il segreto del suo volto regia di Christian Petzold Germania 2014
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il segreto del suo volto (2014)

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locandina del film IL SEGRETO DEL SUO VOLTO

Titolo Originale: PHOENIX

RegiaChristian Petzold

InterpretiNina Hoss, Ronald Zehrfeld, Nina Kunzendorf, Uwe Preuss, Michael Maertens, Valerie Koch, Eva Bay, Imogen Kogge, Nikola Kastner, Daniela Holtz, Sofia Exss

Durata: h 1.38
NazionalitàGermania 2014
Generedrammatico
Al cinema nel Febbraio 2015

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Trama del film Il segreto del suo volto

Giugno 1945. Ferita, con il volto sfigurato, sopravvissuta ad Auschwitz, Nelly torna a Berlino. Guarita a malapena dall'intervento chirurgico al volto, la donna cerca il marito Johnny, l'amore della sua vita. Quando casualmente Nelly ritrova Johnny, lui non la riconosce. L'intervento l'ha resa quasi irriconoscibile. Eppure notando in lei una vaga somiglianza con la moglie, le chiede di assumerne l'identità, sperando così di mettere le mani sull'eredità della famiglia di lei. Nelly accetta. Vuole capire se Johnny l'ama ancora o se l'ha tradita, come sostiene la sua amica. Nelly rivuole la sua vita.

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Voto Visitatori:   6,88 / 10 (13 voti)6,88Grafico
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Voti e commenti su Il segreto del suo volto, 13 opinioni inserite

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TheLegend  @  10/01/2017 16:05:15
   6 / 10
Non riesce ad emozionare e coinvolgere e risulta abbastanza freddo.
Riuscito il finale.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento emans  @  04/04/2016 14:35:13
   6½ / 10
Una donna sopravvissuta ai campi di concentramento nazisti cerca di riprendersi la vita di un tempo a cominciare dal marito sospettato di tradimento.
A mio avviso per apprezzare il film bisognerebbe credere che il marito non riconosca la moglie che crede morta...non ha visto il cadavere ma trova una ragazza molto simile, che veste come lei, che scive come lei e che probabilmente ha la stessa voce...ma bisogna credere che lui non la riconosca...mi sembra strano.
Il film procede con una certa freddezza fino al finale, questo perche' è davvero difficile creare empatia con il protagonista.
Finale, appunto...forse la cosa migliore della pellicola.

Oskarsson88  @  03/01/2016 22:24:41
   5½ / 10
Non mi ha preso piu' di tanto, e avendo gia' visto due film di Petzold mi aspettavo sicuramente qualcosa di piu'. Gli attori sono indubbiamente bravi, ma il ritmo e' troppo lento e pesante e soprattutto le emozioni non sono forti, tranne per il, quello si, riuscitissimo finale. Ma la cosa che piu' mi ha lasciato allibito e'

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Gruppo REDAZIONE Cagliostro  @  11/08/2015 20:11:19
   6 / 10
Distaccato e freddo esercizio di stile creato intorno a un plot improbabile.
Molto brava Nina Hoss. Tecnicamente molto buona la regia. Per il resto rimane un film anonimo che non appassiona e non coinvolge. La cornice narrativa è francamente abusata e personalmente mi ha stancato.

Rollo Tommasi  @  28/07/2015 00:43:41
   7½ / 10
Commento Spoileroso.

Delicatissimo, crudo ma senza lacrimevoli ostentazioni alla Shoà, fino alla fine coerente inno alla vita, ed emozionante nell'omaggio musicale che sigla con una firma di pura voce la vendetta innocua e pacifista di una donna smembrata che sta per riappropriarsi dell'identità violata.
Molto intimo e sussurrato (la protagonista recita con la voce flebile, come se fosse incrinata da un peso esistenziale), il film possiede una lentezza spirituale, ma emozionante, un climax ascendente che erompe nel magnifico e potente finale.

TheLory  @  13/07/2015 19:44:49
   6 / 10
Ci avevo addosso l'irrefrenabile voglia di vedere questo film, che dalla locandina e titolo doveva essere un qualche cosa di eccezionale, un thriller vecchio stampo ricco di colpi di scena e atmosfere noir, mentre è poca roba davvero.
Storia abbastanza originale anche se un po' ridicola, non crea empatia con nessun personaggio, zero di zero.
Vedibile, ma anche marameo.

davmus  @  13/07/2015 09:42:13
   7 / 10
Particolare, con dei tratti surreali.....ma da vedere.

