il regista di matrimoni regia di Marco Bellocchio Italia, Francia 2006
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il regista di matrimoni (2006)

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locandina del film IL REGISTA DI MATRIMONI

Titolo Originale: IL REGISTA DI MATRIMONI

RegiaMarco Bellocchio

InterpretiSergio Castellitto, Donatella Finocchiaro, Sami Frey, Gianni Cavina, Maurizio Donadoni

Durata: h 1.47
NazionalitàItalia, Francia 2006
Generecommedia
Al cinema nell'Aprile 2006

•  Altri film di Marco Bellocchio

Trama del film Il regista di matrimoni

Un regista, Franco Elica, entra in crisi perché la figlia ha sposato un fervente cattolico e perché è costretto suo malgrado a girare l'ennesima versione dei "I Promessi Sposi". Alla crisi si aggiunge un evento inaspettato, così decide di fuggire in un paesino della Sicilia profonda, dove incontra un uomo che si guadagna da vivere girando filmini di matrimoni e un regista che si spaccia per morto per ottenere finalmente il riconoscimento mai avuto prima "in vita"...

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Voto Visitatori:   6,33 / 10 (40 voti)6,33Grafico
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Voti e commenti su Il regista di matrimoni, 40 opinioni inserite

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DarkRareMirko  @  03/06/2015 01:12:17
   7 / 10
Film bizzarro, ambiguo e difficile; lascia confusi e risulta poco chiaro sino al finale.

Sequenze indubbiamente riuscite ed inquietanti (l'arrivo della polizia, la caratterizzazione di certi personaggi, ecc.) si alternano a momenti strambi e fini a loro stessi.

Castellitto molto bravo in mezzo ad una schiera di personaggi antipatici e poco classificabili, quasi Felliniani.

Forse è eccessivo tirare in ballo Bunuel, come certi hanno fatto, ma certo è che ci troviamo in zona weird, molto più rispetto al solito Bellocchio (ed è anche vero dire che, forse, senza questo stile surreale la vicenda sarebbe risultata molto poco interessante).

Pare quasi una storia alla Garrone, fatte le dovute proporzioni; il risultato finale è discreto, tecnicamente buono ma lo spiegare troppo poco si ritorce contro al film stesso.

Apparizioni di Alba Rohrwacher.

guidox  @  20/11/2012 22:57:34
   4 / 10
ho trovato questo film troppo pretenzioso, con uno stile disarmante nella sua bruttezza, talvolta inspiegabilmente ricercata (vedi l'utilizzo del bianco e nero a mò di telecamera a circuito chiuso).
qualche spunto in un mare di inutilità, buona la fotografia, ma c'è veramente poco di più.
temi che sviluppati in altro modo potrebbero avere un gran fascino, sono rielaborati senza nessun tipo di cura e soprattutto caricati di una forza che non hanno, lasciando l'idea di un involucro dove dentro non c'è mai stato niente.
per me da evitare, tempo perso.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR jack_torrence  @  16/11/2009 17:26:53
   10 / 10
Riprendo il commento di un mio vecchio nick di cui non ricordo più la password: ste.s
Ne alzo il voto al massimo, a oltre 3 anni di distanza e qualche visione in più.

"Il regista di matrimoni" è bellissimo.
Più che di riferimenti a Bunuel parlerei di uno stile di Bellocchio punto e basta... Ciò che lo contraddistingue è il realismo con cui descrive personaggi e contesti volgari, deformandoli con uno sguardo visionario e con un forte espressionismo onirico in cui allo spettatore spesso non è dato capire subito se è sogno o realtà.
Il tono è complessivamente più leggero e sarcastico dell'Ora di Religione, il senso complessivo più sfuggente e allusivo, meno esplicito ma non meno aggressivo e graffiante.
L'unico neo che, a essere severi, gli si potrebbe trovare (ma non sarebbe un difetto del film, ma solamente considerando l'opera del regista nel suo insieme) sarebbe il personaggio di Castellitto, che sembra lo stesso identico alter ego del regista uscito dall'Ora di Religione. Magnifico, ma ripetitivo. (Kubrick avrebbe saputo evitare l'errore, per dire...)

