maps to the stars regia di David Cronenberg Canada, USA 2014
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maps to the stars (2014)

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locandina del film MAPS TO THE STARS

Titolo Originale: MAPS TO THE STARS

RegiaDavid Cronenberg

InterpretiJulianne Moore, Robert Pattinson, John Cusack, Mia Wasikowska, Olivia Williams, Evan Bird, Sarah Gadon, Carrie Fisher, Kiara Glasco, Justin Kelly, Emilia McCarthy, Jayne Heitmeyer

Durata: h 1.43
NazionalitàCanada, USA 2014
Generedrammatico
Al cinema nel Maggio 2014

•  Altri film di David Cronenberg

Trama del film Maps to the stars

Guidata dal padre Stafford (John Cusack), un psicoterapeuta celebre per i suoi libri di auto-aiuto, e dalla moglie Christina (Olivia Williams), prepotente madre manager, la famiglia Weiss ha fatto dell'ossessione per la celebritÓ il proprio marchio distintivo. Il tredicenne figlio Benjie (Evan Bird) Ŕ una star della tv ed Ŕ finito recentemente in riabilitazione per droga, mentre l'estraniata figlia Agatha (Mia Wasikowska) Ŕ appena uscita da un ospedale psichiatrico quando stringe amicizia con l'autista di limousine Jerome (Robert Pattinson), anch'egli aspirante attore. Una delle clienti celebri che frequentano lo studio di Stafford Ŕ Havana Segrand (Julianne Moore), un'attrice il cui sogno di riprendere il ruolo interpretato negli anni Sessanta dalla madre Clarice (Sarah Gadon), ormai morta, si sbriciola lentamente mentre fantasmi, morte e vizi prendono il sopravvento.

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Voto Visitatori:   6,67 / 10 (66 voti)6,67Grafico
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Voti e commenti su Maps to the stars, 66 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

Filman  @  21/09/2021 11:45:14
   8 / 10
Non sarà a tutti gli effetti un film corale, ma MAPS TO THE STARS riesce a renderizzare bene il cosmo hollywoodiano con le sole azioni di una manciata di protagonisti. La forza del film è proprio in questi uomini e donne, ragazzi e ragazze, descritti in maniera così cruda e vulnerabile da avvicinarsi in maniera pericolosa al concetto di umanità.
Terribili, stranianti ed assurde tutte le varie storie che nel complesso regalano l'affresco di un mondo a parte, al confine della comune normalità, e relegano questi cittadini ad un'infelicità banale causata da un edonismo estremo.

mauro84  @  12/09/2020 12:21:27
   7 / 10
Eccomi a commentare una delle ultime fatiche di Cronenberg, perchè è quella che è alla fine. Sebbene location, fotografia e dramma siano buone, forse son le eccessive battute trash, un po' al limite, e quel nudo gratuito, che nel complesso ci può stare ma si poteva benissimo ovviare. Un finale che non t'aspetti chiude questo capitolo cupo della sua regia. Una caduta di stile...

Julianne Moore: garanzia, piace, ha ancora il suo fascino e carisma.
Robert Pattinson: recita poco, gran presenza e poi lascia un po' di vuoto
John Cusack: piacevole garanzia, sufficiente la sua prova...
Mia Wakikowska: ottima prova. "ci mette la faccia" e recita fin alla fine
Evan Bird: da secondario a primario, una buona prova, di strada ne deve fare !

Il regista, Croneberg, che è uno dei maestri del cinema, fa' con questo film una caduta di stile, verticale visto l'eccesso che ci vuole mettere, bene o male, son punti di vista alla fine, che piacciono e dividono molto. Buona trama e location. Fotografia nella sufficienza.

La caduta delle stelle... altro che la mappa delle stelle... film consigliato !

tris  @  26/07/2017 01:02:59
   3 / 10
Il peggiore film di Cronenberg, piatto vuoto banale mal confezionato: orribile persino il semplice effetto della persona che prende fuoco davanti la piscina alla fine, da un grande maestro del fantasy come lui non te lo aspetteresti mai.

Thorondir  @  06/05/2016 15:36:11
   8 / 10
Un film coerente con il percorso che Cronenberg aveva intrapreso con Cosmopolis: se in quel caso si scagliava contro il capitalismo finanziario che sta distruggendo il pianeta tanto da ridurlo ad involucro vuoto, quì volge lo sguardo verso Hollywood, resa come un gigantesco coacervo di egoismi ed individualismi, asperiazioni personali, lussi apparenti, degrado psicologico, arrivismo e messa al bando di qualsivoglia sentimento, tanto che io ho trovato terrificante la scena in cui Cusack picchia sua figlia. Maps to the stars al netto di un inizio che fatica ad ingranare e di alcune cadute (come la scena resa malissimo della madre del bambino che prende fuoco) è un film profondamente anti-sistema, coraggiosissimo e reso con la solita grazia registica di uno dei pochi rimasti a saper utilizzare la macchina come si deve. Grazie di nuovo, Maestro!

topsecret  @  24/04/2016 16:13:11
   6½ / 10
Il Cronenberg eccessivamente visionario e criptico non sempre riesco a recepirlo, molto meglio quando libera il suo genio in maniera più "semplice" e meno astratta.
Nel caso del film in questione, il regista (e non solo) canadese riesce a mantenere un equilibrio convincente tra la violenza psicologica e la critica feroce nei confronti del jet-set hollywoodiano, mostrando una pluralità di sentimenti che hanno di fondo il cinismo e la crudeltà morale. Vizi e mancanze di celebrità vengono messe in luce con una certa forza e senza mezzi termini in una storia, a mio parere, ben interpretata e ben diretta, lineare nell'esporre fatti e sensazioni e scandita da un ritmo abbastanza sostenuto che non permette distrazioni o cali di sorta.
Un film forse più apprezzabile dai fans del vecchio David, ma certamente non apatico per gli altri.

2 risposte al commento
Ultima risposta 24/04/2016 20.19.25
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fabio57  @  01/04/2016 09:31:15
   6½ / 10
Osannato da tanti e criticato da molti Cronenberg non mette mai d'accordo, regista decisamente controverso ,difficile, sicuramente anticonformista ma a volte eccessivamente visionario, onirico e a tratti ermetico. Questo film è proprio nel suo stile,e se è vero che bacchetta usi e costumi di Hollywood, è anche vero che enfatizza troppo certi comportamenti, diventando surreale e grottesco e in alcune scene addirittura sgradevole.
Moore è brava, ma non basta.

mrmassori  @  15/03/2016 14:53:33
   7½ / 10
Bel Film di Cronemberg. Duro, ciniso e sadico come lo è la vita e come lo sono quei personaggi che rispecchiano tanto certa gentaglia senza dignità che c'è in giro e anche in quegli ambienti da lui descritti. Davvero un Film Anti Hollywoodiano che per i temi mi ha ricordato anche Il capolavoro del maestro Lynch: Mullholland Drive.

mainoz  @  21/11/2015 15:27:01
   6½ / 10
Non mi ha impresso particolarmente, film poco scorrevole e lineare, non coinvolgente dal punto di vista emotivo. Si scorda facilmente. Ricorda vagamente "I protagonisti" di Altman almeno all'inizio.. I dialoghi non sono il massimo della profondità, si parla di scopate e ragazze che si fanno i.nculare e pisciare dentro... Molto buona la prova però per tutto il cast, dal ragazzino che se la "tira" e si atteggia da piccolo divo di Holliywood a Pattinson, ormai attore feticcio di Cronenberg..per lui però una piccola parte nel film. La Moore molto brava, mi ha ricordato molto l'interpretazione di Keaton in Birdman, tutti è due attori sull'orlo del tramonto alla ricerca di un ultimo momento di gloria..Molto materiale con cui si poteva fare di più, soprattutto la sceneggiatura è moscia e fredda. Sugli stessi livelli di Cosmopolis e molto inferiore a "La Promessa dell'Assassino".

