la morte e la fanciulla regia di Roman Polanski Francia, Gran Bretagna, USA 1995
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la morte e la fanciulla (1995)

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locandina del film LA MORTE E LA FANCIULLA

Titolo Originale: THE DEATH AND THE MAIDEN

RegiaRoman Polanski

InterpretiBen Kingsley, Stuart Wilson, Sigourney Weaver

Durata: h 1.43
NazionalitàFrancia, Gran Bretagna, USA 1995
Generedrammatico
Al cinema nel Settembre 1995

•  Altri film di Roman Polanski

Trama del film La morte e la fanciulla

Da una pièce del cileno Ariel Dorfman. In un paese latinoamericano da poco tornato alla democrazia, quindici anni dopo essere stata seviziata e torturata dalla polizia segreta, Paulina Escobar (S. Weaver) crede di riconoscere in un medico (B. Kingsley) uno dei suoi torturatori. Lo cattura, lo immobilizza, lo processa, affidandone la difesa al proprio perplesso marito avvocato (S. Wilson). Epilogo amaro in una sala da concerto dove il Quartetto Amadeus esegue il celebre Quartetto n. 14 in re minore di Schubert (La morte e la fanciulla).

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Voto Visitatori:   7,75 / 10 (48 voti)7,75Grafico
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Voti e commenti su La morte e la fanciulla, 48 opinioni inserite

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Romi  @  17/02/2019 21:39:30
   9 / 10
Ennesimo film di Polansky che non delude, ma affascina. Ottimo trhiller/drammatico. Ambientazione fobica da appartamento tipica del regista. Tre attori bastano per riempire un film!

Thorondir  @  18/08/2018 11:49:07
   7½ / 10
Sadico torture-drama movie di quel geniaccio di Polanski. Vendetta contro le torture della dittatura, in una spirale di perversione in cui l'uomo si dimostra uguale all'uomo ma si ferma davanti all'emulazione dello stesso, quando andare oltre significherebbe varcare la linea tra il "noi" e il "loro".
Attori perfetti nei loro ruoli, in particolare Kingsley, capace di dare l'ambiguità del personaggio.
Film decisamente intrigante, maligno, subdolo, polanskiano, forse giusto un po' statico alla distanza. Da vedere.

fabio57  @  07/09/2016 15:36:18
   8 / 10
Polanski è regista straordinario e ogni suo lavoro è un piccolo capolavoro di cinematografia, naturalmente ci asteniamo da considerazioni morali sulle sue vicende giudiziarie, che non appartengono a questo contesto. Questo film è emozionante e intriso di poesia e di commozione. Una considerazione mi viene spontanea, l'orrore può avere tante facce ed essere mistificato, può possedere un aspetto delicato e gentile, fino alla fine lo spettatore si chiede se la ragazza non ha preso un abbaglio. Lo sterminio dei cinque milioni di ebrei non fu legato solo alla follia criminale di un pazzo paranoico, ma a tante migliaia di soldati, padri di famiglia esemplari, persone "normali", che pensavano che quello fosse un sacrificio necessario per la salvaguardia della razza e agivano in modo scellerato perché seguivano dei maledetti ordini.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Angel Heart  @  19/06/2016 13:23:16
   7 / 10
Sceneggiatura tagliente ed ambigua prende vita nella miglior forma tra un terzetto di attori molto convincente ed una capacità narrativa tesa e claustrofobica che, malgrado i limiti della location, non cade mai nella staticità.
Da un regista geniale che sa come muovere la cinepresa anche in spazi nulli come questo (dimostrato anche nel futuro "Carnage") e che sa come tenere lo spettatore sulle spine fino all'ultimo secondo di pellicola.

ferzbox  @  19/06/2015 18:09:34
   7½ / 10
Se devo dirla tutta non sono un grande estimatore della "Morte e la fanciulla" ; non tanto perchè non sia riuscito a coinvolgermi,la storia è interessante,la curiosità viene stuzzicata ed alcuni dialoghi del trio che compongono la pellicola sono studiati bene; tuttavia non ho trovato nulla di geniale nella sceneggiatura che,per quanto intrigante,non mi ha mai fatto esaltare o accorgermi di qualche genialata; tutto scorre bene ma senza particolari espluà e questo mi ha lasciato con un pizzico di amaro in bocca.
Da aggiungere anche che la prova attoriale di Sigourney Weaver non è nemmeno tra le migliori secondo me,interpretava un personaggio sofferente e turbato è vero,ma da lei ho visto performance molto più convincenti.....la stessa cosa vale per Ben Kingsley,a mio avviso poco immedesimato nel ruolo della vittima.....senza escludere poi che alcune reazioni dei personaggi le ho viste leggermente improbabili e troppo "tranquille"; non so come spiegare,ma non ho sentito quella tensione che si sarebbe dovuta scorgere in una situazione del genere....
Ciò non toglie comunque che si tratta di un film godibilissimo,scorre bene e si fa seguire fino alla fine,ma non lo ritengo il capolavoro osannato da alcuni....anche perchè,a dirla tutta,nemmeno la regia l'ho vista così spettacolare....buona si....ma nient'altro.....se gia penso a "Rosemary's baby" o al "Pianista" stiamo su un altro livello......almeno dal mio punto di vista.....

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Ultima risposta 19/06/2016 14.16.44
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Charlie Firpo  @  20/05/2015 09:12:42
   7 / 10
Buon film di Polanski con una Weaver in gran splolvero, nel complesso anche se girato tutto in una stanza riesce ad intrattenere lo spettatore, personalmente di Polanski preferisco altre cose.

