marcia trionfale regia di Marco Bellocchio Italia, Francia, Germania 1976
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marcia trionfale (1976)

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locandina del film MARCIA TRIONFALE

Titolo Originale: MARCIA TRIONFALE

RegiaMarco Bellocchio

InterpretiNino Bergamini, Michele Placido, Miou-Miou, Franco Nero

Durata: h 2.05
NazionalitàItalia, Francia, Germania 1976
Generedrammatico
Al cinema nel Maggio 1976

•  Altri film di Marco Bellocchio

Trama del film Marcia trionfale

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Voto Visitatori:   8,00 / 10 (5 voti)8,00Grafico
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Voti e commenti su Marcia trionfale, 5 opinioni inserite

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Goldust  @  17/06/2016 10:53:24
   7 / 10
L'aspra descrizione del sistema militare di quegli anni, la spersonalizzazione dell'individuo messo al muro da condizioni ambientali e psicologiche insostenibili, le difficoltà nei rapporti interpersonali ( anche quelli più elementari), l'instabilità mentale di un Capitano che non riesce a conciliare aspirazioni famigliari con il lavoro: c'è tanta carne al fuoco nel film di Bellocchio, anche se qualcosa sembra essere messa lì al solo scopo di fare sensazione. Grande inizio, con il soldato Passeri vessato dal suo superiore, scontato invece il finale. Placido e soprattutto Nero bravissimi.

DarkRareMirko  @  01/06/2015 00:37:30
   8½ / 10
Davvero uno tra i migliori film di Bellocchio, solido, esplicito, coraggioso, iperrealista e vero come non mai.

Conquista già all'inizio, con una sequenza forte e che da veramente fastidio a vederla (Placido deve ripetere molte volte i propri dati identificativi ad un superiore molto cattivo), un pò come succederà comunque nel corso del film, quando si vedono le vessazioni (gavettoni di escrementi, maltrattamenti, pestaggi, ecc.).

Io praticamente non riuscivo a distogliere gli occhi dallo schermo tanto ero preso (2 ore magistrali); bravi e funzionali anche Nero, Placido (che roba il pestaggio tra i due nello studio, scena davvero forte, anche per le reazioni di entrambi) e Haber. E' un palese film antimilitarista e di denuncia contro il nonnismo, vero dramma, e l'autorità.

E' diretto con la mano ferma di un grande ed esperto regista che solo in rari casi ha fatto film malriusciti; a quanto ho capito o a quanto posso immaginare, MARCIA TRIONFALE è stato anche preso a modello per film a tema sia italiani che stranieri (facile, in certi casi, indovinare quali...).

Quasi ottimo.

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dagon  @  23/03/2014 21:11:36
   7½ / 10
Vigoroso film di Bellocchio con diverse chiavi di lettura. L'agghiacciante descrizione delle dinamiche del sistema militare, basato sulla sopraffazione, sul potere dato ad una parte sola che si trasforma automaticamente (e naturalmente?) in carnefice, è sicuramente il pregio maggiore di questa pellicola che tenta anche un parallelismo con le relazioni umane (in questo caso "sentimentali") riuscendo un po' meno, debordando in un eccesso di urla e di situazioni estremizzate. Seppur non del tutto riuscito, è un film validissimo ancora testimone di un cinema italiano che un tempo aveva idee e voglia di raccontare.

outsider  @  19/12/2011 12:27:21
   9 / 10
Prima del commento una premessa è doverosa, per comprendere appieno l'opera di cui al titolo si dovrebbero conoscere quegli anni, ovvero gli anni '70 che contestualizzano il tutto, qui nel senso dello stato di cose ( leva militare) e accadimenti in molte caserme italiane. Un'altra osservazione nasce spontanea e, certamente a parer mio, è senza tempo: " le congreghe forzate di uomini esaltano il lato bestiale che gli esseri negativi recano in sé, lo amplificano e degradano gli insicuri". Questo è un concetto universale e riproposto, in svariati modi, in film che seguiranno, italiani e stranieri.

Allora, "Marcia Trionfale" è un'opera di gran pregio, permeata da e imperniata su una drammaturgia dichiaratamente forzata. Infatti, la breve ma esaustiva intervista a l grande Marco Bellocchio che trovasi in calce al DVD per la vendita ( io ho acquistato il prodotto) chiarisce e definisce questo ed altri punti salienti.

