il sacrificio del cervo sacro regia di Yorgos Lanthimos USA, Gran Bretagna 2017
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il sacrificio del cervo sacro (2017)

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locandina del film IL SACRIFICIO DEL CERVO SACRO

Titolo Originale: THE KILLING OF A SACRED DEER

RegiaYorgos Lanthimos

InterpretiNicole Kidman, Alicia Silverstone, Colin Farrell, Bill Camp, Raffey Cassidy

Durata: h 2.01
NazionalitàUSA, Gran Bretagna 2017
Generedrammatico
Al cinema nel Giugno 2018

•  Altri film di Yorgos Lanthimos

Trama del film Il sacrificio del cervo sacro

Steven è un cardiologo: ha una bellissima moglie, Anna, e due figli, Kim e Bob. All'insaputa di costoro, tuttavia, si incontra frequentemente con un ragazzo di nome Martin, come se tra i due ci fosse un legame, di natura ignota a chiunque altro. Quando Bob comincia a presentare degli strani sintomi psicosomatici, la verità su Steven e Martin sale a galla.

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Voto Visitatori:   6,89 / 10 (23 voti)6,89Grafico
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Voti e commenti su Il sacrificio del cervo sacro, 23 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

platypus  @  13/11/2018 21:34:29
   1 / 10
No no no e no, non ci siamo.
Caratterizzazione e distinzione fra i personaggi nulla, tutti si comportano nello stesso identico modo, possibile che non ce ne sia almeno uno sano di mente? totale apatia, colonna sonora forse la peggiore che abbia mai sentito.
E dobbiamo sorbirci il protagonista che da bambino ha masturbato e fatto eiaculare il padre???
Ma siamo convinti???

Burdie  @  11/11/2018 23:50:57
   7½ / 10
...tragico, inquietante e ben fatto!

smellysocks  @  08/11/2018 00:47:39
   6 / 10
Eschilo, Eschilo... che qui si Sofocle! E attenti a scénne' 'e scale che sono Euripide!

Emmò venìteme a di' che so' io che mànco de lòggica!

Per il resto... ce devo penzà'. Arméno quàrche mesétto. Pe' cùi, mò me n'èsco co'n giudìzzio neutròfilo.

Eccomùnque, appàrte 'n po' de sgoménto attònito che mò piano piano me passa... ammé me piàceno deppiù i fìrmi quànno che ce stànno li càobbòi che se spàreno 'no sfracèllo de revorveràte!
E t'ho detto tutto!

Epperò, secondo me, 'sto Yorgos se n'è sparàti parecchi pùro lui... ma d'àcidi quelli tòsti!

jason13  @  05/11/2018 20:48:30
   9 / 10
Inquietante e Raro. Consigliatissimo. Semplicemente un qualcosa che restera' per sempre nella propria mente. Cinema con la C maiuscola.

Gruppo COLLABORATORI Compagneros  @  04/11/2018 16:13:59
   8 / 10
Lanthimos è ormai un regista affermato dallo stile particolare, quest'opera è la riconferma del suo talento. Film curatissimo, un lucido delirio dallo stile registico kubrickiano. Opera complessa, non adatta a tutti i palati, ma senz'altro raffinata.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR foxycleo  @  30/10/2018 11:53:47
   8 / 10
Mi è piaciuto molto.
Toni surreali, interpretazioni intense, atmosfera fredda e riferimenti storici e mitologici ne fanno un film non adatto a tutti.
Decisamente angosciante.

