Recensione prima dell'alba regia di Richard Linklater USA 1994
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Recensione prima dell'alba (1994)

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locandina del film PRIMA DELL'ALBA

Immagine tratta dal film PRIMA DELL'ALBA

Immagine tratta dal film PRIMA DELL'ALBA

Immagine tratta dal film PRIMA DELL'ALBA

Immagine tratta dal film PRIMA DELL'ALBA

Immagine tratta dal film PRIMA DELL'ALBA
 

Ci sono certi momenti della vita che sono vissuti come molto particolari e che più tardi, visti con gli occhi dei ricordi (o dei rimpianti), gelosamente conservati nelle pieghe della nostra memoria, diventano momenti veramente straordinari.
Non importa quali essi siano: se i momenti di un viaggio senza meta oppure quelli di un incontro estremamente importante; se quelli di un amore totalizzante oppure quelli di una passione travolgente; importante è che quei momenti siano vissuti lasciando che accadano le cose che devono accadere.
Ricordi (o rimpianti) che attraversano le nebbie del tempo e che, come certe fotografie fissate alle parete della nostra stanza - simili a finestre che si aprono sull'immensità dell'orizzonte - segnano gli attimi delle nostre emozioni, che abbiamo cercato e cerchiamo ancora nelle nostre lunghe notti insonni, imprigionate dall'ansia e dalla malinconia.
Importante è saper riconoscere quei momenti in cui la magia ci sfiora, per saperla cogliere al volo e viverla fino in fondo. Senza remore, senza farsi troppe domande, senza chiedersi se è giusto o sbagliato, senza paura di commettere errori e di rimanerne feriti perché, nelle questioni di cuore, non è detto che tutto ciò che si sente di dover fare deve avere assolutamente un senso. Come tutto quello che viene dal profondo e riempie l'animo.
Liberi dalla zavorra delle convenzioni, lasciandosi alle spalle sicurezze, diffidenze e difese. Tanto non servono e andranno perdute.

Vincitore dell'Orso d'argento per la miglior regia al Festival di Berlino 1995, "Prima dell'alba" è, forse, il film più maturo e intelligente che Richard Linklater, all'epoca poco più che trentenne, abbia girato nella sua carriera. Ma è anche il film che, in modo semplice e venato di romantica malinconia, racconta della magia e dell'emozione assoluta di un debutto, che spacca il cuore e si offre come il più impagabile dei doni.
Un film che è la cronaca della nascita di un amore giovane, un amore che non è mai uguale a quello precedente e a quello successivo, pieno di ansie e di malinconie, di magia e di fascino, di tristezza e di speranze. Pieno di tutto ciò che solo l'amore sa offrire.
Un desiderio inedito, il silenzio dell'anima, un sogno, una meraviglia, una liberazione, un incanto. Occhi che cercano altri occhi, sguardi che si perdono in altri sguardi, attimi brevissimi, densi e preziosi, in cui ci si offre ad un'altra o ad un altro sperando che quell'altra o quell'altro faccia altrettanto.
Slanci trattenuti dall'ansia e dalla paura di soffrire, che prendono alla gola e bloccano il respiro, ma che danno la vera misura di se stessi, il sogno irraggiungibile dell'utopia, nudi nell'anima, pronti a farsi guardare dentro, a esporre un'essenza liberata da ogni protezione, da ogni finzione.
Il film è la storia, racchiusa tutta nell'arco di una notte, dell'incontro, dell'innamoramento e della separazione di due ragazzi fino ad allora sconosciuti, ai quali accade qualcosa che prima non c'era e che non ha ritorno, perché il poi sarà certamente diverso dal prima.

Celine e Jesse sono due giovani poco più che ventenni (come gli interpreti, Ethan Hawke e Julie Delpy, all'epoca in cui il film fu girato. Lui reduce da "L'attimo fuggente", lei già "Killing Zoe". Entrambi bravissimi a portare sulle loro spalle tutto il peso dell'intero film), belli, simpatici, profondi e amanti della vita e dell'amore.
Lei francese di Parigi, studentessa alla Sorbona, utopista e sognatrice, profonda anche quando parla di ecologia o del nuovo fascismo dei media; lui americano, figlio di genitori divorziati, pizzetto e jeans sdruciti, sentimentale romantico e cinico osservatore del mondo al tempo stesso.
Sono entrambi sullo stesso treno Budapest - Parigi. Lei, dopo una visita alla nonna, sta tornando a Parigi in treno perché ha paura dell'aereo; lui, reduce da una delusione amorosa, in viaggio di ritorno verso casa dopo una vacanza nel vecchio continente, intrapresa per dimenticare. Scenderà a Vienna dove, la mattina successiva, lo aspetta l'aereo che lo riporterà negli States.
Ma se gli alterchi di una coppia di litigiosi tedeschi non avesse infastidito Celine, costringendola a cambiare di posto, forse i loro sguardi non si sarebbero mai incontrati e Jesse e Celine non si sarebbero mai conosciuti.
E invece eccoli lì, si incontrano e si capiscono al volo. Cominciano subito a chiacchierare, si scambiano le prime frasi di circostanza che, poco alla volta, si trasformano in una piacevole conversazione profonda a tutto campo, come solo due persone in confidenza da lunga tempo possono fare.
Accomunati dalla stessa fragilità esistenziale tra i due ragazzi nasce una istintiva intesa, fatta di gesti, di espressioni, di sguardi, di parole, di impulsi che il cuore non riesce a reprimere.

