i protagonisti regia di Robert Altman USA 1992
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i protagonisti (1992)

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locandina del film I PROTAGONISTI

Titolo Originale: THE PLAYER

RegiaRobert Altman

InterpretiTim Robbins, Greta Scacchi, Fred Ward, Whoopi Goldberg, Peter Gallagher, Brion James, Cynthia Stevenson, Vincent D'Onofrio, Dean Stockwell, Richard E. Grant, Sydney Pollack, John Cusack, Peter Falk, Andie MacDowell, Bruce Willis, Julia Roberts

Durata: h 2.04
NazionalitàUSA 1992
Generecommedia
Tratto dal libro "I protagonisti" di Michael Tolkin
Al cinema nel Novembre 1992

•  Altri film di Robert Altman

Trama del film I protagonisti

Griffin Mill - dirigente di una società cinematografica - passa ore a farsi riassumere 'in 25 parole', da innumerevoli soggetti e sceneggiatori, progetti da tradurre in film. Tempestato da minacciosi messaggi (probabilmente dello sceneggiatore David Kahane), egli lo trova in un cinema di periferia, litiga con lui, lo stordisce e finisce con l'affogarlo in pochi centimetri d'acqua sporca. Poi ne circuisce la fidanzata June Gudmundsdottir, e lascia per questa donna la sua segretaria-amante Bonnie, mentre un altro arrivista, Larry Levy, eterno rivale di Griffin, è sempre pronto a carpirgli il posto.

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Voto Visitatori:   7,70 / 10 (32 voti)7,70Grafico
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Voti e commenti su I protagonisti, 32 opinioni inserite

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VincVega  @  26/10/2019 22:42:43
   8 / 10
Metacinema di Altman, "I Protagonisti" inizia subito con un grande piano sequenza, in grado di collocare la feroce critica alla Big Hollywood, capace di calpestare chiunque pur di fare soldi e per salvare il proprio status, senza aver rimpianto alcuno. Finale perfetto in un tripudio d'ipocrisia.

"Possiamo parlare di qualcosa che non sia Hollywood una volta tanto?"
Un attimo di silenzio, poi tutti scoppiano a ridere.
Grande Altman.

DarkRareMirko  @  22/02/2018 23:33:14
   9 / 10
Tra i migliori film di Altman in assoluto, forte di un cast stellare (una fiumana di camei illustri, e nelle scene eliminate c'eran pure Franco Nero, Tim Curry, Joe D'Alessandro, Jeff Daniels, Patrick Swayze...), momenti riuscitissimi (le parti di tensione, inclusa la telefonata finale, son degni del miglior Craven, e non scherzo), divertimento, atmosfera, regia da maestri (come il piano sequenza nell'intro), citazioni a go-go, metacinematografia (il film nel film, nel finale), brio e un Robbins strepitoso.

Lo stesso Altman nega, ma a me tutto è parso una gran satira su di un'altra Hollywood; notevolissimo.

DogDayAfternoon  @  05/06/2017 13:44:47
   7 / 10
Lo stile ricorda molto "America oggi" dello stesso periodo. "I protagonisti" è forse meno intrigante, anche più difficile da seguire, però risulta una denuncia ben riuscita che regala alcuni momenti veramente ottimi.

Eccessivamente verboso in alcune parti, è un film che forse merita più di una visione per poter essere apprezzato e capito completamente. I cinefili si divertiranno a cogliere le numerosissime citazioni e la miriade di camei delle più note star di Hollywood.

Matteoxr6  @  04/10/2016 17:37:52
   8½ / 10
Sarò sincero, lì per lì ho pensato: vabbè, originale nel suo modo di raccontare lo sfacelo di Hollywood attraverso sé stesso, però è mancato di mordente. Esatto, la trama fa veramente schifo, è questa la doppia metafora: ti mostra e ti dice passo per passo (

Nascondi/Visualizza lo SPOILER SPOILER ) come riuscire a far uscire nel mondo una pellicola di infimo livello traendo guadagno, che è esattamente la trama de I protagonisti, del film stesso. È questo il punto: al cinema è uscita una produzione schifosa che ti spiega come scrivere e guadagnare con una produzione schifosa. Ho letto alcuni commenti che si sono soffermati proprio sul fatto che alla fine l'intreccio de "I protagonisti" non fosse granché, oppure noioso in alcune parti; ho letto persino qualcuno che si lamentava del finale. Questo mi fa capire come taluni non siano arrivati a comprenderlo pienamente, che equivale a non averlo capito affatto. È sicuramente una pellicola a sé stante, che non può concedere bis.

