dogman regia di Matteo Garrone Italia, Francia 2018
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dogman (2018)

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locandina del film DOGMAN

Titolo Originale: DOGMAN

RegiaMatteo Garrone

InterpretiMarcello Fonte, Edoardo Pesce, Nunzia Schiano, Gianluca Gobbi, Adamo Dionisi

Durata: h 2.00
NazionalitàItalia, Francia 2018
Generedrammatico
Al cinema nel Maggio 2018

•  Altri film di Matteo Garrone

Trama del film Dogman

In una periferia sospesa tra metropoli e natura selvaggia, dove l'unica legge sembra essere quella del più forte, Marcello è un uomo piccolo e mite che divide le sue giornate tra il lavoro nel suo modesto salone di toelettatura per cani, l'amore per la figlia Sofia, e un ambiguo rapporto di sudditanza con Simoncino, un ex pugile che terrorizza l'intero quartiere. Dopo l'ennesima sopraffazione, deciso a riaffermare la propria dignità, Marcello immaginerà una vendetta dall'esito inaspettato.

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Voto Visitatori:   7,90 / 10 (95 voti)7,90Grafico
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Voti e commenti su Dogman, 95 opinioni inserite

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Gruppo COLLABORATORI JUNIOR rain  @  10/06/2020 19:06:00
   8 / 10
M'è parso sopratutto un film su un uomo affetto da solitudine (nonostante la figlia e la benevolenza degli altri abitanti del quartiere), che considera quasi un amico quello che è a tutti gli effetti un suo aguzzino. Garrone è bravissimo in questo, come è bravo nel rappresentare lo squallore e il sudiciume dei bassifondi.
Amarissimo il finale, con un Marcello che non riesce a trovare la redenzione sperata neanche con l'atto estremo dell'omicidio.

polbot  @  20/04/2020 00:14:28
   8 / 10
Il Garrone de L'imbalsamatore è tornato. Ambienti torbidi così ben raccontati.. Da non volerli rivedere

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Satyr  @  19/04/2020 16:00:56
   7½ / 10
Visto con colpevolissimo ritardo, finalmente arrivo all'ultimo film di Garrone, pellicola che non credevo potesse sorprendermi così tanto nella sua pur genuina semplicità: la storia del canaro è roba nota, non mi soffermo, ma quello che Garrone mette in scena è una delle più lucide dimostrazioni di vendetta e di come essa diventi non inevitabile o necessaria (vedi altre 100 pellicole che partono dal medesimo spunto), quanto più un tentativo di redenzione a conti fatti illusorio e inutile (come quel "Guardate che ho fatto!" gridato nel nulla cosmico e desolante).

Dogman è un film di una potenza straordinaria, semplice, lucido, diretto, con un protagonista indimenticabile; perché 'Marcello' è la radiografia che emerge da ognuno di noi quando non riusciamo a dire "no", quando non riusciamo a opporci, quando rinunciamo consapevolmente a fare la cosa giusta (e succede sempre, nella vita. A chi prima, a chi dopo). Bastano pochi sguardi dell'attore, in tal senso, a rendere l'idea.
Elogi sparsi per la regia di Garrone, per gli altri personaggi di contorno e per Edoardo Paesce che a me piace sempre tantissimo.

GianniArshavin  @  03/04/2020 19:22:41
   8½ / 10
Ambientato nell'alienante e degradata periferia romana, Dogman è l'ennesimo grande film diretto da Matteo Garrone, forse il miglior regista contemporaneo che abbiamo in Italia.
Il film si ispira al fatto di cronaca nera noto come "il delitto del canaro", un sanguinoso omicidio che sconvolse l'opinione pubblica italiana sul finire degli anni 80. Garrone tuttavia non ha intenzione di ricostruire i fatti della vicenda, dal quale prende soltanto spunto per dar vita ad una vicenda di emarginazione, violenza e soprusi.

Nell'angosciante e quasi post-atomica location si snoda la storia, incentrata sulla vita del remissivo Marcello e del violento e prepotente Simone, delinquente della zona che sfrutta l'accondiscendenza di Marcello per procacciarsi droga e denaro. Garrone si concentra su questo malato rapporto ma anche sull'omertoso e inquinato contesto sociale, dalla brutalità della vita in periferia al totale stato di abbandono e marginalizzazione nel quale vivono i personaggi di questa amarissima vicenda.
Fa malissimo e colpisce l'approfondimento sulla solitudine di Marcello: amante degli animali e dedito alla piccola figlia che sogna di portare in escursione marittima in acque esotiche e incontaminate, si ritroverà coinvolto in un vortice di distruzione più grande di lui. Anche la vendetta sul quale è focalizzata la seconda parte di visione non ha assolutamente nessun valore catartico e purificativo: Marcello difatti non riesce ad evitare il totale disfacimento della sua vita e l'ultima, straordinaria scena, è in tal senso emblematica.

