luci della ribalta regia di Charles Chaplin USA 1952
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luci della ribalta (1952)

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locandina del film LUCI DELLA RIBALTA

Titolo Originale: LIMELIGHT

RegiaCharles Chaplin

InterpretiSidney Chaplin, Claire Bloom, Buster Keaton, Charles Chaplin

Durata: h 2.25
NazionalitàUSA 1952
Generedrammatico
Al cinema nel Marzo 1973

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•  SPECIALE LUCI DELLA RIBALTA

Trama del film Luci della ribalta

È stato un clown di successo, ma ora ha perso il suo pubblico e cerca consolazione nell'alcol. Un giorno salva dal suicidio Teresa, una giovane ballerina che una crisi psicologica ha reso incapace di muovere le gambe. Calvero riesce a ridarle il gusto della vita e ora è lei che cerca di aiutare l'anziano clown.

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Voto Visitatori:   9,22 / 10 (58 voti)9,22Grafico
Voto Recensore:   9,00 / 10  9,00
Miglior colonna sonora
VINCITORE DI 1 PREMIO OSCAR:
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Voti e commenti su Luci della ribalta, 58 opinioni inserite

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Filman  @  02/04/2016 15:33:06
   7½ / 10
Corde artistiche nuove e personali per Charlie Chaplin vengono toccate in LIMELIGHT, il cui dramma dal retrogusto umano e significativo vede accentrati i due protagonisti, avvolti da una semplicità commovente e specificati attraverso una correzione espressiva di immagini sognanti, ritaglio di una razionalità ormai preponderante nella visione del mondo del regista, nei confronti di un'ottimismo sempre più sbiadito, che racconta in modo socchiuso lo smarrimento della speranza e l'addio alla felicità passata con una forte convinzione tanto catartica quanto ferma nella sua stabilità emotiva e che preferisce lasciar spazio al semplice svolgimento della storia facendo intravedere altri sbocchi interpretativi compresi quelli cari all'autore come il vivere nella propria condizione sociale e l'impossibilità sentimentale che ne consegue o altri coscienziosi e intimi a livello prettamente carrieristico, raffigurati il culmine lavorativo e artistico a tutti gli effetti analogo a quello di Chaplin.

Paolo70  @  27/04/2015 19:35:59
   9 / 10
Bel film con una trama drammatica che tiene alta l'attenzione e con un superlativo Chaplin. Da vedere assolutamente.

horror83  @  26/03/2015 10:59:56
   8½ / 10
Charles Chaplin è una garanzia, e anche questo suo film l'ho trovato meraviglioso, anche se preferisco di più i suoi film degli anni '20 e '30. Da vedere assolutamente!!!

mrmassori  @  05/03/2015 23:51:41
   10 / 10
Pura Arte, Immensa Poesia, Grande Cinema. Chaplin, un Genio che con questo immenso capolavoro resterà per sempre immortale nei secoli dei secoli.

bm_91  @  03/02/2014 08:52:15
   9½ / 10
Ultimo grande capolavoro di Charlie Chaplin, che ho sempre considerato un artista più che un semplice attore, penso che ogni parola sia superflua per descrivere la bellezza di questo film. Da vedere e restarne rapiti.

The BluBus  @  04/01/2014 23:23:11
   9½ / 10
Chaplin è sempre Chaplin e questo è il suo ennesimo capolavoro.

Gruppo COLLABORATORI Terry Malloy  @  25/12/2013 12:20:45
   10 / 10
C'è una sorta di meta-emozione a commentare questo film. Il fatto che anche ora, dopo più quarant'anni il capolavoro finale, assoluto di Charlie Chaplin ti renda le dita instabili, mentre corrono sulla tastiera, e devi tirare fuori da un cervello che la magia evocata da quell'artista non riesce mai ad afferrare, poche parole, quello che per un uomo come sei ha significato questo film.

