still alice regia di Richard Glatzer, Wash Westmoreland USA 2014
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still alice (2014)

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locandina del film STILL ALICE

Titolo Originale: STILL ALICE

RegiaRichard Glatzer, Wash Westmoreland

InterpretiJulianne Moore, Alec Baldwin, Kristen Stewart, Kate Bosworth, Hunter Parrish, Victoria Cartagena, Erin Darke, Shane McRae, Stephen Kunken, Eha Urbsalu, Cat Lynch

Durata: h 1.39
NazionalitàUSA 2014
Generedrammatico
Al cinema nel Gennaio 2015

•  Altri film di Richard Glatzer
•  Altri film di Wash Westmoreland

Trama del film Still alice

Alice Howland è una rinomata linguista il cui lavoro è rispettato in tutte le università degli Stati Uniti. Un giorno si accorge che la sua memoria non è più quella di una volta e che poco alla volta inizia a dimenticare le parole. Inquieta, si reca da uno specialista per un controllo. Una rivelazione devastante si abbatte su di lei.

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Voto Visitatori:   7,03 / 10 (43 voti)7,03Grafico
Miglior attrice (Julianne Moore)
VINCITORE DI 1 PREMIO OSCAR:
Miglior attrice (Julianne Moore)
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Voti e commenti su Still alice, 43 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

AMERICANFREE  @  10/07/2017 23:11:21
   7½ / 10
Bel film, molto emozionante con una grandissima Moore a reggere da sola l'intero film.Consiglio la visione