marcogiannelli  @  12/09/2018 15:50:33
   8½ / 10
Userò spezzoni di una recensione non mia, ma che mi sento di citare perché è tale e quale alla mia visione:
"Shining rimane il più grande riferimento del Cervo Sacro. La prima scena all'Ospedale ad esempio è praticamente identica all'indimenticabile steady-cam che seguiva Danny nell'Overlook Hotel. Questi corridoi, queste svolte di lato, questo seguire i personaggi in questo inquietante dedalo.
Ho notato almeno 3 pezzi in colonna sonora praticamente identici a quelli celeberrimi del film con Nicholson. Uno in particolare, quello con quella specie di violino "sgraziato", avrei giurato fosse lo stesso. Ma sono evidenti, direi espliciti, gli omaggi di Lanthimos a quel film e a Kubrick tutto.
Impossibile non associare le scene della Kidman, specie quelle in camera, ad Eyes Wide Shut ad esempio. Stesse inquadrature, stessa atmosfera, e lei praticamente identica.
Ma oltre a tutti questi riferimenti diretti che vi ho citato l'elemento che più mi ha fatto accomunare i due registi è l'uso degli interni. Vedete, Kubrick era uno che riusciva a rendere una stanza un personaggio. L'uso delle inquadrature, la scelta delle stanze, il nitore della composizione, l'ordine assoluto della messinscena, facevano sì che quasi tutti i suoi interni ci restassero nella memoria quasi o come gli stessi personaggi. E la stessa cosa l'ho notata in questo film, in cui ogni inquadratura d'interni, ogni composizione, mi sembrava kubrickiana. Tanto che nei miei ricordi l'ospedale, la casa di loro, la stanza della conferenza, il caffè e altri spazi mi sono rimasti dentro quanto i personaggi e il loro interagire.
Parliamo un secondo di lui, di Barry Keoghan, straordinario protagonista del film. Il giovane attore irlandese ci regala un ragazzo disturbato, inquietante, apparentemente docile e remissivo ma in realtà al confine del demoniaco. Il suo sguardo è pazzesco, la sua calma insopportabile, roba che vorresti prenderlo a schiaffi dalla mattina alla sera. Pensavo "o.k, c'ha sta faccia da *****, è molto bravo ma semplicemente il ruolo gli si addice". Poi, però, l'ho ricordato in Dunkirk dove interpretava un personaggio completamente diverso e che ci regalava emozioni completamente diverse, come dolcezza, empatia e persino dolore. E allora posso dirlo, grandissimo attore.
Il ragazzo sta vedendo insieme a sua madre e a Farrell un film, "Ricomincio da capo" con Bill Murray. Mentre i nostri protagonisti interagiscono tra loro si sente Murray che, nel film, dice:
"Non ho detto di essere Dio, ho detto di essere UN Dio".
Ecco, io in questa frase che ho captato ci ritrovo quasi tutta l'anima del film. E non mi riferisco solo al concetto di politeismo che richiama l'Antica Grecia ma al ruolo di Martin stesso. Del resto lo stesso ragazzo lo presenta come suo film preferito e se Lanthimos c'ha scelto quella scena un motivo deve esserci. Io credo che in questo film Martin rappresenti un dio dell'Olimpo. Del resto, riprendendo il mito, è "a lui" che deve essere sacrificato qualcuno, per riparare al danno subito, la morte del padre.
In realtà il film è da prendere in senso metaforico, se qualcuno commette un errore poi, in qualche modo, forse per mantenere la stessa armonia del mondo, deve pagar pegno con la stessa moneta.
Pensiamo anche alla scena del morso, quella che lo stesso Martin definisce come metafora di tutto. Lui morde Farrell e, allora, per riparare l'"offesa", deve mordere anche sè stesso, anche con più violenza (perchè il "reo" iniziale è quello che deve pagarla più caramente, è lui la causa di tutto).
Tornando al chirurgo è comunque un personaggio molto complesso. Agisce solo per senso di colpa, ma un senso di colpa probabilmente più terreno, non sovrumano. Tanto è vero che malgrado mille evidenze lui proverà sempre a dare una risposta scientifica a tutto, a non credere nel sortilegio, a non ritenere possibile che quel meccanismo di debito e colpa di cui abbiamo parlato abbia matrici così trascendentali.
E la cosa più strana è come ad un certo punto questo concetto del senso di colpa colpisca entrambi i suoi figli. Sia il bimbo che la ragazzina, infatti, verso la fine del film iniziano a scusarsi coi genitori di qualsiasi cosa, anche piccolezze. Il bimbo ad esempio di non aver tagliato i capelli, la sorella di avere un pò alzato la voce in ospedale. E' come se loro "ereditassero" il senso di colpa del padre e pensassero di essere in quella condizione per delle loro mancanze.
E, anche se il film, come tutti i Lanthimos, è quasi assolutamente solo cerebrale (ripeto, il cuore pulsante dell'inizio è l'unico che batte) questa cosa è abbastanza struggente. E diventa talmente parossistica da portarci ad una scena quasi assurda, quella in cui la figlia, con un lessico forbito, innaturale, da letteratura (miti greci) vuole convincere appunto il padre che è lei a dover essere uccisa.
Tra l'altro, sempre restando al senso di colpa, passano forse sottotraccia ma io ho trovato importantissime due frasi. E sono quelle di Farrell secondo cui "un chirurgo non uccide mai, lo fa l'anestesista semmai" e quella, opposta, del suo anestesista "solo i chirurghi uccidono".
Lanthimos, al solito, ci racconta di rapporti interpersonali freddissimi, in cui avvengono dialoghi monocordi e banali (splendida la scena del purè di patate, quasi una "critica" all'intera filmografia lanthimosiana), in cui non ci sono mai veri slanci di vita, in cui l'educazione è ferrea e piena di regole (il prato, il cane).
E, come sempre, ci sono alcuni riferimenti al sesso, ma un sesso mai bello, sempre stanco, sbagliato (la sega al padre nei ricordi di Farrell, quella della Kidman all'anestesista, il suo fingersi morta per eccitarlo), un sesso che pare, come in tutti gli altri suoi film, qualcosa di incidentale, che capita.
La regia è solida, granitica, elegantissima e senza mai una sporcatura. C'è la god view del bimbo che crolla in fondo alle scale mobili che è pazzesca.
La colonna sonora è invadente, onnipresente, fastidiosa e, per questo, magnifica. Perchè è proprio il fastidio, l'inquietudine, quello che ti regala questo film. Un film che ti emoziona poco, che va tutto nella testa e, per questo, non si ha subito la percezione di eventuale capolavoro.
In realtà un personaggio che non sarebbe cerebrale c'è, ed è quello della figlia. Lei sa cantare, lei sa piangere, lei sa avere aspirazioni, lei ha sogni, lei ha voglia di innamorarsi. E' un personaggio vivo, romantico, ma messo in un contesto che non le appartiene. E il suo rapporto con Martin, è forse la cosa più difficile da leggere di tutto il film. Questa attrazione non se ne andrà mai via. Non si sa se è una fascinazione per il male, se rappresenta il legame "ancestrale" del mito (il Dio e la Vergine, alla fine era lei quella che avrebbe dovuto essere sacrificata) o è, semplicemente, la cosa più facile e bella che possa esserci, il puro innamoramento umano.
Ma per chiudere voglio andare agli spaghetti. Martin scopre che il suo modo di mangiarli, che lui riteneva speciale, è quello che usano tutti. Scoprire questo, dice lui, gli ha fatto più male della stessa morte del padre. Forse è questo quello che accade quando un essere che si sente diverso, sopra gli altri, divino, si rende conto di quello che in realtà è, o quello che tornerà, ovvero un comune, insignificante, essere mortale"

