zelig regia di Woody Allen USA 1983
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zelig (1983)

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locandina del film ZELIG

Titolo Originale: ZELIG

RegiaWoody Allen

InterpretiWoody Allen, Mia Farrow, John Buckwalter, Marvin Chatinover, Stanley Swerdlow, Paul Nevens

Durata: h 1.20
NazionalitàUSA 1983
Generecommedia
Al cinema nel Maggio 1983

•  Altri film di Woody Allen

Trama del film Zelig

Nella New York fine anni 20, Leonard Zelig diventa famoso per la sua capacità di diventare simile alla persona con cui parla.

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Voto Visitatori:   8,37 / 10 (82 voti)8,37Grafico
Voto Recensore:   10,00 / 10  10,00
Migliore attore straniero (Woody Allen)
VINCITORE DI 1 PREMIO DAVID DI DONATELLO:
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Voti e commenti su Zelig, 82 opinioni inserite

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kafka62  @  03/03/2018 16:10:22
   9½ / 10
"Zelig" è probabilmente il più clamoroso falso dell'intera storia del cinema. Girato come un documentario-inchiesta sulla vita del fantomatico Leonard Zelig, strabiliante uomo-camaleonte assurto a grande popolarità negli Stati Uniti a cavallo tra gli anni '20 e gli anni '30, il film camuffa abilmente l'incontenibile vena fantastica di Woody Allen mediante l'utilizzo di filmati e cinegiornali d'epoca, di materiale originale realizzato con il medesimo taglio di quello di repertorio, di interviste a personaggi famosi che commentano e teorizzano con seriosità i fatti narrati, col risultato finale di rendere plausibile e verosimile una storia assolutamente e totalmente inventata. Forse solo il misconosciuto "The Falls", diretto dal geniale Peter Greenaway nel 1980, è stato nel campo della ricostruzione falsificata ma attendibile della Storia un esperimento di analoga portata. In quel film, Greenaway indagava sulle biografie di 92 persone colpite dall'Evento Violento Sconosciuto (scelte a caso tra i milioni di vittime del misterioso fenomeno) e, con uno stile telegiornalistico, l'uso di filmati e interviste estremamente realistici ed un originale procedimento apodittico che dava molte cose per scontate, già ampiamente di pubblico dominio, creava dal nulla una pletorica costruzione in cui era oltremodo difficile distinguere il falso dal vero e svelare la mendacia dal gioco. In "Zelig", dal canto suo, Allen restringe il campo dell'artificio, facendo ricorso a un'epoca che è ben presente nell'immaginario collettivo degli americani, l'era del jazz prima e della depressione poi, e in essa calandovi un personaggio di pura invenzione. E' nella sovrapposizione di realismo e finzione, quindi, che si esprime la sfida del regista. Già nel 1969, con "Prendi i soldi e scappa", Allen aveva fatto ricorso a inserti di documentari autentici, a finte interviste a parenti e conoscenti del protagonista e alla voce off di un cinecronista che commentava la vicenda. In "Zelig" egli va però molto più in là del suo film d'esordio, trasformando quello che era un semplice pretesto narrativo in una complessa operazione che può a buon diritto essere annoverata tra i più ingegnosi e perfetti risultati nel campo dell'estetica cinematografica, capofila di un genere assolutamente nuovo e a tutt'oggi poco esplorato.
"Zelig" stupisce innanzitutto per la perfezione dei procedimenti tecnici utilizzati. Per creare l'illusione di trovarsi di fronte ad autentico materiale d'epoca, le sequenze di fiction sono state trattate per mezzo di controtipi successivi (stampe consecutive da positivo a negativo e viceversa), in modo da allontanare progressivamente la pellicola dalla nitidezza dell'originale. In questo modo si è cercato di riprodurre con maggior fedeltà possibile la patina inconfondibile dei cinegiornali del tempo ai quali le scene reali sono continuamente mescolate. Non solo, per invecchiare ulteriormente la pellicola, per darle un aspetto usato e consumato, "abbiamo mandato – come ha ricordato lo stesso Woody Allen in un'intervista – i nostri assistenti in bagno a mettere la pellicola sotto la doccia e a calpestarla al fine di ottenere l'effetto che volevamo; abbiamo trascinato la pellicola sul terreno e ci abbiamo camminato sopra". Grazie anche al prodigioso contributo del direttore della fotografia Gordon Willis, da "Io e Annie" in avanti suo strettissimo collaboratore, Allen è riuscito a restituire le tipiche vibrazioni laterali dei fotogrammi d'epoca (dovute generalmente a problemi di umidità) e, mediante l'uso di macchine da presa a manovella, il caratteristico scorrimento a scatti della pellicola: quando, ad esempio, vediamo Eudora Fletcher entrare nell'ospedale in cui lavora, avvertiamo dei piccolissimi salti di fotogramma, assolutamente verosimili in una pellicola rovinata dal tempo.
Il ben noto perfezionismo di Woody Allen ha reso necessario l'impiego di una grande quantità di tempo: tre anni sono occorsi per l'intera realizzazione del film (iniziato ben prima di "Una commedia sexy in una notte di mezza estate"), nove mesi dei quali passati in sala di montaggio per cercare di riportare ai novanta minuti canonici le centocinquanta ore di film a disposizione; ben sei mesi (come riferisce Bill Krohn nei "Cahiers du Cinema") sono stati necessari per una sola sequenza, quella in cui vediamo Zelig che osserva in disparte, in attesa del proprio turno di battuta, il grande campione di baseball Babe Ruth in azione. In questa, come in altre circostanze, si sono adoperate persino le tecniche dell'animazione, al fine di "creare" sullo schermo le ombre proiettate da Zelig. In questo modo, il fotomontaggio (pensiamo al fotogramma statico di Zelig fra il presidente degli Stati Uniti Calvin Coolidge e il suo successore Herbert Hoover) riesce sempre a dare un'impressione sorprendente di realtà. Degli effetti speciali si è invece voluto fare un uso parco e moderato, nonostante che le condizioni della tecnica consentissero manipolazioni ben più pesanti, ciò al fine di non compromettere l'impressione di realismo documentaristico del film. Va segnalato comunque il buon uso del matte shot (un effetto speciale che si realizza in truca, sovrapponendo due immagini e facendole diventare una sola), per esempio nella scena della trasformazione di Zelig in rabbino.
Ancora più impressionante è la verosimiglianza storica che caratterizza "Zelig". Woody Allen ha saputo ricreare alla perfezione l'atmosfera frivola e spensierata degli anni '20, ritmata dalle trascinanti note del charleston, richiamando alla memoria con brevi e incisive immagini i fatti, le situazioni e i personaggi più caratterizzanti dell'epoca. In questo contesto è stato quindi calato il personaggio "falso" di Leonard Zelig, con un'operazione di mimetismo curiosamente analoga a quella che Zelig stesso mette in atto nel corso della vicenda: le sue movenze, il suo abbigliamento, i suoi movimenti leggermente accelerati lo rendono indistinguibile (e rendono parimenti indistinguibili gli altri attori "veri" del film) dai personaggi reali di quegli anni. Non si tratta comunque di una semplice, meccanica sovrapposizione della finzione alla realtà, bensì di una vera e propria interazione tra i due piani. Abbiamo già visto come per ottenere questo effetto Allen sfrutti magnificamente tutte le potenzialità offerte dal fotomontaggio. Ma è soprattutto nella capacità di dare alle scene di finzione il valore di documento storico, facendo loro assorbire lo spirito più intimo e apparentemente più inafferrabile dell'epoca, che Woody Allen si rivela un grande maestro. E' veramente difficile credere che tutto quanto sia frutto della fantasia del regista: i cinegiornali che si avvicendano nel corso del film hanno lo stesso taglio e lo stesso umorismo sorpassato dei "Pathè News" in voga allora; le voci di Zelig e della dottoressa Fletcher ci giungono gracchianti, con fastidiosi fruscii sullo sfondo, come se fossero state registrate mezzo secolo fa; il cronista che commenta la storia rievoca con voce impostata e monocorde la storia di Zelig proprio come l'abbiamo visto fare tante volte nei documentari-inchieste televisive. A tutto ciò la musica conferisce un'ulteriore, miracolosa patina di autenticità. Non parlo solo delle musiche d'epoca (come sempre perfette nell'aderire, anche attraverso il ricorso ad arie e motivetti poco conosciuti, ai diversi passaggi narrativi), ma delle canzoni originali che Dick Hyman ha composto per l'occasione: "Leonard the Lizard", "Chameleon days", "You may be six people but I love you" arieggiano con incredibile precisione le fresche ed ingenue melodie degli anni Venti, ed ascoltarle sui vecchi grammofoni a 78 giri non fa che accentuare questa impressione. "Doin' the Chameleon" è poi un vero capolavoro di "falsificazione" musicale: con questa trascinante, godibilissima canzone, Allen crea a posteriori, dal nulla, una nuova moda, quella del ballo del Camaleonte, e le coppie che si dimenano e gesticolano buffamente al ritmo delle note indiavolate di Hyman non hanno meno veridicità di quelle che ad inizio film avevamo visto ballare il charleston.
In questa inarrestabile progressione di citazioni false che sembrano più vere delle citazioni autentiche, Woody Allen giunge perfino, da grande illusionista qual è, a riprodurre alcune sequenze di un film mai girato (di cui di dà il titolo, "The changing man", l'anno di realizzazione, il 1935, e perfino la casa di produzione, la Warner Bros.): è un falso nel falso, una contraffazione di secondo grado, che induce vieppiù lo spettatore, pur consapevole della finzione, a credere nella serietà di tutta l'operazione. Ad avallare questa credenziale vengono perfino chiamati a fungere da testimoni importanti personaggi del mondo della cultura, da Saul Bellow a Susan Sontag, da Irving Howe a Bruno Bettelheim, i quali si prestano al gioco con autorevolezza e senza alcun percepibile segno di ironia. Per giunta, a Susan Sontag che ha realmente scritto un saggio dal titolo "Controinterpretazione", Allen contrappone dialetticamente lo storiografo John Morton Blum attribuendogli un'opera fittizia, "Interpretazione di Zelig", che fa quasi nascere il sospetto che Zelig sia stato realmente al centro di un acceso dibattito culturale.
Per rendere plausibile la storia di Zelig, grande cura è stata dedicata alla struttura narrativa. In "Zelig" viene adottato un procedimento a scatole cinesi (un po' come era stato fatto con "Quarto potere", suo lontano modello, col quale si apparenta anche in virtù di una lunga sequenza del cinegiornale "Hearst Metrotone News" che mostra il magnate della stampa William Hearst ospitare Zelig e la dottoressa Fletcher nella sfarzosa tenuta di San Simeon, insieme a personaggi come Charlie Chaplin, Adolphe Menjou, James Cagney, Carole Lombard e Marion Davies): partendo dalla conclusione (un corteo di auto, ali di folla festante, coriandoli e stelle filanti per festeggiare l'eroe del giorno, Leonard Zelig), il film si propone, andando a ritroso nel tempo, di raccontare la vicenda di questo strano personaggio, cercando di indagare il suo passato e di scandagliare i fatti salienti della sua vita, il tutto con il punto di vista, apparentemente oggettivo e documentaristico, di una indagine televisiva. Adottando questa particolare angolazione, Allen fornisce di un supporto verosimile l'inverosimile storia di Zelig, controlla molto bene il suo estro surreale, non eccede quasi mai nel paradossale e privilegia la satira sottile e indiretta alla parodia scoperta, salvo quando (ma siamo ormai alla fine del film) il gioco si fa palese: la trasvolata dell'Atlantico a testa in giù è la schietta risata di un regista non più in grado di frenare le risa che, fingendo di essere serio, aveva lungamente trattenute.
Più che negli altri suoi film, traspare in "Zelig" la volontà di giustificare tutti i passaggi ed i raccordi della sceneggiatura. All'inizio, quando ovviamente il materiale documentario su Zelig, non ancora assurto agli onori delle cronache, scarseggia, prevalgono i fotogrammi statici, legati tra loro solo dalla voce fuori campo del cinecronista. Solo quando Zelig si propone all'attenzione dell'opinione pubblica con le sue stupefacenti metamorfosi, e solo allora, ci viene offerta la possibilità di vedere le immagini in movimento di Allen-attore o di ascoltare, incisa su un disco gracchiante, la sua voce. Per avere credibilmente insieme le due cose (immagine in movimento + voce), Allen escogita uno stratagemma: le "sedute della Camera Chiara", ovverossia degli incontri psicanalitici filmati di nascosto dal cugino della dottoressa Fletcher. Ma laddove le cineprese non potevano in maniera attendibile essere vicine alla scena, Allen non ha rinunciato per questo al suo punto di vista documentario: quando Zelig si intrufola nel seguito del Papa, da Piazza San Pietro si scorgono solamente le silhouette del Pontefice e degli altri porporati che si agitano e si dibattono in lontananza, perché non era pensabile che una scena simile venisse ripresa in primo piano o in campo medio. Altrove, quando non può ragionevolmente utilizzare sequenze di celebrazioni, comizi o feste con personaggi celebri, Allen riesce ugualmente ad uscire dal possibile impasse con brillanti trovate che non minano il criterio della verosimiglianza: una di queste è il cinegiornale tedesco dell'UFA, spacciato come rarissimo reperto cinematografico, che testimonia le fasi salienti della fuga di Leonard ed Eudora dai nazisti. In altre circostanze, come il matrimonio finale, sono i super-8 girati dagli stessi personaggi del film a fornire il necessario supporto filmato. Un paio di sequenze, che ritraggono Zelig e la dottoressa Fletcher in atteggiamenti strettamente privati (ad esempio, Eudora nel night-club con il fidanzato Koslow), sembrano contraddire questa rigorosa verosimiglianza documentaria. Quelle che sembrano delle vere e proprie incongruenze linguistiche, risultano però ad un'analisi più approfondita estremamente funzionali a un discorso problematico sui mass media, poiché suggeriscono l'idea della loro onnipresenza e onniveggenza, che non si ferma neppure di fronte all'intimità.
