miss violence regia di Alexandros Avranas Grecia 2013
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miss violence (2013)

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locandina del film MISS VIOLENCE

Titolo Originale: MISS VIOLENCE

RegiaAlexandros Avranas

InterpretiThemis Panou, Rena Pittaki, Eleni Roussinou, Sissy Toumasi, Kalliope Zontanou, Konstantinos Athanasiadis, Cloe Bolota, Maria Skoula

Durata: h 1.39
NazionalitàGrecia 2013
Generedrammatico
Al cinema nell'Ottobre 2013

•  Altri film di Alexandros Avranas

Trama del film Miss violence

Il giorno del suo undicesimo compleanno, Aggeliki salta sorridendo dal balcone della sua abitazione. Mentre la polizia e i servizi sociali cercano di capire le ragioni di quello che appare come un suicidio, la sua famiglia continua a ripetere che si è trattato di un incidente. Quale oscuro segreto Aggeliki ha portato con sé nella tomba? Perché i familiari si ostinano a cercare di dimenticarla e ad andare avanti con le loro vite?

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Voto Visitatori:   7,26 / 10 (37 voti)7,26Grafico
Voto Recensore:   7,50 / 10  7,50
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Voti e commenti su Miss violence, 37 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

Strix  @  25/09/2020 02:05:47
   6 / 10
Premetto che dopo 30 minuti volevo spegnere, poichè non era successo ancora praticamente NULLA (non sto esagerando, la prima mezz'ora è letteralmente skippabile e non vi comprometterebbe la visione del resto del film) e avevo perso ogni interesse/curiosità per la vicenda e i personaggi.

Decido, insolitamente, di continuare (non senza 2-3 brevi skippate) e in effetti dopo un po' si riprende, ma non mi coinvolge del tutto poichè ormai avevo perso l'interesse di cui parlavo prima.

Detto ciò: alcune scene sono davvero forti, c'è la denuncia all'impostazione basic della famiglia tradizionale, nulla che non si sia già visto, anche se la regia e la fotografia sono di un'eleganza pazzesca, e anche gli attori non sono affatto male.

Consiglio di vederlo, se possibile, accelerato a 1.25.
Resta comunque un'occasione mancata di fare qualcosa di davvero interessante.

Mi restano un paio di dubbi, che si rivelano una terribile pecca di sceneggiatura:


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Poi:

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Infine: Poi: perchè non c'è una singola colonna sonora in tutto il film? Vi mancavano i soldi per un violoncellista?

Konflagrator  @  21/08/2019 01:29:12
   7 / 10
Pesantissimo dramma, un po' come la cronaca nera da cui è tratto, il guaio è che quest ultima la leggi in 2 minuti, mentre sto film è un abisso dove il malessere della famiglia abusante e disfunzionale ti avvelena per più di un ora e mezza. Ricorda molto Kynodontas, è angosciante ma ben fatto, evidenzia le dinamiche che instauratesi in una famiglia omertosa portano all'annullamento dell'individuo e alla sua sopraffazione.

topsecret  @  01/06/2019 22:12:13
   6½ / 10
Si può essere vittime e complici allo stesso tempo?
A quanto pare sì e non basta il suicidio di una bambina di 11 anni a smuovere le coscienze, bisogna aspettare che il marcio ricopra tutto per decidersi a reagire.
In estrema sintesi si racchiude così il senso di MISS VIOLENCE che se da un punto di vista emotivo ha molte cose da dire, per quanto riguarda la realizzazione tecnica pecca in una regia che gioca a nascondere le carte, per poi mostrarle alla fine, ma soprattutto in un ritmo statico che alla lunga rischia di sfiancare.
Il cast, al contrario, sforna una prova convincente e apprezzabile ma il film, per quanto mi riguarda, non invoglia a una seconda visione.

BenRichard  @  17/02/2018 01:09:23
   6½ / 10
Dopo "Kynodontas" ecco un'altra pellicola greca malatissima.
Il film è molto statico, ci sono arrivato in fondo un pò a fatica, non tanto per l'atmosfera malata che si respira che è assolutamente ben costruita, ma proprio per la sua eccessiva staticità, anche se sono gli ultimi 15 minuti che tendono a sconvolgere lo spettatore.
Registicamente mi è piaciuto parecchio, e anche la caratterizzazione dei personaggi, tutti ben gestiti e nessuno che nel proprio ruolo risulti sopra le righe..ottime le varie interpretazioni, se c'è uno che non mi ha convinto al 100% è proprio il padre di famiglia Themis Panou, ma non tanto per come recita, ma è la sua faccia che non mi convince totalmente di tanta cattiveria..ma è un piccolo particolare che può essere visto anche in maniera positiva, data la sua caratterizzazione di un uomo che nella società si dimostra molto equilibrato ed educato, una persona di cui ti puoi fidare a prima vista.
Alla base di tutta la trama c'è il misterioso suicidio di una delle figlie che si getta dal balcone, ma non ci vorrà molto a capire i motivi che l'hanno spinta a compiere questo gesto...almeno io non ho avuto bisogno di arrivare al finale per capire un pò tutta la questione, ma penso che sia così anche per altri, anche perchè il film ti lancia parecchi preavvisi prima di rivelarsi.
Gli ultimi 15 minuti sono di un forte impatto emotivo, è solo qui che il film si rivela per quello che è veramente.


