in un mondo migliore regia di Susanne Bier Danimarca, Svezia 2010
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in un mondo migliore (2010)

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locandina del film IN UN MONDO MIGLIORE

Titolo Originale: HĂVNEN - IN A BETTER WORLD

RegiaSusanne Bier

InterpretiUlrich Thomsen, Mikael Persbrandt, Trine Dyrholm, Bodil J°rgensen, Camilla Gottlieb

Durata: h 1.53
NazionalitàDanimarca, Svezia 2010
Generedrammatico
Al cinema nel Dicembre 2010

•  Altri film di Susanne Bier

Trama del film In un mondo migliore

Il dottor Anton (Mikael Persbrandt), che opera in un campo profughi in Sudan, torna a casa nella monotona tranquillitÓ di una cittadina della provincia danese. Qui si incrociano le vite di due famiglie e sboccia una straordinaria e rischiosa amicizia tra i giovani Elias (Markus Rygaard) e Christian (William J°hnk Nielsen). La solitudine, la fragilitÓ e il dolore, per˛, sono in agguato e presto quella stessa amicizia si trasformerÓ in una pericolosa alleanza e in un inseguimento mozzafiato in cui sarÓ in gioco la vita stessa dei due adolescenti.

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Voto Visitatori:   7,38 / 10 (39 voti)7,38Grafico
Voto Recensore:   7,50 / 10  7,50
Miglior film straniero
VINCITORE DI 1 PREMIO OSCAR:
Miglior film straniero
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Voti e commenti su In un mondo migliore, 39 opinioni inserite

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clint 85  @  23/11/2020 00:43:44
   7½ / 10
Trama ben strutturata ed ottime interpretazioni anche se il finale gli fa perdere qualcosa..

AlessandroRM  @  30/12/2017 17:30:25
   10 / 10
Sarò di parte, ma sono un estimatore dei film di Susanne Bier da sempre. Questa pellicola, in particolare, mi ha fatto vibrare come non mai. Tanti temi toccati...con un unico comune denominatore: umanità allo stato puro. Per me, uno dei migliori film drammatici che abbia mai visto.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento emans  @  02/09/2015 12:44:29
   7½ / 10
Toccante dramma familiare che ha trionfato ala notte degli oscar nella categoria "film straniero". Un intreccio di vite per parlare di razzismo, morte, adolescenza e vendetta.
I protagonisti sono due ragazzini molto diversi tra di loro ma con vicende familiari piuttosto simili fatte separazioni.
La rabbia interiore sfocia spesso nella violenza.
Avvincente e commovente al tempo stesso con un finale forse troppo buonista ma comunque efficace.
Ottimo prodotto arrivato dal Nord dell'Europa.

fabri70  @  22/05/2015 12:37:44
   7½ / 10
Un film un po' lento ma intenso e molto bello...da vedere sicuramente

Misialory  @  30/01/2015 17:38:36
   7½ / 10
I temi trattati sono diversi, qualche volta non sviluppati in pieno tanto che alla fine non capisci quale sia il vero messaggio che la regista vuole trasmettere.

C'è il tema della violenza tra i ragazzi e tra gli adulti. Violenza che viene considerata stupida, perdente e ignorante dai padri, ma a cui si fa ricorso come unica via per contrastare le brutture e l'ingiustizia.
Ecco che uno dei ragazzini protagonisti deve rispondere alla violenza con la violenza per farsi rispettare e non crede al potere della parola e della persuasione come il padre vorrebbe fargli credere. "Se vuoi farti rispettare devi mostrare un coltello", "Se ti schiaffeggiano devi dargli una lezione esemplare".

Sbrillo  @  15/02/2014 23:39:32
   7 / 10
vincitore dell'oscar come miglior film straniero...
il film si può considerare un buon film....a dir la verità, non mi ha entusiasmato più di tanto....avrei optato per diverse scelte circa la sceneggiatura e la trama, ma tutto sommato non mi posso lamentare...

un film onesto, con dei valori morali importanti.....forse un pò troppo buonista...ma in fin dei conti, apprezzabile!!

