oltre le colline regia di Cristian Mungiu Romania 2012
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oltre le colline (2012)

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locandina del film OLTRE LE COLLINE

Titolo Originale: DUPA DEALURI

RegiaCristian Mungiu

InterpretiCosmina Stratan, Cristina Flutur, Valeriu Andriuta, Dana Tapalaga

Durata: h 2.30
NazionalitàRomania 2012
Generedrammatico
Al cinema nell'Ottobre 2012

•  Altri film di Cristian Mungiu

Trama del film Oltre le colline

Alina torna dalla Germania per prendere Voichita, l'unica persona che abbia mai amato e che mai amerÓ. Ma Voichita ha incontrato Dio e in amore, Ŕ molto difficile avere Dio come rivale.

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Voto Visitatori:   6,61 / 10 (14 voti)6,61Grafico
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Voti e commenti su Oltre le colline, 14 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  23/12/2017 21:59:17
   7½ / 10
Ciò che Mungiu riesce a far emergere in Oltre le colline è il profondo senso di solitudine di Alina. Una ragazza emigrata in Germania e che torna nel proprio paese a trovare l'unica persona che le è rimasta: l'amica d'infanzia compagna di orfanotrofio. E' disposta a tutto pur di rimanere vicino a lei e questo suo tentativo di dissuadere l'amica stessa a lasciare i voti ed il convento dove risiede, la pongono in conflitto con il pope ortodosso e le consorelle. Inun contesto arretrato e fortemente bigotto questa sua disperazione viene mal interpretata come il segno del maligno all'opera.
Mungiu come in 4 mesi, tre settimane, due giorni segue da vicino i personaggi e riesce a sfaccettarli il più possibile. Il tempo che scorre vede Alina andare verso un percorso simile ad un martirio nel dare tutta se stessa pur di manere vicino all'amica. Mungiu sottilena molto bene la chiusura di un contesto, aldilà del carattere religioso, completamente incapace ad aprirsi ad un estraneo, non riuscendo a capire le sue esigenze ed i suoi bisogni. Altro bel tassello ala carriera di uno dei migliori registi dell'est europeo.