In quanto al commento, davvero, se mi impegno a superare questo voluto limite, ovvero l'enfasi accentuata e nemmeno troppo improbabile poi, ma da vedere nel modo giusto e nei limiti esatti, della drammaturgia; posso solo lodare questo film che, come dichiarato dallo stesso regista non è fortemente bellocchiano, pur risentendo ovviamente, forse per metà, della sua mano. Questa è un'opera diversa che, ai tempi, ( uscì qualche anno dopo le riprese del '76, credo nel'78 in sala) lasciò un po' d'amaro ai veri proseliti del giovane regista ma conquistò Italia ed estero, anche la difficile Francia, poiché evidentemente riportava temi attuali, certamente toccati dalla calda stampa politica di sinistra ( situazione nelle caserme per effetto della naja) e lo faceva condendo il tutto di tinte forti, non senza quel fastidioso ed esplicito riferimento al sesso, ai tabù, alle convenzioni.
Franco Nero e Michele Placido sono eccellenti, furono suggeriti a Bellocchio dal produttore da Lui interpellato per la realizzazione dell'idea e resero felice il regista; Miou Miou, meravigliosa, perfetta, invece voluta dalla co-produzione.
Accenti forti dunque nello svolgimento, eccessi evidenti, volgarità, esaltazione dell'enfasi su tutto quello che di sbagliato, ingiusto, inesatto, distorto può celarsi dietro l'incompletezza e l'inconsistenza dell'uomo. L'italia era e, in altre forme, ancora è questo, fortunatamente in misura minore.
Certamente agli estremi per colpire, questo film non vuole e non può richiamare Pisolini che qui cito perché parte di uno sguardo di contestazione già visto allora, di una visione alternativa. Dirò invece che forse verrà ricordato in un più commerciale prodotto con il grande D'Apporto nei panni del Capitano e con il bravo Amendola in quelli del soldato, o in quello dove recita l'eccellente attore siciliano Enrico Lo Verso. In questi film si ri-traccierà come in questo il lato psicologico degli uomini, giacchè le cose belle e brutte le fanno gli esseri umani ( o disumani) e non basta e non è una caserma od un contesto a distorcere, ma è lo stare insieme, l'unione degli esseri in contesti forzosi, qualunque essi siano, a portare degradazione, distruzione, alimentare la negatività in ogni forma.
Non basteranno anni di progresso a cambiare questa legge, a meno di non immaginare un'umanità progredita come extraterrestri ispirati di cui i più positivi di noi vagheggiano l'esistenza per pensare ad un modo di essere puro, ispirato, di luce, di autentico riflesso delle parole di Gesù. Tutto quello che distorce e si deforma, cannibalizzando la materia e deformando la purezza dell'essere che sulla terra è in un corpo; è malvagità, escremento, letame. Il sesso e il godimento non rappresentano un qualcosa da distaccare dal resto, ma da vedere in unità, libertà, fluida essenza dell'essere. Ecco che invece qui, ( pregio di Bellocchio) il sociale viene descritto insieme al tratto psicologico dell'uomo bestia, del diavolo ( colleghi sporchi e caratteristici ufficiali) che insegue il diavolo guida ( ufficiale toscano di probabile famiglia ricca e amante della malcapitata) dell'insicuro uomo incompleto e fattosi uomo a metà, senza ideali e con idee che in realtà sono anti uomo, di m e r d a, veri dis valori, ( Capitano interpretato da Nero) che in fondo, a tratti, appare con un fondo di bontà in quanto è solo un uomo invisibile, un uomo che non esiste, non c'è, è fatto di nulla in quanto non umano, i bassi e oscuri micro diavoli dei bassifondi ( i soldati che si realizzano in bassezze e insignificanti espressioni su un'anzianità inesistente ed inconsistente che darebbe il diritto a prevaricazioni da campo di concentramento cileno); ma anche un buono, un giovane ancora non fatto, con poche ma buone idee e proponimenti in testa, il ragazzo laureato e sbandato tutta teoria in quanto giovane ancora in formazione Placido, ma pregno di quella normale umanità che l'uomo deve avere e che segnerà una luce nel film. Il sesso, dunque, è la prima e atavica espressione dell'essere ed il rapporto con esso Bellocchio sapientemente esprime e differenzia secondo i vari personaggi e le varie psicologie ( psicopatologie direi).
La pellicola, pur toccando vari punti e aspetti sociali o possibili per le vite di chi si trovava, come il nostro bravissimo Placido recita, invischiato in situazioni similari obbligatorie per tutti, rimane sul tema del lato psicologico ( mi si perdoni la ripetizione d'obbligo) che rimarca in modo via via sempre più pregnante, fino al tragico epilogo finale che ovviamente non svelo, ma che chiarirà come un uomo non può vivere privo di umanità, pena la distruzione. Mentre scrivo si affaccia in me una riflessione; come abbiamo fatto noi uomini, in oltre 2000 anni dopo la venuta di Cristo, a non riuscire ad evolvere eliminando per la quasi totalità vuotezza, disumanità, barbarie? Verrebbe spontaneo rispondermi che forse l'uomo è e sarà sempre questo, nella sua strada incontrerà sempre il bene ed il male.
Film sempiterno dunque, questo di Bellocchio, di cui suggerisco la visione a tutti.

1 risposta al commento
Ultima risposta 20/12/2011 18.59.29
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Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  14/10/2007 01:04:02
   8 / 10
Marcia trionfale più che una denuncia sulla vita militare, sul suo essere mondo a parte che progressivamente spersonalizza il singolo individuo, è la storia di tre personaggi profondamente soli uniti nel contesto classico del triangolo amoroso. Il soldato Passeri è catapultato in un mondo totalmente estraneo è privo di punti di riferimento da cui vuole fuggire a tutti i costi. Il capitano Asciutto, a suo agio nel contesto della caserma ma incapace di relazionarsi nel proprio ambito familiare. La moglie del capitano ridotta a donna oggetto ed obbligata dal marito a essere confinata entro le proprie mura domestiche si ribella tradendolo con un altro ufficiale, compie piccoli furti nei negozi e diviene amante proprio del soldato Passeri che il Capitano Asciutto incarica di pedinarla.
Dall'incrocio di queste esistenze si forma il tema centrale del film. Bellocchio accompagna i suoi personaggi senza giudicarli in maniera molto distaccata e oggettiva evidenziandone i toni in chiaroscuro, con un montaggio molto veloce volto a sottolinearne gli stati emotivi altalenanti. Bravi gli interpreti, in particolare Franco Nero.

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