viridiana regia di Luis Buñuel Messico, Spagna 1961
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viridiana (1961)

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locandina del film VIRIDIANA

Titolo Originale: VIRIDIANA

RegiaLuis Buñuel

InterpretiFrancisco Rabal, Silvia Pinal, Victoria Zinny, Teresa Rabal, Fernando Rey, Margarita Lozano

Durata: h 1.31
NazionalitàMessico, Spagna 1961
Generedrammatico
Al cinema nel Settembre 1961

•  Altri film di Luis Buñuel

Trama del film Viridiana

Bella orfana, decisa a farsi suora, è ospitata in casa di un ricco zio che, dopo aver cercato di usarle violenza, s'impicca. Erede del suo castello, si dedica a opere di carità cristiana, ma è derisa dai suoi beneficiati.

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Voto Visitatori:   8,62 / 10 (34 voti)8,62Grafico
Voto Recensore:   9,00 / 10  9,00
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Voti e commenti su Viridiana, 34 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

david briar  @  30/01/2016 13:57:16
   10 / 10
Altro film analizzato fino all'eccesso, ho persino studiato una monografia di Biosca interamente dedicata a "Viridiana". Ogni inquadratura è al posto giusto, i movimenti di macchina sono funzionali. 372 inquadrature perfettamente studiate per rappresentare il percorso di una ragazza costretta dal mondo reale a conoscersi, e a diventare donna. Silvia Pinal è bellissima e bravissima(4 anni dopo, secondo l'atteggiamento antifrastico del regista, sarà il diavolo in "Simon del deserto),fra i mendicanti(furono vestiti con abiti di veri mendicanti che abitavano sotto un fiume) si ricorda Luis Heredia, con cui Bunuel aveva già collaborato in Don Quintin el amargao(1935).
Intertesti religiosi provocatori, corde che assumono significati diversi a seconda dell'affettività con cui vengono caricate, oggetti comuni inquadrati come college surrealisti, citazioni pittoriche provocatori, incarnazioni fantasmagoriche: Viridiana è tutto questo e molto altro.
Pur non essendo uno dei registi più citati nel cinema, dal surrealismo(a cui è sempre stato fedele come linea morale) al periodo messicano, passando per Viridiana, fino ad arrivare all'ultimo acclamato periodo europeo in cui vinse anche un Oscar, sono sicuro che Bunuel sia uno dei registi più influenti. Le sequenze che riguardano l'attività onirica non possono prescindere da lui, così come certi film sottilmente provocatori europei(Ida e La vita di Adele, per citare esempi recenti). Ma anche tre sconosciuti come David Lynch, Roman Polanski e Marco Ferreri non possono prescindere da lui..

JOKER1926  @  28/01/2016 16:38:05
   7½ / 10
Cristallizzato in un universo lontano dalle prassi del Cinema usuale e di oggi, Luis Bunuel, è stato un artista isolato dalle convenzioni, è stato croce e delizia.
Avvertiamo, contemporaneamente, il Cinema di Bunuel, come processo artistico leggermente sopravvalutato. Ovviamente la regia, oltre qualche pellicola di dubbia consistenza, ha prodotto tanti buoni film, alcuni veramente importanti, specie "I figli della violenza", e "Viridiana".
Su questo ultimo film del 1961 ci sentiamo di dire che è, nettamente, fra i migliori film di Bunuel.
Con Luis Bunuel le tematiche cinematografiche sono quasi sempre incentrate su argomenti che riguardano la chiesa e la borghesia; cioè il regista va ad attaccare i regimi potenti. Il simbolo è il mezzo utile per illustrare e dunque criticare la cosa. Qualcuno potrebbe definire Bunuel un po' monotematico.

"Viridiana" è figlio quindi di questo banchetto ideologico e critico ma riesce ad offrire allo spettatore il meglio.
Il film poggia le basi su un plot non banale ove il surrealismo e l'improbabile, prassi standard della regia, sembrerebbero esser messi da parte. "Viridiana" non deluderà le aspettative andando a sprigionare la propria sostanza nel nome di una storia vibrante e non statica ove i personaggi cambiano e soprattutto cambiano le personalità. Ecco questo film può esser letto, in chiave artistica, come una sorta di grande e indegno metamorfosi ove il potere in primis devia le menti e i cuori.