Quanto detto più sopra a proposito della struttura narrativa, ci spinge ad affrontare il problema della comicità in "Zelig". La comicità tipicamente verbale, logorroica, di stand-up comedian di Woody Allen è, come abbiamo visto, messa giocoforza da parte: Allen parla poco, anzi pochissimo, nel film anche se non mancano battute molto gustose (ne cito una per tutte: "Ho lavorato con Freud, a Vienna. Poi però io e lui ci siamo guastati per via dell'invidia del pene. Secondo Freud, ce l'avrebbero solo le donne"). Non si può neppure parlare di una comicità prevalentemente fisica: Allen non è mai stato del resto un grande comico "fisico", al contrario di Chaplin o Buster Keaton o Harpo Marx. Quella di "Zelig" è una comicità del tutto diversa, che nasce dal contrasto nettissimo tra la seriosità dell'assunto (l'inchiesta giornalistica) e la bizzarria delle situazioni. Prendiamo ad esempio l'immagine di Zelig che, dopo essere stato sottoposto a un trattamento medico alquanto rude, se ne sta seduto sul lettino con le gambe rigirate al contrario, circondato da infermiere sorridenti in posa davanti al fotografo: qui la verosimile naturalezza della cornice (le infermiere sorridenti) contrasta con l'anormalità del quadro centrale (Zelig con le gambe al contrario) e da questo contrappunto deriva il lato comico della scena. Un secondo esempio (ma se ne potrebbero fare decine) è quello dell'intervista alla madre di Eudora, nella quale alle domande scontate e banali dell'intervistatore, che presuppongono risposte dello stesso tenore, si contrappongono invece le repliche anticonvenzionali della donna, le quali creano un anti-climax molto divertente. Si tratta, è ovvio, di una comicità "in minore", apparentemente involontaria, mai enfatizzata, alla quale sono quanto mai congeniali il distacco cronachistico, la pseudo-verità delle immagini e delle registrazioni sonore e la stessa lontananza dall'azione della macchina da presa (vedi la scena in cui Zelig prende a rastrellate i dottori davanti alla villetta di campagna della dottoressa Fletcher, ripresa in campo lungo). Woody Allen con questo film prende definitivamente le distanze e scava un solco profondissimo nei confronti della comicità grossolana imperante in questi ultimi anni, tutta tesa a cercare la risata facile attraverso la dozzinalità dei doppi sensi verbali o l'accentuazione del lato iperbolico del gag (in Italia, un modello di quest'ultimo filone comico è Paolo Villaggio), ma anche rispetto alla comicità più intelligente e sofisticata della slapstick comedy di antica data (pensiamo ad esempio al diverso esito che avrebbe avuto il gag delle gambe girate al contrario in un film di Laurel e Hardy).
"Zelig" non sarebbe però il capolavoro che realmente è se limitasse le proprie ambizioni alle innovazioni squisitamente tecniche o alle ricerche di una nuova via alla comicità. C'è una frase di Saul Bellow in apertura di film che, pur riferendosi al personaggio-Zelig, calza molto bene, come epigramma a futura memoria, anche al film-Zelig: "Risultò, s'intende, molto buffo e divertente, ma al tempo stesso toccò sul vivo i contemporanei. Forse… come dire? Forse li toccò là dove avrebbero preferito non venir toccati". In effetti, "Zelig" è anche (o soprattutto) la parabola agrodolce di un uomo il quale rispecchia metaforicamente l'intera condizione umana e inoltre è inequivocabilmente nostro contemporaneo ("Ma, mi chiedo, è poi tanto cambiata, da allora, l'America?", fa dire Allen a Irving Howe al termine del film). L'omino che si trasforma fisicamente e psicologicamente nelle persone con cui entra in contatto (nero tra i neri, cinese tra i cinesi, dottore tra i dottori) è l'emblema stesso della malattia dell'uomo moderno, il conformismo. A costringerlo a trasformarsi in continuazione, proteiforme come l'Uomo di fiducia melvilliano, è, come ben intuisce la sensibile dottoressa Fletcher, l'assillo di essere amato ed accettato dagli altri, e nel contempo il desiderio di rendersi invisibile e mimetizzarsi nella massa. Si tratta probabilmente, tra tutte le angosce dell'uomo moderno, di quella più comune e diffusa, tanto è vero che molti fenomeni, come quello della pubblicità, si fondano proprio sull'asservimento dell'uomo medio al bisogno di identificazione con modelli di vita universalmente accettati, nei quali riconoscersi ed annullarsi. Il conformismo allo stato puro nasce quindi da un naturale bisogno di interazione con l'ambiente circostante ma nei risultati ultimi porta all'annullamento, all'azzeramento della personalità, e difatti Zelig, al culmine del suo camaleontismo patologico, diventa un non-uomo, un fenomeno da baraccone. Curiosamente, se Zelig è indotto dalla sua malattia congenita a imitare gli altri, la propaganda trascina gli altri ad imitare Zelig, in una spirale perversa e schizofrenica in cui può ravvisarsi una acre satira del consumismo moderno.
Intenti polemici o moralizzatori a parte, è chiaro che Zelig è l'uomo comune, l'uomo della strada, i cui stereotipi e le cui manie, per poter assurgere a simbolo universale, devono venire ingigantite, esagerate. E' lo stesso procedimento, per fare un esempio di matrice letteraria, de "La metamorfosi" di Franz Kafka, il quale per descrivere la straziante alienazione dell'uomo moderno ha trasformato Gregor Samsa in uno scarafaggio, pur facendo rimanere la trovata surreale in un ambito di narrazione eminentemente realistico. La dimensione sotterraneamente tragica dell'opera kafkiana è presente, nonostante il consolatorio lieto fine, anche nel film di Woody Allen, e forse non è un caso che una fotografia di Leonard da ragazzo lo mostri vestito di nero con la bombetta in testa, straordinariamente simile a un ritratto del grande scrittore praghese.
Woody Allen va comunque ben oltre l'interpretazione meramente esistenziale della vicenda, e dimostra, come un teorema logico e inoppugnabile, che il conformismo conduce inevitabilmente al fascismo. E' Saul Bellow, colui che più degli altri autorevoli testimoni sembra incarnare il punto di vista del regista, a spiegare la cosa: "Se da una parte, è vero, Zelig voleva piacere… voleva essere amato… c'era anche, in lui, qualcosa che desiderava di smarrirsi nella massa amorfa, di immergersi nell'anonimato. E il nazifascismo offriva a Zelig proprio questa opportunità: l'occasione di rendersi anonimo al massimo, inserendosi in quel vasto movimento di massa". Se la vista del volto smarrito di Zelig dietro al palco dove il Führer sta pronunciando un farneticante discorso muove istintivamente al riso, pure c'è un sottofondo angosciante e terribile nella sorte di questo ometto, suggestionato e ipnotizzato dall'ideologia fascista più di quanto fosse riuscita a fare la dottoressa Fletcher con la psicanalisi. E' come se si avvertisse subliminalmente la sensazione che il fascismo non potrà mai essere definitivamente estirpato, perché se il film mostra da un lato come l'uomo comune, impregnato di ortodossia e di conformismo, può essere facile preda del fascismo, dall'altro lato fa vedere come il fascismo sia tuttora incubato nelle società cosiddette democratiche, ad esempio nelle vesti della vecchietta moralista e bigotta che, in nome di un'esigenza di pulizia morale e di salvaguardia dei costumi, incita alla radio: "Linciate l'ebreo!". "Zelig" è perciò un'opera di aspra denuncia sociale e non una favoletta con un comodo e tranquillizzante lieto fine.
Se il film è indiscutibilmente polisenso, e può dare adito a diverse legittime interpretazioni, mi pare di poter tuttavia dire che il suo interesse principale non consiste nel cercare di capire cosa simboleggia la figura del protagonista (oltretutto la spiegazione ce la dà molto presto lo stesso Zelig quando, in stato di trance, confessa di voler essere come gli altri, di voler essere amato dagli altri), e neppure nel chiedersi se Zelig verrà o no guarito dalla premurosa ed amorevole dottoressa. "Quello che mi interessava di un personaggio come Zelig – ha riferito Allen in una intervista – non era tanto raccontarne la vita privata, quanto l'impatto sulla società americana. Mostrarlo come fenomeno culturale alle prese con i mass media". E' quindi in un secondo livello di lettura che bisogna cercare il senso più profondo del film, e precisamente nell'analisi del rapporto con i mass media da una parte, e nella critica della società contemporanea dall'altra.
L'itinerario di Zelig, che passa in breve tempo dall'anonimato alla celebrità, per poi ricadere nell'oblio e assurgere infine di nuovo al rango di eroe nazionale, rispecchia fedelmente le spregiudicate regole dei mass media, affamati di notizie clamorose, pronti a gonfiare i fatti al di là della loro reale rilevanza intrinseca, ma disposti ad abbandonarli con altrettanta velocità e farli cadere nell'oblio non appena l'interesse del pubblico mostra qualche segnale di affievolimento. A far diventare Zelig un fenomeno da baraccone non è tanto il calcolo opportunistico della subdola sorellastra, che lo sottrae alle cure dell'ospedale, quanto il cinico interessamento dei media, nel nome di un sensazionalismo da perseguire ad ogni costo. E siccome "quando un uomo muta aspetto fisico, lo si vuole vedere, non basta leggerne" (sono le parole che la stessa Eudora Fletcher dice al cugino Paul Deghuee), Allen preconizza con le "sedute della Camera Chiara" il passaggio del potere di persuasione dalla carta stampata e dalla radio alla televisione. Il resto è storia dei nostri giorni.
Per quanto riguarda il secondo aspetto, quello della critica sociale (già in parte esaminato parlando del fascismo quotidiano), Woody Allen non manca di lanciare frecciate di veleno contro l'ottusità della scienza medica (c'è un vasto campionario di cattiverie nei confronti dei medici, già crudelmente presi in giro in altri film, da "Bananas" a "Commedia sexy", fino alla significativa morte del dottore per mano del mostro in "Ombre e nebbia"), la vacuità degli intellettuali ("I freudiani ci andavano a nozze, con lui. Potevano interpretarlo come gli pareva. Era tutto simbolico, sì, ma non c'erano due intellettuali che si trovassero d'accordo fra loro sul significato da dargli") e l'inutilità della religione ("Ho dodici anni. Vado alla sinagoga. Chiedo al rabbino qual è il significato della vita. Lui mi dice qual è il significato della vita. Ma me lo dice in ebraico. Io non lo capisco, l'ebraico. Lui mi chiede 600 dollari per darmi lezioni di ebraico"). Oppresso fin da bambino da una violenza cieca e immotivata, comica e tragica nel medesimo tempo, Zelig è una patetica vittima della società. Quando cerca di farsi accettare dagli altri con le sue stravaganti trovate, gli altri (il servizio d'ordine del campo di baseball, il seguito del Papa) reagiscono veementemente e con aggressività, cacciando in malo modo l'intruso. E' una società a compartimenti stagni, rigidamente divisa in gruppi, ceti e clan, che non ammettono alcuna osmosi reciproca e risultano praticamente impenetrabili dall'esterno. Non c'è tuttavia alcuna traccia di manicheismo nel film di Woody Allen, e tantomeno un moralismo di segno contrario a quello della spregevole morale corrente, ad onta di quelli che considerano "Zelig" un apologo etico abbastanza semplicistico. Perfino della psicanalisi, nonostante le apparenze, non si fa mai un'esaltazione preconcetta (quanto siamo lontani, per esempio, dal pabstiano "I misteri di un'anima"), tanto è vero che Allen fa salvare Zelig dai nazisti proprio grazie a un'ultima ricaduta nella sua malattia. Rovesciando l'insopportabile ottimismo delle autorità che lo festeggiano, Zelig dice della sua impresa: "Questo dimostra quante cose riesci a fare quando sei completamente psicotico". Una completa normalità forse non è del tutto auspicabile né salutare, e, a dispetto di tutte le apparenze, un po' di psicosi è addirittura necessaria. Del resto, chissà quante altre sfaccettature e quanti altri significati si nascondono, paradossali e inaspettati, nel personaggio di questo schlemiel perseguitato dal destino e dalla società. In fondo, come ha scritto Shakespeare ("Come vi piace", atto II, scena VII), "Il mondo è un palcoscenico; / Semplici attori, gli uomini e le donne, / Che escono ed entrano a comando, / E molte parti in vita sua ricopre / Un solo uomo".

