Recensione x-men - giorni di un futuro passato regia di Bryan Singer USA 2014
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Recensione x-men - giorni di un futuro passato (2014)

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locandina del film X-MEN - GIORNI DI UN FUTURO PASSATO

Immagine tratta dal film X-MEN - GIORNI DI UN FUTURO PASSATO

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A volte ritornano...
In realtà questo commento non è rivolto al film diretto da Tom McLoughlin, tratto dal romanzo di Stephen King, ma è l'esclamazione che può uscire dalla bocca del cinefilo medio dopo aver letto il nome di Bryan Singer sulla locandina di questo "X-Men: days of future past". Infatti il bravo regista newyorkese non si occupava di mutanti dall'epoca di "X-Men 2" del 2003.
Quest'ultimo episodio dei supereroi Marvel parte in maniera ambiziosa già dal titolo, visto che prende spunto da uno degli episodi più famosi del gruppo di mutanti, ovvero "Giorni di un futuro passato" del duo Chris Claremont e John Byrne.
Le tematiche di fondo rimangono sempre le stesse: la diversità, l'emarginazione rispetto a ciò che non riusciamo a comprendere ecc. Ma la grande differenza di questo nuovo capitolo è racchiusa negli effetti speciali di nuova generazione e da una sceneggiatura curata fin nei minimi dettagli da Simon Kinberg.

Ed ecco che si parte con le sequenze iniziali che già ci suggeriscono sul dove l'intero carrozzone andrà a parare, ovvero la spettacolarità delle immagini.
"X-Men: days of future past" (approdato in Italia con lo stesso titolo del fumetto "Giorni di un futuro passato") inizia la sua sfavillante galoppata mostrandoci un po' del tocco di Bryan Singer al quale forse c'eravamo disabituati in questi anni. Sin dal primo combattimento (dopo circa un minuto e mezzo) gli effetti non si fanno desiderare, ed inoltre ecco che ricompaiono vecchie conoscenze come Colosso, Kitty "The shadow cat" e Bobby "Ice man" Drake. In mezzo a loro non potevano mancare le novità (solo alcune delle tante) come Alfiere (un irriconoscibile Omar Sy), Blink e Warpath.
Lo spettatore medio non può che essere colpito da questo avvio col botto, ma c'è anche una fetta di pubblico che avrà sicuramente notato come Bryan Synger si sia servito dell'idea di Claremont e Byrne per dare vita ad una sceneggiatura decisamente diversa.

Fermo restando che il film non toglie nulla al fumetto - e viceversa - curioso (per chi ha avuto modo di leggere l'opera di Claremont) osservare ciò che è stato mantenuto inalterato (poco o nulla) e ciò che invece è stato modificato sugli standard tipici della Hollywood moderna.
Lo scenario è ovviamente post-apocalittico e questo aiuta sia il cast che la crew a ricreare una certa atmosfera fantascientifica che riesce a mescolarsi con l'azione. I viaggi temporali sono l'elemento chiave della sceneggiatura. Le connessioni tra passato e futuro riescono a mostrarci personaggi come il Professor X o Magneto agli albori, gettando una luce su quello che è stato il loro cammino fino ad un presente che tutti conosciamo. Ovviamente il prescelto per questa missione di viaggi nel tempo è l'onnipresente Wolverine (o Logan) che non ci farà mancare né l'azione né l'ironia involontaria che l'ha sempre contraddistinto.
Obiettivo di questa mission è fermare il programma sentinella di Bolivar Trask (un Peter Dinklage che non sente la stanchezza della serie televisiva di cui è protagonista, ovvero "Il trono di spade") che porterà allo sterminio di un numero indefinito di mutanti.

Nella visione di Bryan Singer, l'eterna lotta tra umani e mutanti è combattuta da eventi causa che ne generano altri per effetto, ovvero ciò che accade nel passato ha delle ripercussioni sul futuro. Su questo gioco si basa l'intero impianto narrativo di "X-Men: days of future past” che conta un'azione scenica abbastanza ritmata che difficilmente annoia.

Come in ogni film d'azione, ci sono i buoni e ci sono i cattivi. In questo episodio - oltre alle Sentinelle - ci sono Mystica (il premio Oscar Jennifer Lawrence) ed un giovane Magneto (Michael Fassbender) che tenteranno di fare le scarpe ai nostri eroi capitanati dallo stesso Logan, il Professor Xavier del passato (James McAvoy) e Hank McCoy (Nicholas Hoult) detto "Bestia". Insieme, i 3 mutanti cercheranno di fermare Magneto e Mystica ed intraprenderanno una corsa contro il tempo per cambiare il futuro critico nel quale saranno coinvolti fra 50 anni.
Le scene si alternano fra passato e futuro, Bryan Singer ancora una volta è bravo a mettere in luce le personalità di una vecchia generazione (o nuova? E' questo il dilemma) per contrapporla ad una che, per forza di cose, ha dovuto cedere la propria identità per far posto alla speranza. Ed è su questo tema che verte la sceneggiatura di Simon Kinberg, in grado di creare le atmosfere giuste e per dare al film quella nota di epicità che è sempre presente nel cinema odierno main stream.
Naturalmente, non poteva mancare l'elemento ironia che riesce a sdrammatizzare i toni dando respiro alla sceneggiatura. L'ingresso in scena di Quicksilver (Evan Peters) sicuramente segna uno dei punti massimi dell'aspetto scherzoso del film.
Dando un'occhiata alle location possiamo facilmente intuire come mai i film di oggi costano intorno ai 200 milioni di dollari. Tralasciando la bellezza di alcuni luoghi ricreati ad arte come il Pentagono o il futuro tenebroso e decadente, ci si rende conto quante forze siano state impiegate per poter rendere la scenografia più perfetta possibile.