Volendo parafrasare nei meandri questo film del 1961 possiamo dire che "Viridiana" è una funesta rappresentazione di un mondo in degrado, non esiste il buono, ma solo personaggi che a seconda dei contesti evolvono, quasi sempre regredendo.
La pellicola diventa un valzer di sublime baldoria e senza pietà la protagonista, Viridiana, sarà risucchiata nello scandaloso gioco delle parti.
Di livello altissimo poi un finale che attraverso una semplice immagine apre scenari clamorosi, qui risiede la forza del Cinema. Nella fattispecie Bunuel è eccellente.

Quanto al versante tecnico con "Viridiana" funziona tutto, le inquadrature sono ineccepibili ed alcune meravigliose (la sequenza con gli occhi della bambina che osserva i grandi avvelenare Viridiana è Cinema puro); funziona il corpus attoriale con Silvia Pinal in uno stato celestiale; l'attrice dona al suo personaggio un alone di totale sacralità.
Fra i film di Bunuel questo si colloca fra i primissimi posti, senza ombra di dubbio.

Invia una mail all'autore del commento Suskis  @  20/02/2014 09:35:38
   8 / 10
Una discesa nell'autodistruzione di un mondo intero, con particolare foga anticlericale. Si parte in un'atmosfera di alta spiritualità e, piano piano, tutti i personaggi falliscono i loro ideali, vittime del proprio egoismo e della propria meschinità. I pochi atti di bontà vengono fatti verso gli animali, mentre verso gli uomini c'è soltanto il dovere, le convenzioni (la fede) o la voglia di usare gli altri per soddisfare i propri desideri.

7219415  @  21/12/2013 22:06:51
   7½ / 10
Non tra i miei buenel preferiti

Invia una mail all'autore del commento nocturnokarma  @  18/01/2013 13:03:39
   9½ / 10
Uno dei capolavori di Bunuel.

Proseguendo il racconto di una iniziazione a Cristo (come in Nazarin) che la contemporaneità, le pulsioni sessuali, e i limiti stessi del proprio credo fanno a brandelli. Con pochi ma efficaci simbolismi, unendo (con grande coraggio) sia la critica clericale che quella borghese, dove anche i poveri (proletari) hanno le loro colpe gravi, Bunuel ci regala un'opera potentissima, con un crescendo drammatico da manuale e in finale insopportabile per intelligenza, coerenza e pessimismo di fondo. L'ultima scena infatti, nella sua semplicità, è una delle più grandi chiusure a del cinema tutto.

Ad ognuno le proprie interpretazioni e valutazioni.

DarkRareMirko  @  08/09/2012 23:45:31
   9 / 10
Altro filmone del maestro Bunuel, dotato di regia impeccabile e splendida fotografia.

Qui, cosa più unica che rara, non si criticano solo i cattvi e i borghesi, ma pure i buoni e i poveri!

E pure la religione cristiana si prende i suoi schiaffi morali.

Famosa la parodia de L'ultima cena (citata pure in corsi universitari), pessimismo a go go, finale demoralizzante, attori sublimi.

Dopo più di 50 anni, una di quelle poche pellicole che mantiene intatta la sua forza critica/eversiva.

vieste84  @  17/01/2012 23:11:25
   8 / 10
Ottimo film, perfetta la protagonista pure nel finale dove non dice una parola per la insicurezza dovuta al suo processo di trasformazione

3 risposte al commento
Ultima risposta 12/02/2012 14.23.40
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pinhead88  @  05/03/2010 22:02:45
   9 / 10
A mio modo di intendere un film che seppur nella sua semplicità cela un oscuro velo anticlericale o peggio anticristiano.una donna che cerca di prendersi cura di alcuni miserabili,ma verrà ricambiata solo con derisioni e poco rispetto.più che di Bunuel,di cui ha veramente poco,di primo impatto potrebbe sembrare una pellicola di Bergman,o addirittura Dreyer,per le sue tematiche liturgiche a lui più care,ma verso la fine quest'impressione tende a sminuire.molto significativa la cena dei miserabili che incarna perfettamente "L'ultima cena" di Leonardo,ma in un riquadro più rozzo e infernale,proponendo un cieco al posto di Gesù.questo è senza dubbio il Bunuel più semplice e privo di surrealismi,ma pur sempre di grande impatto.