Goldust  @  28/07/2015 17:18:35
   4½ / 10
Dopo il balbettante " A dangerous method" ed il terribile "Cosmopolis" continua purtroppo la pessima vena creativa di Cronenberg, che si impantana questa volta in una storia corale di altmaniana memoria. La mission è quella di sbeffeggiare il mondo del cinema hollywoodiano di oggi, descritto come un ridicolo circo umano pieno di contraddizioni e di personaggi al limite del grottesco; ma a parte di un filo conduttore tra i vari microcosmi, che già sarebbe manna dal cielo, la pellicola di Cronenberg manca dannatamente di misura, sconfinando ben oltre il cattivo gusto che vorrebbe denunciare. Una scena esemplificativa per tutte: c'era bisogno di mortificare la bravissima Julianne Moore con una scena in cui peta in continuazione e si lamenta dei propri odori corporali? Una sequenza gratuita e fuori luogo, ed inutile soprattutto, se si considera che attraverso questo passaggio il suo personaggio di attrice nevrotica non acquista nè perde di spessore. E rimane in un limbo anche il nuovo tentativo di studio delle debolezze della mente umana, già affrontate nelle opere precedentemente citate ed in generale nella filmografia del regista: non che ci si aspettasse qualcosa di innovativo o sconvolgente, ma che almeno si evitassero i luoghi comuni su star e starlette, descritte tutte come viziate e fuori di testa, quello sinceramente sì.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento emans  @  12/06/2015 13:21:10
   6 / 10
C'è un filo conduttore tra questo film e il recente "Cosmopolis" ma mentre nel primo venivamo assorbiti da dialoghi assurdi entrando quasi fisicamente dentro l'auto del protagonista in questo "Maps to the stars" si rimane piu' distaccati, quasi indifferenti.
Sono tre le storie principali che si vanno a fondere insieme, un giovane milionario (Che sembra un giovane Pattinson di Cosmopolis), un attrice ormai invecchiata alla ricerca di un ruolo importante e una piromane che vuole fare pace con il passato.
Poco utili ai fini della storia le scene di sesso esplicite e comunque non ci voleva Cronenberg per venirci a fare la solita morale sul finto mondo d'orato di Hollywood.
Poteva fare meglio...

sgherzo  @  28/05/2015 17:21:17
   4 / 10
E il quarto (commento) vien da sé.

Ma veramente 'sto film è finito in concorso a Cannes nel 2014? E Julianne Moore ha pure vinto il premio come miglior interprete femminile?
Per me, un film senz'anima, vuoto e piatto come la personalità di ciascun personaggio della storia e la recitazione di ciascun attore (la Moore no, è vero, ma premiarla a Cannes è un'eresia). E non mi venite a dire che Cronenberg l'ha fatto apposta.
Le scene dei ragazzini pieni di sé che se la sgargiano a fare gli adulti nei bar glamour di Hollywood (soprattutto quella dove sono tutti fintamente ubriachi e strafatti) sono da pomodori in faccia. Gli attorini hanno uno spessore scenico pari al petto del protagonista tredicenne viziato. Quello lì, il biondo, ma dove le ha lasciate le spalle? Sembra l'insetto stecco di "A bug's life".
La sceneggiatura comprende di tutto: nudi integrali, sesso sfrenato, allucinazioni improbabili, scene oniriche, incesti, omicidi, omicidi inutili, gente pazza, gente viziata, gente che ha incendiato casa e quasi ci rimaneva... La nonna che resuscita no?
Il risultato è un film BRUTTO.

Ve lo giuro non sgherzo.
A risentirci

guidox  @  22/05/2015 19:21:49
   6 / 10
alcuni lampi abbaglianti in un diffuso grigiore, si intravede qualcosa di grande all'orizzonte, che però scappa via prima di capire cosa sia.
una continua altalena di sensazioni che ti confonde, lasciandoti alla fine con un dubbio inestinguibile: troppo complicato per me per dargli un senso oppure troppo pretenzioso e questo senso come la giri la giri, non glielo puoi dare?

vale1984  @  17/05/2015 21:24:54
   6 / 10
Un film strano che a tratti sembra comprensibile, altri momenti si perde decisamente...non mi ha convinto né entusiasmato. Il cast è eccezionale e nel complesso è abbastanza angosciante ma purtroppo non abbastanza convincente per i miei gusti.

sim2704  @  17/05/2015 18:38:42
   6 / 10
enfatizzazione del mondo malato delle stars. Ero partito prevenuto, non lo trovo un capolavoro ma quanto meno non annoia come il precedente di Cronemberg

eruyomŔ  @  17/05/2015 17:51:06
   8½ / 10
Che fotografia sublime e spietata di questa orrenda contemporaneità, di cui Hollywood è tra i simboli massimi per vuotezza e apice dello schifo...


L'oscar, per quel che conta, io alla Moore l'avrei dato decisamente qui..

Beefheart  @  02/04/2015 21:46:04
   6½ / 10
Scenario delirante, mosso da individui alienati incapaci di sfuggire a se stessi.
Più o meno il Cronenberg di sempre, che ben volentieri ti spiattella in faccia la follia umana in tutte le sue forme. Anche questa volta i suoi personaggi, alla deriva del successo ed imbruttiti dall'ansia di perderlo, sono protagonisti di morbosità erotiche, incesto, tossico-dipendenze, manie, fantasmi, sensi di colpa e quant'altro possa concorrere a sprofondare le persone fin dove è impossibile risalire.
Niente di particolarmente nuovo, soprattutto per chi conosce il regista e sa cosa aspettarsi, e, considerato che le quasi due ore si fanno comunque sentire, nemmeno troppo funzionante. Però sul piatto della bilancia c'è da mettere anche l'ottima interpretazione del cast, una buona caratterizzazione, la tipica pulizia registica ed una serie di scene ad alto impatto non solo visivo. Nel complesso lo trovo guardabile anche se non è una passeggiata di salute.

Alex22g  @  02/04/2015 09:02:25
   9 / 10
Adoro questa nuova piega presa da Cronenberg ; piega che comprende Cosmopolis e questo "Maps to the Stars" . Il film ho letto che non ha incassato molto e che è stato criticato dalla maggioranza (ancor più di Cosmopolis appunto) ma personalmente lo ritengo un opera di elevata fattura artistica e tecnica. Un cast eccezionale dove spiccano la Moore (che anche qui poteva prendere un oscar per quanto mi riguarda) e la Wasikowska (attrice che amo sempre più ad ogni film). Un film scomodo , con personaggi sgradevoli e con i quali è difficile entrare in empatia, ma che ci vengono mostrati per quello che sono e in un modo stratificato che cerca di dare un senso alla loro follia. Questa descrizione ,unita allo stile di Cronenberg , mi ha reso l'intera visione sempre interessante e devo dire che in diversi punti ho sorriso per l'ottima gestione di alcuni momenti. Se avete apprezzato Cosmopolis , credo che anche questo film faccia per voi (con le dovute differenze) .

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR wicker  @  15/03/2015 19:50:50
   6 / 10
Film difficile da capire e non per tutti chiaramante..(ma è Cronenberg...)
Girato bene,tempi di regia buoni che non perdono il ritmo della storia ( altrimenti così lineare che forse era più facile perdersi che seguirla)
location fredde e impersonali come si presuppone siano quelle di chi vive una vita di "facciata"
Ovviamente ottima la recitazione di un cast di All-stars.
Ciò nonstante per quanto amo Cronenberg da tempo immemore,mi sarei aspettato un film decisamente più originale che non cada in clichè da tg che vediamo tutti i giorni,anche se la cruda verità e quella .
Anche il finale è troppo didascalico come una notizia dell'Ansa.
Ripeto sarà anche la verità mi aspettavo più genio visionario..

InvictuSteele  @  03/03/2015 01:29:04
   6½ / 10
Cronenberg è uno dei miei registi preferiti, il tocco del maestro è sempre riconoscibile, così come la potenza delle immagini che evoca, la quale, unita alla profondità dei suoi personaggi, riesce a proiettare il pubblico nel suo mondo bizzarro, popolato da fantasmi, da reietti, da uomini folli e perversi. In questo caso viene esaminato il mondo dello show-biz hollywoodiano e i personaggi che lo caratterizzano, ed è un esame freddo, cinico, gelido, malato. Il potenziale è alto, così come la critica sociale che ne potrebbe uscire, ma dispiace ammetterlo, il vecchio David ha fallito, lasciando un prodotto poco digeribile, a tratti noioso, privo di senso e non va da nessuna parte. E' la stessa sensazione che ho provato per il precedente Cosmopolis e ciò non è un buon segno. La sufficienza non si nega mai al maestro ma la delusione è tanta.

Invia una mail all'autore del commento nocturnokarma  @  27/02/2015 16:23:48
   8 / 10
Gelido e al 100& Cronenberg. A distanza di decenni, di film, di capolavori e lavori meno riusciti, il cinema di Cronenberg è ancora un cinema di carne e sangue, di follia e solitudine.
Lo puoi amare, lo puoi respingere. Ma poi ci ripensi, alle strade vuote di LA, alle ville altrettanto vuote. Alle vite, ancora più vuote. E ne rimani sopraffatto.

Con difetti? Certamente. A tratti prolisso? Non c'è dubbio. Ma anche folgorante e anarchico. Orgogliosamente indipendente. Non per tutti, ma è meglio così.