Ogni parola non può significare ciò che è riuscito a fare Chaplin con il suo "Limelight". Esprimere in forma di immagini, di carne viva di celluloide il suo vissuto di attore e autore. Nessuno, diceva Bazin in un suo memorabile e commuovente articolo, è stato in grado nella cavalcata dell'uomo novecentesco verso la forma terminale del cinema, di compiere l'operazione intellettuale, umana e artistica di Chaplin. "Limelight" è il viaggio al termine del cinema. E' un film in cui i piani consueti della metafisica si sono scombinati, si sono intrecciati, hanno idealizzato un'idea in un unicum artistico di meravigliosa e insuperabile bellezza e profondità. Limelight è un capolavoro sconvolgente perché è l'autonarrazione di una vita e delle sue molteplici possibilità, ma lo è vincolata a un referente vero: l'uomo-Chaplin. Che muore sullo schermo, sublimando la propria esperienza di uomo di cinema mettendo a nudo ciò che sta oltre il palco. E' la prima vera autobiografia che si perde nella metafisica larga e inafferrabile del mondo dell'immaginazione. Calvero è allo stesso tempo ciò che non è e ciò che avrebbe potuto essere Chaplin, nella sua vecchiaia. Una meditazione universale sull'artista, sul pubblico e sui committenti (le tre anime dell'arte secondo Gombrich) canalizzata nella propria esperienza. Chaplin smentisce ogni luogo comune sull'autobiografismo, mettendo se stesso in un personaggio che ha pericolose somiglianze con lui e la sua carriera. Gli affida ogni sua idea irripetibile, ogni suo sogno, ogni sua ambiguità, ogni sua velleità e lo travolge con la morte. E' una morte di artista, ma forse anche suicidio, o omicidio. Bazin parlava non a torto di "morte di Moliére", sottolineando come Chaplin sia riuscito ad andare oltre, a sconvolgere l'ontologia del mezzo cinematografico. A parlare del segreto, di ciò che si sarebbe dovuto tacere poiché impossibile da asserire, il convulso rapporto che ci lega all'idea di attore, all'idea di mitologia, di genio cinematografico e artistico, a quel lavorìo della vita e dell'invecchiare che tocca la nostra condizione metafisica di esseri umani. L'abuso della parola "metafisica" si rende inevitabile quando un uomo riesce a toccare i più intimi e sconvolgenti temi della nostra vita cognitiva e interiore, il problema dell'ispirazione, delle sostanze stupefacenti, degli amori idealizzati, della distonia tra l'insopprimibile bisogno di avere dei modelli e riconoscere che nessun modello è quello che a noi si confà, alla dicotomia tra corpo e anima, l'uno destinato all'invecchiare, l'altra sempre giovane (il mito greco di Tithono e Aurora) ad amare ciò che è immortale, e il conforto degli amici e colleghi, anche loro destinati a essere malvoluti dal pubblico, e la natura di questo pubblico, che non è solo il pubblico dell'artista, ma anche quello da cui ogni giorno ci nascondiamo creando false identità, annegandoci nell'azione pacificatrice e distruttrice di una molecola.

Siamo alle fasi finali di un uomo molto intelligente, un genio, che riflette sugli stessi nostri temi universali, sulla nostra banale vita intelligente, sugli uomini e le donne che la popolano, sul dolore e l'angoscia sorda che accompagnano la nostra solitudine, e poi c'è la messa a nudo delle angosce di un artista destinato a invecchiare, dietro il trucco (magnifica la scena in cui si lava via il belletto), dietro l'alcool, dietro ogni sconto che fa alla sua mancanza di ispirazione che, come una donna malata e insicura, visita i nostri sogni restituendoci solo il sapore amaro di un'ambiguità che si esprime sotto la presa di una domanda sconvolgente e che con tanto dubbio accompagna la nostra nascita, la nostra vita sulla terra e il nostro morire, dietro a un palco, con la scialba compagnia degli amici e colleghi di sempre: "Sono o non sono artista?".

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Ultima risposta 12/03/2014 15.42.53
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Invia una mail all'autore del commento Suskis  @  23/12/2013 19:56:44
   9 / 10
Nonostante si dilunghi un po'in certi punti, e nonostante alcune scene di ballo che non riesco proprio a farmi piacere, non posso non riconoscere la grandezza di questo film. Chaplin, a fine carriera, riesce a darci il ritratto di un artista indimenticabile (molto autobiografico, inevitabilmente). Tramite dialoghi a volte eccezionali Chaplin ci illustra la filosofia della sua vita come uomo e come attore di palcoscenico. E ci ricorda quanto fosse altrettanto grande nel cinema muto, ripreso nella scena finale con l'altro gigante di quell'epoca andata, Buster Keaton, in uno dei momenti più leggendari della storia del cinema.

A.L.  @  15/12/2013 16:20:18
   8 / 10
Il testamento di Chaplin, leggermente stantio ma ancora efficace

Oskarsson88  @  21/11/2013 22:11:05
   8 / 10
Bel film di Chaplin, anche se un po' lunghetto. In questo Luci della ribalta, si ribaltano i ruoli tra il personaggio maschile e femminile, e la felicità raramente sta dentro a tutte e due le persone. Bel lavoro, molto drammatico nel finale.

BrundleFly  @  29/01/2013 20:05:50
   7 / 10
E' forse il film di Chaplin che mi è piaciuto meno. Davvero troppo prolisso nelle scene iniziali, ma si riprende nella seconda parte.
Preferisco i lavori precedenti del regista.

topsecret  @  30/07/2012 17:46:10
   9½ / 10
Basterebbe citare la drammatica scena finale per riassumere tutta la potenza visiva ed emozionale che Charles Chaplin mette in questo LUCI DELLA RIBALTA.
Un film carico di emozioni forti e contrastanti, quasi paradossali, che il duo di protagonisti vuole condividere con lo spettatore che assiste, senza mai distrarsi, ad un alternarsi di risate, lacrime, malinconie, nostalgie e rimpianti che imperversano nella storia senza un attimo di tregua.
Una pietra miliare nella cinematografia internazionale che con mio sommo piacere sono riuscito a vedere anche se con colpevole ritardo.
Straconsigliato.

gemellino86  @  07/05/2012 13:34:37
   8½ / 10
Gran film di Chaplin. Forse un po' lungo ma non questo non toglie nulla. Comunque è inferiore a "Luci della città" uscito 20 anni prima.

1 risposta al commento
Ultima risposta 07/05/2012 13.35.39
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Lory_noir  @  21/11/2011 23:24:43
   7½ / 10
Devo ammettere che ho preferito Il monello, Luci della città o Il grande dittatore, per gusto personale. L'ho trovato molto bello anche se un po' lungo e meno immediato di quelli sopra citati. In ogni caso un film da vedere, di un grande artista.