Xavier666  @  23/02/2010 14:16:54
   9 / 10
A proposito di questo film Deleuze scrisse "... non sono soltanto i poveri e i ricchi che partecipano alla stessa opera i degradazione, sono anche gli uomini di bene e i santi..."
Film carico di simbolismi cristiani volti alla rappresentazione della decadenza della società di fronte alle pulsioni di amore (sesso) e di morte, come magistralmente mostrato con "La Impura" e in modo geniale con il capolavoro "L'angelo sterminatore" in questo film si esalta la figura dello zio, simbolo di un presente morente, immerso nella sua follia e nelle sue voglie feticce che provocano la crisi e il cambiamento della protagonista, la bellissima Silvia Pinal, tanto pia e martire quanto sensuale (la scena in cui si intravedono i prorompenti seni quando lo zio è lì lì per spogliarla è molto e volutamente disturbante in questo senso). In seguito il cugino Jaime, altra figura imponente , i reietti della società (la scena della cena con annessa foto ricordo ultima cena è di una bellezza estrema con blasfemia annessa) e infine e soprattutto Ramona, fedele serva dello zio, fedele serva e amante del figlio, un topo impaurito su cui il gatto si avventa con avidità ben consapevole che per quel verso avrà sempre la pancia piena.
Non ai livelli dell'angelo sterminatore ma sempre uno dei capolavori del maestro.


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RedPill  @  09/01/2010 18:37:08
   6½ / 10
Parabola discendente per una giovane monaca in attesa di vestizione; il suo sarà un ritorno all'immoralità insita nella natura dell'uomo, dalla quale non ne uscirà di certo inviolata.La protagonista, inizialmente inconsapevole di ciò che le sarebbe capitato, verrà presto travolta e inghiottita da quel marciume che alberga senza alcun pudore al di fuori della sua piccola "isola felice", non del tutto estranea anch'essa, comunque, al valore di certi beni tutt'altro che spirituali.Bunuel traccia un percorso ricco di simbologie, con importanti riferimenti dal contenuto erotico, che utilizzerà per dissacrare il passaggio della bella Viridiana attraverso un mondo popolato da anime avare e corrotte, disposte a qualsiasi cosa pur di trarre un vantaggio dalle proprie azioni; un mondo in cui, anche l'umiltà di quelle persone poste su uno dei gradini più bassi della "scala" può rapidamente trasformarsi in superbia, manifestandosi in tutta la sua prepotenza e intolleranza, se, alla presenza di taluno ancor più sfortunato.Il regista "smonta" il Modello, utilizza come soggetto una di quelle figure considerate dalla società un esempio di rettitudine, un'icona del "bene da ufficio" (fatta di preghiere e belle parole), trascinandola al di fuori dell'ordine religioso cui era inizialmente devota, per condurla sino ai vizi della società moderna.Indubbiamente, al di là del messaggio, nemmeno troppo originale, è la fotografia che metaforizza con la solita genialità il contenuto delle immagini, ed è proprio grazie a quella, che il film riesce mantenersi su livelli tutto sommato buoni.

Gruppo COLLABORATORI Compagneros  @  30/10/2009 16:30:09
   8½ / 10
Buon film di Buñuel.
Pellicola che si apre a più interpretazioni in cui i personaggi sono tutti accuratamente disegnati.
Molto meno surrealista di altri lavori. Bellissima la sequenza della cena dei barboni con lampante riferimento all'affresco di Leonardo.
Pellicola intrisa di religiosità che fu fortemente accusata di blasfemia.
A distanza di molti anni resta un prodotto molto gradevole.

Dr.Orgasmatron  @  10/10/2009 14:10:53
   8½ / 10
Amo Bunuel. Qua ci ho rivisto in molte scene, soprattutto durante la cena, "L'angelo sterminatore". Una delle sue pellicole meno "surrealiste", con una splendida Silvia Pinal. Bunuel ha fatto di meglio

paride_86  @  23/09/2009 03:58:41
   7½ / 10
Impregnato di una morale anticristiana, "Viridiana" è la storia di un'anima pura e innocente che vede naufragare tutti i valori in cui credeva.
Si tratta di un melodramma asciutto e intenso, capace di turbare e di sconvolgere alla pari di come commuove.
Tuttavia, tra i film di Bunuel, non è quello che mi è piaciuto di più.