Trixter  @  13/02/2015 12:40:10
   5 / 10
Fiacca e noiosa opera di Cronenberg, illuminata da una stralunata, allucinata e volgare Julianne Moore. Il resto è poco, per non dire nulla; tanto che tra i personaggi a spiccare è un rachitico 5tron2etto di nome Benji, interpretato dal giovane Evan Bird. Gli altri sono una specie di comprimari appannati. La storia, di per sè, non mi ha avvinto nè intrigato e pure le dinamiche tra i personaggi sono parse un pò forzate e irrigidite da una sceneggiatura tra il logorroico ed il grottesco. Passo falso.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento pompiere  @  09/02/2015 11:15:52
   6 / 10
Debiti. Un sacco di debiti.
E' questa la prima impressione dopo aver visto "Maps to the Stars", ultima fatica del geniale Cronenberg.

Se con "Cosmopolis" l'autore canadese aveva solleticato le mie corde con dialoghi improbabili e forza visiva raccontando di un mondo impazzito e assurdo, quest'ultima opera sembra raccogliere le briciole lasciate sul Sunset Boulevard dal terremoto altmaniano di "Short Cuts" (1993).
Siamo ancora di fronte a una Los Angeles contemporanea dove alcune persone sono concatenate da apparenti casualità. C'è un autista di una limousine, un ambiguo rapporto matrimoniale, qualche cadavere, un suicidio... Cronenberg sembra staccarsi dal quel capolavoro girato più di 20 anni fa per aggiungere asetticità al posto dell'insetticida (ci aveva già provato Paul Thomas Anderson con "Magnolia", e anche lì c'era una tormentata Julianne Moore), ma perde il confronto sullo humour, l'ineluttabilità del destino, la funerea perfezione della coralità di Altman.

Il nuovo corso del regista di "Crash" è imprendibile tecnicamente quanto traballante sul significato, ed è curioso notare come la scena più esplicativa si svolga in bagno mentre una delle star del titolo scoreggia disinvolta.

demarch  @  08/02/2015 19:10:41
   8 / 10
l'ho visto 2 volte prima di capire che voto mettergli. Sinceramente non riesco a spiegare il voto con un commento, mi sento solo di scrivere che Maps to the stars non e'un film per tutti. Anzi per me e'proprio un film per pochi, non tutti possono (vogliono) capire la lezione di Cronemberg.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR 1819  @  01/02/2015 10:53:17
   6½ / 10
Un film forte, eccessivo, crudo. Tutto nelle intenzioni, del resto Cronenberg ci ha spesso abituati a questo. Tuttavia mi è rimasto un retrogusto amaro, forse lo squallore mostrato ha finito per condizionare anche il mio giudizio finale sul film, che comunque ritengo discreto.

Mr.Bowie  @  18/01/2015 17:42:32
   5 / 10
Un pacchetto vuoto ricoperto di ornamenti preziosi è il film di uno spento David Cronenberg. In questo "Maps To The Stars" dove il racconto prende la forma del grottesco, un branco di attori falliti, psicopatici e drogati si muovono attraverso un mare di clichè e volgarità senza confini scadendo nell'apatia più assoluta. Un disegno impreciso e altisonante la sceneggiatura e, a parte la bravissima Julianne Moore, il cast mi è sembrato messo li per concludere un lavoro...paradossalmente è questa la cosa che stupisce di più, gli attori reali sono identici ai personaggi, non so se sia voluto o no, fatto sta che ha un suo perchè. Comunque questo titolo ha poco stile considerando che stiamo parlando di un regista che ha si cambiato il modo di esprimersi, ma se continua a farlo in questa maniera finirà come un personaggio di "Maps To The Stars".

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento williamdollace  @  01/01/2015 13:16:03
   7½ / 10
Malloppo psichiatrico che invoglia l'imposizione dei guanti già dalla scuola primaria, obiezione al senno, orifizi interclusi di Hollywood che si scaricano direttamente fino al cielo, la libertà è una scorpacciata di Vicodin e Sonniferi e la Schizofrenia privata dell'infanticidio è una gloriosa nuova Mappa delle Star.

Gruppo COLLABORATORI Mr Black  @  26/12/2014 16:55:08
   6 / 10
Dopo il primo, noiosissimo quarto d'ora in cui volevo spegnere tutto, ho provato a resistere un altro pò. Alla fine ne è valsa la pena. Ho ritrovato la bravura di Cronenberg, persa nell'ultimo, inutile, Cosmopolis. Il suo ritratto malato di queste stars hollywoodiane mi ha preso e incuriosito, chiedendomi fino a dove si sarebbero spinte. Ne esce fuori un film fuori dalle righe, pieno di significati e simboli nascosti in una atmosfera torbida. Tuttavia non è bastato per farmelo adorare. La sua bella confezione non mi tocca come riusciva a fare con i suoi capolavori passati. Avrei gradito una sceneggiatura migliore, forse più lineare. Una storia intera, non tanti piccoli college. Va bene così, ma spero che ritorni a fare le vecchie cose a cui ci aveva abituato...

TheGame  @  20/12/2014 12:03:04
   5 / 10
Immerso nei cliché e stereotipi giunge alla seconda tappa il percorso demagogico dell'ultimo Cronenberg, spaccato obbligatoriamente pessimista e senza coraggio, ma stavolta con meno presunzione e un filo di fascino in più.

Danny85  @  15/12/2014 13:14:11
   4 / 10
ORRORE!!!
Ma che è sta robaccia???

Sono fan di Cronemberg da sempre, ho apprezzato tutti i suoi strani e difficili film, ho accettato anche il secondo Cronemberg, molto più superficiale e snob, ma adesso basta! C'è un limite a tutto!!

Qualcuno può essere cosi gentile da spiegarmi il senso di questo film? Cioè cosa ci ha voluto dire David??
Parla di quanto sono fuori di testa le star di Hollywood? Insomma, mica tanto. Se questo era l'argomento, direi che non è stato esposto in modo sufficiente.
E' una storia psicologia-psichiatrica? Boh, si forse, ma anche in questo caso non è ben sviluppata.
E' una ghost story? Un pò forzato da dire, ma viste le apparizioni di fantasmi...

Boh, a me è sembrato un film noioso, che se la tira da morire (ma quanto sono snob i peti della Moore??), senza senso e soprattutto vuoto in tutto. Vuoto di idee, vuoto di emozioni, vuoto di storia.

E non venitemi a dire che Cronemberg voleva far vedere la vuotezza di Hollywood e quindi ha fatto un film vuoto alla Sorrentino, perchè questo ormai è un patetico alibi...





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Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento tylerdurden73  @  05/12/2014 11:39:38
   7½ / 10
Hollywood messa a nudo, dopo il giustamente bistrattato "Cosmopolis" David Cronenberg torna a livelli a lui più consoni, pur avendo ormai da tempo abbandonato il tema del body horror qui presente solo in isolate sfumature.
I personaggi presentati dal regista canadese potrebbero far pensare a banali clichè umani, in realtà attraverso la loro ricerca disperata di fama, successo e denaro, oltre che più marginalmente di affetto, si dipana una storia in cui l'assenza di originalità non è proprio di casa.
C'è l'attrice non più giovanissima ossessionata dal ricordo della madre, una misteriosa ragazza dalla pelle ustionata in più punti, un baby attore ricchissimo e viziato alle prese con dipendenze varie. Tre punti cardine intersecati con altre storie: quella di un autista di limousine aspirante non si sa bene cosa, quelle di un ciarlatano che si spaccia per santone, quelle di una mamma nevrotica ed affarista; il tutto per delineare un contesto di bassezza disarmante, un caos di personaggi e situazioni che l'oliatissima sceneggiatura accomuna in una reunion famigliare in cui la legge hollywoodiana non fa sconti: o si contribuisce al successo o si è fuori senza appello.
Un mondo asettico, privo di emozioni, in cui a spiccare sono l'ansia da prestazione e l'invidia; Cronenberg riferisce di una dimensione a parte in cui le mitizzate star hollywoodiane sguazzano, divertendosi poi a ridimensionarle spesso con fare sottile, ma anche perseguendo vie crudeli, complice la coraggiosa Julianne Moore impegnata in una scena che fa poco onore alla sua classe.
I vizi della mecca del cinema sono incarnati da figure in equilibrio precario: folli, mostruose o semplicemente "malate" come il mondo che le circonda. Detto della brava Moore un encomio va anche a Mia Wasikowska e Olivia Williams, perfetto trio di attrici che irride le discutibili scelte di cast maschili, con gli inebetiti Cusack e Pattinson surclassati dall'imberbe e non certo eccezionale Evan Bird.
"Maps of the stars" conferma un percorso professionale sempre più vario in cui è riscontrabile l'ossessione del regista per la mutazione, qui ovviamente contenutistica e non più fisica: si attendono con bramosia future trasformazioni.

