Recensione titanic regia di James Cameron USA 1997
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Recensione titanic (1997)

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Voto Recensore:   8,00 / 10  8,00
Miglior filmMigliore regiaMiglior fotografiaMigliore scenografiaMigliori costumiMigliori effetti specialiMiglior montaggioMiglior sonoroMiglior montaggio sonoroMiglior colonna sonoraMiglior canzone (My heart will go on)
VINCITORE DI 11 PREMI OSCAR:
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locandina del film TITANIC

Immagine tratta dal film TITANIC

Immagine tratta dal film TITANIC

Immagine tratta dal film TITANIC

Immagine tratta dal film TITANIC

Immagine tratta dal film TITANIC
 

Terza versione cinematografica della tragedia del transatlantico Titanic, nave inglese da record inabissatasi nell'Atlantico la notte del 15 Aprile del 1912 a seguito di una collisione con un iceberg.

La tragedia del transatlantico non ha eguali nella storia della navigazione: è stata un evento sbalorditivo, inaspettato.
I luttuosi fatti di quella notte hanno incrinato seriamente il mito novecentesco dell'infallibilità della scienza, colpendo direttamente quelle parti dell'immaginazione che accompagnavano fedelmente da anni gli impetuosi sviluppi tecnologici.
La perdita di una nave come il Titanic, ritenuta inaffondabile, fu particolarmente dolorosa: la sua scomparsa metteva in evidenza come gli interessi umani più egoistici potevano far fallire i migliori progetti realizzati, simboli di progresso.

Numerosi sono stati gli articoli dedicati al Titanic dalla stampa di ogni Paese, e infinite le trasmissioni televisive d'intrattenimento dedicate alla famosa vicenda.
Emozionanti i disegni del Titanic apparsi nei settimanali di diverse nazioni, rappresentanti la gigantesca poppa della nave completamente sollevata dalle acque e in procinto di inabissarsi. Il transatlantico in agonia appare circondato dalle scialuppe dei superstiti; quest'ultimi, preoccupati della vicinanza delle imbarcazioni al gigantesco scafo e psicologicamente stressati, faticano ad allontanarsi dal transatlantico.
Si rimane tuttora colpiti, nei disegni, dagli sguardi inorriditi degli ultimi passeggeri affollati sul ponte della nave, aggrappati ai parapetti e condannati a morire insieme alle molte persone rimaste prigioniere all'interno dello scafo.
Il film di Cameron rimane fedele allo spirito di queste famose figurazioni.

La risonanza che la sciagura ha suscitato non si è del tutto spenta: l'industria mediatica dei paesi occidentali organizza tuttora, in occasione dell'anniversario della scomparsa del Titanic, cerimonie e dibattiti, spesso alla presenza degli ultimi testimoni dell'evento.

Il primo film prodotto sulla sciagura si intitolava "Titanic" ed è stato diretto da Jean Negulesco nel 1953, in bianco e nero, per una durata di 98'. La seconda pellicola si intitolava "Titanic, latitudine 41 Nord", di Ward Baker, un bianco e nero di 123' prodotto in Gran Bretagna nel 1958. Entrambi i film sono tuttora ritenuti, dalla critica cinematografica, di buona fattura; la prima pellicola di Negulesco ha vinto anche un oscar per la miglior sceneggiatura.
Innumerevoli e di difficile catalogazione i film sul Titanic girati per le televisioni, ovviamente meno spettacolari in quanto scaturenti da sceneggiature e budget ridotti.
Questo terzo film del canadese James Cameron, costato complessivamente 270 milioni di dollari, risulterà il più ambizioso dei tre ma per per buona parte della critica non è da considerare il migliore in assoluto anche se, grazie agli incassi da record, ha ricevuto dal pubblico una piena promozione.
Forse in questo "Titanic" di Cameron, uscito nel 1997 accompagnato da una sfarzosa e potente campagna pubblicitaria, mancano il fascino e la suggestione del bianco e nero, due colori di base con cui il cinema si è espresso da sempre nei film a forte impatto drammatico.

Il Titanic del regista canadese consacra Di Caprio come nuova star del cinema internazionale, ma il protagonista assoluto dell'opera è James Cameron, il massimo esperto a quell'epoca dell'uso degli effetti speciali. Egli è autore, esecutore, produttore del film.
Lo ricordiamo con grande stima in "Terminator" (1984), "Aliens, scontro finale" (1986) e "The Abyss" (1989), film indimenticabili che segnano nella storia del cinema il passaggio da una tecnologia avanzata ma ancora fortemente caratterizzata da metodi artigianali, ad una tecnica filmica più industriale, con meno poteri alle singole azioni creative dello staff e più alle macchine specialiste delle riprese, del montaggio e dell'assemblaggio delle inquadrature.
Cameron è un regista e sceneggiatore di grande esperienza, dirige e controlla gli effetti speciali con maestria, ed è sempre a contatto con le tecnologie più aggiornate dell'elettronica utile al cinema; ciononostante il regista canadese è stato rimproverato da alcuni critici per aver usato sovente gli effetti speciali a scopi meramente estetici, per accrescere artificialmente la bellezza del film, trascurando il loro impiego verso una riuscita più efficace della narrazione e del livello di verosimiglianza della storia.
Questo film mette a tacere ogni accusa sull'uso improprio di Cameron degli effetti speciali: la pellicola splende sia per grandezza di mezzi che per credibilità e forma della narrazione.

