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the post (2017)

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locandina del film THE POST

Titolo Originale: THE POST

RegiaStevn Spielberg

InterpretiMeryl Streep, Tom Hanks, Alison Brie, Matthew Rhys, Bruce Greenwood, Sarah Paulson, Carrie Coon, David Cross, Tracy Letts, Bob Odenkirk, Michael Stuhlbarg, Bradley Whitford

Durata: h 1.56
NazionalitàUSA 2017
Generebiografico
Al cinema nel Febbraio 2018

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Trama del film The post

Nel mese di giugno del 1971, il New York Times, il Washington Post e gli altri principali quotidiani degli Stati Uniti prendono una coraggiosa posizione in favore della libertÓ di espressione, informando sui documenti del Pentagono e rivelando segreti governativi inerenti a quattro decenni di storia e presidenze americane. Katherine Graham, la prima editrice del Washington Post, e Ben Bradlee, il volatile direttore della testata, provano a ridare linfa a un quotidiano oramai in declino. Insieme, formano un'improbabile squadra chiamata a sostenere coraggiosamente la pubblicazione dei documenti e a combattere contro il tentativo senza precedenti dell'amministrazione Nixon di limitare il Primo Emendamento.

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Voto Visitatori:   6,05 / 10 (19 voti)6,05Grafico
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Voti e commenti su The post, 19 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

TheLegend  @  12/04/2018 13:50:55
   3 / 10
Mattonata incredibile.
Difficile arrivare alla fine.
Spielberg si conferma un regista finito da tempo.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  03/04/2018 03:03:38
   8 / 10
Vado controcorrente se penso che The Post non solo sia il segno della raggiunta maturita' tecnica di Spielberg ma uno dei suoi film piu' impeccabili è riusciti. E lo dice uno come me, che di certo non stravede per gli script sul giornalismo. Mi domando dove stia la presunta freddezza di una storia che riesce a coinvolgere lo spettatore come se l'avesse vissuta in prima persona, senza contare della pazzesca performance della Streep, divisa tra coscienza e morale, che offre al suo incredibile personaggi spunti di rara umanita' ed emozione, specialmente verso l'epilogo. Se poi la gente continua a preferire i mostri di Jurassic Park il tenero Et o Peter Pan a questo film o a Lincoln, beh sono affari loro, ma e' ben difficile liberarsi dal grande rigore morale e professionale di questo film

Gruppo COLLABORATORI SENIOR ferro84  @  11/03/2018 10:49:23
   6 / 10
Ennesimo film acchiappaoscar ma niente di particolarmente interessante, opera autoreferenziale sulla grandezza della democrazia americana che tanto piace ad Hollywood nel suo voler essere rassicurante.

Peccato perchè Spielberg sui temi di storia recente come il Munich ed il Ponte delle Spie ci ha regalato grandissimi film, qui toppa alla grande con un'opera scialba, lenta che stenta a decollare, considerando gli attori a dispozione è davvero una colpa doppia.

E' iniziata una fase calante?

FABRIT  @  02/03/2018 12:21:26
   7½ / 10
Strepitoso Hanks, ottima la Streep, bravo Spielberg nel volere raccontare questa storia coraggiosa.

TheGame  @  25/02/2018 20:16:17
   4 / 10
Film d'inchiesta cui per fortuna Spielberg mette l'uniforme d'ordinanza, ma il nostro alla sagra del parrucchino ci va solo se può essere retorico, didascalico e illustrativo, per un Cinema che ruzzola dal classico al vecchio in men che non si dica e che in fondo non è nulla che non si sia già visto altrove e meglio.