Dogman è un'opera dolorosa, straziante e totalmente riuscita. Un film senza alcuna traccia di buonismo spicciolo, scevro da qualsiasi logica romanzesca e commerciale. Una parabola di periferia di pasoliniana memoria.

Beefheart  @  01/04/2020 23:50:03
   9 / 10
Meno male che c'è Garrone l'anti-Sorrentino.
Questo è un grande film, c'è poco da fare. E non mi interessa che sia una storia vera, non serve. Che la storia sia vera o finta, non influisce sulla sapiente scelta degli attori, sulla magistrale prova di questi, sull'azzeccatissimo impiego di questa fotografia desaturata, sull'efficacia della narrazione e della location di questo piccolo capolavoro. Forse è vero che il cinema italiano non esce mai dai suoi schemi, però è anche vero che opere come questa non si dimenticano tanto facilmente.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento emans  @  29/03/2020 00:21:10
   8 / 10
Racconto spietato della ribalta di un uomo semplice soggiogato dal quartiere malfamato in cui vive/lavora e dalle persone che lo frequentano.
L'amicizia quasi morbosa e anche senza senso che ha il protagonista con il giovane cocainomane è il centro del film.
La vendetta invece viene lasciata solo all'ultima breve parte.
Un bravissimo Marcello Fonte è sicuramente l'arma in piu' che ha questo film di Garrone che torna alle ambientazioni di un suo grande successo come "L'imbalsamatore", un quartiere lurido, fangoso...lo sporco ti si attacca addosso.
Bellissimo film.

lukef  @  18/03/2020 09:14:01
   8 / 10
Ottimo film con una trama interessante, personaggi sinceri e attori ben calati nella parte.
Non si cerca il capolavoro, né si intravedono licenze artistiche per quanto riguarda le scelte di regia, la fotografia o la colonna sonora. Semplicemente, Garrone ha fatto un ottimo lavoro, secondo me decisamente superiore e più maturo di Gomorra a livello di impostazione generale.
Ne esce fuori un'opera leggera da vedere ma non priva di riflessione, che racconta con sentimento una triste storia di borgata.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Gabe 182  @  11/03/2020 01:25:36
   7½ / 10
In questo periodo dove a tutti viene chiesto di stare in casa per far fronte al problema del coronavirus, ho deciso di mettermi il lista alcune serie tv e film da vedere, uno di questi è proprio Dogman di Garrone.
Matteo Garrone continua a proporre film riusciti, non capolavori (tranne Gomorra), ma convincenti. Nella fattispecie, ci racconta in maniera verosimile (in un quartiere più simile a Ostia e nei giorni nostri) uno dei delitti più efferati della cronaca italiana: la vicenda del canaro della Magliana. Relativa al "canaro" Pietro De Negri, che uccise in maniera efferata il suo aguzzino, l'ex pugile dilettante Giancarlo Ricci nel 1988.
Il regista ha realizzato un film asciutto, secco, privo persino di commento musicale e con una fotografia quasi incolore tendente al grigio ed al bianco e nero interrotti di tanto in tanto da macchie di colore (la cromatura della motocicletta del bullo, le maglie del calcetto) che tuttavia non sparano mai lo schermo, non staccandosi dai toni smorzati di cui si è servito per fermare anche visivamente con la storia rappresentata, il degrado di una umanità (chissà quanto consapevolmente) dolente. Un film che per certi versi riporta il cinema ad una delle sue finalità originarie, vale a dire quella di raccontare storie, lasciando allo spettatore il compito di ricostruirle per proprio conto andando al di là delle immagini e della narrazione che gli è stata proposta, facendosi guidare dalla propria sensibilità e dai propri strumenti di lettura per cogliere nei vari personaggi i tratti psicologici, quelli umorali, quelli comportamentali all'interno dello scenario urbano in cui si muovono che qui è uno scenario di degrado, di grande bruttezza e desolazione in cui persino il mare è scuro, di urbanizzazione disordinata, abbandonata, labirintica. Un mondo fatto di soprusi subiti o inflitti, cui ad un certo punto ci si ribella singolarmente, nella assoluta mancanza di fiducia nella giustizia ma anche coerentemente con una cultura borgatara e sottoproletaria, nell'intento probabilmente di liberare tutti, non solo se stesso.
Un mondo privo del senso vero dell'amicizia, del rispetto, della compassione, pieno di solitudine, quella tenera che lega il "canaro" a tutti i cani, quella che accompagna la strana relazione tra i due protagonisti (senza scomodare per questo la storia del rapporto tra vittima e carnefice), ma anche quella che si intravede avvolgerà tutti i personaggi nel prosieguo delle loro vicende personali. Ci si chiede infatti cosa ne sarà di quel tenero sentimento che lega padre e figlia dopo la consumazione di quanto accadrà.
Grandissima la prova dei due attori protagonisti, un ottimo Edoardo Pesce (già molto convincente nella serie di Romanzo Criminale) nei panni del delinquente Simone, un'interpretazione convincente, cattiva, rozza e all'altezza.
Bravo anche Marcello Fonte nei panni di Marcello, convincente e all'altezza del ruolo, premiato giustamente come miglior attore protagonista.
Infine, un film che consiglio caldamente di vedere, un film made in italy di grande impatto. Un pugno nello stomaco.

