polytechnique regia di Denis Villeneuve Canada 2009
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polytechnique (2009)

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locandina del film POLYTECHNIQUE

Titolo Originale: POLYTECHNIQUE

RegiaDenis Villeneuve

InterpretiMaxim Gaudette, Sébastien Huberdeau, Karine Vanasse, Nathalie Girard, Marina Eva, Jonathan Dubsky, Johanne-Marie Tremblay, Evelyne Brochu, Pierre-Yves Cardinal

Durata: h 1.17
NazionalitàCanada 2009
Generedrammatico
Al cinema nel Giugno 2009

•  Altri film di Denis Villeneuve

Trama del film Polytechnique

Ricostruzione del terribile massacro di Montreal del 1989 in cui numerose studentesse di ingegneria furono barbaramente uccise da un pazzo misogino.

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Voto Visitatori:   7,60 / 10 (29 voti)7,60Grafico
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Voti e commenti su Polytechnique, 29 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

Jumpy  @  24/06/2020 17:47:22
   7½ / 10
Non lo conoscevo, visto per caso e mi ha colpito, racconta la storia del massacro con lucido e freddo distacco, un taglio quasi da documentario ed una fotografia straordinaria in BN. Aiutato dal fatto che non è lungo, incolla alla poltrona dall'inizio alla fine.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR 1819  @  11/11/2018 16:53:48
   7½ / 10
Denis Villeneuve non tradisce mai. Esordio fulminante in bianco e nero, da non perdere.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR rain  @  26/04/2018 20:43:02
   8 / 10
Un dramma raccontato in maniera distaccata, con un taglio autoriale, senza desiderio di spettacolarizzazione ma solo freddo realismo, come è giusto che sia.
Un Villeneuve agli inizi ci dimostra che è possibile fare grandi film su tragici eventi anche senza sensazionalismi o spudorata messa in scena del dolore.

Spera  @  21/11/2017 09:09:19
   6½ / 10
Sinceramente, il film che finora ho apprezzato di più del regista.
Ricostruzione fredda e spietata del massacro di Montreal dell' 89 dove alcune studentesse persero la vita in una scuola dove un ragazzino pazzo e misogeno compie l'ennesima strage.
Ottima regia con splendidi "long take" ma ho preferito di gran lunga l'"Elephant" di Van Sant che ho trovato stilisticamente superiore; il set up qui è troppo breve per alimentare e reggere la tensione delle scene violente; ogni singola inquadratura del film di Van Sant trasmetteva solitudine, lontananza dalla società, emarginazione.
Ricordo studiammo quel film a scuola con un bravissimo professore che si soffermò su moltissime inquadrature: impressionanti quelle nei lunghi corridoi in lontananza da dietro che enfatizzavano la posizione disperata e solitaria dei killer.
Tornando a noi, questo è un buon film anche se mi sapeva un pò' di già visto (impossibile non pensare a "Elephant", ma anche al "Rampage" di Boll in alcuni frangenti); il mio interesse per questo regista cresce andando a ritroso nella sua filmografia.
Ora mi mancano "Sicario" ed "Enemy".

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Ultima risposta 21/11/2017 10.03.05
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KitaVerde  @  10/11/2017 12:09:00
   8 / 10
Misurato,freddo e realistico.
Polytechnique è un film altamente intenso nella sua breve durata.Riesce a trasmettere emozioni contrastanti in ogni sua inquadratura,dove sperimentazione e "documentario" si fondono ottimamente.
Tecnicamente inappuntabile.
Ottimo.

Crabbe  @  02/11/2017 11:04:02
   6 / 10
Ricostruzione ordinaria dei tragici eventi di Montreal del 1989.

Senza infamia nè lode.

GianniArshavin  @  28/10/2017 22:12:03
   8 / 10
Polytechnique è il terzo film di Denis Villenueve, uscito nel 2009 e basato su una storia vera, ossia il massacro del politecnico Ecole di Montereal in cui persero la vita ben 14 studentesse, freddate a colpi di fucile dal sociopatico Marc Lépine.
Con quest'opera il regista canadese dimostra, ancora prima del successo mondiale, tutto il suo fulgido talento registico, riuscendo a fotografare al meglio una profonda ferita ancora aperta per tutti i canadesi.
Il film è girato tutto in un b/n perfetto per una vicenda cosi dolorosa, una scelta cromatica calzate che evidenzia il clima di sofferenza che permea non solo i fatti in sé ma anche l'animo dei personaggi. Registicamente Polytechnique è maestoso, Villenueve gira in modo incredibile e forse riesce a superare anche alcune sue opere successive. A tal proposito sono da segnalare almeno 4-5 sequenze davvero potentissime ed emozionanti.