Trixter  @  20/02/2018 09:50:45
   6 / 10
Il compitino di Spielberg è tecnicamente inappuntabile, così come l'interpretazione dei protagonisti è formalmente ineccepibile. Certo, se The Post avesse un pò di anima, regalasse qualche emozione qui e là, suscitasse indignazione o qualsiasi altro diavolo di sensazione allora saremmo senza dubbio difronte ad un film più che discreto. Ma, ahimè, per me non è stato così. Dopo un inizio piatto e noioso la storia prende un pò di quota ma mai fino a coinvolgere pienamente lo spettatore, che resta distaccato difronte ad una vicenda talmente lineare da apparire un freddo reportage. Ho apprezzato tanti film di Spielberg, alcuni decisamente dei capolavori, ma stavolta non nascondo un pò di delusione.

Ned Merrill  @  18/02/2018 19:52:41
   6½ / 10
È la stampa bellezza ... molto bello, da vedere, anche se nemmeno lontanamente paragonabile a "Tutti Gli Uomini Del Presidente" ... sono un estimatore della piega "politica" che ha preso Steven Spielberg negli ultimi anni, personalmente considero "Lincoln", "Il Ponte Delle Spie" e, soprattutto, "Munich", tra i suoi film più riusciti. VOTO: 6½

Spera  @  14/02/2018 14:02:26
   6 / 10
Spielberg è un regista che ho sempre amato nonostante la sua retorica, un'artista poliedrico capace di cimentarsi con diversi generi dando sempre il meglio.
Già poco dopo i 20 anni girava "Jaws" dirigendo veri e propri set in mezzo al mare dopo aver dato buona prova con il film "Duel".
Insomma un regista che nella sua carriera ha sfornato una serie di capolavori indimenticabili che rimarranno per sempre nella storia del cinema per regia, innovazione e narrazione.

Ora però è già qualche film che non mi dice più niente, si, a livello di regia la mano del maestro si riconosce ma devo dire che i suoi prodotti sono diventati piatti e con poche idee.
Già con "Lincoln" non ero uscito entusiasta, stessa cosa con questo film.
Secondo me dovrebbe fare altro legato sempre all'ambito cinematografico, quando si ha dato tutto e tanto bisogna reinventarsi anche se capisco che dopo una certa età diventi difficile propendere al cambiamento.

Questo film mi ha ricordato "Il caso spotlight" come impostazione anche se molto meno vibrante e approfondito. Qui rimaniamo troppo in superficie, mi aspettavo maggiore profondità sul tema delicato trattato (Guerra Vietnam - libertà di espressione - scandalo).
Attori bravi ma nessuna prova memorabile.

Insomma caro Steven, sei nell'olimpo oramai e hai dato tutto e secondo me si vede.
Non penso tornerò al cinema per un altro film del maestro ma il 6 ci sta tutto anche questa volta.

Cinemaworld  @  14/02/2018 12:53:43
   7½ / 10
Visto ieri sera: bellissimo!! Meryl Streep, Tom Hanks e Spielberg sono una garanzia. Leggermente inferiore a il ponte delle spie.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento emans  @  13/02/2018 14:19:57
   7 / 10
Dopo "Lincoln" e "Il ponte delle spie" Spielberg conferma la sua recente attitudine a portare sullo schermo scenari politici intrisi di spionaggio.
Un comparto davvero classico dove poco spicca il talento del regista.
Il cast fa il suo dovere ma sulla sceneggiatura avrei da ridire. La prima parte è fin troppo complessa per chi non è vicino al mondo della politica Usa.
Al termine del film un "allaccio" al Watergate che ci porta verso un altro film ben piu' famoso e piu' riuscito di questo.
La Streep, ennesima candidatura, è come al solito superba.
Tecnicamente valido, ci mancherebbe, ma a tratti pesante.

Wilding  @  12/02/2018 21:16:37
   3½ / 10
Di una noia indescrivibile! Difficile restare svegli davanti ad un simile "spettacolo". Persino i due interpreti, solitamente magistrali, qui perdono più di un colpo, mentre del geniale regista che fu qui non v'è traccia.

76mm  @  12/02/2018 09:47:14
   6 / 10
Concordo pienamente con l'utente dagon.
Preso nelle sue singole parti è un film inappuntabile, nell'insieme è appena passabile.
E' troppo liscio.
Uno di quei rari casi di film di cui si potrebbe tranquillamente scrivere una recensione guardando solo il trailer.
Sembra che Spielberg ultimamente non ne abbia più tanta voglia (come Eastwood, visto che è stato tirato in causa a più riprese).

