crepuscolo di tokyo regia di Yasujiro Ozu Giappone 1957
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crepuscolo di tokyo (1957)

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locandina del film CREPUSCOLO DI TOKYO

Titolo Originale: TOKYO BOSHOKU

RegiaYasujiro Ozu

InterpretiChishu Ryu, Setsuko Hara, Ineko Arima, Isuzu Yamada, Teiji Takahashi

Durata: h 2.21
NazionalitàGiappone 1957
Generedrammatico
Al cinema nel Gennaio 1957

•  Altri film di Yasujiro Ozu

Trama del film Crepuscolo di tokyo

Lasciato quasi vent'anni prima dalla moglie, Shukichi ha due figlie, Takako e Akiko: la prima è sposata, ma i suoi difficili rapporti col marito la inducono a tornare spesso dal padre; la seconda, più giovane, ha una relazione e rimane incinta. Un giorno però la madre si rifà viva...

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Voto Visitatori:   8,10 / 10 (5 voti)8,10Grafico
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Voti e commenti su Crepuscolo di tokyo, 5 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

stratoZ  @  20/03/2026 15:34:47
   9 / 10
ATTENZIONE POSSIBILI SPOILER

Per quanto mi riguarda è uno dei capolavori di Ozu, un dramma straordinario, pessimista, cupo, amaro, malinconico, che mette in mostra il disfacimento di una famiglia, concentrandosi su tre figure padre, figlia maggiore e figlia minore, che a loro modo subiscono le conseguenze dei traumi pregressi, la sceneggiatura tratteggia i personaggi in maniera incredibilmente efficace, il padre arrivato ad un punto stagnante della propria vita dopo l'abbandono della moglie, andata via di casa con un amante quando le figlie erano piccole, la figlia maggiore che si è sposata ma è recentemente tornata a casa del padre per via del brutto rapporto col marito, ubriaco e violento e la minore che ha subito il trauma dell'abbandono della madre senza avere più un punto di riferimento e recentemente si è scoperta essere incinta di un ragazzo, vedendo crollare addosso a lei tutti i pregiudizi di una società in cui ancora vige la convenzione del matrimonio concordato e in cui essere incinta al di fuori del matrimonio è considerata una vergogna. Tutti e tre sono in un punto diverso della vita coniugale, tutti e tre sembrano provare un forte malessere dato dalla condizione della stessa.

Il film si sviluppa con una messa in scena clamorosa, tra le più suggestive del regista che implementa una componente visiva molto cupa al suo stile formale e simmetrico, non mancano bellissime sequenze in esterno con una Tokyo notturna suggestiva e affascinante, tra silhouette che si muovono tra le pittoresche vie della città e locali notturni fumosi nei quali i personaggi sembrano perdersi, o ancora, la bellissima scena al porto, in cui vi è il dialogo nel quale scopriamo della gravidanza della figlia minore, con i personaggi ripresi di spalle, momento splendido sia visivamente che particolarmente toccante a livello emozionale, questo stile cupo e desolato si riflette sulle tematiche e sulla psicologia dei personaggi, spesso sospesi tra il dolore del passato che non riesce ad essere dimenticato e l'incertezza di un futuro grigio, l'evento cardine, il ritorno della madre in città, sarà la scintilla che porterà verso un dramma incommensurabile, un passato doloroso che sembra riaprire ferite apparentemente guarite, instillando anche un certo sospetto sugli eventi.

Il finale, come spesso accade con Ozu è di un'emotività incredibile, la celeberrima scena alla stazione nella quale la madre attende invano la figlia per un saluto finale è di un'amarezza desolante, con la straordinaria qualità di far provare empatia nei confronti di un personaggio fino a quel momento demonizzato, mostrando che per quanto possa aver commesso degli errori, conservi una componente umana toccante, così come il finalissimo, che riserva una scelta di compromesso amara per entrambe le parti, nel quale lo spettatore viene assalito da un senso di solitudine che si fa sempre più forte nel mentre il padre si prepara per andare a lavoro e continua la sua routine, Ozu è un maestro nel gestire i significati intrinsechi della quotidianità, e qui, siamo agli apici della sua espressività.