Il film comunque vale la visione.

hghgg  @  26/11/2014 00:09:10
   8½ / 10
Credo che "La morte e la fanciulla" tra tutti i più grandi film di Polanski sia quello più sottovalutato e meno considerato forse perché facente parte del periodo diciamo "di mezzo" della carriera del regista (quello che va da "Pirati" a "La nona porta" in pratica) che di solito passa sottotraccia rispetto alla produzione degli anni '60, '70 e dell'ultimo decennio; e se non è questo il meno considerato comunque se la gioca di certo con il suo "Macbeth" del 1971.

Tant'è, resta il fatto che, almeno per me, questo grande esempio di cinema rimane uno dei migliori film di Roman Polanski e guarda caso siamo sempre lì: date a Polanski una manciata di attori (appena tre in questo caso, altre volte sono stati quattro o addirittura soltanto due) e un set ridotto all'osso (qui è un piccolo appartamento soprattutto, e poco altro, come la scogliera o il teatro che vediamo nella prima e nell'ultima sequenza) e lui sarà capace di tenervi incollati allo schermo per tutta la durata del film, sarà capace di scuotervi nel profondo delle viscere, di richiamare in superficie le paure, le tentazioni e gli orrori più nascosti, sarà capace di scatenare l'inferno; tre attori, una casa e Roman Polanski, è quanto basta per terminare la visione con lo stomaco sottosopra.

E pensare che qui Polanski si occupa "solo" della regia e non lo troviamo anche nelle vesti di autore. La solida, tesa e cruda sceneggiatura è opera di Rafael Yglesias in collaborazione con Ariel Dorfman, l'autore dello spettacolo teatrale dal quale il film è tratto; non a caso la sceneggiatura è di chiara impostazione teatrale, tre attori sul palcoscenico a scambiarsi dialoghi serratissimi, ora cruenti, ora commoventi, ora drammatici, a volte perfino ironicamente amaro-divertenti (in qualche modo può quasi sembrare un antenato infinitamente più oscuro di "Carnage") ma in ogni caso sempre molto intensi grazie ad un livello di scrittura altissimo e senza mezzo calo di tensione, che anzi nel finale, al momento della vera confessione del dottor Miranda, diviene quasi insopportabile, di un'intensità pazzesca; davvero notevole il lavoro fatto nella sceneggiatura nel trasporre lo spettacolo dal teatro al cinema.

E per fortuna perché questo è un film tutto basato sulla qualità dei dialoghi, sulla solidità della sceneggiatura e sul talento degli attori; inutile dire che anche questo terzo punto funziona a meraviglia... Questi tre sono entrati nella storia in modo a dir poco perfetto, rendendosi dannatamente credibili (pure troppo, cavolo) nei panni dei loro personaggi e non era facile, visto che sono due inglesi e una nord-americana che interpretano tre sud-americani, essere così credibili e naturali.

Sigourney Weaver è meravigliosa e finalmente dimostra di essere molto più che l'ammazza Xenomorfi per eccellenza; qui c'è invece un'attrice drammatica splendida giunta al punto più alto della sua carriera con quella che è di certo la sua più grande prova d'attrice; meravigliosa e commovente prova pregna di intensità drammatica in cui la Weaver riesce a tratteggiare mirabilmente le tante sfaccettature psicologiche del suo personaggio in un'interpretazione che in certi momenti strappa sinceri applausi e qualche lacrima.

Ben Kingsley è altrettanto mostruoso e in questo caso la parola "mostruoso" è davvero ben utilizzata; l'ho trovato sublime nell'accompagnare l'evoluzione finale del suo personaggio, la sua vera natura che si rivela; mentre per gran parte del film lascia gli onori del palcoscenico alla Weaver, pur recitando la recita del suo personaggio in maniera fantastica, nella straordinaria sequenza sul ciglio della scogliera Kingsley si prende letteralmente la scena, nel momento della vera e terrificante confessione del suo personaggio, con un monologo frutto di una bravura spaventosa. C'è qualcosa di realmente viscido e disturbante in questo grande monologo di Kingsley, qualcosa che mi ha lasciato sotto-sopra, merito dell'intensità che questo eccellente attore è riuscito a donare alla scena, la migliore del film. Un peccato che un attore tanto abile sia troppo spesso impegnato in produzioni di basso livello, avrebbe potuto dare al cinema molto di più di quanto abbia in fatto in effetti e questa interpretazione è lì che ce lo dimostra. Il disgusto, la debolezza, il viscidume, le complessità psicologiche, la malvagità, la soddisfazione e altre cose ancora che Kingsley tira fuori in quel monologo finale rendono questa forse la sua prova migliore (ma con lui è più difficile decidere, bisogna prendere in considerazione almeno anche "Gandhi"). E ci metto anche la sequenza finale, in teatro, con quello scambio di sguardi straordinario, riassunto di tutta l'intensità torci-budella che permea il film, tra Kingsley, la Weaver e Wilson.

Ecco, Stuart Wilson. Così, come prima impressione, si potrebbe pensare a lui come l'anello debole del film, un terzo incomodo nello scontro tra vittima e carnefice, in realtà è un personaggio altrettanto fondamentale, altrettanto splendidamente caratterizzato e interpretato alla perfezione da un Wilson che non fatica a tenere testa a quei due fenomeni che gli stanno di fianco. Bravissimo e ci sono dei momenti, tra lui e la Weaver, che sarebbero da scuola di recitazione tanta la credibilità, l'intensità e la naturalezza delle loro interpretazioni. Una prova misurata e calibratissima quella di Wilson, equilibrata in tutti i momenti del film mai troppo sopra le righe e mai troppo spento.

