l'avventura regia di Michelangelo Antonioni Italia 1959
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l'avventura (1959)

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locandina del film L'AVVENTURA

Titolo Originale: L'AVVENTURA

RegiaMichelangelo Antonioni

InterpretiGabriele Ferzetti, Monica Vitti, Lea Massari, Dominique Blanchar, Renzo Ricci, James Addams, Dorothy De Poliolo, Lelio Luttazzi

Durata: h 2.20
NazionalitàItalia 1959
Generedrammatico
Al cinema nel Settembre 1959

•  Altri film di Michelangelo Antonioni

Trama del film L'avventura

Nel corso di una gita in barca sulle isole Eolie e appena sbarcati, Anna ed il fidanzato Sandro, hanno un violento litigio. Nel fratempo scoppia un temporale ma al momento di risalire in barca di Anna non c'Ú pi¨ traccia, cosý Sandro e l'amica Claudia decidono di restare sull'isola per cercarla, ma tra i due nasce subito un'intesa e ben presto si scorderanno di Anna.

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Voto Visitatori:   8,02 / 10 (29 voti)8,02Grafico
Voto Recensore:   10,00 / 10  10,00
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Voti e commenti su L'avventura, 29 opinioni inserite

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alex94  @  09/05/2020 21:47:59
   7½ / 10
Visivamente stupendo, con un inizio quasi da giallo e piuttosto scorrevole per tutta la prima parte, qualche intoppo nella seconda non manca e forse a tratti la noia fa capolino, ma Antonioni si rivela molto bravo nel far immedesimare lo spettatore nei personaggi protagonisti.
Ottima regia e cast, un film che confesso non rientra tra i miei preferiti e per il quale non impazzisco, il suo valore comunque è indubbio, una di quelle opere da vedere almeno una volta.

Gruppo COLLABORATORI Compagneros  @  20/10/2019 19:21:21
   8½ / 10
Fischiato dal pubblico ma osannato dalla critica, a sessant'anni dalla sua uscita rimane un film grandioso. Impalpabile eppure intenso, straniante nel suo realismo. Tecnicamente curatissimo. Una delle vette della produzione di Antonioni e un classico del cinema italiano.

DarkRareMirko  @  27/01/2017 22:34:54
   9 / 10
Filmone senza se e senza ma, e secondo me pure il miglior film di Antonioni.

Denso ma mai lento, innovatore ed anticipatore, tecnicamente notevole con bella fotografia.

Tutto al top: attori, trama, scene, finale, musiche; velata critica alla borghesia, buona attenzione ai dialoghi ed alle caratterizzazioni.

Un giallo drammatico con qualche elemento weird; qua si notano tutti i pregi del grande regista e praticamente nessun suo difetto.

Gli diano una chance anche i mainstreamers; non un film facilissimo, ma Antonioni ha fatto film ancora meno abbordabili.

mrmassori  @  31/08/2016 13:23:47
   10 / 10
Capolavoro. una delle perle del CINEMA VERO.

Goldust  @  23/02/2016 15:05:19
   8 / 10
Primo tassello della trilogia dell'incomunicabilità di Antonioni, è un capolavoro fatto di sguardi, sentimenti e sfumature, di piccole cose e di grandi interrogativi. La trama gialla di sottofondo serve per catapultarci nel tragico microcosmo di una società borghese un pò annoiata e naif; le cose migliori le troviamo comunque nella prima parte, in particolare durante le ricerche di Anna sulla brulla isoletta siciliana ( e qui la mente corre inesorabile a "Stromboli terra di Dio" ). Oltre a segnare l'inizio della proficua collaborazione tra il regista e la Vitti - qui magistrale - è anche una pellicola da prendere ad esempio per la sua pulizia formale ( non semplice, considerate le difficoltà ambientali affrontate durante le riprese ) e per l'interessante tratteggio, quasi sempre pessimista, dato alle psicologie dei personaggi.

fabio57  @  05/12/2015 12:36:39
   7½ / 10
Non amo particolarmente il cinema di Antonioni,che trovo decisamente prolisso e pesante,tuttavia non si può non riconoscere la grandezza di un regista,che comunque tratta temi importanti come l'alienazione,l'incomunicabilità e non ultimo l'incapacità da parte della classe medio/borghese di togliersi di dosso l'accidia,che da sempre la contraddistingue.Il regista trova nella Vitti l'interprete ideale dei suoi lavori,Ferzetti bravo come sempre,i paesaggi sono stupendi e ben inquadrati.

gantz88  @  21/05/2015 01:27:21
   9 / 10
piccolo capolavoro, il cinema verità dove in quel periodo faceva scandalo.