Tutto sarebbe finito lì se, arrivati a Vienna, Jesse non avesse improvvisamente proposto a Celine di scendere con lui e aspettare l'alba insieme. Lei accetta ed è questa la vera magia, il primo battito disarmonico che sale dal profondo e che il cuore riconosce come necessario.
Senza esitazioni, senza indugi, senza diffidenze e difese, senza pensare che quelle poche ore che mancano all'alba sono solo la breve parentesi che separa il sapore pieno dell'estate dal primo temporale d'autunno, la meraviglia di un sogno che si realizza dalla percezione, inattesa e dolorosa, di un precoce risveglio. Insieme per un'ora, un giorno o tutta la vita, non importa quanto, insieme nei pensieri e nella certezza di un desiderio indefinito.
Senza pensare cosa accadrà da lì a poco, quando ciascuno dei due avrà forse altri occhi da guardare, altri sguardi in cui perdersi, sicuramente strade opposte da percorrere e case lontane da abitare; una doppia partenza e una doppia esperienza, con il desiderio inedito di una vicinanza e lo strappo insopportabile di un abbandono.

Inizia così, nel cuore della capitale austriaca, una lunga, indimenticabile notte, fatta di parole, parole e ancora parole. Due sconosciuti che si trasmettono le loro sensazioni più intime, che si confidano le loro paure, i loro desideri, i loro sogni.
Parlano delle loro prime esperienze sentimentali, della paura della morte, dell'odio verso tutte le guerre, della reincarnazione. Durante il loro girovagare fanno conoscenza con due studenti attori, ragazzi come loro, che li invitano ad una rappresentazione teatrale d'avanguardia. Entrano in un vecchio negozio di dischi che vende vecchi vinili ormai introvabili. Visitano un antico cimitero zeppo di croci senza nomi. Passeggiano lungo il Danubio e ammirano Vienna dall'alto della ruota del Prater.
Incontrano un bizzarro poeta e una indovina che per pochi scellini legge la mano a Celine. In un'antica chiesa parlano della fede che non possiedono e del matrimonio quacchero a cui Jesse ha assistito. Poi passano ad analizzare i loro rispettivi fallimenti sentimentali: Jesse è stato piantato da una ragazza che fa la borsista a Madrid e Celine ha mollato un uomo insopportabile che le rendeva non piacevole la vita.
La magica atmosfera che li avvolge, nel ristorante in cui cenano, dà loro il coraggio di rivelare il sentimento che ciascuno, ormai, prova per l'altro. Al parco, infine si baciano e sono sul punto di fare l'amore.
Ma hanno promesso di non rivedersi più dopo quella magica notte viennese e, senza sapere nulla di più di loro di quello che già non sanno, senza scambiarsi i rispettivi indirizzi né i loro numeri telefonici si lasciano, senza una parola definitiva di addio e con la consapevolezza che l'esperienza resterà lì, in una cavità dei loro cuori, per sempre. Solo un arrivederci.
Alla stazione però, al momento di separarsi, col cuore in gola e le lacrime trattenute a stento, ci ripensano e promettono di rivedersi sei mesi dopo, a Vienna, sullo stesso marciapiede della stessa stazione.

Il film è tutto qui, tanti discorsi in libertà, scanditi dal passare delle ore, di due ragazzi che parlano di tutto, facilitati dal fatto di non conoscersi e non dover rendere conto dei loro pensieri o di una confidenza generata da quel poco. Solo un indefinito desiderio.
Una trama molto semplice, tanti momenti di riflessione, tante sensazioni provocate, tante emozioni trattenute e la netta percezione, nello spettatore, di aver spiato nella vita di due sconosciuti e di aver gioito con loro, parlato con loro, vissuto le loro emozioni, sofferto l'incertezza sospesa del loro futuro. Null'altro. Senza grandi artifici o effetti speciali, senza comparsate di lusso né pensieri o atti connessi al sesso, niente scene spettacolari o costumi straordinari né musiche assordanti. Solo loro due, i loro discorsi e il loro nascente sentimento.
Richard Linklater è abile nel saper cogliere i primi densi, brevissimi attimi dell'esordio di un amore, trattenuti dalla consapevolezza che la loro è stata solo la breve parentesi che separa il sapore pieno della spensieratezza dal primo temporale d'autunno, dalla sensazione improvvisa e profonda di un precoce tramonto.
Un film denso di poesia, senza essere stucchevole o banale; un film che scende dritto al cuore senza passare assolutamente per la testa.

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Recensione a cura di Mimmot - aggiornata al 28/10/2009

Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell'autore e non necessariamente rappresenta Filmscoop.it

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