Lory_noir  @  25/08/2013 17:28:37
   7 / 10
Sicuramente un film ben riuscito ma non ci ho visto niente di particolarmente nuovo. L'oscar l'avrei dato sicuramente più a Dogtooth o a La donna che canta.

sandrone65  @  28/05/2013 20:44:50
   7½ / 10
Film che tocca molte tematiche, ma che vede al centro la difficoltà dei rapporti umani, l'inclinazione irrinunciabile dell'uomo all'aggressività, a sopraffare ed umiliare il proprio simile, e perfino a ritrovarsi le mani piene di inutile disperazione anche laddove si è tentato di fare il bene e di percorrere la strada della comprensione e dell'amore e della repressione dei propri istinti. Si intravede l'uomo oppresso dalla propria evoluzione che lo ha costretto ad essere aggressivo per poter sopravvivere, e che non riesce da essere civile a controllare la propria aggressività. Finale consolatorio, forse anche un pelo buonista, ma il film è bello e vale la pena vederlo.

gabriz  @  02/11/2012 23:43:24
   8 / 10
Gruppo STAFF, Moderatore Jellybelly  @  28/08/2012 16:52:27
   7½ / 10
La Bier rimane una garanzia quando si tratta di sviscerare le dinamiche familiari, e con "In a better world" ne fornisce l'ennesima dimostrazione. L'incipit ricorda molto le premesse di "Dopo il matrimonio", ma poi l'attenzione si sposta sui due ragazzini, e sul loro difficile vissuto; il finale consolatorio sporca solo un po' l'eccellente messa in scena, condita da una fotografia meravigliosa e da un gusto per il respiro ampio che ha del liberatorio. Bravissimi tutti gli interpreti, inclusi i ragazzetti.

Invia una mail all'autore del commento INAMOTO89  @  28/02/2012 01:06:57
   6½ / 10
Un buon film fondamentalmente ma l'oscar come miglior film straniero è il furto piu' grosso della storia del cinema se consideriamo che Confessions non è stato manco nominato e che fra i 5 film in lista Dogtooth doveva vincere a mani basse.
Ottima la recitazione dei 2 bambini e buone colonne sonore ma per il resto è un film qualunque.

gemellino86  @  24/02/2012 00:46:31
   7½ / 10
Bel film con tematiche di fondo drammatiche ma toccanti. Ci vuole far capire che l'amicizia non deve mai diventare una pericolosa alleanza. Sorprende positivamente.

Gruppo COLLABORATORI martina74  @  14/02/2012 18:38:50
   7 / 10
Un commento brevissimo: "In un mondo migliore" ha la pretesa di sembrare un film di Haneke, ma non ne ha la potenza pur essendo un buon lavoro.

dave90  @  14/08/2011 18:45:15
   7½ / 10
Bel film emozionante e molto intenso.
Ottimi i personaggi ben caratterizzati con i quali si vive insieme il film.

consigliato.

Clint Eastwood  @  10/05/2011 12:33:59
   7½ / 10
Un riconoscimento meritato alla regista danese quello di aver conquistato l'oscar come miglior film straniero, ma più che per il film lo hanno accreditato alla sua carriera sfruttando bene l'occasione. Perché il film è un riciclo dei suoi precedenti lavori della quale mi manca solo OPEN HEARTS.
Quindi, IN UN MONDO MIGLIORE è indubbiamente un bel film caratterizzato paesisticamente e recitato con molta coscienza specialmente i giovani protagonisti. Didascalico o retorico poco conta se ci troviamo davanti una storia che ha da insegnare pur non essendo del tutto obiettiva. Ma sa di ripristino generale, vedremmo in futuro.