Gruppo REDAZIONE amterme63  @  27/01/2014 19:44:48
   8½ / 10
"L'avventura" è un'altra perla cinematografica regalataci da quel grande artista che è stato Michelangelo Antonioni. In quest'opera ha ripreso il tema di "Amiche" (l'insoddisfazione e il fastidio di vivere di un personaggio sensibile, un ambiente ricco e frivolo, un partner di fascino ma incostante, egoista e mezzo fallito, un'amica più solare ma dubbiosa e incerta sui propri sentimenti) coniugandolo con la potenza evocativa di immagini-paesaggio come aveva già sperimentato ne "Il grido".
Rispetto a "Le amiche" il tema esistenzialista è molto più prosciugato da risvolti morali o didascalici contingenti. Si spiega e si parla molto meno ma si rappresenta molto di più. Tra l'altro ne "L'avventura" si fa a anche meno degli espedienti narrativi e delle drammatizzazioni di "Le amiche" (non si sa se c'è stato o no il suicidio, non c'è unità di tempo e azione, la protagonista all'inizio sembra Anna e invece si scopre essere Claudia - impedendo l'immedesimazione dello spettatore).
Rispetto a "Le amiche" fa il suo ingresso fra i temi cardini dei film di Antonioni il desiderio sessuale. E' questo il sentimento destabilizzante che mette in pericolo le istituzioni e i legami fra le persone (l'amicizia, il matrimonio, la fedeltà a un unico partner, ecc.). E' il tema principale del resto di tantissimi film dei primi anni '60.
La novità de "L'avventura" è che si fa a meno pure della risoluzione finale. Il senso di precarietà e instabilità diventa la regola generale e impedisce qualsiasi tipo di via d'uscita. Il protagonista del film non è tanto Claudia o qualche altra persona umana, è invece il sentimento di imperfezione sentimentale, di incertezza e variabilità, l'impossibilità di arrivare alla felicità (tema onnipresente nei film di Antonioni, qui espresso alla perfezione).
"L'avventura" si fa ricordare però soprattutto per la meraviglia dei paesaggi filmati e di come la figura umana viene inserita in maniera da dare potenza e significato ai sentimenti e alle situazioni. E' un enorme peccato che "L'avventura" non sia a colori, o forse è meglio, in quanto la bellezza dei paesaggi, della luce, del succedersi di giorno/notte sole/pioggia avrebbe finito per soffocare, sopraffare la storia di Anna, Claudia.e Sandro.
Di grande perizia l'uso delle inquadrature (le tipiche riprese dall'alto o dal basso per dare profondità, la capacità di girare scene complesse in spazi strettissimi, il sapiente e calibrato uso del piano sequenza e del campo-controcampo, l'entrata e l'uscita dei personaggi dal quadro visivo, ecc.).
Personalmente ho però preferito "Il grido", in quanto ci ho sentito molto più pathos e mi ha più coinvolto.

Oskarsson88  @  18/10/2013 13:52:50
   8 / 10
Un film lungo e difficile in cui apparentemente non accade molto e che può risultare pesante (d'altronde il regista non è dei più leggeri) però mi è piaciuto molto nonostante tutte le insidie. Si respira proprio un'aria di debolezza umana, di difficoltà di vivere, di dimenticanza e incomunicabilità. Soprattutto negli elementi femminili direi, alla ricerca di continue certezze e sicurezze e dall'indole più sensibile. Grosso film, da vedere nel momento in cui si è predisposti a stare due ore e mezzo in cui non accade molto sullo schermo...