Invia una mail all'autore del commento albatros70  @  29/06/2015 12:29:48
   6½ / 10
Film sull'amore vero. Da una parte l'amore di Alina che riconosce in Voichita l'unica persona che abia mai amato e che mai amerà e dall'altra la stessa Voichita ormai cambiata rispetto agli anni dell'orfanotrofio e che si e' rifugiata (per sempre?) nell'amore in Dio. Da sfondo la vita in un delizioso monastero di montagna, con le sue regole, le sue abitudini, le sue convinzione estremiste che regola la vita delle suore e del padre che lo occupano.
Bella la fotografia, il film dura parecchio nelle sue due ore e mezzo ma si segue molto volentieri. Mezzo voto in meno solo per il finale che mi ha lasciato un pò perplesso.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR oh dae-soo  @  18/07/2014 23:59:44
   7½ / 10
Avverto sempre un piacevole brivido quando riconosco in un film la cifra di un regista.
In effetti mentre nelle altre arti lo stile di un autore è quasi sempre molto riconoscibile, nel cinema è sempre molto difficile da individuare. Questo non solo perchè il cinema è un'arte un pò "sporca" che ha delle logiche dietro che con l'arte hanno pochissimo a che fare (la produzione che ti impone qualsiasi cosa in nome degli incassi, il pubblico o le tendenze che ne impongono altre, la catena di montaggio delle sceneggiature) ma anche perchè quella cinematografica è l'arte che ne "comprende" al suo interno di più (scrittura, regia, fotografia, recitazione, scenografie solo per citare le più evidenti). Insomma, riconoscere la mano di un regista in un film, poterla individuare con certezza è sempre più raro.
Quindi "riconoscere" Mungiu (regista dello splendido 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni,) dopo soli 5 minuti mi ha dato subito una piacevole sensazione, quella di trovarsi davanti un autore che riesce ad esser più grande dell'opera che presenta.
La stessa sporcizia del precedente film, lo stesso stile di regia -che a dei perfetti quadri fermi (come dimenticare ad esempio l'impressionante cena di 4 mesi? ecco, in piccolo la ripropone qua) alterna dardenniani "inseguimenti" alle sue protagoniste- lo stesso realismo purissimo, non sporcato da alcun marchingegno cinematografico, la stessa cura nelle sceneggiature che solo apparentemente appaiono semplicissime, addirittura l'uso ancora una volta di due giovani protagoniste femminili (anche qua un rapporto fortissimo e ambiguo), insomma, respiravo 4 mesi e Mungiu fotogramma dopo fotogramma.
Parlavo di sceneggiature apparentemente molto semplici perchè i film del giovane regista romeno non sono opere minimaliste in cui ricercare, sempre che ci siano, chissà quali significati, ma opere che invece le tematiche te le sbattono prepotentemente in faccia pur mantenendo un profilo molto sobrio.
Insomma, film d'Autore con la "A" maiuscola, o almeno nelle intenzioni.
E con me, si sa, il 90% delle volte sti film riescono a convincermi. O fregarmi.
Alina torna in Romania per portar via dal monastero in cui vive la sua amica d'infanzia (e d'orfanotrofio) Voichita, ma quest'ultima non vuole abbandonare la strada intrapresa con Dio. Alina, consciamente o no, inizierà a ribellarsi a tutto questo. E ne pagherà le conseguenze.
Amo i film che si prendono tutto il tempo per raccontare (anche questo significa non sottostare a delle regole) ma è indubbio che Oltre le colline rispetto al soggetto che racconta duri un pò troppo. Già l'ambientazione (il monastero) e l'assoluta mancanza di cambi di ritmo o di incursioni "esterne" da parte di altri personaggi rendono tutto un pò pesantuccio, se in più non si riesce ad asciugare il tutto il più possibile la visione certo non può considerarsi leggera.
Ma quello che apprezzo in Mungiu è il non cadere mai in facili e retoriche prese di posizione, il saper raccontare una realtà (come nel precedente film) senza la sensazione di un suo marcato schieramento.
Sarebbe stato infatti facile usare i soliti clichè per la denuncia di certi ambienti (abusi sessuali, plagi, costrizioni, corruzioni etc...) mentre, sebbene non possiamo comunque escluderne nessuno, abbiamo la sensazione e avvertiamo la "possibilità" di trovarci davanti a qualcosa che sì, molto probabilmente è sbagliato, ma in qualche modo "leale". Ogni frase, ogni gesto, ogni comportamento delle suore e del padre appaiono quindi sbagliati quanto vogliamo ma comunque meno subdoli del previsto, come se chi li compie ci credesse davvero.
L'ultima mezz'ora, molto intensa, testimonia questo perchè se è vero che il calvario e le "torture" subite da Alina sono aberrazioni e derive religiose senza se e senza ma è anche vero che pare autentica anche la gioia per la sua presunta "guarigione" e la disperazione per quello che accade dopo.
E lo stesso comportamento di Alina è tutt'altro che responsabile e rispettoso anche se la sua ribellione a quel mondo in nome dell'amore per Voichita ha una sua bellezza grezza indiscutibile.
Insomma, Mungiu sembra rispettare (e al contempo attaccare) entrambe le parti.
E non presenta persone cattive ma solo persone coinvolte in delle logiche insensate.
Plagiate forse, ma non diamolo per scontato.
In realtà questo è essenzialmente un film sull'amore puro (nel senso di grezzo, animale) e sulla gelosia che ne consegue.
Alina non è altro che una ragazza che vede nella sua amica l'unica persona che ha realmente mai amato e l'unica che possa amarla. E tutto quello che si frappone tra lei e lei, che sia un'altra ragazza o lo stesso Dio, è qualcosa che deve combattere. Non è quindi un film contro i monasteri e le religioni ma contro tutti quei cappi che privano l'uomo della propria libertà e del proprio libero arbitrio (che son due cose diverse ovviamente).
Magnifiche le due attrici, come sempre nel cinema dell'est.
Mi fermo qua, altrimenti faccio lo stesso errore del film.

benzo24  @  20/01/2014 10:46:23
   1 / 10
Film furbetto, che non dice niente sulle tematiche che affronta, gli attori sono poi pessimi. Alla fine questa che cosa era? Lesbica? Posseduta? Ritardata come il fratello? Sicuramente era una prepotente senza un minimo di riconoscenza per l'ospitalità che le era stata offerta.