Quella Sicilia, che sembra anacronistica, è una allegoria folle, esplosiva, e vale duemila caimani (come duemila caimani valgono le scene girate nello studio cinematografico).

Ciaby  @  13/01/2009 19:51:14
   8 / 10
BELLISSIMO... poche storie!

paride_86  @  04/10/2008 02:10:46
   7 / 10
Un regista in crisi artistica ed esistenziale decide di prendersi un attimo di pausa e si rifigia in Sicilia per meditare. Incontrerà una ragazza costretta a sposarsi e se ne innamorerà perdutamente, in una strenua ricerca della libertà da ogni tipo di catene.
"Il regista di matrimoni" è un film che conquista dal punto di vista stilistico e visivo, ma delude per quanto riguarda tutto il resto. I temi che affronta non sono approfonditi e rimangono pressoché incompiuti; la polemica coi David di Donatello è molto aspra ma...Bellocchio ci tiene così tanto al premio? E perché?
Belle le ambientazioni e ottima l'interpretazione di Castellitto.

tabularasa  @  05/07/2008 15:59:38
   3 / 10
il film italiano che ritorna forma d'arte cercando un qualchè di intellettuale.(usando la storia di renzo e lucia per incrociarla nella trama)
purtroppo il risultato è stato orribile e alquanto pesante arrivare alla fine del film.

sweetyy  @  04/11/2007 19:05:52
   2 / 10
Davvero pessimo.
Brutto,noioso e incomprensibile... Pensavo di ricredermi un pò grazie al finale e invece una delusione totale, beh peccato!

addicted  @  20/09/2007 19:11:24
   6½ / 10
I primi film di Bellocchio erano freschi, innovativi, graffianti e coraggiosi.
Era giovane e aggressivo.
Poi, secondo me, è entrato nel baratro della psicanalisi, dove si smarriscono tutte le buone intenzioni. Ha cominciato a fare i film a tema, basati sulle teorie di quel Fagioli che, secondo me, lo ha rovinato completamente.
Da qualche anno Bellocchio è tornato tra noi.
Mi è piaciuto tantissimo "Buongiorno notte", che a mio parere è una specie di resurrezione di un autore.
Ora ho visto questo "Regista di matrimoni". A caldo non sapevo cosa pensare.
Non capivo se era convincente o no. Mi sembrava evidente la qualità e la creatività, ma non riuscivo a capire perchè il risultato finale era un po' irritante.
Pensandoci bene sono giunto alla mia personale opinione: Bellocchio è guarito dalla "fagiolite", ma non si è ancora liberato di alcune scorie nefaste. E' buon cinema, ma è troppo ragionato, troppo finalizzato a esporre una "teoria", troppo riflessivo.
Se solo Bellocchio tornasse ad essere spontaneo...

3 risposte al commento
Ultima risposta 21/09/2007 18.55.04
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Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  18/08/2007 00:25:13
   7 / 10
Un buon film di Bellocchio, meno omogeneo e più discontinuo rispetto all'Ora di religione, con un Castellitto sempre ai suoi (alti) livelli e Gianni Cavina bravissimo nei suoi monologhi.

i28408  @  14/08/2007 01:10:51
   3½ / 10
Meglio dell'ora di religione, Cstellito bravo, ma film troppo pesante.
Meglio di niente

frangipani79  @  25/07/2007 00:26:13
   8 / 10
Il primo impatto con il film non è dei più semplici. E' quasi quella sensazione di essere capitato ad una festa col vestito sbagliato. Il riassunto sul volantino del cinema o sulla rivista rende pochissimo di ciò che Bellocchio offrirà: un film d'autore arduo e complesso, tra citazioni colte prese dal cinema e dalla letteratura, ma nello stesso tempo la Sicilia profonda, quella immortalata da Germi o Visconti, di cui è impossibile stancarsi.