Jumpy  @  06/07/2015 23:21:32
   7 / 10
Un po' pesante all'inizio, con l'entrata in scena di Johnny, il film decolla.
E' un gioco sottile, a tratti appena percettibile, tra sottintesi, detto/non detto, tra desiderio di vendetta e riscatto.
Lo sviluppo della trama non convince del tutto, qualche situazione è un po' inverosimile, ma il finale è straordinario.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  03/07/2015 22:05:23
   7 / 10
E' un buon film, forse pervaso da una leggera freddezza, ma tuttavia in grado di far intravedere l'anima di una donna che dopo aver lasciatol'incubo dei campi di concentrmento cerca in tutti i modi di riappropriarsi della sua vita precedente. Attaccata a tal punto di negarne l'impossibilità. E' un panorama di macerie, di volti sfigurati e persone che sono cambiate nell'animo e nel fisico. La Hoss è brava, sostiene da par suo un bel personaggio e la regia di Petzold la asseconda con molte strizzatine d'occhio al Vertigo di Hitchcock. Un film fatto con estrema cura e diligenza, pur non ritenendolo un lavoro di eccellenza. Verissimo che il finale è molto bello e toccante, una conclusione che colpisce per intensità emotiva e che ha la capacità di rimanerti impresso, cosa non da poco.

marimito  @  04/03/2015 22:15:59
   7 / 10
Una storia assurda che si inserisce in quell'assurdità stessa che è stato l'olocausto. Nelly è ansiosa di riprendersi la vita che gli è stata strappata, di tornare ad essa, ignorando che è proprio ciò che adesso lei desidera ad averle strappato quella vita. La scena finale è di una dolcezza assoluta e sovrasta ogni possibile immaginario. Direi che si tratta di un film fatto bene.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  03/03/2015 00:53:49
   7½ / 10
Con uno stile che rilegge Fassbinder ma soprattutto Chabrol, il film e' una delle piu' belle sorprese della stagione. Personaggi penetranti in un climax decadente degno del miglior Christopher Isherwood, tra le ceneri di un passato recente dove odio, genocidio, amore, rancore e perdono prendono il sopravvento, in un'agghiacciante catarsi temporale. E la storia di Nelly, prima anti-glamour e realista, poi glamour e vagamente assurda, diventa a poco a poco sempre piu' coinvolgente, nonostante uno stile piu' televisivo che cinematografico. E poi, certo, il finale e' di quelli che ti strappa addosso gli occhi dell'anima, se ne avete una

130300  @  24/02/2015 21:13:28
   8½ / 10
Film gradevolissimo e ben girato. Una storia un po fantasiosa forse, ma utile ad intrattenere e a far riflettere.
Il finale è semplicemente un capolavoro. Commovente ed originale, di quelli che non si dimenticano.
Davvero Consigliato.

Crimson  @  21/02/2015 14:28:35
   8 / 10
Spoiler presenti.