Manu90  @  25/04/2011 11:49:20
   6½ / 10
Mhhh, non so, non è che mi abbia convinto molto. Non è affatto un brutto film, sia chiaro, ma visto anche l'Oscar vinto mi aspettavo qualcosina in più. Buono.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento tylerdurden73  @  12/04/2011 15:31:11
   7 / 10
E con questo film Susanne Bier conferma di essere una garanzia,forse manca ancora qualcosina per la consacrazione definitiva ma la strada intrapresa Ŕ quella giusta.
La regista danese si sofferma su padri che aldilÓ della loro indiscutibile rettitudine faticano nell'adempimento del loro dovere,confessando manchevolezze tipicamente umane nel tentativo di sottrarre i propri figli a confronti sociali in cui solo il pi¨ duro e spietato sopravvive .Uomini rispettabili eppure imperfetti,come il genitore di Elias,valoroso medico nella lontana Africa ma causa della disgregazione del proprio microcosmo affettivo,o come il genitore di Christian,incapace di far fronte alla morte della moglie e quindi sostenere un figlio tremendamente provato dal tragico avvenimento.
Panorami da sogno contrastano con l'impotenza e la rabbia che attanagliano i protagonisti di questo dramma,combattuti ed insicuri,avvelenati da un lato oscuro che regola gesti fomentatori di una tensione tangibile che monta a spirale risucchiandoli verso un pericoloso gorgo di disperazione.
Il pessimismo di Susanne Bier si rispecchia nell' utopica disposizione di Anton,risoluto nel non voler cedere ai pi¨ bassi istinti ,ma a sua volta tradito da una natura primigenia che intacca di conseguenza l'ambita perfezione educativa.
Il messaggio distruttivo per˛ non arriva fino in fondo,lasciando spazio ad un riscatto che chiude il cerchio in maniera sincera ma fin troppo stucchevole.La pellicola perdendo quella negativitÓ cosý ben focalizzata in precedenza risente del cambio di registro repentino,assecondando una sensazione di eccessiva semplificazione di ogni sfumatura.
Tuttavia la pellicola Ŕ pi¨ che apprezzabile nel volgere uno sguardo coerente su un malessere profondo,ben motivato e quindi capace di indurre un forte coinvolgimento.

davmus  @  04/04/2011 14:33:49
   7 / 10
Stile nordico, che talvolta, in alcune sciene, lascia "straniti"...cmq merita di esser visto!

TheLegend  @  27/03/2011 23:51:10
   6 / 10
E alla fine questa regista è riuscita a vincere l'Oscar;
peccato che ci sia riuscita proprio con il suo peggior film.
Un film che ricalca troppo i suoi precedenti lavori tanto da non risultare particolarmente sincero.
Non molto coinvolgente e poco emozionante.

paolomagna  @  25/03/2011 08:49:57
   8 / 10
Davvero un gran bel film sia per il contenuto per i dialoghi per le scenografie e per la colonna sonora ed anche per il tema trattato che non è uno scherzo da poco.......grandissima intensità dall'inizio alla fine.....film capibilissimo anche se si svolge in due continenti diversissimi tra di loro in tutto......un plauso a Susanne Bier e agli interpretri.....in maniera particolare ai ragazzini che sono di una bravura infinita...sia "Christian(Wiliam Nielsen) che Elias (Rygaard).Prima di tutto emerge una grande crudezza nei sentimenti.....questa voglia di vendetta covata da Christian che denota un grandissimo disagio interno causato dalla morte della madre...questa voglia di vendicarsi per ogni sopruso che gli viene fatto. Grandissimi gli scenari sia quando è ambientato in Africa con i suoi colori con i bambini del villaggio che esprimo un mondo e sia quando è ambientato in Scozia.....bellissimi le emozioni che si provano quando i ragazzini salgono nel tetto del palazzo e guardano la citta...da brivido.....immagine che al tempo stesso trasmette una grande solitudine e disagio da parte dei due ragazzini protagonisti.
Emblematiche pure le figure dei genitori che sembrano totalmente distanti ma che alla fine hanno un denominatore comune e cioè la solitudine dei sentimenti che poi trasmettono ai figli....il padre di Elias lontano fisicamente e moralmente con una madre troppo presa a superare l'allontananza dl marito per capire il malessere del figlio......e il padre di Christian troppo preso a superare il grande dolore della perdita della moglie da non capire che il figlio proprio in quel momento avrebbe piu bisogno di lui.
Finale veramente bello....non voglio dire altro per rispetto a chi vuole ancora vedere questo film.
Da vedere assolutamente.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Satyr  @  16/03/2011 01:14:49
   6½ / 10
All'inizio sembra un classico racconto di formazione, in realtà la Bier utilizza l'amicizia tra due piccoli ragazzi per interrogarci sull'effettivo valore dell'educazione e della disciplina in un mondo che sembra aver ceduto il passo alla violenza.