olikarin  @  03/09/2018 01:20:39
   8½ / 10
I film di Lanthimos sono freddi e cinici ma sinceri. Credo sia impossibile sentirsi ingannati davanti alla loro visione, c'è qualcosa di autentico seppur folle per certi versi. Il regista greco ha uno stile tutto suo e ben riconoscibile: si destreggia abilmente dietro la macchina da presa attraverso cui sbatte in faccia allo spettatore la propria visione del mondo. I dialoghi non sono imbastiti di inutili giri di parole ma sono asciutti ed incisivi. La colonna sonora sostiene sempre l'atmosfera: inquietante e a volte disturbante ma sempre azzeccata. Talvolta è assente, come quando Steven fa il tragitto in macchina per arrivare a casa di Martin.

La prima metà del film è perfettamente calata nella realtà, la seconda invece è permeata di influenze surrealiste. Come ho letto da qualche parte non è che ci domandiamo perché nei film di Buñuel accadono certe cose, succedono e basta. Tutto è funzionale all'obiettivo di Lanthimos che non pensa tanto a questi dettagli quanto a sviluppare i concetti di giustizia, vendetta e senso di colpa rifacendosi alla tragedia greca. Il titolo allude chiaramente al sacrificio di Ifigenia che, prima di essere uccisa, viene sostituita da Artemide con una cerva. Ancora una volta, come già in Kynodontas, il regista si concentra su una famiglia e sul suo debole equilibrio minato da qualcuno che non ne fa parte.

La regia è statica: Lanthimos sfrutta i campi lunghi per riprendere da lontano luoghi e persone. Ciò che racconta arriva allo spettatore come un pugno al cuore, nudo e crudo, senza sentimentalismi né delicatezza. Emblematica la prima scena che catapulta il pubblico in maniera immediata dentro la storia. Scava nell'interiorità dei suoi personaggi attraverso alcuni primi piani ma soprattutto tramite gli sguardi, i gesti e i non detti. È essenziale, lavora più per sottrazione che per aggiunta. Non spiega ogni dettaglio che mostra, sta a noi interpretarlo. La scena in cui Steven si aggira per i corridoi dell'ospedale col figlio in carrozzina ricorda Shining: Lanthimos si avvicina molto a Kubrick senza però dare l'impressione che quella citazione (sempre se lo è) sembri una banale scopiazzatura, della serie: "oh guarda, sembra Kubrick!"

