sonno profondo regia di Luciano Onetti Argentina 2013
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sonno profondo (2013)

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locandina del film SONNO PROFONDO

Titolo Originale: SONNO PROFONDO

RegiaLuciano Onetti

InterpretiLuciano Onetti, Daiana García, Silvia Duhalde

Durata: h 1.07
NazionalitàArgentina 2013
Generegiallo
Al cinema nell'Ottobre 2013

•  Altri film di Luciano Onetti

Trama del film Sonno profondo

Negli anni Settanta, dopo aver ucciso una giovane donna, un assassino traumatizzato dai ricordi della propria infanzia riceve una misteriosa busta sotto la porta. Improvvisamente, da cacciatore diventa preda quando scopre che la busta contiene immagini dell'omicidio da lui commesso.

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Voto Visitatori:   6,17 / 10 (3 voti)6,17Grafico
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Voti e commenti su Sonno profondo, 3 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

Alpagueur  @  25/11/2020 17:46:01
   6½ / 10
Un tributo visivamente sbalorditivo a uno dei miei generi preferiti nella storia del cinema, ma non è il ritorno del giallo. Questo è un altro film d'arte che è un omaggio al genere piuttosto che un "nuovo" giallo, molto simile ad "Amer" (2009) di Bruno Forzani. L'intero film è girato in soggettiva (pov) e non per un secondo ci offre una ripresa convenzionale, la telecamera è in costante movimento, dando uno sguardo a mano che a volte non mostra altro che il pavimento. Certo, riempie ogni secondo di immagini deliranti giallesche, ma vorrei che qualcuno là fuori mi chiamasse un vero giallo dei tempi che non è altro che questo. Non lo erano, erano meravigliosi misteri di omicidi, pieni di colpi di scena, in uno stile tutto particolare. Come omaggio è meraviglioso, ma come giallo autentico non lo è. Il tema è azzeccato, l'ambientazione degli anni '70 e gli effetti della vecchia scuola costituiscono un valore aggiunto alla sua autenticità. Ma quello che abbiamo qui è qualcosa di simile a un album rock in cui ogni traccia è composta esclusivamente da assoli di chitarra solista, non è una brutta cosa ma non c'è una struttura completa della canzone. Spero che questo spieghi quello che sto cercando di dire qui. Il dialogo è minimo, ma lo è anche l'intera trama. Siamo intrattenuti da una colonna sonora che funziona perfettamente con le immagini sullo schermo, e gli score della (dolce) nenia infantile sono piuttosto interessanti. Certo non abbiamo il magico trio (Nicolai/Morricone/Cipriani) di "Amer" o il Simonetti di "Profondo rosso", "Tenebre" o "Morirai a mezzanotte", però la passeggiata di Francesca nel parco con quella melodia in backgroud è lo stesso inquietante nonostante Luciano Onetti non appartenga al gotha dei grandi compositori cinematografici. Per quanto riguarda la trama, abbiamo un assassino con guanti neri (indossati sempre, ad eccezione di una o due scene) che soffre di un trauma infantile. Si vede l'assassino perseguitare e uccidere una giovane donna molto sexy solo per tornare a casa e scoprire che qualcuno ha assistito a questo atto. L'assassino riceve una serie di foto dell'atto con un numero di telefono. Quando chiama il numero, gli risponde una persona con la voce contraffatta che gli domanda il perchè abbia commesso quell'omicidio e che poi minaccia di ucciderlo. Questo avrebbe dovuto preparare la scena per un fantastico gioco del gatto e del topo tra i due, ma dopo un breve confronto veniamo gettati in tonnellate di immagini surreali che portano al finale spiazzante. Non un finale poco intelligente, intendiamoci, ma certamente non originale. Un lavoro meticoloso dunque questo effettuato da Luciano Onetti, che ha rispolverato film cult del passato riproponendoci lo stesso modus operandi del killer, le riprese in soggettiva, gli elementi classici di ossessione argentiani (bambole, album, disegni, coltelli, rasoi) ed una fotografia retrò che contribuisce ad imprime a Sonno Profondo un certo alone 'vintage'. Guardando il film infatti si ha come l'impressione di visionare una pellicola in pieno stile anni '70, merito anche dell'eccellente colonna sonora (a cura dello stesso Luciano Onetti) che impreziosisce la pellicola e che ne diventa la colonna vertebrale. Una musica potente, trascinante e avvolgente infatti è la componente che dà spessore a questo film argentino. Apprezzabili gli shot degli omicidi, come quello già citato della 'studentessa' Francesca al parco o della 'prostituta' Monica nel suo appartamento (ovvi i richiami a "Profondo rosso" e "Quattro mosche di velluto grigio" qua, così come a "Tenebre" e "L'uccello dalle piume di cristallo" per le sequenze il cui l'assassino sfoglia un libro e l'album dei ricordi), sebbene una maggiore ferocia avrebbe migliorato certamente il risultato visivo/emotivo finale. Essendo un low budget, Luciano Onetti (regista argentino e argentiano dichiarato), si è dovuto occupare di tutto (regia, soggetto, fotografia, musiche), solamente la produzione è stata appannaggio del fratello Nicolas. "Sonno Profondo" è stato girato interamente in lingua italiana e la sua durata è di poco più di un' ora. Nel cast compare anche il regista, Luciano Onetti, nel ruolo dell'assassino (e di Franco Mele), mentre Francesca Mele e Monica Mele sono interpretate rispettivamente da Daiana García e Silvia Duhalde (che hanno partecipato anche alla stesura della sceneggiatura). Il film ha ottenuto comunque dei riconoscimenti...nel 2013 ha ricevuto premi tra cui quello come Miglior Film all'Hemoglozine, Miglior Film Straniero all'Horrorquest e Miglior Musica al Tabloid Witch Awards. Se sei un grande fan del genere giallo, come il sottoscritto, allora sicuramente trarrai giovamento dalla visione di questo film (che è anche il primo del regista argentino), te lo puoi tranquillamente godere nonostante le esagerazioni. Tuttavia, ti avverto che dovrai fare affidamento a tutte le tue risorse mentali per dare un senso compiuto al finale e incastrare le date. L'ho comunque preferito a "Francesca", che uscirà due anni dopo (ospedali, incidenti stradali et similia sono elementi che mi piacciono molto nei gialli). Il plot è ambientato a Locri (RC), con gli esterni dell'ospedale e nel cimitero.