Buona la prima parte in cui la regista danese tratteggia con efficacia le personalità dei protagonisti, mantenendo sempre alta la tensione; male quando la storia si suddivide su due livelli temporali focalizzandosi sul personaggio di Anton, padre/modello dall'etica impeccabile. Il suo è un ruolo che non incide, poco credibile nella forzata parentesi africana, addirittura banale quando alle prese con la mediocre parabola del porgi l'altra guancia.

A penalizzare ulteriormente le cose ci pensa un ultimo quarto d'ora furbo e consolatorio in cui la Bier depone le armi in favore un lieto fine estremamente convenzionale. Cosa che stona non poco con i toni drammatici dell'intera pellicola. Ovviamente mi aspettavo molto di più. Buono, ma l'oscar per il miglior film straniero è troppo. Ennesima toppa.

rob.k  @  08/03/2011 22:10:04
   6½ / 10
Quello che mi ha lasciato perlesso è il poco spazio dato alla parte "africana" della storia (con eventi un po' troppo frettolosi per essere credibili) , sbilanciando invece molto sulla parte "familiare", dove invece c'è il tempo di scendere a fondo e secondo me è il pezzo forte del film.
Un film che si vede abbastanza con piacere, ma non viene voglia di rivederlo a breve termine.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  08/03/2011 19:18:00
   6½ / 10
C'è molta similitudine nella fotografia dei paesaggi africani e quelli danesi. Tonalità calde che probabilmente segna problematiche comuni, più palesi ed estreme in quelle africane, più sfumate in quelle danesi. Pur cambiando continente la violenza o l'istinto di vendetta in nome dell'occhio per occhio e dente per dente è sempre presente. In un contesto più "civilizzato" come quello danese, simboli primordiali (il coltello) legano indissolubilmente due vite in nome della legge del più forte, della violenza prevaricatrice.
Non è un film che mi ha convinto del tutto, formalmente bello ma con meno sostanza di quello che appare, giacché gioca eccessivamente su situazioni e personaggi abbastanza stereotipati (a parte Anton), mostrando inoltre forzature nella sceneggiatura.
Mi è rimasta impressa la scena del linciaggio del signore della guerra locale, non tanto per la sua violenza o efferatezza, ma per la capacità di far emergere quella che può essere una contraddizione di fondo di Anton divisa tra un pacifismo professato e sincero a cui l'esasperazione porta a sconfessare il suo credo per abbracciare la suddetta legge occhio per occhio, senza sporcarsi le mani ed ergendosi a giudice scegliendo i boia.
Dopo una scena del genere vedere un finale così conciliatorio, mi sembra veramente stonato e poco coerente, per non dire furbo. In definitiva non è un brutto film, però una buona dose di coraggio è mancata.

Mik_94  @  03/03/2011 17:23:57
   7 / 10
Senza dubbio una prova notevole quella di Susanne Bier anche se, lo ammetto, all'inizio il film stenta a decollare e, durante la prima ora, mi ha lasciato alquanto perplesso : non capivo dove volesse andare a parare ...
L'ultima mezz'ora invece Ŕ strepitosa, da brividi, riuscitissima soprattutto grazie alla bravura degli ottimi interpreti (tra cui spicca William Nielsen, che interpreta il 'piccolo' Christian) anche se non ho particolarmente apprezzato l'happy ending che, sebbene ci sia sempre bene, ho trovato leggermente troppo forzato.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR strange_river  @  14/02/2011 22:23:52
   7½ / 10
Grandi cieli d'Africa e luminosi cieli nordici addolciscono un poco l'asprezza di questo film poco incline ad assecondare facili gusti.
Non è freddo, però è molto severo, così come severe sono le domande che vengono sollevate agli adulti dai loro figli, adolescenti chiusi nella loro guerra con se stessi e contro tutti.
Le stesse domande, gli stessi dilemmi irrisolvibili che porta con sé una situazione di violenza estrema in un contesto africano che parrebbe lontanissimo dalla sicurezza europea, ma che qui la Bier ci dice più vicino di quanto si vuol credere: ingiustizia, coraggio, perdono, difficile sapere come sia meglio comportarsi, non lo sanno i bambini e non lo sanno nemmeno gli adulti, o forse alla fine solo sanno come sia inevitabile sbagliare.
'In un mondo migliore' forse è chiederselo più spesso.