Da notare l'ottima fotografia (Tonino Delli Colli) cupa e smorta nelle luci a rimarcare non solo il blackout che colpisce la casa ma anche, ovviamente, la cupezza e l'oscurità del male che ricopre come una cappa l'intero film.

Eccoci quindi, grande sceneggiatura, perfetta trasposizione, tre attori in forma smagliante, impostazione teatrale e un set fotografato benissimo e assolutamente essenziale. E Polanski ?

Polanski ci sguazza come Paperon De' Paperoni nell'oro, dirigendo l'orchestra con un'abilità e una maturità espressiva spaventosa, spremendo al massimo gli attori sia nelle parti corali che nei meravigliosi "soli" (e qui il monologo di Kingsley torna prepotente a farsi ricordare, ma ce ne sono anche 2-3 della Weaver che sono da brividi) e realizzando non so nemmeno quante scene memorabili in un'ora e quaranta di film. Tanto sicuro di se, e a ragione, dietro la mdp da regalarsi perfino una splendida scena d'azione "rock'n rolla" , quando torna la luce, parte la musica a palla e i tre cominciano a lottare tra di loro... Mi è preso un colpo, ed è una scena riuscitissima.

E poi una prima mezz'ora di "presentazione" perfetta, mai noiosa con quella cappa d'ansia latente e quella sensazione di tensione e di fragilissima quiete prima di un'inevitabile tempesta. Dopodiché è solo inferno. E qui la storia di Dorfman gli è decisamente venuta incontro. Qui non c'è bisogno di metafore con sette sataniche, di psicosi orrorifiche e follie surreali, ne "La morte e la fanciulla" a Polanski viene consegnato l'orrore più vero, più reale, più umano, più sconvolgente e lui deve solo metterlo in scena da par suo. Il risultato è un film bellissimo che sfiora il capolavoro, un film che narra di una storia inventata, una storia inventata troppo tragicamente simile a tante, infinite storie fin troppo reali avvenute sotto le dittature centro-sud-americane in quei terrificanti anni '70...

Con una sceneggiatura che cattura tutti i punti chiave, l'orrore della dittatura, le terrificanti torture, i diritti umani calpestati, la follia e la crudeltà, i danni e le implicazioni psicologiche, i ricordi, i traumi, l'inutilità della vendetta, lo scambio dei ruoli di vittima e carnefice, la debolezza e la forza umana, la disperazione, il desiderio di giustizia, di verità e cattura il tutto con un equilibrio che posso solo ammirare, e con una regia che tanto bene è collegata e in sintonia con testo e attori non si può che creare qualcosa che scuote lo spettatore nel profondo.

Grazie all'impostazione teatrale non ci sono flashback, tutti i racconti (realistici, drammatici e cruenti da star male...) sulle torture e i soprusi e le angherie e gli stupri, le umiliazioni, ci vengono sparati in piena faccia direttamente dalle parole della Weaver e dalla sua voce ora furiosa, ora spezzata ora disperata e poi ancora dal monologo di Kingsley e ci resta solo sgomento e un gran mal di stomaco perché i dialoghi e gli attori raccontando e recitando ti fanno vivere il tutto con un'intensità che be, almeno a me personalmente ha fatto versare più di una lacrima, di rabbia e di commozione. Una girandola di emozioni che non permette distrazioni, mai.

Credo che su storie trattanti orrori cosi reali Polanski si sia superato soltanto al momento di realizzare "Il pianista" ma solo perché quel film era infinitamente più personale, più sentito, lì non era solo il direttore d'orchestra, quello era il SUO film, più di tutti gli altri.

Tolto ciò i dialoghi, le scene di questo film e le emozioni che mi hanno provocato non le dimenticherò facilmente, i pugni nello stomaco quando sono così intensi lasciano segni profondi, come quelli delle torture che rischi quasi di sentirti a dosso se entri troppo in sintonia con il film.

"La morte e la fanciulla" è uno dei più grandi film di Roman Polanski e uno dei gioielli da ricordare nel cinema degli anni '90, che le parole di Sigourney Weaver e Stuart Wilson vi restino impresse e che non dimentichiate mai il terrificante monologo finale di Ben Kingsley, perché qui siamo di fronte ad uno splendido frammento della storia del cinema.

Da ricordare, sempre. Splendido.

pak7  @  30/10/2014 16:36:17
   8 / 10
Stupendo pellicola di Polanski, magnetica, fuori dai canoni, incentrata sul tema della vendetta. Ambientata quasi totalmente in interni, intrattiene, creando quel giusto pathos nello spettatore.

Spotify  @  09/09/2014 18:25:08
   7½ / 10
Grande film del maestro Polansky. Una storia cruda e spietata raccontata e narrata come si deve. E' una storia dove chiaramente il tema centrale è la vendetta. Però alla fine il regista ci vuole anche far capire che la vendetta non soddisfa sempre il desiderio di rivalsa di una persona, e infatti ce lo fa chiaramente capire dal finale. Cast straordinario nonostante formato da soli 3 attori: la Weaver è pazzesca, Kingsley altrettanto e poi anche il buon Stuart Wilson riesce a dire la sua. Regia serrata e stupenda di Polansky che in pochi metri di spazio (la pellicola è girata per il 99.9 % in una casa) riesce a non far annoiare per niente lo spettatore. Tensione costante per tutto il film, perchè poi dopo un po' non capisce più se realmente l'uomo immobilizzato è il colpevole o è solo un' innocente vittima di un crudele scherzo del destino. Bella anche la fotografia e la scenografia è molto d'effetto. Lo sviluppo della storia è realizzato ottimamente e questo è dovuto soprattutto ad una brillantissima sceneggiatura, piena di colpi di scena e di ottimi dialoghi. Il finale è bellissimo e la scena sulla scogliera è girata magistralmente. Per non parlare poi dell'ultimissima scena al concerto.