Invia una mail all'autore del commento Andre82  @  29/11/2014 20:19:42
   5 / 10
Il film non è malvagio, però il finale è proprio buttato lì e rovina quanto di buono era stato realizzato fino a quel momento.

jason13  @  27/11/2014 21:24:49
   7 / 10
Inutile ripetere tanti concetti gia' scritti nelle votazioni che mi precedono...e' un Cronenberg e' va amato.

Jim17  @  19/11/2014 19:56:51
   6½ / 10
Descrizione pessimistica della vita tanto ambita delle stelle terrene Hollywoodiane. Film tutto sommato guardabile , dalle storie ben intrecciate da un destino macabro e nefasto. Attori eccelsi , elevano di parecchio la sorte negativa di un film senza una particolare storia sconvolgente . Pattinson completamente inutile e fuori posto, eclissato da un copione mal sfruttato.

TheLegend  @  14/11/2014 06:57:31
   5½ / 10
Mi aspettavo di meglio da questo film.
Sceneggiatura traballante,avvenimenti buttati nel calderone solo per darsi un tono e poco approfonditi.
Finale frettoloso.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Satyr  @  29/10/2014 11:49:51
   7½ / 10
Visto con discreto ritardo per la poca fiducia riposta nel nuovo corso del regista canadese, et voilà: mai sorpresa fu più gradita. Cronenberg distrugge pezzo per pezzo la patina dorata hollywoodiana, entrando nelle vite di una stretta cerchia di personaggi miseri e senza morale, legati (e schiacciati) da un successo ingestibile e alienante. Le coordinate portano dritte al Mulholland Drive di Lynch, forse è anche per questo che l'ho amato. Difficile dimenticare Julianne Moore, magnificamente fastidiosa nell'incarnare la versione peggiore e autodistruttiva di quello che a noi non è concesso vedere (ovvero la real life di questi miseri semi dei)

Invia una mail all'autore del commento NotoriousNiki  @  25/10/2014 13:23:26
   8 / 10
La carriera di Cronenberg percorre la sua fase più mutevole intervallata da opere narrativamente più classiche a quelle più distintivamente autoriali, l'ultima 'Cosmopolis' attraverso il post-modernista DeLillo aveva compiuto una delle trasposizioni più ostiche nella storia del cinema, al pari di Naked Lunch, riportandoci a quei scervellamenti tra mondo finanziario ultratecnologico, paranoia da complotti e flusso di coscienza, un apologo sul capitalismo.
Con 'Maps to the stars' riprende il taglio classico della narrazione, un gioco di vite che finiranno con l'intrecciarsi e stritolarsi, ricorda gli affreschi di Altman. L'affresco di Cronenberg sullo star system hollywodiano è impietoso, i tanti topoi sull'apparire e sul divismo cinicamente riassunti (sul divismo si era già speso il figlio nella sua opera prima), ruotando fondamentalmente su 3 personaggi Benjie, il classico bambino prodigio a cui non mancherà la tappa della tossicodipendenza, Havana ambiziosa di intraprendere un ruolo che è stato della madre (con tanto di frecciatina ai remake, e su chi molestamente ne snatura l'originale) e Agatha piromane incestuosamente ossessionata dal fratellino che cerca redenzione, tutti collusi nei loro demoni allucinatori, scheletri che puntualmente fuoriescono a tormentarli, ciò che ne esce fuori è un concerto grottesco, permeato da quella cinica e beffarda ironia alla MacFarlane con tanto di continui rimandi a mo' di lista della spesa a varie raccomandazioni o gratificazioni su conoscenze dell'odierno mondo televisivo, scorretto come nella scena della Moore intenta ad evacuare con la porta aperta (fa il paio con quella di Lyndon Johnson in The Butler dell'anno scorso con la servitù sull'uscio della porta).
Holywood in carne e ossa, con la Walk of fame, la Hollywood sign, la Hollywood Boulveard, i set, la gita sulle ville delle star, Sunset Boulevard e proprio come 'Viale del Tramonto' non mancheranno i cadaveri in piscina.
La Wasikowska qui rievoca la deturpata Rosanna Arquette di Crash, il cui corpo è seminato di cicatrici da ustione, l'ho trovata migliorata, molto in parte a differenza di altre occasioni in cui si muoveva su soggetti più classici (Austen) o burtoniani (Alice). Per la Moore 'Havana' è un personaggio in cui prevedibilmente avrebbe espresso tutto il suo repertorio, non fa che scimmiottare se stessa, sopra le righe anche se per quest'anno sembra abbastanza lanciata in altre lidi 'Still Alice' in una parte più sociale opposta all'Alzheimer.

Invia una mail all'autore del commento bart1982  @  13/10/2014 14:34:59
   5½ / 10
Il regista narra l'intreccio di diverse vite tutte facenti parte piú o meno dell'universo Hollywood.
Alcuni personaggi sono molto particolari e ben recitati, ma nel complesso é un film pesantino per i miei gusti.

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Lory_noir  @  07/10/2014 22:09:00
   7½ / 10
Credibilmente sopra le righe, con un buon cast e un buon ritmo crescente. Sicuramente soddisfacente.

albert74  @  21/09/2014 02:06:01
   8½ / 10
un film particolare, impegnato, certo non banale. La trama non inganni. non si tratta della vita di alcune persone ricche, non si tratta di delineare i loro pregi, i loro difetti, il loro modo di vivere, né l'atmosfera patinata, sfolgorante del mondo del cinema, delle ville di hollywood o dei personaggi che si celano dietro questo mondo plastificato.
E' qualcosa di più sottile. Cronenberg si focalizza su quello che c'è dietro alcuni personaggi. sugli incubi che popolano le loro vite. i personaggi però non sono gli attori ma gli attori sono gli incubi stessi, per così dire gli scheletri nell'armadio.
Ognuno ha le sue debolezze, ognuno ha i suoi scheletri che danzano una macabra danza che finisce per annullare le loro vite. diventano zombie in balia di un destino che non è poi tanto diverso se fossero stato poveri.
e qui è la complessità del film. non è un film sulla ricchezza e sull'ipocrisia ivi celata ma un film sulle debolezze umane, poco importa se sono ricchi e hanno dei soldi, alla fine ciò che conta è che sono deboli come tutti quanti.
la ricchezza non è nulla se non una facciata ma oltre la facciata c'è un ragazzino praticamente schizofrenico, in balia di droghe; una donna che è lo spettro di se stessa e che vede la madre morte; una ragazza, incendiaria, che si ripresenta nella vita del fratello, del padre, terapista e sconvolge le loro vite.
alla fine il tragico epilogo è l'unico possibile per un regista che mette in scena la necrofilia delle vite di queste persone, le loro miserie, le loro debolezze ma senza concentrarsi sulla narrazione né sul carattere dei personaggi ma sullo stato d'animo di ognuno di loro e di nessuno di loro. un cinema che è anticinema che non vuole essere solo una critica ad un mondo fittizio e solo apparentemente "ricco" ma anche alla pazzia che si cela in loro e - in quanto uomini - in noi. solo che in queste persone è ancora più accentuata e il dramma finale ne è la prova.
alla fine non si può fuggire dal proprio passato, dalla vecchiaia, dalla droga o dalla pazzia che alberga in noi.
naturalmente questa è solo una delle letture, la mia lettura. volendo ci si può trovare anche la satira, la presa in giro della ricchezza, la critica sociale di un mondo falso, di una città falsa, o le psicosi dei divi; una critica al cinema magari. una critica ad un cinema in cui il divo sprofonda in un universo di prozac, di tranquillanti e di morte.
Del resto siamo abbituati a vedere divi che si suicidano o che si lasciano andare. il denaro pare non bastare a dare la felicità ed è quasi un'ovvietà.
vedeteci quello che vi pare ma è questo il punto: in un grande film non c'è un significato ma molteplici, in un grande film ci sono diverse sfaccettature e qualcosa finisce sempre per sfuggire.
perché stiamo parlando di un film che non è ancora capolavoro ma ci si avvicina molto e merita sicuramente di essere rivisto, con calma, analizzando magari la poesia di Paul Eluard, chiave di volta di maps to the stars, quella libertà che, per il poeta surrealista, è scritta nell'infanzia, nei banchi di scuola, nei rifugi infranti, nei miracoli notturni ed - evidentemente - anche in questo film che devo dire mi sento di consigliare assolutamente.