Ebbene sì, Yorgos è un regista anti-convenzionale. "The killing of a sacred deer" è un prodotto di grande qualità, realizzato con un ottimo cast, al di là di alcune imperfezioni: ad esempio il fatto che, dopo il sacrificio, tutto sembra tornare alla normalità abbastanza in fretta. Ma, in fondo, è questo il suo modo di fare cinema: nessuna scena strappalacrime, nessun eccesso. È tutto interiorizzato e apparentemente pacato ma allo stesso tempo sconvolgente. Niente è banale, non credo che il particolare del ketchup sulle patatine fritte sia casuale, se letto in chiave simbolica.

Lanthimos è un regista che spicca nel panorama cinematografico contemporaneo ma bisogna avere un certo stomaco per amarlo. Non è per tutti. Il suo stile è glaciale, disturbante ed inquietante. È un regista che sa rivelare in maniera onesta i lati peggiori della natura umana senza essere ridondante o melodrammatico. È in grado di colpire e scuotere gli animi. Ed è questo che il cinema deve saper fare.

Jumpy  @  25/07/2018 15:04:24
   7½ / 10
Molto forte e carico di tensione già dai primi minuti.
Si respira aria di tragedia imminente già dai titoli di testa.
Lanthimos resta un regista che si ama o si odia ed il suo stile surreale va interpretato in chiave simbolica, allegorica, molto viene lasciato all'intuito dello spettatore.
Non mi ha colpito nel profondo come "The Lobster" ma, per certi versi, ci son dei passaggi anche più shockanti e disturbanti.
Certo non è un film che può piacere a tutti.

federicoM  @  13/07/2018 22:49:03
   6 / 10
No, Lanthimos non fa per me. Film curato e ben realizzato, ma troppo lento e cervellotico.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR ferro84  @  11/07/2018 18:11:21
   8 / 10
L'uomo e l'istinto di sopravvivenza, Lanthimos è affascinato dai lati oscuri della natura umana, dalle sue debolezze e meschinità.
Non viene risparmiata nemmeno la famiglia, in genere idealizzata come luogo di rifugio dalle brutture del mondo, qui viene mostrata nella sua forma più dura, terribile ma anche vera.

Se si perde il significato metaforico, il film non arriva perchè non ha la credibilità necessaria, i ritmi lenti e le interpretazioni a volte sopra le righe, non rendono questa un'opera per tutti.

Per gli altri vale davvero tanto.

jek93  @  09/07/2018 09:46:35
   7 / 10
Va riconosciuto che si tratta di un buon film, molto particolare e assolutamente inquietante e disturbante. Personalmente non mi ha fatto impazzire, specialmente per le tante, troppe, situazioni assurde e improbabili.
Probabilmente il regista si è spinto un pò troppo in là....

Clint Eastwood  @  08/07/2018 17:43:20
   5 / 10
Nonostante abbia apprezzato i precedenti lavori del regista greco (Kynodontas e The Lobster), qui mi trovo un po' perplesso. Semplicemente non mi è piaciuto, sebbene il film è girato meravigliosamente.

Manticora  @  08/07/2018 15:38:25
   7½ / 10
Il regista greco Yorgos è una piacevole sorpresa perchè esce dagli schemi della convenzionalità regalandoci una TRAGEDIA greca che fa a meno dell' happy end e scava nel rapporto tra una famiglia perfetta ed un altra invece disfunzionale. Mentre la famiglia di Steve è perfetta sotto tutti i punti di vista( una bella moglie, dei figli splendidi, una bella casa,due ottimi lavori) la famiglia di Martin è misera, priva del padre e con la madre che prova un attrazione per Steve, ma ciò porterà la situazione ad un risvolto drammatico

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A meno che Steve non compia un SACRIFICIO DI SANGUE, una vita per una vita, in questo caso equilibrare la morte del padre di Martin con un altra morte. Assistiamo così ad una deriva malsana, in cui la razionalità lascia lo spazio all'inspiegabile, alla disperazione e infine alla ribellione

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Il finale è un pò debitore da Funny Games ma rappresenta l'unico possibile

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Ottimi attori, Colin Farrel, Nicol Kidman, in una rappresentazione del male che ha un senso e un perchè, da vedere.

