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Tutti i post per la categoria: Cinema approfondimenti

Circondato dalle tenebre fimediometraggio

Pubblicato il 21/02/2015 12:37:49 da Giordano Biagio
Circondato dalle tenebre

Regia: Eros Bosi
Anno di produzione: 2014
Durata: 61'
Tipologia: mediometraggio
Genere: horror
Paese: Italia
Produzione: Buscaino Pictures
Distributore: n.d.
Data di uscita: n.d.
Formato di proiezione: HD, colore
Titolo originale: Circondato dalle Tenebre
Altri titoli: Surrended by Darkness

Sito Web: https://www.facebook.com/pages/Circondato-dalle...

Ambientazione: Terni / Papigno (TR)

Periodo delle riprese: 27 maggio 2013 - Novembre 2013, esordio in sala il 26 luglio 2014

Budget: 70 euro circa

Note:
Nei titoli di coda c’è una dedica al cantante bolognese Roberto Freak Antoni, dato che in una scena vengono citati gli Skiantos, il cantante è mancato durante le riprese del film.
Interpreti: Eros Bosi, Elisa Rosati, Francesca Eva De Santis, Simone Bolli, Lorenzo Buscaino, Andrea Buscaino, Serena Meloni, Fabrizio Terranova.
Film visibile in streaming, You Tube, Nowvideo, You horror



Premessa storica. La tematica del vampirismo prende corpo soprattutto nel periodo dell’illuminismo. Paradossalmente l’era dei lumi produce una mitologia delle tenebre che vede protagonista il fantasma del vampiro. Il culto della “ Dea ragione” instaura per contrasto la credenza nel vampiro. Voltaire a proposito scrive: “ Non si sentiva parlare che di vampiri fra il 1730 e il 1735: se ne scopriva dappertutto, gli si tendevano agguati, gli si strappava il cuore, li si bruciava. Qualcosa di simile a quanto era capitato agli antichi martiri cristiani. Più se ne bruciavano e più se ne trovavano […]. Dopo il regno di Locke, di Shaftesbury, di Collins, durante il regno dei D’Alambert, dei Diderot, dei Saint-Lambert e dei Duclos, abbiamo prestato fede ai vampiri…”.
Circondato dalle tenebre è un film interessante, in grado di suscitare intense emozioni horror, sovente trascendenti ogni ordine emozionale costituito nella cultura che ci contiene, in quanto la composizione delle immagini delle inquadrature del film richiama efficacemente paure ataviche.
Circondato dalle tenebre brilla per l’espressione di codici visivi in parte nuovi, che scaturiscono da una sceneggiatura riuscita, con logiche pertinenti al genere horror tratte dal retro pensiero della vita delle persone di tutti i giorni, aspetti che conferiscono alla narrazione uno spessore per lunghi tratti rilevante.
La sceneggiatura appare attenta a mettere in primo piano un filo di storia che soddisfi le attese più inconsce che consce dello spettatore, cioè quelle più vere perché legate a pulsioni tendenti all’orgiastico, la cui soddisfazione al cinema, almeno per qualche ora, dalla morale vigente è ammessa.
La storia presente nella sceneggiatura è ben avvolta in una scrittura letteraria dagli effetti visivi potenti, in grado di suscitare, nello spettatore amante del genere, apprensione, sospetto, ansie, del tutto incontrollate, essa è stata esclusivamente scritta ed elaborata in funzione di un calcolo riguardante i possibili effetti dell’immagine che ne sarebbe scaturita, per renderla perfettamente idonea all’espressione cinematografica.
Il film ottiene nel complesso apprezzabili risultati artistici, a largo effetto, caratterizzati prevalentemente dal fatto di procurare un piacere horror in forme in parte mai percepite.