7219415  @  28/01/2016 11:17:19
   7 / 10
strano ma niente male

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Angel Heart  @  06/10/2015 18:00:12
   6 / 10
Pungente nella sua satira, curioso per le apparizioni delle star (curioso quanto inutile), ma nel complesso decisamente insapore: probabilmente avrebbe avuto maggior presa se la narrazione fosse stata intrecciata come quella del successivo "America Oggi" che appunto seguiva una moltitudine di personaggi ordinari alle prese con problemi personali; in "I Protagonisti" invece (complimenti per il titolo) la storia è focalizzata su un solo personaggio in un contesto troppo complesso, difatti la dissacrazione di Hollywood, seppur graffiante, rimane sempre una cornice a discapito di un thriller plot che perde di mordente man mano che i minuti passano.

Deludente, anche se buono.

Filman  @  20/07/2015 22:16:29
   8½ / 10
L'assoluta efficacia nel destreggiarsi all'interno del classico per rielaborare gli archetipi narrativi è il principale promotore dell'avanzamento stilistico di Robert Altman, che con un tratteggio di cinema e non cinema annienta ogni termine e carattere categorico, partorendo THE PLAYERS in un gioco di sfumature che mischia non solo il drammatico al comico, ma anche l'esplorazione al miglioramento, l'omaggio alla novità, tanto nella forma quanto nei temi portanti, prettamente vicini al mondo Hollywoodiano del regista, chiaro e spietato nei suoi continui compromessi, e che quindi trasfigura e varca la normalità di un thriller comunque tipico e comune per adottare un linguaggio implicito che, attraverso il film stesso critichi la figura del film stesso, diventando così un manifesto metacinematografico agli estremi della propria personalità e in quell'utilizzo subliminale di stereotipi e ricette basilari riuscire a parlare, nella propria inconfondibile tecnica, d'altro e di sé stesso in una confezione di gran classe.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR elio91  @  27/04/2014 23:25:34
   8½ / 10
Molto "Viale del tramonto", tanto metacinema, un Altman in formissima sforna un prodotto che prende per il sedere Hollywood con una ferocia, la stessa dei personaggi ritratti, che non può lasciare indifferenti.
Aggiungiamoci la cornice fittizia del thriller, in realtà un escamotage narrativo felicissimo e che si intreccia perfettamente col senso del film sullo splendido finale, che è un capolavoro, e possiamo candidamente ammettere che anche questo è un altro gioiello nella carriera di un autore gigante e poco considerato.

JOKER1926  @  24/11/2011 00:57:23
   6½ / 10
La specialità è ciò che emerge immediatamente e con facilità nel film "I protagonisti", qui insomma siamo lontano dalle solite commedie del mondo americano.
Perché, dopotutto, "I protagonisti" seppur intrigato in alcuni passaggi, seppur intriso in morte, mistero e killer, nasconde sotto un'anima graffiante una commedia dai toni loschi, bui e affascinanti.

Il film oltre ad un ottimo lavoro di tecnico innalzato dalla regia di Robert Altman non perde occasione per "sfottere" il sistema cinematografico di Hollywood.
La morale è semplice, nel mondo del Cinema rigirano troppi interessi che "meccanizzano" i film e non li rendono vivi, tolgono loro un'anima e la fantasia, lo scopo è palese, poltrone e grana.

"I protagonisti" regala inoltre un finale beffeggiatore che nel suo risulta essere indubbiamente intrigante e del tutto poco usuale.
Per la pellicola di Altman in linea definitiva vengono fuori più pregi che difetti, il film, infatti, riesce a prender lo spettatore attraverso una buona miscela di storia che riserva vari momenti stravaganti.