Wilding  @  05/07/2018 22:37:13
   7½ / 10
Una splendida interpretazione di tutti, soprattutto di Barry Keoghan nella parte di Martin. Uno splendido thriller che ci accompagna con intensità per tutta la sua durata. Unico neo la colonna sonora: a dir poco fastidiosa!!

FABRIT  @  05/07/2018 14:29:03
   3 / 10
brutto film, tra l'altro con uno snodo narrativo senza senso ... colonna sonora allucinante, la Kidman costretta a masturbare il collega del marito... tutto molto orripilante.

Invia una mail all'autore del commento stefano  @  04/07/2018 10:34:42
   4 / 10
Come scrive The Gaunt qui sotto, il film divide.
Pur rispettando i giudizi dei "cinefili", per me questo non è un film digeribile. Va bene il grottesco, il surreale, ma qui siamo di fronte ad una trama immersa nella realtà, un film che vorrebbe coinvolgere per la sua tensione drammatica, e non si può permettere il lusso di avere uno snodo narrativo fuori da ogni logica.
Aggiungiamo il fastidioso "tocco" registico messo nel girare le scene, quella tendenza fastidiosissima di voler lasciare il segno nelle inquadrature (che comunque non sono mai privi di lunghi primi piani, amatissimi dai registi autoriali), a danno ovviamente della naturalezza che deve avere un film per non sembrare tale.
Infine, una musica, a volte dissonante e comunque con acuti assordanti, il cui utilizzo dividerà anch'esso tra estimatori e denigratori (come me).
Volevo dare 3, ma l'interpretazione di Barry Keoghan da sola vale 1 punto.
Insomma, un classico film da festival! Chi ama il cinema più ortodosso ora è avvisato.

mrmassori  @  04/07/2018 09:08:50
   8 / 10
Bel film davvero. Assurdo, angosciante, glaciale e surreale. Lo stile del regista greco è ben definito e si vede: ogni inquadratura, in simbiosi con le musiche cucite ad hoc fanno entrare dentro un mondo perverso e pervaso di finte prerogative e banali perbenismi. Il film va visto ovviamente in chiave allegorica e metaforica altrimenti non ha senso e si non arriverebbe a coglierne il vero significato.

lucasssss  @  01/07/2018 10:46:36
   8 / 10
un gran bel film, un thriller psicologico che ti prende sin dall'inizio

ottima l'interpretazione della coppia Farrell/Kidman e grandiosa quella del ragazzo

una cosa però mi ha lasciato perplesso e che mi ha fatto dare almeno un voto in meno, non vorrei aver capito male io, per cui chiedo se qualcuno può spiegarmi


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2 risposte al commento
Ultima risposta 04/07/2018 13.25.24
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VincVega  @  15/06/2018 13:26:18
   7½ / 10
I film di Yorgos Lanthimos possono non piacere, ma personalmente apprezzo molto il suo stile freddo e distaccato. "The Klling of a Sacred Deer" non fa eccezione e già dai primi istanti si respira una bella tensione e mi ha coinvolto pressochè dall'inizio. Angosciante, psicologicamente pesante, metaforico, "The Killing of a Sacred Deer" è forse il film più commerciale di Lanthimos, anche se è molto lontano dagli standard hollywoodiani di pellicola mainstream. Il personaggio di Martin è il vero motore del film, in quanto non si capisce il reale influenzamento sulle azioni dei figli del dottore e non c'è nemmeno la sicurezza se Martin sia un personaggio umano o no. In questo, grande performance di Barry Keoghan, odioso quanto basta. Bravi anche Farrell e la Kidman. Ottima la colonna sonora, leggera e potente, molto incisiva.