Alex83  @  12/10/2011 04:24:58
   10 / 10
Splendido testamento del più grande genio della storia del cinema...

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WongKarWai  @  02/07/2011 21:29:54
   10 / 10
Per commentare questo capolavoro voglio partire dalla scena finale, una delle più simboliche e struggenti della storia del cinema.

Nascondi/Visualizza lo SPOILER SPOILER Un palcoscenico che è anche la vita stessa, che come la vita è terribilmente crudele, non perdona niente ma che sa regalare anche soddisfazioni e gioie per le quali dobbiamo combattere, centimetro dopo centimetro."C'è solo una cosa inevitabile come la morte: è la vita. Viva, viva, viva!". Chaplin (meraviglioso Artista, con la A maiuscola) ci regala un capolavoro sullo star system e il mondo dello spettacolo ma anche una lezione sul senso dell'esistenza.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento pompiere  @  17/06/2011 16:48:27
   9½ / 10
L'assortimento delle emozioni di una vita è vasto, e richiede una certa adattabilità. Bisogna esser pronti ai più arditi volteggi, alle burle più graffianti, alla profonda malinconia, a danzare sulle punte per trovare un equilibrio esistenziale, a ridere delle tragedie e a piangere di felicità. E' un po' come indossare una maschera da clown. Quella di un pagliaccio consapevole; sicuramente un po' invecchiato, diviso tra un animo scorbutico e un altro gentilissimo e lodevole, quasi sentimentale.

Perduta nei fasti nostalgici di un passato glorioso, la stella di Calvero ha brillato per molto tempo e, durante le prime schermaglie belliche del 1914, si accende solo con una bottiglia di alcol in mano. Ma lui è preparato per fare un ultimo salto acrobatico con una giovane che ha perso la voglia di vivere. Perciò punta all'utopia, a un'idea sostanzialmente teologica della vita, considerando la speranza e la grazia ("una rosa, è una rosa, è una rosa") come parti trainanti dell'esistenza.

Lasciando perdere tutti quei riferimenti autobiografici, per i quali "Limelight" sarebbe un'orgogliosa e polemica reazione all'inchiesta del Comitato per le Attività Antiamericane, focalizzerei l'analisi di uno dei più bei film di Chaplin sull'aspetto emotivo. Sul quel teatro della vita pieno di colpi di scena. Appendici di armonie che riflettono in pieno l'esperienza dell'autore. Un uomo che si ferma a meditare sull'amore, sull'Arte, sul modo di arrivare a una possibile (?) eterna giovinezza, sondando lo stato di negligenza del cuore e quello di ostinata coerenza della mente.

Riesumata la figura di Charlot, truccata da vecchio comico decaduto, il film è tutto incentrato su questa proiezione in avanti dello stato d'animo dello storico vagabondo, qui afflitto ottimista, con la voglia perenne di divertire il pubblico e accarezzare la sua propria anima. L'ambiguità dell'immedesimazione è sostenuta dal fatto che Chaplin recita per quasi l'intera pellicola senza trucco: la naturalezza del volto, la genuinità dei segni dell'invecchiamento, sono una costante tra l'ideologia del clown e il "vecchio" Charlot. Il film grida forte il suo dissenso per un recital comico (e un music hall) che non c'è più, che nessuno considera più soddisfacente, appagante. Il pubblico è distratto, ha dipinto uno sbadiglio al posto del sorriso.

Ormai vegliardo sapiente, Chaplin comunica allo spettatore una moltitudine di considerazioni quale lascito di uno tra gli uomini di spettacolo più arguti di tutti i tempi. Charlot è lì, ai bordi del palcoscenico, in quella "elegante malinconia del crepuscolo", smanioso di un ultimo incontro. Quello che permette alla vita di superare la morte.

Invia una mail all'autore del commento marco986  @  29/11/2010 18:56:02
   10 / 10
Gran bel film molto malinconico.Grandi Chaplin e Keaton

dave89  @  03/08/2010 11:44:24
   8½ / 10
ottimo film...ma non il migliore di chaplin.

bebabi34  @  18/07/2010 18:07:59
   9 / 10
Mi spiace non aver dato 10, ma è solo per rispetto alle altre luci (della città) di Chaplin. Troppo realistico e influenzato negativamente dall'avvento del sonoro con conseguenti imperfezioni legate al montaggio. Scene veramente toccanti ed altre molto divertenti. Lo spirito del film è però nettamente introspettivo e conseguentemente più distaccato dallo spettatore. Badate bene: il voto è sempre un 9, non fraintendiamo.

fiesta  @  02/04/2010 14:28:36
   6 / 10
finchè si tratta di favole mi aspetto che i temi non siano esaltanti accettando a cuore aperto la poesia di quelle storie. quando però si vuole fare un dramma,tra l'altro di due ore e dieci minuti,su temi così tanto scontati,con una recitazione con intenti melò (non posso crederci che chaplin abbia accettato di girare la scena dove terry torna a camminare,soprattutto farla a quel modo) allera resto deluso e non posso fare a meno che criticare uno dei maggiori artisti della nostra epoca!possiamo tra l'altro chiamarlo:aforismi di Charlie Chaplin! una telefonata dopo l'altra arriviamo alla fine ovviamente anche quella telefonata. il peggior film di chaplin che abbia mai visto.
si salva la gag col comico dove lui torna nei suoi panni,dove riesce ad essere sorprendente!