Drugo.91  @  19/09/2009 20:03:08
   7 / 10
non uno dei massimi raggiunti da Bunuel, ma comunque una pellicola degna del suo nome, meno onirico delle sue opere celebri, pieno di figure blasfeme, come il crocifisso col pugnale, o la parodia dell' ultima cena con i barboni, il tutto in puro stile Bunuel

Gruppo COLLABORATORI ULTRAVIOLENCE78  @  30/08/2009 21:47:48
   8 / 10
Dopo “Nazarin”, Luis Bunuel prosegue nel suo proponimento di contestualizzare figure cristologiche all’interno della società contemporanea. Viridiana è il corrispettivo femminile di Nazarin: una Grace “dogvilleana” “ante litteram” alle prese con le degenerazioni della natura umana, del tutto refrattaria al modello di purezza caritatevole e misericordiosa che ella vorrebbe infondere. Ai suoi atti di bontà non corrisponderanno altri della stesso segno, ma soltanto violenze, soprusi e prevaricazioni (quasi “bukowskiana” –cfr. “La vendetta dei dannati”- la scena in cui i mendicanti prendono il sopravvento, banchettando, gozzovigliando e devastando la sala da pranzo); l’altruismo non paga e produce effetti perniciosi e diametralmente opposti a quelli desiderati, se non è accompagnato dal rigore, dalla severità e, soprattutto, dall’elemento della punizione. Lo capiranno sia Grace sia Viridiana: con la differenza che la prima diverrà la diretta artefice della rappresaglia, mentre l’altra s’adeguerà al nuovo “modus operandi”, lasciando agire il cugino Jorge.
Come in “Nazarin”, anche in “Viridiana” si assiste alla rappresentazione di un nuovo messaggio cristiano, mondato da regole e restrizioni di natura confessionale, e consacrato ad una più aperta e moderna visione del mondo. In questo senso emblematici gli atti caritatevoli del borghese Jorge (come quello volto a riscattare un cagnolino bistrattato da un padrone rozzo e volgare e, in particolare, quello diretto a salvare Viridiana): un uomo sì caratterizzato da debolezze e difetti, ma allo stesso tempo sensibile nei confronti del prossimo. A ciò si aggiungono le tipiche invettive “bunueliane” alla vacuità e all’ipocrisia dei simboli e rituali ecclesiastici: si va così dalla estrema sensualità della giovane novizia (messa in luce da inquadrature velatamente osè) alla preghiera corale significativamente controbilanciata -attraverso l’espediente reiterato del montaggio alternato- dalle fatiche dei lavoratori, fino a giungere all’eloquente immagine di un crocifisso che all’occorrenza funge anche da pugnale a serramanico. Come non sottolineare, poi, il blasfemo accostamento tra, da un lato, il “Messiah” di Haendel e l’orgia dei mendicanti e, dall’altro, il brano pop “Shake your cares away” (lett. “scrolla di dosso le tue preoccupazioni”) e l’ultima scena -in perfetta sintonia con l’epilogo provocatorio di “Simon del deserto”- che ritrae Viridiana giocare a carte, quasi fosse in procinto di principiare un rito iniziatico per una nuova prospettiva di vita.
Forse leggermente meno graffiante di “Nazarin”, ma parimenti importante nella sua valenza fortemente iconoclasta.

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Ultima risposta 01/09/2009 13.33.00
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Gruppo COLLABORATORI SENIOR elio91  @  16/08/2009 19:05:43
   8½ / 10
Simile nella critica anticlericale a Nazarin,Viridiana è accostabile a I figli della violenza come bellezza,ma molto probabilmente è un filino superiore a quest'ultimo. Il pessimiso di fondo e alcune scene straordinarie fanno di questo film un grande film. Bunuel rimane uno dei più grandi registi della storia del cinema e,allo stesso tempo,uno di quelli che troppo spesso vengono dimenticati quando si parla di grandi registi. La sua capacità di mettere tutto in discussione e di rappresentare le sue critiche e idee atteaverso uno stile surrealista cosi potente è stato uno dei motivi per cui è stato anche uno dei registi più censurati e criticati della storia del cinema. La scena da ricordare è senza ombra di dubbio quella della cena dei poveri,lì c'è tutto Bunuel,tutta la sua blasfemia ma anche tutta la sua genialità.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Ciumi  @  29/06/2009 16:03:58
   10 / 10
La sua è una "bellezza di rottura", è subito evidente che qui non c'è spazio per il lirismo mieloso. In una fitta ragnatela di simboli e codici (veri o falsi che siano), tanto cari al grande regista, in una giungla di meschinità, ambiguità, atti blasfemi, anche il più puro tra i fiori si smarrisce, simbolo del fallimento della cristianità.

