

Gli altri episodi come dicevo prima sono stati girati da Bertolucci, Lizzani, Pasolini e Godard realizzando rispettivamente L'AGONIA, L'INDIFFERENZA, LA SEQUENZA DEL FIORE DI CARTA e L'AMORE.

L'AGONIA: un episodio d'essai che riesce a trasmettere immediatamente il sentimento del titolo, in un contesto surreale una manciata di matti si alzano ad uno ad uno dal cerchio dell'"ommmmmm" per andare a formare una figura umana, poco dopo la gente si ammazza a vicenda solo con l'atto del toccarsi. E' un episodio molto ermeneutico ma osservandolo con più attenzione si può intuire la parabola del fico sterile, sterile come il vecchio che tramite il sogno onirico capisce di aver trascorso tutta la sua vita in modo sterile, passivo.

L'INDIFFERENZA: con un montaggio alternato vediamo tre storie che avvengono in età contemporanea, dove una ragazza sta per venir violentata, tutti assistono alla scena ma nessuno fa niente, in un altro luogo qualcuno ha appena fatto un incidente e ha la moglie ferita, ma nessun'auto si ferma a prestar soccorso, solo successivamente il cattivo di turno avrà buon animo, infine vediamo barboni lungo tutte le strade, ma la gente indifferente continua a camminare per la sua strada. L'indifferenza tema fulcro e messaggio, arriva diretto, senza tante metafore come invece succede negli altri episodi.

Ne LA SEQUENZA DEI FIORI DI CARTA un ragazzo è immerso nella confusione urbana e saltella come una ninfa in un campo eliso mentre immagini in b/n riguardanti la seconda guerra mondiale vengono sovrapposte alla scena del ragazzo. I fiori di carta non sono altro che gli horigami, tipici del Giappone e come i fiori anche il nostro protagonista è un fiore, lo stesso che si porta addietro, spensierato e fragile non si accorge nemmeno della voce di dio e come se non bastasse in sottofondo Pasolini mette una canzone pop FRUSCIO DI FOGLIE VERDI che in qualche modo contribuiscono a dare spensieratezza e felicità alla scena in netta contrapposizione con il male che circonda il giovane.

L'AMORE: PP della natura e di alcune parti del corpo umano mentre in sottofondo scorre una canzone francese. Come l'uomo e la donna, pure lo spettatore assiste alla storia di Castelnuovo che è l'essenza della rivoluzione e della Guheo che invece è l'essenza della democrazia. Con dialoghi alterni in lingua francese e italiana, ricordando lontanamente per quanto concerne nella seconda parte LE MEPRIS, Godard ci fa vedere come i due pur amandosi non possano stare insieme ("Arrivederci") così come la rivoluzione e la democrazia non riescono a convivere in una stessa società.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR elio91  @  02/04/2011 17:11:47
   5½ / 10
I film a episodi tanto in voga in quegli anni spesso si sono rivelati deludenti a parte qualche eccezione dovuta alla bravura particolare di un autore. Qui non cambia molto,in verità,e le firme prestigiose alla regia che vanno da Bertolucci,Godard e Pasolini non salvano il risultato finale evitabile,perché a parte due parentesi mi sono annoiato in maniera clamorosa. Se invece si parla degli episodi singolarmente allora ecco i voti:


1-L'indifferenza (Lizzani): 5,5
Appunto,mostra l'indifferenza di una società in cui alla fine l'unico buon samaritano a prestare soccorso è quello che viene ricercato dalla polizia. Fatto bene ma per dire ciò che deve dire dura pure troppo,ed è probabilmente uno dei più corti.

2-Agonia (Bertolucci): 6
Sperimentale ma anche incomprensibile per molti di noi comuni mortali: il tono è inquietante per tutta la durata ma alla fine viene da chiedersi cosa abbia voluto dire Bertolucci. Un'agonia vista come un rituale hippy? Bah,lascia perplesso e anche questo è tirato per le lunghe in maniera irritante.

3-La sequenza del fiore di carta (Pasolini): 7
Non la cosa migliore dell'intelletuale e regista romano ma Davoli e la sua passeggiata per i vicoli della storia (belle le sovrapposizioni delle immagini) mentre dialoga con Dio riescono almeno a coinvolgere quanto basta e a far riflettere senza troppi viaggi mentali. Inoltre è affascinante e ben raccontata l'idea della colpa dell'innocenza,pessimista nel finale.

4-L'amore (Godard): 5
Cosa avrà voluto dire Godard? Non ne ho la più pallida idea e neanche mi piace il modo in cui l'ha raccontato,quell'intelletualismo d'autore che odio più di tutto.

5-Discutiamo,discutiamo (Bellocchio): 7
Ecco,anche con Bellocchio si va dalle parti di un discorso politico ma anche polemico ma il brio e l'inventiva con cui mette in scena il tutto riescono a divertire fino alle manganellate finali. Anche quelle fanno ridere perché tanto è tutto un gioco,non fosse per il fatto che il modo in cui viene rispecchiata la realtà dall'atteggiamento degli studenti sessantottini è satirica e ben fatta,quindi in verità c'è ben poco da ridere.

paride_86  @  30/11/2008 16:06:37
   5½ / 10
5 importanti autori per un film a episodi che alla lunga risulta molto noioso e a volte anche fastidioso. L'episodio peggiore è quello di Godard, il migliore forse quello di Bellocchio.

Gruppo COLLABORATORI Terry Malloy  @  12/08/2008 12:21:04
   6½ / 10
Mah...
Il film si apre con l'episodio di Lizzani...Il buon samaritano. Tutto senza implicazioni intellettualoidi che francamente fanno svolazzare le palle altamente.
poi in sequenza Bertolucci con un episodio noioso fino all'inverosimile e incomprensibile, Pasolini che riprende in parte il precedente con l'aggravante di essere ancora più astruso e complicato e Godard che si lancia in una metacinematografica operetta sul figliuol prodigo senza cavarci fuori nulla di interessante.
ma poi arriva la svolta...
Bellocchio salva tutto con uno degli episodi più belli che abbia mai visto. "Discutiamo discutiamo" mischia sapientemente ironia, passione politica, analisi accurata e sfondo sociale con un tocco frizzante e divertente che salva in extremis le deludenti prove precedenti.

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