La bravura di Castellitto unita alla bellezza dei luoghi vale già da solo il prezzo del biglietto o il tempo speso a vederlo, ma è il simbolismo da decifrare ìnsito nel film che lo rende accattivante e convincente anche se non lo si è apprezzato a sufficienza alla prima visione.

PetaloScarlatto  @  07/05/2007 20:49:16
   5½ / 10
Bravi gli attori, ma mi ha parecchio annoiato!! mediocre e decisamente un passo di gambero rosso all'indietro per un maestro del nostro cinema ( sottovalutato, almeno fino all'ora di religione ) che è Marco Bellocchio!!!

vori  @  23/04/2007 17:18:03
   2 / 10
Sono stato tutto il tempo ad aspettare qualcosa nel film, che non è accaduto.
Una confusionaria sequenza di scene senza molto senso, per dire una cosa vera alla fine, ma abusando di una pellicola di 1 ora e mezza, in italia se sei morto vali di più, si beh bravo e poi? tutto il resto del film completamente inutile, difficile da seguire.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR agentediviaggi  @  13/02/2007 17:41:42
   6½ / 10
Criptico film di Bellocchio che è una critica alle convenzioni e ai riti triti di questo Paese, dove tra l'altro come dice giustamente uno dei personaggi del film a comandare sono i morti, anche perchè l'invidia del vicino e la meschinità dell'italiano, colto o ignorante che sia, impedisce alle persone di qualità di avere qualche riconoscimento o semplicemente di andare avanti nella società. E' per questo che qualsiasi nazione europea oggi è avanti a noi.
Stiamo ridiventando il paese dei morti apostofrato da Lamartine. Evviva!

litfiba3  @  21/01/2007 21:28:00
   8 / 10
questo film è degno del miglior cinema. adorabile.
castellitto è il miglior attore drammatico in italia, molto amato anche all'estero, essenziale, profondo, un grande interprete.

la mia opinione  @  29/11/2006 12:25:18
   6 / 10
Il film è bello fatto molto bene scelte registiche interessanti insomma Bellocchio ritengo sia molto bravo a me piace ma in questo film non ho capito cosa volesse dire, colgo una certa complessità di pensiero e la trama si evolve in modo intenso poi alla fine pero non lascia niente o non l'ho capito io cmq sia è abbastanza incomprensibile in molti suoi aspetti.

norah  @  24/11/2006 23:47:37
   4½ / 10
Film noioso ed autoreferenziale di Bellocchio,carismaticamente interpretato dal sempre ottimo Castellitto.

4 risposte al commento
Ultima risposta 13/12/2006 11.03.11
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Invia una mail all'autore del commento bouree  @  17/11/2006 10:57:44
   6 / 10
sconclusionato

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento tylerdurden73  @  27/10/2006 15:40:32
   6 / 10
Bellocchio continua a non convincermi e di conseguenza a non piacermi.Il regista piacentino è bravissimo nella messa in scena,le sue immagini affascinano sospese tra realta’ e sogno,ma i pregi de “Il regista di matrimoni” si fermano qui.
E’ come guardare un quadro eccellente da un punto di vista puramente artistico,ma allo stesso tempo freddo ed incapace di trasmettere emozione alcuna.
La storia come al solito non mi ha “preso” ,interessante per la prima meta’ poi diventa la solita narcisistica esibizione di quest’autore, che si permette pure di lanciare frecciatine al mondo del cinema e dei critici ,quando lui dalla critica è sempre stato,a mio avviso,immeritevolmente coccolato.
Il finale “aperto” è posticcio,forzato…l’unico scopo è quello di confondere ulteriormente lo spettatore,peccato che Bellocchio non abbia la capacita’ di ammaliare lo spettatore come farebbe ad esempio Lynch.
La sufficienza deriva dalla bravura tecnica in fase di regia e dalle ottime interpretazioni degli attori.
Molto meglio de”L’ora di religione” e di”Buongiorno,notte” ma Bellocchio forse dovrebbe imparare a stendere delle sceneggiature piu’ convincenti. ed appassionanti...