Un grande film con degli strepitosi attori! Consigliatissimo.

StIwY  @  30/04/2014 22:45:36
   8½ / 10
Eccellente film che conferma la bontà del registra, girato interamente su pochi metri quadrati, ma che tiene incollati allo schermo su una ambigua verità, che solo alla fine porterà alla conoscenza definitiva dei trascorsi della protagonista. Finale spiazzante. Assolutamente da vedere

MonkeyIsland  @  12/07/2013 01:27:06
   8½ / 10
Filmone del grandissimo Polanski.
La Weaver e Kinglsey sono di un altro pianeta e qui lo confermano, tensione a mille nonostante sia girato quasi interamente dentro la casa (cosa che confermerà in Carnage).
Un altro appunto sarà il mio pallino con gli oscar ma com'è possibile che la Weaver non l'abbia mai vinto è un mistero (come l'Adjani).

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Ultima risposta 26/11/2014 00.37.49
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Clint Eastwood  @  21/07/2012 10:28:28
   8 / 10
Impostazione scenica à la CARNAGE, cambia l'argomento ma regia è sempre quella di un abilissimo Polanski che sa gestire gli spazi e i tempi mantenendo alta la concentrazione. La vendetta tema centrale della vicenda è un piatto che comunque va assaggiato, lentamente e non per il gusto di farlo ma per scoprire la verità che si cella dietro inspiegabili malvagità dell'uomo. Ennesima lezione di cinema del regista polacco.

Gruppo STAFF, Moderatore Jellybelly  @  03/07/2012 11:48:06
   8 / 10
Thriller di sguardi, battute, azioni e reazioni, colpi e contraccolpi, tutti (o quasi) nella tensione di un unico ambiente. Perché l'effetto funzionasse, però, c'è bisogno di tutta la maestria di un Polanski in stato di grazia, oltre che di un Ben Kingsley semplicemente straordinario, capace di instillare il dubbio sulle sue reali intenzioni fino alla fine. Meno in parte invece Sigourney Weaver, che paga troppo lo scotto di identificarsi nel tenente Ripley per riuscire a sembrare una credibile vittima di orrori passati. Ma sono dettagli: "La morte e la fanciulla" funziona eccome, e lascia senza fiato fino al finale, scoprendosi a poco a poco fino a denudarsi del tutto.

C.Spaulding  @  14/06/2012 12:06:40
   8 / 10
Ottimo film di Polanski. Un film crudo che incolla allo schermo e non annoia grazie alla storia e alla scenggiatura che sono davvero ottime. Bravissimi tutti gli attori dalla Weaver a Kingsley. In un ipotetico paese del sud america una donna crede di riconoscere in un medico uno dei suoi torturatori....lo sottoporrà ad un processo violento e sommario. Da vedere.

topsecret  @  07/05/2012 20:00:02
   7½ / 10
Senza il bisogno di scenografie sfarzose, sceneggiature epiche ed effetti speciali sontuosi, questa volta Roman Polanski riesce a tirare fuori una storia forte, cruda e di grande presa emozionale.
Con l'ausilio di tre attori in grande spolvero, notare la performance di una intensa e sofferente Sigourney Weaver, il regista franco-polacco imbastisce una trama cupa, fredda e determinata nel coinvolgere il pubblico e trascinarlo in un vortice buio di emozioni e stati d'animo frenetici ed inquietanti.
Una visione che merita un voto positivo.

outsider  @  06/05/2012 13:18:57
   9 / 10
ennesimo film che avevo visto, ricordavo male e, grazie alle meraviglie di Rai4, ho rivisto ieri ed or commento.
va bene, io adoro, ammiro, amo profondamente la Weaver, considero Polanski un fenomeno mandato da Dio in terra a miracol mostrare, pertanto il mio alto voto è prevedibile per uno "scontato" mi piace. ma questa, a livello oggettivo, è arte di alto, altissimo livello allo stato puro e, come sempre nei film in cui ci sia Roman, in qualsivoglia forma, esplora tantissimi aspetti.
Grazie, grazie di essere venuto in terra oh grande.
Ben bravo, ovviamente, tantè che la voglia di

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Ultima risposta 06/05/2012 19.43.02
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gemellino86  @  04/05/2012 16:35:08
   8 / 10
Grande opera teatrale di Polanski tramutata in cinema. Da notare un grande Ben Kingsley. Non è tra i migliori del regista polacco ma è un film che merita.

1 risposta al commento
Ultima risposta 19/08/2015 23.09.18
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Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  02/03/2012 18:58:10
   8½ / 10
"Finiremo per morire, inseguendo il passato" (cit.)


Un gioco al massacro quasi grottesco (come un Beckett a cena con gli scrittori sudamericani), un film strepitoso dove si gioca una partita pericolosa tra i ricordi di Buenos Aires del 1977 (ma non è detto che sia l'Argentina), plasmata da un trio di attori assolutamente fantastici, unici, insostenibili. Il primo piano ferito di Kingsley è una specie di reportage-verità trasportato nel teatro-cinema di Polansky, nel più (ir)realistico film della sua filmografia

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR rain  @  01/03/2012 19:49:52
   7 / 10
Un classico film di Polanski: personaggi caratterizzati molto bene e tensione sempre alle stelle. Tuttavia in questa opera ho notato una certa ripetitività che alla lunga stanca un po', per questo secondo me, puir essendo un buon film, non è assolutamente tra i migliori del cineasta polacco/francese.