Gruppo COLLABORATORI Invia una mail all'autore del commento ilSimo81  @  27/08/2014 14:55:27
   7 / 10
La famiglia Weiss vive nei lussi dell'agiata borghesia dei privilegiati nel mondo di Hollywood. Un mondo che richiede una facciata pulita e presentabile, disinteressandosi del marcio nascosto sotto il tappeto. Ecco perché bisogna provvedere alla riabilitazione del figlio tredicenne, già star viziata e viziosa. Ed ecco perché bisogna guardarsi dall'arrivo (o ritorno?) di Agatha, intenzionata a riprendersi qualcosa che altri le hanno tolto, per sempre.

Cronenberg, cantore della carne corrotta. Carne di un viso deturpato da antiche fiamme, carne di un corpo che cerca di resistere alle insidie dell'età. Il contatto fisico è fine a sé stesso, è forma e metafora delle fugaci consolazioni umane: il corpo -sublime strumento di apparizione- è un sepolcro imbiancato che dentro marcisce di ambizione e perversione, posseduto da fantasmi a cui si scappa solo tramite la morte - forse.
Stelle ("stars") che non risplendono di luce propria non hanno nemmeno vita propria: delicato e crudele intreccio di esistenze mirate a realizzare sogni altrui e di vite votate a realizzarsi nell'oblio.
L'uomo della strada guarda con occhio un po' invidioso un po' smarrito questo risplendere di stelle cadenti. Lo sguardo di Cronenberg ride impietoso.

"Maps to the stars" è il nuovo capitolo del cinico approccio del regista canadese ai mondi di vita e cinema. L'incontestabile pregio estetico (riflesso della Hollywood narrata) e l'elevata qualità artistica (il cast è di tutto rispetto) raccontano una storia che gioca sui contrasti dell'apparire e dell'essere, del passato e del futuro. Gli intrecci rendono la visione intrigante, i cui risvolti si colgono non tanto nel vedere il film quanto nel seguirlo, contestualizzarlo e capirlo.

-Uskebasi-  @  23/06/2014 16:57:41
   7 / 10
COMMENTO SPOILEROSO

Vi ricordate di quelle facce modellabili che andavano di moda negli anni '90? Erano dei palloncini con dentro della farina (credo), con capelli e due occhi appiccicati fuori, ad ogni gita c'era almeno una persona che le comprava. Se non vi ricoradate, vi basterà guardare la faccia di John Cusack e vi torneranno senza dubbio in mente. Poi certo, dipende anche da come modellavate quel càzzo di gioco. Per quanto mi sforzassi, mi sembra che veniva fuori sempre un tipo di faccia... questa qua, di John Cusack.
Comunque.
Rieccomi alle prese con l'ostico Cronemberg. Non sono certo tra i suoi ammiratori più grandi, forse nemmeno in quelli che vengono dopo, ma è un regista che mi affascina, perché mi piace il suo stile, mi piace come riempie l'inquadratura, eppure non mi fa impazzire nella narrazione. Come in Cosmopolis ho veramente faticato nella prima mezz'ora dove ho odiato tutto e tutti, soprattutto il ragazzino. Ma è ancora una volta un film diesel che cresce e acquista un suo "perché", così alla fine anche quel personaggio tanto odiato sarà di gran lunga il più amato. Il più apprezzato invece è quello di Havana, grazie a mia zia Julianne Moore che è come al solito perfetta e sarà ora che vinca qualcosa anche oltreoceano, non un Golden Globe... le può dare alla testa. Havana è prima sull'orlo del suicidio e poi talmente tronfia da diventare insopportabile, c'è un punto preciso per questo cambiamento dove si festeggia per la morte di un bambino; beh, questo è senza la minima ombra di dubbio il top di Maps to the Stars, una scena che si candida tra le migliori dell'anno.
Poi c'è Pattinson che ha iniziato la scalata della limousine, adesso salta al volante e magari nel prossimo andrà ancora più avanti e ne verrà investito, ma nonostante l'antipatia che ho per lui a pelle e il mio odio profondo per il fenomeno Twilight, non ho proprio niente di negativo da dire sull'attore e credo che tutte le critiche su di lui siano infondate.
Infine ci sono quei due stranissimi volti, quello comico e di gomma di Cusack, quello di roccia della Wasikowska nel ruolo centrale del film. La distruzione di Hollywood passa da lei. Il mondo delle illusioni e dell'ipocrisia brucierà.
Un uomo che ha vissuto tutto in 13 estati si sposerà con la sorella, per viaggio di nozze la libertà tanto decantata.
E' difficile valutare questo film. Si capisce il messaggio di Cronemberg, anzi, ho pure il dubbio che quella brutta scena con il fuoco fintissimo sia voluta, per smerdàre ancora su hollywood, nello specifico, sulla computer grafica. Il problema è che non mi ha convinto nei modi, sembra mancare qualcosa nella trama.
E quei fantasmi... ce n'era veramente bisogno?

Jambalaya  @  14/06/2014 16:25:01
   6½ / 10
Carino e ben studiato, con ottime tematiche. Però non mi ha colpito e coinvolto fino in fondo, mi son ritrovato leggermente annoiato durante la visione.

codino18  @  13/06/2014 17:42:22
   4½ / 10
Mah... Sarò io che nn capisco questi film, ma davvero non riesco a dargli un senso. Cos'è che spinge un regista così bravo a fare una cosa del genere. Però vista la media, forse non l'ho capito...

Invia una mail all'autore del commento marlamarlad  @  07/06/2014 22:57:24
   7½ / 10
Ottimo film. Suggestivo. Mi sono affezionata ai personaggi.

paride_86  @  07/06/2014 04:02:01
   5 / 10
Dopo il bellissimo "Cosmopolis" arriva la grande delusione di "Maps to the stars" che è un film di fantasmi che non fanno paura, di star hollywoodiane viziate e depravate, di personaggi con un passato che ritorna prepotentemente ma, soprattutto, è tutte queste cose insieme in un miscuglio eterogeneo che non decolla mai e il cui senso è difficilmente comprensibile.
Julianne Moore sulla tazza del cesso è il picco della pochezza raggiunto da Cronenberg e rappresenta quella scena che mai vorresti vedere, considerata soprattutto la grandezza dell'attrice in questione.

3 risposte al commento
Ultima risposta 09/06/2014 21.46.04
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Gruppo COLLABORATORI JUNIOR oh dae-soo  @  04/06/2014 16:03:45
   7½ / 10
presenti spoiler

Hollywood brucia si diceva una volta.
E qui in un certo senso brucia per davvero perchè il fuoco, l'incendio, è uno dei fil rouge che attraversa l'intero film.
Il fuoco di due incendi nel passato che hanno generato fantasmi veri o fittizi, il fuoco di un suicidio che liberi un mal di vivere e un senso di sconfitta che non ce la si fa più a nascondere, il fuoco metaforico di un sistema che si sta sgretolando.
Hollywood collassa, potrebbe anche dire Cronemberg.
Magari è capitato solo a me ma mentre guardavo questo capolavoro mancato del maestro canadese avevo delle sensazioni che mi rimandavano a un altro film.
Quale, mi chiedevo in sala, quale era.
Poi d'improvviso l'illuminazione, Inland Empire.
Ecco, avevo le sensazioni di Inland Empire ma decriptate, svelate, manifeste.
La stessa tensione, la stessa sensazione di qualcosa in agguato, la stessa atmosfera opprimente, uguale densità, uguale ferocia e pericolo nel vedere rappresentato questo cinema nel cinema, questo film che s'ha da fare dentro il film, questo film che si ricollega al passato, gli stessi fantasmi, quasi un horror sotto le luci dei riflettori, tutto uguale al film di Lynch ma con una facilità di comprensione, o più che facilità di comprensione- perchè Maps to the star è tutto fuorchè un film facile da analizzare- il poter comunque disporre di un intreccio facile, anche banalotto nel quale poter trovare molto più facilmente gli elementi per l'analisi.
Un Inland Empire per il pubblico insomma, non solo per sè stessi.
Dicevamo
Hollywood collassa