AKIRA KUROSAWA  @  04/06/2009 02:43:23
   9 / 10
ennesimo super film di bunuel.
dovrebbe far pensare, riflettere; la protagonista che cerca di fare del bene , si vede ritorcere contro tutto, pessimista al massimo
super

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Tumassa84  @  30/05/2009 14:57:25
   10 / 10
A mio avviso il tema centrale non è l'anticlericalismo (comunque evidente), bensì il superamento e l'anacronismo dei valori antichi (soprattutto quelli cattolici) nel mondo moderno. Questa trasformazione della società è simboleggiata dal percorso interiore di Viridiana. Ella subisce una prima "contaminazione" dal mondo nella sua iniziale permanenza nella villa (memorabile la scena della mungitura con la mammella/pene), in seguito alla quale decide di lasciare il convento. Da questo momento in poi decide di operare da sola, ma sempre legata alla moralità cristiana, che si dimostra completamente fallimentare in una società corrotta dove per il lusso e per i soldi si è disposti a uccidere e a tradire i propri stessi salvatori. La critica di Bunuel è ferocissima anche contro il popolino e le classi più umili, e a questo proposito è molto significativo il personaggio con la malattia al braccio: basta vedere uno che sta messo un po' peggio di loro, che gli altri mendicanti non esitano a emarginarlo ed umiliarlo. E il momento in cui questi mendicanti irriconoscenti e meschini vanno a comporre l'ultima cena, che simboleggia uno dei punti più alti della cultura cristiana e medievale in cui crede Viridiana, si ha il crollo totale di questa cultura. Ciò che segue ne è la conseguenza, e di fronte all'evidenza Viridiana non può che arrendersi e accettare la cultura moderna. Ella si mette così a giocare a carte con il figlio dello zio, il personaggio che più di ogni altro rappresenta la società moderna, come dimostrano il continuo conflitto con Viridiana e la sua volontà di rinnovare la villa ereditata. La bambina butta nel fuoco la corona di spine, e là dove era riecheggiata sempre la musica classica si sente per la prima volta un rock 'n roll: il superamento è completo.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Gatsu  @  24/01/2009 18:43:47
   4½ / 10
Quando si raccontano verità oggettive sugli esseri umani e sulla chiesa è automatica la risposta negativa e accusatoria della chiesa stessa. Lo fanno sia per non far vedere al mondo che l'uomo è una bestia e quindi come ci si mostra realmente ai nostri occhi, e sia per non far apparire la religione per quella che è: una "costruzione". Finendo qui questo discorso, in "Viridiana" viene trattato questo tema discretamente, ma il film in se per se è brutto. Girato molto male, non un discorso illuminante che caratterizzi quello che si vede nelle scene( sarebbe servito ), musica di sottofondo non adatta( lo Swing finale è l'unica musica degna!) e fotografia non soddisfacente. Gli attori ( a parte la bellissima Viridiana ) non convincono. Non so davvero come faccia ad avere una media così alta.

Filmetto.