pak7  @  26/01/2018 01:19:49
   7 / 10
Allen e pochi altri avrebbero saputo scrivere una cosa così geniale.
Ma forse solo Allen.
E' vero, alla lunga risulta ripetitivo, ma è una sorta di riflessione sull'amore, inteso come puro guaritore di tutti i mali dell'animo e della psiche.
Molto molto interessante.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR rain  @  10/02/2016 23:24:53
   7 / 10
Grottesca biografia in cui Allen scioglie le briglie agli argomenti a lui cari senza però riuscire nell'intento di divertire come lui sa fare e addirittura scadendo, in certi punti, nella noia. L'idea resta geniale però non sono rimasto del tutto soddisfatto.

BlueBlaster  @  17/11/2015 02:12:54
   6½ / 10
Simpatico e geniale il soggetto di partenza, la regia in stile mockumentary con 30 anni di anticipo sui tempi (salvo rare eccezioni) non si può dire non fosse originale.
Manca però quella ilarità di "Allen attore"vche ho trovato irresistibile in altri film...interessante e ben curata la ricostruzione documentaristica e la creazione del contesto temporale degli anni 20/30.
Alcune battute e situazioni funzionano non poco (su tutte ho apprezzato la sua partecipazione al discorso di Hitler) ma la sceneggiatura ha una linearità ed una ripetitività che stanca dopo non molto così dopo aver trovato geniale l'idea ci si ritrova a vedere una storia abbastanza scontata con sprazzi di umorismo sparsi ma sempre dai toni seriosi o meglio sarcastici.
Come sempre Allen da sfoggio alla sua mimica (se non qui dove altro) e del suo cinismo in fase di scrittura riuscendo a mettere il dito sulla piaga anche riguardo la società e la politica di quella epoca da lui tanto amata.
In fin dei conti è un buon film ma come ho detto non mi ha entusiasmato come altre opere del regista.

Dick  @  27/07/2014 18:32:27
   9 / 10
Il più bello di Woody Allen tra quelli che ho visto! Una riflessione sulla solitudine e sul bisogno di appartenere ad un gruppo raccontata attraverso questo divertente e allo stesso tempo malinconico finto documentario dove si fatica a riconoscere le immagini di repertorio finte da quelle vere. Bravissimi sia Allen che la Farrow.