MidnightMikko  @  21/01/2010 17:13:11
   10 / 10
Uno dei tanti capolavori di Chaplin. Tecnicamente eccellente, emotivamente lacerante.

Lily94  @  30/07/2009 11:19:22
   10 / 10
è davvero un film bellissimo!!

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  24/05/2009 16:38:02
   10 / 10
Il capolavoro della maturità di Chaplin, un omaggio nostalgico dove era iniziata la sua carriera: Il teatro. il cerchio quindi si è chiuso. Il lato comico qui è stemperato in misura maggiore dal lato melodrammatico, le risate sono più amare. Da ricordare l'eccezionale duetto con Buster Keaton nel loro (purtroppo) unico punto di contatto cinematografico.

Gruppo COLLABORATORI Compagneros  @  29/03/2009 17:43:27
   10 / 10
Capolavoro assoluto.
Il più grande interprete ci cinema muto sforna per questa pellicola dei dialoghi straordinari. Storia bellissima e commovente ma priva di quell'ossessiva ricerca della lacrima tanto in uso nei film moderni.
Un Chaplin straordinario, inarrivabile.
Il duetto con Keaton, altro genio del muto, da quel qualcosa in più che rende questa film un capolavoro.
Da vedere e rivedere.

pinhead88  @  28/03/2009 19:43:12
   9 / 10
un Chaplin più teatrale e drammatico.c'è da dire che preferisco di più lo Charlot anni '20-30,ma questo rimane pur sempre un capolavoro.molto carina la messinscena teatrale Keaton-Chaplin,che anche a distanza di anni si riconfermano due miti.

6 risposte al commento
Ultima risposta 01/04/2009 00.34.05
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Neu!  @  21/02/2009 12:56:06
   10 / 10
se un re a new york è l'ultimo grande Chaplin... questo è l'ultimo su capolavoro. è incredibile la bellezza di questo film. uno dei migliori Chaplin di sepre, con pochissimi rivali. grande Keaton

metafisico  @  26/12/2008 19:01:15
   10 / 10
commovente e stupendo

john67  @  07/07/2008 12:50:37
   8½ / 10
l'ultimo gran film di charlot, rispetto ai primi, personalmente manca di quella marcia in piu' per farne l'optimum, ma sicuramente e' fra i capolavori del "baffetto".

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Ultima risposta 08/07/2008 19.42.10
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Invia una mail all'autore del commento angel__  @  20/06/2008 02:59:00
   10 / 10
la summa del pensiero chapliniano. intriso di amore per la vta e le persone. testamento triste di un'artista mostruoso che ha dato davvero tanto al cinema. emozionante capolavoro.

Pink Floyd  @  30/05/2008 18:15:07
   9½ / 10
Un Chaplin invecchiato, che ha smesso i panni del vagabondo Charlot per vestirsi di tristezza. Un altro tipo di tristezza.. viene messa da parte la critica sociale strappata con un sorriso, subentra il racconto esistenziale d'un uomo vissuto, che tanto ha rubato alla vita.
Un clown triste, che arrivato al resoconto finale si volta indietro per guardare cosa gli è passato davanti e riscopre di amare la vita.
La voglia di vivere, però, non muore mai e il cuore batte sempre. Batte forte.
L'amore come costante del cinema chapliniano.
Il duetto con Buster Keaton, poi...un vero omaggio ai suoi amanti.

E' giunto il momento dei saluti, Signori..... è l'epilogo........ si chiude il sipario!
E con un sorriso l'ometto in baffi si congeda dal suo pubblico.

The end.

AKIRA KUROSAWA  @  25/03/2008 16:58:16
   9 / 10
ennesimo, forse l ultimo, capolavoro di chaplin, forse il suo film piu profondo, che piu rispecchia la sua vita e quindi il personaggio di calvero pootrebbe rappresentare se stesso.
diretto magistralmente, finale da incorniciare.. grande charles, tuttavia preferisco i film di charlot

The Monia 84  @  04/02/2008 23:39:58
   9 / 10
L’ultimo testamento di un vecchio pagliaccio. Struggente ultimo tentativo di dimostrare il proprio valore con l’aiuto dell’amore di chi ha illuminato con la sua saggezza e la sua sensibilità. Confermare, prima a se stesso e poi a chi lo ha usato, ciò per cui si è vissuta una vita.
Chaplin al massimo del suo splendore poetico e malinconico.

John Locke  @  22/01/2008 15:16:21
   9½ / 10
Struggente riflessione autobiografica sulla vecchiaia di Charlie Chaplin, qui al suo personale canto del cigno (dopo questo film non ha fatto più nulla di livello altissimo) nonchè probabilmente alla sua opera più riuscita.
Bellissima l'evoluzione del rapporto che si viene a creare con la ragazza inizialmente stanca di vivere, commovente il finale.
Capolavoro assoluto.