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Per concludere dico che il film mi è piaciuto abbastanza, ne risente un pò di lentezza e momenti di stanca, però è piuttosto coinvolgente e sconvolgente. Mi raccomando film adatto per menti aperte e non eccessivamente sensibili o perbeniste, anche se nel vostro caso lo sconvolgimento sarebbe ancora maggiore.

daaani  @  02/09/2017 23:05:40
   7½ / 10
Sinceramente non so davvero cosa scrivere, dopo aver scoperto che è tratto da una storia vera.
è shockante, nauseante, sconvolgente. Una casa apparentemente perfettamente pulita, ma con la polvere nascosta sotto i tappeti per anni e anni. Purtroppo la realtà è ben peggiore, siamo circondati da orchi. Grazie ferbox!

markos  @  24/08/2017 06:36:56
   7½ / 10
Angosciante, snervante. Un pugno allo stomaco.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR dubitas  @  01/08/2016 15:21:15
   8½ / 10
Erich Fromm dedica un intero saggio al problema della libertà. Siamo tutti abituati a considerare la libertà come un valore positivo, tutti ci diciamo alla ricerca di essa, ma siamo davvero così sicuri che non ci siano situazioni in cui la libertà può diventare spaventosa? E' proprio in queste situazioni che l'uomo fugge dalla libertà e diventa schiavo. E' la situazione tipica del masochista, che percepisce la propria insignificanza e cerca protezione in un'autorità superiore, sadica.
Questa è una premessa filosofica che non si può tralasciare di fare quando si analizza un film come Miss Violence, una meravigliosa allegoria della dialettica "dominio-sottomissione'' 'sadismo-masochismo'', vissuta nell'ambiente claustrofobico di una famiglia greca. L'evento del suicidio, essenziale per lo sviluppo narrativo, assurge a forza eversiva e la sua eversività si dipana con sempre più chiarezza man mano che il film procede e lo spettatore si rende conto delle dinamiche morbose della famiglia. Il timore riverenziale di figure femminili verso un pater familiare che sa essere distruttivo con un semplice sguardo e che nasconde scioccanti segreti rende l'intera famiglia prigioniera di un circolo vizioso fatto di violenza, soprusi e di laceranti silenzi. L'assistenza sociale non riesce a penetrare in questo microcosmo dove ogni emozione risulta anestetizzata, dove al cuore si è sostituito da molto tempo l'indifferenza tipica della mentalità borghese, non altro interessata che alla ricchezza e all'accumulo di capitale.
Ma c'è di più : come qualcuno fa notare, Avranas non rifugge da una contestualizzazione chiara del dramma familiare e lo inserisce pienamente nel macrocosmo della crisi economica; La tragedia che si consuma davanti agli occhi di uno spettatore di inerme è il frutto di una crisi più grande, che investe i valori e gli stessi sentimenti e fa arrivare l' uomo a cancellare quello che Bauman chiama il ''sentimento della pietà'' (''schiaffeggialo senza pietà''); Non solo mancano gli affetti che si direbbero naturali in un menage familiare, manca la pietà istintiva verso l'altro e soprattutto verso l'indifeso, il minore. Anzi c'è un compiacimento sadico dell'adulto nell'infliggere pietà al minore proprio in virtù della sua debolezza; è un gioco macabro che non può che far indignare lo spettatore quasi allo stesso modo di un reale episodio di cronaca; ed i punti di contatto con il ''documentario'' sono tanti : un realismo tragico, che si accompagna ad una strabiliante analisi psicologica;
Ma dal documentario Miss violence si differenzia per il suo modo di ''raccontare'', a volte con poca chiarezza, una storia che fin da subito si presenta come enigmatica; lo spettatore viene accompagnato a scoprire una storia che risulta negata allo stesso regista;
E quando la verità ultima si rivela lo shock che le si accompagna dà la sensazione, quasi, che quella storia raccontata tanto realisticamente non sia altro che una finzione, un film di fantascienza, una consapevole distopia.
Preferiamo non credere, o forse fare come Aggeliki : fuggire da questo mondo, e prima di farlo, lasciare un saluto, consci che quello che verrà dopo potrà solo essere meglio.

Nic90  @  02/07/2016 18:53:27
   6 / 10
Un film pesante,malato,cinico,oppressivo,claustrofobico...
Molto lento per tutta la durata e con attori validi,non ho capito perche' ad un certo punto del film parte l'italiano di Toto Cutugno ma vabbe':)
Ho odiato il nonno.
Domanda per chi ha capito nello spoiler.