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  09/02/2018 21:34:46
   8 / 10
The Post è diverso dalle cadenze thriller del capolavoro di Pakula, Tutti gli uomini del presidente. Si muove più su un campo teorico e idealistico, su ciò che deve essere la stampa, qui descritta in uno dei suoi periodi migliori e citando la sentenza della Corte Suprema che a sua volta citava Jefferson "la stampa è al servizio dei governati, non dei governanti". E' un ulteriore appello, perchè il film di Spielberg non è il primo, alla riscoperta del ruolo della stampa, informare ed essere allo stesso tempo un guardiano del potere. Non cedere a pressioni, non genuflettersi e conservare sempre uno spirito critico anche se questo comporta a decisioni gravose e rischiose. Hanks e la Streep sono professionisti navigati ed offrono ottime intepretazioni. L'evoluzione del personaggio della Streep è sintomatico di una presa di coscienza innanzitutto individuale, da ereditiera con tendenze salottiere a dover prendere decisioni importanti e fondamentali.
Se da un lato Spielberg descrive un preciso momento storico, fra l'altro con un'ottima ricostruzione scenografica, è difficile non vedere gli agganci attuali a partire dalla figura secondaria ma importantissima come quella di Dan Ellsberg, uno Snowden ante litteram e nell'amministrazione invasiva di Nixon con la tracotanza di quella trumpiana.
"Nessun giornalista del Washington post potrà più entrare all'interno della Casa Bianca" chiosa Nixon, ma è questione di tempo che entrarono comunque e con effetti peggiori di un cataclisma.

4 risposte al commento
Ultima risposta 11/02/2018 21.55.47
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marcogiannelli  @  09/02/2018 17:54:22
   8 / 10
Grande spaccato sul giornalismo, intreccia l'inchiesta e i temi della moralità e della sicurezza rispetto ad un potere politico malvisto dal regista.
Strepitoso Hanks, ottima la Streep, bravi anche gli altri interpreti.

jek93  @  09/02/2018 11:45:40
   7 / 10
Il film parte in modo MOLTO PIATTO e decisamente confusionario: rimane così fino a una buona prima metà. La pellicola si riprende decisamente nella seconda metà, dove diventa molto più avvincente e interessante.
Nel complesso posso capire che non sia piaciuto troppo al pubblico...ma sicuramente merita di essere visto.

dagon  @  07/02/2018 19:11:54
   5½ / 10
Un altro film nettamente inferiore alla somma delle sue parti.
Spielberg dirige con estrema efficienza, ma, nel contempo, in maniera fredda e asettica. Il film non comunica mai un fremito di vera indignazione e anche i fior d'attori coinvolti sembrano un po' tutti con il pilota automatico.
Tutto oliato, fin troppo, dallo sviluppo scontato, senza la minima sorpresa o approfondimento, senza un momento davvero emozionante o palpitante. Si va da A a B in maniera totalmente lineare, senza un sussulto.
Continuo a pensare che il regista debba separarsi da Kaminski, che insiste nel non cambiare di una virgola lo stile della sua fotografia, passando da un film all'altro. Sempre gelido, sempre con le solite finestre da cui balugina una luce biancastra, tutto verdognolo/bluastro sia che si si stia raccontando di Lincoln, di Nixon, o di Guerre fredde o fra mondi.
Un tempo, un film di Spielberg lo riconoscevi dai primi fotogrammi ed aveva uno stile sempre personale. Oggi potresti pensare che The Post sia un film di un Eastwood poco ispirato.
Mi sembra che talvolta si sia portati un po' a confondere l'importanza di un tema con la qualità del film che lo tratta.