Ciò è stato reso possibile dagli intrecci originali che animano il racconto, essi appaiono ideati efficacemente sopratutto nel suscitare nello spettatore pulsioni bifronti: con repulsione e godimento, stranianza e suggestione estetica che si alternano velocemente sul palcoscenico della coscienza.
I termini letterari più specifici di questo racconto sono pensati con lo scopo di riuscire a coniugare ed equilibrare con sagacia narrativa fantasia e quotidianità familiare, immaginazione e realtà, paura e intimità, rinunciando a ogni tentazione soggettivistica di separare la mitologia sui vampiri dai fantasmi inconsci legati al disagio esistenziale che ne stanno tutt’ora alla base.
Le scene si succedono con una buona scorrevolezza, lungo una maglia di simbolismi raffinati che richiamano in varie forme le tortuosità del comportamento umano, soprattutto quando gli infiniti modi di desiderare che caratterizzano la specie umana perdono, a causa di varie patologie nevrotiche, il controllo etico esercitato dall’Io.
Per questi motivi che Circondato dalle tenebre è un’opera filmica da non perdere.
Considerando il successo nelle sale cinematografiche, nelle TV, e nella vendita dei DVD, che da qualche anno riscuotono i film sui vampiri, non potevano mancare in questo genere anche opere di registi giovani, ben dotati, come Eros Bosi e Lorenzo Buscaino, registi di questo film, che mettono la loro arte al servizio di produzioni indipendenti.
Quello dei racconti sui vampiri rappresenta oggi un gusto ben presente nel sociale, certamente molto esteso all’interno della domanda cinematografica più generale di produzione di film horror, è un gusto che affonda le sue radici nella cultura, precisamente intesa come valenza storica, corso degli eventi più stratificati dei giovani fino a toccare loro lembi di parti inconsce dalla tipologia archetipica.
Questo genere di film è legato a problematiche sociali e ricerche estetiche il cui contesto logico più artistico non è certamente illeggibile o caotico ma abbondante di possibili precise interrelazioni storiche, culturali, politiche col mondo più vero di oggi, come si può accertare in Circondato dalle tenebre che solo apparentemente assume forme spettacolari, ad una più attenta visione quest’ultime mostrano in realtà contenuti di indubbio spessore culturale.
Circondato dalle tenebre, con la sua raffinatezza di metafore indicanti logiche inconsce misteriose che strutturano il desiderio e il piacere in direzione di passioni indicibili, conferma il valore che la ricerca artistica ha nell’esprimere per immagini propaggini dell’inconscio oggi sempre più ignorate dai media, dalla cultura accademica, dalla psicoterapia e dalla clinica medica di tipo istituzionale.
E’ così che, per vie intuitive relative a una certa comprensione dell’importanza espressiva dell’inconscio in un mondo sempre più egemonizzato dalla tecnica, che da un po’ di tempo alcuni neo-registi hanno iniziato a girare dei film horror di qualità utilizzando a volte piccolissimi badget, come questo Circondato dalle tenebre costato appena 70 euro (Buscaino Productions).
Il film è girato completamente in Umbria, precisamente a Terni e a Papigno sua frazione, i suoi registi Eros Bosi e Lorenzo Buscaino sono nel film anche bravi attori. Lorenzo Buscaino è autore tra l’altro di altri film indipendenti come La Mano Infernale e Passpartou – Tutte Le Porte Sono Aperte.