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Jolly Roger  @  03/06/2016 21:43:39
   7 / 10
Una bimba di 11 anni, nel giorno del proprio compleanno, si suicida gettandosi dal balcone di casa.
I famigliari assistono alla scena: papà, mamma, tre sorelle e il fratellino…
Ma cosa può portare una bambina di 11 anni ad un gesto così estremo?
E perché i famigliari sembrano così rigidi e freddi nei confronti di questa tragedia?

Il film è un'acqua cheta: calma apparente all'inizio, una calma innaturale, strana, deforme. Poi, pian piano, si apre uno spiraglio su qualcosa di spaventoso, che man mano diventa sempre più grande, una voragine sull'orrore più sordido, più mostruoso, più schifoso.

--------------Spoileroso da qui in poi--------

Nessun gioco di vedo o non vedo: il film ci sbatte in faccia tutto l'orrore, con scene anche forti come il triplo stupro ai danni della quattordicenne, anche ad opera del papà Orco. Che, rivolto agli altri due amici suoi, rifiuta i loro soldi, perchè lui è generoso, "non l'ho portata per soldi, ma solo per spassarcela un po' con lei". Sigh.

Vedo che alcuni utenti hanno dato al film un significato anche allegorico e socio-culturale. Non sono completamente d'accordo, o, meglio, sono d'accordo ma con puntualizzazioni.
Il film non rappresenta gli effetti della crisi economica sulla famiglia greca e sui valori della società, ma ha un'ottica completamente opposta: parte, infatti, dall'individuo "greco" e dalla famiglia "greca", per rappresentare una crisi di valori che, come conseguenza, si riflette sulla società e sull'economia.
E' una crisi che germoglia dentro la famiglia, è endogena, non deriva dal sistema ma si ripercuote su di esso: la crisi economica e sociale è un effetto, non è la causa.
La crisi di valori incide sul decadimento dell'uomo "greco" in quanto padre, in quanto madre, in quanto amico, in quanto orco o complice omertoso, per poi incidere su un piano collettivo su tutto il popolo greco, non avvezzo al lavoro ed inadempiente per i propri debiti nei confronti delle altre nazioni. Perchè una società in degrado non può altro che basarsi, anzi certamente di basa, su persone degradate anche (e soprattutto) nel privato.
Non sfuggano, in tal senso, le note di "sono un italiano, un italiano vero" di Cutugno, nella casa del fornicatore pedofilo.
Una citazione evitabile, da storcere il naso. Un punto in meno per questo ;-)

Gruppo COLLABORATORI Compagneros  @  25/03/2016 12:26:22
   8 / 10
Ottimo film greco. Una famiglia abusiva come metafora sul Potere. Un film potente, a tratti piuttosto duro. Molto interessante.

KitaVerde  @  21/02/2016 13:00:12
   8 / 10
Ecco, questo è un caso dove ti arrivano pugni allo stomaco . L'aria che si respira in quella casa viene trasmessa in maniera inquietante e sporca da Avranas. Credo che l'ultima mezz'ora sia il vertice massimo. Era da parecchio tempo che non assorbivo un riscontro così aspro da una pellicola, e devo dire che è una cosa positiva. Molte volte capita che alcuni film hanno potenzialità di sceneggiatura(come questo), ma non riescono a comunicare il messaggio o l'argomento. Questo si.

mainoz  @  03/11/2015 08:13:31
   5½ / 10
Non mi e' piaciuto. Poco piu' di un film tv. l attore principale non in parte, poco cattivo, interpretazione scialba, mono espressiva. Regia bruttina, attori spesso struccati (dovuto forse al low budget). Il tema era sicuramente difficile, ma mi aspettavo qualcosa di piu'. Finale aperto e poco chiaro

Danae77  @  02/11/2015 22:56:40
   9 / 10
Undici anni, l'iniziazione. dall'alto, un tappeto rosso, nell'avvicinarsi, incredulo, dei passanti. Un muro di silenzio, un "incidente", frutto di una grave mancanza collettiva, una disattenzione fatale atta a minare minimamente l'equilibrio interno, lo status quo, rigida legge di un padre scheggiato come un prisma. Il Vaso di Pandora ha perso il suo coperchio e crepato tutto ciò che è stato costruito. Padre e madre senza nome, maestria manipolatrice di pensieri, annientatore sistematico di volontà. Silenzio importante, estrema debolezza, quasi infantile, ribellione senza, quadro sconfortante di una situazione cristallizzata da molto tempo, dove, tuttavia, l'estremo gesto fa intravedere qualche crepa visibile. Nel silenzio di sguardi sottomessi e vuoti si nasconde l'orrore domestico più aberrante. Il bisogno continuo di denaro, la sottomissione, l'umiliazione come le due facce della stessa medaglia. Glaciale e spiazzante. Testimone ennesima, vigliacca. La porta si chiude sullo scintillio di un'illusione di liberazione liberata.