Jumpy  @  11/02/2011 01:22:14
   7½ / 10
L'ambiente difficile del campo profughi ed i problemi di inserimento sociale dei protagonisti si mescolano in un film toccante e complessivamente molto riuscito, anche se il secondo tempo vira decisamente sul pesante e troppo melodrammatico.

forzalube  @  21/01/2011 03:56:44
   8 / 10
Film drammatico molto intenso e coinvolgente, a tratti angosciante, forse troppo.

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Ho trovato molto buona la sceneggiatura perché riesce a rendere i personaggi molto realistici, attraversati come sono da incertezze e conflitti interiori.

Un plauso va poi a tutto il cast.

Non so se era un problema della sala, ma ogni tanto il digitale mi è parso un po'sgranato.

willard  @  14/01/2011 14:01:53
   8½ / 10
Un altro potente e drammatico spaccato di vita dell'intensa regista danese Susanne Bier che, a mio modesto parere, ha diretto, nel 2004, uno dei più bei film di quest'ultimo decennio, ovvero "Brothers" (da noi "Non Desiderare La Donna D'Altri"), da cui è stato tratto anche il remake hollywoodiano omonimo del 2009.

Anche in quest'ultima fatica la Bier torna a mettere a confronto due universi, una delle tante periferie del mondo e il mondo "civilizzato", apparentemente opposti, ma dove, in forme atroci o più subdole impera la violenza, che non è mai la soluzione giusta, ma spesso impone delle scelte tremende che cambiano per sempre la visione delle vita stessa.

"In Un Mondo Migliore" è un film bellissimo, dove la contrapposizione di due realtà è evidenziata anche dalla bella fotografia: fredda e cinica nel nostro mondo, più calda e viva in Africa, e in entrambe le realtà serpeggiano sentimenti forti, come la violenza e l'amore, più freddi e calcolati nella nostra "civiltà", più istintivi e primordiali in Africa.

Tensione alta dall'inizio alla fine del film dove, nonostante i ritmi lenti, sai che sta per succedere qualcosa di tremendo.

Ottima recitazione dei protagonisti, in un film che non è proprio un cinepanettone.

polbot  @  29/12/2010 20:13:21
   6½ / 10
Buon film, anche se mi hanno un po' "disturbato" il finale decisamente a lieto fine, un calderone un po' troppo pieno, il bambino esageratamente adulto nei modi.. Comunque discreta prova della Bier

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  29/12/2010 00:09:14
   7½ / 10
Giusto per averci privato della consueta chiave di lettura religiosa o dell'espressa crisi di coscienza di Anton nel suo esilio professionale in Africa, "In un mondo migliore" merita grande rispetto e tutta la partecipazione emotiva che trasmettono i grandi film. Peccato comunque che un film tanto abrasivo e crudele, nella sua visione sociologica, finisca per arrendersi a un epilogo che contrasta con le aspettative tanto temute - e in fondo anch'esse ampiamente sfruttate - dallo spettatore comune.
La regia della Bier supera ogni perplessità, riuscendo a catturarci anche davanti alla semplice illusione di uno scenario fotografico (guai, perdersi le ultime immagini con i titoli di coda, meritano un applauso convinto), anche se si resta talvolta rintronati davanti al furbo ammiccamento di Christian, sempre più alla ricerca di una figura materna che è persino fastidioso ricordare.
E in certi momenti chiave prevalgono due figure paterne completamente diverse, tanto che è facile seguire con maggior interesse proprio quella più assente/lontana rispetto all'affettività autoterapeutica del padre di Christian.
Svanisce pian piano la rivalsa sulle sopraffazioni, piccole o grandi che siano, compresa una figura amorale che innesca, indirettamente, un meccanismo di vendetta davanti all'esibizione tronfia del "coraggio" - o per meglio dire della prepotenza.
Emblematico in tal senso il personaggio di Anton, davanti all'esibizione dualista della coscienza, ora legittimitato, come un Gino Strada, dal proprio dovere morale, ora portato a proteggere il suo "gregge" fino a lasciarlo attaccare da un branco di lupi affamati di giustizia.
Qualcuno è gentilmente pregato di segnarsi nome e cognome di quest'attore straordinario, Mikael Persbrandt, è di certo una bella ipoteca sul futuro del cinema europeo.
Crediamo di poter attraversare le nostre vite senza che malattie o violenza ci possano annientare, ma la separazione e i torti subiti ci portano a conoscerle. A qualsiasi età e in qualunque continente umano