Invia una mail all'autore del commento albatros70  @  24/10/2006 00:10:16
   5 / 10
a me non è piaciuto, l'ho trovato un film molto stiracchiato e con un Castellito non al meglio che risente del ruolo a lui non congeniale.....

piernelweb  @  16/10/2006 13:47:50
   6 / 10
Bellocchio sa nobilitare l'arte della regia, e questo suo nuovo lavoro, stilisticamente parlando è davvero ragguardevole. La Macchina da presa "incanta" e le sequenze di assoluto rilievo sono numerose; luci, ombre, colori, profondità di campo sono dosate con grande classe. La regia si fa sentire anche sulle interpretazioni (bene tutto il cast e in particolare l'affidabile Castellitto) mettendo in perfetta luce con disarmanti primi piani le incertezze e i conflitti dei protagonisti. Purtroppo in questo compiaciuto meccanismo narrativo d'autore la vicenda si disperde, frammentandosi nei dettagli, fra onirico e simbolismo, impoverendosi di forza comunicativa, alimentando sensazioni d'incompiutezza. Giustamente la critica "colta" invita a più visioni, ma la grandezza dell'opera va colta alla prima altrimenti il film potrà alla lunga essere aprezzato ma non sarà mai amato fino in fondo.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  24/07/2006 22:57:09
   7½ / 10
Il cinema ci porta sempre piu' spesso a un confronto diretto con la nostra spiritualità terrena. Ripensandoci, lo fa anche l'"eretico" Bellocchio.
Piu' scorre il tempo e piu' l'uomo è predisposto a rifiutare o venerare D.io.
Nel primo caso, commette l'errore di non riuscire a sublimarlo, in quanto la venerazione è intrinseca nel formalismo tradizionale della fede.
Nel secondo caso, egli si pone il dubbio sul perchè come miscredente sia tanto premuroso di evocare cio' che a suo modo di pensare "non esiste".
La verità scientifica è che nella sublimazione impossibile (la via terrena vs. il senso della vita e della trascendenza) c'è meno oligarchia e - forse- il piu' compiuto disegno Divino di sempre.
L'impressione è che Bellocchio compia questa ricerca senza completarla, e senza il minimo interesse di farlo.
E' un'ennesimo e straziante apologo di un'autore che non ha smesso di evocare attraverso il simbolo la fragilità umana, nell'era (speriamo tutti) del relativismo. In questo senso è giusto pensare a una nuova ecumenizzazione dopo i fasti dell'irritante/geniale "L'ora di religione".
Il Sacrario dei Ferrara dei De Oliveira, pure di Ozpetek, o il fondamentalismo di Gibson sono tutte derive di un cinema che è antitetico alle provocazioni "indotte" di Ciprì e Maresco.
L'analogia con la figura umana si presta a raccontare ancora una volta la carnalità femminile, con una figura di principessa triste (no non è Soraya) emblema dell'alta società siciliana, quasi anacronistica nel proprio immobilismo temporale.
E' una Sicilia fotografata splendidamente con echi a referenti letterari russi (Cechov) e l'inevitabile legame con "questo matrimonio s'à da fare" (ribaltato il concetto quasi una coercizione d'interesse) dei fasti Manzoniani.
C'è la rappresentazione quasi grottesca di un linguaggio popolare come se i fantasmi di Ferreri e Fellini spiassero dal buco della serratura, raccontando a modo loro la propria "visione" del set.
Il personaggio di Franco sembra evocare una "rottura": adultero suo malgrado, ha la necessità di "sporcare" la funzione del matrimonio con finali diversi (la nudità della sposa, il suo probabile suicidio in mare, la fuga con l'amante) come il famigerato modello del "Vittoriano" distrutto via Internet in "l'ora di religione".
In questo senso è arbitrario in Bellocchio il desiderio di distruggere forse consciamente il Rito, con il fine di preservarne la realtà (stiamo sempre parlando di un matrimonio, in particolare, che non è frutto d'amore).
Non appartiene forse tutto il cinema di Bellocchio al rito?
la famiglia borghese de "i pugni in tasca", i brigatisti "traditi" nel sogno-incubo di "Buongiorno, notte"?
Come del resto il "fantasma illustre2 di Cavina e una frase scomoda come "l'importante è che si arrivi al sì" il suo cinema sembra costruito, abilmente ma non senza compiacimenti, sul concetto di "rimozione individuale".