Gruppo COLLABORATORI SENIOR elio91  @  02/04/2012 18:44:29
   8 / 10
Insieme a La Dolce Vita fece scalpore a Cannes, dove creò una mitica frattura tra critica e pubblico: applausi ed elogi da una parte, fischi e risi ridicolizzanti dall'altra.
L'Avventura è stato questo; oggi forse si riesce ad intravedere con ancora più lucidità la straordinaria operazione di Antonioni nel rappresentare l'incomunicabile, la fragilità dei rapporti, la dimenticanza.
Anche perché visivamente il film ha un'estetica che rapisce i sensi.

Il vuoto, la ricerca di una scomparsa che sembra proporci un giallo e invece inventa un film non collocabile all'interno di alcun genere, episodi apparentemente privi di alcun significato che invece nascondono tanto al loro interno e una trama dove sembra non accadere nulla e al contrario succede moltissimo.
Questo è l'Avventura, che forse sarebbe stato meglio chiamare al plurale: il finale sembra indicarci un circolo vizioso condannato a ripetersi.
Difficile da dimenticare e con una Vitti bravissima come suo solito.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento emans  @  15/05/2011 12:05:40
   8 / 10
Film incredibilmente innovativo che apre un nuovo corso storico del nostro cinema dopo il successo del Neorealismo!
Basti pensare che nello stesso anno questo film vinse a Cannes il Gran premio della giuria mentre la palma d'oro e il premio oscar andarono alla "dolce vita" Felliniana!
"L'avventura" Ŕ un film che accosterei anche alla ""nouvelle vague" nata di recente!
Un'iniziale dramma colpisce un gruppo di amici in gita su di un'isola delle Eolie ma pi¨ passa il tempo e piu scema questa ricerca per lasciare la scena alla storia d'amore "proibita" che nasce tra i due protagonisti...
Un lento viaggio nel senso di colpa,nel tradimento e nella compassione...
Non mancano scene assolutamente dislocate dalla trama,che in alcuni momenti sembra improvvisata, che non mi permettono di apprezzare al meglio il lavoro di Antonioni che comunque ritengo uno dei pi¨ grandi innovatori del nostro cinema alla pari di Fellini e pasolini!

Gruppo COLLABORATORI atticus  @  25/03/2011 00:39:16
   9 / 10
Un film del 1959 che mette a disagio per la sua ricchezza artistica e non.
Forse il "McGuffin" più straniante e metaforico della storia del cinema, "L'avventura" rapisce lo spettatore e lo disperde nei meandri di una ricerca degli affetti senza via d'uscita.
Antonioni filma l'infilmabile, e con che stile! Con una Vitti epocale.
Necessariamente da rivedere.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR jack_torrence  @  02/03/2011 16:30:45
   10 / 10
"Abbiamo visto un film che ha almeno dieci anni d'anticipo sulla produzione corrente: un'opera paragonabile, per l'intelligenza, l'ambiguitÓ, la raffinatezza, all' 'Ulisse' di Joyce, al 'Santuario' di Faulkner, alla 'Ricerca del tempo perduto' di Proust. Occorrerebbe una certa distanza per parlare obiettivamente di 'L'avventura'. A prima vista, non si pu˛ che ammirarlo, schiacciati dall'importanza di un'opera che oltrepassa le qualitÓ ordinarie del cinema".
Cosý scriveva Paris-Presse dal festival di Cannes del 1960 (lo stesso in cui vinse "La dolce vita" di Fellini - che tempi per il cinema italiano!), dove "L'avventura" prese il Gran premio della giuria.

Un'opera cardine, innovatrice, scardinante, provocatoria, affascinante.
Nello stesso anno in cui Hitchcock fa morire dopo mezz'ora l'eroina di "Psyco", Antonioni non solo fa sparire la sua protagonista, ma lascia il mistero irrisolto.
Questa Ŕ la prima, soltanto la pi¨ evidente, novitÓ di un'opera disorientante e rivoluzionaria, sotto ogni profilo - meramente tecnico; drammaturgico; contenutistico - che intercetta i segnali dei tempi (il nuovo ruolo sociale della donna, la precarietÓ emotiva dell'uomo contemporaneo e della sua identitÓ), li mette in risonanza con lo spazio e l'architettura, e fonde tutto, in modo clamoroso, con l'invenzione di uno stile.