Macs  @  19/06/2015 16:04:56
   5½ / 10
L'impostazione è anche interessante, chiaro il messaggio con le varie tecniche registiche del non-detto, buono il piano sequenza con la visita degli assistenti sociali.. ma il film è troppo, troppo lento. Certe scene interminabili generano una noia insormontabile. Non che il film sia mal diretto, ma è migliorabile da molti punti di vista, anzitutto la gestione dei tempi e del ritmo. Anche la narrazione lascia un po' troppo all'immaginazione (per non dire la confusione) sui ruoli in vigore nella bislacca famigliola. Con un lavoro di scrittura un po' più attento e una gestione migliore del ritmo poteva essere un film da 7.5/8, peccato.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento tylerdurden73  @  16/06/2015 10:26:07
   8 / 10
Una festa di compleanno come tante, nulla lascia presagire il dramma che di lì a poco vedrà protagonista l'undicenne Angeliki.
Palloncini e dolci, ma anche un salto nel vuoto dopo aver trovato la complicità dello spettatore con un beffardo sguardo in macchina.
L'atto di ribellione è servito, la fuga da quel mondo effettuata. Resta da capire il perché. I motivi per i quali una bambina di quell'età dovrebbe lanciarsi volontariamente dal terrazzo di casa.
In nostro soccorso ecco il promettente Alexandros Avranas, il quale con grande oculatezza dipana le maglie di un inferno domestico negato al mondo esterno che intuisce ma non riesce a cogliere, nonostante con esso le vittime interagiscano di continuo, vivendo in apparente normalità.
Dinamiche famigliari basate su sevizie verbali e all'occorrenza fisiche vengono messe in scena con somma freddezza, a sottolineare l'apatia creata dal regime dittatoriale vigente tra quelle grige mura.
A dirigere con inflessibile pugno di ferro i suoi famigliari c'è lo straordinario Themis Panou (Coppa Volpi a Venezia nel 2013 per questa interpretazione). Sembra l'uomo della porta accanto, in apparenza mite e anonimo, poco interessante, insospettabile. Questo è il travestimento dell'orco divenuto marito, padre e nonno. Vive con la moglie, le due figlie e i due nipoti, dalla cui conta, come detto, si è sottratta intenzionalmente la piccola Angeliki.
Il microcosmo da lui dominato prevede totale sudditanza al suo volere, i suoi adepti dopo anni di calcolata e subdola manipolazione vivono in stati semicatatonici, totalmente timorati da quell'uomo perfettamente allenato a depistare qualsiasi sospetto.
Quella morte così improvvisa e inattesa però spezza gli equilibri; Avranas non è colto dalla smania di dover spiegare, incuriosisce, chiude spesso porte per escludere lo spettatore dall'orrore, è molto ponderato nella sua evoluzione del male. Però non fa prigionieri una volta portata a galla la verità, ce la getta in faccia senza filtri, attraverso poche ma terribili sequenze.
Il tema degli abusi domestici si sviluppa in maniera pessimistica verso un finale straordinariamente ambiguo, mentre il ricercato contrasto con la colonna sonora -tutt'altro che drammatica o deprimente- ci ricorda come l'orrore a volte possa nascondersi ovunque, anche dietro mura che sembrano richiamare vite magari frugali, ma serene e dignitose.

wicker  @  14/06/2015 19:27:29
   8 / 10
...c'e' del marcio in Grecia..
e questo bel film dai ritmi lenti e compassati ce ne offre uno sguardo dall'interno di quello che dovrebbe esseri il posto più tranquillo,il nucleo familiare.
All'inzio qualche difficoltà a definire bene i ruoli,ma poi man mano che la matassa si sbroglia ogni tessera del mosaico dell'angoscia va al suo posto.
Buona prova degli sconosciuti attori ellenici,così come la regia distaccata ma precisa al contempo.

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-Uskebasi-  @  18/05/2015 16:22:13
   8 / 10
Come spiare dalla finestra all'interno la tana di un mostro...
I greci devono avere un conto in sospeso con la famiglia e l'educazione, e questo è ancora più terribile di "Dogtooth". Un crescente incubo morale che lascia interdetti.
Non esistono vie di fuga per la mente. L'unico modo per uscire da un tale obbrobrio è proprio da quella finestra, da varcare sorridendo, perché qualsiasi cosa venga dopo, sarà come beatitudine.

vale1984  @  16/04/2015 10:16:32
   7½ / 10
film che riesce perfettamente nel suo intento che è quello di sgomentare, arrabbiare, scompensare... non mi piace il genere perchè mi mette troppa angoscia, è troppo realistico. Però devo dire che è fatto molto bene, è crudo e toccante, assurdo e aberrante fino alla fine.

gemellino86  @  09/04/2015 13:25:48
   8 / 10
Un film particolare e riflessivo ma anche crudo e violento sui valori della vita. A me è piaciuto molto nonostante il ritmo sia lento e un po' pesante. Dialoghi interessanti. Da vedere.

Invia una mail all'autore del commento Totius  @  19/02/2015 20:37:49
   6½ / 10
Forse un pò troppo lento ma comunque apprezzabile. Conosciuto grazie ad un intervento di M. Recalcati, psicanalista. Ben recitato e diretto.

