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Charlie Chaplin in sintesi

Charlie Chaplin"Credo nel potere del riso e delle lacrime come antidoto all'odio e al terrore."

"Attraverso la comicità vediamo l'irrazionale in ciò che sembra razionale, il folle in ciò che sembra sensato, l'insignificante in ciò che sembra pieno di importanza."

"Non devo leggere libri per sapere che il tema della vita è il conflitto e il dolore. Per istinto tutta la mia comicità si basava su queste cose."

"Grazie all'umorismo siamo meno schiacciati dalle vicissitudini della vita."

"Il ridicolo è un atteggiamento di sfida: dobbiamo ridere in faccia alla tragedia, alla sfortuna e alla nostra impotenza contro le forze della natura, se non vogliamo impazzire."


Charlie Chaplin è forse l'artista cinematografico che meglio di tutti ha saputo fondere nelle proprie opere divertimento e messaggio etico. Il suo scopo principale è sempre stato quello di far ridere la gente, regalare qualche momento di gioia, ma allo stesso migliorare l'animo umano per il tramite di quella stessa gioia, rendendolo più sensibile e meno duro. Si ride a crepapelle delle strane avventure e dell'aspetto buffo e malandato di un vagabondo, ma non si può fare a meno di notare quanto crudele e difficile sia il mondo nei suoi confronti e come basti così poco (un sorriso, una gentilezza, un atto di generosità) per renderlo più luminoso e vivibile.
Nelle sue comiche c'è spesso l'ingratitudine, lo sfruttamento e la delinquenza, che però mai riescono ad avere la meglio sulla solidarietà e sull'onestà interiore: le due stelle polari dell'universo di Chaplin. Solo alla fine della carriera nelle sue opere si nota un accentuarsi del peso della cattiveria del mondo, che riesce quasi a vanificare qualunque tentativo di portare nei rapporti umani i sentimenti altruistici. Forse Chaplin si accorge di avere fallito nella propria opera di rendere la società meno sorda ai bisogni della gente debole e svantaggiata.

Una delle caratteristiche delle opere di Chaplin è il tono scanzonato e dissacratorio con cui tratta qualsiasi aspetto del mondo che rappresenta. Gli oggetti più comuni vengono usati in modi inusuali e spesso ingegnosi, scatenando sorpresa e meraviglia negli spettatori, ma anche ammirazione e simpatia per chi ha così tanta fantasia e senso pratico. Le vicende narrate si complicano sempre con qualche imprevisto o casualità che, guarda caso, va a colpire la persona che più si dava arie, o che si comportava in maniera autoritaria, aiutando così a smitizzare gli uomini e le istituzioni. In poche parole si ride spesso della persona tronfia, burbera, del poliziotto, del bigotto e del ricco vanesio. Il sottile piacere nel vedere il potente ridicolizzato è uno dei segreti del grande successo delle sue comiche.

Charlie ChaplinQuello che differenzia Chaplin dagli altri artisti è l'abitudine di mescolare al comico situazioni sentimentali o drammatiche; sono storie che coinvolgono, perchè ognuno può averle vissute. Tutti ci sentiamo colpiti dall'affetto verso i bambini, sappiamo cosa siano la fame e la solitudine. Ora come allora si sa quanto è dura la vita per chi non ha denaro e quanto poco c'è da aspettarsi come aiuto dai ricchi; eppure, nonostante tutto, esiste sempre qualcuno per cui vale la pena vivere. Sono i sentimenti semplici e spontanei, positivi o negativi, che rendono i film di Chaplin universali.

Chaplin era attentissimo a modulare l'effetto emotivo delle scene e dei personaggi, salvando le proprie opere dalle piaghe che imperversavano nei film dell'epoca: l'eroismo ed il sentimentalismo. Al vagabondo viene spesso voglia di fare cose non proprio nobili: ne "Il monello", ad esempio, appena vede il bambino abbandonato questi cerca subito di disfarsene come qualsiasi altro egoista, anche se dopo gli si affeziona. Il protagonista è quindi una figura con pregi ma anche con difetti; questo ce lo rende più vero, più umano e quindi più credibile. Nelle scene sentimentali o strappalacrime c'è sempre qualche piccolo intoppo (battere la testa, scivolare, ecc.) per non rendere troppo melensa la scena. Il lieto fine è a volte venato dall'ironia e più che altro si può parlare di lieto fine a metà. In tutti i maggiori film al termine si rappresenta solo la speranza, non la certezza di un futuro migliore. Il finale spesso lascia allo spettatore la porta aperta a qualsiasi interpretazione (si veda il finale di "Luci della città"), in questo modo la storia rimane più a lungo impressa e stimola la riflessione su ciò che veramente conta nell'esistenza umana.

