Recensione il viaggio di felicia regia di Atom Egoyan Canada, Gran Bretagna 1999
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Recensione il viaggio di felicia (1999)

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locandina del film IL VIAGGIO DI FELICIA

Immagine tratta dal film IL VIAGGIO DI FELICIA

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Immagine tratta dal film IL VIAGGIO DI FELICIA

Immagine tratta dal film IL VIAGGIO DI FELICIA
 

Felicia parte dall'Irlanda alla ricerca del suo amore perduto, sedotta e abbandonata porta in grembo il frutto della sua storia, in un mondo ostile, frenetico dove nessuno sembra avere tempo per lei. Un viaggio della speranza, una speranza che si chiama amore ma che rappresenta anche la fuga dalla solitudine e la ricerca di affetto e conforto.
Hilditch è un uomo solo, direttore di catering, ama profondamente il suo lavoro, è stimato da tutti e trascorre le sue serate a prepararsi deliziosi manicaretti da consumare in solitudine, seguendo morbosamente le registrazioni di un programma televisivo di cucina. Hilditch è un uomo mite, cordiale, curioso a tratti anche interessante proprio per la sua singolarità, che mostra un profondo spirito paterno verso Felicia cercando di aiutarla, con grande discrezione ma anche compassione.

"Il viaggio di Felicia" è il classico film che non ti aspetti, di quelli dove la trama dovrebbe limitarsi solo all'incipit senza addentrarsi in altro; un film estremamente strutturato nel linguaggio, sebbene a prima vista possa sembrare nell'impostazione classico ed autoriale.
Se non si conosce Atom Egoyan è il caso di cominciare a recuperare alcuni suoi film. Il regista armeno-canadese, pur alternando alti e bassi nella sua filmografia, riesce a costruire pellicole estremamente profonde con una grande attenzione sui personaggi mettendo in secondo piano la storia che emerge lentamente.
Egoyan trascende i generi, propone film vividi, ricchi di particolari, lavorando sulle sfumature dei suoi personaggi estremamente veri nelle loro singolarità.

Pur non rivelando in questa sede il finale del film è caldamente consigliato limitarsi a una generica lettura dell'incipit piuttosto che della trama in quanto "Il viaggio di Felicia" è il classico film che nel racconto stravolge il punto di vista dello spettatore.

Egoyan all'apparenza propone un cinema classico sotto tutti i punti di vista eppure "Il viaggio di Felicia" è estremamente innovativo nel linguaggio. Se a prima vista assume i toni del road movie, del romanzo di formazione o del classico film drammatico che sottende una profonda storia di amicizia, ben presto e in modo molto graduale, emergono i toni del thriller psicologico, dove il personaggio di Hilditch rivela il suo volto di killer seriale. Quell'uomo mite e gradevole svela i suoi segreti a cominciare dal suo rapporto morboso con la madre, diva del mondo della cucina, che continua a coltivare attraverso le registrazioni dei suoi programmi.

Il film si apre con una telecamera che indugia in una casa arredata con gusto retrò e con un uomo che si diletta con grande passione nella preparazione di deliziosi manicaretti. Si utilizza una musica soave anch'essa di gusto antico, che crea un'atmosfera calda, accogliente ma soprattutto gioiosa. Il personaggio di Hildich è interpretato magistralmente da Bob Hoskins dall'apparenza rassicurante e bonaria. Piccole cose disturbano quella idillica quiete solitaria domestica, ovvero alcuni sguardi e uno sgabuzzino pieno di prodotti per la cucina tutti ancora incartati.
Quello che all'inizio ci sembrava un'innocente passione, lentamente ci viene presentata come una vera e propria ossessione del protagonista e nella seconda parte, tramite flashback, assume i suoi connotati più drammatici.

Il percorso del film tende lentamente a svelare il vero volto di Hildich ma viene fatto in maniera particolare.
Egoyan ama questo personaggio e ce lo presenta in tante sfaccettature interessanti e spesso anche grottesche; quello che all'inizio sembrava una persona piacevole e bonaria, diventa strana ed eccentrica per poi approdare al suo vero volto spietato di serial killer tormentato.
Bob Hoskins è assolutamente magistrale, perfetto nel ruolo, nell'intensità e nell'apparente piacevolezza che riesce a donare. Non c'è manicheismo e quando si scopre la sua vera entità si resta del tutto spiazzati. In fondo chi nonostante tutto non si sarebbe fidato di una persona simile?

E veniamo al punto di forza del film, ennesimo a dire il vero, la superba colonna sonora di Michael Danna, un vero tripudio retrò misto a musiche celtiche nel suo essere straniante, drammatico, ricco di pathos.
Senza una colonna sonora così ben strutturata e soprattutto utilizzata sarebbe stato difficile rendere la singolarità di una storia e la ricreazione di atmosfere che sono il quid in più di un film molto semplice.
Invitiamo a recuperarla anche per la grande qualità della stessa, non a caso Danna è diventato uno dei più ricercati autori musicali per il cinema negli ultimi anni.

"Il Viaggio di Felicia" è un film semplice, eppure nella sua semplicità anche stilistica riesce ad essere molto innovativo, trascendendo i canoni di genere e portando i relativi linguaggi cinematografici ad un livello inedito.
Non c'è giudizio, non c'è bene non c'è male, anche i personaggi più discutibili come i Testimoni di Geova sono raccontati con occhio benevolo senza dimenticare di sottolinearne le contraddizioni o gli elementi più grotteschi.

In questa sede si ritiene che sia giusto rispolverare questo film che ha 15 anni, probabilmente finito nel dimenticatoio, merita di essere riscoperto e gustato, un perfetto esempio di piccolo film dal budget ridotto ma di grande cinema.

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Recensione a cura di Paolo Ferretti De Luca aka ferro84 - aggiornata al 13/05/2014 15.03.00

Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell'autore e non necessariamente rappresenta Filmscoop.it

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