TheLory  @  18/02/2015 09:57:17
   4 / 10
Babba bia... che film sterile, noioso e della durata percepita di 4 ere geologiche! Lì dove i personaggi si muovono sulla scena in rigoroso silenzio, lo spettatore russa a pieni polmoni.

Ciaby  @  04/02/2015 12:55:53
   7½ / 10
Si pone tra Haneke e Lanthimos senza raggiungere entrambi i maestri e i difetti (soprattutto di sceneggiatura) non mancano, ma il gelo che lascia alla fine è talmente sconvolgente da essere insopportabile.
Gran bel film.

lupin 3  @  28/01/2015 14:04:54
   8 / 10
TheLegend  @  17/08/2014 22:21:46
   6 / 10
Prima parte che non mi ha convinto,si riprende nella seconda quando la trama si sviluppa.

Oskarsson88  @  28/06/2014 14:12:52
   7 / 10
Tematica cruda e importante, la degenerazione familiare. L'ho apprezzato più per l'argomento (8) che per la realizzazione troppo lenta (6) e che ne fanno scaturire un onesto 7, un misto di morboso fascino e il sentore che si potesse fare qualcosa di più...

GianniArshavin  @  20/06/2014 20:49:51
   8½ / 10
Un film che mi ha fatto male oltre ogni limite e aspettative, un lavoro realistico e crudo dalla forte critica sociale e dai contenuti profondi e delicati.
Il giovane talento della regia Avranas ci trascina in questa storia familiare in cui niente è come sembra , dove l'enigmatico sorriso pre-suicidio di una giovane 11enne , uno dei membri della famiglia protagonista , è solo il tragico inizio di una vicenda dai mille significati allegorici e non per tutti gli stomaci.
Per approfondire il discorso su "Miss violence" vi consiglio di leggere i corposi e appassionati commenti precedenti al mio , di cui sottoscrivo ogni singola parola.

davmus  @  06/06/2014 09:14:09
   6½ / 10
Chiaro il messaggio, ma resta cmq un film lento e migliorabile

7219415  @  14/05/2014 23:39:39
   7½ / 10
Il cinema greco sembra decisamente interessante

Lory_noir  @  02/05/2014 22:26:01
   8 / 10
Mi piace molto questo cinema greco. Come Doogtooth, un film crudo, che mette a nudo le barbarie umane inserite nel contesto familiare.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Freddy Krueger  @  17/01/2014 23:08:55
   7 / 10
Dopo Kynodontas e Miss Violence, mi viene seriamente da pensare se tutti i greci hanno avuto problemi familiari, ma insomma!
A parte gli scherzi (che più di tanto scherzo non è) questo film è un vero osso duro, terribile e non lascia scampo. Il bravissimo Themis Panou interpreta una persona disgustosa, capace di fare cose ai propri famigliari che adesso non ho intenzione di dire, tutto nascosto dalla sua apparente normalità. La fotografia e la regia di Avranas attente a qualsiasi particolare, fredde e assolutamente emozionali. Un climax che atterrisce e un disagio onnipresente.
Non per persone facilmente impressionabili.

Invia una mail all'autore del commento Andrea Lade  @  08/12/2013 02:09:40
   7½ / 10
Eh sì, proprio un bel film, forse il migliore di questa Venezia del 2013, un po' deludente. Tra tanti dubbi lasciati da lungometraggi in pole position, "Miss Violence" si è aggiudicato il Leone d'Argento e la qualifica di "film rivelazione", a pieno merito.
Il cinema greco è poco presente nel panorama europeo, ma quei pochi che riescono ad essere selezionati sono sempre drammi molto coinvolgenti e ben realizzati .
Il regista questa volta è Avranas, un giovane talento greco, di origine ebrea. La storia è quella di una famiglia patriarcale, dove la figura paterna riesce a dominare in modo intransigente e dittatoriale le componenti donne , 3 bambine, 2 giovani ragazze e l'anziana moglie. Un atto estremo, come il suicidio di una delle figlie, dà il via allo sviluppo della storia e svelerà lentamente lo squilibrio dei rapporti tra i familiari mettendo in luce i veri sentimenti che si nascondono tra le pareti della malsana atmosfera domestica. L'ambiguità della storia è avvertibile già dai primi minuti del film, dove i personaggi, apparentemente normali, reagiscono all'evento con una freddezza non comune e vengono ripresi in situazioni di vita quotidiana fortemente condizionati da un'educazione rigidissima e da punizioni ossessive.
Con il proseguire del film la vera tragedia prende corpo e la durezza di alcune scene suggerisce un tentativo da parte del regista di uscir fuori dai confini del vissuto per riuscire a descrivere una situazione generale di crisi dei valori morali, esistente nella sua realtà greca, e chissà, in tutto il mondo occidentale. In questo film non si vuole affrontare la crisi economica, la si accenna solamente; si insiste invece sulla degenerazione dei valori morali che da essa può conseguire: la vicenda potrebbe rappresentare la metafora della nostra società al cui interno le persone crescono ed imparano il significato delle cose che le circondano, così quando entrano a far parte del tessuto sociale non riescono a ribellarsi e a reagire perché sono abituate a vivere in quel modo da sempre.
Molta riflessione,ma anche cinema di forte impatto emotivo: una voluta scarsità di dialoghi è compensata da una fotografia nitidissima che mette in risalto alcune scene che colpiscono come un pugnale ghiacciato. Una parola alla colonna sonora , il cui tema principale è la splendida "Dancing to the end of Love" di Leonard Cohen, un motivo pervaso da malinconia e da un tocco di misticismo. Simile al jingle di una giostra d'altri tempi evoca un'atmosfera autunnale. Singolare la scelta di utilizzarlo come sfondo per una giornata di festa. La musica supera la scena e descrive esattamente il clima angosciante del film.