Spotify  @  12/04/2017 04:57:59
   8½ / 10
Un film meraviglioso, ero assolutamente convinto che mi avrebbe annoiato, e invece la sorpresa è stata enorme.
La pellicola in questione tratta, in maniera molto diretta e senza fronzoli, il terribile morbo di Alzheimer, mettendo in luce come, purtroppo, una volta contratta la malattia, è impossibile guarirne.
La storia è ambientata a New York e vede protagonista la professoressa universitaria di linguistica, Alice Howland. La donna è un'insegnante stimatissima in tutta la grande mela, è sposata ed ha tre figli. Un giorno, mentre sta tenendo una conferenza, comincia a non ricordarsi alcune parole, però in seguito, non da molto peso alla cosa. Nei giorni seguenti, ad Alice accadono altre stranezze e così la donna decide di farsi visitare da un neurologo. Il medico rivela alla professoressa che lei ha una forma molto rara di Alzheimer. La donna allora, nonostante la scoperta della terribile patologia, non si abbatte e cerca di continuare la propria vita nel migliore dei modi. Mano a mano però, la malattia si fa sempre più insistente e allora, per Alice comincerà la vera e propria discesa nel baratro.
La pellicola ovviamente, è sorretta, oltre che da una grande regia, da una Julianne Moore incredibile. L'oscar è più che meritato, l'interpretazione dell'attrice, che a me piace moltissimo, è pregna di un sensazionale realismo. C'è un'intensità che si può toccare con mano. Pare sul serio che la Moore sia affetta dalla malattia e, di conseguenza, trasmette allo spettatore tutta l'angoscia, le sensazioni, la paura e lo smarrimento della situazione. Io personalmente, mi sono sentito parecchio a disagio, in quanto, quella che pensavo fosse una malattia si grave, ma meno malvagia di tante altre, è in realtà un male davvero tremendo, tra l'altro incurabile. E per aver compreso ciò, devo appunto ringraziare la Moore, la quale attraverso le sue espressioni (uniche) spaesate e i suoi dialoghi (favolosi nell'esplicazione) trascinati, fa capire cosa significa avere l'Alzheimer, specie poi, se capita ad una persona di 50 anni. Della recitazione della Moore, la cosa che però ho apprezzato più di tutte, è stato il suo essere introversa. Spesso, attrici e attori, in ruoli come questo qui, si cimentano in performance troppo forzate, allo scopo di far vedere a tutti i costi la loro bravura in parti così intense. La cara Julianne invece, è una che ormai ha tanti anni di esperienza alle spalle, e quindi sa come funzionano queste cose. Si può vedere come lei dosi benissimo la sua recitazione, sembra che le venga tutto naturale. Davvero un'interprete meravigliosa.
Fatti tutti gli elogi, sacrosanti, alla protagonista, passiamo ora ad analizzare l'altro pilastro del film. Parlo naturalmente della regia. A dirigere la pellicola, non c'è uno ma ben due registi, Richard Glatzer e Wash Westmoreland. La coppia è bravissima in tutto.
Innanzitutto vediamo come i due directors, portino lo spettatore a confrontarsi con una malattia seria come l'Alzheimer. I registi, non sono affatto pacati "nell'esposizione del morbo", anzi, lo sbattono in faccia all'astante in modo diretto e conciso, senza fronzoli, allo scopo di far capire che, nonostante la buona volontà e nonostante l'affetto dei propri cari, questo male, almeno per ora, è impossibile da debellare. Ma il fatto è che Glatzer e Westmoreland, scelgono proprio di adottare una linea piuttosto dura. Oltre al modo in cui ci viene presentata la patologia, la coppia rinuncia, saggiamente, a qualsiasi sentimentalismo sdolcinato, facendo scivolare rapidamente nell'oblio, la protagonista.
Mi è piaciuta tantissimo questa scelta dei due registi. Io ero convinto che avrei assistito ad una pellicola melensa e leziosa, piena dei soliti cliché. Invece il film, come ho detto, è diretto, triste ed emotivo. E proprio questo è un'altro punto fondamentale della regia, cioè la vasta presenza di scene davvero toccanti. Sono parecchie e non sono mai fini a se stesse, come invece in tanti altri film "strappalacrime". Si avverte la naturalezza, la classe e soprattutto la semplicità con la quale i directors concepiscono tali sequenze.
Il ritmo è molto fluido, se pensate di trovarvi di fronte di fronte ad un mattone vi sbagliate. E questo è dovuto sempre alla scelta di rendere così dinamici gli avvenimenti, senza la solita retorica. E' anche vero che la durata è di soli 90 minuti, però ciò non toglie che i due registi siano stati davvero bravi a narrare la vicenda con tanta verosimiglianza.
Grandissima caratterizzazione del personaggio principale. I registi ci mostrano passo passo la discesa di Alice oltre i confini della memoria. Assistiamo al disfacimento totale del suo io, della sua salute fisica e mentale. Si resta colpiti da Alice Howland, mostra un grande spirito combattivo, con lo spettatore che fa assiduamente il tifo per lei.
Il finale è drammatico ed anche azzeccatissimo. E' un epilogo che non lascia speranze, fa comprendere come questa terribile malattia ti divora il cervello, rendendoti quasi un vegetale. Emotivamente molto bello.
Splendide anche le musiche. Malinconiche, struggenti, delicate. Un soundtrack azzeccatissimo, usato in modo particolare dai registi, in quanto il tema musicale, è spesso in sottofondo. Una scelta secondo me interessante, in questo modo alcune sequenze assumono ancora più valore emozionale e diventano più commoventi di quanto già non lo siano.
Tra i lati dell'opera meno riusciti, ci ho trovato innanzitutto un montaggio a volte imperfetto, capita che ci sono degli stacchi bruttini tra una scena e l'altra.
L'altro elemento non propriamente impeccabile è la sceneggiatura. Non è assolutamente malvagia, anzi, è valida, però ci sono delle cose che fanno storcere il naso. Ad esempio troviamo dei dialoghi non sempre incisivi o scontati, problema questo spesso ricorrente. Oppure qualche situazione ripetitiva. Il resto funziona, anche bene. Ottima la descrizione di Alice alle prese con la malattia. Buona anche la tratteggiatura del personaggio. L'impianto narrativo, nonostante degli episodi che si ripetono, è lineare e solido.

Conclusione: un film meraviglioso, una perla che pare sia stata dimenticata troppo presto. Gran parte del merito va ovviamente a Julianne Moore, una delle pochissime attrici ancora in grado di regalare forti emozioni, ma anche i registi fanno un lavoro eccezionale. Guardatelo assolutamente, pure perché non è uno di quei drammoni fini a se stessi, ma è una pellicola di forte impatto, emotivo e non. Quasi un capolavoro.

ferzbox  @  04/11/2016 19:29:35
   7 / 10
Ammetto che Julianne Moore l'Oscar l'ha meritato davvero; penso che non sia semplice rendere bene un persona malata di Alzheimer, e devo dire che la Moore ha saputo giostrare bene l'evoluzione del suo personaggio, sopratutto negli atti finali....
Anche la sceneggiatura è particolare(ispirata ad un romanzo).....vedere una docente universitaria(sopratutto di una disciplina come i sistemi di comunicazione verbale) ammalarsi di una malattia in grado di degenerare i ricordi e la comunicazione stessa è qualcosa di orribile....in particolar modo se non si è eccessivamente avanti con l'età.
La regia non mostra nulla di sbalorditivo, ma riesce ad essere discreta e funzionale quanto serve....
Non troppo toccante; la pellicola cerca di non cadere in troppi sentimentalismi mirati; ciò nonostante riesce comunque ad essere in più momenti fredda e tagliente come la lama di un pugnale....
Interessante.....anche se non mi ha portato al punto di considerare se un giorno rivederlo o meno.....

