Recensione 8 mile regia di Curtis Hanson USA 2002
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Recensione 8 mile (2002)

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Miglior Canzone (Lose yourself)
VINCITORE DI 1 PREMIO OSCAR:
Miglior Canzone (Lose yourself)
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locandina del film 8 MILE

Immagine tratta dal film 8 MILE

Immagine tratta dal film 8 MILE

Immagine tratta dal film 8 MILE

Immagine tratta dal film 8 MILE

Immagine tratta dal film 8 MILE
 

"8 Mile" di Curtis Hanson è il primo vero "musical hip hop" della storia del cinema. Un film serio, che riesce a calarsi nella rabbia, l'insicurezza, l'odio, la frustrazione degli adolescenti americani contemporanei che vivono emarginati in diverse zone degli Stati Uniti. Giovani vittime di alcuni selvaggi processi di ristrutturazione capitalista.
Hanson costruisce un film geniale che oltre a coinvolgere emotivamente, per le tecniche di spettacolo messe abilmente in moto, insegna anche qualcosa.
E' un'opera che da un'angolazione un po' più sociologica e storica fornisce uno spaccato autentico della vita dei bassifondi americani: insicura ma effervescente, con qualche speranza futura. Quest'ultima spesso solo immaginaria perché creata dalla follia, ma fedele e calda come un angelo amico in mezzo alle mille difficoltà quotidiane del sopravvivere.

Hanson probabilmente è riuscito a trovare subito il linguaggio visivo e musicale giusto: quello già presente nei luoghi oggetto di ripresa. Luoghi da cui è scaturita una fedele riproduzione dei modi musicali, gestuali, e dello stile che contraddistingue gli abiti e la moda dei componenti del nucleo sociale nero di Ditroit.
L'opera di Hanson è stupefacente per quella splendida musica rap associata ad atmosfere scure: tenuemente illuminate da luci artificiali spesso situate in interni desolanti e poveri, o in strade semi abbandonate.
Le riprese della telecamere si assumono il peso maggiore della narrazione perché si caricano, strada facendo, di ricchi significati che trasmettono, da soli, il senso di quel che sta accadendo: spesso ciò accade silenziosamente e con lunghi piani sequenza.
Il film acquista via via spessore comunicativo e precise configurazioni delle sue coordinate sociali grazie all'inserimento nelle scene di un club hip hop che risulterà il vero e proprio dispositivo motore del film di Hanson. E' un circolo di emarginati di colore dove si svolgono alcune freestyle battle: gare verbali a rima libera tra rappers.

Protagonista rapper sarà il giovane bianco Jimmy Smith (Enimen) soprannominato Rabbit (coniglio) per la frequenza dei suoi rapporti sessuali; un giovane serio ma povero che vive con una bellissima madre (Kim Basinger) innamorata di un giovane cantante rap, in una baracca-roulotte.
Rabbit vuole uscire dalla sua misera situazione sociale, ma rispettando fino all'ultimo le regole etiche del suo gruppo e della sua famiglia. Nonostante le numerose ragazze Rabbit è un misogino, avverte pesantemente la sua condizione di insufficienza umana e insicurezza sociale, vede le donne come entità aliene tese ad una ricerca disperata e cinica di sicurezza economica. Rabbit è un leader attivo e serioso del suo gruppo.
Nel circolo hip hop la competizione si svolge con delle sequenze a round di 45 secondi, ciascun rapper sciorina in rima all'altro parole dure e provocanti tese a umiliarlo e a fargli perdere autorità di fronte alla platea di giovani suoi fan. Dopo una serie di scontri di grande drammaticità umana, che vede in gioco la ricerca dei punti deboli dell'avversario, studiati già prima a tavolino, vince l'incontro chi rimane fino alla fine lucido e tagliante nel linguaggio. Vince chi dimostra integrità psichica durante tutto il match, chi non si demoralizza, chi assorbe bene i colpi inferti dall'altro, rimanendo grintoso e rilanciante nel linguaggio. Il tutto in sintonia con le attese e la psicologia del proprio gruppo rumorosamente presente in sala. Le gare sono accompagnate dal DJ con musica rap, facendo girare i dischi alla rovescia.