Le riprese sono iniziate lo scorso 27 maggio 2013, giorno del compleanno di due grandi attori horror, Vincent Price e Christopher Lee, (da sottolineare come un terzo attore, famoso, ossia il grande Peter Cushing sia nato soltanto un giorno prima, il 26 maggio, quasi a rendere questo mese misteriosamente fertile al cinema horror) e sono terminate nel primo semestre di questo anno.
Il cast è di tutto rispetto ed è composto da Eros Bosi, Elisa Rosati, Francesca Eva De Santis, Simone Bolli, Lorenzo Buscaino, Andrea Buscaino, Serena Meloni e Fabrizio Terranova.
Dopo un duro lavoro di messa a punto, “Circondato dalle tenebre” ha avuto la sua anteprima alla arena di Narni (TR) il 26 luglio 2014, nel cinema all’aperto.
Il film efficacemente drammatizzato, narra della piega negativa che prende la vita del giovane barista Tommaso (Eros Bosi), che lavora in un Bar di Terni insieme alla sorella,   a causa di misteriosi episodi di sangue, i cui malvagi soggetti protagonisti sembrano avere il potere di far scivolare la sua esistenza verso un baratro esistenziale privo di ogni via d’uscita.
Tutto incomincia una sera in cui Tommaso riceve una telefonata a casa sua, a chiamarlo è l’amico Giordano (Andrea Buscaino), il quale, ancora sotto shock, lo informa di aver appena vissuto un episodio altamente drammatico in cui ha rischiato di perdere la vita.
Il giovane ha assistito ad una selvaggia aggressione contro una giovane da parte di un vampiro, il quale dopo aver costretto la donna a terra con la forza le ha succhiato del sangue dal collo. Prontamente intervenuto in difesa della ragazza, Giordano ha ingaggiato poi una durissima lotta con il vampiro riuscendo alla fine a sopravvivere.
Il gravissimo fatto di sangue fa supporre al Giordano che possano esserci altri vampiri nella zona, per cui credergli in quel momento diviene molto importante in quanto si potrebbe poi far scattare l’allarme in tutta la città.
Ma Tommaso rimane scettico su ciò che gli è stato appena riferito dall’amico, e dopo la fine della telefonata avuta con Giordano, prende la cosa a ridere insieme alla ragazza che gli sta seduta al suo fianco la quale ha sentito tutto manifestando col volto ironia e sarcasmo…
Più in là Tommaso riceve una seconda telefonata, questa volta è l’amico Lorenzo (Lorenzo Buscaino) a chiamarlo che gli propone di passare una serata insieme con una bella ragazza appena conosciuta alla stazione, Caterina (Elisa Rosati); Tommaso viene invitato a portare in quella serata la sua fidanzata ufficiale che si chiama Chiara (Barbara Carriero).
Che sviluppi avrà la storia? Riuscirà Tommaso a prendere velocemente coscienza del grave pericolo in gioco, in modo da organizzare insieme a Giordano, alla polizia, valide difese per sé, gli altri amici, la città intera?
Per quanto riguarda le musiche di questo film, indubbiamente molto belle e appropriate alle varie situazioni sceniche, esse sono un omaggio a diversi gruppi rock italiani anni ’80/’90, tra cui gli Skiantos per i quali il film fa una dedica particolare nei titoli di coda ad un suo cantante scomparso durante la lavorazione: Roberto Freak Antoni. Infine da citare, per la buona suggestione sonora horror gli S.R.L. e gli storici Limbo.