Matteoxr6  @  16/10/2016 20:56:48
   4½ / 10
Quattro e mezzo è la media approssimativa tra la recitazione, ancora una volta impeccabile, di Julianne Moore (9) e la gestione del soggetto (-4). La pellicola soffre di tutta l'americanità che la inonda: famiglie fintissime, vita sociale e lavorativa stereotipata, dialoghi piatti e banali. Peccato, perché gli intrecci esistenziali vi erano a iosa: bisognava solo provarci, e invece si finisce con la regina delle banalità hollywoodiane:

Nascondi/Visualizza lo SPOILER SPOILER.

Interista90  @  05/06/2016 23:12:00
   10 / 10
Un drammatico molto molto intenso...ben fatto...curato nei dettagli..dove la trama viene sviluppata gradualmente...senza saltare nessuna fase.
Julianne moore eccezionale nella sua recitazione. Regge sulle sue spalle tutto il peso del film...gli altri personaggi fanno da contorno. Media un pochino bassa secondo me..quindi do 10 anche per aumentarla...

StIwY  @  10/05/2016 14:33:47
   3 / 10
Sceneggiatura prevedibile come la direzione dell'acqua. Dopo i primi 15 minuti si capisce tutto. Quindi non mi dilungo troppo.

Famigliola perfetta, genitori con lavori remunerativi da "sedia incollata alle chiappe" con figlioletti prediletti, tutti sistemati, freschi e vestiti di tutto punto, (ma fanno tutti avvocati e medici in america? Mai che ci sia uno che non lo sia, e sappia veramente cosa significhi sporcarsi l emani), più una figlia..."pecora nera" della famiglia, per spezzare la monotonia.

E appare subito chiaro il solito messaggio yankee, secondo il quale se non consegui una laurea, diventerai un fallito a vita.

Il clima sarà guastato dalla notizia di una malattia mnemonica. Tutto già visto mille volte, propaganda yankee inclusa.

pernice89  @  02/05/2016 22:08:09
   7½ / 10
Bel film in cui si è riusciti a trattare in modo azzeccato una malattia che non è mai stata molto raccontata, una malattia in cui pian piano si perde se stessi e i ricordi di ciò che siamo ed eravamo. E non a 80 anni, che già è brutta. Ma a 50, o anche prima. Julianne Moore è stata bravissima a rendere l'idea, Oscar meritato. Mancava qualcosetta all'inizio a mio avviso, dove il passaggio da presunta sana a malata è stato persin troppo repentino. Ma a parte questo, davvero bello. Consigliato.

cory  @  28/03/2016 11:52:31
   7½ / 10
un film che ti sconvolge l'anima... Tratta di una malattia incredibile e finora incurabile .. che stravolge la vita di tutti non solo di chi viene colpito ... una superba Julianne Moore premiata con un meritatissimo oscar.

-Uskebasi-  @  28/02/2016 03:30:36
   7½ / 10
Malattia tremenda càzzo. Tremenda.
Un viaggio a senso unico, decrescente, costante. Per fortuna non concludiamo l'esperienza con la fine effettiva, ma solo con una tappa meravigliosa, ascoltando una risposta che il cervello più sano al mondo non avrebbe saputo dare, la risposta più bella.
La Moore è sempre la Moore.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento emans  @  22/02/2016 15:45:55
   7 / 10
Sull'incredibile lavoro della Moore si è gia' scritto tanto. La sua interpretazione è di gran lunga il merito piu' alto che spinge alla visione del film. Un momento su tutti: quando non riconosce la figlia al termine dell'opera teatrale. In quel frammento il suo volto mostra tutto il turbamento interiore tra chi è consapevole dell'errore d'identita' e chi è ormai ha perso gran parte della memoria.
A mio avviso l'alzheimer è il peggiore di tutti mali, piu' del cancro...proprio come afferma la protagonista in un altra scena.
Se dobbiamo trovare un difetto nel film bisogna andare sul modo in cui i figli compaiano e scompaiano dalla scena senza mai lasciare il segno. Un po' meglio la Stewart che sembra quasi un "attrice", messa affianco del premio oscar.