Gruppo COLLABORATORI Compagneros  @  01/03/2012 19:11:13
   8 / 10
Ottimo film di Polanski di natura teatrale. Ottimo il (ristretto) cast.
Malsano e durissimo ma privo del pornografico compiacimento di mostrare torture e stupri.
Vittima e carnefice, i ruoli possono scambiarsi? è lecita la vendetta? può esistere la giustizia?
Grande opera, da vedere.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR oh dae-soo  @  01/03/2012 10:47:25
   8 / 10
ATTENZIONE: il commento presenta leggere anticipazioni.

Se c'è un terribile lato oscuro mai venuto completamente alla luce nella nostra storia recente questi sono sicuramente gli anni delle dittature cilene ed argentine degli anni 70 e dei primi anni 80, anni di terrore contraddistinti dal terribile fenomeno dei Desaparecidos, ovvero le persone rapite per motivi politici dalle forze governative e poi letteralmente scomparse. Si scoprirà poi che dietro queste sparizioni si nascondevano campi di concentramento, torture e nella maggior parte dei casi la morte. Memorabile fu lo scandaloso Mondiale di calcio del 1978 in Argentina quando tutto il mondo si divertiva e festeggiava tra le strade del paese malgrado si sapesse benissimo quali orrori e torture si perpetrassero nelle stesse strade. Il Governo usò il Mondiale (tra l'altro vinto "rubando", ma non poteva non essere così) per nascondere la verità e far apparire l'Argentina come un gioioso e tranquillo paese in democrazia.
Tutto questo cappello perchè credo che qualsiasi film tratti tali argomenti abbia questo come merito principale, ossia far conoscere a chi non ne avesse mai sentito parlare una pagina di storia terribile che soltanto i numeri e le motivazioni (non definitive come la celebre soluzione finale) possono far apparire come tragedia minore rispetto, ad esempio, alla Shoah.
E se qualcuno nel Cinema ha preso il tema di petto, in modo molto drammatico come nello splendido Garage Olimpo, altri in modo quasi paranormale come in Immagini, ecco che Polanski affronta la tragedia con un'evocativa (nel senso che mostra nulla) trasposizione cinematografica di una piece teatrale di pochi anni precedente (curioso come sia dello stesso impianto il suo ultimo film, Carnage, e come anche il titolo, letteralmente "massacro" possa essere abbinato per motivi diversi ad entrambi i film) .
La qualità maggiore del film è proprio la coerenza di Polanski perchè sarebbe stato facilissimo inserire nel film dei terribili flash back, inserti atti a mostrare tutto quello che nella pellicola viene soltanto raccontato. Sarebbe stato facile far presa sul pubblico e realizzare un film shock di denuncia pieno zeppo di immagini nude e crude (si parla di elettroshock, sodomia a ragazzine, torture devastanti, umiliazioni disumane) ma il grande regista polacco mantiene fino alla fine la sua impronta teatrale, la sua unità di luogo (una casa sperduta), tempo (una nottata) e azione (una coppia che tiene segregato un presunto ex torturatore del regime).
E così la storia di Paulina, la donna che riconosce in quel dottore-piombato quasi per caso in casa sua- il torturatore che da ragazzina la martoriò fisicamente e psicologicamente, è semplicemente la storia del tentativo di far venire a galla la verità storica, una storia sì di vendetta, perchè altro non può essere, ma di una vendetta più etica e morale che fisica. Paulina rappresenta tutte le vittime innocenti di quella tragedia, il dottor Miranda tutti i carnefici e l'avvocato Gerardo, il marito di Paulina, quello Stato che in teoria vorrebbe sì far riemergere tutto quello che è successo ma in realtà sembra essere soltanto spettatore passivo, entità che più che indagare e condannare sembrerebbe preferire soltanto dimenticare. E non è un caso che durante gli stupri subiti da Paulina il medico usasse ascoltare La Morte e La Fanciulla di Schubert, archetipi perfetti per simboleggiare il regime dittatoriale dell'epoca e l'innocenza della maggior parte delle loro vittime.
Ad una prima parte un pochino lenta e ingarbugliata segue un'ora serratissima, in cui più di una volta lo spettatore è disorientato e arso dal dubbio se quel dottore sia stato o no davvero il torturatore che ricorda Paulina (tecnica simile a quella di Hard Candy e Il Dubbio). La Weaver è perfetta, Kingley, con quell'aria luciferina, sempre grande.
Il finale è gestito in maniera perfetta. Il pathos della telefonata a Barcellona mentre contemporaneamente Paulina porta Miranda alla scogliera, la confessione di Miranda (tutta in primo piano senza nessuno stacco sul piano d'ascolto nè di Paulina nè di Gerardo, davvero notevole ed inusuale), l'umiliante perdono, forse peggiore della morte, che Paulina concede al medico, il concerto finale sulle stesse note di Schubert con quello scambio di sguardi.
Davvero grande cinema.
Ed utile, se mai fosse possibile, per non dimenticare.

romrom  @  01/03/2012 08:52:17
   8 / 10
Mi è piaciuto molto, ottime le interpretazioni di Ben Kingsley e Sigourney Weaver

TheGame  @  09/02/2012 18:54:39
   6½ / 10
Polanski intrappola lo spettatore in un piacevole gioco di equivoci, nell'ambiguità delle caratterizzazioni e sebbene i continui rovesciamenti di ruolo mostrino il fianco a una certa ridondanza e l'epilogo sia pronosticabile, è innegabile una buona costruzione della tensione, complici un trio d'interpreti ben calati e la giusta dose di teatralità, marchi di fabbrica del regista polacco.