Goldust  @  02/09/2011 12:33:26
   7½ / 10
I protagonisti è un film che mi ha appassionato per buona parte della visione: ipercinefilo ( partendo dal piano sequenza iniziale ), sarcastico, disincantato, con una storia a metà strada tra giallo e commedia che si lascia seguire bene. va tutto bene, anche la rappresentazione dell'arrivismo yankee fine anni 80 e la critica ( edulcorata ) all'industria Hollywoodiana ed ai suoi personaggi ( possibile che un film campioni d'incassi si possa decidere dal telefono di una cabriolet? oppure con un riassunto di sole 25 parole? ).
Poi però si arriva verso la fine, ed Altman tira delle conclusioni..


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Gruppo COLLABORATORI julian  @  30/03/2011 21:23:06
   8 / 10
Il mondo del cinema disaggregato, spogliato e deriso.
Altman, come tanti altri registi innamorati del cinema prima di lui, lascia la sua firma nella lista dei film su hollywood; il risultato è eccezionale per qualità tecnica, intelligenza ed autoironia.
Il film è un'appassionante e divertentissima commedia travestita da noir e rimangono memorabili i numerosi cameo hollywoodiani, il piano sequenza iniziale, la critica finale al materialismo dell'industria e l'happy ending conclusivo. Nessuna amara critica è stata mai così divertente.

paride_86  @  13/10/2010 02:32:43
   7½ / 10
Altman gira un film su Hollywood e il cinema, e lo fa lucidamente e in maniera spietata.
Il cinema che racconta se stesso può sembrare poco interessante, o perlomeno autoreferenziale, invece quella che ci propone Altman è una storia valida e fuori dagli schemi ma, allo stesso tempo, fedele a tutti i requisiti di un blockbuster - requisiti che vengono elencati proprio durante il film.
Piacevole e cattivo.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Ciumi  @  13/09/2010 11:02:39
   8½ / 10
Nella citazione dichiarata a 'L'infernale Quinlan', i primi minuti sono tutti altmaniani, un intersecarsi di personaggi e dei loro discorsi, uno scorrere della lente ora all'uno ora all'altro, un guardarli da dietro una finestra, o appostato a distanza: finché la moltitudine si stempera e l'obiettivo si sposta sul suo soggetto. Un dirigente cinematografico che si trova a vivere in prima persona in una di quelle centinaia sceneggiature che ogni giorno deve ascoltare; non la migliore, anzi una di quelle scartate, scelta dalle opportunità, variata da qual grande giocatore che è lo stesso Altman.
Vi trova dentro un'umanità, nel volto di quell’uomo vile, o un timore, anche in egli, nel protagonista finto di un film finto, non può esimersi dal soffermarsene.

Se con 'Nashville' raccontava attraverso la musica la desolazione del panorama dell'America di oggi, con 'I protagonisti' il regista non ha bisogno di uscire dal suo mondo; disincanta con ironia il cinema tutto, criticandone i miti, le false illusioni; dietro agli scenari di cartapesta, che nella pellicola sono perlopiù i luoghi frequentati dai potenti del cinema, c'è la stessa speculazione, la stessa industria, lo stesso arrivismo, il medesimo cinismo che vige al di fuori.
Un film per avere successo deve avere suspense, scene di sesso, un po' di violenza, un lieto fine, soprattutto un lieto fine: Altman ne 'I protagonisti' mette un po' di tutto questo.
Decine di altre opere famose menzionate, numerosi cammei di attori e personaggi importanti, ma Altman li cita come i musicisti di 'Nashville', non divi né gente speciale, sono i numeri di una moltiplicazione finanziaria.
E' un thriller? Sino a poco dopo la scena molto tesa dell'omicidio parrebbe di sì. Ma c'è un'altra sequenza, ancora più bella e significativa, in cui il sospettato siede alla centrale per un interrogatorio. Lui è agitato, gli altri strani personaggi ridono di lui come a dirgli: "Ma di che càzzo ti preoccupi? Non è mica un thriller, è un film di Altman'.. una grande commedia americana.