Identità individuale e collettiva nella Germania del secondo dopoguerra, questo il tema essenziale nel nuovo film di Christian Petzold. Del romanzo giallo Le ceneri della defunta viene conservato solo parte dell'impianto narrativo, i colpi di scena vanno a segno ma ci sono altri aspetti di maggior rilievo che rendono la visione irrinunciabile.
Nelly, la protagonista di questo film, sopravvive all'orrore di una violenza di cui è stata solo vittima e viene privata dell'identità attraverso la chirurgia plastica del suo volto deformato. Ma è una privazione solo apparente, come vedremo.
Teme di non essere più "quella di una volta" e cerca di recuperare i frammenti di "quella vita" senza prima aver metabolizzato le ragioni che l'hanno separata tra viventi e morti. Tra le croci segnate a penna nelle fotografie per identificare i defunti ce n'era una anche per lei; l'inchiostro lascia un marchio indelebile e ne rimane traccia malgrado il tentativo di rimuoverlo, così Nelly è anche in una condizione tra viventi e viventi. Preferirebbe essere morta, ma non sa perché. Preferirebbe essere sé stessa, ma forse è Esther.
C'è una casa ancora intatta nei suoi sogni, vi abitava in "quella vita", la riproduce fedelmente in un disegno perché non ha ancora affrontato la frattura tra il "prima" e il "dopo". L'esperienza nel lager ha un ruolo incisivo nel suo distacco dalla realtà. Non si tratta solo di una realtà visiva.
Il suo volto suscita ribrezzo tale da non essere preso in considerazione, o peggio ancora parte di un corpo che indossa una borsa da derubare. Ci sono invece volti indecifrabili tra le persone di tutti i giorni. Volti da distinguere perché colpevoli, ma dal momento che la Storia smentendo Cicerone ha insegnato che il volto non è lo specchio dell'anima non si capisce chi siano i nazisti e i delatori tra i tedeschi, e chi i tedeschi tra i nazisti e i delatori. La strada verso la conoscenza e la consapevolezza della protagonista procede di pari passo a quella collettiva. Uno dei passaggi chiave del film è quando Lena si rende conto di aver utilizzato inadeguatamente il termine "ricostruito" riferendosi al volto dell'amica. Poi si corregge, precisa che ha utilizzato una definizione del chirurgo, e che piuttosto avrebbe voluto esprimersi preferendo la parola "rigenerato".
Ricostruzione è un concetto più appropriato per l'esteriorità, mentre l'anima di una persona può rigenerarsi. Solo il recupero dell'identità (e qualcuno aggiungerebbe "del mito", si veda a tal proposito la nota sul titolo del film più avanti) può salvare dalla miseria morale, tanto per Nelly che per la sua nazione. E' un concetto che si può smarrire, inestirpabile e indipendente dalla trasformazione fisica, ed è a questa conclusione che il film giunge in un crescendo emotivamente molto, molto intenso. Del resto il titolo mitologico è eccezionale per pregnanza di significato in riferimento al contenuto del film (la fenice si rigenera dalle sue stesse ceneri). Per chi ha optato per il raccapricciante titolo italiano (un tentativo di emulare "Il segreto dei suoi occhi"?) si tratta dell'ennesimo fallimento professionale (vedi l'analoga distruzione del favoloso titolo originale dell'ultimo, altrettanto mitologico film di Cantet). Sappiate che ci sono anche spettatori intelligenti.
Nelly intraprende un percorso coerente di cui scopre intuitivamente le fondamenta nella splendida, tripla rivelazione finale: per lo spettatore, che finalmente scopre che non c'è differenza tra la "nuova" Nelly e i cocci della "vecchia", disseminati sin lì per tutto il film; per il marito e la combriccola di amici complici della messinscena, che vengono definitivamente relegati all'unisono al ruolo di maschere (e l'accoglienza in stazione è una delle tante metafore del ridicolo trasformismo nazista); infine per Nelly stessa, che cantando torna ad essere quella che conosceva, meno ingenua e più consapevole dell'orrore della sua storia, fatta di opportunismo e inganno. Esattamente la trama di una Storia più grande che ha caratterizzato l'umanità.
Sulla scia di questo apprezzabile e riuscitissimo gioco di contrasti, il film mi ha conquistato anche per un personaggio apparentemente minore come Lena. Per ovvi motivi non viene approfondito più di tanto il suo scavo psicologico, ma pochi, essenziali dettagli ne determinano il valore. Salva due volte Nelly, dapprima mantenendola letteralmente in vita e in seguito illuminandola attraverso il lascito del documento che attesta l'inequivocabile colpevolezza di Johannes.
"Non riesco più ad ascoltare canzoni tedesche" esclama Lena in un dialogo. E' un'esclamazione forte ed emblematica del suo personale rapporto con la propria identità in relazione a quella collettiva. L'impotenza la schiaccia e non riesce a liberarsi dal peso della verità del suo tempo se non con il suicidio. Questo atto finale tuttavia è contrassegnato da due atti di magnanimità (oltre alla lettera per Nelly lascia anche una referenza per un'altra donna) e l'incidenza storica del suo vissuto sancisce una dignità alla volontà di morire assolutamente non paragonabile alla miriade di suicidi dei fautori del nazismo.

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