1 risposta al commento
Ultima risposta 15/07/2018 00.16.33
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m@ssý  @  25/11/2013 17:46:51
   5 / 10
Film che risulta anche interessante,ma la lunghissima durata diventa uno stillicidio insopportabile..mattone!!!

TheLegend  @  08/07/2013 21:55:47
   5 / 10
L'ho trovato troppo noioso e piatto nonostante abbia apprezzato alcuni dialoghi.
Oltretutto troppo lungo.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR 1819  @  29/06/2013 14:34:34
   5 / 10
Un film che gioca sulla suggestione prima di tutto. L'effetto è riuscito, eppure devo dire che nel complesso mi ha annoiato, risultando privo di spunti interessanti. La sceneggiatura è monocorde, e gli attori non del tutto convincenti.

Clint Eastwood  @  22/02/2013 12:50:04
   8 / 10
Dalla metà dello scorso decennio in quà il cinema romeno sta vivendo il suo periodo d'oro e lo conferma il recente orso d'oro vinto da Calin Peter Netzer con POZITIA COPILULUI. E' il così detto "noul val romanesc" - la nuova corrente/onda romena, di cui fa parte anche l'ultimo di Mungiu, storia vera che prova a distinguere il bene dal male in una società tendenzialmente oscurata dal credo religioso ortodosso; forse la più grave delle conseguenze che il comunismo ha lasciato nei paesi dell'est, quasi un rifugio un isolamento dal mondo reale.

OLTRE LE COLLINE esprime al meglio questo dualismo tramite i suoi personaggi oltre che le due bravissime attrici giustamente premiate a Cannes. Non giudica, mostra, in maniera sincera, dettagliata. Mungiu ci sa fare.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Freddy Krueger  @  22/02/2013 12:10:25
   7 / 10
Ottime le tematiche affrontate in questo film e bisogna dirlo: colgono nel segno. Un film ben girato e ben interpretato, un po' lungo ma dove la sofferenza sfocia piano piano e sempre più come in un climax. Si perde il confine tra il bene e il male, non si sa più se si è nel giusto o nel sbagliato.
Concordo con chi lo ha associato a "Le onde del destino". Finale molto particolare.

paride_86  @  23/01/2013 01:08:01
   6½ / 10
Il pegio più interessante di questo film è la totale imparzialità del regista sui fatti narrati: i religiosi, infatti, non sono affatto cinici e completamente in buona fede così come Alina è più nevrotica che sana.
Il meccanismo di illustrazione delle irrazionalità e, parlando in senso moderno, delle crudeltà delle credenze, viene descritto in maniera feroce e impeccabile.
Purtroppo "Oltre le colline" risulta un po' lungo e tedioso per la quantità di scene che avrebbero potuto essere tagliate e per lo stile piatto a realistico del regista che, come se non bastasse, rinuncia quasi del tutto ad usare un accompagnamento musicale

Lory_noir  @  24/11/2012 00:16:14
   8 / 10
Decisamente un buon film. Malgrado la sua importante durata la storia mi ha coinvolto. Il modo di raccontare i fatti è piacevolmente al di sopra di ogni giudizio.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR strange_river  @  14/11/2012 16:12:42
   8½ / 10
Film-fiume di due ore e trenta che incredibilmente pesano pochissimo, nonostante il racconto si dipani molto lentamente e venga sviscerato minuziosamente, quasi in un tempo reale, a ogni passaggio.
Non annoia perchè è girato molto bene, la fotografia è a volte cupa, ma magistrale nei chiaroscuri degli interni al buio, e anche perchè a suo modo diventa coinvolgente pur nella sua equilibrata esposizione scevra di giudizi sommari.
Merito forse della sua estrema semplicità che rivela la capacità di dare uno spaccato di realtà sociale disgregante, senza avere la pretenziosità di dare lezioni, e al contempo essere un cammino nei meandri dell'animo umano, dei suoi bisogni d'amore e calore, dei suoi abbagli.
Un film compostamente duro.
Sperduta la ragazza senza il suo amore, ma sperduti ancor di più coloro che credono di possederlo in forma superiore.
E, in fondo, sperduto chiunque.

ughetto  @  08/11/2012 01:07:26
   8½ / 10
spolier presenti.