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Ultima risposta 14/09/2010 20.39.03
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Noodles_  @  03/02/2010 17:02:40
   9½ / 10
Secondo me il più bel film di Altman.
O meglio, se la gioca con America Oggi, ma personalmente preferisco questo per l'impostazione thriller, uno dei miei generi preferiti.
Chiunque ami il cinema non può perdersi questo capolavoro, se non altro per come viene mostrato tutto quello che c'è dietro alla produzione e alla realizzazione di un film.
L'ambiente di Hollywood viene impietosamente sezionato, ci vengono sbattute in faccia le ansie e le pressioni che subiscono i responsabili della scelta di un copione, la freddezza e il doppiogiochismo dei protagonisti, appunto, di questo mondo solo apparentemente dorato.
E tutto questo viene realizzato con classe e maestria.
Non posso esimermi dal citare lo splendido piano sequenza iniziale: vidi questo film al cinema l'anno in cui uscì, e mi ricordo ancora benissimo la sensazione che provai durante i titoli di testa.
Cast ispiratissimo: Robbins che vaga per tutto il film con quell'aria di chi deve difendersi da tutto e da tutti, e nello tempo responsabile del destino di coloro che si rivolgono a lui per sottoporgli il proprio script (bellissima la figura del tipo "con quello strano accento inglese"...).
Greta Scacchi, Whoopi Goldberg, Peter Falck, Lyle Lovett, Peter Gallagher, e soprattutto uno stupendo Fred Ward nel ruolo della fedele guardia del corpo.
Tutti in stato di grazia.
Senza contare gli attori che interpretano se stessi nelle varie location tipiche di quell'ambiente: ristoranti, feste, studios, ecc.
E ovviamente azzecatissimo il finale, ultimo colpo di genio di quest'opera perfetta.

gandyovo  @  21/12/2009 17:33:21
   8 / 10
film magnifico, un punto sotto ad America Oggi, x i miei gusti

Gruppo REDAZIONE amterme63  @  06/11/2009 23:45:46
   8 / 10
Si tratta di un ottimo film che non annoia per niente e che si segue con interesse. La mano del grande regista la si vede eccome. Infatti questo film può essere visto da diversi punti di vista.
1) Un semplice thriller che appassiona e tiene in sospeso lo spettatore fino in fondo.
2) Una sottile ma feroce critica al mondo della cinematografia americana e in generale dell’intera società, con la sua etica cinica ed edonista.
3) Una riflessione sulla natura del mezzo cinematografico (è arte o industria?) e sul fatto che ormai il cinema ha creato una specie di mitologia di se stesso, di cui ampiamente si nutre (le citazioni di mostri sacri come ad esempio Orson Welles e tanti altri).
I primi 8 minuti sono un unico grande piano sequenza ininterrotto, scoperta citazione dell’Infernale Quinlan e di Nodo alla Gola. L’ambiente è quello della classe media americana al lavoro, con la sua frenesia, il girare continuo senza pausa, in un tritatutto che stritola, maciulla e livella. Dall’intrigo di gente indaffarata emerge il protagonista, un tipico “yuppie”, l’eroe sociale prodotto degli anni 80 americani.
Altman ce ne dà un ritratto critico ma allo stesso tempo partecipe. Le paure interiori del protagonista, i suoi momenti di crisi emotiva, lo fanno un essere umano degno di comprensione. Sono solo lampi, momenti, poi il turbine della vita pubblica lo rapisce e finisce così per vendere coscienza e rapporti interpersonali sull’altare del successo e del potere.
La causa scatenante della sua crisi è una serie di minacce da parte di un misterioso speditore di cartoline. Questa circostanza lo spinge a riflettere su se stesso e il suo lavoro, sul suo ruolo umano e sociale. La consapevolezza non lo porta però a cambiare vita, anzi fa di tutto per rimanere quello che è pur sapendo di essere “uno str.onzo”.
Il bello è che, a differenza di ciò che avveniva nei film classici, adesso non c’è più l’intervento risolutivo di un ente esterno come il rimorso o la Polizia o la punizione divina. No, in questa nostra società presente si può commettere un crimine e farla bellamente franca, senza tanti rimorsi. Questo film anticipa in qualche maniera “Crimini e Misfatti” di Woody Allen.
A questo tema s’intreccia la riflessione che fa Altman sul cinema in generale, sul suo essersi ridotto a merce, a prodotto che deve assolutamente vendere, nonostante la consapevolezza generale che il cinema è e può essere Arte.
La tentazione del successo facile, del guadagno rovina tutti prima o poi, anche quelli che si spacciano per “artisti puri”. Chi non si adegua a questa legge (procurare ricchezza o successo) viene inesorabilmente posto ai margini o buttato fuori.
La sorpresa finale ci fa capire che Altman odia a morte questo mondo e lo vorrebbe far fuori. Non gli rimane che l’ironia. Il finale del film è sì lieto, ma è una letizia falsa, convenzionale. Il quadro umano e sociale è molto amaro. La via è aperta a quel capolavoro che è America Oggi.

