Recensione parnassus - l'uomo che voleva ingannare il diavolo regia di Terry Gilliam Francia, Canada 2009
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Recensione parnassus - l'uomo che voleva ingannare il diavolo (2009)

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locandina del film PARNASSUS - L'UOMO CHE VOLEVA INGANNARE IL DIAVOLO

Immagine tratta dal film PARNASSUS - L'UOMO CHE VOLEVA INGANNARE IL DIAVOLO

Immagine tratta dal film PARNASSUS - L'UOMO CHE VOLEVA INGANNARE IL DIAVOLO

Immagine tratta dal film PARNASSUS - L'UOMO CHE VOLEVA INGANNARE IL DIAVOLO

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Immagine tratta dal film PARNASSUS - L'UOMO CHE VOLEVA INGANNARE IL DIAVOLO
 

Era il 22 gennaio del 2008 quando, in un appartamento di New York, Heath Ledger perse accidentalmente la vita per un'overdose di farmaci. In quel periodo Heath stava lavorando a quello che poi sarebbe stato il suo ultimo film, "The Imaginarium of Doctor Parnassus". Di quel film lui era il protagonista, e la sua prematura scomparsa rischiò seriamente di fermare tutto, tanto che i finanziatori della pellicola cominciarono a chiedere indietro il denaro. Ma, come dice il personaggio di Parnassus durante una scena del film, "Non si può impedire che una storia venga raccontata".
Il merito di aver salvato il film è principalmente da attribuire a Johnny Depp, dice Gilliam, perché si disse fin da subito disponibile ad aiutare l'amico regista. Questo contribuì a placare i finanziatori, cosicché Gilliam ebbe tempo di rivedere la sceneggiatura.Il coinvolgimento di Jude Law e Colin Farrel rappresentò la quadratura del cerchio.
In effetti, se ci si pensa bene, fu una qualche divinità del cinema ad aiutare il regista di Minneapolis, perché il fatto che i tre sostituti di Ledger fossero tutti liberi da altri impegni e disponibili a cominciare fin da subito è decisamente stupefacente.
Se a tutto ciò si aggiunge il fatto che Heath Ledger aveva già girato quasi tutte le scene "terrene", favorendo la modifica della sceneggiatura, si sfiora il miracolo.

Da molti definito come "il Faust secondo Gilliam", opera alla quale il film strizza l'occhio, "The Imaginarium of Doctor Parnassus" racconta la storia dell'immortale dottor Parnassus (interpretato da Christopher Plummer), il cui nome rimanda al monte greco consacrato all'arte, gestore da secoli uno scalcinato e obsoleto teatro ambulante grazie all'aiuto del deforme e fedele Percy (Verne Troyer), del giovane Anton (Andrew Garfield) e della splendida figlia Valentina (Lily Cole).
Peculiarità del dottor Parnassus è quella di guidare l'immaginazione della gente e far vivere loro esperienze incredibili, il tutto grazie ad uno specchio magico e ad un patto stipulato con il diavolo, un mefistofelico Tom Waits. Parte di questo accordo prevede che Parnassus rinunci a sua figlia Valentina non appena questa avrà raggiunto il suo sedicesimo anno di vita.
All'avvicinarsi della data pattuita, però, egli strappa un ulteriore patto: Valentina andrà a colui che per primo farà sue cinque anime.

Indubbiamente l'uscita di scena dell'attore di Perth ha prodotto due conseguenze tanto importanti quanto differenti.
La prima è l'interesse che si è venuto improvvisamente a creare nei confronti di una pellicola che, con molte probabilità, avrebbe fatto fatica a imporsi validamente sul mercato se non fosse successo quel che invece purtroppo è successo. E sia chiaro che chi lo dice, lo dice con l'amaro in bocca. Questo potrebbe quindi favorire un tornaconto economico inaspettato.
La seconda riguarda la trama che - colpa un cammino interrotto e poi ripreso - appare un po'forzata, sconclusionata e ben lontana dall'essere giudicata compatta.
Certo noi non sappiamo, né sapremo mai, come sarebbero andate le cose se tutto fosse filato come doveva filare. Di certo c'è che l'espediente dello specchio (che ha permesso il coinvolgimento di Depp, Law e Farrel e, quindi, la sopravvivenza della pellicola) è veramente ben riuscito, tanto che chiunque guardi il film nemmeno si accorge dell' "inganno" che c'è dietro.

