la leggenda del santo bevitore regia di Ermanno Olmi Italia 1988
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la leggenda del santo bevitore (1988)

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locandina del film LA LEGGENDA DEL SANTO BEVITORE

Titolo Originale: LA LEGGENDA DEL SANTO BEVITORE

RegiaErmanno Olmi

InterpretiSophie Segalen, Dominique Pinon, Sandrine Dumas, Anthony Quayle, Rutger Hauer

Durata: h 2.05
NazionalitàItalia 1988
Generedrammatico
Tratto dal libro "La leggenda del santo bevitore" di Joseph Roth
Al cinema nel Novembre 1988

•  Altri film di Ermanno Olmi

Trama del film La leggenda del santo bevitore

Andreas Kartak, ex minatore della Slesia espulso dal suo paese per un omicidio involontario, vive ora alcolizzato sotto i ponti di Parigi. Un giorno un distinto signore che si dice in debito con Santa Teresa di Lisieux gli offre duecento franchi che Andreas dovrÓ restituire alla statua della santa nella chiesa di Batignolles. Da quel momento, nell'alcolico mondo flottante di Andreas, avviato alla fine, Ŕ un susseguirsi di incontri e piccoli miracoli che gli impediscono di saldare il debito.

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Voto Visitatori:   6,59 / 10 (17 voti)6,59Grafico
Miglior filmMigliore regiaMiglior fotografiaMiglior montaggio
VINCITORE DI 4 PREMI DAVID DI DONATELLO:
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Voti e commenti su La leggenda del santo bevitore, 17 opinioni inserite

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StIwY  @  14/08/2018 16:27:56
   5 / 10
Nonostante io sia uno che in genere, raramente si annoia, anche nei film mediamente lenti nello svolgimento, ma qui si sale sul ridicolo. Sembra che in qualche modo il regista abbia VOLUTO in qualche modo tediarci con il trascorrere del film alla metà della velocità reale. Senza un non meglio precisato motivo. li avanzava pellicola da sprecare ? Può darsi.

Gruppo COLLABORATORI Compagneros  @  05/02/2017 18:34:29
   6½ / 10
Olmi rimane piuttosto fedele all'opera di Joseph Roth e si affida a un ottimo Rutger Hauer.
Film intenso ma di una lentezza esasperante. Roth condensa in suo racconto in poco più di sessanta pagine, Olmi poteva senz'altro sfornare un film più breve.

Gruppo REDAZIONE amterme63  @  06/10/2013 21:48:04
   8 / 10
Indipendentemente dal fatto che si sia credenti o no, "La leggenda del santo bevitore" di Ermanno Olmi rimane un lavoro cinematografico molto apprezzabile e di notevole valore artistico, soprattutto affascina e coinvolge: ha qualcosa che ti cattura, un sottile ma intenso pathos emotivo che penetra nell'animo anche del non credente.
Tutt'ora il significato del film è dibattuto: chi è il signore che si presenta due volte al barbone Andreas offrendogli dei soldi in nome di Santa Teresa di Lisieux? Chi rappresenta? Che significato ha? E poi quanta fantasia e quanta realtà c'è nelle visioni di Andreas quando incontra la ragazzina dai capelli scuri? Gli avvenimenti sono pure e semplici coincidenze, oppure nascondono un disegno ben preciso? Chi è che mena il gioco? Che significato ha il finale? E' un premio o una punizione?
"La leggenda del santo bevitore" è il tipico film in cui le immagini e i fatti rimandano ad altri significati di natura metaforica e spirituale, la cui natura e il cui senso è lasciato alla libera interpretazione dello spettatore. Questo film di Ermanno Olmi ha qualcosa delle atmosfere dei film di Tarkovskij. Anche se non si riesce a decifrare o a capire, rimane però la bellezza delle forme usate, la quale colpisce e rimane impressa.
Per ottenere questo Olmi usa l'espediente di tenere imprecisato il tempo in cui si svolge il film. E' la Parigi degli anni 50 o degli anni 30? L'ambiente e il contorno delle vicende rimane indeterminato e sfumato, allo stesso tempo però caratteristico. Ad esempio i bar, gli alberghi, i negozi, le persone normali sono tipicamente ed essenzialmente francesi. Insomma Olmi è riuscito ad estrarre l'essenza del tempo e del luogo, rappresentandola in maniera concreta e astratta allo stesso tempo. Anche questo contribuisce a far percepire la storia come esemplare, come una novella morale. Poi c'è la rarefazione dei dialoghi e l'allungamento dei tempi e dei ritmi (molto avviene tramite sguardi o contemplazioni, altro "trucco" per portare i significati dal reale allo spirituale o all'emotivo).
Rutger Hauer poi ci restituisce un personaggio molto umano, mite, buono ma debole e che cede alla tentazioni. Andreas è un uomo fondamentalmente buono ma assolutamente poco scaltro e opportunista e quindi è destinato a vedere fallire tutto quello che fa. Eppure nonostante ciò (e forse per questo) alla fine viene "premiato" con la considerazione e l'esaltazione (anche se forse è una magra consolazione che lui nemmeno riesce a percepire).
Con questo film, secondo me, Olmi ha voluto tracciare un suo ideale di perfezione spirituale: una bontà tutta nell'animo, al di là dei comportamenti (Andreas va a *******, è sensibile all'eros, beve smodatamente, ha ucciso un uomo); un ideale che è diverso da quello delle gerarchie religiose ufficiali.
Al di là dei significati, rimane un film molto bello e che non lascia indifferenti.