Gruppo COLLABORATORI julian  @  13/01/2008 23:15:27
   9 / 10
E chi se lo aspettava che anche Charlie Chaplin potesse invecchiare?
Un omino dalla sagoma esile, con la bombetta, il bastone, i baffetti e una camminata ondulante: così lo conoscevo io, così lo ricorderanno tutti.
Mi sono sorpreso a rivedere quelle stesse, straordinarie espressioni, in un volto con rughe e capelli bianchi.
La bravura e la dolcezza però rimangono sempre lì, quelle emozioni uniche che i film di Chaplin ti suscitano.
Nelle altre sue opere, il re del mimo si era sempre disturbato a mettere in primo piano una lieve satira sui suoi tempi, con un'immancabile storia d'amore tormentata, intensa ma a lieto fine; solo alla conclusione potevano trapelare le lacrime, lacrime di commozione nn tanto per la storia quanto per la semplicità con cui veniva raccontata.
In questo film però la drammaticità non è velata, si fiuta da subito con il tentato suicidio della ballerina, si ode nei discorsi di Calvero: la speranza è un'ottima ragione per continuare a vivere, spiega, anche quando si è perso tutto.
<>.
Il film procede lento, la speranza abbandona Calvero dopo uno spettacolo mal riuscito e va a fortificare Terry.
Si può quasi vedere una nota autobiografica nella vicenda del vecchio clown, esausto dopo una vita vissuta sulla ribalta, tanto che arriva a dichiarare di odiare il teatro.
Solo alla fine Calvero torna al successo teatrale, torna a far ridere gli spettatori, ritorna trionfante sul palcoscenico:
<< Avevi detto che odiavi il teatro...>>
<< Non sopporto neanche la vista del sangue, eppure ce l'ho nelle vene >>.
Chaplin e Keaton insieme danno vita ai 10 minuti di muto più memorabili della storia del cinema e, nell'ultima scena del film, c'è libero spazio per le lacrime...
Ecco un'altra incredibile perla, che ci infonde non solo la passione del cinema, ma anche la voglia di vivere.

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Ultima risposta 14/01/2008 15.02.56
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aiemmdv  @  02/01/2008 18:56:42
   9½ / 10
Un vero e proprio testamento del grandioso Charlie Chaplin:
Dibattiti puntuali ed azzeccatissimi che lasciano riflettere più volte lo spettatore.
La voglia di successo ma anche quel maledetto bisogno (quasi organico) dello stesso: Chaplin nn lo controlla ma, allo stesso tempo, non vuole essere compatito da nessuno.

Nascondi/Visualizza lo SPOILER SPOILER

Tony Ciccione90  @  28/12/2007 01:52:46
   9½ / 10
Charlie Chaplin è il massimo. E' stato il più grande, nessuno sarà come lui. Almeno non subito. Chaplin è stato eclettico, un vero artista (la colonna sonora di questo film è stata composta da lui e ha vinto un Oscar). Luci della ribalta esalta il valore della vita, esorta a non arrendersi mai. E Chaplin è incredibilmente bravo. Incredibilmente bravo a saper far ridere, a commuovere, a far riflettere. E la sua mimica facciale è più unica che rara. Ha messo in questo film le sue paure dovute ai contrasti con il governo (si sa, certi personaggi sono scomodi),contrasti che poi gli costeranno l'esilio volontario in Europa. E in questo film compaiono per la prima e unica volta i "re del muto", Chaplin e Keaton in uno storico duetto. Grazie Charlie!!!

italia87  @  27/12/2007 20:00:08
   9½ / 10
Questo non è il solito Charlie Chaplin alle prese con le commedie che tutti conoscete. In "Luci della ribalta" c'è molto della vita dello stesso attore. C'è il dramma della sua "cacciata " dagli Stati Uniti e in certo senso anche l'inizio del declino della sua carriera. Calvero è sempre stato un clown, che nei suoi periodi felici riscuoteva grande successo . I suoi sketch facevano ridere, divertivano il pubblico che solitamente chiedeva il bis alla fine di ogni spettacolo. Tuttavia anche per Calvero il tempo della gloria è finito e noi spettatori lo troviamo in preda a una forte depressione che lo induce a bere. Si dà all'alcol senza misura, per cercare di non pensare al successo passato che sembra non volerlo più sfiorare neanche per sbaglio. Vive un momento difficile, ma come per miracolo la sua vita si scontra letteralmente contro quella di una giovane donna (una bellissima Claire Bloom). Thereza è una ballerina, o meglio era, perchè ora proprio come lui attraversa un periodo di stallo. Tenta il suicidio e si convince di non riuscire più a ballare. Ciò che più mi piace di questo film ( e penso che sarete anche voi d'accordo con me) è il fatto che il protagonista trova dentro di sé la forza per sostenere e incoraggiare un'altra persona. Una forza che mai avrebbe pensato di avere, che mai avrebbe creduto potesse essere di aiuto a qualcun altro. Lo stesso coraggio lo aiuterà ad andare avanti, ancora per un po'...

Gruppo COLLABORATORI ULTRAVIOLENCE78  @  26/12/2007 21:47:53
   8½ / 10
Film che rappresenta sublimamente l'amore per il prossimo, l'altruismo e il dedicarsi, devotamente e incondizionatamente, a chi ci sta a cuore.
Come sempre Chaplin riesce a trasmettere i sentimenti più puri, costruendo attorno ad essi storie tragiche ma nel contempo leggiadre, senza mai sfiorare la retorica e il banale.
Vedere un film di Chaplin è un'esperienza unica e indicibile, quasi spirituale.

Gruppo REDAZIONE Pasionaria  @  26/12/2007 09:47:56
   10 / 10
Poesia poesia poesia

Meraviglioso Chaplin!