1 risposta al commento
Ultima risposta 14/02/2011 22.20.52
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fedefluke  @  28/12/2010 20:30:22
   9 / 10
Un film che piace e cattura fin dall'inizio per la sua atmosfera che riesce a far immergere lo spettatore nella storia che tiene sempre appassionati e che fa riflettere fin dove si può/deve arrivare nella vita per essere coerenti e dare l'esempio ai propri figli. Un voto in più va sicuramente poi per l'interpretazione dei due ragazzini. In definitiva dal mio modesto punto di vista il miglior film natalizio che è stato ingiustamente fatto uscire in poche sale in rapporto alla qualità che ha.

arturo  @  21/12/2010 21:55:05
   5 / 10
la Bier mette troppa carne al fuoco, istituisce una mezza dozzina di magniloquenti conflitti e dilemmi che uno bastava ampiamente, e pretende pure di risolverli tutti (alcuni, come quello africano, in maniera assolutamente improbabile e grossolana, altri a tarallucci e vino), costringendosi ad una interminabile coda di scene madri e confronti che sfiancherebbe anche Tornatore. Delusione del sottoscritto, che pure ero un fan convinto della danese.

dagon  @  18/12/2010 08:16:20
   7½ / 10
bel film, emozionante ma non manipolativo. Sostenuto dalla performance impressionante dei due bambini, è una pellicola interessante ed acuta. Un po' pretestuosa la parte in Africa.

Lapucciosauro  @  12/12/2010 23:25:21
   7½ / 10
veramente molto commovente, sono riuscito ad immedesimarmi nei personaggi completamente, specialmente in quello del medico. i dialoghi sono pochi ma intensi...alcune scene veramente toccanti...lo consiglio a tutti, anche se dispiace vedere così pochi commenti per questo piccolo capolavoro danese.

Gruppo COLLABORATORI Gabriela  @  08/11/2010 09:28:00
   8 / 10
Elias e Christian: vale a dire quando l'amicizia tra due bambini diventa una rischiosa alleanza, diviene un gioco pericoloso carico di vendetta e di rabbia, quando il dolore viene tradotto in violenza.
Nei meravigliosi paesaggi danesi e nell’africa sofferente e violenta due famiglie mettono in discussione i propri ideali e la Bier ci presenta un film carico di sofferenza ma - (forse una delle poche volte per un film danese) -non nichilista.

Bravissimi tutti gli attori ma soprattutto Christian: bravissimo ad interpretare il ragazzino sofferente, senza un sorriso, freddo e vendicativo.

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Ultima risposta 20/12/2010 17.30.04
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Gruppo COLLABORATORI JUNIOR quadruplo  @  07/11/2010 23:35:05
   8½ / 10
Pregevolissima pellicola della Bier, a dimostrare ancora una volta la validità del cinema danese. A better world racconta una storia attuale (scritta con un altro grande cineasta danese,Anders Thomas Jensen de "le mele di adamo") raccontata n maniera cruda e estremamente iperrealista.
Diverse le chiavi di interpretazione, quella che personalmente mi ha colpito di più è il dualismo nel diverso approccio verso, come dice il titolo, un mondo migliore. Ho come l'impressione di trovare sempre più personaggi nel mondo del cinema che si muovano verso il bene comune anche con mezzi poco "ortodossi", trovando anche il favore dello spettatore. Segno forse di un malessere generale e di una perdita di fiducia nelle istituzioni. Ad ogni modo, i diversi approcci verso questo fine vengono messi in crisi dai diversi avvenimenti.