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5 risposte al commento
Ultima risposta 31/08/2009 17.17.53
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Invia una mail all'autore del commento wega  @  02/01/2009 17:44:41
   10 / 10
Questo film è sconvolgente, Il compendio/blasfemia di oltre un secolo di cinema. "Viridiana" è la sublimazione del pensiero religioso, l' Anticlericalismo in funzione questa volta dell' altro sesso: la donna. In quest' ultima frase si può benissimo notare una contraddizione di fondo, ma che rappresenta l' anima del cinema bunueliano. Come ateo, e come uno che non ha mai letto la Bibbia o praticato se non passivamente, è possibile che mi riesca più difficile di altri nel cogliere tutti i particolari blasfemi appunto di questa pellicola. Ma non posso non aver notato certe cose. Viridiana è una suora devota che verrà però comunque allontanata dalla Chiesa stessa, esclusivamente per una questione di soldi (altro tema base di Bunuel soprattutto successivamente con "Il Fascino discreto della Borghesia" e "Quell' oscuro Oggetto del Desiderio"); e se il Clero già ai tempi della società d' Antico Regime godeva degli stessi diritti della Nobiltà solo per i soldi che aveva a disposizione -e non è ben chiaro come- qui la Chiesa da Bunuel, viene mostrataci quindi, nè più nè meno come una qualunque altra società lucrativa della nostra era. Un altro elemento controverso è che Viridiana appare in tutta la sua prorompente bellezza e sensualità, nel modo con cui si toglie la calza, nel modo con cui si scioglie i capelli allo specchio, ed è una donna che proverà, senza comunque riuscirci, a mungere del latte di una va.cca dalla mammella che sembra un vero e proprio pene, lo toccherà, lo impugnerà; veramente ardito. Viridiana una volta esclusa dalla Chiesa cercherà di ospitare un gruppo di vagabondi, reietti della società, mendicanti, fedele alle proprie genuine intenzioni, ma come per Nazarin tutto questo si tramuterà in un fallimento, allontanando sempre più la figura dell' uomo inteso come essere umano, da una coesistenza con il cattolicesimo. Ancora più sconvolgente, anche per me, la "fotografia" con la sottana del banchetto, fedelissima riproduzione dell' Ultima Cena di Leonardo, ed il finale mette alla berlina la borghesia in generale. Superbo B/N ancora una volta del direttore della fotografia Gabriel Figueroa, immergendoci in un 'atmosfera mistica che risalta il bianco candore della novizia. Imperdibile.

castelvetro  @  15/11/2008 12:57:33
   10 / 10
10 non ho dubbi 10.
Questo film è pura poesia.

Va ascoltato più che visto, non si sente una musica
se non quella classica intonata dal grammofono in alcuni
punti ben delineati e quella rock che chiude il film.

Davvero uno spettacolo per i miei occhi.

Fernando Rey inizia qui il suo cammino Bunueliano.

Spietata l'ultima cena. Spietato il fervore dei barbari.
Spietato l'uomo a cui muore la moglie il giorno del matrimonio
e che desidera avidamente quella suora di sua nipote.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  27/07/2008 15:05:55
   8½ / 10
Con Viridiana assistiamo allo smantellamento dell'idealismo sincero della protagonista verso la fede cristiana. Idealismo che nella sua difficile, se non impossibile messa in atto, la renderà più debole ai richiami delle sirene di quel nuovo mondo borghese che si sta affacciando. Una critica feroce verso quel mondo clericale così lontano dalle persone.

Gruppo COLLABORATORI Marco Iafrate  @  29/02/2008 22:03:18
   9 / 10
La contraddizione tra religiosità repressiva e sessualità visionaria emerge in tutta la sua fascinazione in questo ennesimo, dissacrante film di Bunuel, ancora una volta ci troviamo di fronte ad un'analisi critica della religione e della morale cristiana, ed ancora una volta, neanche a sottolinearlo, l'osservatore romano e la commissione di censura hanno duramente criticato la pellicola definendola blasfema, anticlericale e sprezzante verso i poveri.
L'analisi critica attraversa tutto l'orizzonte sociale e scava al'interno dei singoli personaggi, dalla vanità autodistruttiva di Don Jaime, all'attiva funzionalità operativa di suo nipote Jorge; dal fallimento del progetto cristiano di Viridiana, alla falsa e triste mediocrità dei mendicanti. Il film gode di momenti di grandissima forza espressiva come l'incontro che segue la scena di feticismo di Don jaime che incrocia Viridiana sonnambula aggirarsi per la casa, o quando l'uomo, preso da un desiderio irrefrenabile, addormenta con un sonnifero la ragazza e dopo averla baciata reprime a stento un impulso di violenza carnale. Impossibile non menzionare la sequenza della cena dei mendicanti con la disposizione dei personaggi iconograficamente sistemati come l'ultima cena di Leonardo con un mendicante cieco al posto di Cristo. Fantastico.
Le ossessioni erotiche e religiose che hanno sempre albergato nell'animo del regista spagnolo, sono qui espresse in tutta la loro palesità, rendendo inutile una ricerca forzata di significati moralistici; girato in un suggestivo bianco e nero il film si è avvalso dell'interpretazione di due attori feticcio cari a Bunuel, Fernando Rey e Francisco Rabal, bella e, paradossalmente per il personaggio interpretato, sensuale Silvia Pinal (Viridiana); in definitiva un film da vedere non per il clamore che suscita ogni volta qualsiasi forma di censura, ma perchè opera di indiscusso spessore.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento Giordano Biagio  @  08/02/2008 14:24:46
   9 / 10
Film sul bene cristiano e la sublimazione della sessualità da parte delle donne che si accingono a prendere i voti cristiani.

