Recensione 007 - goldeneye regia di Martin campbell USA 1995
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Recensione 007 - goldeneye (1995)

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locandina del film 007 - GOLDENEYE

Immagine tratta dal film 007 - GOLDENEYE

Immagine tratta dal film 007 - GOLDENEYE

Immagine tratta dal film 007 - GOLDENEYE

Immagine tratta dal film 007 - GOLDENEYE

Immagine tratta dal film 007 - GOLDENEYE
 

GoldenEye è il diciassettesimo film con protagonista l'agente segreto più famoso del mondo. Uscito nel 1995 a seguito di una grande campagna pubblicitaria, ha il merito oggettivo di aver attirato nel mondo di Bond una nuova generazione di fan grazie non solo al film stesso, ma a tutto quello che vi ha ruotato intorno: si pensi al famoso videogioco per il Nintendo 64, da molti definito uno dei migliori sparatutto dell'epoca; un fenomeno che nell'ambito video-ludico non si esaurisce qui ma va avanti fino ai giorni nostri, con un remake del videogioco stesso. Tanto successo non può dipendere solo dal film in sé, certo di qualità,ma neanche un capolavoro dell'action, come si potrebbe pensare e ancora lontano dai primi film con Connery per qualità e pathos. Vari motivi allora, certo dipendenti anche da un periodo inusuale di assenza del personaggio di James Bond dagli schermi dopo il flop ai botteghini del sottovalutato Licence to Kill (tradotto da noi "Vendetta Privata" per non creare confusione col primo della saga).

Non fu soltanto lo scarso risultato ai botteghini, però, a ritardare l'uscita di un nuovo film sull'agente segreto al servizio di sua maestà, ma varie dispute legali di società proprietarie del copyright sul marchio Bond.
Dalton doveva effettivamente impersonare nuovamente 007 dato il suo contratto per tre pellicole, ma stufatosi della situazione decise di lasciare il ruolo. La produzione decise allora di ricontattare un attore che avrebbe dovuto già impersonare Bond al posto dello stesso Dalton ma che all'epoca dovette rifiutare perché sotto contratto con una serie tv: Pierce Brosnan.

IL NUOVO BOND

Quello che colpisce di Brosnan, è che sembra nato per interpretare il ruolo; intendiamoci, è stato impossibile per una saga che va avanti da tantissimi anni trovare un Bond inadatto e questo colpisce. Persino chi lo ha interpretato solo una volta, come George Lazenby, da molti fan è rimpianto con una certa partecipazione. C'è chi di questo ruolo ha inventato praticamente lo stile che verrà messo a paragone con tutti i successivi (Connery); chi ha mostrato un lato più umano e fragile (Lazenby); chi ha virato sul lato umoristico e leggero tipicamente british (Moore); poi Dalton ha riprovato nuovamente ad umanizzare Bond, ma purtroppo non fu capito all'epoca e solo ora i critici si stupiscono di come non sia stato esaltato giustamente per l'ottimo attore che era.

Ma se il lato umanizzato di Bond al cinema ha avuto poco successo fino all'arrivo di Daniel Craig (per il sottoscritto il miglior 007 dopo Connery), è pur vero che Brosnan si cala nel ruolo con una disinvoltura sofisticata, naturale, elegante. Raccoglie il testimone di Roger Moore sotto questo senso, ma ne smussa i lati più leggeri con un umorismo che certo smorza delle situazioni anche pericolose, ma che pure ne mostrano un lato imperturbabile, pratico e più vulnerabile. Se bisogna trovare un difetto a Moore era il poco cinismo; alla lunga i suoi Bond sono diventati delle mezze macchiette. Il difetto dei film della serie con Brosnan sono imputabili unicamente alle sceneggiature, tanto che è sempre stato lui a tirare la carretta e a salvarsi in interpretazioni sottili, pratiche e sensuali.

