beau ha paura regia di Ari Aster Canada, Francia, USA 2023
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beau ha paura (2023)

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locandina del film BEAU HA PAURA

Titolo Originale: BEAU IS AFRAID

RegiaAri Aster

InterpretiJoaquin Phoenix, Nathan Lane, Amy Ryan, Armen Nahapetian, Parker Posey, Patti LuPone, Kylie Rogers, Stephen Henderson, Michael Gandolfini, Zoe Lister Jones

Durata: h 3.00
NazionalitàCanada, Francia, USA 2023
Generedrammatico
Al cinema nell'Aprile 2023

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Trama del film Beau ha paura

Un uomo paranoico si imbarca in un'odissea surreale e da incubo per tornare a casa per visitare sua madre

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Voto Visitatori:   7,06 / 10 (9 voti)7,06Grafico
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Voti e commenti su Beau ha paura, 9 opinioni inserite

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Gedeone75  @  24/09/2023 11:16:52
   4 / 10
dopo l'ottimo Midsommar, a parte la recitazione di Phoenix ho la sensazione di aver buttato 3 ore,

topsecret  @  23/09/2023 13:45:40
   6 / 10
Penso che un'ora e mezza in meno avrebbe giovato al film e, soprattutto, a me che mi sono sorbito questa irrefrenabile discesa all'inferno di un uomo paranoico, psicologicamente castrato dalla figura della madre.
Mi sento di premiare esclusivamente la bravura del cast, Phoenix soprattutto, e l'aspetto visivo della storia poichè, in termini di sensazioni e coinvolgimento, non mi ha lasciarto un beneamato piffero.

andrea9002  @  16/08/2023 23:34:23
   9 / 10
Capolavoro assolutamente imperdibile per le prime due ore poi qualcosa comincia a vacillare, non è chiaro se sia la mente del protagonista ma sembra un trip di LSD che continua a salire in un delirio sempre più discostato dalla realtà, credo che per apprezzarne veramente il contenuto siano obbligatorie almeno un paio di visioni, di certo non in film per tutti ma che sicuramente lascia il segno. Attori eccellenti, regia magistrale. Da vedere almeno una volta per la sua originalità e ricercatezza, per gli appassionati di cinema d'autore una gioia ogni tanto ci vuole...

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  16/08/2023 20:35:56
   8 / 10
Il viaggio dentro la mente di un uomo ipocondriaco, prigioniero di paranoie e paure. Il suo sguardo è distorto e la sua realtà, che diventa anche la nostra, è una rappresentazione estremizzata. Il viaggio per il commiato alla madre morta è un viaggio verso le origini di queste paure, cioè una madre castrante che non ha mai reciso il cordone ombelicale nei confronti di suo figlio, ma lo strangola tenendolo stretto al suo mortale abbraccio. Instilla paura verso gli altri, verso le donne, verso il sesso. Phoenix interpreta un personaggio che non conosce catarsi, ne rimane costantemente prigioniero. Anche in Joker, dove è presente un rapporto problematico con la madre, ci troviamo di fronte ad un personaggio simile, ma Joker riusciva ad esternare quella violenza che in Beau rimane sempre all'interno di se stesso. Beau ha paura è uno di quei film che ad una prima visione ti lascia la sensazione di non aver compreso in fondo quello che si è appena visto. Ma il viaggio è affascinante e senza dubbio Aster cerca di variare il suo cinema.

goophex  @  03/07/2023 17:37:26
   3½ / 10
È la prima pellicola che ho visto del regista e dopo aver letto così tante recensioni positive mi aspettavo quasi un capolavoro. Un film che stuzzica i primi 10 minuti per il modo nuovo e surreale di raccontare la visione del mondo del nostro "eroe, peccato che la sorpresa diventi col passare dei minuti stucchevole, ripetitiva e ridondante sfociando in una noia mortale il tutto condito da scene forzatamene sopra le righe e grottesche.Mezzo voto in più perché l'ho visto in lingua originale ed oggettivamente gli interpreti sono bravi ma il film è davvero da bocciare, non sono neanche riuscito a finirlo.

7219415  @  29/06/2023 10:35:53
   6 / 10
Mi è piaciuta la prima e l'ultima parte. La parte centrale mi ha a tratti annoiato e l'ho trovata abbastanza soporifera