Categorie: Generi horror, Cinema approfondimenti

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Film corto, Ombre nella memoria

Pubblicato il 21/02/2015 12:17:34 da Giordano Biagio
Con un ottimo lavoro di regia che si cala meticolosamente in tutte le parti fondamentali della struttura del film, Annamaria Lorusso ha completato, dopo il catalizzante "Il Tempo di un Respiro" diretto con Emilio Perrone, un'altra opera di qualità dal titolo Ombre nella memoria di cui è anche sceneggiatrice e produttrice.
E' un cortometraggio di genere thriller/drammatico che pur nella sua brevità dei 16 minuti riesce a suscitare emozioni e pensieri di livello decisamente alto, cosa che fa pensare a un potenziale espressivo presente nella giovane regista in grado di porre risolutamente in breve tempo i suoi film su un piano di qualità superiore alla media annuale dei film, sul genere, che escono in sala.



Annamaria Lorusso stupisce per come sa raccontare, e per la padronanza dimostrata nel mettere in pratica una sceneggiatura difficile che non ammetteva pause o sequenze frondose, un copione che puntava diritto a uno scorrimento narrativo di livello superiore, privo di ogni inceppo fantasioso di origine commerciale.
Sorprende inoltre l'abilità e la competenza estetica nella ripresa fotografica. La lingua fotografica di Annamaria Lorusso appare ricercata ed efficace, sopratutto nel sostituire, prevedendola, la parola eccessiva, un aspetto che ha evitato più volte nel film il formarsi di verbosità sgradevoli.
La fotografia suscita anche diverse emozioni nei dettagli di rinforzo, in particolare in quelli che sono più in relazione con le parti drammatiche delle scene.
Da sottolineare nel film anche i suoi contenuti socio-esistenziali, le cui problematiche umane sono espresse con chiarezza in tutte le loro specificità, quest'ultime leggibili senza sforzi negli sguardi, nei dialoghi, e nei comportamenti più estremi della gestualità dei personaggi.
Il film è supportato da una tecnica letteraria che riesce a metterne meglio in risalto la forza drammatica, essa consiste in un gioco di contrasti estremi tra pulsioni di vita e pulsioni di morte, qualcosa che riesce ad avvincere senza rinunciare mai ai toni di vero, così importanti quest'ultimi per mantenere in equilibrio un racconto.
Questo film sembra riuscire a dare un contributo significativo alla crescita di quella attendibilità artistica e qualità letteraria che il Cinema Indipendente merita da tempo. L'opera di Annamaria Lorusso è un'ulteriore dimostrazione della possibilità di creare ottime pellicole con progetti a badget irrisori, alla sola condizione di avvalersi di tutto un cast che crede senza riserve nel piacere e nella importanza della creazione di un prodotto artistico bello e privo di condizionanti preoccupazioni di mercato.
Il film si muove culturalmente su un versante dai forti richiami psicanalitici, teoricamente allusi, deducibili solo attraverso gli episodi, essi non fanno mai parte riflessiva diretta del film cosa che avrebbe fatto rallentare il ritmo della narrazione. Un altro aspetto positivo del film infatti è che si capisce bene come certi disagi apparentemente generici, causati da questioni familiari e sociali, siano in realtà costituiti da sintomi nevrotici precisi e di una certa gravità: come l'ossessione di ricordi legati al rimosso traumatico, gli irrefrenabili desideri patologici in forte relazione con una sessualità perversa e dissociativa; e per finire le vere e proprie forme di psicotizzazione tra cui spiccano i desideri incontrollati di eliminare fisicamente l'altro percepito fantasmaticamente come seduttore e carnefice responsabile del proprio destino esistenziale.
Nel cast sono presenti Roberto D'Antona, Greta Armenise, Luna Cacciatori, Domenico Uncino, Annamaria Lorusso, Marco Pagani, Stefania Chiodi, Emilio Perrone e Danilo Uncino.
Trama: "Ci sono ferite che non possono essere cancellate..."
Un giovane uomo inquieto, nevrotico forse per cause oggettive, disoccupato, fuggito di casa, è tentato continuamente di addossare la colpa di alcuni suoi mali a una giovane ragazza. Questo porterà l'uomo a perseguitarla? Quale segreto di origine biografica è presente nell'inconscio, tanto da renderlo così ossessivo? Chi è la giovane ragazza? Essa ha in qualche modo delle responsabilità sul disagio dell'uomo?
Il film sarà presentato in diversi festival e sarà possibile vederlo, almeno inizialmente, anche su You Tube.

Pagina facebook film: https://www.facebook.com/ombrenellamemoria

Il tempo di un respiro - corto

Pubblicato il 04/02/2015 11:01:33 da Giordano Biagio
Il tempo di un respiro

Regia: Annamaria Lorusso, Emilio Perrone
Cast: Annamaria Lorusso, Diana Bologna, Emilio Perrone, Danilo Uncino, Luna Cacciatori e con la partecipazione straordinaria di Roberto D'Antona
Genere: Horror, Drammatico
Durata: 21 minuti


Il Tempo di un Respiro come Ombre nella Memoria, è selezionato ufficialmente al Rome Web Awards 2015.
Film visibile su You Tube


Premessa storica. Nel '700 la morte di un bambino era ancora frequente e suscitava, nelle varie comunità di appartenenza, commozioni e stupori intensi, nonché, nei genitori colpiti, un dolore straziante e annichilente che rimaneva acceso per lungo tempo. La cultura religiosa dell'epoca non poteva quindi rimanere indifferente ad eventi umanamente così sconvolgenti.

Le istituzioni ecclesiastiche cattoliche intervenivano rielaborando ciò che per inerzia della tradizione era rimasto troppo ancorato a una vetusta interpretazione biblica: quella che faceva credere che i bambini morti non battezzati finivano nel limbo, un luogo di anime non peccatrici, privo di pene, ma a cui era precluso il Paradiso salvo un diverso proposito di Dio che non era dato conoscere.

In diversi e numerosi luoghi egemonizzati da una tradizione istituzionale ecclesiastica di tipo integralista-sub culturale, a queste creature morte precocemente non era consentita neanche la normale sepoltura in posti benedetti, ossia legati a una forma di consacrazione con Cristo; essi venivano sepolti nei luoghi più lontani dalle abitazioni, anche lungo i fiumi, fra le montagne, e il loro spirito, secondo numerose leggende religiose di origini sincretiche impregnate di pregiudizi, non trovava pace, l'anima era desiderosa di vendicare le gravi discriminazioni subite: tra le quali la perdita di sacralità della loro purezza. L'anima perciò vagava in cerca dei viventi per spaventarli e opprimerli destando loro atroci sensi di colpa.