Il film ci rilascia di Cameron un'immagine buona, di ottimo professionista e onesto manipolatore degli "effetti speciali", un uomo che sembra sempre più al servizio della verità e dello spettacolo intessuto di qualità.
In tre ore e quattordici minuti il regista canadese riesce a dire ed a mostrare le cose più significative di quella tragica notte stellata, dando elementi sufficienti allo spettatore per una prima valutazione dei fatti.
Cameron presenta le cose in modo semplice ma geniale: ogni scena è accuratamente studiata, soprattutto tecnicamente, e ben selezionata in fase di montaggio. Il ritmo ed il pathos che ne derivano, in particolare dopo l'impatto drammatico con l'iceberg, sono strabilianti. Le vibranti sequenze della lenta morte del transatlantico commuovono ed avvolgono anche gli spettatori più freddi.
Il film mette allo scoperto le parti nervose più assopite dalle abitudini di vita, ridando alla platea rare emozioni.
Il regista canadese cerca di stupire con il vero, inserendolo però nel piacere dell'intreccio; lo fa escludendo a priori ogni minima caduta nella forma documentaria. Cameron non vuole assolutamente annoiare lo spettatore aggredendolo con fiumi di notizie sulla sciagura staccate dallo spettacolo.
Se le tante informazioni sui fatti fossero state trasposte direttamente nel film avrebbero appesantito la narrazione. Cameron riesce in buona parte a inserirle in divertenti e curiose situazioni di viaggio, nonché in una storia d'amore costruita con toni da melodramma. Un'informazione importante ad esempio la dà Rose, la romantica eroina interpretata da Kate Winslet, quando si dimostra interessata alle caratteristiche della nave e chiede al progettista, durante una passeggiata sul ponte, spiegazioni sullo scarso numero di scialuppe.

L'idea che ha fatto grande questo film è stata quella di girare le prime riprese della pellicola in fondo al mare penetrando con l'occhio della telecamera negli interni del relitto del Titanic.
Gli occhiali rotti di un passeggero, il caminetto semidistrutto di una stanza, gli scarponi corrosi appartenenti probabilmente a un povero passeggero di terza classe sorpreso dall'acqua nel sonno, i piatti rotti nel ristorante di lusso, hanno immediatamente catturato l'attenzione del pubblico immergendolo in un'atmosfera di morte e sepolcrale spettacolo.
Cameron invade con sofisticate tecnologie l'abisso in cui riposa il Titanic dal 1912, lo illumina e lo mostra al pubblico di tutto il mondo con tutti i suoi più emozionanti cimeli e reliquie. Il regista si muove con delicatezza e rispetto del ricordo tra i più intimi segreti della nave, appagando il nostro bisogno di entrare nella memoria e nel racconto reale che i superstiti ci hanno trasmesso.
Tutto ciò non ha precedenti nella storia del cinema.

Naturalmente la grandezza tecnica e ideativa del film non può nascondere, ad un'osservazione più attenta, i difetti dell'opera di Cameron.
Il più grave di questi riguarda l'incerta e a volte maldestra ricostruzione psicologica e culturale dei personaggi del film appartenenti al primo novecento. Essa non riesce a fondersi con lo spirito di quegli anni, forse a causa di una sceneggiatura che contiene troppe espressioni verbali legate alla contemporaneità.
I dialoghi dei personaggi, i loro modi di comportarsi, le manie e le abitudini che più li animano, i desideri mondani più segreti sono lontani dallo spirito dell'epoca che il film vuole far rivivere.
L'impressione di realtà, pur molto elevata, tradisce dal suo versante più culturale, uno spirito familiare, qualcosa di troppo legato ai nostri giorni.
Il film quindi, in alcuni punti, è come se risentisse di un affresco storico non perfettamente ridipinto, e che perciò rimane qua e là un po' sbiadito. Alterna alle geniali ricostruzioni tecnologiche e ambientali dell'inizio '900, un rifacimento rarefatto della mentalità delle classi sociali d'inizio secolo. L'effetto estetico ne risente, il contrasto che si crea tra ambiente materiale, e psicologie, culture dei personaggi stride come una steccata di violino.

Il film solleva anche, con precisione, numerosi interrogativi sulle cause della tragedia. Tra questi, il più importante riguarda il perché dell'installazione di un timone così piccolo in una nave così grande.
E poi, come mai il Titanic al momento dell'avvistamento dell'iceberg viaggiava con i motori al massimo, nonostante le numerose segnalazioni di pericolo di ghiacci? Inoltre, per quale ragione molte scialuppe di salvataggio calate in acqua sono rimaste semivuote? Infine perché, almeno in un secondo tempo, non si sono aperti i cancelli che tenevano prigionieri i passeggeri della terza classe?

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Recensione a cura di Giordano Biagio - aggiornata al 15/10/2007

Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell'autore e non necessariamente rappresenta Filmscoop.it

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