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Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento Zazzauser  @  10/02/2011 03:44:51
   6 / 10
Antonioni è un regista da prendere o lasciare. Sebbene abbia apprezzato le tematiche de L'avventura, come la vacuità e l'apatia dell'alta borghesia, la solitudine dell'individuo e l'incomunicabilità, non posso nascondere di essermi annoiato a morte durante la visione: due ore e venti interminabili in cui la forzata antispettacolarità di Antonioni sortisce solo l'effetto di narcotizzare lo spettatore.
Certamente lo stile è innovativo e rivoluzionario (soprattutto l'idea di usare una misteriosa - e che rimane inspiegata - sparizione come una sorta di McGuffin hitchockiano) e la regia si muove elegante tra le magnifiche location naturali, ma alla fine non mi è rimasto praticamente nulla, solo il ricordo di una sontuosa forma che racchiude pochi contenuti.
Ora linciatemi pure.

Invia una mail all'autore del commento Elly=)  @  17/11/2010 19:55:58
   7 / 10
Alla sua prima a Cannes nel 1960, "L'avventura" fu fischiato da un pubblico prevalentemente ostile; tuttavia, una folta schiera di autorevoli critici e registi firmò, con un atto senza precedenti, una dichiarazione che rifiutava il decreto del pubblico, dichiarando il film la pellicola più importante che fosse mai stata proiettata al Festival. Michelangelo Antonioni, malgrado la carriera allora quasi ventennale come autore di documentari e film, ebbe la propria consacrazione con questa pellicola dal respiro epico. Fra le ragioni del successo la presenza di Monica Vitti, per la prima volta in un film di Antonioni: l'attrice diviene infatti il filtro fisico e umano della visione di una socierà frustata, stanca, disumanizzata anche nei film che seguiranno in futuro. Una delle principali ragioni delle violente reazioni e dell'incomprensioni del pubblico forse é che Antonioni non rivela che cosa sia accaduto ad Anna. Presumibilmente in modo furtuito, la trama presenta diverse somiglianze con quella di "Psyco" (1960) di Hitchcock e il soggetto presenta alcuni parallelismi anche con "La dolce vita" (1960) di Fellini.

2 risposte al commento
Ultima risposta 25/03/2011 19.29.21
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wooden  @  27/03/2010 18:58:53
   6½ / 10
Antonioni l'ho sempre visto come un blending tra hitchcock, allen e bergman.

Dal primo prende la mancanza di eccesso, dal secondo la furbizia nel titillare la coscienza intellettuale dello spettatore in maniera subdola, dal terzo una certa polverosità intellettuale.

In tutti i film questo tema dell'incomunicabilità così caro al regista ritorna costantemente. A mio avviso senza mai riuscire ad affrontarlo soddisfacentemente.

Questo film, complice una splendida fotografia, è uno dei suoi migliori lavori.