Goldust  @  03/06/2014 17:01:37
   8 / 10
A guardarlo a prima vista questo finto documentario su di un finto personaggio storico sembrerebbe un divertissement fine a se stesso se non addirittura una sciocchezzuola; guardandolo bene ( non che ci sia da impegnarsi, sia chiaro ) è invece una delle più intelligenti, ricercate ed anche divertenti opere di Allen. Lavorando di forbice e cesello, aggiungendoci qualche calibrato effetto speciale e cucendo insieme materiale sia di repertorio che originale il buon Woody allestisce la parabola personale e grottesca del povero Zelig, riflettendo in particolare sul suo bisogno d'amore ed in generale sul mito tanto effimero quanto pericoloso del successo ( con relative conseguenze, dettate dalle infatuazioni spesso passeggere delle "masse" ). Un piccolo capolavoro che, dal lato tecnico, va condiviso con l'abilità del fido Gordon Willis, brillante direttore della fotografia recentemente scomparso.
Una manciata di battute lasciano il segno, e quella sul senso della vita è proprio da annotare. Pur nella sua brevità c'è qualche intervista di troppo, ma è cinema allo stato puro.

marcogiannelli  @  30/04/2014 11:03:14
   7 / 10
non sono riuscito a gustarmelo fino in fondo ma ammetto la genialità dell'idea

Romi  @  04/10/2013 18:05:17
   9 / 10
Uno dei film più belli del regista. Racchiude un significato profondissimo, tocca un tema delicatissimo e prettamente tipico dell'animo umano. Dietro la solita straordinaria ironia si percepisce un fondo di malinconia struggente verso quello che è l'argomento che più tocca l'animo umano: "l'Amore". Si perché il film parla di cosa può provocare la mancanza d'amore, naturalmente nel film portato al grottesco, al paradosso, in linea con la comicità prettamente ironica di Allen. Ma c'è tanto da dire sul suo significato. Zelig rappresenta tutti noi, tutti siamo un po' dei Zelig. Tutti abbiamo bisogno di essere accettati e amati per quello che siamo realmente. Ma purtroppo non sempre ciò è possibile ed è qui che subentra la frustrazione più grande dell'animo umano. Ci omologhiamo senza che ne rendiamo conto, convinti che solo così saremo accettati e amati: prima dalla famiglia, poi a scuola dai compagni, poi sul posto di lavoro.... si cerca sempre di essere amati da chi ci circonda. Ci conformiamo, a volte, senza rendercene conto. Le delusioni, i rifiuti costituiscono i nostri complessi, la nostra mancanza di amore. E nei casi più disperati, come nel personaggio di Leonard Zelig, la mancanza totale di autostima. Pur di essere amato si trasforma in ogni essere umano che viene a contatto con lui. Ed solo l'amore di una donna, infatti, che lo salva. Dopo varie difficoltà, alla fine lo salva. Si accetta, perché questa donna lo accetta, lo ama per come lui è. Nel film c'è una bella esortazione da parte di Leonard verso i giovani: "Ragazzi siate sempre voi stessi". A volte è difficile esserlo quando mancano quelle basi fondamentali di affetto e di amore che dovrebbero provenire dalla famiglia, ciò genera disistima e tanta insicurezza. L'amore, solo l'amore è la medicina di tutto.

Niko.g  @  25/09/2013 18:11:27
   7½ / 10
Forse è il film che più rappresenta Woody Allen, autore ateo, pessimista, amante e vittima della psicanalisi.
Leonard Zelig è un camaleonte generato dalla nevrosi, dalla continua tensione tra l'omologazione e l'annullamento dell'individuo.
E' un film divertente, realizzato con una tecnica superlativa e un livello di falsificazione notevole.
Unica pecca: la forte impronta celebrale e la carenza di "cuore". Un tipico degli atei e dei pessimisti.

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Matteoxr6  @  04/08/2013 01:39:27
   6½ / 10
Sono un grande estimatore del cinema di Woody Allen, ma ho notato una sfilza di voti esagerati.
Ho letto troppe volte la parola "geniale". Non scherziamo.
In ogni caso si tratta di un fIlm indubbiamente pensato, originale e molto veritiero.

lukef  @  03/08/2013 12:17:46
   8½ / 10
Devo ammettere che quando l'ho visto la prima volta non mi ha entusiasmato. E' anche abbastanza breve, eppure può risultare piuttosto noioso in alcune parti, specie non comprendendo dove si vuole andare a parare.
Dopo averlo assimilato un po' invece, mi sono reso conto che è un'opera unica e senza precedenti.
La storia, ambientata negli anni venti, è una parodia dell'individuo nella società ed è più attuale che mai; molti dei personaggi sono tanto assurdi quanto perfettamente inseriti nel contesto; ogni vicenda è curata a 360 gradi e molti degli sviluppi sono decisamente paradossali.
In sintesi, si merita appieno i tanti elogi perché è una di quelle opere che veramente aggiungono qualcosa a quanto detto fino a quel momento.

Piccola nota: la traduzione italiana non è il massimo, sia a livello di testo (che è un po' grossolano e perde parte dell'umorismo originale), sia per quanto riguarda la voce narrante, molto meno raffinata e un po' incerta.

Invia una mail all'autore del commento NotoriousNiki  @  11/05/2013 15:04:04
   8 / 10
Un salto nel passato per riprendere il canovaccio mockumentary di 'Prendi i soldi e scappa', scevro della narrazione omodiegetica di Allen, è un pastiche che fa il verso alle produzioni di genere della prima parte del secolo. Allen non si sofferma sulla parodia per creare comicità ma inscena una dissacrante metafora della società conformista contemporanea e una parabola sull'effimera capacità del successo di assurgere e travolgere.La maggior parte del film segue Leonard ripercorrendo la storia del novecento, nel campo da baseball con Babe Ruth, appare in Vaticano con Papa Pio e dietro ad Hitler al raduno di Norimberga. Zemeckis con Forrest Gump attingerà sapientemente.

ferzbox  @  18/02/2013 21:09:50
   8 / 10
Un Allen che usa le sue peculiarità artistiche per far sorridere con un retrogusto riflessivo sempre presente....l'analisi di Leonard Zelig per sottolineare le contraddizioni della società....assolutamente geniale l'idea del documentario per trasmettere ancora meglio il messaggio di fondo...
Un Allen che ho ricercato e che non ho più ritrovato se non per poche sfumature...geniale...

Invia una mail all'autore del commento nocturnokarma  @  16/02/2013 11:28:39
   8½ / 10
Mokumentary geniale ed irriverente, poetico e umano. Con le consuete battute del suo repertorio, e un taglio cronachistico avvincente, Allen mette in scena le paure primarie dell'uomo, l'esser respinto dalla società. Il conformismo come risposta alla solitudine. Ma va ben oltre, permettendosi non solo di criticare la società americana (e la sua fama di sensazionalismo), ma tracciando un parallelo non banale tra la parabola del suo Zelig e il nazionalsocialismo.

Brillante, divertente, assolutamente da vedere.

cort  @  16/02/2013 02:14:08
   8½ / 10
molto originale ed ironico. mi è piaciuto il taglio documentaristico e la morale di fondo. per ricercare la felicità tutti tentiamo di adeguarci alla societa che ci sta attorno ma la società non è la risposta.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Gatsu  @  10/01/2013 03:46:01
   9 / 10
Film capolavoro, affascinante, originale e geniale. Un Woody Allen di questo livello forse non si era mai visto e credo che rimarrà il suo lavoro più insolito. Zeppo di battute ormai storiche e di scene in bianco e nero narrate da una voce fuori campo ( girate con macchinari degli anni '20 ), "Zelig" racconta la storia di un tipetto, Leonard Zelig, capace di assumere le caratteristiche generali di chi gli sta accanto. Un'idea fantastica e realizzata ancora meglio. Da vedere.

vehuel  @  02/01/2013 09:42:16
   6 / 10
Vado controcorrente e dò un sei politico solo perchè trattasi di quel genio di Allen, ma sinceramente questo film mi ha abbastanza annoiato e per nulla entusiasmato

baskettaro00  @  20/11/2012 21:53:00
   7½ / 10
trama geniale,e i primi 20 minuti lo son davvero,poi si perde ma rimane su buoni livelli,il taglio da documentario lo rende apparentemente appartenente a tale genere.a qualcuno può risultar noioso,ma la breve durata aiuta,

DarkRareMirko  @  25/02/2012 23:47:33
   9½ / 10
"...in fondo non fu l'approvazione delle masse a cambiargli la vita, ma l'amore di una sola donna"

Nella New York di fine anni '20, Leonard Zelig (cognome/nome che in lingua yiddish significa benedetto) diventa famoso per la sua capacità di poter divenire simile alla persona con cui ha a che fare, avendo sviluppato la capacità camaleontica di assumere le caratteristiche somatiche, psichiche e lessicali di chi gli sta attorno.
Questo lungometraggio tecnicamente superlativo (difatti risultano memorabili certi virtuosismi tutti improntati ad un'attenzione maniacale al dettaglio; grandioso anche il bianco/nero) resta una delle tante vette ineguagliabili di Allen, sia dal punto di vista registico, sia da quello puramente recitativo (strabiliante anche la Farrow, per esempio). Sostanzialmente Zelig è un ottimo ed inusuale esercizio di stile cinematografico innestato in una grande metafora sull'inesauribile natura insicura, ambivalente e camaleontica di tutte la gente.
Il lungometraggio rappresenta un apologo sull'onnipresente conformismo e sullo sforzo d'adattamento, una critica ed uno specchio del desiderio di piacere a tutti i costi, nonché una satirica riflessione sulla smania nevrotica di avere un successo forzato.
Anche il consumismo (medici che trattano le persone come oggetti, folle che idolatrano personaggi per poi distruggerli dopo poco tempo) si becca giustamente la sua dose di denuncia.
Straordinario il lavoro di mimesi tra filmati d'epoca (presenti anche Hitler e Chaplin) e trasformismi di Allen, ad opera dell'operatore Gordon Willis (il direttore della fotografia di indimenticabili capolavori come i tre film de Il padrino, Tutti gli uomini del presidente, Io e Annie, La rosa purpurea del Cairo – quest'ultimi due sempre diretti da Allen -), veramente professionale ed ineguagliabile ai massimi livelli.
Straordinaria anche l'ironia (la frasi sul libro di Moby Dick - citato anche nel finale -, il consiglio sulle bottiglie vuote, certi monologhi).
Allen, vera colonna portante della storia del cinema, si è dedicato e si dedicherà ancora ad elementi finto documentaristici nei riuscitissimi Prendi i soldi e scappa (1969), Il dittatore dello stato libero di Bananas (1971) e Accordi e disaccordi (1999), quest'ultima un'opera davvero eccellente.
Tutto inarrivabile; alla fine (come si dice nel film), davvero, è l'amore che risolve tutto.

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Ultima risposta 25/02/2012 23.54.14
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tobbie  @  15/11/2011 21:19:00
   7½ / 10
Idea originale, tematiche importanti, commenti raffinati.
Eppure secondo me poteva fare anche di meglio.

BrundleFly  @  12/11/2011 11:39:14
   7 / 10
Senz'altro un film unico e geniale sia a livello narrativo che tecnico. Peccato che nonostante la breve durata risulti noiso in più di un'occasione. Come già detto da molti, forse non il miglior film del regista, ma probabilmente il più originale.