Invia una mail all'autore del commento Andre82  @  04/11/2011 16:38:46
   7 / 10
Come voto, è a metà strada tra il 6,5 e il 7. Parte iniziale da non farti staccare lo sguardo dallo schermo, poi il ritmo cala, ma nonostante ciò la suspance resta, anche perché si resta nel dubbio fino alla fine. Bravi anche i due attori protagonisti.

Jumpy  @  11/09/2011 20:31:28
   7½ / 10
E' un film in cui, più che di commedia degli equivoco, si potrebbe parlare di thrillere degli equivoci. Tutta la prima parte del film si gioca su un sottile gioco di detto/non detto, sul filo della follia della protagonista.
Polanski riesce a costruire in poco più di un'ora e mezza una tensione psicologica cupa ed al limite del sopportabile, con un film ambientato per il 90% in una stanza.
Drammatico, a tratti violento e crudo, finale amarissimo che lascia allo spettatore il dubbio su quale sia la verità.

david briar  @  06/09/2011 00:09:59
   8 / 10
"La morte e la fanciulla" è l'ennesima conferma che Polanski è uno dei più grandi registi viventi(a mia conoscenza).

Il film ha una prima mezz'ora buona ma con il difetto che il personaggio della Weaver in quella parte appare davvero odioso,fortunatamente dopo la sua caratterizzazione viene ampliata e ci si sente più vicini a lei,e si capisce il perchè di quel comportamento.

La cosa più notevole non è tanto la sceneggiatura(che non è stata scritta da Polanski e si vede)ma il modo in cui Roman riesce a farci immedesimare in tutti e tre i protagonisti,in qualunque luce vengano messi.

Naturalmente la regia è splendida come al solito,e dona grande ambiguità alla vicenda,facendoci credere prima una cosa e poi un'altra,e in questo soprattutto il finale riesce a lasciare il dubbio nel cuore.E c'è la solita sensazione di sconvolgimento dopo aver visto un suo film,quella sensazione che ti fa riflettere su quanto visionato e dà un'importanza alla visione soprattutto dopo.I film di Polanski ti accorgi in particolare dopo averli visti quanto ti sono piaciuti,e non durante.

In conclusione,si potrebbe dire che "La morte e la fanciulla"è un minore di Polanski,e infatti non è a livello dei suoi migliori,ma se è questa la qualità dei suoi minori,be,non vedo l'ora di vedermeli tutti.

bulldog  @  01/06/2011 10:03:14
   7½ / 10
L'unità di tempo e luogo, l'aria stantia che si respira nell'appartamento unita al crescendo della musica di Schubert fanno de "La Morte E La Fanciulla" un film altamente claustrofobico e leggermente sottovalutato nella filmografiìa di Polanski.

Ottima la S.Weaver.

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Ultima risposta 06/06/2011 12.11.05
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Larry Filmaiolo  @  27/05/2011 18:15:29
   7 / 10
buon film, non eccezionale, ma va sottolineato il fatto che pur basandosi su una pièce teatrale tiene alta la tensione e intriga lo spettatore, complice il magnifico duo Weaver e Kingsley.

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Gruppo REDAZIONE amterme63  @  25/03/2011 19:23:19
   7 / 10
Dopo avere titillato la morbosità dello spettatore con "Luna di fiele", Polanski torna a sfornare un solido film simil-classico, seguendo la traccia sicura e affidabile di mastro Hitchcock.
"La morte e la fanciulla" ha un impianto decisamente teatrale. La storia si svolge tutta in una casa isolata lungo la costa argentina, durante una tempestosa notte estiva. Le unità aristoteliche sono scrupolosamente rispettate. Gli interpreti sono poi solamente tre. Viene alla mente la struttura di tanti film hitchcockiani, tipo "Nodo alla gola".
Come nei film del grande Maestro, l'ossatura è formata da dilemmi di natura etica e di giudizio di verità/falsità, innocenza/colpevolezza. La suspence, la presa sullo spettatore è rappresentata da questi dilemmi, i quali intrigano e stimolano il coinvolgimento ("cosa farei io al loro posto?").
La protagonista assoluta è il personaggio di Paulina (interpretato magistralmente da una dura e incisiva Sigourney Weaver), la quale deve fare i conti con un passato di attivista politica torturata, stuprata, umiliata da una persona che non riusciva a vedere in faccia. Cosa succede quando ci si trova di nuovo davanti (o no?) al proprio aguzzino? E' legittimo vendicarsi? E' legittimo utilizzare gli stessi mezzi? Quali meccanismi morbosi ci sono stati dietro gli atti terribili subiti? Quante cose sono state rimosse o coperte e ora vengono a galla?
Il film si basa tutto sullo scavo etico/psicologico dei personaggi, riprodotto in maniera abbastanza drammatica. Su tutto ovviamente aleggia il dubbio di innocenza nei confronti del presunto colpevole.
Il film è classico fino in fondo. Così come Hitchcock in ogni caso, nel finale dei suoi film, scioglieva i dubbi fondamentali e ristabiliva definitivamente dove stava la verità, così avviene anche in questo film.
Polanski comunque in genere non conclude mai in maniera definitiva e accomodante i suoi film. Anche in questo caso la coppia protagonista riesce ad uscire dalla prova cruciale che ha scosso il loro rapporto, ma a costo di leccarsi le ferite e ricostruire un rapporto su nuove fondamenta. Come questo si realizzerà non lo sapremo mai. C'è poi il passato che non si potrà MAI cancellare; questo è poco ma sicuro.
Insomma un film ben fatto, piacevole, interessante, da buon artigiano classico quale è diventato Polanski nella seconda parte della sua carriera.