3 risposte al commento
Ultima risposta 10/12/2013 18.13.04
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Gruppo COLLABORATORI JUNIOR oh dae-soo  @  29/11/2013 18:58:27
   8½ / 10
presenti spoiler

Non può essere un caso e infatti non lo è.
Non può essere un caso che il film che ricorda di più questa splendida opera greca è proprio quel Dogtooth, probabilmente la miglior pellicola greca dell'ultima decade.
Due film greci (credo gli unici due che ho visto in vita mia dato che di Angelopulos non ho visto nulla), due opere sublimi e molto simili tra loro.
Torna un'altra volta la famiglia, torna un'altra volta la storia di un'aberrante educazione, torna un'altra volta la figura di un padre padrone-orco capace di plasmare a proprio piacimento i suoi figli, torna la glacialità di una vicenda che mette i brividi, torna il senso di fastidio misto a un guilty pleasure di piacere che prova lo spettatore.
Eppure i due film viaggiano su binari diversi, qua non c'è affatto l'impressionante surrealtà, o semplicemente realtà-altra di Dogtooth, qui magari si prova a travestire da surreale, perchè lo spettatore per propria difesa penserà sia tale, la vicenda invece tremendamente reale, e non soltanto realistica, che il film racconta.
E se Dogtooth poteva essere visto come un film a tesi, come un saggio, qua invece entriamo piano piano in un orrore indicibile che non vuole dimostrare niente ma solo raccontare, in un film a matrioske che ogni volta ne scopre una più brutta, una più orribile.
Da un lato mi dispiace che il film alla fine palesi in modo così evidente e terribile quello che lo spettatore nel suo incedere cominciava ad immaginare.
Quel padre ad un certo punto chiamato nonno, quel padre vero che invece non c'è, subito mi era venuta in mente l'aberrazione che alla fine si farà palese. Preferivo restasse un'idea e interpretazione mia lasciata in sospeso fino alla fine, mi piacciono da morire le domande senza risposta.
E invece tutti i pezzi alla fine tornano al loro posto, quella coppia di genitori apparentemente tranquilla al commissariato il giorno stesso che la figlia di 11 anni si è suicidata buttandosi giù, quella freddezza dei rituali di famiglia che non cambiano se non per quella sedia vuota sulla destra, quel rispetto intriso di terrore ma anche di fascinazione che tutti i figli/nipoti hanno verso il pater familias.
Ma, come in Dogtooth, qualcosa inizia a creparsi, lo show allestito dal padre inizia ad avere qualche scricchiolio, il germe della ribellione piano piano inizia a venir fuori. E' veramente soltanto quella la realtà? Solo quella la vita che ci è toccata? Così il canino tolto nel film di Lanthimos diventa il taglio con la lametta della figlia 14enne nel film di Avranas. Basta, basta, basta.
Basta per la madre, da 30 anni succuba compagna di un orco al quale non riesce a ribellarsi. Madre che sa tutto, che ha tutto nascosto in quelle rughe, madre che ingoia schifosi rospi senza avere il coraggio di ribellarsi. Madre che inizia a sentirsi male perchè prima o poi uno non ce la fa più, prima o poi, come diceva Baricco, un quadro cade senza un motivo, pluff, il chiodo non ha retto più.
Basta per Eleni, figlia e madre, probabilmente il personaggio più tragico del film perchè quello che ha conosciuto per prima l'inferno e quella che per prima dell'inferno ha visto tutti i gironi. Senza mai riuscir a riveder le stelle.
Basta per i due piccoli Philippos e Alkmini, che vedono quel nonno così premuroso ma così severo, che contano gli alberi nel bosco di un poster per punizione e che pensano che l'infanzia sia quella. Ma Philippos bene non sta,si vede. Mentre Alkmini balla come balla una bimba, una danza libera, bella, divertente. Una danza che un giorno però sarà vista da qualcuno che non è un uomo, ma un mostro. Portata nelle fauci di un mostro da un mostro ancora più brutto. E qua lo spettatore sta male, no, basta.
Basta per Myrto che in una scena devastante (meraviglioso il fatto che non la si veda in volto per farci credere fosse Eleni) soddisfa le voglie di 3 animali tra cui lui, quel verme schifoso. Ma Myrto, la più legata alla sorellina morta, è quella che comincia a ribellarsi, a creare quella crepa. Crepa che anche se lei non lo sa, porterà soltanto quell'uomo a sostituirla con la sorellina più piccola, senza aspettare i canonici 11 anni.
La macchina da presa è sempre ferma, glaciale, come quello che racconta.
Si muove solo due volte, nel volteggio in mezzo agli schiaffi e nell'impressionante piano sequenza del controllo degli assistenti sociali.
Gli attori sono incredibili con, su tutti, lui, Coppa Volpi, ed Eleni con quello sguardo che dice sempre ogni cosa e quel suo modo di sedersi sul divano composta, impaurita ed indifesa.
E quello che rimane è una sensazione fortissima, uno schifo che farà fatica a togliersi.
E la tensione della madre che pulisce i coltelli è intensissima.
Ma è anche un'altra la sensazione che rimane.
Quella del volo di quell'angelo dalla finestra, quell'incipit così drammatico nasconde anche un'altra cosa.
Sarà paradossale ma quel salto verso la fine è l'unica vera azione, l'unico vero momento nel quale, a posteriori, troviamo qualcosa di giusto e vitale, quel volo verso la morte è la cosa con dentro più vita di tutto il film.