Il film vede crescere la sua capacità di trasmettere aspetti forti e perturbanti del sociale della città proprio attraverso un tipo di musica, quella rap, che nata nei quartieri poveri e neri degli Stati Uniti, per segnare una presenza umana dignitosa e evitare la disperazione, si affermerà poi con successo in tutto il mondo occidentale.
Il film è ambientato nella città di Detroit, nell'inverno 1995.
Detroit, ex capitale mondiale dell'industria automobilistica, è un triste esempio, tra i più noti al mondo, di tragiche disgregazioni del tessuto sociale e culturale. Grosse smagliature nella sicurezza delle vite lavorative dei cittadini dei maggiori quartieri testimoniano di un abbandono della zona da parte dello Stato e del fallimento di numerose industrie e attività commerciali.
8 Mile è il nome di una strada che segna praticamente il confine tra la zona ancora ricca e garantita della città e i suoi sobborghi poveri e abbandonati. La strada è anche una linea di demarcazione tra la comunità nera e quella bianca: a parte qualche eccezione di solito legata ad affari di vario genere al limite della legalità.
"8 Mile" è il primo lungometraggio hollywoodiano girato completamente nella città di Detroit. Più di 2500 gli attori e le comparse impiegate per la realizzazione del film. Numerose nel corso del film le guest appereances di nomi celebri del panorama rap ed hip hop della città di Detroit, tra cui Xzibit (nel ruolo di Mike), Proof dei D12 (nel ruolo di Lil' Tic), Obie Trice e Mic Korona.

Il club hip hop The Shelter non esiste realmente in Detroit, ma è stato ricostruito imitando lo stile architettonico della St. Andrew's Hall, uno storico locale nel quale si sono esibiti numerosi esponenti della scena rap di Detroit degli anni '90, nel seminterrato della St. Andrew's hall esiste però un club chiamato proprio The Shelter. Il DJ che mixa le basi al club The Shelter è interpretato da DJ Head che, al di fuori della finzione cinematografica, è il DJ ufficiale di Eminem e della crew D12.
Il rap è un genere musicale di derivazione afro-americana. Nato intorno agli anni '70 nell'ambito della cultura hip hop, si diffuse in particolare negli anni ottanta, diventando in breve un genere musicale di grande successo, apprezzato in particolare dai giovani. Proviene dal funk (vedi James Brown con i suoi rappin'-sermoni). Ha qualche radice dal gospel, dal blues, dal soul, e, più fortemente, dal talking blues. Il rap è configurato soprattutto dal canto che scorre in sincronia con un ritmo a stile battente di versi in rima. I versi sono centrati su tematiche per lo più a sfondo sociale.
Il rap si divide in varie correnti (in Italia è noto Jovanotti), tra queste il gansta rap, il christian rap, il g-funk, il funky, il christian gangsta, l'old school rap, l'Hardcore Hip Hop.
I primi tentativi di rap risalgono al 1973 ed avevano come centro New York, Brooklin, Harlem e South Bronx, dove era nata una gang chiamata Organization, ben presto conosciuta come Zulu Nation.

"8 Mile" è un film che richiama la questione dei neri emarginati ponendosi da un versante un po' insolito: quello del valore di gruppo. Lo fa senza evidenziare e rendere protagonista il solito sogno americano. Sogno che normalmente funge in questo genere come toccasana: via di uscita reale dai problemi sociali più acuti e sconvolgenti dei giovani afro-americani.
Il film non transita mai dalle questioni territoriali, legate alla mancanza di lavoro e infrastrutture sociali, al mito del successo individuale come soluzione per i pochi: bravi e meritevoli di successo.
Eminem (Jimmy Smith) infatti vinta la gara tra rappers e prossimo ad un certo successo musicale che gli avrebbe garantito maggior agiatezza, ritorna, un po' a sorpresa, a lavorare in carrozzeria. Come dire che rimane inserito nel tessuto sociale, seppur precario, in cui è cresciuto.

Eminem nonostante il successo rimane tutt'uno con il suo gruppo, di cui ha sposato coerentemente l'etica e l'alienazione. La musica rap sarà il suo bigliettino da visita, non per successi individuali e fini aristocratici, ma per diffondere nel mondo uno stile di vita e una cultura nera ricca di creatività e intelligenza espressiva.
La musica rap viene trasmessa come strumento di comunicazione sociale in virtù di come essa è: profondamente ancorata alle tradizioni dei luoghi nativi del genere. Riflette i raggi dorati di una umanità viva che cresce continuamente in coscienza sociale e ambizione integrativa con i bianchi.

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Recensione a cura di Giordano Biagio - aggiornata al 01/08/2006

Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell'autore e non necessariamente rappresenta Filmscoop.it

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