Film immenso.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento emans  @  21/04/2024 18:40:00
   7½ / 10
Il pessimismo di Ozu arriva a vette altissime in questo film che possiamo considerarlo come uno dei piu' cupi diretti dal maestro Giapponese.

Dopo un inizio molto lento e difficile da seguire per chi non conosce il Giappone, ci vengono presentati i protagonisti. Prima il Padre che è quello che subisce tutti gli eventi della storia, come fiore dentro ad'una tempesta, lasciato dalla moglie si prende cure delle due figlie.

La figlia maggiore non ha un matrimonio felice e decide di lasciare il marito violento, la figlia minore rimane incinta di uno sconosciuto praticamente, e deve decidere se tenere o meno il bambino.

Non ci saranno vincitori...

Mi ha colpito la freddezza emotiva della Madre fuggita di casa alla notizia della morte di uno dei figli. Lei ha proprio messo una pietra sopra al suo passato, difficile per noi sentimentalisti occidentali capire certi gesti. Per questo non ho apprezzato questo personaggio probabilmente.

Non mancano ovviamente grandi momenti di cinema, la giovane ragazza che prima di pensare a gesti estremi guarda con tenerezza il nipotino giocare.
O la figlia grande che alla fine decide di tornare dal marito capendo che forse è meglio riunire in qualche modo la famiglia considerando quello che è successo alla sua.

Forse è vero, troppo lungo, ma Ozu lascia sempre il segno.

Ciaby  @  10/06/2013 16:30:00
   9 / 10
In assoluto l'Ozu più cupo, anche peggio di "Gallina Nel Vento" (che comunque era segnato da qualche momento più leggero) o dallo scarnissimo e desolante "Figlio Unico". Personaggi fragili e senza speranza che si immergono in un eterno crepuscolo. Da vedere.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Ciumi  @  21/08/2009 14:06:44
   8 / 10
Distanze, l’hanno dispersa, laddove anche nel suo ventre di giovane madre la speranza s’è spenta per sempre.

Distanze dal mondo in cui è vissuta, dai sentimenti, dalla sua vera mamma soprattutto, che né ora né prima ha mai conosciuto, dal piccolo cuore che porta in grembo, da questa buia prigione moderna, Tokyo, labirinto di locali chiusi, d’alcol, di perdizione, di pareti spoglie, di livide mancanze, ove l’unica porta conduce alla morte.

Per chi come lei ha veduto solo l’abbandono dell’anima, nell’ombra di un crepuscolo che pare non aver dissoluzione, non vi ha la tenacia d’attendere il risorgere di un nuovo sole e nell’oscurarsi di questo cupo tramonto - l’attimo ultimo dell’addio eterno - vi è lo sconforto di non avere mai vissuto.

Invia una mail all'autore del commento wega  @  17/07/2009 12:38:18
   7 / 10
Premetto che il 7 è politico, sarebbe 6, ma criticare (perché "non male potrebbe essere migliore" è di fatto una critica) un Cinema come quello di Ozu che, ancora più degli altri, non è di mia competenza, lo trovo quanto meno ridicolo. "Crepuscolo di Tokyo" è un melò raffreddato, privo di qualsiasi sinfonica narrazione drammaturgica che, associata alla staticità della macchina da presa, rende le 2 ore e mezza di film non facili per tutti. Il film va' visto come una parabola ciclica sul Cinema, fatta - come ne è un altro esempio Kurosawa, escludendo la ciclicità ma facendo riferimento al vecchio e al nuovo Cinema - da un anziano del settore che guarda le nuove generazioni; anche di cineasti. Parabola ciclica perché questo film è un dramma girato esclusivamente in notturna, precedente a "Buon Giorno", film scanzonato esclusivamente girato di giorno; il risveglio dopo il cupo tramonto quindi, o, volendo, dal punto di vista di questo film, il tramonto prima del risveglio. E tutto in una storia di un vecchio (verosimilmente Ozu, e altrettanto verosimilmente padre di Cinema) che guarda partecipe, ma un po' distaccato la vicenda melodrammatica delle due proprie figlie, di ancora giovane età. Bellissima la fotografia in B/N di una quotidianità nipponica. Sotto con "Viaggio a Tokyo".

2 risposte al commento
Ultima risposta 21/08/2009 19.18.54
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