Gruppo COLLABORATORI ilSimo81  @  05/11/2011 15:40:53
   9 / 10
C'è un uomo che, spinto dal desiderio di essere ammirato, apprezzato ed amato, arriva ad adattarsi alle persone che lo circondano, modificando se stesso in maniera così profonda e totale da riuscire a confondersi perfettamente con esse.

Di quante persone che conoscete potreste dire la stessa cosa?

"Zelig" è un documentario, stilisticamente ottimo da tutti i punti di vista, dalla struttura alla fotografia, geniale ed intelligente. In esso viene narrata la bizzarra vita di Leonard Zelig, un uomo estremamente camaleontico nella sua vita sociale, animato da uno struggente bisogno di sentirsi accettato, a tal punto da sacrificare totalmente la sua personalità per assumere i tratti che lo rendano gradito agli occhi degli altri.
E' la storia di un uomo che dapprima attira la divertita curiosità popolare e poi l'interesse clinico, ma che avrà la possibilità di ritrovare la propria vita solo quando sentirà le sincere attenzioni dettate dall'amore.
"Desiderando solo che gli si volesse bene, si trasformava oltre ogni misura. Ci si chiede: cosa sarebbe successo se sin dall'inizio avesse avuto il coraggio di esprimere se stesso, invece di fingere? In fin dei conti, non fu l'approvazione delle masse, ma l'amore di una donna a cambiare la sua vita".

"La sua storia riflette la natura della nostra civiltà, il carattere della nostra epoca".
La vita di Zelig è una metafora che partorisce un'amara immagine e una provocatoria analisi dell'uomo moderno. A quali incredibili esiti può portare la disperata ossessione dell'essere accettati? La sopravvivenza sociale è una dote umanamente apprezzabile? Oppure è frutto di un auto-nichilismo che umanamente, in fondo in fondo, è comprensibile?
La riflessione è imprescindibile. Sapiente quindi la scelta di snellirne lo spessore dipingendo un personaggio "leggero", da una parte intriso di tenera fragilità, dall'altra simpatico protagonista di alcune situazioni divertenti.
"Certo era molto divertente, ma allo stesso tempo toccava qualcosa dentro le persone, forse qualcosa che avrebbero preferito ignorare".

Piacevole e satirico. Tenero e pungente. E molto, molto umano.

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Ultima risposta 06/11/2011 16.40.32
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Invia una mail all'autore del commento AcidZack  @  05/10/2011 19:16:19
   7 / 10
Raro. Difficile da pensare ed ideare

jorge2388  @  24/08/2011 09:48:58
   9½ / 10
Come dare un commento a questo film...GENIALE è la prima parola che mi è venuta in mente dopo i primi 10 minuti. Un film che lascia senza parole per come Allen con ironia, semplicità e metodo narrativo affronti il tema di come l'uomo cerchi nella società di oggi di amalgamarsi alla massa. E' uno dei suoi capolavori, un tocco d'artista che rimarrà nella storia del cinema perché irripetibile...

kako  @  24/06/2011 13:08:51
   8½ / 10
originalissima questa commedia di allen, carica di humor e ironia ma che tratta, attraverso un finto documentario, un tema per nulla semplice come quello del conformismo e la voglia di inserirsi a tutti i costi, al punto di cercare di essere sempre qualcun altro e mai se stesso.

Mr. Mojo Risin'  @  09/06/2011 02:46:37
   10 / 10
Un film che da come è originale non so neanche da che parte rifarmi a commentarlo.Probabilmente il migliore di Woody, è cinema allo stato puro!!!!!

Invia una mail all'autore del commento Andre82  @  17/03/2011 13:16:41
   5½ / 10
Nonostante la breve durata, l'ho trovato di una lunghezza incredibile. Sono d'accordo per la genialità del film (d'altronde è Woody Allen!), ma la noia è tanta da sopportare.

Lory_noir  @  25/01/2011 12:22:37
   7 / 10
Un altra originale sfaccettatura del grande Woody Allen che non smette mai di stupirmi, anche se questo film non mi ha entusiasmato, per questione di gusto, quanto altri.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR elio91  @  09/01/2011 22:01:20
   8 / 10
Mi aspettavo proprio un film del genere e sono soddisfatto. Ci voleva un ulteriore cambio di registro nello stile alleniano dopo commedie nevrotiche che si rifanno a Fellini e a Bergman,anche se Zelig rimane stilisticamente un eccezione nella sua vasta filmografia. Non che le tematiche di Allen siano diverse,anzi sono se possibile sempre le stesse ma la messa in scena sotto il formato mockumentary è effettivamente geniale anche se non sempre,e il suo Zelig (conformismo incarnato) è un personaggio sul quale tutti non possono esimersi dal riflettere.
Meglio ancora è la trama narrata attraverso questo falso documentario che si attiene in tutto e per tutto ai veri documentari,con riprese stile anni '20 che potrebbero essere scambiate senza problemi per vere,pur nella loro spesso presente assurdità. Ad esempio si può ridere di un Leonard Zelig che si sbraccia durante un comizio nazista in presenza di Hitler stesso ma non si ha mai la sensazione che tutto sia inventato, Allen riesce a far aderire sempre alla realtà (per quanto iperbolica e,in effetti,irreale) questo suo documentario rischiando spesso di ricadere nell'esercizio stilistico e nella noia. Ma i passaggi a vuoto sono pochi e la genialità di Allen questa volta non la si può non riconoscere,inoltre non sembra proprio che far ridere sia stato l'interesse principale del regista,in particolare in questo suo riuscitissimo esperimento; anzi Zelig è da considerarsi il suo film più inquietante fino a quel momento,pur se non drammatico come Interiors.
Splendide alcune battute,inoltre adesso devo assolutamente leggere Moby Dick prima di morire.

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Ultima risposta 11/01/2011 15.40.58
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JOKER1926  @  01/12/2010 18:07:59
   7 / 10
Montata su un fittizio (ma acutissimo) documentario la storia di Leonard Zelig è affascinante e colma di una debordante artificiosità che porta lo spettatore a vivere il film con un'attenzione massimale nel nome di un interesse perennemente vivo, accesso, costante.

"Zelig" è una commedia di Woody Allen imperniata in un clima di sottili metafore contro la società, con messaggi circa la "convenzionalità" maledettamente ambigui con l'individuo che è diverso perché riesce a diventare "uguale" alla massa.

Introspezione ed indeterminatezza del personaggio
Zelig non è un tipo comune, è un "non normale" perché emula le immagini e le dottrine delle altre persone, forse è davvero questa la "valvola" di indipendenza e di estraneità sovvertita poi, di conseguenza, dai metodici metodi scientifici che reprimono per omologare.
La volontà e la disperazione di assorbire le conoscenze, con riferimento al libro di Moby Dick, certificano l'ostinazione di Zelig di penetrare nelle menti altrui copiando fisico e psiche, questa è virtù o malattia? Le interpretazioni navigano in oceani teoretici.

Senza dubbio "Zelig" vive la sua ascesa nella prima parte di film, dopotutto anche abbastanza drammatica con il protagonista, interpretato da un profondo Allen, in un tunnel psicologico, sequenze e concetti che toccano lo spettatore.
La trama si snocciola bene dall'inizio fino alla fine, prima parte, come detto, perfetta, nella seconda forse "sbuca" leggermente il fattore prevedibilità.
L'idea del documentario è azzeccata e il finale con Zelig alla corte del Fuhrer è semplicemente strabiliante. La sequenza terminale è forse (in)volontariamente allegorica ed evidenzia la superficialità dell'America fra miti, contraddizioni e paradossi.

"Zelig" funge da denuncia al mondo ospedaliero, rifugiandosi in concezioni particolari che cantano l'inno e l'esaltazione soggettiva dell'individuo ora e per sempre.

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Ultima risposta 05/11/2011 16.21.44
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FurFante9  @  01/12/2010 16:03:03
   5½ / 10
Il film è geniale, ma il protagonista vero è... la noia! Mi dispiace dirlo. Rispetto la valutazione del film, ma a me sembra uno dei movie più sopravvalutati di sempre. Con la mia modesta opinione dico che è un film da 7 sicuramente, ma x le tr aspettative che riponevo e x la delusione che cmq ho avvertito, non posso che dare 5,5

Cannibal Bunny  @  04/11/2010 00:11:02
   7 / 10
L'idea è grandiosa, la messa in scena un po' meno. Dura poco, ciò nonostante riesce ad annoiare, anche a causa di molte inutili sequenze riempitivo. Ci sono comunque almeno quattro battute geniali. Doppiaggio ad minchiam.

rob.k  @  17/06/2010 21:42:43
   7 / 10
Non amo particolarmente i film di Woody Allen, tuttavia questo è sicuramente il migliore. Divertente e con trovate particolarmente geniali. Purtorppo c'è più genialità nello stile che nel contenuto.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento thohà  @  08/05/2010 10:21:35
   9 / 10
Hohime!
Ma come ho fatto a non vederlo prima!? Assolutamente geniale.
Girato con lo stile anni '20-'30 è delizioso. Se non fosse che Woody è troppo noto, lo si scambierebbe per un documentario vero.
Leonard, il Camaleonte, non finisce mai di stupire, fino alla scritta finale.
Tutto ciò che una persona può essere ed il suo contrario.
Imperdibile.

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ste 10  @  13/04/2010 16:06:36
   9 / 10
Secondo me è il riassunto di tutto ciò che è Woody Allen: GENIALE

Suskis  @  03/01/2010 23:33:52
   6½ / 10
Idea geniale, geniale il finto documentario, tutti bravi, effetti sorprendenti. Ma...
dopo 40 minuti mi sembrava di aver assistito a 3 ore di proiezione!
E'in fondo un luuuuungo sketch, con un sacco di battute buone e scenette divertenti, ma che ripetono all'infinito lo stesso concetto.
E'uno dei film più corti che abbia visto ma anche uno dei più interminabili....