Il film mostra, senza sensazionalismi e spettacolarità alcuna, le gesta del folle killer viste dagli occhi dei due protagonisti; come detto il regista evita sia di enfatizzare le azioni assassine di Lépine ma anche di approfondire la sua psicologia, escludendo il monologo iniziale estratto dal contenuto delle lettere lasciate dal 25enne prima del suicidio. Quello che interessa al cineasta non è tanto capire il perché di un gesto cosi folle e insensato, quanto sottolineare gli effetti di un'esperienza cosi lacerante su chi l'ha vissuta, mostrando il modo in cui Valérie e Jean-Francois (i due giovani protagonisti) affrontano la tremenda esperienza. Particolarmente riuscito il personaggio del ragazzo, che a differenza dell'amica verrà risucchiato dai sensi di colpa e dall'agonia nati il giorno del massacro.
Altro aspetto lodevole del titolo è la sua clima freddo e distaccato, che tuttavia riesce ugualmente a trasmettere un senso di delicata umanità tramite piccoli tocchi di sapiente classe narrativa.

In sintesi Polytechnique è un film straordinario, uno dei migliori sul tema. Molto più intimista e autoriale del precedente Elephant (2003) di Gus Van Sant, quest'opera intensa e a tratti straziante tratta una storia cosi dolorosa con rispetto, riuscendo ad emozionare in numerosi frangenti.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento emans  @  18/10/2017 13:06:35
   7½ / 10
Sei anni dopo "Elephant" ecco un altra visione molto autoriale su una delle tante tragedie scolastiche avvenute in questo secolo.
Malgrado il film tratti lo stesso tema di quello di Van Sant è molto diverso. Non manca nemmeno qui una certa autorialita' della regia che ne diversifica il risultato finale.
La scelta del bianco e nero, cosi come le risprese distorte all'interno dell'universita', la scelta delle musiche e la voce fuori campo del killer.
Pazzesco il suo discorso iniziale con cui si presenta che non è altro che il vero messaggio lasciato dal killer prima di commettere la strage.
Non c'è sentimentalismo, per fortuna, ma anzi ne viene fuori una generazione di ragazzi sopravvissuti ma morti dentro che non possono far altro che morire in altro modo.
Spietato, frustrante, strepitoso... Ovviamente da noi è passato in sordina e ripreso solo dopo aver conosciuto il talento di Villeneuve in altri film.

EddieVedder70  @  15/10/2017 12:55:48
   7½ / 10
continua il viaggio nella filmografia di Villeneuve e forse questo era l'ultimo tassello importante che mi mancava. Docudrama della durata ridottissima (poco più di un'ora) ma estremamente efficace ed originale nella messa in scena. Il tema mi interessa molto e fin dall'incipit iniziale si spezza la routine con un sequenza fredda, secca, che con uno sparo nel silenzio rompe l'attesa. Non c'è retorica, non c'è nulla di più di quello che accade. Villeneuve ci introduce nel dramma coadiuvato da un bianco e nero che esalta i fatti, stempera l'effetto splatter e valorizza scene immortali (il sangue di carnefice e odiata vittima che si cercano e si mescolano inesorabilmente sul pavimento). Valida anche la narrazione, attraverso gli occhi di 3 interpreti efficaci, si percorrono i fatti andando avanti e indietro senza mai ridurre il pathos.
Nel suo genere decisamente un'opera originale e ben realizzata

Elfo Scuro  @  11/10/2017 16:02:16
   8 / 10
Molto diverso da quello di Gus Van Sant, nonostante il tema trattato sia quello.