Il desiderio di alcune istituzioni ecclesiastiche di dare ai genitori dei figli morti la soddisfazione della certezza della salvezza dell'anima del loro bambino, è all'origine del rito e dei santuari del "ritorno alla vita", che alcuni studiosi teologi francesi hanno chiamato à répit, del respiro, e altri della "doppia morte" o della "morte sospesa".

I santuari del "ritorno alla vita" sono, seppur in modo sporadico, presenti anche in Italia, diversi si trovano nelle Alpi occidentali, sono dedicati alla Madonna e ad alcuni santi. Davanti alla santa immagine che caratterizzava il luogo, si posava - con una compassionevole speranza - il piccolo defunto e con le preghiere si supplicavano i santi benefattori perché intercedessero con Dio per avere un "miracolo d'amore". Quest'ultimo doveva essere evidente, come il ritorno alla vita del bambino, una resurrezione per il tempo di un respiro, di un breve istante di luce terrena, sufficiente per eseguire il battesimo e consentire poi all'anima del bimbo di entrare, senza più dubbi per i genitori, in Paradiso.
Trama del film. Il tempo di un respiro è un film corto, horror-drammatico con coinvolgenti pieghe esistenzialistiche, diretto da Annamaria Lorusso ed Emilio Perrone. Interpretato da Annamaria Lorusso, Diana Bologna, Emilio Perrone, Danilo Uncino, Luna Cacciatori e con la partecipazione straordinaria di Roberto D'Antona.
Il corto è uscito nel settembre 2014 ed è visibile on line su You Tube.
Il soggetto è ispirato a una storia realmente accaduta preso una chiesa a Soriso nel novarese, luogo in cui è ambientato il film, e narra le vicende di Claudia, una madre addolorata per la prematura morte del figlio, che si reca presso la chiesa sede delle apparizioni nella speranza che il miracolo del "Repit" si ripeta; nel 1767 in quella antica chiesa si sono verificati diversi eventi soprannaturali; le anime dei bambini venivano richiamate alla vita per essere battezzate e poter quindi godere di un al di là migliore.
Disposta a tutto, la protagonista giunge sul posto e conosce Marco e Luna, ma qualcosa di pauroso si aggira per i boschi. I protagonisti sono completamente immersi nella selva oscura. Voci e strane visioni iniziano a tormentarli sino a farli sprofondare nell'abisso di un mondo pauroso dove non hanno alcun potere di difesa.
Note su Annamaria Lorusso. Da diversi anni la regista autore e attrice, ha cominciato a dedicarsi al cinema indipendente sia come interprete che come produttrice. Per citare alcuni dei lavori: "Insane", "Bolle di Sapone", "Lezioni di Yoga", "Butterfly effects", "Nightmare Inquirers" di cui è anche il produttore esecutivo, "Inside" e naturalmente "Il Tempo di un Respiro" di cui cura la regia insieme al dotato Emilio Perrone anche lui attore nel film, e di cui è protagonista, sceneggiatrice e produttrice.