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Ultima risposta 04/03/2011 16.18.05
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Mr.619  @  30/08/2009 10:38:51
   8½ / 10
Il primo termine estemporaneamente lungometralgico della trilogia antoniana dell'esistenza (o, nel suo multivario declino, dell'incomunicabilità sentimentale) ha il proprio inizio con una pellicola profondamente didascalica, a differenza del ben più performativo ed eduloidato "La notte", 'L'avventura", focalizzazione impersonalizzata e , pertanto, onnisciente non solo delle curvature asiderali possibilmente realizzantesi nella relazione amorosa, ma, com'è uso dei tracciamenti subgenere-psicologici del regista, anche dell'intrinseca ed extepatonica lacerazione occludente generata, all'interno della natura dell'anima umana, dall'immane e, apparentemente, "inane" ( una sensazione non è mai così linda e veritiera) di una lontananza, che, per quanto possa risultare dolorosa e martoriante, assume le sembianze dell'inevitabilità, quando sopraffatta dall'impellente ed urgente necessità erotica, auto-azzerantesi, nel corso della preminente formazione coscienziale ( Anna), nel momento di crisi, o, alla maniera in cui è comprensibile ad una mente dai tratti romantici, riacquisizione gnoseologica delle priorità personali e secanti l'altrui ristretto spazio concupiscibile emotivo.Il film stesso, se esaminato con la dovuta ponderatezza critica, rivela la sua controvertibilità all'impressione poetica montaliana "Non chiederci la parola" nella sottintesa enunciazione metacinematografica " non chiederci la contemperanza delle espressioni".L'attimo di scomparsa, di dissolvenza fisica, ma soprattutto intellettualmente brachiologica, corrisponde alla base imprescindibile su cui poggia il filo logico narrativo della storia, intendibile alla stregua di un'in-finita ricerca delle strutture ultime e cause supreme regnanti sulle azioni oblate dal pensiero, e, quindi, punto d'agnizione-esplanazione dell'intero cardo della vicenda, fatalmente e soavemente radicata nell'ineluttabile progredire reale della vita.La rivleazione della, inizialmente, inoppugnabile plausibilità delle reciproche convergenze cordiali ( il tradimento dell'amica) sta ad indicare un fattore estremamente importante, vero punto nevralgico dell'indole degli uomini: la sua estenuante debolezza.La fisiologica creità di un contatto dermatologico, sensibile ed avvertibile, è il sintomo patologico di una sofferenza certamente più grave e, platonicamente disquisendo, insufficiente della "veritas" antropologica: è il segno dell'emblematica e disperata tristezza del torpore biosofico, contuibile nel talamico connubio di anime frammentate e cercanti di ricomporsi.

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Ultima risposta 07/11/2009 16.27.32
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Ciaby  @  18/07/2009 12:52:36
   7½ / 10
Mi discosto da chi ha detto che questo film è lento. Non lo è affatto! Il cinema esasperante del maestro italiano è ben altro (Il Grido, Zabriskie Point).
QUesto "L'Avventura" è un buon film che parte da una trama sconvolgente (ragazza sparisce per fuggire alla vacuità borghese ,l'amica la cerca e poi spera nella sua morte per accaparrarsi il marito), sorretto da una bellissima Vitti e la solita, magnifica regia di Antonioni.
E' un film bello, che si rivela capolavoro e irritante ad effetti discontinui.
La totale assenza delle musiche e una cinquantina di dialoghi in meno, sarebbero stati a mio parere, più coinvincenti per esprirmere l'incomunicabilità.
COn quel clarinetto in sottofondo il risultato è quasi caotico. Bellissime le location. Finale criptico e affascinante.

Gruppo COLLABORATORI ULTRAVIOLENCE78  @  08/06/2009 10:39:13
   7½ / 10
Il primo film della trilogia “dell’incomunicabilità” si configura come una sorta di rincorsa tra un “lui” e una “lei”, destinata a non trovare un punto d’arrivo certo. Si giunge così, dopo il lungo e travagliato peregrinare, all’ultima “spezzata” scena: un’immagine chiusa da un edificio, da un lato, e aperta, dall’altro, all’orizzonte. La donna e l’uomo: due poli opposti che s’incontrano, si toccano, si comprendono per un attimo e si compatiscono nella consapevolezza della loro inconciliabile diversità. O forse è solo la donna a giungere a questa compassionevole coscienza (è lei che accarezza lui; è lei a trovarsi a sinistra dell’inquadratura: ossia alla parte corrispondente al cielo aperto).
Un film profondo e sofferto, ma che ha il suo punto debole nella eccessiva lunghezza: 2 ore e 20 di lente sequenze per raccontare la distanza tra l’uomo e la donna stroncherebbero anche il cinefilo più incallito.

