pastoral: to die in the country regia di Shuji Terayama Giappone 1974
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pastoral: to die in the country (1974)

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locandina del film PASTORAL: TO DIE IN THE COUNTRY

Titolo Originale: DEN-EN NI SHISU

RegiaShuji Terayama

InterpretiYoshio Harada, Izumi Hara, Masumi Harukawa, Isao Kimura, Kan Mikami

Durata: h 1.58
NazionalitàGiappone 1974
Generegrottesco
Al cinema nel Febbraio 1974

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Trama del film Pastoral: to die in the country

Donne anziane, bigotte e pettegole, indossano misteriose bende da pirata; una giovane ed innocente donna reietta abbandona alle acque del fiume il proprio bambino, per poi riapparire più avanti nel film nelle vesti di una elegante e raffinata prostituta d'alto bordo; una tonda donna-pallone supplica il proprio marito nano affinchè gonfi con una pompa il proprio corpo-mongolfiera...

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Voto Visitatori:   8,36 / 10 (7 voti)8,36Grafico
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Voti e commenti su Pastoral: to die in the country, 7 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

Ciaby  @  19/08/2013 14:21:42
   10 / 10
Un Terayama al suo apice, immerso nel suo radicale nichilismo visivo. Potentissimo.

Gabo Viola  @  27/10/2011 16:55:56
   9½ / 10
Mirabile esempio di poesia letteraria e visiva per Terayama. Siamo davanti ad un' opera che riprende lo stile narrativo surreale del movimento panico ma lo mutua attraverso la tradizione dei colori nipponici. Opera che si interroga più volte su se stessa e ci offre un surrealismo umano, discorsivo e paradossalmente inaccessibile. Voto 9.5.

gianfry  @  27/04/2011 14:43:42
   8 / 10
Orologi, papaveri, il circo, la montagna, la madre possessiva.....e ancora i papaveri, gli orologi....quell'orologio! Potente e onirico film sull' evocazione della memoria. Il ricordo del protagonista si materializza prendendo la forma di un caleidoscopio coloratissimo di situazioni bizzarre, ma al tempo stesso anche drammatiche

Nascondi/Visualizza lo SPOILER SPOILER, suggestivi inserti di poetica corale. Dominato da una fotografia d'intensa forza visiva che contrasta con il seppia di quei pochi momenti dove il protagonista vive il tempo attuale. La pellicola può richiamare alla memoria opere come "La Montagna Sacra" di Jodorowsky o "Il Frutto del Paradiso" di Vera Chytilovà, anche se a mio modesto parere non raggiunge tali vertici di visionarietà. Parlando di surrealismo c'è indubbiamente di meglio, però il film di Terayama fa comunque il suo il suo grande effetto, l'ho apprezzato molto ed è sempre un immenso piacere vedere un certo tipo di cinema artistico al 100%, puramente libero e sperimentale.
Arthouse and Surrealist Cinema for ever!

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Izivs  @  12/09/2010 20:40:20
   1 / 10
Il giappone onirico e visionario di Terayama che, con molta probabilità, fa parte del suo intimo infantile, è lo sfondo del film. Inutile dire che tale rappresentazione l'ho trovata pessima, infarcita di visioni surreali appartenenti ad un intimo tutto suo personale.
Nel film, inoltre, il registra pare voler affrontare temi freudiani quali le crisi adolescenziali, il sesso, la perdita dell'innocenza ect. Anche in questo caso il risultato è quello che è.....le dette tematiche te le devi digerire a mezze delle sue visioni....allucinanti. Infine il protagonista, che, come affermato dallo stesso Terayama, attraverso la purificazione dei suoi ricordi è metafora per renderci tutti più liberi, poichè è proprio liberandoci dei ricordi che vivremo liberamente. Insomma decostruzione della propria essenza come via catartica verso la libertà.....il tutto naturalmente rappresentato attraverso i suoi pensieri visionari.....
p.s. provate a legare una cam alla zampa di un animale e poi riguardate il filmato.....sicuramente ha più senso di questo film....opera inutile.

1 risposta al commento
Ultima risposta 13/09/2010 19.37.56
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bulldog  @  09/05/2010 13:48:14
   10 / 10
Un' orgia carnevalesca sulla decostruzione dell'Io.
Un'opera eccentrica e spettacolare in cui convergono Bergson, Arrabal, B orges, Kurosawa, Wakamatsu, Nisargadatta, Carmelo Bene e Turgenev.

Capolavoro bizzarro partorito da una mente superiore.


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wooden  @  28/04/2010 19:40:28
   10 / 10
Poesia, teatro e fotografia si sublimano in questo epitaffio surrealista, tributo ingombrante a Borges, Fellini e Arrabal, spericolata allegoria indicibile ed impenetrabile.

Il "J'irai comme un cheval fou" orientale, ancora più mistico, etereo e fantasioso, quasi mi vergogno a non aver mai sentito parlare di questo geniale drammaturgo/poeta/regista del sol levante.
Davvero uno dei film più immensi della storia.

1 risposta al commento
Ultima risposta 27/04/2011 14.47.13
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benzo24  @  29/09/2009 12:36:56
   10 / 10
capolavoro visionario del grande maestro terayama.

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