Grandissimi gli interpreti, dai giovanissimi christian a elias agli adulti (presenti anche Ulrich Thomsen de "le mele di adamo" e Zlatko Burić, il mitico Frank della trilogia "pusher").
Forse avrei osato di più nel finale, ma come ho letto in un commento, probabilmente non era questa la visione dell'autrice.

Fino a questo momento il migliore film che ho visto di questa (scarsa) annata cinematografica.

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Ultima risposta 20/12/2010 21.42.17
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Gruppo COLLABORATORI SENIOR jack_torrence  @  06/11/2010 12:38:55
   7½ / 10
Potente affresco sulla vendetta e sul perdono.
Su quanto sia difficile o impossibile pensare o illudersi di arginare l'aggressivitÓ, sempre rinfocolata dall'istinto di rivalsa.
E' un film che, attraverso il suo protagonista, predica il perdono (come unico modo per impedire che - di rivalsa in vendetta - l'escalation della violenza diventi catastrofica), ma non s'illude sulla sua capacitÓ di poter pi¨ che contenere e limitare i danni.

Il limite che impedisce al cinema della Bier di essere davvero grande, Ŕ che dÓ l'impressione di star sempre a dimostrare una tesi (anche se attraverso una messinscena di forte impatto e grande verosimiglianza) senza un tocco di genio che porti tutto alle estreme conseguenze. Sembra fermarsi un attimo prima e ricomporre il film con un finale che se non consolatorio Ŕ sicuramente pacificato.
Questo probabilmente le garantisce un'audience maggiore. Per sua espressa ammissione, non Ŕ sua intenzione congedarsi dallo spettatore con un pugno nello stomaco...

Non a caso, Miglior film per il Pubblico - oltre al Gran Premio della Giuria, al festival di Roma 2010.

Vedi recensione

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR kubrickforever  @  04/11/2010 18:39:55
   8 / 10
Questo è il primo film della Bier che vedo e devo ammettere che ne sono rimasto piacevolmente sorpreso.
Il film è davvero ben fatto, gli attori sono tutti in parte e, cosa non da poco, l'ho trovato molto coinvolgente. Gran merito va dato sicuramente alla talentuosa regista danese, la quale è riuscita a confezionare un film pieno di riflessioni su temi attualissimi e non sfociando mai nella retorica.
Mezzo punto in più perchè la Bier dal vivo è anche una bella gnocca.

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Ultima risposta 10/12/2010 09.28.49
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Gruppo REDAZIONE VincentVega1  @  04/11/2010 17:45:08
   7½ / 10
Il protagonista del film è Anton: eroe in Sudan, dove come medico in un campo profughi è il punto di riferimento della "sua" gente; eroe in Danimarca, dove il figlio riporrà la sua felicità nelle loro chiaccherate sul lago.

L'Africa come luogo di disperazione e morte, di soprusi e di inganni, di enorme fascino nella sua crudeltà; e quell'uomo facente ormai parte di quella realtà ora si ritrova con le mani nelle viscere di una donna squartata, ora con le mani accarezzare i lunghi capelli del figlio.
Il caldo continente nero ha cambiato gli occhi di Anton, ora sono occhi di ghiaccio, estranei al frivolo mondo europeo, ed il freddo paesaggio danese diventa per lui fonte di calore ed affetto, riassunto nel viso del figlio Elias.

Christian invece è un bambino che ha perso da poco la madre: il suo carattere è impossibile e riversa le colpe di quella "fetale" scomparsa al padre, reo di essersi arreso alla morte. Christian è un bambino precoce, che usa la violenza come scudo ad una infanzia rubata perché sin troppo adulta.
La sua amicizia con Elias, il figlio di Anton nonché bambino timido e impacciato, causerà una serie di eventi che lasceranno un solco indelebile nella vita di due famiglie così ideologicamente distanti.

Ma quel cinema nordico che spesso ignora la funzione/finzione cinematografica di fiaba a lieto fine, qui si lascia attrarre dalla speranza che in qualsiasi caso tutti noi possiamo ritrovarci in un mondo migliore. Lo sguardo femminile della regista scende a compromessi con il fascino discreto del pubblico.

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Ultima risposta 28/12/2010 23.45.01
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