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Ultima risposta 14/09/2010 08.29.15
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Invia una mail all'autore del commento wega  @  24/09/2008 10:34:20
   7 / 10
Metacinema completo, una satira (o riflessione?) su Hollywood ed i suoi target, rispettati oltretutto dal film stesso, happy-ending compreso. Anche il soggetto proposto nel finale è il film che si è appena visto, una schiera infinita di attori nel proprio ruolo e citazioni storiche succulenti per tutti gli appassionati di cinema. Se lo si paragona a "Viale del tramonto" per i contenuti, e a "8 1/2" per la particolare (quella di Fellini unica e irripetibile!)struttura metacinematografica a cui cerca di ispirarsi, comunque sia variandola, siamo di fronte ad una buona pellicola, con i propri limiti. Bello, ma non eccezionale.

Gruppo COLLABORATORI ULTRAVIOLENCE78  @  31/08/2008 20:11:14
   7½ / 10
Altman, valendosi di una pletora stratosferica di "stars", ci consegna la sua testimonianza sulla realtà che si cela all'interno della rilucente e patinata confezione del cinema hollywoodiano. Una realtà dominata dalla precarietà e dall'opportunismo, in cui la carriera di ciascun soggetto dipende dalle decisioni (arbitrarie) altrui. Ne emerge una dimensione di forte instabilità, in cui ogni individuo percepisce la propria impotenza e l'incapacità di determinare il proprio percorso: ciascuno è legato a fili mossi da altre persone, che a loro volta da "manovratori" possono ritrovarsi inopinatamente a diventare i "manovrati". Così come il finale di un film dipenderà dal soddisfacimento degli interessi di chi è in alto nella gerarchia di quel sistema "perverso" che è la produzione cinematografica, così anche il corso "perverso" della vita reale di un soggetto risulterà alla mercè di chi, pur di garantirsi il proprio profitto, non si farà scrupolo di ingerirsi nella sfera privata altrui modificandola a proprio piacimento.
"The player" non è certamente un capolavoro, né è dotato di quella straordinaria forza corrosiva che ha caratterizzato altre opere del regista americano (quali "Nashville" e "America oggi"), ma rimane pur sempre un film da non trascurare e per la sua arguzia e per per gli spunti interessanti che offre. Da ricordare, inoltre, il famoso lungo piano sequenza iniziale (9 minuti), omaggio all' Orson Welles de "L'infernale Quinlan" e all'Hitchcock di "Nodo alla gola". Ma i tributi ad altri autori (tra cui De Sica e Pollack) non si fermano qui, e tra tutti spicca quello al Wilder di "Viale del tramonto", il cui respiro sembra attraversare tutta la pellicola di Altman.

k@rlo  @  14/07/2008 12:28:55
   6½ / 10
dare l'insufficienza nn posso proprio, xk cmq è una storia molto intrigante e soprattutto studiata bene, però poteva essere sviluppata molto meglio, i aspettavo molto di + d un raduno d attori così vasto mi aspettavo un super film, e invece m ha un po' deluso....

alexp79  @  12/03/2008 15:14:58
   7½ / 10
bella fotografia del mondo cinematografico USA....