Bobber  @  01/06/2006 00:38:43
   7½ / 10
Scene che mostrano la bellezza della nostra terra e il mare sullo sfondo con i suoi rumori sono eccellenti.La storia sembra scorrere con difficoltà ma capito l'andamento diventa surrealistico e gradevole.Ci sono frasi che spiegano la cultura italiana, la morte rende bello tutto anche chi era disprezzato!! Italia!! Film paticolare DA VEDERE...anche se può non piacere a tutti.

giumig  @  22/05/2006 18:56:51
   8 / 10
Una rivisitazione dei promessi sposi: questo matrimonio non sa da fare. C'è l'Innominato, c'è una Lucia non innamorata, ci sono i Bravi e c'è l'amore, a volte solo sussurrato, che permane per utto il film: amore per il cinema prima di tutto, e amore per le, o la, donna.

Bellocchio non ha constuito una storia, intesa come un racconto che ha un inizio ed una fine. ma ha descritto delle emozioni e soprattutto un sogno, quello di fare cio che si vuole malgrado le difficoltaà. Il fine giustifica i mezzi.

Invia una mail all'autore del commento abacab  @  14/05/2006 14:00:13
   7½ / 10
Film discontinuo e frammentario il cui tracciato è simile ad un elettrocardiogramma.Ci sono scene stupende per livello recitativo e atmosfera.Come il provino iniziale alla possibile Lucia , l'ingresso alla stupenda villa con i cani minacciosi e l'ombra di Bona che controlla i movimenti dell'ospite.La scena in chiesa con Bona che racconta al regista Elica della sua infanzia e dei suoi sogni legati al Promessi Sposi e alla madre,catturandolo con la sua dolcezza e sensualità.L'incontro in riva al mare col regista "morto" nella magnifica rabbiosa disperazione di uno splendido Gianni Cavina.Ci sono appunto momenti molto intensi che rapiscono e catturano alternati ad altri che sembrano messi li come riempitivo come la strana tensione inespressa fra la bellissima moglie del regista-fotografo che ospita e accudisce Franco Elica e appunto, il "maestro".Altra scena discutibile quella della serenata.Insomma come al solito Bellocchio divide,ma non si può dire che la sua non sia arte e che il suo cinema non sia creativo ed emotivamente coinvolgente. Due parole su Donatella Finocchiaro che oltre ad essere bravissima ha una carica erotica da donna del sud che la "patatona" Cucinotta non sa nemmeno cosa sia.Sarà anche per quella sua bellissima bocca ornata di neo dalla quale non si riesce a staccare lo sguardo.Bocca da baci.

Mavors84  @  08/05/2006 16:25:50
   8½ / 10
sto qui a commentare questa pellicola di indubbia validità. qualcuno ha osato dare voti bassi, non capisco francamente il perchè. un film piacevole, iropnico al punto giusto e castellitto un bravo attore.

Gruppo STAFF, Moderatore Jellybelly  @  02/05/2006 21:34:09
   5½ / 10
L'indubbio mestiere di Bellocchio qui è messo all'esclusivo servizio del proprio piacere onanistico.
Non mi si venga a dire che il film è onirico, perchè Bellocchio, per quanto bravo, non è Lynch, e dove Mulholland Drive affascinava e conturbava, Il regista di matrimoni annoia. Ad onor del vero va detto che Bellocchio non può contare su attori degni di questo nome: salvo Castellitto, espressivo e convincente, e Cavina, bravo come al solito, tutti gli altri, dall'ultimo dei comprimari alla protagonista femminile, sono dei cani. E proprio sulla protagonista femminile spenderei qualche parola.