Villeneuve, talento cristallino, collaborando alla sceneggiatura con Jacques Davidts e Leca mette in atto una messa in scena che evita di scomodare troppi esercizi di stile alla telecamera ed in particolare scegliendo di non dare la motivazione del killer efferato se non fosse altro che per la lettera iniziale. La regia è curatissima, riprendere il quadro di Guernica fatto da Picasso è una scelta che non stona visto l'evolversi degli eventi come del resto citare a livello narrativo il fenomeno riguardante l'entropia. Oltretutto la poca durata e il bianco e nero offrono qualcosa che non si poteva immaginare a livello concettuale, visto che intensificano il significato dell'opera e la violenza non viene edulcorata o nascosta. Menzione per la dicotomia avvenuta nei protagonisti che in tutti e due i casi mostra cosa può accadere alla mente umana dopo esser sopravvissuta a fatti del genere. Da citare l'incipit iniziale, il bellissimo monologo frontale e la plongée sul corpo esamine del killer dove il suo sangue si mischia a quello del tanto odiato genere femminile (scelta motlo artistica devo dire).

Attori degni del ruolo che devono interpretare senza eccedere ma supportando il peso divistico narrativo.

JOKER1926  @  10/10/2017 21:59:16
   6½ / 10
La forza del Cinema è legata alla possibilità di raccontare qualsiasi cosa, dalle cose più semplici a quelle meno addomesticabili.

"Polytechnique" del 2009 è un film che ha bisogno di poche presentazioni, leggendo il plot si carpisce, all'istante, la sua portata maledettamente drammatica. Il film di Denis Villeneuve è l'amarissimo ritratto di un massacro avvenuto in Canada qualche decennio fa, morirono un alto numero di studentesse.
La durata circoscritta del prodotto non è casuale, l'immagine non vive nel circuito cronologico (il Kronos) , non ha bisogno di lungaggini. Il tutto ha bisogno della sola grigia e terminale rappresentazione; "Polytechnique" poteva terminare pure dopo venti minuti, poco importa. Il messaggio , o meglio la rappresentazione, passa agli occhi dello spettatore velocemente e permane dentro.
La fotografia in B/N è un'altra ottima trovata da parte della regia; le situazioni sono ancora più nette e sentite.

La visione di questo progetto cinematografico è destinata ad un pubblico maturo, ossia a quello spettatore predisposto alla cupezza dell'animo; non ci si imbatte per caso in film del genere. Traspare con "Polytechnique" un'amarezza di fondo, non solo l'atrocità corporale e scenica, ma la tristezza interiore. La miseria e la pazzia umana. Forse sono questi i due punti che la regia vuol far comparire in modo particolare, la miseria e la follia di uno psicopatico .

Oltre i grandi tecnicismi , bravo il regista, resta una storia ghiacciata e a circuito quasi chiuso. Nella forma Denis Villeneuve , invece, dimostra eleganza e scarsa retorica.

JOKER1926

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento tylerdurden73  @  02/10/2017 09:54:14
   8 / 10
Tre personaggi per altrettanti sguardi nei quali si riflette il massacro del Politecnico di Montreal datato 6 Dicembre 1989, giornata funesta per il Canada durante la quale vennero assassinate quattordici studentesse.
A Dennis Villeneuve non importa indagare le cause che portarono il giovane sociopatico Marc Lépine a compiere l'insano gesto, il regista giustifica la mattanza con un folle antifemminismo di fondo ma si limita ad un'analisi soggettiva e dissennata ricavata dalle lettere d'addio dell'omicida. Con poche informazioni e gran senso della misura vengono tratteggiate le figure principali, aderendo ad un forte realismo in cui la violenza lascia basiti, esposta senza filtri ma senza inutili spettacolarizzazioni.
Da antologia l'incipit: pugno nello stomaco non indifferente in cui paura, angoscia e soprattutto incredulità si sostituiscono all'ordinario tran-tran di una mattinata in ateneo.
Una storia di inaudita ferocia raccontata nel miglior modo possibile; colpiscono l'utilizzo dei piani temporali e la ripresa della stessa scena da diversi punti d'osservazione con relative reazioni a formare preziose diramazioni narrative. Riuscitissimo il personaggio di Jean-François (che francamente non so se esistito veramente o semplice esigenza di script).
Per essere agli inizi della carriera Villeneuve mostra già una cifra stilistica molto interessante, regia e montaggio sono di pregiato livello, mentre la scelta del bianco e nero permette di restituire con realismo la ferocia degli omicidi senza sbandare nel mero shock visivo.