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Ultima risposta 24/09/2008 10.36.45
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Gruppo COLLABORATORI Terry Malloy  @  02/03/2008 14:31:24
   7½ / 10
Un piccolo gioiello di Altman che ritorna sugli schermi dopo un paio di commedie con una delle tematiche a lui care, la denuncia a Hollywood.
Un bellissimo film fino alle scene finali dove si perde in retorica e intellettualismo programmatico, quasi snob.
Meraviglioso sicuramente Tim Robbins in un ruolo tagliato per lui solo. (nel cast uno degli attori feticcio di A., Peter Gallagher che si vedrà in OC e si era già visto in America Oggi nel ruolo del “tagliatore”)
Sottolineo solo una scena che mi ha colpito: portato alla stazione di polizia del quartiere malfamato dove è avvenuto il fattaccio, il produttore si comporta come in un film (sceneggiatura come sempre raffinata) suscitando l’ilarità degli agenti disincantati da una realtà tipica americana (Hollywood) contribuente con il suo operato affabulatorio a quel vuoto culturale tanto sottolineato in America Oggi.

everyray  @  12/02/2008 11:36:55
   5½ / 10
parto premettendo che il mio voto è forse un pò troppo basso,poichè il film non mi ha preso più di tanto,ma devo ammettere che la regia è ben congeniata..i primi 10 minuti di piano-sequenziale sono davvero geniali,continui cammeo durante tutto il film da parte di attori,scrittori e registi veri....buone premesse,ma per me il film inizia a diventare un pochino noiosetto dopo la seconda parte,quando anzichè crescere d'intensità inizia a smorzarsi un pochino...mi aspettavo di più!!

Mister  @  02/02/2008 17:56:43
   8½ / 10
La storia in sè non è particolarmente significativa, ma è un feroce, acuto, intelligente, impietoso, divertente film satirico su Hollywood e sull'ambiente del cinema

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento emans  @  28/10/2007 19:38:43
   7½ / 10
sottoscrivo la media attuale...un film che va capito e va visto piu di una volta per cogliere a pieno il significato!
il cast è in parte e vedere attori famosi prendere in giro se stessi è proprio divertente(soprattutto il duro willis)...io pero a quel punto avrei preferito vedere gente "meno" famosa come protagonista...e a Robbins avrei fatto interpretare un ruolo secondario nella parte di se stesso come fanno gli altri...
critica al mondo del cinema riuscita!

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  29/05/2007 00:56:23
   8 / 10
Film molto importante all'interno della carriera di Altman. Ne segnò, in un certo senso, la rinascita dopo prove tutt'altro che riuscite (Follia d'amore) o sfortunate (Terapia di gruppo). E' la struttura della storia la parte migliore di questa pellicola, veramente molto curata, la quale miscela nella misura giusta, la satira sul mondo Hollywood, ricettacolo di personaggi meschini disposti a tutto in cambio del tanto agognato successo e trama giallo-poliziesca.

Gruppo COLLABORATORI fidelio.78  @  27/04/2007 15:40:05
   7½ / 10
Un buon film, al vetriolo come spesso riesce a fare Altman, ma non un capolavoro. Una leggera stanca affloscia la parte centrale, ma comunque un film interessante e tecnicamente validissimo.