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Ultima risposta 09/12/2013 02.59.59
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spoonji  @  26/11/2013 12:01:04
   8 / 10
Un film crudo, dove il dolore non lascia scampo, la violenza del gesto di Aggeliki ti viene subito sbattuta in faccia, non c'è modo di sfuggire. Ma per buona parte del film non si trova il perché di quel gesto così candidamente estremo. Si intravede, traspare dai piccoli gesti e da alcuni episodi che non dovrebbero far parte di una vita familiare. Ma non si capisce fino in fondo. Mentre lo si guarda si intuisce cosa ci sia dietro, ci si inizia a fare un quadro della situazione, ma poi improvvisamente esplode tutta quella violenza che è rimasta latente per buona parte del film e si scopre che è molto, molto più grave di quanto si possa pensare.
Avranas ti sbatte in faccia un dolore al quale solitamente non vogliamo pensare, né vogliamo vedere, ma che troppo spesso è vita reale. Non si può distogliere lo sguardo e fare finta che non ci sia. L'unico modo per sfuggire dalla realtà è uscire dal cinema.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento LukeMC67  @  15/11/2013 16:29:14
   9 / 10
Sembrerebbe che il cinema europeo stia firmando un atto di ribellione dietro l'altro al linguaggio cinematografico statunitense mainstream e a quello televisivo, di cui è figlio legittimo. Così assistiamo al moltiplicarsi di regie costruite principalmente su ritmi lenti o lentissimi, da sala cinematografica, quadri fissi, inaspettate o variabili profondità di campo, tagli inconsueti dell'immagine e rari (ma perfetti) movimenti di camera; all'interno di quel quadro nessun dettaglio è lasciato al caso mentre agli attori è richiesta una superlativa capacità mimico-gestual-prosemica da rappresentazione teatrale. Il suono, tornato a essere molto curato sfruttando appieno le capacità dell'ormai standard Dolby 5.0 o addirittura 7.0, spesso descrive tutto quel che viene accuratamente e programmaticamente lasciato fuori campo. Maestro indiscusso di questo tipo di mise-en-scène è senza ombra di dubbio Mikael Haneke, che col suo stile ha prodotto una serie di pellicole provocatorie e altamente disturbanti. Accanto a lui possiamo annoverare Jessica Hausner di "Lourdes", Götz Spielmann di "Revenge", Gianfranco Rosi di "Sacro GRA", Alain Guiraudie de "Lo sconosciuto del lago", persino il Polanski di "Carnage" o l'incredibile, lunghissimo finale di "Via Castellana Bandiera".

Alexandros Avranas, classe 1977, secondo lungometraggio, mutua molte di queste caratteristiche da Haneke (meritatissimo il Leone d'Argento per la regia) ottenendo prove attoriali da brivido (meritatissima anche la Coppa Volpi a Temis Panou, ma che dire delle altrettanto straordinarie Rena Pittaki e Eleni Roussinou?), una fotografia algida e perfetta con almeno due movimenti di camera da pugno allo stomaco (lo straordinario piano-sequenza iniziale del suicidio e la carrellata circolare dell'umiliazione di Philippos, un plauso a Olympia Mytilinaiou), una regia maniacale, vicina alla perfezione (nessun dettaglio scenografico lasciato al caso, movimenti di scena ineccepibili, ragazzini diretti in maniera straordinaria, ma che dire dell'intensissima sequenza della scoperta del delitto sostenuta per intero da una Eleni Roussinou ferma sulla soglia della camera da letto?).