Gruppo STAFF, Moderatore Lot  @  25/12/2007 21:49:01
   9 / 10
Testamento

2 risposte al commento
Ultima risposta 30/12/2007 09.57.06
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Vegetable man  @  25/12/2007 20:15:35
   9½ / 10
Un film eccezionalmente intenso, dove Chaplin ha messo davvero molto di sè stesso e delle sue idee. Non 10 perchè spesso calca la mano volutamente sul melodrammatico, tuttavia...che emozioni!

vitocortesi  @  24/11/2007 14:41:54
   10 / 10
Un film meraviglioso toccante con dialoghi stupendi ed una colonna sonora sublime!

Gruppo COLLABORATORI SENIOR peucezia  @  13/11/2007 15:48:03
   9 / 10
splendido apologo sulle età della vita e testamento spirituale di Chaplin, l'ho visto la prima volta da bambina e mi ha sempre commosso. Davvero imperdibile anche se forse un po' lontano dal modo di fare cinema e di vedere i film del giorno d'oggi

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Ultima risposta 13/11/2007 15.53.22
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Invia una mail all'autore del commento Gualty  @  26/10/2007 12:03:30
   9 / 10
" Credevo tu odiassi il teatro... "
" Odio anche la vista del sangue, eppure l'ho nelle vene. "

"Tutto il mondo è un palcoscenico".

Un comico troppo profondo per la risata facile, un melanconico pagliaccio alle prese con i tempi che cambiano troppo in fretta, senza cercare di rincorrerli ma piuttosto di domarli.
Film sublime che ci regala sprazzi di divertimento in una atmosfera generale di irreale poeticità, pathos ed eleganza.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Marlon Brando  @  25/10/2007 14:59:14
   8½ / 10
Commovente meditazione su arte, dolore, vecchiaia, vita e morte, che sembrano diventare un'unica essenza nello splendore delle ultime scene.
Chaplin dirige una sorta di autobiografia della propria carriera (fondamentale il contributo di Buster Keaton a questo proposito) e ci spiega come sia spontaneo e sincero l'amore verso il proprio mestiere, un'arte che proviene dalla strada, ma che raggiunge elevatissime e irragiungibili vette di espressività.
Eppure, come ne Il grande dittatore, c'è qualcosa di eccessivamente melodrammatico nella resa della storia che non mi ha convinto completamente e che rende troppo sentimentale la vicenda; inoltre l'utilizzo abbondante del dialogo talvolta va a scapito del genio registico di Chaplin.

wega  @  12/09/2007 19:50:11
   9½ / 10
è il primo film di chaplin che mi son deciso di comprare e guardare...sono sempre stato indeciso nell'investirci dei soldi per una sorta di pregiudizio su quest'uomo..me lo ricordavo come un buffone...con i baffi..che faceva cose stupide...cose viste da bambino...beh
questo film è magnifico..splendida sceneggiatura...musiche stupende che non riesco a cavarmi dalla testa(ho finito di vederlo poco fa)..un 'opera molto struggente

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Ultima risposta 09/10/2007 19.10.13
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Daddy90  @  10/09/2007 15:50:45
   10 / 10
10! e un voto che ho dato solo al Padrino parte I perchè questo oltre ad avere qualche parte divertente e anche un film che fa riflettere, riflettere sulle tante vite che il Progresso ha sacrificato Chaplin ad esempio parla del cinema con l'avento del sonoro, e della svalutazione del teatro favoloso il pezzo dove chaplin e buster keaton si ritrovano insieme come ai vecchi tempi anche se su schieramenti opposti.

éowyn_3  @  12/07/2007 16:17:54
   10 / 10
film testamento di chaplin, il suo capolavoro più struggente

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  20/05/2007 01:34:30
   9½ / 10
E' così scomodo e spiazzante (chiamiamola pure "impotenza") dover parlare a distanza di anni di un film visto più volte, e che mai più da almeno una quindicina d'anni, ho avuto modo di rivedere.
Di un film che ha tanto diviso gli esegeti cinefili, che hanno preferito scomodare l'ideologia e l'invettiva sociale di Chaplin v. Verdoux piuttosto che appassionarsi a questo film (come se parlare dello spettacolo e del duopolio tra successo e declino non sia ugualmente una parabola sociale).
E ok, il film commovente, struggente, per qualcuno (sempre gli stessi) abilmente gratuito nell'emozionare gli spettatori, e lontano da una vaga risonanza con le precedenti, corrosive opere di "impegno".
Invece il film è un'ennesimo Capolavoro senza tempo, che restituisce al cinema la dimensione ricca e umana dell'emozione e della rappresentazione umana della vita della morte della sofferenza e del successo del passato.
Pensiamo all'ultima beffa: lo spettatore ride di un'evento tragico, senza saperlo.
Consegno perciò mezzo punto in meno per l'irriverenza amarezza di quel sorriso, pronto a consegnarsi all'eternitò, per nulla timorato dal realismo facile e dolciastro di Calviero, che io vedo tuttavia come una maschera di immenso dolore.
La presenza dell'alter-ego (dai più preferito a C.) Keaton conferisce un tono ancora più emblematico alla vicenda, come se si chiudesse per sempre il sipario sulle nostre labili emozioni

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Ultima risposta 20/05/2007 19.46.05
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davil  @  14/03/2007 11:54:59
   10 / 10
il film autobiografico di charlie chaplin.
immenso, struggente, poetico.
grazie per avercelo donato