fabio57  @  25/01/2016 09:08:53
   7½ / 10
Tema molto trattato ultimamente nella cinematografia, basti pensare al Film "Una sconfinata giovinezza" di Avati e anche altri di provenienza americana. l'Alhzaimer purtroppo è insieme al cancro la malattia dei nostri tempi. Doloroso soprattutto per chi ha vissuto il dramma da vicino, però è istruttivo e formativo, naturalmente non può dare risposte, al momento non c'è rimedio efficace alla malattia, tuttavia fornisce indicazioni preziose e sensibilizza l'opinione pubblica, su una questione che riguarda i malati ma anche chi ci sta vicino. La Moore è brava, però l'interpretazione del nostrano Bentivoglio, del film accennato sopra, era meno didattica e più autentica. Comunque un buon film

vale1984  @  23/01/2016 17:39:03
   7 / 10
Moore veramente brava in un film toccante e delicato ma rende perfettamente in ogni sua parte.

topsecret  @  10/08/2015 14:26:35
   7 / 10
Il ritmo lento non deve trarre in inganno poichè la storia ha una intensità notevole, capace di coinvolgere ed assorbire totalmente lo spettatore nel percorso degenerativo di una donna colpita dal terribile morbo dell' Alzheimer.
Molto bene gli interpreti, la Moore addirittura porta a casa l'oscar, abili e puntuali nell'evidenziare le emozioni e gli stati d'animo dei loro personaggi.
Un film molto interessante, con tematiche sempre attuali, che non manca di coinvolgere e fa riflettere.
Vale la pena vederlo.

ZanoDenis  @  03/07/2015 17:53:20
   7 / 10
Soggetto interessante, anzi interessantissimo, Still Alice tenta di sensibilizzare su un argomento abbastanza toccante, devo dire che il film durante la sua visione mi ha lasciato parecchia angoscia addosso, si perché è questa la sensazione che si prova, quando si assiste alla decadenza lenta, ma neanche troppo, di una donna che prima era di una precisione unica, e poi per colpa della malattia va pian piano a perdersi. Lo sviluppo in certe parti forse un po rallenta, un po pecca, ma tutto sommato descrive bene la malattia e lascia abbastanza sconcertati, se lo scopo era sensibilizzare il pubblico, credo che l'operazione sia riuscita. Bene tutto il cast, oscar meritato per la Moore? Io sinceramente non ci ho visto molto di più rispetto ad altre sue interpretazioni, diciamo che lo meritava di più per la carriera che per questo singolo film, in cui comunque se la cava parecchio bene. Sicuramente da vedere, per affrontare un argomento nuovo e interessante.

davmus  @  18/06/2015 09:49:38
   8 / 10
Commovente nell'impotenza della malattia, e nell'atteggiamento che ha il resto del "mondo"

wicker  @  03/06/2015 19:23:13
   7 / 10
Film che tratta l'evolversi di una malattia,e come accade sulle pellicole del genere è molto forte la componente emotiva..
La sceneggiatura comunque è molto piatta,manca di pathos alla fine forse annoia un pò.
Ma la pellicola è salvata da una grande J. Moore,da un buon Balwin e da una Stewart che ormai è un'attrice fatta e finita.

eruyomè  @  03/05/2015 00:21:17
   7 / 10
Pensavo al solito film strappalacrime sulla solita malattia di turno. Cominciamo col dire che strappalacrime non è. Né ricattatorio né melodrammatico.
E' sobrio ed essenziale, e tratta la tematica con rispetto e senza calcare la mano.
Ed è per questa sobrietà, che i pochi momenti davvero forti, quasi angoscianti e crudeli, non infastidiscono, anzi. Almeno in un paio di punti mi sono seriamente emozionata e ho provato quasi immedesimazione con questa situazione terribile.
Bravissima Julianne Moore, e benissimo anche l'Oscar. Anche se io non avrei aspettato il solito film col malato per dargliene uno, se l'era guadagnato da tempo: per quanto mi riguarda se l'era già appuntato al petto con Maps to the stars. Ma ormai la prassi, si sa, è questa.