Una Hollywood dove ti droghi pesantemente a 10 anni, dove tutti fanno sesso con tutti, dove ci sono santoni guru buddhisti che poi picchiano selvaggiamente i propri figli, dove i soldi, le grandi case, le chevrolet e le piscine sono la patina sotto la quale le star vivono la propria vita infelice, dove tutto è ipocrisia, tutto, perchè il cinema stesso è ipocrisia, perchè anche quando rappresenta il vero lo fa ingannando con l'arte.
E chi lavora nel cinema l'ipocrisia la mangia a colazione servita da una colf.
E il pensiero non può che andare a PSH, o a HL, o a tutti quelli che chissà che provavano, chissà che sentivano mentre faticavano a sorridere davanti alle luci della ribalta.
Credo che in questo film ci siano cose meravigliose, scene superbe.
Cronemberg conosce lo star system e lo massacra letteralmente.
Tutti i rapporti sono basati sulla finzione, tutti poi, a casa, da soli, hanno scheletri nell'armadio.
O fantasmi, sì fantasmi invece che scheletri.
Come quello che vede Havana, il fantasma della madre, quella madre che la violentò e il cui successo passato come attrice la tormenta, quella madre nella quale malgrado tutto vuole identificarsi adesso, vuole interpretarla, così, quasi per sconfiggerla, sublimarla.
O i fantasmi che vede il piccolo e arrogante Benjie, uno che ha 10 anni aveva già tutta Hollywood ai suoi piedi, uno che a 13 ha già vissuto tutto (Culkin?) e conosce la vita meglio di tanti altri. Ecco, questo l'ho trovato il personaggio più straordinario perchè per quanto odioso più si va avanti più lo trovi intelligente, consapevole, lucido. Lui vede fantasmi di bambini morti, lui che praticamente lo è stato un bambino morto, e non solo perchè in passato rischiò di morire ma perchè bambino in realtà non lo è mai stato.
Fantasmi, fantasmi, fantasmi.
Ma tutto bene o male si regge in piedi, il castello di menzogne di Hollywood non crolla, anche perchè l'ipocrisia sta proprio nelle sue fondamenta.
Poi arriva lei, la ragazza ustionata, e tutto cambia.
Io credo che la figura di lei sia la figura esterna che entra nello star system portandoci dentro la vita vera.
E l'impatto di questa drammatica vita con il castello delle menzogne è devastante, tutto collasserà.
Ma prima...
Prima due parole su una fantastica Julianne Moore in un ruolo dal coraggio leonino, il ruolo di un'attrice frustrata e depressa che non riesce a cancellare i fantasmi del passato. Un ruolo che la vede parlare di sesso, fare sesso, defecare, drogarsi, di tutto. E questa fantastica attrice ci mette dentro tutta sè stessa.
Ma tutti eccellono in realtà.
E Pattinson lavora ancora con Cronemberg passando soltanto dal sedile di dietro a quello davanti.
Ma torniano alla ragazza ustionata, una Wasikowska che con il ruolo di ragazza difficile o malata ci sta facendo troppo l'abitudine, quasi un Michael Shannon in gonnella.
Lei non fa parte di Hollywwod, lei è qualcosa di vero che torna là.
E niente sarò più come prima, il suo personaggio infetta ancora di più un malato già terminale.
Il problema è che questo film non riesce a non superare un certo limite.
E tutto è troppo esasperato, portato alle estreme conseguenze.
Aveva delle premesse straordinarie ma il collasso è troppo potente, troppo distruttivo.
Fratelli che si sposano con sorelle, figlia piromane e psicopatica, bambini che muoiono di continuo (ma che portano a quella gelida e fantastica scena dell'esultanza della Moore, impressionante), tentativi di omicidi, omicidi, suicidi, pallottole che partono per sbaglio.
No, è troppo, troppo.
Cronemberg perde il senso della misura e arriva alla distruzione completa di una famiglia (metafora dell'intero star system) in tempi troppo rapidi, con modalità troppo esasperate, veloci e automatiche
Anche l'intreccio non funziona al massimo, qualche storia si evolve male o non si evolve al fatto, il richiamo ai fantasmi e al passato troppo opprimente. Le scene del fantasma della madre di Havana ad esempio sono troppe e troppo simili (secondo me le più deboli del film), i gesti violenti troppi e a volte quasi gratuiti.Questo è un film che un tantino asciugato, con meno cose e meno avvenimenti, un pò più ancorato alla realtà, sarebbe stato indimenticabile.
Ma c'è tantissima roba buona dentro.
Io ho trovato incredibile, forse la scena più forte, quella del padre che picchia la figlia, potentissima, quasi un horror.
Ma si arriva alla fine con la sensazione che manchi qualcosa nell'intreccio ma paradossalmente ci sia qualcosa di troppo nelle scene.
Resta comunque un film da vedere, imperdibile.
Uno di quei film che poi ci pensi sopra.
E ancora, e ancora.

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Ultima risposta 08/06/2014 00.42.53
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FABRIT  @  01/06/2014 12:27:57
   6 / 10
il film è senza dubbio interessante ma non mi ha entusiasmato.

djciko  @  28/05/2014 16:43:52
   8 / 10
Gran film. Sulla fragilità, sui costumi, sulle ossessioni.
Non ho visto i precedenti di Cronenberg ma rimediero'. Non perdetevelo.

lucasssss  @  28/05/2014 10:57:52
   4 / 10
no, non ci siamo, film lento e noioso

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Ultima risposta 14/06/2014 11.30.59
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Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  28/05/2014 00:09:17
   7½ / 10
Per alcuni aspetti lo trovo speculare a Cosmopolis. In fondo a Wall Street si perdono o si guadagnano milioni di dollari nel giro pochi minuti come a Hollywood si perdono o si ottengono ruoli importanti in un film. Se in Cosmopolis era l'inizio del caos generale, in Maps of the stars il caos è presente anche se in forma più strisciante, nascosto da frivolezze, capricci e paranoie da stars. In questo senso il corpo sfigurato e guantato (così cronenberghiano) come una dark lady di un passato cinematografico remoto di Agnes pone involontariamente coloro che stanno sopra l'abisso a guardarci dentro, a spezzare equilibri consolidati per se stesso e gli altri (il terapeuta Sanford) causandone il cortocircuito. Ho apprezzato questo film che non considero come uno dei suoi migliori, ma è un Cronenberg estremamente lucido e coerente con la sua poetica.

farfy  @  27/05/2014 23:04:47
   8 / 10
Film tosto, da incubo, di un cinismo graffiante ed inquietante. Il ritratto di una Hollywood meschina, ma anche di segreti grandi come macigni seppelliti nell'apparenza di famiglie perfette.
Non si risparmia in niente, e sputa praticamente su tutto: divismo, falsità, cattiveria, sesso sporco, fragilità soppressa da abusi di droghe e medicine....

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Woodman  @  27/05/2014 21:56:04
   9½ / 10
Critici, giornalisti, pubblico.. continuano a non capire un caz.zo.
Un film strabiliante, magnetico, di un'ancestralità terribile, di una potenza visiva talvolta folgorante.
Un'opera enorme, che rifugge spiegazioni meramente logiche, che s'abbandona all'incalaznte ritmo lineare sul quale si snodano storie mai del tutto chiarite. Non un flashback (ha del miracoloso), non una scena di troppo, non una spiegazione reale ai gesti e alle follie degli ambigui, straniati, parossistici, esuberanti, dannati personaggi. Citando Carmelo Bene: La vita si comprende? No. E allora occupiamoci della vita. E Cronnie non si tradisce cercando di fornire una spiegazione soddisfacente, non accontenta il pubblico sciogliendo ogni nodo, bensì lo tiene sulle spine per poi abbandonarlo con una dissolvenza azzurra.. che si porta via un microcosmo di agghiacciante attendibilità e opprimenti, gelide atmosfere. Non si decodifica nulla, ci viene mostrato un piccolo mondo di grottesca e perversa tragicità, popolato da marionette autolesioniste, distruttive, dilaniate, ermetiche e sbattuteci davanti con ghignante cinismo, un po' come con disperata foga Cezanne aggiungeva tasselli alla sua montagna, mai rappresentabile del tutto, mai del tutto messa a fuoco, mai raccolta in un colpo solo al millesimo sguardo, mai assimilabile in un'ottica soltanto.
L'essere umano, probabilmente.
Astenendosi dall'ostentazione filosofica, letteraria, cinefila (un altro miracolo), il maestro del melò fantastico ci presenta una non-storia respingente e rivoltante, finalmente un esperimento autenticamente simbolista, che ci prende per il **** dalla prima scena dichiarando la pochezza del Cinema che ci è rimasto (o forse del Cinema che c'è sempre stato) e intrappolandoci in sala, calandoci giù le mutande e masturbandoci, perchè è quello che siamo venuti cercando: gioia e appagamento per gli occhi, per tutti i sensi. Siamo i voyeur, ma ben presto ci rendiamo conto che siamo voyeur di noi stessi, cioè del nulla, stiamo assistendo al nulla che si ritorce su se stesso, che giocherella fra sè e sè. Noi siamo il nulla, e ci gingilliamo con gli organi genitali. Nel frattempo Julianne Moore singhiozza davanti al ridicolo fantasma della madre, un divetto sboccato cade preda dei propri ridicoli rimorsi, altri ridicoli fantasmi, una piromane passa da Los Angeles per caso e crea notevole ansia in John Cusack.
Se certi rincog.lionidos hanno affermato che:
1. si capisce subito chi è chi, l'intreccio è debole
2. la psicologia della Moore non è ben sviluppata (vivaddio, sarebbe stata solo una menzogna illusoria, una contraddizione)
3. Pattinson è un cane (sinceramente chi se ne frega, non cambia nulla)
4. la "storia" (!) non convince difettando nella scrittura di certi passaggi, passaggi fatti a caso..
allora proprio non avete colto. Non avete avuto voglia. Potevate stare a casa e risparmiarvi, Mereghetti incluso.