Gruppo REDAZIONE amterme63  @  07/01/2007 16:36:22
   9½ / 10
Grande riflessione sulla vecchiaia, sul senso della vita e sul senso dell’arte. Senz’altro il film in cui Chaplin ha più di tutti inserito riflessioni filosofiche ed esistenzialistiche. La sua vena comica si colora di poesia e tragedia allo stesso tempo, assumendo sempre un tono agrodolce ma molto spesso di amarezza e delusione. Lo spettro del termine, della fine, di qualcosa che non ritornerà più aleggia impietoso in tutto il film, appena ingentilito dalla consapevolezza che altri continueranno il compito di divertire ed educare l’umanità. Lo spettacolo deve continuare: questo è il significato simbolico della scena finale.
In tutti i film di Chaplin c’è la consapevolezza che l’arte è una delle poche attività positive dell’uomo, qualcosa che lo aiuta a vivere meglio, una delle poche ancore di salvezza insieme alla solidarietà e all’amore. Con Luci della Ribalta però Chaplin mette in forse anche questo appiglio. L’arte è un mestiere difficile e rischioso. Ci vuole tenacia, convinzione e fiducia in se stessi per divertire e avere successo. Le difficoltà della vita quotidiana creano una specie di muro di indifferenza e insensibilità nella gente. Solo chi ha forza e capacità riesce a fare breccia in questo muro e a penetrare nell’animo. I più deboli sono destinati impietosamente a soccombere.
Chaplin come al solito si mette sempre dalla parte dei più deboli e qui ci regala un personaggio come Calvero che meglio non poteva riassumere il destino di quelli che non riescono più a stare al passo e che vengono travolti. Un personaggio molto vivo e sensibile, ben recitato e disvelato appieno nei suoi sentimenti più intimi. Il sentimentalismo di Chaplin non è mai fine a se stesso, ma serve a esaltare, a mettere in evidenza una realtà diffusa e spesso dimenticata, in questo caso quella dei vecchi.
Chi appartiene al passato può servire al presente ma non può più viverlo. Questo è il senso del rapporto di Calvero con Terry. Uno come Calvero può aiutare una persona più giovane con la propria esperienza ma non può rappresentare quello con cui condividere tutto. Le differenze sono troppe, anche se la voglia e la possibilità di instaurare un rapporto più profondo ci sarebbe, ma nell’animo, sia Terry che Calvero, sentono che non è possibile. Comunque il film ci tiene a precisare che si tratta di un problema interiore e non di convenienza pubblica. Chaplin è sempre stato un nemico delle apparenze.
Anche se il film rischia di finire nel didascalico e nel melenso, l’arte recitativa e il pathos riescono a lasciare in chi guarda un’impronta indelebile. L’argomento poi è universale. Ce ne accorgeremo quando diventeremo vecchi …. (se non lo siamo già).

Invia una mail all'autore del commento domeXna79  @  14/11/2006 20:19:35
   8½ / 10
Altro piccolo capolavoro del grande Charlie Chaplin.
Un racconto intenso e malinconico, in cui un vecchio clown, incapace di far ridere come nel passato, cerca e trova una speranza nell’amore e nella volontà di infondere tutta la propria saggezza in una giovane ballerina in preda ad una forte depressione ..un’analisi attenta quanto triste, uno sguardo al mondo del teatro, con le sue musiche, i suoi balli e le sue rappresentazioni, che infondono un senso di abbandono, per uno scorcio di vita vissuta nell’infondere la nobile arte del sorriso ..ma quando in tutto questo non ci si ritrova più, in una platea semideserta, allora il riscatto è infondere quel piacere della vita negli atri, in chi sembra solo averla smarrita.
In questa autobiografia “il vagabondo” raccoglie e porta con se tutte le sue emozioni, i suoi personaggi, tutti gli istanti di una vita vissuta nella speranza che l’esistenza umana si elevi a qualcosa di più, in un periodo che ha conosciuto solo guerre e distruzioni.. e pure lo spettacolo deve continuare, il ballo non si deve fermare, anche quando il lenzuolo viene poggiato su un corpo ormai freddo, perché solo così si rende senza tempo un amore, perché solo così un istante può diventare l’eternità.
In ogni dialogo, in ogni sguardo, in ogni scena si ritrova l’attenta analisi di una vita vissuta alle “luci della ribalta”, ma tutto è destino a mutare (nulla finisce), perché si nasce e si muore mille volte, perché un addio diventi sempre un arrivederci ..la poesia di questo film rappresenta l’essenza stessa dell’arte cinematografica, forse l’ultimo grande capolavoro dell’attore e regista inglese.
Una coinvolgente sceneggiatura, una perfetta colonna sonora ed una curatissima fotografia, supportati da un bel cast, che va da Chaplin a Buster Keaton (pur se solo nella scena conclusiva) oltre alla bellissima Claire Bloom, fanno di questa pellicola un piccolo capolavoro.
Una delle espressioni più alte del cinema di Chaplin ..stupendo!