Donatella Finocchiaro.
A dispetto del nome di scena - Bona - e del ruolo che è chiamata ad interpretare, è un cesso. Ecco, non mi è chiaro fino a che punto è evidentemente cesso lei e fino a che punto invece la colpa sia della sua recitazione perennemente ansimante, monocorde, sia che faccia un "servizietto", sia che vada all'altare, sia che parli con l'aiuto regista, un altro fenomeno di espressività. Certo, poverina, anche Bellocchio ci mette sadicamente del suo: un regista con la fissa dei primi piani non può indugiare 5 minuti sul volto di un attore/un'attrice inespressivo/a, perchè non fa altro che metterne in luce l'inespressività. Ma lui niene, imperterrito coi primi piani sul neo peloso al lato della bocca della Finocchiaro. Contento lui.

Detto ciò, il voto sarebbe stato 4 se non fosse per la tecnica indubbia di cui è profusa la pellicola e per il personaggio di Cavina, l'unico a funzionare nella confusione generale, che fa riflettere sull'ipocrisia dell'italietta media.
"In Italia i morti comandano!"

suzuki71  @  01/05/2006 00:40:56
   8½ / 10
Surreale e onirico, diventa lucidissimo con l'unico personaggio irreale, ovvero il morto regista Smamma, che riversa nei suoi j'accuse molta verità della provincia Italia. Perfetti e incredibilmente diversi i commenti musicali, buonissima sceneggiatura a supportare una trama che, forse, risulta poco credibile e non sempre perfettamente svolta. Molto bravi tutti gli attori, ovviamente anche Castellitto che, a mio avviso, però, fa troppo il bravo e risulta sovrabbondante a realizzare una sorta di autocelebrazione in un film che invece merita da se'. Veramente molto bello, non facilissimo.

flo80  @  29/04/2006 16:21:52
   5 / 10
secondo me è un film un pò sopravalutato. La trama è lenta, confusa tenta di celare significati a volte difficilmente deducibili. Mi aspettavo molto di più. Salva tutto il solito bravissimo Castellitto.

joshua_tri  @  28/04/2006 16:26:42
   3 / 10
Film per cultori della corazzata Potyomkin! sconclusionato e come dicono giustamente molto settoriale e per i cultori dei formalismi o dei linguaggi cinematografici.. ma anche dalle false invenzioni... corse alla benny hill show o intermezzi alla moda delle jene... ma in fin dei conti vi chiedo.. perchè si va al cinema? credo per la storia e qui la storia non esiste... è impalpabile e soprattutto sconclusionata... mi rincresce ma non è uno spot di Cefalù della natura, del mare, della cultura o della villa delle maschere... ma la bellezza della Sicilia è il film!;-) se non ci fosse quella resterebbe ben poco di questo film! a ben risentirci "cittadini di filmscoop";-)

8 risposte al commento
Ultima risposta 15/07/2006 19.18.05
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Invia una mail all'autore del commento Andrea Lade  @  27/04/2006 01:15:30
   4½ / 10
Ho l'impressione che questo film sia stato un po' sopravvalutato dagli utenti di questo sito e per la prima volta sono andato al cinema seguendo le indicazioni e i suggerimenti di una comunità cinefila, in questo caso quella di Filmscoop.
Un film molto attoriale, un autocelebrazione stilistica dell'arte recitativa di Castellitto, un film dentro un film dove la società dell'immagine è rappresentata con immagini, soggettive e primissimi piani che sfruttano l'opinabile fascino del maschio latino voglioso di sesso.
La trama povera e una storiella a mio avviso poco interessante ambientate in uno scenario da promozione turistica delle spiagge di Cefalù, con tanto di convento, Duomo o Basilica che sia e vicoli caratteristici.
La colonna sonora da film thriller poi rende comico un progetto per me completamente da bocciare. Un mezzo punto in più solo per la scelta del bravo attore che interpreta il registello dei filmini.
Peccato, io sono un fanatico dei film italiani nonchè grande sostenitore dell'autarchia culturale, ma stavolta pollice verso!!