L'idea del corto, come e perché è nata. Un giorno conversando con un caro amico dell'idea di un corto un po' particolare, che avesse dell'horror ma che fosse legato ad una situazione reale, egli gli narra di una chiesa legata ad alcuni eventi davvero commoventi. Dopo aver girato una scena per un suo corto, l'amico porta direttamente Annamaria sul posto dove accaddero i fatti, a Soriso, e la donna rimane come folgorata da un pensiero visione, qualcosa riguardante un'improvvisa ispirazione artistica. La sua mente intuisce improvvisamente che quella che poteva sembrava solo una vaga idea aveva trovato, presentandosi sul posto consacrato, una illuminante spinta alla realizzazione.
In quella chiesa erano avvenuti veri e propri pellegrinaggi per poter portare i bambini defunti e falli rinascere il tempo necessario per battezzarli. E così è nato "Il Tempo di un respiro".
Tra i programmi futuri di Annamaria, rilasciati in alcune interviste, c'è la realizzazione di un lungometraggio la cui sceneggiatura è in fase di stesura. Annamaria in diverse conversazioni auspica vivamente che il cinema italiano risorga sottolineando come ci siano talenti in Italia che la gente nemmeno sospetta. Secondo il suo punto di vista il cinema italiano adesso è limitato e regala poche sfumature di sé, ma se si uniscono le forze e si creano le giuste alleanze molte cose potrebbero essere cambiate.
Il tempo di un respiro è un film corto riuscito, indubbiamente di pregio soprattutto per l'effetto emozione procurato da una trama che rispetta a grandi linee le regole aristoteliche classiche della tragedia, suscitando pietà e terrore, considerati ottimi parametri per misurare l'intensità delle emozioni, due sostantivi che sono al centro della teoria della poetica del racconto (mythos) in Aristotele.
Il film brilla in virtù di diverse soluzioni adottate alla forma del racconto. Innanzi tutto un modo di raccontare credibile, sempre ben connesso con il reale, quello più normalmente percepibile nel quotidiano. Inoltre il film coinvolge straordinariamente sul piano emotivo grazie a un finale che va contro ogni attesa costruita in precedenza, non lasciandosi travolgere da un eccesso di fantasia ma rimanendo ben saldo ad una realtà intrecciata con l'immaginario senza precisi confini. Sogno, attività onirica diurna, delirio da dolore, allucinazioni da rievocazioni inconsce segnate dalla disperazione, fondono il crudo e freddo reale dell'esistenza dandogli forme espressive sempre diverse e impregnate di senso.
Un po' a sorpresa per la nostra epoca cinematografica il film suscita quindi quel phobos (terrore) ed eleos (pietà) nello spettatore, che sono sempre più rari nel cinema postmoderno. Il presente cinematografico incarnato dai suoi protagonisti ideatori di opere filmiche, appare per lo più affetto da una diffusa e sterile arroganza, essa la si trova soprattutto nell'attuato forte rinnovamento di molti codici espressivi e forme di intreccio delle trame cinematografiche, avvenuto ignorando spesso il mondo culturale classico, vera fonte quest'ultimo di idee di qualità tese a procurare nello spettatore: piacere e commozione, godimento e pianto, paura e sgomento, lungo una rappresentazione della condizione umana riconoscibile come vera, possibile, o testimoniata da esperienze altrui ascoltate.
Annamaria Lorusso ed Emilio Perrone con questa bella opera indipendente hanno reso evidente, per contrasto, come il cinema postmoderno di questi ultimi due decenni, non solo italiano, sia sempre più confuso nelle idee, in bilico tra spettacolo e cultura, arte e contenuti, incassi e qualità del messaggio. Gli autori di oggi commettono il grave errore di trascurare studi fondamentali sulle grandi regole classiche del racconto teatrale e cinematografico che vanno a grandi linee da Aristotele a Hitchcock, Kubrick, Orson Welles.

Promenade d’Italie

Pubblicato il 28/10/2014 15:31:26 da kowalsky
Al Lido di Venezia i fantasmi evocano un Festival drl cinema che ormai non esiste più. Qualcuno mi chiede dove e come si può raggiungere il Des Bains, ormai chiuso da anni, e sono costretto a invitarlo a scegliere una meta diversa, lo stesso Visconti (che vi giro' "Morte a Venezia") oggi si rivolterebbe nella tomba. Non va meglio all'Excelsior, meta di fugaci e gustosi cortometraggi inediti, ormai spazio di (pochi) vip e tediosi lounge parties in abito da sera. Il pubblico cinefilo tira un sospiro di sollievo, almeno non dovrà trovarsi le sale strapiene o i biglietti esauriti due giorni prima come un tempo, ma certo non vedrà mai più Bruce Willis esibirsi con la sua band, Vittorio Gassman recitare gratis "L'urlo" di Ginsberg, Jack Nicholson parlare a una folla straripante, rischiare il linciaggio morale per L'ULTIMA TENTAZIONE DI CRISTO o magari assistere a un buon concerto rock di Stevie Wynn. Tutto questo accadeva (e molto di più) qualche anno fa. Gli abitanti del Lido, pigri per natura, non hanno avuto una Mostra del Cinema ma una stanca kermesse con un po' di glamour, un Festival sopravvissuto all'ombra di se stesso. Il giorno dell'apertura, strade deserte e bar chiusi prima di sera avevano già messo in allarme, dopo un'estate non troppo esaltante sul piano metereologico. Privati degli stand di Raro Cinema e altro, gli stessi cinefili sembrano meno compatti, e nessuno chiede la testa di questo o quel cineasta. Restano solo gli stand gsstronomici dove si mangia male e si spende peggio, o i chioschi di bibite o panini degni di una sagra paesana, gestiti con disinvolta spontaneità.

