rapito regia di Marco Bellocchio Italia 2023
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rapito (2023)

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locandina del film RAPITO

Titolo Originale: RAPITO

RegiaMarco Bellocchio

InterpretiPaolo Pierobon, Fausto Russo Alesi, Barbara Ronchi, Filippo Timi, Fabrizio Gifuni, Andrea Gherpelli, Samuele Teneggi, Corrado Invernizzi, Leonardo Maltese, Enea Sala

Durata: h 2.05
NazionalitàItalia 2023
Generedrammatico
Al cinema nel Maggio 2023

•  Altri film di Marco Bellocchio

Trama del film Rapito

Storia di Edgardo Mortara, bambino ebreo che nel 1858 fu allontanato dalla sua famiglia di origine per essere allevato da cattolico sotto la custodia di papa Pio IX.

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Voto Visitatori:   7,44 / 10 (9 voti)7,44Grafico
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Voti e commenti su Rapito, 9 opinioni inserite

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Mauro@Lanari  @  19/09/2023 01:05:45
   4 / 10
Come il Pasolini di "Salò", anche Bellocchio parrebbe interessato a denunciare l'autoritaritarismo (tirannico, fanatista, terroristico) che sottomette, umilia, s-opprime la condizione umana nei m(et)odi d'un prison movie. Ma quale potere? Solo quello dell'Italia stereotipizzata da fascismo ("Vincere" 2008), mafia ("Il traditore" 2019) e cattolicesimo? Perché nel suo dittico sull'omicidio Moro si tiene lontano dalle conclusioni della Commissione parlamentare P2 presieduta d'Anselmi? Perché se nel 2022 gl'abusi sui minori son'aumentati del 19%, circa il 10% in ambito familiare, ha abiurato il suo esordio che partiva proprio da lì? Perché sembra raccontare "il trauma esistenziale d'un'identità negata" (Paola Casella) quand'invece d'esistenzialista non c'è nulla, il volto del sopruso è sempre umano tropp'umano e l'identità negata è sempre troppo certa, definita, indiscussa? Omissioni incomprensibili da chi si ritiene ed è ritenuto un Maestro, scorciatoie inaccettabili per un riverito intellettuale di caratura planetaria, un colabrodo che prende di mira, faziosamente scotomicamente, selettivamente, ciò che più gli e vi aggrada.

1 risposta al commento
Ultima risposta 19/09/2023 13.37.19
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Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  03/08/2023 01:05:53
   8½ / 10
Uno dei punti più alti della filmografia di Bellocchio (che ultraottantenne dà una lezione di Cinema che molti giovani cineasti si scordano!) ma anche uno dei suoi film più ambigui e contraddittori. Analizzando il film per la sua grandissima ricostruzione Storica cfr. dagli anni dell' Oratorio Vaticanista a Porta Pia al capezzale della madre (una Barbara Ronchi esordiente di ottime premesse, che ricorda una giovane Alida Valli nonostante non ne abbia la stessa umiltà) posso ben dire che si tratta di uno dei più grandi film Italiani degli anni Duemila. Le perplessità riguardano l'approccio Laico di Bellocchio alla Religione, aspro ma mai abbastanza oltraggioso v. Il Cristo che scende dalla croce come Metafora umana (chiedo inutile fastidiosa o necessaria?) o i rituali delle Preghiere in ebraico o cattoliche messe in discussione da un certo (pretestuoso?qualunquista?) abnego Anti-Clericale. Anche la stessa figura del Pontefice è ora laida ora commovente. superare questo dissidio interno per un film che - ripeto - è di una bellezza, di un pathos visivo, di un'attualità sconcertante (immagino a quale figura di questi decenni farebbe riferimento suo malgrado, visto che se ne parla tuttora!) gli interpreti, la capacità di raccontare i Nuclei famiglia+famiglia, l'Appartenenza, la Decontestualizzazione degli Eventi, in nome di un D.io Imposto al quale il protagonista deve Odio Amore Rispetto e Rinnegazione, tutto.