TITOLI DI TESTA

A sottolineare l'andamento dei tempi moderno, donnine sensuali ballano e distruggono falci e martelli, mentre la potente voce di Tina Turner canta con le noti eleganti, che sempre si adattano agli storici titoli di testa, questa volta con musica scritta da Bono e The Edge degli U2.

GOLDENEYE- VECCHIO E NUOVO

La sceneggiatura, scritta da Michael France, si trova a fare i conti con un mondo che è cambiato: Bond inevitabilmente dovrebbe teoricamente cambiare con esso. Ma è solo una chimera. I nemici sono sempre i rossi, i russi, "Goldeneye è l'ennesimo mcguffin per godersi acrobazie spericolate e vicende ai limiti del possibile. Il satellite che rischia di distruggere il mondo è una scelta tanto telefonata quanto banale, e in questo 007 non si rinnova. "Goldeneye", però ,è anche il primo della saga a non essere tratto da un romanzo o racconto di Fleming, scrittore e creatore del personaggio; affettuosamente però sin dal titolo si strizza l'occhio al papà di 007: "Goldeneye" è infatti la villa giamaicana dove lo scrittore scrisse tutti i romanzi con protagonista James Bond. Qualche accenno di novità in sede di sceneggiatura lo si può notare in altri piccoli dettagli: se è vero che i nemici sono i russi, è pur vero che questo è il primo Bond ad uscire al cinema dopo la caduta del muro di Berlino e gli stravolgimenti storici che ne seguirono. Molti erano addirittura contrari a rivitalizzare il mito di 007, visto come un'icona del passato che ormai non aveva più motivo di esistere. Ma forse come molte icone l'eroe ormai vive una vita propria, quasi spinto per inerzia alla popolarità che seguì dopo l'uscita della pellicola. La gente non era e non è ancora stanca di Bond dopo tutto, pur con una modernizzazione forse non del tutto riuscita del suo mito eppure comunque dannatamente affascinante.

LE BOND GIRLS

Non mancano mai; come le automobili (qui la classica Aston Martin, una Ferrari e una BMW), il martini agiato ma non mescolato, non esiste un film su 007 senza le "sue" donne. Sotto questo aspetto però "GoldenEye attua una modernizzazione riuscita.

C'è Natalia Simonova, russa programmatrice di computer che ricalca la grazie e la bellezza delle tante che l'hanno preceduta e la seguiranno. Poi Bond con le russe ha sempre avuto un rapporto speciale: non è un caso che la "nostra" Daniela Bianchi sia stata la seconda bond girl dopo la Andress in "Dalla Russia con Amore", e Izabella Scorupco in bellezza è certo una delle donne più affascinanti della saga con la commistione di quella fragilità unita a temerarietà e intraprendenza che fanno delle ragazze di 007 qualcosa di più che semplici oggetti maschilisti.

C'è un'altra grande novità nel mondo di 007, novità che attraverserà anche il reboot con Daniel Craig: il nuovo M. Anzi, la nuova M, interpretata da una donna sotto consiglio dell'allora capo del MGM che buttò lì l'idea come per caso senza sapere che si sarebbe rivelata una delle scelte più belle e davvero rivoluzionarie di una saga spesso troppo attaccata alla tradizione. Judi Dench da al capo del MI6 un impronta femminista da donna in carriera, con figli e senza peli sulla lingua: non esita in questo suo esordio a definire Bond un "dinosauro sessista residuo della Guerra Fredda". È forse il sottile riferimento ad uno 007 che non dovrebbe più essere definito eroe senza macchia, anzi un antieroe. Teoria confermata anche da alcune frasi del villain 006 sulla coscienza di Bond.