Proprio per questo il rammarico è grande, perché il regista di "Brazil" ha tirato fuori davvero tanto buon materiale, e il film è ricco di trovate interessanti e stuzzicanti: un patto con il diavolo, il tema dell'immortalità, uno specchio capace di trasportarti in un mondo modellato sull'immaginazione e i sogni di chi vi entra. Insomma, la generosità di temi e intenti è più che lodevole.
Visivamente poi, il film è anche piacevole: i paesaggi sontuosi che Gilliam dipinge oltre lo specchio sono incantevoli, così come il monastero ricavato sul lato di una montagna, i paesaggi color pastello con alte colline e castelli disseminati ovunque. In tutto ciò è evidente come il cineasta abbia riversato buona parte di se stesso, della sua immaginazione, in modo da condividerla con tutti affinché tutti ne beneficiassero.
Purtroppo il raggiungimento ossessivo di questo intento ha finito con il danneggiare l'aspetto più importante per una piacevole fruizione: il plot. La sceneggiatura è, infatti, per nulla incisiva e desta più di qualche perplessità. È questa scarsa incisività che soffoca il film, che impedisce agli interpreti di dar vita a personaggi capaci di trasmettere una qualche emozione pur riconoscendo loro il merito di aver svolto un bel lavoro... il che è paradossale.
C'è, infatti, il grande Christopher Plummer, la cui presenza emana saggezza, ma che al tempo stesso rivela, dietro la maschera di Parnassus, i limiti di un uomo che si fa tentare, si pente, si dispera e che poi si rifà tentare, in un circolo vizioso apparentemente interminabile.
Tom Waits nei panni del diavolo Mr. Nick, dannatamente tentatore, è altrettanto dannatamente azzeccato per la parte. La splendida Lily Cole è una dolce sorpresa, così come Andrew Garfield, cui spetta il ruolo del giovane Anton.
Per i tre sostituti c'è da registrare, invece, una prova senza infamia né lode del sempre bravo Johnny Depp e un Jude Law forse troppo sopra le righe, eccessivamente teatrale. Il più bravo è senza dubbio Colin Farrel, cui spetta il compito di concludere il percorso del personaggio ereditato da Ledger, del quale viene infine svelata la natura truffaldina e ambiziosa. Sarà la sua la quinta anima che riconsegnerà Valentina alla vita.

Ma la curiosità, inutile negarlo, era tutta per Heath Ledger.
Ebbene, se il film regge, regge in buonissima parte solo grazie a lui. Certo, siamo ben lontani dalle prestazioni di "Brokeback Mountain" o "The Dark Knight" (complici anche sceneggiature più curate) ma la sua presenza è comunque di quelle che pesano perché, mentre per gli altri si registrano buone prove (che però non contribuiscono a far scorrere piacevolmente la pellicola) nel suo caso si assiste ad una performance interessante; sarà per il fare scanzonato e ruffiano del suo personaggio ma sta di fatto che è palesemente così.
Non è un caso che i momenti peggiori del film siano proprio quelli in cui il suo personaggio non è in scena, ossia l'inizio (totalmente privo di ritmo) e la fine (eccessivamente sbrigativa e scontata).
Anche qui, dopo il suo strepitoso Joker, Ledger si fonde totalmente con il suo personaggio donandogli quello spessore e quel fascino tutto particolare che la trama non riesce a conferirgli.

Questo, purtroppo, non fa che aumentare il rammarico per l'aver perso così presto un giovane che finalmente, dopo alcune scelte artistiche sfortunate, stava emergendo grazie al suo talento.
Come dimenticare, infatti, i ruoli mancati per un soffio in "Spiderman", "Star Wars: episode II – Attack of the Clones" e "Moulin Rouge", andati rispettivamente ai colleghi Tobey Maguire, Hayden Christensen e Ewan McGregor. Film che possono piacere o meno ma dei quali è indiscutibile la facoltà di garantire una certa popolarità, quella popolarità che Heath aveva cominciato ad assaporare veramente nel 2005, l'anno di "Brokeback Mountain". La sua struggente interpretazione di Ennis DelMar viene candidata all'Oscar, ma ancora una volta il fato lo beffa e premia Philip Seymour Hoffman per "Capote".
Il resto è storia: La sua versione del Joker per "The Dark Knight", cui segue la notizia della sua morte, fanno di lui un mito, ma dietro quel mito si nascondeva un ragazzo ricco di talento e pronto a qualsiasi sfida.

Tornando al film, è impossibile sorvolare sul fatto che i personaggi tutti (eccezion fatta per Parnassus) siano scarsamente caratterizzati. Di loro non sappiamo praticamente nulla.
Così come non convincono affatto certe trovate: sappiamo, ad esempio, che Parnassus (vincendo la prima sfida con il diavolo) ottiene l'immortalità, alla quale poi rinuncia per amore, ma non ci viene affatto spiegato come il suo personaggio l'abbia riacquisita.
Si suppone con un altro patto o che la morte della moglie abbia infranto l'accordo, ma non se ne ha la certezza e comunque non è compito dello spettatore indovinarlo, bensì della sceneggiatura spiegarlo.
Curiose, invece, alcune trovate. Prima fra tutte la parodia di Tony Blair, al quale Gilliam si è volutamente, esplicitamente e polemicamente ispirato per il personaggio di Tony, le cui doti ammalianti derivano proprio dall'ex primo ministro inglese.
E poi c'è anche una chicca, relativa ad un episodio della recente storia italiana: la morte del banchiere Roberto Calvi, a Londra nel 1982. Il suo corpo fu trovato appeso al Ponte dei Frati Neri, lo stesso in cui viene trovato il Tony di Heath Ledger. Del resto è evidente come Gilliam adori giocare con le sue creature.
Purtroppo però, questa volta ha dato più peso all'aspetto stilistico che a quello contenutistico, ed il risultato è un'opera a metà, che non riesce a trasmettere fino in fondo quelli che sono gli intenti del suo creatore, ma che piuttosto restano confinati nella sua mente.

Concludiamo con un pensiero. Considerato che il film è "Da parte di Heath Ledger" vorremmo ricordarlo con queste frasi tanto semplici quanto vere e sincere:

"For any of us lucky enough to have worked with him, and I think for any of us lucky enough to have enjoyed his performances, he will be eternally missed, but he will never be forgotten".
Christopher Nolan, Golden Globes 2009

Ciao, Heath!

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Recensione a cura di Luke07 - aggiornata al 30/10/2009

Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell'autore e non necessariamente rappresenta Filmscoop.it

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