E a parte il restauro di una Sala Darsena magnifica, il cratere di uno dei più ignobili abusi edilizi della storia giace com'è, inesorabile scempio che va avanti da almeno 5 anni.

Inezie, il cinefilo doc esiste ancora, parla dei film tacciando prudentemente come "buone" opere di cui qualcuno tesserà le lodi e altri ne indicheranno i difetti strutturali e artistici.

Mentre il Lido si prepara al suo funerale, sono vere e proprie chimere autunnali a inaugurare la fine della stagione. Come il nubifragio che si è abbattuto su molti di noi all'uscita della proiezione di LOIN DES HOMMES. Resta solo il consolante Paolo Baratta a erudirci sul fatto che quest'anno si sono venduti piùabbonamenti della scorsa edizione. Nonostante la buona qualità dei film in programmazione, la Mostra è allo sbando, come tutto il cinema. E se tanta gente va a vedere James Franco senza sapere chi è Faulkner, è il segnale che qualcosa non va.

Se applaudono la Guzzanti perchè ci fa odiare i nostri politici o dibattono ancora una volta con ipocrita, affettuoso disprezzo sulla vita e morte di Pasolini, il tempo di rivedere un altro Festival è davvero lontano. Fuori dall'indifferenza di una massa curiosa e al tempo stesso artefatta al glamour, come si chiedesse ormai che ci sta a fare, qui, un Festival, pieno di abitudini e privo di risorse (economiche). Neanche l'ombra di uno scandalo annunciato, Larry Clarke può dormire sonni tranquilli. Insieme a noi, miserevoli eredi delle antiche contestazioni (vs. I 12 anni senza premi, dal 68" al 1980) che vediamo svanire, mortificarsi, le nostre Borghesi e antiche passioni.

Categorie: Festival Venezia, Cinema approfondimenti

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Film corto, Ore cutanee di Duilio Scalici

Pubblicato il 22/10/2014 11:48:48 da Giordano Biagio
Ore cutanee
Regia di Duilio Scalici
Cortometraggio drammatico
Duilio Scalici è nato il 1994 a Palermo. Ha realizzato diversi videoclip musicali per artisti italiani quali: Bologna Violenta, Jessica Brando, Simona Gretchen, The Barbacans ed altri. Fra questi, il video del brano "Time For The Choice" dei The Barbacans, arriva fra i finalisti del Premio Italiano Videoclip Indipendente 2010, accanto ai video di Max Gazzè e Il Teatro Degli Orrori.



Nel 2010 fonda l'etichetta indipendente Sinusite Records, che nel settembre del 2014 diventerà "Sinusite Associazione Culturale".
Nell'aprile del 2014, realizza il suo primo cortometraggio "Ore Cutanee" selezionato all'Etnaci Film Festival 2014, che immediatamente diventa virale sul web e viene proiettato in diversi cinema d'Italia. Nel giugno dello stesso anno, assieme ad altri videomaker, realizza il docu-film "Cuervoluciòn", per conto della famosa tequila "Jose Cuervo", che verrà trasmesso a fine anno su MTV Italia.

Sta attualmente lavorando come aiuto-regista al film "Erba Celeste" di Valentina Gebbia e sta realizzando il suo secondo cortometraggio dal titolo "La Colpa".
Attori: Paola Raeli e Clara Tramontano
Produzione, fotografia, sceneggiatura, montaggio di Duilio Scalici