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Ultima risposta 23/11/2006 19.46.25
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Gruppo COLLABORATORI Harpo  @  11/07/2006 00:01:46
   10 / 10
Purtroppo non avevo mai visto questo film prima di stasera e devo ammettere che mi ha assolutamente impressionato. Anzi vi dirò di più: credo che "Luci della ribalta" sia il più bel film della carriera di Chaplin e, forse, il più bel film della storia del cinema.
Permettetemi di dire che descrivere "Limelight" semplicemente come un film, sarebbe riduttivo: io credo infatti che questo lavoro sia poesia allo stato puro. Chaplin, insieme a Fellini, è stato infatti il più grande poeta che Hollywood abbia mai avuto e devo sottolineare che questa pellicola trasmette messaggi ben più profondi di qualsiasi altro film. E' fondamentale sottolineare che "Luci della ribalta" è un vero e proprio inno all'esistenza umana, una poesia che incanta e insegna ad aver sempre fiducia nella vita.
Proseguendo in questa difficile recensione devo anche evidenziare che il capolavoro di Chaplin è una vera e propria autobiografia: infatti alla fine di tutto c'è sempre lui, il vagabondo più famoso, l'indimenticato Charlot. Nella carriera del comico questa figura era quasi scomparsa: con l'avvento del sonoro questo personaggio era apparso sbiadito, sottratto alla sua realtà. Si pensi solo al barbiere de "Il grande dittatore" o allo stesso Hynkel della pellicola stessa. Ma alla fine anche il grandissimo Calvero/Chaplin, il più grande comico della sua epoca, torna vagabondo, chiedendo la carità in locali.
In questo grande riaffiorare di ricordi ritorna in auge il muto, in una sequenza indimenticabile con Buster Keaton (altro grandissimo comico quasi caduto in disgrazia dopo la creazione del cinema sonoro).
Proponendo anche un analisi prettamente tecnica del film, viene spontaneo sottolineare che comunque Chaplin anche se realizza un film apparentemente sonoro, in realtà rimane vicino al muto: gli sguardi dei due protagonisti, le tecniche di ripresa, le splendide muische (tra le migliori mai composte) sottolineano questa vicinanza tra il regista/attore e il cinema espressionista.
Lasciatemi dire che è una bestemmia al cinema e un insulto a Chaplin non aver conferito nemmeno un "Accademy Award" a questa pellicola, ma del resto sono sempre state conosciute le diattribe presenti tra Charles e gli USA.

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Ultima risposta 14/11/2006 22.49.51
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Invia una mail all'autore del commento cinefilo malato  @  10/02/2006 21:32:41
   9½ / 10
La mezza autobiografia del più grande autore della storia del cinema, costellata di filosofia, tristezza e speranza (poca) che un giorno, forse, andrà meglio per tutti.
Magistrale l'inquadratura finale, che ci lascia un'amara tristezza in corpo, e la voglia di metterci a sedere e fare il punto della nostra vita.
Una meraviglia!

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento emans  @  01/01/2006 11:56:05
   8 / 10
straordinario film...un regista che non si ripete mai malgrado tutti i suoi film...colonna sonora stupenda e un finale da brividi

Ch.Chaplin  @  19/12/2005 23:59:55
   10 / 10
è da qnd m sn iscritto ke aspetto di commentare qst film...alla fine m sn deciso a nn scrivere un papiro..
Questa è l'Arte!
"The story of a clown and a ballerina" recita la didascalìa iniziale, ed è proprio così..un clown in declino, ke nn riscuote+il successo del pubblico come qnd era+giovane (come chaplin stesso nel 1952) ke si innamora e riesce a trovare una ragazza ke lo ama..un vekkio ke si spegne pian piano, ke con gli altri si mostra determinato, ma ke è in realtà confuso e depresso (la dipendenza dall'alcool ne è la testimonianza+lampante)..tema centrale è anke il contrasto tra artista e borghese, tanto ke io oso spesso paragonarlo al "tonio kröger" di thomas mann..appena dopo l'uscita del film chaplin andò in esilio in svizzera, i momenti della realizzazione del film nn furono tra i migliori della sua carriera artistica ed umana..la tristezza aleggia su tutta la durata della pellicola, anke se una flebile speranza ke arriva ad essere dominante costituisce l'unica via di salvezza, rappresentata dall'amore (chiaro riferimento autobiografico pure qst: in quel periodo chaplin viveva sì la decadenza artistica, ma viveva anke x l'amore della sua 4a e definitiva moglie Oona, ke lo assisterà fino alla morte, + di 25 anni dopo).
Nota di apprezzamento alla bravissima Claire Bloom, ke nn avrebbe poi seguito una grande storia cinematografica.
Piccole perle:
1. Miss Parker, personaggio appena percettibile nella scena in cui calvero si presenta x accettare la proposta del mi-sex è Edna Purviance, ormai 58enne e rovinata dall'alcool. sarebbe morta 6 anni dopo di tumore alla gola.
2. Buster Keaton, secondo grandissimo comico dell'era del muto, recita insieme a chaplin la memorabile scena finale. i primi (e credo unici) geni della comicità insieme x la prima ed unica volta al cinema..imperdibile. fu un favore ke chaplin fece a keaton, qst'ultimo infatti si trovava in condizioni finanziarie precarie. se la gente diffidava di chaplin, il pubblico nn guardava + buster keaton. anke qui l'america si è svegliata troppo tardi

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Ultima risposta 20/02/2007 19.51.04
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ds1hm  @  24/11/2005 14:40:48
   10 / 10
Forse il risultato più alto dell'arte di C.Chaplin.

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