1 risposta al commento
Ultima risposta 08/06/2009 10.44.27
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Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  23/10/2008 23:34:54
   8 / 10
l'Avventura, come molta della filmografia di Antonioni, è un film che nel suo formalismo molto accentuato ma non estremo come Deserto rosso, rappresentava una via diversa dalla commedia italiana per ritrarre un mondo borghese (quello del Boom economico) popolato di personaggi apatici, dai desideri effimeri, incapaci di dare sfogo alle loro vere aspirazioni. Tutta la sequenza dell'isolotto è efficace nella sua messa in scena tra questa commistione del paesaggio brullo dell'isola ed i personaggi che lo popolano.. Non si può quindi biasimare il personaggio di Anna che con la scelta della fuga opera una cesura netta fra lei ed il vuoto che la circonda. Antonioni non è un autore da mezze misure: o lo si ama per via del fascino che le sue pellicole riescono a dare oppure lo si odia per via di un formalismo, forse a volte compiaciuto e di aver percorso senza compromessi la strada di un cinema così antispettacolare da risultare anche noioso.

paride_86  @  20/10/2008 12:27:14
   6 / 10
Una donna è dispersa su un'isola; il suo fidanzato e la sua migliore amica si danno da fare per cercarla. Senza una trama precisa, "L'Avventura" è un film che si trascina lentissimo e inosorabile con il suo seguito di personaggi ricchi, annoiati, insipidi e soprattutto vuoti. Forse è proprio questo che voleva rappresentare Antonioni, ma alla fine il risultato è apatico come i suoi protagonisti. Il finale mi ha irritato moltissimo.

gabbo  @  19/01/2008 00:48:20
   3 / 10
Una vera rottura...

Pescecaneeeeeeee

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Ultima risposta 04/05/2012 11.37.46
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quaker  @  28/10/2007 19:39:30
   9 / 10
Non lo avevo mai visto prima di stasera (un tardo pomeriggio d'ottobre, soleggiato dopo giorni di pioggia). Ebbene, mi aspettavo un film di insopportabile lentezza, un po' cerebrale, fatto di lente inquadrature, di indugi della mdp. Niente di tutto questo. In realtà l'avventura è un "film normalissimo". Ma nello stesso tempo, ed in questo sta la bravura (la grandezza) di Antonioni, come del resto notato anche in altri commenti, l'intero film si svolge con una coerenza fra personaggi, dialoghi, paesaggi, musica ed ambienti, e con una sapienza registica, che fanno di una storia tutto sommato piuttosto consueta e banale, una vicenda emblematica della condizione umana.
W Antonioni!!!

Gruppo STAFF, Moderatore priss  @  02/10/2007 13:57:44
   6½ / 10
estraneità e meccanizzazione, concetti di per se interessanti, con Antonioni si parla sempre di cinema dell'alienazione, i temi oltre all'incomunicabilità sono anche altri come la solitudine, l'evanescenza dei sentimenti... peccato però che tutto questo silenzio li faccia in me rimbombare, li renda estenuanti.
Alla fine sono io stessa ad alienarmi dai contenuti. Probabilmente pecco di sensibilità, ma ho sempre avuto il sospetto che chi dichiara di amare Antonioni senza riserve abbia un chè di masochista.

Gruppo COLLABORATORI Terry Malloy  @  24/09/2007 14:54:54
   9 / 10
insieme a Blow Up, il grande capolavoro di Antonioni.
penso che l'estetismo di Michelangelo abbia raggiunto qui il vero apice perfetto e immacolato, ma non nascondo che il fascino di Blow Up eserciti ancora un certo magnetismo.
non c'è storia, la prima ora di questo film in cui Antonioni mostra il suo consueto naturalismo multietnico (pensare alla quantità di posti e paesaggi che dimorano nei suoi film come Professione Reporter) che è un aspetto importantissimo della sua poetica dove luoghi, persone, sguardi, rumori e colori assurgono a specchio dell'anima. quell'isola battuta dai venti, sferzata dalle acque, solcata dagli elementi, butterata dalla tempesta è l'Amore, quell'amore fra Sandro e Anna, fra Sandro e Claudia, un Amore difficile, infedele, sofferente, dolente, ferito dall'egoismo dell'Uomo e come sempre Antonioni dipinge soavi figure angeliche la cui voce seppur flebile e illusoria è più forte di tutte...è Monica Vitti e al suo pianto di donna innamorata e ferita si accosta quella malinconia patita estremamente umana (come le note di Bill Evans) di un oboe a cui Antonioni affida il suo messaggio cinematografico straordinario che l'ha reso immortale nel Cinema.