Resta che il film è dominato dalla Moore, e dal personaggio di Alice, domina ogni scena. Da un lato è bene, da un lato si poteva approfondire più il tema dei rapporti familiari (ma anche le amicizie..non esistono?) L'unico personaggio che effettivamente fa un minimo di percorso in parallelo è la figlia ribelle e scapestrata, Lydia, che si dimostra migliore e più forte degli altri. La Stewart devo ancora capire se sappia o no recitare, dovrò farmi passare il pregiudizio Twilight, ci vorrà del tempo..

sim2704  @  17/04/2015 09:06:28
   5 / 10
film che dovrebbe emozionare ma che alla fine non lascia niente. Segue il solito schema di questo genere di film: prima il successo, poi il dramma della scoperta per finire con l'evolversi della malattia. Si salva solo l'interpretazione di Julianne Moore.

Macs  @  03/04/2015 22:46:42
   7 / 10
La sceneggiatura e la storia in sé sono poca cosa, ma il film non si regge su questi aspetti. Ho apprezzato molto l'autenticità di questo film, i personaggi non sembrano quasi recitare ma sembrano ripresi durante la vita reale. E' una storia che emoziona per la sua semplicità, perché racconta uno spicchio drammatico di vita nel modo più autentico che un film possa fare. Bravissima la Moore e ci mancherebbe (il modo in cui pronuncia il discorso all'associazione dei malati lo ricorderò a lungo), ci fa immedesimare e dona al personaggio umanità e autenticità. Sorprendente persino la Stewart in un ruolo che è un po' parallelo a quello di sua madre: perché è l'unico che veramente evolve durante il film, e lo fa nel modo che speravo, acquisendo empatia e maturità. Buona la fotografia, regia piatta ma non serviva fare di più. Bellissima la canzone finale, cover di "If I had a boat" di Lovett.

Juza21  @  15/03/2015 11:07:45
   6 / 10
Buon tema, ottima interpretazione ma...inconcludente.

KasinaKD  @  02/03/2015 12:31:23
   7 / 10
Un film centrato sulla perdita della propria identità, autonomia, dei propri affetti.. in cui immedesimarsi troppo è doloroso.. ma qui non succede, sebbene il tema sia l'effetto dirompente che può avere una malattia nella vita di una persona, tutto rimane visto dall'esterno e poco emotivo. Una bella interpretazione di Julianne Moore, ma niente di più. "Away from her" sullo stessa tema è molto più toccante.

freddy71  @  01/03/2015 19:23:44
   7 / 10
bel film....chiaramente un po prevedibile però l'interpretazione della moore è superba.

barone_rosso  @  01/03/2015 14:38:06
   6 / 10
Julianne Moore è brava, ma nulla di stupefacente... Il film pecca soprattutto di noiosità (dura solo 1.39 ma sembrano giorni) e manca totalmente di un finale (non dico che ci fosse un mistero da svelare o cose simili, ma sembra stato tagliato nel bel mezzo di una scena!).

marcogiannelli  @  28/02/2015 08:46:32
   6 / 10
un film noioso che, esclusa l'interpretazione di Julianne Moore, lascia insoddisfatti. Sufficiente, ma insipido

TheLegend  @  26/02/2015 04:17:50
   5½ / 10
Non mi ha convinto pienamente,l'ho trovato approssimativo in alcune parti e noioso in altre.

BlueBlaster  @  24/02/2015 00:58:39
   7 / 10
Confermata la regola che gli Oscar se li portano sempre a casa attori che interpretano malati, omosessuali, minoranze e derelitti vari della società...
Detto questo sono comunque contento che Julianne Moore se lo sia aggiudicato dopo varie meritate nomination, per quel che può valere è comunque un riconoscimento importante nella carriera di un attore di Hollywood e sono convinto che lei ne sia felice.
La Moore è da anni una delle mie attrice preferite perché davvero in gamba oltre al fatto che ho un debole per la sua estetica ed il suo fascino, spesso provocante come in "Il Grande Lebowski" o "Boogie Nights".
Qui bravissima nei panni della malata del Morbo di Alzheimer, a tratti toccante e piuttosto credibile...bene pure il resto del cast anche se Kristen Steward la sopporto poco con la sua monoespressività ed il suo mordicchiarsi il labbro.
Un poco meno credibile invece alcuni passaggi della malattia...tutta la fase iniziale ci può stare così come le fasi finali con una conclusione toccante; quello che invece ho trovato un pò forzato è la parte centrale perché vi è troppa consapevolezza da parte della protagonista (necessaria affinchè la Moore ci possa offrire la sua performance) della sua malattia quando invece un malato di questa piaga è come un bambino sperduto e lo dico perché ho visto qualche persona che ha la sindrome.
A parte questo è un buon drammatico, con il giusto ritmo, che racconta in modo onesto questa malattia senza eccedere in drammatizzazioni estreme ma limitandosi solo a romanzare un poco una storia altrimenti realisticamente piatta e priva di speranza e dell'agognato AMORE.

