sorelle mai regia di Marco Bellocchio Italia 2010
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sorelle mai (2010)

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locandina del film SORELLE MAI

Titolo Originale: SORELLE MAI

RegiaMarco Bellocchio

InterpretiLetizia Bellocchio, Maria Luisa Bellocchio, Elena Bellocchio, Pier Giorgio Bellocchio

Durata: h 1.50
NazionalitàItalia 2010
Generedrammatico
Al cinema nel Marzo 2011

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Trama del film Sorelle mai

Giorgio legge Checov, si rifugia dalle zie a Bobbio e si prende amorevolmente cura di sua nipote Elena. Sara recita Shakespeare, rifugge la provincia emiliana e lascia che siano le sue vecchie zie a crescere la sua bambina. Giorgio e Sara si rinfacciano i loro destini sfumati e lontani da Bobbio, ma Ŕ davanti al Trebbia che finiscono sempre per tornare, tuffarsi e volersi ancora bene, cavandosi a turno dagli impacci. Attrice senza successo lei, attore con un futuro incerto lui, Sara e Giorgio aspettano l'occasione della vita, eternamente attesi dalle zie e "amministrati" da Gianni Schicchi, doppio pucciniano e amico di famiglia che li ama e li consiglia. Sulle sponde del Trebbia scorre intanto la loro giovinezza e fiorisce quella di Elena, ormai adolescente e desiderosa di sperimentarsi.

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Voto Visitatori:   6,42 / 10 (6 voti)6,42Grafico
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Voti e commenti su Sorelle mai, 6 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

DarkRareMirko  @  27/05/2015 00:45:02
   7 / 10
Completamento del Sorelle di qualche anno prima, riguardo al quale recupera la prima ora, identica.

Buoni gli innesti ulteriori (quello con la Rohrwacher professoressa, incentrato sul dare una possibilità in più, od il finale nel fiume) che ben si collegano allo spirito dei precedenti episodi (ricordiamo, peraltro, girati a distanza di anni gli uni dagli altri).

Semiamatoriale, referenziale, sentito, biografico, sincero (sulla famiglia che, qui, è interpretata da veri parent del regista), vale la pena vederlo (saltando magari Sorelle, qui già contenuto; non fate come me quindi, che li ho visti entrambi e ho rivisto 2 volte lo stesso film!).

Quoto chi dice che qualche elemento pare comunque forzato (la figura delle zie ad esempio che, pedanti e stereotipate, cadono nel clichè).

erbdal  @  22/07/2011 09:13:36
   6½ / 10
Audio un po' scadenze. Per il resto un buon film. La fine lascia un po' trisiti.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR foxycleo  @  19/07/2011 12:12:38
   6 / 10
Film autobiografico ambientato a Bobbio che racconta la crescita con le zie della piccola Elena il solo vero personaggio di questo film; film che ho trovato pretenzioso e un po' troppo ambizioso.
Tecnicamente riuscito emotivamente freddo, un colpo non del tutto ben assestato di Bellocchio.

forzalube  @  05/05/2011 19:44:55
   7 / 10
A parte che l'audio mi è sembrato pessimo (spesso non ho capito qualche parola e non saprei se era un problema della sala oppure no) per il resto ho trovato piuttosto interessante questo strano esperimento di Bellocchio di fare un film mettendo assieme diversi episodi girati in momenti diversi.
Non il migliore del regista, ma secondo me vale la pena di essere visto.

Jumpy  @  29/04/2011 01:59:28
   6½ / 10
Il tocco magistrale ed inconfondibile di Bellocchio c'è e si vede, il film è tecnicamente perfetto e raggiunte momenti di autentica poesia.
Peccato che, nel suo complesso, mi sia sembrato sostanzialmente vuoto, e l'idea di svilupparlo per episodi raccordati tra loro dalla trama, anche se è accattivante, non contribuisce a renderlo meno noioso.
Il messaggio che trasmette è sostanzialmente tristissimo ed amaro...

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Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  17/03/2011 02:27:31
   5½ / 10
Stavolta l'amato Bellocchio è riuscito a indispormi, e lo fa con un film ambivalente e ambizioso (sulla carta) dove è facile riscontrare che non sempre l'intellighenzia cinefila è sinonimo di qualità. In effetti "Sorelle mai" è il classico esempio che non sempre un prodotto ineccepibile, tecnicamente quasi magistrale (la regia, anche quando fa sfoggio di sè, c'è eccome), ben fotografato e recitato da buoni attori, dev'essere comunque un prodotto riuscito. I pregi sopracitati valgono ben poco se messi al servizio di una mise in scene dove si riscontra, guardacaso, il vuoto ideologico e umano dell'Arte.
Sono convinto che Bellocchio, nel suo esilio autobiografico (con tanto di parenti presenti stile Minnie § Moscovitz) tenga molto a questo film, ma è davvero solo lo smacco narcisista di un'autore presuntuoso che ottiene i risultati migliori (questo lo dovrebbe far riflettere) quando non abusa delle sue capacità tecniche e (presumo) filosofiche.
Parte come un rischioso ritratto d'ambiente à la Pupi Avati - quanto di più lontano possibile dal regista di "I pugni in tasca" - poi via via cerca di addentrarsi in territori tipici di Gianni Amelio o di Ermanno Olmi.
Ma se Amelio è un cineasta che osa esprimere ogni minimo particolare, come si spiega l'incapacità di Bellocchio di comunicare attraverso una ricerca ermetica, chiuso nel suo simbolismo astratto, in questo progressista superbo che osa citare Proust o Fellini, il collega Agosti o nientemeno che Socrate?
Partiamo dalla storia, allora. Diciamo che l'unico personaggio che comunica vera intensità è quello della ragazzina, mentre le rimanenti figure sono abbozzate, come le ziette da presepe che ricordano vagamente quelle di The Dubliners di Joyce, o il personaggio del nipote, abbastanza spregevole da suscitare nello spettatore più indifferenza che empatia.
Troppe cose sono forzate, come la nostalgia per il mondo rurale di un tempo (effetto-Avati, imperdonabile infezione) e, in definitiva, per quell'universo dove non contava solo il denaro, ma l'affetto familiare (patriarcale toh).
Intendiamoci, è un film di alta scuola cinematografica, roba per corsi di cinema et similia, ma artisticamente irrilevante se si vuole valutare un soggetto che esprime, a priori, concetti più convenzionali delle sue alte pretese

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