Commento critico di Biagio Giordano

Il ventenne regista Duilio Scalici, esordisce nel cinema con il cortometraggio Ore Cutanee, un'opera elegante con un'andatura in stile cortese che via via diventa sempre più colorita di una passione senza confini.
Il film, che appartiene a un genere dai termini sfumati, collocabile tra il poetico e il drammatico, è stato selezionato dal Etnaci Film Festival 2014. La pellicola sta avendo un buon interesse anche nel web ed è proiettata in diverse sale cinematografiche italiane.
Il giovane Duilio Scalici sta da tempo sviluppando alcune idee letterarie per il cinema, che con questo film appaiono subito di un certo spessore elaborativo, sia contenutistico che formale. Durante la proiezione non si può fare a meno di essere attraversati da intense emozioni, le cui forme sono tra le più diverse, esse vanno dall'empatico all'estetico per finire poi nel piacere intellettivo: quello per lo più legato al senso logico delle cose che nel film è efficacemente intuibile.
Gran parte delle emozioni rilasciate dal film sono frutto di una composizione scenica non certo da manuale, bensì costituita da codici visivi liberi, sempre rigorosi, animati da una verve creativa dell'autore che sembra saper far brillare ogni cosa.
Il film ha una intelaiatura visiva priva di smagliature, grazie un occhio fotografico di rilievo sempre ben in sintonia con il movimento tecnicamente sicuro della mano sulla telecamera e con un gusto letterario raffinato manifestato dall'autore con il suo pensiero narrativo in più occasioni.
Il progetto sul cinema di Duilio Scalici appare quindi, da questi primi indizi, felicemente idoneo a realizzare un cinema di qualità, composto da inflessioni artistiche ben caratterizzate, lontano dall'intrattenimento. E' un pensiero quello espresso con questo film che sa di prezioso, qualcosa che sembra trovare alimento da una percezione viva e attenta dell'autore sulla complessità con cui si muove il reale di oggi, un mondo difficile, a cui Duilio, tra le righe, sembra voler porre grande attenzione.
Questa sua prima opera è quindi già qualcosa che sembra poter inaugurare un fertile rapporto di comparazione artistica, critica, con quella parte della storia del cinema più vicina a forme letterarie dal forte richiamo estetico ed esistenziale.
Ore cutanee è una storia d'amore semplice ma profonda, rappresentata con garbo poetico, supportata da finezza ed eleganza nei modi di riprendere che lascia meravigliati per senso del bello e del romantico.
Da sottolineare anche la parte che ha la musica nel film, del tutto appropriata al tipo di narrazione, felicemente sincronizzata con i toni narrativi scelti per il film che hanno in sequenze alternate, un po' paradossalmente ma artisticamente efficace, elementi romantici e neorealistici. La musica è sempre puntuale nel rafforzare o stemperare i momenti emotivamente più salienti delle scene del film.
Per finire i dialoghi, essi sono sobri ma di buon spessore comunicativo in quanto si è lavorato molto sulla scelta delle parole, selezionando ciò che meglio poteva dire di una situazione con poche parole, eliminando quindi lungo la ricerca quelle proposizioni prolisse sostituibili con frasi brevi senza perdere i contenuti.
Il film ha anche aspetti pedagogici di rilievo, sembra abbattere ogni barriera pregiudiziale rispetto ad appartenenze sociali (il protagonista infatti è un badante), razziali, di classe per dare spazio alla passione pura, non viziata da odi ambivalenti, a un piacere dei sensi che può attivare forme di sentimento certe ma non ancora ben delineate, in forte relazione con l'inconscio, qualcosa in grado poi di trascendere, con poetica risolutezza, ogni condizionamento mortifero del più abbruttente reale di oggi.
Ore cutanee è un'opera filmica che esce dal claustrofobico tempo dall'orologio, per naufragare con dolcezza in una poesia priva dei contrattempi volgari che rilascia il tempo.
Con l'espandersi smisurato del sentire per incanto che anima i due protagonisti, il film vola verso l'incommensurabile delle cose, verso quell'abbagliante colore di assoluto che la passione rilascia nella vita togliendo di mezzo ciò che di fugace, meschino, e banale è presente nell'ordinarietà delle cose quotidiane.
Una passione che spinge nell'oblio tutto ciò che non la riguarda e che fa rotolare per qualche ora l'immagine della morte negli instancabili ingranaggi dell'orologio fermandolo.
Il filmato di Duilio Scalici è un autentico pezzo di opera d'arte, in quanto riesce a comunicare il pathos dell'amore, i forti sentimenti che si formano lungo il rapporto, le diverse forme pulsionali che lo animano, senza retorica ridondante. L'autore dipinge con talento un immagine dell'amore del tutto originale, di cui per certi aspetti, non da poco, se ne ignorava l'esistenza.
E' un amore quello di Ore cutanee egregiamente rappresentato anche in tutta la sua misteriosità, soprattutto attraverso la suggestione che rilascia la fotografia con i suoi giochi inediti di luce ed ombre quando la macchina da presa fa scorrere in primo piano, facendoli diventare surreali, alcuni particolari dei visi e degli arti.



Categorie: Generi corto, Generi drammatico, Cinema approfondimenti

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