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Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento tylerdurden73  @  22/05/2018 10:40:13
   5½ / 10
Più che un omaggio "Sonno profondo" è palese quanto nostalgico copia/incolla di Luciano Onetti, regista sudamericano abile a rifarsi al thriller italiano degli anni '70 e in particolar modo ai lavori di Dario Argento.
Sin dai titoli di testa e dall'utilizzo di una pellicola dai "graffi" vintage si intuiscono le intenzioni di partenza: ovvero andare a ricreare quel mondo fatto di mani guantate, bambole inquietanti, telefonate con voce distorta, disegni infantili e altri stilemi tipici del filone, inseriti in una trama piuttosto intricata dotata di alcune parentesi allucinate.
Il progetto, limitato dall' evidente penuria di denaro, è interessante oltre che ammirevole per la dedizione certosina con cui viene proposto, tanto da trarre in inganno se si dovesse ignorare l'anno di produzione.
Purtroppo l'assenza di dialoghi (poche le frasi recitate dai personaggi), le insistite riprese dei dettagli, il continuo utilizzo della soggettiva e l'eccessivo manierismo rendono la visione piuttosto noiosa nonostante l'esigua durata. Anche la necessità dell'operazione francamente mi sfugge, pur comprendendo l'ammirazione per un genere che ha fatto scuola ispirando miriadi di soggettisti e filmaker.
La trama inizialmente incuriosisce, poi eccede in arzigogolii a causa di un approccio teso a confondere le acque che trova logicita' solo nel finale, sicuramente ben ponderato anche se non esattamente sorprendente. Notevole la colonna sonora ideata da Onetti stesso; il regista argentino con il seguente "Francesca" migliorerà' l' idea di partenza, andando a realizzare un prodotto sicuramente più maturo, fornito di quel tocco personale idoneo ad evitare la mera clonazione.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  28/04/2016 23:28:31
   6½ / 10
Trama estremamente esile e puro pretesto per entrare nell'universo argentiano. Onetti dimostra una passione smodata per il regista italiano. Non si limita ad omaggiarlo, bensì lo saccheggia in maniera palese, mettendo in prima linea la costante visuale del killer, con una cura maniacale del dettaglio nel feticismo di certa oggettistica (bambole, coltelli, guanti di pelle) fondamentale nelle pellicole argentiane. In questo film c'è tutto l'Argento che fu, e fu grande fino a Phenomena. Notevole inoltre anche alla luce di un budget molto ristretto che ha costretto lo stesso regista a moltiplicare i propri ruoli nella fase realizzativa del film, basta vedere i titoli di testa. Sicuramente un film sperimentale sulla falsariga dei lavori della coppia Cattet-Forzani, uniti dall'innato amore per un genere.

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