16 risposte al commento
Ultima risposta 07/03/2015 16.22.28
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Gruppo COLLABORATORI JUNIOR pier91  @  22/02/2015 17:37:29
   7½ / 10
Spoiler presenti

La mia fissa per i titoli potrebbe diventare molesta, o peggio proverbiale, ma tant'è, anche stavolta devo cedere alla tentazione. Ho scoperto di recente la storia dell'espressione "still life", il cui corrispettivo italiano suona piuttosto funereo, anzi antipatico (ce l'hanno imboccato i francesi): natura morta. Pare che i primi a definire tale genere pittorico siano stati gli olandesi, che usarono a tal scopo una bella combo di parole: "stil" e "leven". "Stilleven": vita silenziosa, vita immobile. Da cui il tedesco "stilleben" e l'inglese "still life". Questa pippa didattica solo per dire che il titolo "Still Alice" non si presta ad un'immediata lettura. Ancora Alice, pur sempre Alice; Alice inerte, Alice senza parole.
Vorrei concentrarmi solo sulla scena che con garbo, soprattutto pregnanza, chiude il racconto. Lydia legge alla madre un passo da "Angels of America", poi le chiede di che cosa parli. Alice versa ormai in uno stato semicatatonico e parla a stento, riesce appena a bisbigliare la risposta: "amore". Non credo che Alice si riferisca al monologo in sé, per quanto allusivo, o alla raffinatezza linguistica che un tempo, sì, avrebbe ammirato. "Amore" è piuttosto il gesto di condivisione da parte di Lydia. La più piccola, la più libera, la meno allineata dei tre figli. L'unica che resta, l'unica che incrina, senza certo dissolverla, l' inevitabile solitudine della malattia. Il mancato suicidio di Alice non ha forse altro senso che questo: vedersi concesso, prima della dispersione definitiva, il privilegio di sentirsi ancora accettata e amata. Proprio da chi, paradossalmente, non ha saputo amare.

Seida  @  19/02/2015 08:24:35
   7½ / 10
Premetto che non ho mai amato Julianne Moore,anzi l'ho trovata spesso fastidiosa.La sua interpretazione in "Still Alice" però è stata assolutamente ottima e tiene in piedi quasi da sola una storia che per fortuna non sfocia mai in un racconto lacrimevole per casalinghe dalla lacrima facile ma riesce a rimanere la storia di una donna con la D maiuscola e della malattia che,senza darle tempo, distugge la sua vita pezzo per pezzo.Per quello che ho visto l'Oscar sarebbe meritato.Mezzo punto in più perchè come titolo è stato lasciato quello originale..rabbrividisco al solo pensiero di come poteva essere tradotto dalle menti che hanno partorito "Se mi lasci ti cancello" e "Puttano in saldo".