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Ultima risposta 23/01/2010 21.58.39
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Tony Ciccione90  @  26/12/2009 17:57:49
   9 / 10
Che dire? Adoro Allen e questo film è incredibile: un finto documentario che sembra vero. L'umorismo è quello tipicamente "alleniano", delizioso. Troppo forte.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento emans  @  23/11/2009 14:25:49
   8½ / 10
Allen con "zelig" parla del conformismo nella maniera piu' geniale possibile!
Con la solita ottima sceneggiatura ricca di battute e con la migliore interpretazione della sua carriera!(e io non amo molto l'Allen attore).
Semplicemente geniale...c'è poco da aggiungere...

Gruppo COLLABORATORI Compagneros  @  31/10/2009 15:39:18
   9 / 10
Bellissimo. Divertente e significativo.
Leonard Zelig è l'uomo più conformista di sempre. Basta questo a definire il protagonista di questo "documentario".
Zelig può diventare un rabbino, un nero, un cinese, un repubblicano ed un attimo dopo un democratico e così via, pur di essere accettato. Zelig è completamente privo di personalità ed assume quella di chi gli sta affianco.
Quanti Leonard Zelig ci sono realmente al mondo?
Geniale l'idea di Allen ed eccellente la sua realizzazione. Film unico.

dobel  @  02/10/2009 10:28:06
   9½ / 10
Uno dei film più inquietanti del grande regista newyorkese.
In effetti si tratta di un'opera che punta il dito sull'incapacità dell'uomo di produrre una vita che sia propria. Oscar Wilde diceva che "nulla è più raro in un uomo di un gesto che sia suo proprio." Woody Allen ci dice che è solo delle vite eccezionali essere autonome. Anzi! Potremmo addirittura dire che l'eccezionalità di una vita si può misurare dal grado di autonomia che essa è riuscita a raggiungere.
Attualissimo, questo film! In una società nella quale ognuno cerca di farsi simile all'altro e tutti simili ai modelli televisivi in modo da sentirsi parte della comunità e del gregge, quest'opera ci ammonisce e ci incoraggia a sviluppare la nostra personalità. Il difficile sta nello scoprire che personalità abbiamo. Forse siamo così sommersi da messaggi, da imput, da modelli che risulta impervio riuscire a fare un po' di ordine nella mente per capire chi siamo veramente.
Per fare questo occorre un po' di silenzio (l'aveva capito bene Fellini al termine del suo percorso artistico!); oggi il silenzio non esiste più e quindi difficilmente abbiamo le grandi personalità: intendo grandi veramente e che durino tutta una vita, non una stagione televisiva. Il teologo protestante Dietrich Bonhoeffer dal carcere nazista di Tegel diceva che oggi manca quel tipo di intellettuale che si dedichi ad un'opera e la faccia oggetto delle cure di una vita: la sola persona che riesca a contribuire, con il granellino della propria opera, allo sviluppo dell'umanità. Questo è, infatti, il momento dei tuttologi, di coloro che, come Zelig, non sanno che vestito indossare e che pelle assumere. Il film in questione è un inno alla personalità e una denuncia al progressivo estinguersi di essa. Forse, in questo senso, è il film più profondo, attuale e amaro di Woody Allen... e anche il più geniale!

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Ultima risposta 04/10/2009 16.20.55
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Gruppo COLLABORATORI SENIOR Ciumi  @  02/08/2009 20:25:24
   8 / 10
Forte di un’idea brillante - finto documentario e film comico insieme - Zelig ha, a mio modo di vedere, due differenti chiavi di lettura.
La prima, la più evidente, è quella della satira sociale, all’americano mediocre e conformista, emigrato, insicuro, opportunista, arrendevole, e che si lascia sfruttare a piacimento dai mass-media.
La seconda (del tutto personale) è invece quella dell’autocritica al proprio camaleontismo e egocentrismo, alla propria voglia di fama, al fatto di non essere mai riuscito a staccare il cordone ombelicale da certi grandi del passato (le citazioni si sprecano) comici e non (Bergman, prima di tutti), alla propria passione per il vecchiume, che lo stratagemma del documentario sa qui soddisfare appieno.
In una puntata dei Simpson ricordo una battuta, degna di Allen, che faceva pressappoco così: “ Woody Allen non mi dispiace, è quell’omino nervosetto che compare sempre nei suoi film che proprio non riesco a sopportare”. Beh, qui quell’omino nervosetto si chiama Zelig; è un fenomeno che ha la capacità di mutarsi a seconda di chi frequenta; e s’innamora perdutamente della propria psicoanalista.

Gruppo STAFF, Moderatore Jellybelly  @  29/06/2009 19:26:44
   8 / 10
Geniale l'idea, geniale la realizzazione, geniali alcune battute (su tutte quella sui gemelli siamesi e quella sul corso di masturbazione, ormai leggendarie), straordinari Allen e la Farrow, ma nell'insieme "Zelig" risulta fin troppo cerebrale ed autocompiaciuto per coinvolgere fino in fondo.

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Ultima risposta 24/01/2010 11.00.43
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inferiore  @  13/04/2009 22:55:00
   10 / 10
''Si deve essere sé stessi, fare le proprie scelte morali... anche quando richiedono vero coraggio. Altrimenti si è come robot, o lucertole.''
Uno dei capolavori di Allen. ''Zelig'' è un film che lascia da parte la comicità esplicita e si concede ad un umorismo più sottile e sofisticato, una satira graffiante. ''Zelig'' raggiunge picchi di originalità desueti per il cinema, infatti idearlo e girarlo (quindi crearlo) sotto forma di documentario è stata assolutamente geniale. Il film non è pensato per far ridere ma per far riflettere, Leonard Zelig ha la comprensibile ''paura'' di diventare solo, di essere solo, ed infatti cerca di assomigliare ad altre persone, altre masse, per essere accettato.
Forse è il film migliore di Allen sotto l'aspetto tecnico, la fotografia è impeccabile.
Il personaggio/protagonista del film non è mai esistito realmente ma tutt'ora esiste in senso figurato, noi infondo siamo degli Zelig, la società dell'epoca e anche quella odierna si può riconoscere nel personaggio creato da Woody.
Allen è riuscito a stupirmi nuovamente.
''Zelig ha venduto la storia della sua vita a Hollywood per una grossa somma di denaro. Quando scoppia lo scandalo i produttori chiedono indietro i soldi. Zelig può restituirne solo la metà, il resto è già stato speso. Offesissimi, gli ridanno indietro solo metà della sua vita. Si tengono i momenti migliori e a lui rimangono solo le ore dei pasti e del sonno.''

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topsecret  @  10/04/2009 17:33:22
   7½ / 10
Questa intuizione più o meno azzeccata di fantasia e umorismo è molto particolare essendo presentata sotto forma di parodia di documentario, anche se questo potrà non piacere a tutti.
L'umorismo di Allen mi ha divertito e la storia mi è sembrata abbastanza ben congeniata e priva di incertezze.
L'unico fastidio che ho provato è stato quello di doverlo seguire sottotitolato per non perdermi i dialoghi tra Allen e la Farrow.

edo88  @  05/04/2009 18:27:48
   9½ / 10
Forse ci capirò poco di Allen, ma questo film per me è nettamente superiore a Manhattan e Io e Annie, che mi sono piaciuti ma non troppo.
Questo è un capolavoro del genere, geniale e realizzato benissimo. Il fatto che sia stato fatto come un documentario l'ha aiutato, certo, ma è perfetto in ogni sua parte, non c'è un momento morto, tutto è essenziale e ben pensato. Fosse stata una "normale" storia avrebbe portato più difficoltà.
Come al solito nei film di Allen, ottime le interpretazioni. In certi casi vedere Zelig celato sotto un particolare aspetto era anche un po' inquietante.
Da non perdere!!

frizz  @  24/11/2008 18:16:12
   10 / 10
solo l'idea merita il voto! woody allen è stato geniale nell'averlo pensato e anche nell'averlo realizzato

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento Silly  @  09/11/2008 11:42:25
   9½ / 10
Complesso, intelligente, originle, bizzarro. Qusti sono gli aggettivi che mi vengono in mente per descrivere quest'opera del grande Woody. Un qualcosa di veramente diverso, resterà nella storia per l'eternità. Manhattan e Crimini e misfatti sono nel mio cuore e penso che tra tutti i suoi film, preferirò sempre questi due. Ma Zelig è oggettivamente un prodotto di altissima qualità.


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Da guardare per credere.

Tyler22  @  16/10/2008 01:28:37
   9 / 10
La mente creativa,versatile e geniale di Allen ci propone una commedia travestita da documentario che analizza con passaggi parodossali il bisogno di adeguarsi di un uomo estremamente sensibile e psicotico.Il film,caraterrizzato da un umorismo fine e non invadente, diverte e catturano certe riflessioni di Allen, espresse tramite il suo protagonista,sulle sue esperienze di vita e quindi su come percepisce la gente in cui sente il bisogno di trasformarsi.Questi passaggi conferiscono un senso di realismo e contatto con la storia.Apprezzabile il personaggio di Zelig che non è altro che l'estremizzazione di un costume non particolarmente isolato.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento matteo200486  @  28/07/2008 00:07:02
   8 / 10
“Non l'avevo mai fatto prima d'ora. Vi dimostra quel che potete fare se siete completamente psicotici. “

Dopo i grandi anni '70, Allen si mantiene ad ottimi livelli anche negli anni '80 che lo porteranno a sfornare il suo, a mio parere capolavoro, Crimini e Misfatti (1989).
Nell'83, Woody si cimenta con un genere che ripropose 16 anni dopo con Accordi e Disaccordi ossia il mockumentary. La generazione di un falso documentario è contemporaneamente una tecnica originale ma anche un chiaro omaggio al Cinema e alla sua origine.
Infatti uno dei primi film mai girati fu un mockumentary:L'Uscita Dalle Officine Lumière girato nel 1885 dai fratelli creatori del cinema.
Ma di esempi di questo genere ce ne sono molteplici dallo storico Nanuk l'eschimese (1922) ai moderni Rec, Cloverfield e Borat.
La storia inventata narrata da Allen è divertente e significativa. Le vicende del povero Leonard Zelig detto Il Camaleonte per le sue capacità trasformiste che celano un grosso desiderio di accettazione sognale e di conformismo.
Film che risulta un omaggio non solo al Cinema ma anche ad un altra grande passione di Allen: la psicoanalisi, sempre molto presente nelle sue opere ma in questa opera fulcro centrale.
La sua cara New York è rappresentata durante i gli anni '20 con una fotografia ottima.
Ciò che varia notevolmente e che può lasciare disorientato lo spettatore è la sceneggiatura, obbligatoriamente spogliata di tutte quelle battute a raffica propria della filmografia alleniana. Le battute di qualità di sono ma sono rade, compensate comunque da una storia coinvolgente e interessante.
Sicuramente da annoverare tra gli ottimi film di Allen, ma a mio modesto parere, non tra i capolavori.