Leonardo76  @  10/11/2012 15:18:29
   6 / 10
Dico la verità: l'ho visto un'ora alla volta...
Definirlo un film lento sarebbe un'eufemismo tuttavia riesce a catturare l'attenzione grazie alle sue atmosfere fuori dal tempo, in effetti a volte sembra ambientato nel secondo dopo guerra e in altre scene si vedono automobili moderne. Bravissimo Hauer che 23 anni dopo interpreterà un ruolo simile in Hobo with shotgun.

TheLegend  @  15/12/2011 17:19:44
   6 / 10
Abbastanza piatto e facilmente dimenticabile se non fosse per l'ottima prova di Rutger Hauer.
A tratti davvero troppo lento anche se tecnicamente valido.

Invia una mail all'autore del commento Totius  @  01/02/2011 11:47:02
   7½ / 10
FIlm molto bello e tanto, tanto riflessivo... Pochissimi dialoghi. Tanto che nelle parti più lunghe la riflessione diventa spiritualità. Gli occhi di Andreas, a mio avviso un eroe romantico e maledetto, e la parigi malinconica e bagnata dalla pioggia conferiscono al film un tocco di sublime bellezza e poesia. Le musiche di Stravinskij sono belle ma non sempre azzeccate all'andamento del film. E poi trovo fastidiosa la scelta di mettere alcuni dialoghi in francese in un film ambientato completamente a Parigi (e quindi dove si parla SOLO francese).

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Gatsu  @  13/08/2010 12:22:06
   6 / 10
Non mi pare vero che questo lavoro di Olmi meritasse questi premi se non per la sublime interpretazione di Hauer, specialmente quello sulla migliore regia. Non è che non mi sia piaciuto, ma non digerisco questa sua magniloquenza e sovrabbondante uso di tediosa religiosità. Una visione poco umile direi anche se poi il film mostra varie volte buone cose come tutta la prima parte. Olmi non mi va tanto.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR elio91  @  10/07/2010 11:33:15
   8 / 10
"Perché a nulla si abituano gli uomini più facilmente che ai miracoli, se si sono ripetuti una,due, tre volte."