EddieVedder70  @  07/05/2023 23:34:38
   9 / 10
Raramente avere idea di cosa si andrà a vedere, può essere molto utile. Approcciarsi al nuovo di Ari Aster senza una "base", però, può essere respingente. Diversamente, con un po' di consapevolezza, pazienza e disponibilità, può essere una gran bella esperienza. Ma partiamo da una premessa che mi sembra doverosa. Dopo un film "sorprendente", alla seconda opera, gli Autori, se solidi, si confermano. La prova del "9" è quindi la terza. Dove quasi tutti tendono, anche grazie al budget, a spingersi oltre, ad esagerare, a compiacersi. Così anche Ari Aster, pur non abbandonando le sue storie su comunità chiuse/sette (anche qui ci sono circoli ristretti di persone), genera un'opera che è una seduta di psicanalisi, dove qualcuno ci vede l'arte di Fellini, altri di Bunuel, qualcuno di Lynch o Polanski e a seguire una serie di altri importanti e "particolari" Autori. Con questa premessa e consapevole dell'essenziale sceneggiatura attorno alla quale si sviluppano 3 ore di film, mi aspettavo qualcosa di non comprensibile alla "INLDAN EMPIRE"; e invece? invece, la visione non mi è risultata ne fastidiosa, ne respingente, ne irritante; paradossalmente nemmeno così lunga.
Ari Aster è eccellente nella messa in scena, il comparto tecnico è notevole, a volte autocitazionista (come con la ripresa capovolta, qui impreziosita da un gioco di riflessi, che poi riprenderà in più occasioni), capace di adattarsi alla narrazione, cambiando costantemente fotografia/colori/filtri, stile e montaggio.
Vi sono delle sequenze (soprattutto nel primo atto), capaci di mettere addosso vera ansia, altre imbarazzo, ma mai ho provato disturbo, mi sfuggono le reazioni raccontate sui social.
Nel centro, il solito prezioso J.Phoenix, a suo agio in questi ruoli di disagiato, complessato e vittima (già sviluppati ampiamente nella sua lunga filmografia)
E il film? ecco ... "qualcuno si è fatto un film"? sarà stato Aster stesso o più probabilmente BEAU il protagonista: un inadeguato, spaventato, probabilmente affetto da Asperger, figlio di "castrante" mamma, o... ,forse il film l'ha fatto la MAMMA?
uscito dalla sala (eravamo in 7) mi ronzava un pensiero e cercando di ricomporre quanto avevo visto, ho avuto una suggestione.
Di seguito la "mia" spiegazione al film, da leggere solo se lo avete già visto

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Gruppo COLLABORATORI JUNIOR carsit  @  06/05/2023 22:11:25
   8½ / 10
Stante l'utente sottostante che mi ha preceduto, decido di imbrigliare un po' il voto.
La verità è che "Beau ha paura" è il vero concetto non solo di autorialità, ma proprio di arte: nessun compromesso né volontà di compiacere lo spettatore, vittima che subisce e registra passivamente quanto mostra lo schermo.
Ari Aster orchestra una vera e propria discesa negli inferi; una traversata che non ha i crismi della redenzione, quanto i tratti di un'espiazione grottesca e allucinata.
Pur con una netta suddivisione in 4 atti, il film sterza e deraglia senza soluzione di continuità; si concede finanche un gioco a scatole cinesi che corrompe la prospettiva in soggettiva, sino a contaminare di incertezze il teatro di battaglia: quanto le responsabilità dei genitori ricadono sui figli, e fino a che punto il figlio cuce, su misura delle proprie paura, lo spauracchio del proprio creatore?

L'esperienza - al netto di un approccio ermetico e la durata di gargantuesca misura - resta un unicum nel mio personale bagaglio cinematografico.

Ari Aster, Hereditary e il meraviglioso Midsommar, si conferma una delle voci autoriali più interessanti del nostro panorama moderno (lo pareggiano Garland, Peele ed Eggers).

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Gruppo COLLABORATORI Harpo  @  01/05/2023 17:30:03
   9½ / 10
Ho l'ingrato compito di aprire le danze su "Beau ha paura", già sicuro che i commenti saranno polarizzatissimi sui due estremi, perché il film di Aster è oggettivamente divisivo come pochi.
Visto ieri al cinema e, a caldo, mi verrebbe anche da dargli un 10 pieno, perché qua si viaggia su livelli altissimi. La visione più o meno casuale di Midsommar mi aveva sinceramente impressionato; non ho perso tempo e guardando Hereditary ho capito che quello per Aster era amore e che il suo è un talento purissimo. Ma con Beau ha paura siamo decisamente oltre, un territorio per me ancora inesplorato. Sinceramente non so se siamo di fronte ad una nuova stagione del cinema d'autore americano, ma dopo i lavori di Eggers, dei Daniels e di Aster, ma la sensazione un po' c'è e l'A24 questa cosa l'ha ben capita.
Permettetemi un triplo carpiato: questo film ha tantissimo in comune con Everything Everywhere all at once, non fosse altro che entrambi hanno dentro tutto, ma proprio tutto, anche se ovviamente parliamo di prodotti diversissimi tra di loro. Da Omero a Kafka, da Freud ai Cohen, passando perfino per Roman Polanski (qualcuno mi dica se i riferimenti che vedo a Chinatown sono solo nella mia testa), Todd Philips e ovviamente la New Hollywood, io sono uscito dalla sala letteralmente ubriaco, smarrito ed esaltato al tempo stesso.
Aster ti butta nel frullatore e perlappunto vieni fuori spappolato, poi sta a te scegliere se come cosa ti piaccia o meno. Io l'ho adorata, ma non è per tutti.

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Ultima risposta 02/05/2023 00.26.40
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