Invia una mail all'autore del commento cupido78  @  07/02/2018 13:52:04
   5½ / 10
Andare a vedere the Post? Ma anche no! Ho letto recensioni strabilianti ovunque e mi sono trovato a vedere il solito film tecnicamente perfetto, patinato (come i non migliori film di Eastwood), insomma il cinema della macchina statunitense superfisicata che però non seduce e, a mio parere, non fa centro. Il tema è attualissimo, ma la struttura del film lo relega e incornicia a quella parentesi importante della stampa U.S.A. in cui una donna tosta ha rilanciato la libertà d'espressione rischiando la galera e tutto il suo patrimonio privato e professionale.
Il film scorre senza tensione, a tratti noioso, con un finale made in u.s.a. in cui scatta la solita fila di battute retoriche e sentimentali sui diritti fondamentali della Democrazia americana. Verrebbe da piangere ed emozionarsi davvero pensando a quanto dopo il vietnam l'america si sia macchiata di crimini e stermini in nome del dio petrodollaro, crimini perpetuati anche su suolo americano. Spielberg avrebbe fatto bene a parlare dell'11 settembre e allora forse avrebbe fatto centro. Ma andare a fare amarcord di una vittoria della stampa americana di cinquant'anni fa non è nè cinema impegnato nè intrattenimento.

ghigo buccilli  @  06/02/2018 20:28:06
   4 / 10
Sulla scia di Dunkirk di Nolan, sembra quasi che il cinema americano abbia abdicato limitandosi a sfornare pizze da incasso semplicemente sfruttando il blasone del regista. E' incredibile come da un soggetto così interessante Spielberg (ma mi viene il dubbio che l'abbia girato un altro) sia riuscito a trarre un film che, se voleva essere molto dialogato, doveva comunque trovare il modo di tener desta l'attenzione, mentre Hanks e la Streep sembrano ingessati, per non parlare degli altri Si dimentica appena usciti dalla sala che è incredibile per un film di Spielberg. Ribelliamoci a simili turlupinature, detto da uno che aveva apprezzato molto un'altra sua storia degli anni '70 come Munich, quella sì girata come Dio comanda.

david briar  @  04/02/2018 19:53:47
   6 / 10
"The post" è un film che fa pensare che negli ultimi anni Howard Hawks si sia registicamente reincarnato in Steven Spielberg. Sia qui che nel suo film precedente, ma qui in maniera decisamente più marcata, Spielberg unisce una concezione decisamente classica dei movimenti di macchina, prevalentemente orizzontali, al dinamismo audiovisivo tipico del cinema attuale main-stream, in questo caso ricercato anche attraverso un uso sconsiderato di una banalissima colonna sonora, alla costante ricerca di una tensione non particolarmente intensa. 
Credo sia un buon film, di sicuro abbastanza complesso da girare, ma anche abbastanza incolore: Hanks è bloccato in un'espressione corrucciata poco efficace, mentre la Streep funziona meglio, ma onestamente niente di che. Piccola nota di colore, la quota serie tv, comune a moltissimi dei film candidati agli Oscar quest'anno: ben tre che vengono da Breaking bad e una che viene da American Horror Story. 
Insomma, è vero che è un film attuale, sia per il personaggio della Streep, donna di potere in mezzo a tante donne, sia per la decisione di pubblicare o non pubblicare su un giornale, che rapportata ad oggi è molto interessante, pensando all'immediatezza dell'Internet, ma anche per il rapporto fra la stampa e il nostro Donald Trump. Qui il presidente degli Stati Uniti è un demonio che parla al telefono in una stanza inquadrato a venti metri di distanza e senza che se ne possa vedere il viso, scelta interessante di Spielberg ma anche un po' troppo marcata ad un certo punto. Mi è piaciuto il finale, ma credo che il film sia scritto in maniera non propriamente brillante, per quanto diretto bene. E a proposito dei movimenti di macchina, su un campo da gioco diverso, ma sempre storico, ho preferito il Joe Wright de "L'ora più buia", che meritava decisamente di più di altri candidati. Con Ladybird è decisamente il candidato più debole, facilmente dimenticabile..

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