Ed è proprio l'abitudine al miracolo e il continuo rimando di una promessa d'onore con cui si trascina avanti la vita dell'ubriacone Andreas (un Hauer magnifico e intenso). La Parigi in cui vive è un posto dell'anima,malinconica e triste come tutto il tono del film. Seguiamo la sua storia e la sua fine partendo da un miracolo da saldare e che i continui rimandi,dovuti ad altri miracoli appartenenti spesso ad una vita passata,porteranno il protagonista ad una fine illusoria ma dolce.
Olmi invece dirige come suo solito con una lentezza non indifferente ma anche con eleganza e bravura. La lentezza non si fa sentire all'inizio,anzi il film prende,però La leggenda del santo bevitore non è un lavoro perfetto: troppo lungo e troppo ridondante,la pesantezza esagerata si fa sentire verso il centro del film. In compenso il protagonista sembra un personaggio complesso ma privo di una vita passata ma Olmi smentisce tutto svelandoci lentamente i fatti salienti che lo hanno portato alla sua vita da ubriacone, donandoci un ritratto di un uomo solo e disgraziato che all'improvviso si ritrova miracolato.
D'altronde se la novella di Roth non sembra adattarsi allo stile del regista si adattano invece perfettamente i personaggi,dotati di una calma interiore che influenza anche tutto il film. E se su carta la Leggenda del santo bevitore è lunga neanche una sessantina di pagine con un andamento quasi fiabesco e certamente veloce,Olmi quasi amplia la sua visione (pur non tradendo mai gli avvenimenti descritti da Roth) e rende il film spirituale e profondo.
Purtroppo Olmi esagera e,anche se molto bello,ci si annoia e non poco nella parte centrale. Fotografia,musiche classiche e interpretazioni sono perfette,però.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Ciumi  @  24/03/2010 17:48:14
   7½ / 10
E’ molto bello sinché transita da locale a locale, da bar in bar, da osteria in osteria; gentile come il vino, crudele come il vino, mentre trascorre senza scopo con l’andatura di un fantasma appesantito. Bello nel mutare degli ambienti attorno al volto acceso di rosso, che non cambia d’espressione, nemmeno durante gli incontri, nemmeno nei ricordi, fisso davanti a un bicchiere. E bello anche sino all’apparizione dell’uomo caritatevole, dell’angelo utile appena a qualche bevuta di più.
Ma poi il finale prova a dare “sostanza” a quelle ali, e un’aureola al vagabondo, e al film un’aria da catechismo: e allora il bel racconto si vanifica invece di completarsi, secondo me.
Peccato. Sarebbe bastata la sua umiltà, probabilmente, a renderla una pellicola profonda.

davidekyo  @  26/01/2010 12:00:28
   4 / 10
Difficilmente ho visto film inconcludenti e inutili come questo....Peccato perchè all'inizio promette proprio bene.....

Rand  @  28/05/2009 12:43:21
   5½ / 10
Non è il mio film preferito di Olmi, un pò troppo lungo, lento, la storia meriterebbe, ma non è mai riuscita a coinvolgermi appieno, ricordo solo le interpretazioni buone, le ambientazioni in una Parigi fumosa e livida.
La storia è molto penosa, triste, certo coinvolge, ma dura troppo, sarebbe da leggere il libro di Roth per capirne la genesi.

sonhador  @  15/10/2007 22:42:06
   5½ / 10
parte bene...ma si accusa presto sonnolenza..

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  19/10/2006 08:38:45
   6½ / 10
Ha perfettamente ragione chi indica nel film di Olmi un sentore "carestiaco" francamente fastidioso.
E' un'opera intuitivamente di grande bellezza formale, che pero' scade nella prolissità e nel tentativo non riuscito di beatificare il personaggio di Kartak come fosse una sorta di Francesco D'Assisi dei mendicanti, ben al di sotto della sublime metafora del testo di Roth (breve, succinto, e a tratti incantevole per la sua capacità dialettica e quasi fiabesca).
Vale soprattutto per l'immensa interpretazione di Hauer, per quanto sia incontestabile che da un libro splendido sia pressochè impossibile realizzare un capolavoro al cinema.
Furbo leone d'oro a Venezia, malgrado la stima immensa (per Olmi e il suo cinema)

Epicuro  @  08/06/2006 14:39:42
   10 / 10
Bravo Olmi...........te fai un bon lavuur!

loveandpeace  @  11/03/2006 14:05:51
   2 / 10
e no e no.. non me ne vogliate.. ma non ho mai visto film più noioso.

Gruppo COLLABORATORI paul  @  22/01/2006 18:42:15
   9 / 10
Bellissimo e semplicissimo, un Rutger Hauer straordinario ed irriconoscibile(solo 5 anni prima aveva interpretato il Replicante-capo dell'indimenticabile BLADE RUNNER). Imperdibile per le anime sensibili.

KANE  @  15/01/2006 13:02:27
   9 / 10
bellissimo film di olmi con un Rutger Hauer bravissimo e toccante!!
un film che è poesia allo stato puro, un flm che parla della speranza di una nuova vita, per tutti quelli che si trovano "spalle al muro" per chi è andato aa fondo per chi vive ai margini della società!
un film ben girato, ben recitato, un film che non è piaciuto particolarmente al grande pubblico ma che è una perla del cinema italiano!

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