Burdie  @  16/02/2015 18:53:45
   7½ / 10
...tema difficile..ben interpretato

Bono Vox  @  10/02/2015 21:19:56
   7 / 10
Questo film è la cronaca di una malattia incurabile che colpisce all'improvviso e con la quale si deve imparare a convivere senza fare esibizionismo, proprio come fa la protagonista. La frase citata durante una sua conferenza ne rappresenta l'emblema: noi non siamo la nostra malattia.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  09/02/2015 14:31:07
   6½ / 10
L'Alzheimer è una malattia devastante che in fondo tutti conoscono ma di cui poco si conosce. L'arte del perdere come citato dalla stessa protagonista alla conferenza sulla malattia è il percorso ineesorabile verso la morte, non una morte senso stretto e fisico, ma la morte della persona che si conosceva e che si amava. La prima parte è molto ben riuscita perchè grazie all'ottima intepretazione della Moore si riesce a rendere l'idea dell'iniziale smarrimmento, le perdite di memoria, la regressione della sua capacità oratoria, coadiuvate anche da buone scelte di regia, nel far vedere sfocato il mondo che circonda Alice, come un qualcosa che le sta sfuggendo e decretandone il primo distacco dalla propria realtà.
La sceneggiatura però glissa sugli aspetti più deleteri della malattia e soprattutto lascia molto in disparte il rapporto dei familiari con la malattia di Alice, ad esclusione della figlia minore Lydia con cui Alice ha sicuramente un rapporto privilegiato rispetto agli altri congiunti. Qui secondo me il film è troppo timido, i personaggi di Baldwin e la Bosworth rimangono sacrificati e Parish sostanzialmente inutile. La Moore è brava, come detto, però personalmente l'avrei candidata per Maps of the stars. Non solo, ma consegnandole direttamente la statuetta.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  08/02/2015 23:12:54
   7½ / 10
Apparentemente, un film che non si discosta troppo da certi referenti del cinema Usa tipico
Del genere v. La famiglia come salvagente, un mondo troppo borghese che non contempla la malattia fuori dai canoni usuali, cfr. Oltre il benessere, eppure questo film merita di essere visto e segnalato. Non scade quasi mai nel melodramma furbetto stile "voglia di tenerezza", anzi l'inizio di un incubo e' semplicemente, dolorosamente, per Alice la fine di un sogno della consapevolezza...sorretto da una solida sceneggiatura e dalla fantastica prova di Julianne Moore, ha diversi colpi d'ala. A cominciare dal ritratto di una donna precisa e organizzata nella vita come un orologio svizzero. Il tempo reclama un disagio sempre maggiore, un declino che colpisce inesorabilmente la protagonista, fino alla perdita di se stessa. Quando Alice legge il suo discorso davanti alla folla, segnando ogni parola, fino a trovare un raro barlume forse l'ultimo di chiarezza e individualita' e' impossibile restare indifferenti. E' facile insomma identificarsi, con disagio e paura, con Alice e il suo Mondo perfetto destinato a scomparire. Con i moti controversi e inquietanti della sopravvivenza, o peggio del retaggio ereditario

Gruppo COLLABORATORI SENIOR foxycleo  @  05/02/2015 20:21:38
   7 / 10
La storia di Alice è la storia dell'evolversi di una malattia terribile per chi ne viene colpito e per chi assiste al "perdersi" di una persona amata.
Il film racconta tutto senza scadere mai nel lacrimevole.
Avrei voluto vedere un maggior approfondimento dello stato d'animo dei famigliari di Alice. A parte questo resta un buon film, assolutamente da vedere.
Ottima prova di Julianne Moore che si conferma attrice dotata ed elegante.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR ferro84  @  04/02/2015 10:41:55
   7½ / 10
Drammatico film sulla malattia dell'Alzheimer, sul dramma della perdita dei ricordi e di se stessi.
Il film è scomponibile in due punti, di vista, quella di chi la malattia la subisce dove tocca vette di incredibile realismo e drammaticità grazie all'interpretazione sentita di Juilianne Moore, e quello della famiglia.

Purtroppo i personaggi di contorno sono mal delineati e approfonditi, l'Alzheimer forse è tra le malattie che hanno una ricaduta maggiore su chi sta vicino, in tal caso però, il punto di vista esterno è un pò debole.

Nonostante ciò, Still Alice merita di essere visto fosse solo per la bravissima Moore e per una tematica che al cinema non ha mai avuto il giusto risalto.

gemellino86  @  03/02/2015 21:57:47
   8 / 10
Davvero un bel film con una straordinaria Julianne Moore che meriterebbe di vincere l'oscar. La storia di una donna da un punto di vista sociale drammatico. Consigliato.

Light-Alex  @  02/02/2015 09:34:39
   8 / 10
Per alcune persone il sentirsi vivi, l'esistere è una cosa strettamente legata al loro pensiero.
Questo tipo di persone "sono" ciò che pensano, ciò che dicono. Sono le loro idee e il loro lessico. Il loro carattere, la loro personalità è ciò che li distingue dal resto degli uomini e li rende unici e speciali.

E' una questione di percezione di sé stessi, quasi un Cartesiano "cogito ero sum".