"X-Men: days of future past" potrebbe sembrare la solita macchina mangia soldi di Hollywood ma la particolarità di questi personaggi Marvel (che forse manca in tanti altri eroi della suddetta testata) è la costante oppressione, l'incessante tormento del perseguitato. Gli X-Men non sono gli eroi che tutti ammirano e che rispettano perché portatori di pace e giustizia, sono eternamente in lotta con il mondo intero mosso da concetti di intolleranza verso chi potrebbe rivelarsi una minaccia. Nonostante ciò la lotta non si ferma ad un semplice umani vs mutanti, ma continua con incalzanti scontri interni verso chi vorrebbe distruggere l'umanità per frustrazione, ossessionato dal pensiero di dominio, contrapposto a chi comprende la paura dell'uomo e cerca disperatamente la pace. In tutti i film degli X-Men questa è una costante (ormai da quanto?) che - con molta probabilità - sarà l'ingrediente segreto dei prossimi capitoli che son stati annunciati con largo anticipo dalla Marvel stessa.

Quest'ultimo film ha di certo mantenuto quelle che erano le aspettative iniziali, non è ovviamente esente da difetti, ma nel complesso ci troviamo di fronte ad uno dei capitoli più riusciti dell'intera saga. Il finale con quella sua componente drammatica regala forti emozioni e mette una certa adrenalina addosso, alla fine si rimane soddisfatti di un film che ha dato esattamente ciò che doveva dare: intrattenimento. Si, perché nonostante le nobili tematiche, "X-Men: days of future past" rimane sempre e comunque un film di intrattenimento.
La regia-spettacolo di Bryan Singer non lascia spazio a dubbi sull'intento primario del film, e questo non può che essere un punto a favore della pellicola che, sotto l'aspetto registico, è quasi ineccepibile.

A dare un forte contributo è il cast, con l'ormai solito Hugh Jackman che il ruolo di Wolverine ce l'ha cucito addosso. Naturalmente in questo capitolo la particolarità è l'incontro dei due cast che per anni si sono solo sfiorati, finalmente il duo McAvoy e Fassbender incontrano gli storici Patrick Stewart e Ian McKellen (che metteranno la loro esperienza a servizio dei giovani). I due Professor Xavier daranno vita ad uno dei momenti più toccanti ed epici del film, che dimostra come due generazioni diverse di attori possano ancora dare qualità maggiore ad un main stream che di certo non elemosina nulla.
Il resto del cast si adegua alla scena e si dimostra decisamente all'altezza della situazione. I già citati Fassbender e McKellen di certo sanno come muoversi, sorpresa del giorno è sicuramente Peter Dinklage che si presta per un ruolo difficile e sicuramente impegnativo. Jennifer Lawrence ha dalla sua non solo il talento, ma anche una straordinaria bellezza che rimane inalterata nonostante il look bluastro di Mystica. In ruoli più marginali sono relegati l'ottimo Omar Sy, la bella e talentuosa canadese Ellen Page (tornata al ruolo di Kitty Pryde dopo ben 8 anni), il fascinoso Shawn Ashmore, il divertente Evan Peters, il "bestiale" Nicholas Hoult e la conturbante Halle Berry (sempre nel ruolo della mitica Tempesta).
Ad unirsi al carrozzone ci sono i camei di Booboo Stewart, Fan BingBing, Lucas Till e tanti altri che è meglio non nominare per evitare di generare spoiler.

In definitiva, "X-Men: days of future past" è un bel film di intrattenimento. Di certo non perfetto, ma ha ciò che il pubblico si aspetta, ed è esattamente ciò che dovrebbe essere. La macchina di Hollywood ovviamente non si fermerà qui e continuerà a sfornare film fracassoni dal dubbio gusto, ma per il momento godiamoci questo, che ha avuto l'onestà di regalarci non solo la grande spettacolarizzazione delle immagini, ma si è spinto fino all'epicità del dramma. Alla fine gli X-Men rimarranno sempre e comunque gli eterni perseguitati che imperterriti continueranno a cercare la pace ed il dialogo. E sulle ali di questo pensiero, vi lasciamo citando una delle frasi più belle pronunciate dal Professor Xavier:

"E' il dono più grande che abbiamo: sopportare il dolore senza spezzarci. E nasce dal più umano dei poteri... La speranza."

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Recensione a cura di HollywoodUndead - aggiornata al 03/06/2014 12.36.00

Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell'autore e non necessariamente rappresenta Filmscoop.it

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