Tuttavia le differenze tra Haneke e Avranas si notano in almeno due dettagli: 1) Laddove Haneke lascia agire la violenza fuori campo ricorrendo spesso all'evocatività del suono, Avranas alterna troncature di netto delle sequenze al parossismo dell'orrore mostrato con una freddezza che ricorda il distacco del MacNaughton di "Harry pioggia di sangue" o la terribile sequenza del suicidio in "Caché" dello stesso Haneke. Con un pizzico di compiacimento in più: il terribile sorriso determinato che ci rivolge Angeliki prima di buttarsi si stampa in mente senza più lasciarci, così come quello di Eleni alla scoperta del cadavere. 2) Il suono accompagna sempre l'immagine, anche nella sua effettistica (mirabile il piano-sequenza dell'interrogatorio degli ispettori dove il suono segue letteralmente la cinepresa nel suo spaziare da un soggetto all'altro).

Dopo averci assestato il primo pugno allo stomaco iniziale, Avranas è bravissimo a creare una mefitica atmosfera di tensione, tutta costruita sull'incongruenza della normalità, della banalità e della ripetitività di gesti ed espressioni che cozzano sempre più con la realtà di rigidità e poi, man mano, di sopraffazione e violenza che grondano dalle espressioni sofferenti delle protagoniste e del bambino. Noi spettatori sappiamo che in quell'amorevolezza ostentata del protagonista c'è qualcosa che non torna, senza contare lo spiazzamento che viviamo nel venire a sapere che Eleni è la figlia di questo nonno-padre veteropatriarcale e violento.

A tre quarti del film, poi, siamo catapultati senza troppi complimenti nella violenza fin lì nascosta o trattenuta in un crescendo di nefandezze e orrori difficilmente sostenibili (la sequenza dello stupro in serie è veramente disturbante) che ci fanno definitivamente capire come il suicidio di Angeliki sia stato in realtà un gesto straordinariamente liberatorio e di autentica ribellione allo statu quo. Forse l'unico possibile, perché la liberazione dall'orco non è detto che segni per quella famiglia un riscatto. Anzi, la cinepresa che resta fuori dal portone di casa fatto chiudere a chiave dalla nonna, ormai matriarca della famiglia, lascia presagire il peggio (io ho immaginato uno sterminio, per esempio).

Formidabile atto d'accusa contro l'ipocrisia patriarcale della "sacralità" e "intangibilità" della famiglia-modello-unico-eterosessista-e-maschilista, il film non risparmia critiche anche alla complicità femminile nel tramandare questo modello e nel coprirne le nefandezze che può produrre partecipandovi anche attivamente.

Ma accanto a questa lettura immediata, il film si presta anche a una metafora riferita tanto alla realtà greca dei nostri giorni, quanto all'Italia della crisi: quel che denuncia Avranas con potenza è il degrado morale -ancor prima che materiale- indotto dalla crisi stessa. E se proprio vogliamo andare a scavare, non è difficile scorgerci un intento satirico: basta sostituire al personaggio del nonno-padre-padrone (che resta significativamente senza nome) la figura di Giorgos Samaras, a quella degli assistenti sociali la Troika europea (l'assistente sociale donna non ha un aspetto teutonico?) e al resto della famiglia la popolazione greca, in particolare quella borghese in "contatto" col Potere, e il gioco è fatto. Quel che più fa male è notare quanta vicinanza ci sia con la realtà sociale e politica italiana, non a caso sentiamo risuonare pure le note di Toto Cutugno nella casa di uno dei personaggi più abietti del film.

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Ultima risposta 29/11/2013 20.14.42
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Invia una mail all'autore del commento nocturnokarma  @  05/11/2013 22:21:34
   6 / 10
Delusione. Programmatico e privo di quella forza narrativa che superi gli stereotipi di personaggi fin troppo stilizzati e maschere, non persone. Con gli stessi difetti di base di certo cinema drammatico svedese, Avranas non ha il tocco lieve, preferisce alcune scene madre ad un vero scavo psicologico. Li manca probabilmente quella finezza intellettuale per farlo.

Splendido l'inizio, francamente assai poco coraggioso il finale.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  04/11/2013 13:41:20
   7½ / 10
Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  01/10/2013 01:20:13
   7½ / 10
Secondo molti il durissimo Avranas manda a casa spettatori che, dopo essere stati sottoposti a una doccia fredda, provano un diabolico sollievo che non emargina l'indifferenza verso una piaga sociale tanto diffusa. Ma tanto mi e' piaciuta la decontestualizzazione di un Male che agli occhi di tanti e' la Normalita', la quotidiana e morale apparenza. Piu' che giusto premiare un Temis Panou che mostra il lato piu' oscuro di se' nella sua apparente normalita'. Qualche compiacimento di troppo scaturisce cmq. dalla modesta indagine di un apparato sociale troppo ancorato al presidio dei propri metodi investigativi. Avranas deve aver visto l'esordio della Coppola, ma ricorda piu' certi parametri da film francese, Chabrol e Tavernier

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