Invia una mail all'autore del commento Andre82  @  13/09/2017 19:36:55
   6 / 10
Il dramma di quanto raccontato lo si percepisce eccome, peccato che manchi un collante alla vicenda che lo faccia apprezzare anche dal punto di vista cinematrografico oltre che documentaristico.

Lucignolo90  @  06/03/2017 05:29:30
   7½ / 10
Mano sapiente di Villeneuve che dimostra già di saperci farr. Non spreca un minuto, non butta un'inquadratura. Geometrico, preciso e sapiente nel raccontare un fatto di cronaca tanto grave, senza scadere nel retorico. Glaciale.

VincVega  @  20/02/2017 12:12:53
   7 / 10
Assolutamente da vedere questo terzo lungometraggio di Denis Villeneuve, anche se per la durata esigua di un'ora e dieci minuti, è più un mediometraggio. Chi ha visto "Elephant" di Gus Van Sant, forse noterà qualche deja-vù di sceneggiatura x via dello stesso tema trattato (lo so, sono due film tratti da differenti storie vere, però non c'è la novità che c'è stata nel film del 2003), però Villeneuve ha uno stile tutto suo. C'è una tensione palpabile dal momento dell'entrata all'università del killer, spinto da una motivazione assurda e la sua conseguente ricerca dei personaggi femminili all'interno del politecnico è spietata.
Le immagini sovrastano i pochi dialoghi, con la scelta azzeccata del bianco e nero a rendere ancor più potente e straziante il tutto. "Polytechnique" è un altro tassello che conferma la bravura di questo regista.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Zazzauser  @  02/02/2017 00:08:04
   8 / 10
6 dicembre 1989: Marc Lépine entra all'interno dell'École Polytechnique di Montreal e uccide a colpi di fucile 14 studentesse, prima di togliersi la vita. E' il peggior school shooting della storia del Canada.
Di fronte a tragedie simili, ad atti cosí brutali e insensati - dai quali purtroppo né America né Europa possono dichiararsi salvi - il Cinema capisce che non può, e neanche deve, trovare una spiegazione razionale. Villeneuve si limita a citare il delirante "testamento" di Lépine sull'odio per il femminismo, ma da regista intelligente capisce l'insensatezza di andare a scavare nel passato (seppure difficile) dell'assassino come alla ricerca di un "significato" che non ci sará mai. Non c'era per gli assassini di Columbine (lo ha forse cercato Gus Van Sant?), non c'era per l'assassino del Virginia Tech, non c'era per la tragedia di Red Lake, fra le tante.
Polytechnique e' un docudrama girato da Dio, asciutto, crudo e realista, forse il miglior omaggio alla memoria delle vittime. Che nel caso del massacro al Ecole Polytechnique non sono solo quelle che morirono quel giorno, ma soprattutto quelle che se ne portarono dietro le ferite.

Thorondir  @  22/08/2016 23:31:24
   9 / 10
Capolavoro. Villenueve scavalca tempi e spazi e dirige con maestria geometrica ed "europea" un giorno di ordinaria follia. Un minimalismo straniante, che fa male e che non usa filtri per attenuare la visione allo spettatore. Il bianco e nero lacera ancora di più, così come tante inquadrature di Villeneuve che trasudano poesia estetica. 75 minuti di cinema, roba veramente rara di questi tempi.

TheLegend  @  09/03/2016 20:06:52
   6½ / 10
Non pienamente riuscito a mio avviso ma comunque in grado di raccontare con lucida durezza questo drammatico evento.

7219415  @  09/11/2015 00:51:04
   7 / 10
Duro e crudo reportage su un tipo a cui nessuna l'ha mai data ed è impazzito...

1 risposta al commento
Ultima risposta 11/12/2015 20.53.25
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william sczrbia  @  11/01/2015 10:45:29
   7½ / 10
Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  07/06/2014 00:23:44
   8 / 10
Il contesto può certamente ricordare Elephant di Van Sant ma Villeneuve opera delle scelte differenti. Non c'è il pedinamento ossessivo verso i tre personaggi, non c'è un approfondito scavo psicologico proprio per accentuare l'estrema ineluttibilià di un atto pieno d'odio in una normale giornata universitaria. Il massacro del politecnico di Montreal è un viaggio dentro il maelstrom della precedente pellicola del regista canadese. Assassino e vittime vengono risucchiati, ma vittime stesse sono i sopravissuti costretti a loro volta a convivere con la paura e i sensi di colpa proprio per essere scampati al massacro. Risucchiati a loro volta (Jean Francois) oppure riuscendo a riemergere a nuova vita (Valerie). Molto bella la regia di villeneuve, attento a non cadere in eccessi spettacolari e mantenendo quel giusto tono distaccato che accentua un senso di frustrazione verso una tragedia cui possiamo assistere impotenti.