Un esercizio epocale, grandioso, che assolutizza il vuoto e ci costruisce sopra un film che riesce a rimanere comunque relativo, aperto. Perlomeno contenutisticamente.
E pur parlandoci di niente (del resto che cos'è ormai la morte? che cos'è l'odio? o l'amore? bazzecole) siamo investiti da emozioni a raffica, saettanti e pungenti.
Brividi su brividi, scena dopo scena. Raggelante, complesso, mastodontico, importantissimo.
Imperdibile.

Sarà ricordato, sarà studiato, sarà venerato.
Semplicemente il miglior film dell'anno.

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11 risposte al commento
Ultima risposta 30/05/2014 11.15.00
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gemellino86  @  27/05/2014 20:32:41
   8 / 10
Bel dramma con diversi spunti di riflessione. Cronenberg dosa bene tensione e dialoghi. Il ritmo però è lento. Mi è piaciuto ma non è tra i migliori del regista.

Lore.84  @  27/05/2014 12:32:36
   7½ / 10
Un Cronenberg "diverso", più raffinato e meno grezzo, ci mostra i meccanismi autodistruttivi e fuori controllo delle celebrità hollywoodiane, che cercano di raggiungere ossessivamente il successo. Una Hollywood vista da dentro, perversa e senza punti di riferimento, che ricorda molto da vicino quella di Mulholland Drive di David Lynch. Negli ultimi anni Cronenberg sta cambiando, è passato dalla mutazione del corpo, alla mutazione della mente, uno sguardo il suo sempre più psicoanalitico. Adesso come non mai, quindi, i paragoni e gli accostamenti con il cinema lynchiano si fanno più vivi che mai, ma purtroppo Cronenberg non è David Lynch e questo in "Maps to the Stars" si vede. Tutti i personaggi del film sono tormentati da traumi del passato, che improvvisamente riaffiorano nella mente generando una realtà distorta. Cronenberg, quindi, incide molto sugli aspetti psicologici ma tutti questi orrori, rimorsi e inquietudini che vivono i personaggi sembrano non raggiungere mai il culmine, manca proprio quel tocco "nero" lynchiano. Dopo tutto Cronenberg confeziona un gran bel film, che tratta questo spietato meccanismo in modo crudo e diretto.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR ferro84  @  27/05/2014 10:08:44
   4½ / 10
La strada delle celebrità è composta da stelle psicotiche, nevrotiche alla disperata ricerca del successo.
Il passato diventa qualcosa da rimuovere e la vita è una continua ricorsa ad obiettivi sempre più alti perdendo di vista se stessi. Maps to the stars sembra uscito da qualche sermone moralistico antihollywoodiano, il j'accuse che dall' inizio del 900 vede questa zona di Los Angeles come luogo di perdizione e corruzione.
Cronenberg si affida Bruce Wagner, non proprio uno sceneggiatore dalla carriera brillante , per la scrittura e non può dirsi che tanta fiducia sia stata ripagata. Maps to the stars oltre che un film banale risulta essere tremendamente velleitario e pretenzioso, un racconto che vuole ad ogni modo far riflettere e l'unico dubbio che insinua è di come un grande autore come Cronenberg possa compiere simili errori.
Se è legittimo fare film brutti e anche i grandi sanno toppare, non è ammissibile realizzare un film così raffazzonato, mal scritto, mal interpretato senza avere un'idea di fondo veramente forte.

Senza scomodare Sunset Bouleverd o Mulholland drive ,la cui ombra comunque incombe su tutta il film, la velleitarietà di questo Maps to the stars è il cercare di raccontare il degrado umano utilizzando non solo l'abusatissima metafora hollywoodiana ma cercando uno stile onirico e surreale che sembra essere messo lì più per dare un tono al film che perchè realmente funzionale alla storia.
Inoltre il racconto corale non riesce mai effettivamente ad emergere, il tutto resta confinato nei personaggi dei due fratelli e di Havana Sangrand e ad eccezione del personaggio di Agatha, gli altri comprimari sembrano essere usciti dall'album delle figurine Panini dei grandi divi di hollywood. Abbiamo la babystar viziata e drogata, abbiamo i relativi genitori sfruttatori e senza cuore, inoltre è presente anche l'arrivista diva nevrotica e psicotica, se vuole essere un j'accuse manca l'elemento di vera indagine e senza quello il film cade nel superfluo.
Le interpretazioni non sempre sono all'altezza in modo particolare quella di Jhon Cusack e di Evan Bird, con personaggi scritti così male non che ci si potresse aspettare nulla di differente.
Come se non bastasse il film soffre di alcuni buchi di sceneggiatura abbastanza evidenti e di un finale fatto veramente malissimo anche dal punto di vista tecnico.

Maps to the stars è un film d'autore perdente su tutta la linea, un concentrato di clichè sia contenutistici che stilistici, che rende l'opera assolutamente ingiustificabile.
Non c'è sperimentalismo da parte di Croneberg, non c'è rischio o voglia di cambiare ma solo tanta banalità a buon mercato che ci viene servita su un piatto di noia.

Gabo Viola  @  26/05/2014 15:09:24
   10 / 10
Cronemberg tornato a livelli astrali. Le star come emblema, piccolo cosmo per iniziare una riflessione sull uomo dei nostri tempi o forse sull uomo, nel suo becero cinismo, come è sempre stato. Crony fa un film che non è solo avanguardia ma fa battere anche il cuore

Eraserhed  @  26/05/2014 10:06:00
   5 / 10
Mi dispiace doverlo ammettere essendo uno dei miei registi preferiti ma purtroppo non c'è più il Cronenberg che ho conosciuto grazie al pasto nudo o inseparabili, qui non c'è tensione, la trama è buttata un po' su come anche il finale molto afrettato e in più ci sono un paio di riferimenti che non ho capito, magari potete aiutarmi nello spoiler...Si salva solo julianne moore e i suoi peti

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GianniArshavin  @  25/05/2014 13:10:55
   7 / 10
Premessa: Cronenberg è uno dei miei registi preferiti , secondo me fra i più importanti di tutta la storia del cinema. Il canadese è un autore geniale e visionario , che continua a mettersi in gioco ad ogni nuovo film non avendo paura di esplorare generi diversi , rimanendo però sempre fedele alle sue tematiche classiche.
Detto questo , a mio parere "Maps to the stars" non è ne la ciofeca descritta dai critici ne il capolavoro decantato dal pubblico , ma un buon prodotto con i suoi pregi e i suoi difetti.
La prima ora di visione è assolutamente ottima , fra psicologia , fantasmi del passato che tornano a bussare alle porte della mente dei personaggi , segreti inconfessabili , errori degli adulti che ricadono sui figli e una fortissima ma non centrale critica ad hollywood , scagliata sia contro gli uomini ma anche contro l'industria in generale.
Cronenberg nella prima metà di pellicola ci parla di figli dall'esistenza difficile , ci parla di menti compromesse e di viscidi e arrivisti personaggi , sempre pronti a fregare gli altri per il proprio profitto. Il regista inoltre critica il moderno sistema cinematografico americano , fra sequel commerciali e remake improbabili, ormai considerati da molti l'unica vera espressione di cinema moderno.
I vari protagonisti , relitti umani pieni di soldi e di vizi , inseguono i propri desideri egoistici schiacciando chiunque si intrometta , e il titolo dell'opera si può proprio riferire alla strada , accidentata e sporca , che questi personaggi cercano di percorrere.
Purtroppo tutto questo ben di Dio viene parzialmente rovinato da una seconda ora ripetitiva , ridondante , troppo dispersiva e poco incisiva. Mi sarei aspettato dal cineasta il colpo di genio , la svolta decisiva, ed invece la storia stagna e giace in un girare a vuoto deleterio , fino a naufragare in un finale troppo grottesco e affrettato che mi ha lasciato molto amaro in bocca.
Questo lento declino di "Maps to the stars" potrebbe essere imputato alla sceneggiatura , non scritta dal regista , perché poi a livello tecnico Cronenberg dimostra di non aver perso il suo smalto.
Bene il cast , da Julianne Moore (da poco premiata a Cannes) alla straordinaria Mia Wasikowska , vera protagonista del film.
Da segnale un sottile black humour , ben integrato con la vicenda (al di la del finale) ed alcuni espliciti rimandi (oltre a quelli nascosti) alle tematiche tipiche del regista , come il corpo ustionato (insieme alla mente) di Agatha.
In conclusione , come per ogni lavoro del maestro , è palese la necessità di una seconda o terza visione , vista la complessità di questa ultima fatica. Per ora mi limito a dire che "Maps to the stars" è un film da vedere perché ti lascia (come tutti i prodotti di Cronenberg) qualcosa dentro , nonostante non siamo davanti ad uno dei migliori prodotti della filmografia dell'artista canadese.