Nel momento in cui questa percezione comincia a sfaldarsi consumata dalla subdola malattia dell'Alzhaimer ecco che l'esistenza stessa perde significato. La cosa più importante che si ha, la propria anima per dirla in senso spirituale, svanisce. E' come morire, anzi forse peggio, perché muore la persona, ma resta fuori un fantoccio che non siamo più noi, che ci umilia, ci rende ridicoli e resta un peso per i nostri cari.

Questo percorso ammetto che è uno dei temi che mi colpisce di più in assoluto, una sorta di mia paura ancestrale e in questo film questo percorso è magistralmente descritto ed interpretato da Julienne Moore.

La sua Alice lotta per conservare sé stessa, per non dimenticarsi chi era e per godere degli ultimi momenti in cui sente di essere ancora la brillante professoressa di linguistica. E anche quando ormai il male ha preso il sopravvento su di essa, c'è ancora un barlume che ci fa pensare che là dentro in quella che ormai è una donna smarrita, non autosufficiente e che ha perso quasi del tutto l'uso della parola, ci sia comunque "Still Alice".

Non un film per tutti, crudo, doloroso. Lontanissimo dai sentimentalismi facili e dall'essere strappalacrime a tutti i costi. Nella prima parte mi ha lasciato la classica sensazione di "pugno nello stomaco". Poi l'avvicinamento alla figlia ribelle ha dato un po' di tenerezza alla vicenda, anche questa parte molto bella con Kristen Stewart che si sta liberando della patina da teen-movie e cresce bene.

Invia una mail all'autore del commento cupido78  @  01/02/2015 15:52:48
   6½ / 10
Da vedere assolutamente. La Moore conferma di essere un'attrice fantastica.
E il cinema internazionale di qualità continua a segnare la distanza con il cinema nostrano (stamattina, al mercato romano di Porta Portese, un commerciante ha definito il cinema italiano come "100 persone sul set senza un'idea!.

Still Alice evita lo scivolone retorico e sentimentalista di film come Autumn in New York lasciando allo spettatore un ritratto lucido di una malattia. Uno scherzo come tanti che fa parte di quell'assurdo e inspiegabile percorso che è la nostra esistenza.

Tanto didascalici i personaggi di contorno e i conflitti. Forse una scelta di semplificazione che trova tutta la sua forza in un finale a cui non siamo più abituati che rivela tutto il pudore e la maturità degli autori nei confronti di un tema che viene affrontato, lontano dalla spettacolarizzazione patetica.

markos  @  01/02/2015 11:01:10
   8½ / 10
Molto bello, mai banale e patetico. La Moore da Oscar.

Federico  @  01/02/2015 10:40:40
   7 / 10
film che si regge in gran parte sulla prova della Moore ma per il resto non offre poi granché. Film comunque toccante per la condizione di malata di Alice, una malattia veramente terribile che le sottrarrà la sua vita. In un certo senso siamo dal lato opposto della situazione di Stephen Hawking (la teoria del tutto) dove la malattia si era presa il corpo ma non la mente.
Alla fine per me è inevitabile paragonare le due situazioni..

marimito  @  29/01/2015 21:48:01
   7½ / 10
Una malattia tremenda che cancella i ricordi.. Nn fa distinzione, li cancella tutti .. Quelli belli e quelli brutti e con essi una intera esistenza.. Una splendida interpretazione di Julianne Moore che ha strameritato l'Oscar..Nn c'è scena in cui lei nn ci sia e c'è pesantemente.. Lei è tutto il film.. il resto (la famiglia con i singoli personaggi, l'università e gli altri interpreti) scompare dinanzi alla sua interpretazione. Però... che angoscia!!!

2 risposte al commento
Ultima risposta 04/03/2015 22.23.25
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.Kia90.  @  27/01/2015 22:59:02
   5½ / 10
Appena finito di vedere... Lascia l'amaro in bocca, come se mancasse di qualcosa. Più che buona la prova della Moore, resta il fatto che girare un film sul tema non era semplice e qui è come se ci fossero riusciti a metà.

gabri68  @  27/01/2015 20:58:43
   7½ / 10
mi è piaciuto il film e mi è molto piaciuta l'interpretazione della Moore. Un film toccante ma senza essere strappalacrime.

Invia una mail all'autore del commento fabry85  @  25/01/2015 14:55:39
   9 / 10
Veramente bello e molto toccante, Julienne moore ha eseguito un interpretazione favolosa, spero vivamente che riesca ad aggiudicarsi l'oscar!

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