Tutte le opere di Chaplin vogliono essere il più possibile semplici ed accessibili. I soggetti ad esempio trattano sovente dei problemi quotidiani che ogni uomo in tutte le epoche è costretto ad affrontare, come trovare da mangiare, dove dormire, come sconfiggere la solitudine. L'ambiente in cui si svolgono le storie è quanto di più familiare ci possa essere: un ristorante, un negozio, una pista di pattinaggio, una fattoria contadina. Lo spettatore si deve sentire parte di quello che vede. Anche lo stile dei suoi film è volutamente semplice ed immediato: niente inquadrature strane, primi piani con il contagocce, nessuna ripresa da lati inconsueti, evitati tutti i virtuosismi di ripresa e montaggio se non strettamente necessari. La cinepresa è come un occhio umano che asseconda i movimenti del personaggio. Chaplin era famoso all'epoca per la meticolosità e la cura con cui girava le scene, provandole e riprovandole; era uno dei registi più testardi e perfezionisti della propria generazione: pretendeva il meglio dalle sue opere e ci si dedicava anima e corpo.

Charlie ChaplinChaplin era un vero animale da cinema. Riusciva a fare tutto. Erano passati pochi mesi da quando aveva visto il primo ciak nel gennaio 1914 e già sceneggiava, dirigeva ed interpretava le proprie opere. Ben presto formò una squadra fidata di tecnici e attori ed arrivò a produrre da sè i propri film, costruendo addirittura un suo studio in cui filmarli. Riuscì così a sottrarsi ai condizionamenti dei produttori cinematografici che tanto angustiarono Erich Von Stroheim ed Orson Welles. Con il sonoro prese poi anche a scrivere le musiche. L'indipendenza da tutto e da tutti è stata la costante della sua attività
Per lui il cinema era lavoro piuttosto che arte: non si sentiva poeta o artista, ma artigiano. Non creava l'arte per l'arte, ma per il divertimento e l'emozione dello spettatore.

La sua personalità era molto complessa e contraddittoria. Quello che immediatamente salta all'occhio è il netto contrasto fra la sua vita da miliardario ed il ruolo di squattrinato che impersonava così bene nelle proprie creazioni. Chaplin ha sempre cercato di fare apparire come due mondi separati la sua vita normale in società e le storie narrate nei suoi film. C'è un passo molto illuminante nella sua autobiografia, in cui confessa che vestendo i panni del vagabondo si sentiva trasformato in un'altra persona e che gli venivano in testa idee folli che normalmente non avrebbe mai avuto. Era come se la sua personalità si sdoppiasse: da un lato il Chaplin pubblico che si gode la ricchezza e la popolarità, dall'altro il suo intimo alter ego che si identifica ancora negli emarginati degli slums della sua infanzia. Da una parte i riti borghesi e le apparenze perbeniste, dall'altra la grande libertà anche di costumi del mondo dei bassi strati. A partire da "Luci della città" il contrasto fra queste due parti della società (e di se stesso) in antagonismo fra di loro sarà l'ossatura dei suoi film.

Uno degli sforzi maggiori della sua attività artistica era quello di rendere le proprie opere il più possibile universali; Chaplin voleva comunicare con ogni uomo, indipendentemente dalla provenienza geografica; a questo scopo ha sempre evitato di caratterizzare le persone o i luoghi. I personaggi dei suoi film sono di solito molto generici e spesso senza nome: un vagabondo, un operaio, una fioraia, un bambino, un ricco milionario, un clown, una ballerina. Anche se rappresentano una categoria sociale, i suoi rimangono comunque dei personaggi sempre vivi e veri; le storie di Chaplin hanno il potere di essere comprensibili per tutti e di rimanere valide in tutte le epoche. La sua ispirazione è stata l'idea che il singolo individuo abbia il diritto di vivere in libertà ed in pace, senza essere oppresso da alcun potere economico o politico.

"Non sono cittadino di nessun posto, non ho bisogno di documenti e non ho mai provato un senso di patriottismo per alcun paese, ma sono un patriota dell'umanità nel suo complesso. Io sono un cittadino del mondo."


Torna suSpeciale a cura di amterme63 - aggiornato al 03/04/2009