Larry Filmaiolo  @  25/05/2014 10:01:38
   8½ / 10
film della *******.
mi azzardo a dire che potrebbe essere uno dei migliori cronenberg di sempre: presenta tutti i suoi temi cardine, frullati e levigati da uno stile registico ormai sublimato e insuperabile. interpretazioni sconvolgenti.

BrundleFly  @  24/05/2014 12:26:27
   7½ / 10
Un Cronenberg in grande forma.
Un ritratto della VERA Hollywood da parte di un regista che la stessa Hollywood ha quasi sempre ignorato o massacrato (e oserei dire meno male, visto che nella sua filmografia è difficile trovare dei completi disastri).
Pure Julianne Moore l'ho trovata ottima, nonostante come attrice non la sopporti un granché.
L'unica cosa che mi ha convinto poco è stata:

Nascondi/Visualizza lo SPOILER SPOILER
Un esempio di ottimo cinema come dovrebbe essercene più spesso nelle nostre sale.

rockyeye  @  24/05/2014 09:19:30
   9 / 10
Ennesima dimostrazione che Cronenberg non sbaglia un film.. Sublime

Invia una mail all'autore del commento logical  @  24/05/2014 01:30:09
   3 / 10
Film pessimo per sceneggiatura, traduzione italiana e recitazione. Julianne Moore realmente imbarazzante e fuori misura, John Cusack tinto come un Magnum al cacao 70% e con uno sguardo da panda che fa compassione. Non c'è tensione, non c'è emozione, solo un dolore vedere Cronenberg raggiungere questo nulla fastidioso e imbottito di luoghi comuni che si pensavano sepolti nelle rubrichette rosa delle lettere alla direttrice di Cosmopolitan o Cronaca Vera. Il povero Evan Bird si sforza di non far scivolare il 'suo' film dalle sue possenti spalle a U cercando di rivaleggiare con i titani di "Mamma ho perso l'aereo" ma non è altrettanto memorabile. Un film atroce e assolutamente irritante per chi ha memoria di Videodrome o Crash; a un idiota si perdona, a un vero regista no.

1 risposta al commento
Ultima risposta 10/09/2014 20.10.24
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Gruppo COLLABORATORI SENIOR foxycleo  @  23/05/2014 08:40:32
   6 / 10
Devo ammettere di essere rimasta perplessa dall'ultimo lavoro di Cronenberg.
Mi è parso eccessivamente sopra le righe e troppo evasivo nel passaggio da un personaggio ad un altro. La follia della vanità è raccontata in maniera esageratamente grottesca e a tratti inutilmente complicata.
La direzione degli attori l'ho trovata perfetta, sublime la prova per Julianne Moore.
Difficilissimo dare un voto numerico, la più che sufficienza per quanto riguarda le parti tecniche è dovuta, la sceneggiatura latita troppo.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  23/05/2014 02:13:05
   7½ / 10
Difficile da giudicare ben più di Cosmopolis - piaciuto alla critica ma disertato dagli spettatori - "Maps to the stars" potrebbe avere l'effetto contrario. Mentre i giornalisti lo stroncano, il pubblico sembra apprezzarne la sua informe linearità. A prima vista sembra uno strano incrocio tra Mullholland drive di Lynch e La valle delle bambole, ma è facile travisarne la profondità e cogliere tutti quei frammenti ossessivi che fanno dell'odiata Hollywood la mecca delle nevrosi sullo schermo. Cronenberg architetta un puzzle che sembra alimentarsi proprio dalle ceneri dei topoi hollywoodiani più in voga, v. il personaggio di Mia Wasikowska così diffuso come ombra inquieta e "innocente" di certi culti femminili del cinema contemporaneo. Qualcuno azzarda il paragone con Altman, ed è come se venisse accentuata una forte componente satirica, altresì grottesca, nella nuova fase di Cronenberg. Ma più il suo cinema si allontana dai parametri Ballardiani e Burroughsiani del passato, più è facile trovarlo più in sintonia con l'efferato sadismo mondano dei romanzi di Bret Easton Ellis.
E' vero, "Maps to the stars" è sopra le righe, diciamo enfatizzato in più aspetti - si veda la vuota inquietudine di Pattinson/Jerome che sembra destinato a un esito diverso. Forse tardivo nella sua impetuosa analisi del micro/macrocosmo hollywoodiano. Eppure è talmente efficace e devastante l'impatto con questo mondo di reietti in piscina, e la direzione degli attori così superba - su tutti, una Julianne Moore svampita e decadente che non dimenticheremo facilmente - che tutto il resto passa in secondo piano. Sorta di hardcore thriller radicale, è certamente un film di transizione nella carriera del regista, che non sempre riesce a smussare gli angoli riproponendo un passato ancorato alla lucida minaccia dei suoi drammi trascorsi. Ma basta un solo appiglio, v. l'intervista della Moore mentre ricorda la madre in due sentimenti diversi e sembra che il suo cinema, quello di Cronenberg, sia ancora catturato dall'impatto dell'odio sull'amore, o sul divismo individualista anche all'interno del "nucleo"

2 risposte al commento
Ultima risposta 23/05/2014 23.39.39
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boodi  @  22/05/2014 15:06:05
   8½ / 10
si potrebbe scrivere molto su questo film , ed è comprensibile che la critica lo abbia stroncato ..d'altra parte a me era piaciuto moltissimo anche cosmpolis ..........mi rifaccio al commento gia scritto qua sotto ..una specie di sogno / iper realtà che dipinge un bellissimo e vivisezionato incubo hollywodiano !! probabilmente meno didascalica di quello che sembra ..
non per tutti!!
bravo cronenbergh

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento LukeMC67  @  21/05/2014 23:50:43
   9 / 10
Hollywood, ti odio. Tanto. Tanto?

Dite quel che volete, cari lettori di FilmScoop, ma a me il "secondo filone" cronenberghiano, quello incentrato sulle mutazioni della mente, piace almeno quanto il primo, quello delle mutazioni corporee.

Dunque: prendete un melodrammone, shackeratelo violentemente e lungamente con una dose esagerata di cattiveria e di graffiante ironia verso il cinema e il suo ambiente, mettete un zest di metacinema, condite con una regia linearissima praticamente perfetta, con attori tutti nella parte fino in fondo, mescolate l'intruglio in abbondante melodia di Howard Shore a mo' di salsa sapida evitando accuratamente qualsiasi parte positiva ed otterrete questo ultimo gioiello del Maestro canadese.
Pscicopatia a go-go, lezione hitchcockiana imparata (ed applicata) perfettamente (=non importa la verosimiglianza o la scientificità della sceneggiatura ma come essa tiene sulla corda lo spettatore), eccessi in crescendo entusiasmante, a-moralità ed im-moralità a fiumi e soprattutto, tanta infanzia tutt'altro che innocente; anzi, volgare, approfittatrice, pazza e infine assassina. Proiezione di un mondo adulto che solo questi "valori" sa trasmetterle e la cui unica modalità di comunicazione sono la violenza, la sopraffazione, l'esasperazione e l'esclusione. In cui al perdono e all'affetto si sostituiscono l'oblio, il rigetto e la vendetta.

Critica implacabile al jet-set, soprattutto al cinema "mainstream" (ma, a ben pensarci, vicenda perfettamente trasferibile in qualsiasi altro ambito sociale umano), piena emersione-rappresentazione del nero e del marcio che ci portiamo dentro tutti, Cronenberg mostra e provoca raccontando quanto di più non convenzionale possa esserci (stuzzicando così nel profondo la nostra natura di voyeur che è la stessa che ci fa essere spettatori di cinema) attraverso una narrazione che più lineare e tradizionale non si può. Come sta facendo nella quasi totalità dei suoi ultimi film.

Attraverso una fotografia pulita e nitida, un montaggio analogico da manuale, delle ambientazioni perfette e il maestoso commento musicale del fedelissimo Shore, Cronenberg confeziona un fetido "Psycho-thriller" nel quale non c'è un solo personaggio e una sola situazione positivi. Ma nei quali, ahinoi, possiamo trovare qualcosa di reconditamente nostro; con un po' di onestà intellettuale, o, semplicemente, lasciandoci andare all'emotività più sfrenata.

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Ultima risposta 08/06/2014 00.47.00
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