Invia una mail all'autore del commento logical  @  25/04/2006 01:19:22
   8 / 10
"In Italia sono i morti che comandano" e Bellocchio lo comanda Marco Ferreri e forse anche quel non morto di Almodovar. Il film ha la sensualità di un gesto non meccanico o dovuto, non ha la spocchia triste da 'impegno civile' dei suoi colleghi vivi e non ha i soliti presepi da allestire. L'identificazione con Castellitto è ormai irreversibile e il racconto si allarga e si restringe nella sua faccia, lo segue come un automa, si sposta con lui. È un film violentemente italiano e vedere doppiato Samuel Frey , il Principe, ne accentua la consapevolezza. Come sempre, è un film che vive di quello che non dice e che non spiega, comandano i morti, i margini, le interruzioni; Bellocchio sa liberare la volontà di vedere, immaginare e ricordare e non è un caso se da tutte le finestre entra un gigantesco mare.

Invia una mail all'autore del commento cupido78  @  24/04/2006 14:47:45
   9½ / 10
che dire....questo è cinema!!!!
bellocchio è il nostro orgoglio,è il sognatore,è il bambino,è il saggio, è il malizioso,è il visionario...bellocchio è il cinema come suggestione,capace di creare,con pochi e semplici elementi,la favola;qui il cinema narrativo trova la sua tomba...la narrazione,qui,è un pretesto per costruire scene che di narrativo hanno ben poco;bellocchio porta la cinepresa al limite,dove in pochi riescono ad arrivare;è lì che il maestro trova la magia e la complessità dello stato d'animo umano,penetrando nel nostro subconscio che ci porta a dare i 9 e i 10 ad un film eccellente.
castellitto per bellocchio...come mastroianni per fellini!!!

1 risposta al commento
Ultima risposta 25/04/2006 22.55.20
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ste.s  @  24/04/2006 01:40:11
   9 / 10
"Il regista di matrimoni" è bellissimo.

Più che di riferimenti a Bunuel parlerei di uno stile di Bellocchio punto e basta... Ciò che lo contraddistingue è il realismo con cui descrive personaggi e contesti volgari, deformandoli con uno sguardo visionario e con un forte espressionismo onirico in cui allo spettatore spesso non è dato capire subito se è sogno o realtà.

Il tono è complessivamente più leggero e sarcastico dell'Ora di Religione, il senso complessivo più sfuggente e allusivo, meno esplicito ma non meno aggressivo e graffiante.

L'unico neo forse proprio il personaggio di Castellitto, che sembra lo stesso identico alter ego del regista uscito dall'Ora di Religione. Magnifico, ma ripetitivo. (Kubrick avrebbe saputo evitare l'errore, per dire...)

Quella Sicilia, che sembra anacronistica, è una allegoria folle, esplosiva, e vale duemila caimani (come duemila caimani valgono le scene girate nello studio cinematografico).

Il più bel film italiano da anni

Tra i tre o quattro più belli dell'annata...

Di quelli che esci dal cinema e ti viene voglia di rientrarci a rivedere lo stesso film

2 risposte al commento
Ultima risposta 24/04/2006 20.18.05
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Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento Giordano Biagio  @  23/04/2006 12:35:07
   8 / 10
Film ricco di tecnica cinematografica sopra le righe. Flahback di immagini in tempi diversi, esprimono le fantasie e i pensieri del protagonista anche nel presente e in ciò che desidera nell'immediato futuro. Filmitudine elevata: linguaggi visivi plurimi, riprese da telecamere fisse dei palazzi d'arte, video-cineprese moderne situate a livelli della sabbia, flahback filmati in bianco e nero film anni '60. suspense con i cani da combattimento eccelsa.
Invenzioni linguistiche cinematografiche a non finire...
Sui contenuti per adesso non mi esprimo, non ho tempo.