“Ho 12 anni. Vado alla sinagoga. Chiedo al rabbino qual è il significato della vita. Lui mi dice qual è il significato della vita. Ma me lo dice in ebraico. Io non lo capisco, l'ebraico. Lui chiede 600 dollari per darmi lezioni di ebraico “

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR kubrickforever  @  23/07/2008 09:43:03
   9 / 10
Woody Allen non finirà mai di stupirmi per la sua genialità. Zelig, tappa fondamentale della cinematografia alleniana, è un falso documentario che incuriosisce, diverte e conquista lo spettatore. Come spesso accade nei suoi film, il protagonista è proprio il grande Woody, capace di creare un personaggio incredibile quanto affascinante. La scelta del bianco e nero per ricreare lo stile degli anni 20 è azzeccata almeno quanto in Manhattan. Questa, a mio parere, non è la miglior pellicola del regista americano, ma è di sicuro quella più originale.

Invia una mail all'autore del commento wega  @  19/05/2008 17:57:44
   7½ / 10
C'è da dire che con Woody Allen finalmente anche gli s****ti si sentono qualcuno.
In questo caso il regista si prende la briga di prendere le parti di quel cittadino medio insicuro, nevrotico e debole che -qui rappresentato in scala volutamente esagerata e satirica- in realtà rispecchia la personalità di molte più persone di quanto si è portati a credere.
Non credo sia tra i suoi lavori migliori, sicuramente originale ma decisamente prolisso, d'altronde così sono i documentari, e sono del parere che si sia lasciato un pò andare enfaticamente sia con il cinismo, sia con le battute sia nelle dissacrazioni.
Shockante invece trovo le analogie tra Leonard Zelig e l'uomo elefante di Lynch, entrambi sfruttati dai media e con dedizione curati da una precisa persona, io non credo ad una citazione o appropriamento del soggetto.
Credo invece ad una tappa ben definita della propria carriera artistica, pur essendo due registi completamente diversi, di shockante c'è il fatto che entrambi abbiano come punto di riferimento il cinema e l'arte di Fellini e Bergman, la vedo come una specie di soddisfacimento di un preciso processo artistico che in questo caso combaciano; un pò come è successo tra il "Casanova" dello stesso Fellini ed il "Barry Lyndon" di Kubrick, usciti, tra l'altro invece, addirittura praticamente insieme.
Innumerevoli i riferimenti cinematografici, c'è addirittura il vero Citizen Kane.

THE_FEX84  @  03/05/2008 18:20:32
   8 / 10
Realizzando sotto forma di documentario una biografia totalmente inventata, Allen racconta una storia che non può non avere punti di contatto con la realtà sociale che impera ormai da secoli. Il fatto che un personaggio simile sia stato eccessivamente "gonfiato" dai media come fenomeno del momento, per poi, una volta acquisita la normalità (e di conseguenza la scarsità di personalità) venire snobbato e ripudiato, ci fa capire quanto sia triste rimanere noi stessi in un sistema che non vede l'ora di sfruttare a più non posso le nostre poche capacità(mentali, spirituali, fisiche..) fino a portarle alle estreme conseguenze, e a renderle innocue e incolori. Zelig è solo un'anima che non vuole essere se stessa ma tante e tutte insieme, perchè si rende conto che solo comportandosi come gli altri riuscirà a ottenere qualcosa di concretamente importante, mentre rimanendo fedele a se stesso capirà a malincuore che avrà scarso successo nella vita, proprio per la paura che la propria personalità sia già di qualcuno che magari l'ha usata meglio di lui, ottenendo successi in più campi. Grazie all'aiuto di un'impacciata psicoanalista, emergerà il "vero" Zelig, (un tizio banale e goffo) e proprio nel momento in cui è giunta la guarigione, rispunteranno vecchie storie finite male, che faranno capire al povero protagonista quanto sia dura ricominciare a vivere con il proprio Io.Tutto finirà più o meno bene(compresa la sua infatuazione per la dottoressa),e tutta la storia sarà archiviata dalla stampa e dalla tv per venire magari poi riproposta per sopperire alla carenza di nuovi fenomeni.Allen,utilizzando lo humour e lo spirito che lo ha reso celebre,sembra porsi un interrogativo di shakespiriana memoria che è alla base del film:"Essere o non essere?Questo è il problema".Verrebbe voglia di essere titubanti,ma è la corrente della realtà che ci spinge ad affrontare la vita con più maschere, senza mai che quella giusta prenda il sopravvento.

Invia una mail all'autore del commento traka  @  06/04/2008 00:13:06
   9½ / 10
ma come non dargli almeno 9?? originalissimo, divertentissimo, incredibile, assolutamente il capolavoro di Allen. Non c'e altro da dire.

Invia una mail all'autore del commento catenanm  @  25/03/2008 23:37:48
   9 / 10
Zelig non riesco a definirlo un film, è diverso dagli altri, Allen ha come prodotto per il cinema un documentario su una persona (altro non posso aggiungere).
Merita di essere visto, è molto tranquillo, leggero, senza pretese, ma questo non vuol dire che sia fatto in maniera banale.
L'unico fil di Woody Allen che ha meritato la sufficienza secondo me (solo secondo me)

Gruppo COLLABORATORI Terry Malloy  @  10/01/2008 16:14:52
   8½ / 10
Parlando fra cinefili, saltò fuori che "Zelig" era oltre a una tappa fondamentale nella filmografia alleniana, anche un alter-ego del Forrest Gump di Zemeckis.
Un collega decisamente più cinico e scomodo, nonchè critico e fortemente ironico, ma pur sempre un collega, simile nelle tematiche e nel personaggio.
Ci stupiamo a ogni visione del capolavoro di Zemeckis di come Forrest Gump riesca a far girare la sua ruota sempre in meglio pur sostenendo il peso del suo "handicap", di come Forrest tiri sempre fuori il meglio da ogni cosa e persona. ebbene laddove Forrest era la rappresentazione edulcorata e sognante di una caratteristica centrale dell'America, Zelig affonda il coltello molto più dolorosamente in tutte quelle contraddizioni insite nel Sistema Americano.
Zelig è una rappresentazione comica, quindi carnevalesca e capovolta di un America costruita sul "Dream" (decantato fino ad oggi ne La Ricerca della Felicità"), costruita sul "fenomeno" piuttosto che sulla sostanza, perchè, guardiamoci in faccia, la sostanza di un paese è la sua cultura e, Welles ce lo ha detto in tutti modi, la cultura dell'america sono stati sempre e solo Armi e Soldi e il loro risibile senso nazionalistico che De Niro si è curato di detronizzare nel suo ultimo prodotto.

Pink Floyd  @  17/11/2007 17:20:03
   9 / 10
Allen alla sua migliore regia produce un lavoro che si distacca dalla sua classica commedia nevrotica.

Viene ideato un (falso) documentario atto a descrivere la vita dell'uomo-camaleonte -alias Leonard Zelig- verso il quale la società americana serberà sentimenti altalenanti, dall'idolatria all'oblio.

La pellicola si presta facilmente a commenti data l'orignalità: una sceneggiatura geniale da vita ad un personaggio che difficlmente verrà dimenticato nella storia del cinema.
Certo, le battute ad effetto ed i siparietti a cui l'attore yankee ci ha abituato in "zelig" scarseggiano in quanto a numero anche se alcune espressioni degli svariati volti del camaleonte e la scena di L.Zelig tra i nazisti
sono memorabili e rendono speciale anche questa prova di W.A. come attore.

Chiaro e profondo il messaggio antidiscriminazionista del prodotto che, nel denunciare una società degli anni '20 già consumista e ottusa, risulta nel tempo sempre attuale.

Rapidi i rimandi al lynchiano "the elephant man" malgrado la totale diversità dei toni adoperati.

Anche se fuori dai binari alleniani, "zelig" resta un sincero omaggio alla poliedricità creativa ed espressionale dell'artista.

Ch.Chaplin  @  26/10/2007 00:17:13
   9 / 10
ho preferito sicuramente manhattan, ma questo è veramente geniale, forse uno dei film + geniali della storia!notevoli sono gli omaggi a welles di citizen kane e mostruosi sono i preziosismi tecnici, fotografici e narrativi. un documentario che, se non fosse x qualke trovata umoristica sarebbe crefibile come vero a tutti gli effetti.grande woody!

biuck  @  22/09/2007 10:56:56
   8½ / 10
straordinario, da far vedere in tutte le scuole di cinema, e non!!! un Woody Allen in stato di grazia, si carica tutto il peso del film sulle sue spalle, prendendo in giro l'umanità e omaggiando Charlie Chaplin!!!