3 risposte al commento
Ultima risposta 08/06/2014 19.30.36
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Oskarsson88  @  13/04/2014 13:39:19
   8 / 10
Bellissimo e naturalmente tristissimo narrante la tragica strage avvenuta a Montreal 25 anni fa. Azzeccato il bianco e nero che rende cupo l'ambiente, e giusta la scelta della breve durata. Da stare male, molto crudo, ma ottimamente girato.

Invia una mail all'autore del commento NotoriousNiki  @  15/02/2014 13:29:08
   8 / 10
Un ritratto di cronaca nera che Villenueve pur non trascurando il piano formale, esteticamente azzecca un b/n di rara e realistica intensità, non intende esibire una spigolosa denuncia sul filone di 'Elephant' 'Bowling a Columbine' ma si concentra sul lato umano, il climax si fa largo attraverso una triplice prospettiva, quella del killer, di un ragazzo e di una ragazza, 3 modi di vedere il mondo e in quel preciso evento la presa di coscienza di ciò che sta avvenendo, non c'è mai l'inquadratura pulita sugli assassini rispettando la fedeltà della messinscena rivolta al post tragedia, il post è capacità di risollevarsi, di conviverne ma continuare instancabilmente a vedere il mondo per il meglio che quest'ultimo è in grado di offrire, anzi prova anche a comprenderlo (fil rouge che lo lega alla successiva opera 'La Donna che Canta'), terminando con quel lapidario aforisma a cui giunge empiricamente sulla propria pelle "Se avrò un bambino gli insegnerò ad amare.Se avrò una bambina le dirò che il mondo è suo".

Ciaby  @  04/06/2013 14:06:48
   6½ / 10
Molto meno riuscito di "Elephant", ma 1000 volte più violento e spiazzante. Gelido nei movimenti quanto brutale nelle rappresentazioni delle morti, annichilisce lasciando inebetiti.

Il tema, legato al sessismo, è ancora più pesante del corrispettivo di Gus Van Sant, appesantito ulteriormente da un malinconico bianco e nero, ma la narrazione sfilacciata non convince e pur nella plumbea violenza di cui il film si immerge, non riesce a graffiare.
Buono, ma riuscito a metà.

bulldog  @  09/08/2012 12:43:21
   7 / 10
Buon film a stampo documentaristico, impeccabile a livello registico.
I meriti si fermano qui, il resto è ordinarietà con velati strascichi moraleggianti.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR pier91  @  28/10/2011 15:34:19
   9 / 10
Spoiler presenti

"Se avrò un maschietto gli insegnerò ad amare. Se sarà una femminuccia le dirò che il mondo le appartiene. " Una chiusa forte, una presa di posizione netta. Anche una lucida intuizione: uomini e donne hanno bisogno di un'educazione sentimentale. Se il bambino deve poter amare, la bambina deve poter pretendere d'essere amata. Si sta parlando di Amore nell' accezione meno inflazionata: corrispondenza di comprensione, tolleranza, partecipazione. E' un sentimento che la maternità, anche solo potenziale, accende per natura. In questo senso il mondo appartiene alle donne. Ed è la ragione per cui la protagonista femminile del film, rimasta incinta, sopravvive alla tragedia. Pur essendone intimamente demolita, incasella una simile forma d'odio come qualcosa altra da sé, tale che non la intaccherà mai del tutto. Si tratta di una convinzione più che di una certezza, ma è solida abbastanza da reggere un'intera esistenza. Il protagonista maschile invece è devastato da un senso di responsabilità apparentemente irrazionale. Non tollera la testimonianza d'un gesto di disprezzo così feroce, poiché quel disprezzo è ai suoi occhi un male tentacolare dal quale egli stesso può essere inquinato. E' sopraffatto dallo scandalo, ovvero dalla sorpresa di una verità ripugnante.