4 risposte al commento
Ultima risposta 02/03/2012 23.03.21
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John Carpenter  @  19/02/2011 16:34:10
   6½ / 10
E' una trasposizione cinematografia di un'opera teatrale che si regge sulla bravura di Sigourney Weaver e Ben Kingsley assolutamente impeccabili. Polanski è bravo a tenerti sulle spine per tutta la durata del film in questo gioco ad incastro dove non si sa mai chi è la vittima e chi il carnefice, una contrapposizione di ruoli che muta continuamente dall'inizio alla fine. Forse un pò ripetitivo, l'avrei considerato ottimo se fosse stato ridotto come un episodio di un'ora, tuttavia mi sento di consigliarlo se non altro per l'ottima caratterizzazione psicologica dei personaggi.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR ferro84  @  07/12/2010 21:59:42
   9 / 10
Il cinema di Roman Polansky riesce sempre ad essere una scoperta, non ci si meraviglia tanto della grande qualità dei film partoriti da un maestro come lui quanto la varietà-
Dall'horror allo storico, dal thriller al dramma puro al grottesco, Polansky porta in scena sempre un cinema completo, interessante e mai banale (sopratutto MAI noioso).

La Morte e la Fanciulla è un gioiello, un thriller psicologico costruito con grande maestria, profondo e cinematografico sebbene derivi da una peace teatrale.
Polansky studia bene le ambientazioni, le luci e la fotografia riesce ad appassionare a coinvolgere sebbene il tutto sia ambientato in una casa su una scogliera.
Non solo un film di grande regia ma anche di grandi interpretazioni, sopratutto della Weaver-

Da vedere, sebbene un film forse "minore" di Polansky resta a mio avviso uno dei migliori.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento emans  @  25/11/2010 18:52:19
   8 / 10
Bellissimo film di Polansky che indaga in maniera spietata sul rapporto tra vittima e carnefice...durante il film i due "ruoli" si sostituiscono continuamente tanto che non riusciamo a capire da quale senso guardare la vicenda!
Girato quasi interamente dentro 4 mura riesce a tenere sempre viva la tensione e soprattutto l'attesa per la soluzione,se ci sara',della questione!
Sfida di bravura tra i due contendenti Weaver e Kingsley!

76eric  @  28/10/2010 20:56:19
   7½ / 10
Tratto da una pièce teatrale di Dorfmann è sicuramente uno dei lungometraggi meno noti del talentuoso regista polacco, ma che contiene in sè alcuni temi trattati da Polanski nel corso della sua vasta filmografia, come il rapporto coniugale, l'ambientazione all'interno della mura domestiche per quasi tutta la durata della pellicola (in questo caso un cottage a picco su di una scogliera) o ancora il sovvertimento del ruolo vittima-carnefice. Protagonista un'intensa Sigourney Weaver che in seguito ad orribili fatti accaduti in fase di regime in un non molto lontano passato, riconosce in Miranda (interpretato dal sempre bravo Kingsley) uno dei suoi seviziatori. Verrà inscenato un processo voluto dalla stessa donna per vendicarsi e risollevarsi, ma soprattutto per cercare di cancellare il proprio terribile passato. Ma forse nemmeno l'ammissione di colpa riescirà nell'impresa.
Bisogna prestare attenzione, è un buon film, come già detto, ma Polanski si sa, ha fatto ben di meglio.

dobel  @  13/04/2010 09:48:37
   7 / 10
Le vittime e i carnefici di ogni conflitto, di ogni guerra, di ogni dittatura, si ritrovano allo stesso teatro, allo stesso cinema, sulla stessa spiaggia, allo stesso tavolo, e allo stesso party. Spesso si ignorano, o spesso si sentono legati da un filo psicologico di una complessità spaventosa. La giustizia dove risiede in tutto questo? Nel punire il carnefice? Nel riabilitare la vittima? E' possibile l'una o l'altra soluzione? La legge può rendere giustizia a quanto accaduto? Il carnefice è un mostro oppure un uomo che ha interpretato la storia in maniera differente schierandosi in modo errato? Quante domande suscita un simile film! Non è che sia un grande film in assoluto (anche se il finale è veramente molto bello), ma è un film che pone domande e quesiti a cui non vuole dare risposte. Un ottimo Polanski, a tratti morboso, a tratti irritante, ma assolutamente da vedere e conoscere.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR elio91  @  05/03/2010 20:49:18
   7½ / 10
Un continuo scambio tra carnefice e vittima fa da padrone a questo thriller serrato,dall'impianto teatrale (nasce proprio per il teatro) e,come sempre con Polanski,psicologico.
La bravura del regista è sempre una garanzia,la storia è affascinante e cruda senza mostrare nulla di particolarmente violento e l'analisi psicologica dei tre personaggi protagonisti procede con un andamento ambiguo e lento.
Polanski costruisce la sua trama come un ragno,riuscire ad individuare il bandolo della matassa è complicato però: da un processo per stupro ad un processo per non essere lo stupratore,la componente grottesca non è comunque facile da cogliere a primo sguardo,un pò come in Luna di fiele.
Proprio questo impianto teatrale,affascinante inizialmente ma poi abbastanza irritante,non mi fa mettere di più.
Bravissima la Weaver,il monologo finale di Kingsley è fantastico a coronamento di una prova ambigua.
Anche in questo caso, La morte e la fanciulla è uno di quei film che nella carriera di questo regista non ha mai avuto il risalto che meritava. Peccato perché c'è tutto: il pessimismo e la colpa che segna per sempre chi la subisce e chi la commette. Qualunque colpa sia.