Gruppo COLLABORATORI ULTRAVIOLENCE78  @  19/09/2007 11:58:38
   9 / 10
QUESTO FILM E' GENIALE! IL CONFORMISMI, L'IMPORTANZA DI ESSERE SE' STESSI, L'OTTUSITA' DELLA SOCIETA' ECC... BELLO VERAMENTE.

addicted  @  13/09/2007 17:15:11
   10 / 10
Il capolavoro di Woody Allen.
Solo l'idea di fare una cosa del genere è da matti. Realizzarla con questa qualità è un'impresa veramente notevole!!!
Originalissimo, divertente, colto e stimolante. Che si può chiedere di più???
Dopo aver visto Zelig non potrete più guardare seriemante un vero documentario.

gierma  @  01/09/2007 13:19:15
   9 / 10
grande film, alcuni dicono sia il suo più bello. per me almeno 4 o 5 suoi film sono ancora meglio! certo ne ha fatti anche di peggio!

giumig  @  21/08/2007 15:12:09
   8 / 10
Per me Woody Allen ha fatto di meglio, ma rimane cmq un "documentario" geniale, intelligente e sagace. Insomma un film da vedere e conservare.

Gruppo COLLABORATORI Harpo  @  20/08/2007 17:49:07
   10 / 10
Per quanto mi riguarda, insieme a "Manhattan" e a "Crimini e misfatti", è il miglior fillm di Woody Allen.

luca2012  @  13/07/2007 22:57:20
   10 / 10
Bellissimo, l'ho appena visto, è geniale. Come ho fatto a vivere senza averlo mai visto? Divertente, realizzato in maniera perfetta, pieno di significato.

Marione  @  25/03/2007 19:47:30
   9 / 10
Questo film l'ho visto una marea di anni fà, quando non sapevo chi fosse Woody Allen e sopratutto non sapendo che fosse un falso documentario!!Mi ricordo che per una mezz'ora sono rimasto "allibito" vedendo la storia dell'uomo camaleonte.... pensavo ma no, non può essere, ma dai! ecc... anche se era fatto talmente bene che era proprio convincente... non so se a vederlo ora, sapendo bene di cosa tratta, mi darebbe le stesse sensazioni, cmq il mio voto è per il ricordo del mio stupore!(e di quanto ero abboccone...)

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  25/03/2007 18:43:39
   9 / 10
Forse il miglior film di Woody Allen. Questo falso documentario sulla figura di Leonard Zelig, l'uomo camaleonte, che per poter essere accettato dalla società assume le sembianze di chiunque gli stia intorno, viene abilmente ricostruito grazie anche all'uso di filmati "d'epoca" a dir poco strabilianti soprattutto per questa pellicola datata 1983. Le battute sono molto divertenti e l'omaggio alle slapstick di quegli anni sono evidenti ed appropriate.

Gruppo COLLABORATORI martina74  @  21/03/2007 11:57:11
   8½ / 10
Divertente e amarognolo mockumentary sulla poliedrica personalità di Leonard Zelig, l'uomo camaleonte.
E' al contempo un esercizio di stile e una metafora dell'accettazione da parte degli altri, che spinge spesso le persone ad assumere comportamenti conformi con quelli che l'interlocutore si aspetta. Ovviamente il caso-Zelig è portato al parossismo, e questo genera situazioni particolarmente buffe e significative.
Da ricordare.

davil  @  06/03/2007 12:12:33
   9 / 10
superlativo film di allen, uno dei suoi migliori

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR agentediviaggi  @  22/01/2007 23:17:49
   8½ / 10
E' il capolavoro di Allen, sia come regista che come attore. Un film che parla della difficoltà di essere accettati nella ns. società e della necessità del protagonista di adattarsi in modo estremo al contesto in cui si trova privandosi però di una sua identità. Una psicologa farà di tutto per aiutarlo.
Belli anche i commenti dellai gente di spettacolo e cultura su Zelig e le sue peripezie.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  29/12/2006 22:21:56
   9 / 10
Per quanto il sospetto di manierismo ed esercizio stilistico un po' fine a se stesso rimanga, questo film ambizioso e tecnicamente superlativo (memorabili certi virtuosismi degni del welles regista) resta una delle vette ineguagliabili di Allen, che ben difficilmente tornerà a realizzare capolavori di questo livello (almeno a giudicare da gran parte della produzione piu' recente)
E' curioso che in un certo senso sia tecnicamente affine all'"Elephant man" di Lynch, anche se i film sono divergenti e non complementari dal punto di vista soggettivo.
Affascina e inquieta questa figura letteralmente fenomenale che assume le sembianze dell'umanità che lo circonda, attraverso la quale egli ne coglie una caricatura che è l'essenza della nostra fisionomia umana

quaker  @  15/06/2006 13:15:27
   9½ / 10
Questo film, particolarmente complesso, visto una sola volta, avendo in mente le altre opere di Woody Allen, e specialmente le commedie ambientate a New York, può sembrare noioso, ed è senza dubbio anomalo, sia rispetto ai lavori comici che a quelli drammatici (di solito meno riusciti, anche perché è evidente l'influenza di Bergman e difettano perciò spesso di originalità).
Rivisto con attenzione, anzitutto si coglie che Allen ha inteso affrontare, in modo tutto suo, il tema della assimilazione ebraica negli Stati Uniti (e nel mondo moderno) e, più in generale, quello della identità culturale di ogni gruppo, in una società multietnica e multiculturale.
Ciò è stato fatto in maniera assolutamente geniale, ricostruendo una intera vita, con una abilità da miniatore (si pensi ai gadget dell'uomo camaleonte creati apposta per questo film, o agli spezzoni di documentari, alcuni sicuramente d'epoca, altri appositamente girati) che è uno degli aspetti più sbalorditivi del lavoro non solo di W. A. ma anche dei suoi collaboratori.
In definitiva da vedere, ma solo se si è disposti, e se ne ha voglia, a prestare la massima attenzione ad ogni particolare, perchè il film è tutto nei dettagli.

giax-tommy  @  22/05/2006 14:40:58
   10 / 10
commedia incredibile.mi sono tanto divertito.il sarcasmo e l'ironia sono rese ancora più sottili,perchè le circostanze raccontate,sono considerate reali perchè sotto forma di documentario.una grande prova di allen,che mi continua a meravigliare.per me un artista resta nel cuore finchè riesce a farti rimanere a bocca aperta,e non ti costringe a pensare "ho perso 2 ore della mia vita,che peccato".mi emoziona,e mi fa ridere....è un grande

2 risposte al commento
Ultima risposta 30/08/2006 15.04.27
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france  @  14/03/2006 20:00:53
   9 / 10
geniale...
un omino che per inserirsi nella società è disposto a cambiare adeguandosi... anche troppo

Gruppo STAFF, Moderatore Invia una mail all'autore del commento stefano76  @  28/02/2006 13:08:36
   8 / 10
Ottimo film, girato interamente come fosse un (falso) documentario sulla vita di un personaggio inventato. Che per Woddy Allen diventa il pretesto per affrontare temi e personaggi a lui già cari, ma questa volta in maniera insolita. Rimangono tuttavia l'ironia e il sarcasmo che caratterizzano le sue pellicole (vedi il finale bizzarro e grottesco).

compeed  @  24/02/2006 11:13:43
   8 / 10
Film-documentario, forse a livello registico il miglior lavoro di woody allen. La storia è interessante, un uomo ke muta fisicamente ed intellettualmente x nn sentirsi a disagio.. Be' rispetto al primo filone di allen ho riso meno ma l'idea m'è piaciuta di più!

THE FEX  @  12/02/2006 00:44:42
   8 / 10
Realizzando sotto forma di documentario una biografia totalmente inventata, Allen racconta una storia che non può non avere punti di contatto con la realtà sociale che impera ormai da secoli. Il fatto che un personaggio simile sia stato eccessivamente "gonfiato" dai media come fenomeno del momento, per poi, una volta acquisita la normalità (e di conseguenza la scarsità di personalità) venire snobbato e ripudiato, ci fa capire quanto sia triste rimanere noi stessi in un sistema che non vede l'ora di sfruttare a più non posso le nostre poche capacità(mentali, spirituali, fisiche..) fino a portarle alle estreme conseguenze, e a renderle innocue e incolori. Zelig è solo un'anima che non vuole essere se stessa ma tante e tutte insieme, perchè si rende conto che solo comportandosi come gli altri riuscirà a ottenere qualcosa di concretamente importante, mentre rimanendo fedele a se stesso capirà a malincuore che avrà scarso successo nella vita, proprio per la paura che la propria personalità sia già di qualcuno che magari l'ha usata meglio di lui, ottenendo successi in più campi. Grazie all'aiuto di un'impacciata psicoanalista, emergerà il "vero" Zelig, (un tizio banale e goffo) e proprio nel momento in cui è giunta la guarigione, rispunteranno vecchie storie finite male, che faranno capire al povero protagonista quanto sia dura ricominciare a vivere con il proprio Io.Tutto finirà più o meno bene(compresa la sua infatuazione per la dottoressa),e tutta la storia sarà archiviata dalla stampa e dalla tv per venire magari poi riproposta per sopperire alla carenza di nuovi fenomeni.Allen,utilizzando lo humour e lo spirito che lo ha reso celebre,sembra porsi un interrogativo di shakespiriana memoria che è alla base del film:"Essere o non essere?Questo è il problema".Verrebbe voglia di essere titubanti,ma è la corrente della realtà che ci spinge ad affrontare la vita con più maschere, senza mai che quella giusta prenda il sopravvento.

2 risposte al commento
Ultima risposta 14/10/2008 20.00.08
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Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento Antoniusblock  @  27/12/2005 12:18:31
   9 / 10
Spassosissimo e molto significativo.
L'uomo camaleonte, che ha quasi messo in ginocchio il mondo, prima per la sua fama , poi per le sue disgrazie. Ritratto di un uomo con forti turbe mentali, ma che grazie all'amore...

Gruppo COLLABORATORI bungle77  @  18/11/2005 14:23:28
   9 / 10
il miglior film di woody allen...

la mia opinione  @  10/11/2005 21:16:48
   5 / 10
Mi aspettavo molto di meglio non so... mi sono addormentata non ce l'ho fatta a seguirlo, registicamente è fatto bene ma non ci ho trovato nulla di interessante.

2 risposte al commento
Ultima risposta 28/09/2007 20.11.31
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volubilis  @  05/10/2005 15:01:11
   8 / 10
Mi ha colpito, mi è sembrato più sofferto degli altri film di Woody, e forse per questo anche convincente

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