Beefheart  @  22/03/2007 16:59:56
   8 / 10
Ottimo film che, oscillando tra noir e commedia, gioca felicemente col soggetto di cinema sul cinema, o meglio, sulla politica e la filosofia cinematografica di Hollywood. Filososfia che, rinomatamente, impone quei clichè narrativi modaioli che garantiscono l'efficacia economica di un film, piuttosto che artistica. Altman, ovviamente, propone il tutto con personalissimo senso critico e, dall'inizio alla fine, non si/ci risparmia nulla in materia di polemica ironia ed amaro sarcasmo. La storia, come lo stesso regista ama sottolineare per bocca dei suoi personaggi, è apprezzabile in quanto molto semplice, riassumibile in meno di 25 parole, accattivante, maligna ma senza degenerare e verte sulle faticose vicende alle quali un affermato produttore cinematografico, un "addetto ai lavori", deve fare fronte quotidianamente allo scopo di mandare avanti il pachiderma hollywoodiano. Intuibilmente la selva dei protagonisti rispecchia una società arrivista, prettamente materialista, indifferente a tutto ciò che non ha un ritorno produttivo, quindi è avulsa da ogni aspetto morale e/o artistico fine a se stesso. Quasi nessuno tra i personaggi è prevalentemente "positivo", se non chi dice di non amare il cinema e quindi di non averci nulla a che fare o, addirittura, chi ci muore per gli effetti collaterali del proprio dissenso artistico. Chi non aderisce ai capisaldi della buona produzione, che necessita di sesso, violenza, divi e lieto-fine, non ha chance e, a volte, nemmeno vita lunga. Molti scrittori e sceneggiatori vedono infrangersi le loro aspettative su questi scogli manageriali e a volte, come in questo film, riescono persino a coltivare qualche lieve, estemporaneo, filo di speranza, che illude momentaneamente prima di venire repentinamente stritolato dall'ingranaggio della macchina dei soldi, che alla fine domina sempre imperante. Sin dalla primissima scena, una interminabile, magistrale, carrellata di 7 minuti, non si assiste ad altro che ad una precisa sequela di efficacissimi attacchi, frontali e non, allo show-biz delle grandi case produttrici; per farlo Altman si avvale della generosa collaborazione di decine e decine di mitiche star del grande schermo che, a quanto pare, si sono felicemente prestate, a "paga sindacale", ad interpretare se stessi nel proprio habitat. Non manca neppure il doveroso omaggio al Cinema con la "C" maiuscola rappresentato, in questo caso, da "Ladri di biciclette" cui il protagonista assiste in un cinema di periferia. Insomma un film saturo di maestri e maestria, comparse e citazioni, ironia e contraddizioni, finalizzato a mettere insieme quanto di buono esce da Hollywood, allo scopo di colpire Hollywood. Un film capace di soddisfare i cinefili convinti e compiacere a tutti gli altri. Veramente meritevole.

davil  @  05/03/2007 15:26:11
   8 / 10
uno dei film di altman che più ho apprezzato, ottimo cast e storia ben realizzata

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  12/01/2007 01:25:53
   7 / 10
Forse dovrei rivederlo, visto che è umanamente ritenuto un capolavoro, ma ho l'impressione che la sua potenziale cattiveria a mano a mano si perda... certo ritratto vetriolico del mondo del cinema e bla bla bla incredibile passerella di guest-stars (memorabile soprattutto l'amara ironia di Burt Reynolts che "scherza" col suo declino) ma non mi sembra che l'obiettivo sia completamente centrato. Cmq. un buon film

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Ultima risposta 18/02/2008 21.02.31
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quaker  @  04/01/2007 00:02:30
   10 / 10
Bellissimo; Altman corale come al solito, ma qui eccellente in tutto, non si perde mai. Piano sequenza iniziale in cui - nei dialoghi - si cita il piano sequenza di the touch of evil (l'infernale quinlian di Orson Welles). Tim Robbins grandioso. Brava Greta Scacchi. E tutti, tantissimi interpreti sarebbero da ricordare: almeno Julia Roberts in un cameo. Hollywood al cubo. Los Angeles, con i suoi ristoranti, lo star system, ma anche il deserto della California, la polizia, il gioco dei manifesti e del cinema, condotto con ironia sottile. Miliardi di citazioni intrecciate, e poi i film (anche Ladri di Biciclette) nel film, ed i rimandi fra cinema e realtà. Poche volte vedendo un film sono rimasto così entusiasta del cinema.

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Gruppo COLLABORATORI SENIOR foxycleo  @  17/08/2006 10:19:10
   7 / 10
Film tratto da un'opera di Tolkin e da lui sceneggiato. Satira su Hollywood, la "grande fabbrica dei sogni". Critica dell'avidità, della freddezza e anche della fortuna di coloro che giocano a far sognare. Grandi apparizioni; cast più che nutrito di facce note; mi è piaciuta Greta Scacchi.

franx  @  02/06/2006 22:25:34
   7½ / 10
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Andate a vedervelo subito, affittatelo.
E' interessantissimo, ottimo il cast di attori, forse un po' confusionario, ma estremamente convinciente.
Realistico nel più Altmaniano dei modi, nessun eroe, nessun ideale, solo un mondo patinato e superficiale, probabilmente quello vero dello spettacolo.
Lascia una certa angoscia, un senso di incompiutezza.
Finisce male.

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