il cliente (2016) regia di Asghar Farhadi Iran, Francia 2016
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il cliente (2016)

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locandina del film IL CLIENTE (2016)

Titolo Originale: FORUSHANDE

RegiaAsghar Farhadi

InterpretiShahab Hosseini, Taraneh Alidoosti

Durata: h 2.05
NazionalitàIran, Francia 2016
Generedrammatico
Al cinema nel Gennaio 2017

•  Altri film di Asghar Farhadi

Trama del film Il cliente (2016)

Costretti ad abbandonare il loro appartamento al centro di Teheran a causa di urgenti lavori di ristrutturazione, Emad e Rana traslocano in una nuova abitazione. Un incidente con l'ex inquilina sconvolgerÓ la vita della giovane coppia.

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Voto Visitatori:   8,38 / 10 (4 voti)8,38Grafico
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Voti e commenti su Il cliente (2016), 4 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

matt_995  @  oggi alle 07:31:55
   9 / 10
Il più bel film visto a cinema di recente.
Il più bel film, a mio modesto parere, di Farhadi. Superiore perfino agli ottimi About Elly e Una separazione.
Ancora una volta un Iran mostruoso ma che potrebbe essere tranquillamente l'Italia, la Francia o L'America.
Ancora una volta una congiura degli innocenti in cui la colpa è di tutti e di nessuno allo stesso tempo e ciò che è certo è soltanto la grandissima umanità e profondità con cui vengono ritratti i personaggi.
Ancora una volta un dramma così teso da sembrare un thriller. Era da tanto tempo che non sentivo in sala (stranamente pienissima) la gente esclamare, praticamente ad ogni scena, un "Ooooooh", "Nooooo", "Uhhhh", "Fermoooo" e così via!
Credo con convinzione che Farhadi sia tra i più grandi cineasti contemporanei se non il più grande. Non ho visto il rivale tedesco, ma spero che l'iran vinca quest'anno il suo secondo Oscar.

suzuki71  @  10/01/2017 21:44:02
   8½ / 10
Aggiunge tasselli via via che le certezze si sgretolano, finchè per guardarsi negli occhi bisognerà diventare maschere e coprirsi di trucco.
La verità che sfugge e riappare in forme diverse, può svelare chi non si conosceva da sempre.
E il ruolo del teatro e dell'Arte in generale, da contraltare alla vita, cartina-tornasole esistenziale.
Elegante, essenziale, molto bello.

Crimson  @  09/01/2017 13:03:56
   8½ / 10
Spoiler presenti.

Lui si trasforma alla stregua del Jan Rosenberg di Skammen di Bergman, il cui poster appare simbolicamente nella vecchia casa tra ciò che resta nella stanza dello "schiaffo" fisico (lo avvertiamo sulla pelle) e morale. Non attingendo dal dilemma esistenziale del duplice ruolo di sdoppiatore di identità inegnante/attore, Emad da uomo ne fuoriesce smarrito e arido, reagendo all'intimità violata violando intimità.
Il non detto è da sempre uno dei punti chiave del Cinema del regista e anche in questo settimo lungometraggio fa la sua parte: la chiave interpretativa di Emad e il comportamento che ne consegue derivano da un "temo che..." piuttosto che da un'analisi scrupolosa e meditata. La vendetta è un mostro che lo divora insaziabilmente dall'interno, senza alcun freno, né riflessione partecipe con la propria partner. Giunge sempre a conclusioni e pone poche domande; quando lo fa è esasperato, si fida ciecamente dell'interpretazione dei fatti dei vicini e delle sue suggestioni, delle sue paure (stupro) piuttosto che elaborare una via di uscita lucida e armonica. Un'escalation brutale che ci fa provare quel superamento di un limite di umanità, persino paradigmatica esemplarità di ruolo sociale (la violenza sul suo studente), oltre che individuale.

Registi della vita. Ho sempre sperato in un segno, di presenza, e Asghar Farhadi appartiene puntualmente a quella categoria senza che io ce l'abbia spinto. E' come un incontro del destino, fin da quel giorno del 22/6/2010 nel piccolo cinema Centrale di Via Torino, dove proiettavano contemporaneamente due film iraniani, e assieme a Taraneh, dalla quale sono separato da appena due mesi di vita, mi sento di aver vissuto un tratto di strada assieme.
Gli occhi di Roohi in Fireworks Wednesday, smarriti, stavolta sanno a cosa tendere. Torna in scena e coerentemente alla sua parte, agisce, finalmente, dopo l'interruzione doverosa, la crisi.
Tutto ricomincia, Roohi/Rana, ora che è cresciuta, ora che ha la chiave per accedere ad una delle più potenti risorse che alimentano la nostra vita e ci recano la vera pace dei sensi, ed è l'umanità. Umanità per questo vecchio colpevole ma straziante, per questa famiglia degna, per il suo riflesso che immagina, Rana, a quell'età, dopo 35 anni di matrimonio.
La clemenza. Riporre le armi della vendetta facile come via di ribellione.
La ribellione autentica è innanzitutto interiore.
E ancora una volta Taraneh/Roohi/Rana vaga da sola, in lacrime. Un gran senso di impotenza, lei vittima e poi spettatrice, spettatrice della sua vita e interprete femminile del dramma sulla scena, dove assiste malinconicamente allo spegnersi dell'uomo della sua vita. Le resta in gola l'urlo di clemenza.
Stavolta è cresciuta, da piccola Roohi, e i suoi occhi sono consapevoli della verità.

Rollo Tommasi  @  05/01/2017 20:18:41
   7½ / 10
Un dramma a tinte fosche, quasi noir, che rappresenta, con il climax emotivo di un tragedia greca, l'implacabile e "funesta ira" che consuma l'animo di un compunto insegnante iraniano di fronte alla violenza subita dalla moglie.
Vergogna, orgoglio ferito, giustizia sommaria, vendetta, avvisaglie di un processo irreversibile di abiezione, il coro dei ragazzini che chiede ingenuamente "come un uomo riesca a trasformarsi in mostro". La risposta a questa domanda, vanamente cercata dalla classe, è, in realtà, dentro ognuno di noi: ma la apprendiamo con sgomento solo quando ci si offre il "casus belli", la fatale "tentazione" del male, che ci sospinge verso un dedalo di scelte qualificanti.
Il film di Farhadi trafigge, scuote, commuove, in ogni caso muove, ma avrebbe meritato un doppiaggio ed una traduzione meno approssimativa e sgrammaticata, come troppo mi è capitato di rilevare nei riguardi dei film "etnici", soprattutto indiani/iraniani: davvero inaccettabile che uno dei personaggi abbia un vago accento napoleano, che non si riesca ad infilare un congiuntivo o una pallida "consecutio temporum"; quasi derisorio è lasciare la traduzione sbagliata di "maccheroni", quando si sta consumando un chiarissimo piatto di spaghetti!
Mi appello ai nostri produttori/distributori, affinchè non si ripetano traduzioni così scadenti e poco accurate, che sembrano quasi volere sottolineare l'arretratezza culturale di certi popoli!

2 risposte al commento
Ultima risposta 08/01/2017 14.18.49
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