L'amore da la vita e l'amore può anche toglierla. Racconta Massimo Recalcati, nel suo "ritratti del desiderio", parlando degli orfanotrofi romeni, che i bambini che inizialmente si dimostrano più forti, dopo crollano e si annichiliscono.
Alina reagisce con forza all'abbandono, all'affidamento alla più spietata delle famiglie, lo Stato, in una società ridotta alla follia dalle visioni di una classe politica nel delirio di onnipotenza di chi confonde l'esser umano con un esperimento. reagisce a pugni alzati, combatte, si difende dalle violenza, dalla povertà.
Ognuno trova un suo percorso per salvarsi, ma è difficile che lo percorra da solo. Alina come unica compagnia di viaggio sceglie la sua compagna di orfanotrofio, prima protetta, poi amante. ma quando torna a riprenderla dopo aver sperimentato un male ancora più intenso, la solitudine in un paese straniero, difronte al rifiuto della sola cosa che la univa alla vita, va in pezzi.
quel sia il male che l'affligge non vine detto ed è meglio così.
quando un braccio si rompe lo si può ingessare, con la mente è più difficile. l'uomo, prima della psichiatria e della psicologia è rimasto sempre attonito davanti al mistero della patologia mentale. ha cercato di spiegarla con la metafisica. ma soprattutto, ha cercato di controllarla.
il controllo sociale è necessario. le società si fondano sull'autorità, non sul potere. ma il pazzo non riconosce l'autorità, non si piega ai codici, è imprevedibile, è dirompente, spesso poi attacca l'autorità stessa: va controllato. oggi ci sono ospedali psichiatrici, e milioni di metri cubi di psicofarmaci che ogni giorno l'ocidente si versa nella gola, svincolato ormai da un qualsiasi controllo medico. ieri c'erano i manicomi. prima, quando era il sacro la chiave attraverso la quale si leggeva il mondo, c'era la chiesa, con i suoi esorcismi.
che cos'è un esorcismo se non la lettura della malattia attraverso la cosmogonia cristiana? come spiegare la ribellione al sommo bene di Cristo se non ipotizzando che ci sia un angelo caduto dentro il corpo del folle, del deviante, del diverso? ed ecco la reazione, spropositata, sorda, ma in questo caso in buona fede, che conduce, passando per l'orrore, alla morte. perché l'orrore è sempre dietro l'angolo, è latente, si nasconde sotto i meccanismi del controllo e della riproduzione sociale ma basta davvero poco per evocarlo. e dunque un prete ispirato e dieci monache, formate da una visione del mondo che è un sistema bimillenario rodato e prefetto, con i sui riti, il suo credo, le sue magie, il suo sancta sanctorum al quale è impossibile accedere, nel nome del bene, crocifiggono e uccidono. proprio come era stato crocifisso e ucciso quel cristo nel nome del quale si procede. anche lui, forse per altri motivi, non aveva voluto accettare il ruolo che il mondo aveva preparato per lui.
e fuori che rimane? una ragazza con un maglione chiaro e un mare di fango, di neve che insulta, quasi putrefatta. e in quella neve non c'è solo la Romania ad arrancare e a cercare di chiudere le ferite aperte nella carne dei suoi figli. In quella neve c'è tutto l'uomo, nel tragico e terribile sforzo che va compiendo nel tentativo di comprendere se stesso e di organizzare la sua vita insieme agli altri.

tutta la parte stilistica del film è sommessa, quasi dimessa. siamo ben lontani dalla potenza stilistica dei 4 mesi 3 settimane 2 giorni. eppure era l'unica via per fare con intelligenza un discorso così, per raccontare una storia del genere. e Mungiu con grande coraggio ha deciso di percorrerlo. Meritatissimo il premio per la sceneggiatura: un macchina perfetta.

2 risposte al commento
Ultima risposta 19/07/2014 00.02.18
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gianni1969  @  07/11/2012 19:29:55
   8½ / 10
dello stesso regista avevo apprezzato 4 mesi 3 settimane, 2 giorni. qui siamo sullo stesso livello,con un cast ottimo. peccato sia stato distribuito male,ma a mio avviso potrebbe concorrere come miglior film straniero

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