Recensione girl 6 - sesso in linea regia di Spike Lee USA 1996
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Recensione girl 6 - sesso in linea (1996)

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locandina del film GIRL 6 - SESSO IN LINEA

Immagine tratta dal film GIRL 6 - SESSO IN LINEA

Immagine tratta dal film GIRL 6 - SESSO IN LINEA

Immagine tratta dal film GIRL 6 - SESSO IN LINEA

Immagine tratta dal film GIRL 6 - SESSO IN LINEA

Immagine tratta dal film GIRL 6 - SESSO IN LINEA
 

Judy Ŕ una giovane aspirante attrice di colore che sogna di sfondare nel mondo del cinema. Tuttavia, nonostante continui a sottoporsi a numerosi provini, la fortuna pare non essere dalla sua parte. Decide cosý di intraprendere una nuova carriera diventando una centralinista erotica, ed avendo cosý la possibilitÓ di intrattenere decine di uomini e di perfezionare il suo talento istrionico e recitativo.

Non Ŕ certamente una delle migliori opere di Spike Lee quella a cui ci troviamo di fronte, realizzata nel 1996 ed improntata, come sempre nei film del cineasta afroamericano, sui problemi razziali e su vicende di ordinaria follia che vedono coinvolti i neri della Grande Mela.
Questa volta, per˛, i toni sono visibilmente pi¨ leggeri e brillanti, e l'elemento che tiene insieme tutta la storia e tutti i personaggi sono i call-center erotici, che offrono al regista la possibilitÓ di riflettere sulla societÓ borghese americana che sfoga le proprie pulsioni e perversioni sessuali sulle telefoniste erotiche applicando ad esse la loro fantasia, rivolgendo sottili critiche e denunce con il sorriso (amaro) sulle labbra. Pur interessante ed originale, la storia non riesce ad essere convincente fino in fondo, e se nella prima parte riesce a sfoggiare le sue migliori idee, in molti tratti della seconda si inceppa in continue ripetizioni ed in inutili espedienti 'kitsch' e francamente evitabili, come ad esempio i ripetuti intermezzi grotteschi in cui la protagonista si immedesima prima in Foxy Brown, poi in una ammiccante biondina pronta a soddisfare tutte le richieste dei suoi clienti, fino ad arrivare ad essere la figlia adolescente in una sorta di parodia dei "Robinson".

Molti sono i tentativi di sperimentazione stilistica da parte di Spike Lee, che con l'aiuto del suo direttore della fotografia, crea una vera e propria scissione tra il mondo della protagonista e quindi di tutte le altre sue colleghe e quello dei clienti affamati di sesso.
L'impressione Ŕ che al primo mondo vengano attribuiti colori e atmosfere patinate e nitide, facendolo sembrare un contesto immaginario e, appunto, favoleggiante, mentre al secondo sembra quasi sia stata dedicata un'attenzione minore dal momento che le immagini non riportano pi¨ colori e luci sgargianti ma sono invece sgranate ed opache.
Tutto ci˛ deriva dal fatto che Lee, nel suo tentativo di sperimentazione, ha utilizzato la pellicola tradizionale per girare le sequenze con protagoniste le telefoniste e il formato digitale per rappresentare la realtÓ triste e sconfortante dei loro clienti.

Le sporadiche lacune di scrittura sono sopperite dunque, oltre che dal giÓ citato sperimentalismo del regista, anche e soprattutto da un ottimo cast che si avvale della buona prova attoriale della protagonista Theresa Randle, il cui Ŕ fratello, nel film, Ŕ niente meno che lo stesso Spike Lee, e da una lunga carrellata di curiosissimi quanto azzeccatissimi camei di nomi come Quentin Tarantino - che interpreta se stesso -, John Turturro, Ron Silver, Madonna, Halle Berry e Naomi Campbell. Tutto sommato un film guardabile, che seppur non esprima al meglio il grandissimo talento del cineasta di Atlanta, diverte e fa a suo modo riflettere.

Certo, da un regista che ha sfornato capolavori come "Fa' la cosa giusta" prima e "Summer of Sam" poi, ci saremmo aspettati molto di pi¨ di un film semplicemente guardabile.

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Recensione a cura di FrancescoManca - aggiornata al 07/07/2010 10.32.00

Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell'autore e non necessariamente rappresenta Filmscoop.it

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