Torna anche una nuova Moneypenny con la quale 007 filtra con eleganza come suo solito, attrice dal nome particolarmente appropriato: Samantha Bond.
Infine deve necessariamente essere citata Xenia Onatopp, una Famke Janssen esageratamente erotica; è uno dei personaggi simbolo della saga, che nonostante la censura onnipresente che ha tagliato qua e là perfino in questo GoldenEye si fa strada rendendola una sorta di icona. È raro trovare nel cinema contemporaneo mainstream una donna del genere, uno dei cattivi più particolari di 007. Forse il sogno erotico proibito di Bond e di tanti maschietti, una donna che uccide con il sesso e le proprie gambe. Nonché uno degli incubi/perversioni più grandi, quella di morire tra le gambe di una donna che sta facendo sesso con te,ma che con quelle cosce ti toglie il respiro fino ad ammazzarti. Per dare un'idea della forza grottesca di questo personaggio epocale, basta guardarsi i duelli con 007 che invece sembrano a metà tra un rapporto sessuale e un tentativo di soffocamento. O semplicemente restare con gli occhi sbarrati quando sparando a tutto quello che si muove in pratica Xenia ha un orgasmo neanche troppo simulato. Eccitata dalla morte, affascinante ma pericolosissima: una vedova nera molto particolare...

I VILLAIN

Sean Bean è 006/Alec Trevalyan; con un po' di spazio in più avrebbero potuto renderlo la nemesi perfetta di Bond: agente segreto come lui ma mosso da fini differenti. Ex amici che ora lottano fino alla morte per ideali agli opposti. Purtroppo è troppa la carne al fuoco e il suo ruolo ne esce ben più ridimensionato rispetto a quel che avrebbe potuto essere.
Orumov invece è una mezza macchietta, necessaria per mettere i bastoni tra le ruote a 007 e permettergli di inseguirlo col carro armato in mezzo ad una Pietroburgo affascinante, ma per lo più inutile nel resto e con pochissimo carisma.
Alan Cumming invece è Boris, programmatore dalla faccia da schiaffi che fa la fine più improbabile e divertente di tutte.

Q, ALLEATI E IL REPARTO EFFETTI SPECIALI

Non manca neanche qui uno dei simboli della saga che per altri due film lavorerà nella serie, ovvero Desmond Llewelyn nel ruolo di Q. Adorabile vecchietto che fornisce a Bond gadget tanto letali, quanto improbabili, questa volta i gadget non hanno un ruolo pesante come al solito: l'automobile con missili stinger verrà utilizzata ne "Il domani non muore mai", l'orologio con esplosivo farà mezza cilecca, mentre la penna detonatore avrà più successo, stesso dicasi la cintura.
Tra vecchi alleati fanno capolino anche i nuovi come Valentin Zukovsky (alleato suo malgrado), un Robbie Coltrane in un ruolo umoristico che riprenderà ne "Il mondo non basta". Anche Jack Wade (Joe Don Baker), agente CIA aiutante di 007, tornerà in altri film della saga con Brosnan.

Nel reparto tecnico, impossibile non citare gli effetti speciali: a molti sembreranno datati, ma gli stuntman con le loro acrobazie (splendida quella della diga all'inizio) e le tante esplosioni sono ottime, per non parlare poi di effetti speciali vecchia maniera, frutto di modellini e non di una computer grafica ancora poco usata per un film di non larghissimo budget se paragonato a quelli odierni (e parliamo di diciassette anni fa).

In conclusione, "GoldenEye" ha avuto il merito incisivo di riportare alla ribalta il mito di 007, dopo anni di appannamento e il rischio chiusura della serie. Campbell si dimostra un ottimo iniziatore, dato che anni dopo farà addirittura di meglio con "Casinò Royale" regalandoci con quest'ultimo il miglior film della saga dai tempi di Sean Connery è un Bond radicalmente nuovo, cinico e moderno. "GoldenEye" è una prova tecnica di cambiamento, purtroppo non confermata dai successivi lavori con Brosnan, pur con i loro pregi e difetti.

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Recensione a cura di elio91 - aggiornata al 02/04/2012 17.54.00

Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell'autore e non necessariamente rappresenta Filmscoop.it

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