Boromir  @  28/06/2023 13:52:22
   8 / 10
La ricostruzione della vicenda Mortara è l'ennesimo tassello di un percorso critico dell'oscurantismo clericale che ottenebra il senso d'appartenenza nel bel mezzo dei tumulti storici, uno sguardo registico equidistante e psicanalitico sulla contrapposizione ambigua tra laicità e dogma. A ottant'anni suonati, Marco Bellocchio si muove in uno spazio d'immagini e luci di grande potenza visiva (altissima la citazione a Michele Cammarano) con il vigore creativo della seconda giovinezza. La brusca accelerata di ritmo dell'ultimo atto è l'unica vera debolezza di un'opera figurativamente d'alto livello (funzionalissimi e invisibili gli inserti CGI), filologica nell'uso dei dialetti (c'è davvero stata, infine, l'Unità d'Italia?), magistralmente eseguita da un'ensemble diretta in punta di penna.

Sentire il pubblico in sala ridere di gusto alle innocenti uscite di Christian Mudu non ha avuto prezzo ("Io ho pregato tanto, ma qualche volta mi sono addormentato").

Gruppo COLLABORATORI SENIOR ferro84  @  23/06/2023 08:11:15
   7½ / 10
Un Bellocchio in particolare stato di grazia , realizza un film ben fatto, su un avvenimento storico che al tempo fece scalpore e non conosciuto sebbene sarebbe più corretto dire dimenticato.
Ennesimo sfoggio di interpretazioni maestrali di davvero tutti gli attori, ripresi poi dal bellissimo Effetto notte.

Non è facile trovare difetti in presenza di un film prezioso e stilisticamente impeccabile.

Gruppo COLLABORATORI Harpo  @  15/06/2023 17:25:22
   8 / 10
Ennesimo grande film di Bellocchio. Che lui fosse bravissimo già si sapeva, ma qua salta all'occhio anche un comparto tecnico di altissimo livello: scenografie meravigliose, fotografia a livelli incredibili, montaggio efficace. Buone le prove attoriali, mi dispiace davvero che sia tornato da Cannes a mani vuote.

statididiso  @  15/06/2023 00:34:16
   7½ / 10
Rapito per metà... La prima parte mi ha preso davvero tanto, molto cupa, noir, con dei momenti davvero potenti mentre la seconda (il protagonista da grande) mi è sembrata molto più sbrigativa, probabilmente per il lasso temporale che doveva coprire, il processo, etc. Comunque un buon film...

neverhood  @  09/06/2023 09:30:45
   8 / 10
Bel film, profondo e provocatorio.

Vegetable man  @  09/06/2023 00:36:58
   7½ / 10
Il caso Mortara, storicamente accaduto in modo molto vicino a quanto raccontato (vedi

Nascondi/Visualizza lo SPOILER SPOILER
Thorondir  @  07/06/2023 11:54:12
   8 / 10
Questo di Bellocchio è un film che si situa in un lungo solco in cui il regista ha trattato la storia d'Italia: fascismo ("Vincere"), seconda repubblica (senza che li cito tutti, e c'è anche la serie tv "Esterno notte") e ora le origini dell'Italia unita. Fascismo-mafia-cattolicesimo come elementi costitutivi dell'identità nazionale e della ribellione alla stessa. Nel cinema di Bellocchio c'è sempre la tensione tra adesione al potere e suo rifiuto e/o messa in discussione (lo fa Mortara in questo film, lo fa Buscetta in "Il traditore"). "Rapito" è quindi una nuova analisi sul potere italiano e sulle radici stesse del nostro paese e punta molto su una potenza delle immagini che ha momenti tra i migliori del Bellocchio degli ultimi anni (personalmente ho apprezzato tantissimo la potenza della scena del Cristo "liberato"). Un atto d'accusa di Bellocchio al potere, costretto a strisciare (il figlio di Dio scende dalla croce, il rappresentante degli ebrei di Roma striscia davanti al papa, lo stesso pontefice striscia sulle scale, il giovane Mortata è costretto a prostrarsi e leccare a terra). Di fronte ad un potere intriso di volontà di supremazia e che vorrebbe subordinazione, di fronte ad un potere divino e umano tutto materiale e legato alla terra piuttosto che alla trascendenza restano i tumulti interiori degli esseri umani e le lacerazioni identitarie e sentimentali. Un'opera cupa, oscura, iconoclasta, visivamente (e anche musicalmente) potentissima. Uno sguardo quasi antropologico sulla radici della nostra contraddittoria Italia.

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