Invia una mail all'autore del commento wega  @  01/02/2009 09:34:05
   7½ / 10
Curiosi i molteplici punti di contatto con "Una Pura Formalità" di Tornatore, interessante dal momento in cui entrambi i film siano del 1994 e il regista in questo caso sia proprio Roman Polanski. Atipico film processuale che dimostra ancora una volta come questo autore sia un grande esploratore della psiche e delle più recondite pulsazioni dell' animo umano. Non è stato molto rilevante sapere se tutto ciò che veniva sostenuto durante il film fosse la verità o solo un' allucinata suggestione alimentata da una legittimata sete di vendetta che durava ormai da molti anni, quello che mi ha colpito maggiormente è stato il ribaltamento dei ruoli vittima/carnefice e le sue due distinte caratterizzazioni, ma che portano tuttavia allo stesso trattamento; il potere di sopraffazione sull' altro sesso per quanto riguarda il medico, ed il bisogno di una liberazione interiore, quello di Paulina Escobar, vittima di un' ingiustizia morale. Ecco quindi la funzione processuale del marito avvocato, l' unico altro protagonista della storia. Il filo conduttore di tutto il film è il Quartetto n° 14 di Schubert, che lega tutta la vicenda dal 1977 a 15 anni più tardi, fino al finale, a teatro, destabilizzantemente riconciliatore. In questo film tutto è a posto, dalla regia alla sceneggiatura, all' ottima interpretazione degli attori alla bella fotografia del nostro Tonino Delle Colli.

xxxgabryxxx0840  @  11/10/2008 18:51:29
   7½ / 10
Buon film, ma da Polanski siamo abituati a ben altro

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  29/09/2008 13:24:07
   8 / 10
Sinceramente ritengo questo film un po' sottovalutato all'interno della filmografia polanskiana. L'impossibilità di chiudere i conti con il proprio recente passato, i confini sottili tra giustizia e vendetta. Polanski gira quasi completamente in interni un dramma tesisissimo, con attori superbi in un clima da resa dei conti dove vittima e carnefice sono di nuovo faccia a faccia.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Freddy Krueger  @  22/07/2008 23:08:46
   5 / 10
Un rape&revenge come altri ma con stile diverso. Solo che mi ha convinto pochissimo.
Da una parte c’è la bravissima Sigourney Weaver e la curiosità stuzzicata (in qualche scena), dall’altra troviamo dialoghi improponibili e illogici, molte forzature e un finale irrimediabilmente idiota.
La protagonista Paulina prima si incavola col marito per una questione poco chiara, poi accusa l’ospite di averla violentata nel passato con delle prove risibili, dopo tra una bugia e l’altra lei racconta cos’era accaduto realmente e quello che risulta sono dialoghi lunghi e noiosi per non arrivare a niente.
Tanti sono i momenti riciclati.
Bella la musica di Schubert.
Polanski ha fatto molto ma molto di meglio.

giulymovie  @  23/01/2008 12:45:49
   9 / 10
veramente un bel film

Sestri Potente  @  15/11/2007 23:10:21
   8 / 10
Io lo considero una "Notte delle matite spezzate" a distanza di una quindicina d'anni, in quanto le tematiche riprese sono praticamente le stesse. Amo i film che nascono da situazioni assurde, e questo in particolar modo.

davil  @  03/03/2007 17:57:51
   8 / 10
eccezionale ben kingsley per un film ingiustamente sottovalutato, con una splendida costruzione teatrale ed una storia interessante

risikoo  @  05/01/2007 15:04:21
   7½ / 10
Vero che sembra un'opera teatrale, comunque gli attori sono bravissimi e il film buono, ma a mio avviso non certo eccelso.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento Zazzauser  @  05/01/2007 14:33:10
   8 / 10
Sopra le stupende note del Quartetto per archi "La morte e la fanciulla" di Franz Schubert, si snoda questa storia, o meglio questo concitato rapporto a tre, interamente all''interno di una casa. Di chiara impostazione teatrale, forse voluta (deriva dal dramma teatrale di Ariel Dorfman), questo film è sostenuto da una straordinaria caratterizzazione dei personaggi e bravura degli attori. Il film non si perde mai e non diventa mai statico e noioso, i dialoghi sono precisi e mai ridondanti. La Weaver è un maschiaccio, ancora di più che in Alien. Stuart Wilson non è altro che una pedina, mossa a turno da Kingsley e dalla Weaver per vincere la partita. L''interpretazione di Kingsley (il suo personaggio è straordinariamente complesso ed intrigante) mi ha lasciato un po'' perplesso (vedi spoiler)

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sweetyy  @  21/04/2006 15:08:58
   7 / 10
Sembra un'opera teatrale,comunque è un buon film!

Invia una mail all'autore del commento albatros70  @  07/01/2006 12:29:18
   7½ / 10
é sicuramente un buon film che vale la pena vedere ma, a mio giudizio, non tra i migliori di Polanski.

Gruppo REDAZIONE maremare  @  11/12/2004 00:53:15
   9 / 10
Seppure traspaia l'origine teatrale è un bellissimo film, ben congegnato e con un Kingsley strepitoso.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Requiem  @  15/10/2004 10:10:14
   9 / 10
Ottimo melodramma di Roman Polanski, quasi tutto girato fra le quettro mura della casa dove alloggiano la Weaver e il marito.
Lo hanno accusato di essere troppo teatrale, e di essere un minore del regista. Secondo me invece è uno dei migliori.

Quando lo vidi la prima volta rimasi a bocca aperta di fronte alla superba interpretazione di Ben Kinsley, veramente bravo, come pure l'interpretazione di Sigourney Weaver è ottima.

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