Il massacro di Montreal è chiaramente solo un'occasione, un punto da cui tracciare molteplici segni. Villeneuve tratteggia un quadro umano non privo di contraddizioni, credibile più che realistico, in ogni caso disturbante. "Polytechnique" rimane inciso a lungo nello stomaco.

DarkRareMirko  @  23/09/2011 23:04:34
   9 / 10
Eccezionale film canadese sul cosiddetto Montreal massacre del 1989, una tra le quattro grandi tragedie scolastiche della storia (un'altra è la Columbine, un'altra è quella recente fatat da un ragazzo asiatico, l'ultima non la ricordo).

Più diretto ed immediato di Elephant, ma ad esso comunque molto simile (vuoi per il tema, vuoi per la narrazione che a volte varia a seconda del personaggio preso in considerazione) è fotografato e diretto divinamente e, nei suoi 77 minuti, vola via talmente veloce che sembra ne sian passati solo 20 (anche grazie ad un montaggio perfetto).

Bravissimi tutti gli attori (il maniaco tra l'altro sembra il Topher Grace di That 70's show), bello il finale **spoiler**

Bello la sequenza che cita pressocchè totalmente la lettera testamentaria del suicida assassino (disponibile su wikipedia per esempio).

Poetico, schietto, non edulcolorato, può creare molte discussioni anche perchè il motivo principale che sta alla base della strage è ricollegabile alla misoginia.

Almeno riferendomi al mio passato, non posso non ammette che le donne, soprattutto in ambiente soclastico (ambiente chiuso, opprimente, dove tutti stanno assieme ma dove tutti al contempo sono soli, ritratto ababstanza ben riuscito nel film) sanno essere davvero crudeli, ingiuste, indifferenti.

Da qui ad ammazzarne 14 giovani esemplari ce ne passa, ma la riflessione di fondo, spero, rimane.

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2 risposte al commento
Ultima risposta 24/09/2011 00.03.59
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gianfry  @  02/04/2011 10:26:34
   9 / 10
Ieri sera, guardando l'ultima puntata di "Grey's Anatomy 6", mi è subito tornato in mente questo stupendo film di Villeneuve, che ripercorre i drammatici istanti del massacro di Montreal, dove un ragazzo sicuramente misogino decide di entrare all'università armato di fucile e sterminare il più alto numero di ragazze possibili, con un atteggiamento terribilmente impassibile e freddo. Freddo come l'azzeccatissima idea da parte del regista di girare il tutto in uno splendido bianco e nero che rende il film di un realismo disturbante e con un montaggio alternato che riprende tutti i punti di vista dei protagonisti. Diretto come una saetta (grazie anche alla breve durata, 77 minuti) un vero pugno allo stomaco da non lasciare indifferenti! Concordo con il commento sotto riguardo al precedente "Elephant", il film di Gus Van Sant non regge il confronto:
"Elephant" è polvere paragonato a "Polytechnique", senza ombra di dubbio!

Crimson  @  03/08/2009 15:17:49
   8½ / 10
Il film è la risposta a quel che ho cercato al posto del presuntuoso esercizio di stile quale è 'Elephant': l'introspezione, la reazione concreta ad un evento così sconvolgente.
In parte il riferimento al film di Van Sant c'è, ma quel che emerge in tutta la sua franchezza è una legittimità rivendicata a denti stretti da parte di una protagonista ferita nel corpo e nell'anima dal massacro avvenuto in un'università canadese nel 1989 ad opera di un folle, mosso dall'odio per il femminismo.
Privo di pretenziose metafore, inutili fronzoli e riprese in mdp a schiene e nuche di persone in movimento, il film si avvale di un b/n gelido e appropriato, di una regia ottima e uno script convincente, che scava dietro alla narrazione documentaristica della tragedia. La narrazione è a incastro ma non abusa di flashback e risulta sempre essenziale. Inoltre la tensione è palpabile costantemente. Sono numerose le sequenze degne di nota: dalla visita alla madre da parte del protagonista maschile alla lettera scritta dalla protagonista nel finale. Nessuna morale e nessun fine artificioso: questo film esprime forti emozioni e stabilisce un contatto con lo spettatore deciso, diretto e schietto.
Bellissimo.

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