4 risposte al commento
Ultima risposta 23/04/2006 20.14.44
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regista  @  23/04/2006 11:12:45
   10 / 10
come potete dare voti così bassi a questo film è bellissimo castellito e bellocchio hanno conquistato un'altra volta veeeeeeeeeeeeeeeedetelo

1 risposta al commento
Ultima risposta 25/04/2006 01.29.33
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Gruppo REDAZIONE Invia una mail all'autore del commento maremare  @  23/04/2006 09:46:45
   6 / 10
Dopo e con Moretti "Il regista di matrimoni" appare una rilettura feroce della nostra società venduta all'immagine, all'apparenza.
Un film discontinuo, con momenti di rara bellezza ( il provino di un' attrice per la parte di Lucia, le riprese degli sposi sulla spiaggia, la villa dei Gravina, la giostra in macchina con Lucia/Bona) ed altri noiosi e irritanti, causa le molteplici e labirintiche vie di fuga.
Un film deludente se confrontato al bellissimo "L'ora di Religione".
Un film troppo settoriale e alquanto snob.
Parafrasando Dino Risi, verrebbe da dire: "Marco, spostati, voglio vedere il film!".

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Ultima risposta 16/10/2006 13.58.28
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Gruppo REDAZIONE Pasionaria  @  22/04/2006 23:00:41
   7½ / 10
L'ultimo film di Bellocchio è onirico e come nei suoi precedenti, il senso traslato del linguaggio visivo è fondamentale. Pe r questo non è sempre facile interpretare la libertà espressiva di Bellocchio, i suoi finali aperti, le metafore e le analogie delle immagini.
Il regista ci offre una sua personalissima visione di una società in declino ( non manca mai la critica all'istituzione religiosa) lo fa con rabbia frenata che sottende la frustrazione latente dell'artista, tutto questo con una narrazione esteticamente bella.
Tuttavia I richiami letterari, la denuncia di una cultura dove "comandano i morti", lo stile visionario che accompagna l'intero film, a tratti confondono; ancora di più perchè ci parla autobiograficamente di cinema, con un senso di rivalsa difficilmente decifrabile, lasciato sospeso.

Castellitto è bravo e convincente, sa trasmettere il forte senso di smarrimento del protagonista; ed è bello ritrovare Gianni Cavina ( dove era finito?) in una parte piccola ma intensamente interpretata.

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Ultima risposta 26/04/2006 10.49.04
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Marenco  @  22/04/2006 12:03:02
   3 / 10
Chiederei al signor Castellitto se ha davvero capito quello che Bellocchio gli chiedeva. Se è rimasto soddisfatto del risultato finale. Se invece non è imbarazzato e non prova vergogna per un film insulso, pretenzioso e velleitario come questo.
Gli farei queste domande perchè il cinema è un pò come la buona tavola. Non ci si siede per ingoiare e basta, ma per apprezzare i sapori dei cibi (o dei film) che ci vengono offerti.
Questo film è incomprensibile. Forse elitario perchè si rivolge a pochi intellettuali. Eppure io non mi ritengo un idiota o un ignorante solo perchè non l'ho capito. Mi nutro di cinema da quando avevo otto anni e il mio primo film di Carmelo Bene l'ho visto a vent'anni.
L'alternanza di fotogrammi in bianco e nero con quelli a colori li girava proprio Carmelo nei suoi film psichedelici che erano tanto in voga negli anni '70. Ma Bellocchio fa solo ridere, fa davvero pena. Crede di essere un pioniere, invece è solo un triste emulatore.
Da evitare accuratamente. E pensare che lo hanno paragonato a Otto e Mezzo di Fellini, scomodando anche Bunuel (ma i critici si drogano?) e Ferreri (!!!).
Questi tre avi si stanno rivoltando nelle loro tombe come cotolette!!
Al diavolo!

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Ultima risposta 09/02/2008 12.28.46
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MyName  @  21/04/2006 21:28:31
   5 / 10
Castellitto ormai imita se stesso. Il film è inconcludente. Una noia, una delusione, un aborto! I soldi spesi per fare questo film potevano essere tranquillamente spesei per qualche esordiente di talento. E invece no! BEllocchio a tutti i costi ca-zzo! Sono avvelenato!

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Ultima risposta 24/04/2006 14.52.11
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