albert74  @  24/03/2018 23:10:13
   7½ / 10
Una vita per una vita. Questo potrebbe essere il titolo di questa tragedia greca moderna che viene messa in scena nella pellicola da un regista capace di stupire e di mettere a nudo la tragicità della realtà, persino dove la realtà si sfuma nel grottesco, nell'horror, in una fantasia tetra.
La famiglia perfetta, il padre di famiglia, i figli e una grande colpa. Non aver salvato un uomo durante un'operazione in cui - egli, padre di famiglia e chirurgo - ebbro di alcool - commette un errore.
Quell'errore sarà fonte di vendetta da parte di un ragazzo che chiederà una vita in cambio.
La vita del figlio, per la vita del padre.
La tragedia è messa in atto in un crescendo di ansia, di disturbo in cui ci si trova immersi fin dalle prime asettiche e fredde inquadrature.
Molto studiate, a dire il vero, molto puntuali nel mettere in scena il dramma. Un dramma muto, crescente.
Non si tratta di un horror, né di un film meramente drammatico ma di un'ibrido tra farsesco e grottesco.
Molte le citazioni. forse non un film perfetto ma disturbante e che non lascia e non può lasciare indifferenti.
Il mito di Ifigonia è palese ma non è l'unico, mille rimandi e mille riflessioni sono d'obbligo.
Il film è lento ma scorre bene malgrado ciò perché pone interrogativi che lasciano desti.
Può piacere oppure no ed è giusto che sia così. A me è piaciuto, molto più di altri film di questo autore.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  18/02/2018 22:01:14
   7½ / 10
La famiglia perfetta non è immune da colpe e dovrà subire come le altre, perfette o meno, il suo contrappasso. Rimediare alle proprie colpe. Lanthimos è un regista che mi piace. E' freddo e glaciale ma altrettanto risoluto come il Martin del film, incarnazione di un fato irreversibile che una volta messo in moto deve esigere il proprio prezzo. Racconto mitologico, la tragedia greca che è nel dna del regista, trasportano il racconto in un contesto moderno dove la barbarie si può presentare sotto altri aspetti. Sulla figura del chirurgo sembrano essersi scatenate le Furie mitologiche. Il prezzo da pagare è semplice: una vita per una vita. Lanthimos demolisce colpo su colpo una figura sottilmente autoritaria sia nelle vesti di padre, di marito e professionali. La macchina da presa negli spazi ospedalieri lo segue quasi sempre dall'alto, come dall'alto è ripresa la sciagura che colpisce il figlio. Il fato agisce in maniera spietata ed altrettanto chirurgica, lasciando nella completa impotenza la famiglia perfetta. E' un film destinato a dividere perchè il regista greco non esistono mezze misure. E' un film spiazzante nella sua algida freddezza, disturbante anche nei momenti di apparente quiete.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento tylerdurden73  @  22/12/2017 10:15:51
   8 / 10
Famiglia agiata e imbrigliata in un tran tran senza scossoni, magari parecchio stramba (come solo Lanthimos riesce a descrivere) vive pacificamente la sua vita, mentre il padre intavola rapporti non meglio definiti con un sedicenne dall'aria un po' svagata. La prima parte del film è tutta basata sul rapporto ambiguo instauratosi tra il giovane protetto e il cupo Colin Farrell, il quale ben presto capirà che per lavarsi la coscienza non bastano pranzi o costosi orologi.
Vecchia storia quella dell' elemento estraneo capace, più o meno consapevolmente, di destabilizzare un nucleo in apparenza solido minato però da fondamenta marce. Ovviamente il banale da queste parte non esiste, si prendono strade da tragedia greca (e vorrei bene vedere vista la nazionalità del regista) e si spinge sulla crudeltà di storie figlie di tempi antichi e spietati.
Gesti estremi motivati dalla vendetta, messi in atto con iter in cui la spiegazione non è indispensabile; accadono perchè qualcuno dovrà essere punito e poco importa se al diretto responsabile è concessa la vita con la pena di vivere presumibili (ma non certi) sensi di colpa, in quella che diventa lettura del nostro tempo ove a pagare è spesso l'innocente.
Lanthimos scava nei rapporti famigliari trovando aridità e piccoli favoritismi: mette a nudo l'essenza dei protagonisti, sviscerandoli come nell'incipit dell'operazione cardiaca, ne coglie l'anaffettività di un modo basato sull'apparenza in cui il rimorso è anestetizzato. Resta il dubbio se questo esploda dopo il fantastico e crudele pre-finale alla Haneke, seguito da un conflitto di sguardi che sembra essere più accusa per l'irruzione illegittima che per ciò che essa ha compromesso.
"The killing of a sacred deer" mostra il lato oscuro dell'umanità tutta, a partire da un uomo dal passato morboso e dal presente apatico e da una donna (bravissima Kidman) generosa nel concedersi alla mdp ma glaciale nel ruolo di genitrice e amante. La visione d'insieme è depressa, spicca il disgusto per i personaggi nella messa alla gogna delle apparenze qui distrutte dall'assenza di certezze indispensabili all'uomo moderno, ulteriormente indebolite dall' individualismo cieco che in assenza di comunicazione e supporto reciproco attecchisce con facilità mostruosa.

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