addicted  @  03/08/2007 17:49:16
   10 / 10
Secondo me è il vertice dell'arte di Michelangelo Antonioni.
C'è qualcosa in questo film. Qualcosa nel sonoro, nel montaggio, nelle ambientazioni, che non si può descrivere ma si può solo provare fisicamente.
Consiglio di vederlo sul grande schermo con un sonoro adeguato. Il vento, il rumore del mare... è una esperienza.
Ogni fotogramma è elettrizzato da forte tensione. Ma le parole non bastano, il cinema è immagini, intuizioni, presentimenti...
Un capolavoro.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  09/10/2006 08:18:10
   9 / 10
Mi auguro che i francesi (leggi: pomodori o uova tirate addosso alla povera Lea Massari?) abbiano avuto modo di rivalutarlo, e sinceramente tutto il mio disprezzo va a loro e in generale a quest'attitudine cinefila - che non è certo un segno di gran stile - di linciaggio di un film.
"L'avventura" - come del resto lo stesso Antonioni - continueranno a dividere gli appassionati di cinema, per quanto gli elementi di novità siano assai rilevanti, ma piu' complessi e introspettivi rispetto al precedente periodo della carriera di Antonioni (solitamente preferito da chi non ha mai amato i temi di questo film e di altri successivi).
Beh mi spiace contraddire i detrattori, ma io ritengo "l'avventura" uno dei capolavori assoluti del cinema.
Monica Vitti, solitamente un po' persa e sacrificata in questi ruoli (meglio come attrice brillante) è qui superlativa, e il suo personaggio (soprattutto l'incontro/scontro con il maschilismo locale, i tentativi coercitivi di seduzione e/o di molestia) reca un'indimenticabile senso di dolore.
Inequivocabilmente, o forse insolitamente, ho pensato anche all'ultimo Bellocchio, quel "regista di matrimoni" che rimane un bell'esercizio irrisolto, ma che trasmette le sensazioni (o cerca di farlo) anche di questo film.
C'è anche tutta la storia del personaggio di Anna, raramente nel cinema un'"assenza" è stata tanto clamorosa e straordinaria come quella di Lea Massari nel film: è attraverso il dolore dell'assenza (o della perdita?) che Sandro trova in Claudia la testimone tangibile della sua solitudine.
Amo "l'avventura" in ogni suo fotogramma

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Ultima risposta 15/02/2011 22.38.19
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Crimson  @  21/05/2006 22:54:23
   9 / 10
Per 'l'avventura' ho come l'impressione di assistere ad un giallo che inizialmente si riferisce al mistero della sparizione di Anna, ma che gradualmente si focalizza sempre di più su tutti gli altri personaggi, a tal punto da sviare l'attenzione dal quesito iniziale. Se alla fine del film mi pongo la domanda "ma Anna in fin dei conti che fine ha fatto?" mi rendo conto che non ho il minimo interesse nel conoscere la risposta. E già di per sè trovo questo aspetto incredibile. Infatti via via il film assorbe totalmente le riflessioni in altre direzioni: la vuota vita borghese degli amici di Claudia; lo squallore e l'inettitudine di Sandro, sicuramente uno dei personaggi più trasparenti del cinema di Antonioni, che ricorda vagamente il marito di Giuliana ne 'il deserto rosso', anche se in questo film il suo profilo è scavato molto più a fondo. Basti pensare alle scene sulla barca e tra gli scogli con Anna all'inizio del film, o alla memorabile sequenza sul treno con Claudia. La rappresentazione di una realtà alienante in uno scenario come quello dell'isola che nel mio modo di percepire le cose ha amplificato la sensazione di distacco e di isolamento delle persone.
Associo il finale a quello del successivo 'la notte': apparentemente consolatorio ma in realtà tremendamente crudo e beffardo. Un pugno allo stomaco.

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Ultima risposta 03/05/2012 14.36.09
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phoenietzsche  @  25/02/2005 21:20:23
   9 / 10
La camera vaga in attitudine interrogativa... perfetta simbiosi tra contenuto e immagini!

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