Il bene cristiano è difficile da comprendere e nel racconto non viene inteso in tutta la sua grandezza finendo per generare violenza da parte di chi lo riceve verso chi lo dà.

La sessualità della donna cristiana bella, è sublimata in un corpo quasi sacralizzato, abitato da uno sguardo indifferente a ciò che accade neol mondo, genera appetiti volgari o induce a provarci in chi non capisce fino in fondo il sentimento cristiano (il ricco zio). Capolavoro di Bunuel degli anni '60.

Vedi recensione

Invia una mail all'autore del commento Agredei  @  10/09/2007 02:36:02
   10 / 10
Ogni fotogramma di questo capolavoro è figlio della pura genialità. Non una scena è casuale, non una parola inutile. E' sublime poi l'esaltazione dell'umanità, in tutti i suoi limiti ed in tutte le sue speranze, che a mio avviso è sintetizzata nella strepitosa rivisitazione dell'ultima cena di Leonardo Da Vinci.
Non concordo con chi sottolinea l'anticlericalismo come fosse il nodo di questo film. Credo invece che il senso del film stia appunto nell'umanità, come categoria generale, messa in discussione, partendo da una situazione clericale e di un misticismo forte (che sarà presente anche se celato da un attento simbolismo per tutto il film) per arrivare ad una resa della protagonista di fronte al progressivo fallimento dei suoi sforzi, che le farà accettare quasi inerme una vita anonima ed ambigua.

Gruppo REDAZIONE K.S.T.D.E.D.  @  01/04/2007 17:29:50
   7½ / 10
Disarmante critica anticlericale basata sul ritratto del sincero altruismo e del reale sacrificio contrapposti, entrambi i concetti, al ritratto di una chiesa che dagli stessi è in gran parte distante, nonostante è proprio agli stessi che dovrebbe far riferimento.
Andando oltre Bunuel mette in discussione anche i valori, altruismo e sacrificio appunto, in sé, tratteggiando una società non in grado non solo di ricambiarli, ma nemmeno di apprezzarli.

Unico aspetto negativo di questa pellicola è una prima parte si funzionale ma decisamente poco scorrevole.


Crimson  @  29/08/2006 00:51:44
   8½ / 10
Uno dei film di Bunuel più spietatamente cinici nei confronti della fede religiosa e del suo reale valore. Riflessione sublimata soprattutto attraverso la strepitosa sequenza della cena dei mendicanti.
Da vedere assolutamente.

compeed  @  24/02/2006 11:08:48
   8 / 10
Interessante la sua visione anti-clericale della religione,alcune immagini sono molto belle(immagine del fuoco finale con corona di spine)un film che dovrebbe essere piu' conosciuto ma visto il contenuto si puo' intuire anche il xke nn sia cosi spinto come ad esempio altri film di bonuel!

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Requiem  @  09/09/2005 14:54:09
   10 / 10
Tra i capolavori di Bunuèl è sicuramente quello che più scandalizzò e quello più critico per i suoi contenuti, e per il suo sguardo dissacrante sul mondo del Clero, e che invita a chiedersi su cosa sia veramente la fede.
E' un film bellissimo, un'opera geniale, vincitore di una strameritata palma d'oro a Cannes.

benzo24  @  20/05/2005 19:33:53
   9 / 10
Ogni fotogramma in questo film è geniale trascende la realtà che ci circonda.

Gruppo STAFF, Moderatore Kater  @  04/05/2005 13:37:33
   9 / 10
Cinico e anticlericale come sempre, Bunuel distrugge lo stereotipo che associa la bontà cristiana alla redenzione dell'animo altrui.
Dissacrante rivisitazione dell'Ultima Cena di Leonardo.

Invia una mail all'autore del commento picasso  @  10/12/2004 20:31:00
   10 / 10
Stupendo, forse il migliore di Bunuel.

teo74  @  19/10/2004 14:14:04
   9 / 10
Un film da vedere per capire al meglio il genio surrealista Luis Bunuel. Grande interpretazione di tutti i protagonisti.

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