Invia una mail all'autore del commento luca986  @  06/03/2020 20:41:18
   8½ / 10
Gioiellino italiano. Grande regia, grandi attori.

Paolo70  @  21/02/2020 15:52:18
   8 / 10
Film con scene forti, ottimamente interpretato dal protagonista. Ottima regia. Film realistico. Non adatto per i bambini.

Invia una mail all'autore del commento Suskis  @  16/02/2020 19:58:46
   7½ / 10
Vagamente ispirato al fatto di cronaca del "Canaro" (che avrebbe avuto risvolti più interessanti, secondo me) questo film è un'altra ottima prova di Garrone. La fotografia è splendida e l'ambientazione quasi postatomica, di una Roma Portuense al massimo degrado. Forse vuol pilotare un po'troppo lo spettatore nella simpatia verso lo sfortunato protagonista (la cui storia viene descritta quasi ora per ora nella prima parte, per poi precipitare in pochi minuti nel finale). Merita sicuramente una visione.

Jokerizzo  @  27/01/2020 21:31:27
   10 / 10
Veramente notevole...suggestivo e desolante...in più interpretato e diretto magistralmente!

minut  @  12/01/2020 12:40:15
   9 / 10
Finalmente l'ho visto.
Devo subito dire: grande interpretazione di Marcello Fonte, che riesce ad entrare nel personaggio come pochissimi ci sarebbero riusciti, mostrando di sapersi muovere a perfezione e calandosi magistralmente nei panni di chi è costretto a subire condizionamenti e sottomissioni quasi come se questi stai d'animo fossero a lui ...noti da sempre.
Il film è a mio avviso di grande spessore, il teme è di quelli che ti prende dall'inizio alla fine e chissà perchè ho rivisto come in un flash "Cane di paglia" di Pekinpah.
Il finale? azzeccato e aperto, anzi apertissimo, non saprei immaginare un finale più intenso, nel quale

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Burdie  @  12/01/2020 07:38:49
   7 / 10
...un bel prodotto italiano

GreatJohn96  @  22/10/2019 19:38:30
   7½ / 10
Film veramente ben girato e recitato, all'insegna del creativo Garrone, che non sbaglia un colpo. Una storia lineare ma che tiene super incollati, ma che soprattutto nasconde una morale impressionante, quella della superiorità e dell'alienazione. Da vedere

Thorondir  @  17/10/2019 14:40:07
   8 / 10
In una periferia romana da post apocalisse, vissuta da personaggi borderline immersi nella piccola criminalità e dove molto si deve ad una sorta di innominato e sotterraneo codice di rispetto verso gli altri, Garrone ambienta la sua storia nerissima dell'uomo da "una vita da mediano", il sottomesso, timoroso, piccolo Marcello, che deve destreggiarsi e cercare di sopravvivere tra le angherie di Simone e di questo mondo oscuro appena toccato dall'umanità.

Garrone ci racconta quindi l'accumulazione della rabbia anche nell'anima apparentemente più tranquilla (cerca di curare il suo "antagonista" dopo averlo colpito, reiterando il suo approccio come per quando salva il cane nel frigo), ma quasi da visione antropologica Marcello ha ormai interiorizzato e somatizzato il mondo derelitto in cui vive. La sua ambiguità non si muove infatti nella necessità vitale di farsi giustizia per non subire i maltrattamenti di Simone (un grande Edoardo Pesce), ma perchè da visione di sveviana memora vuole sentirsi veramente accettato da quelli del quartiere ("eri uno di noi", "mi vogliono tutti bene nel quartiere").

Garrone ci parla quindi della nostra società, dell'alienazione non data tanto dal lavoro come si sarebbe detto nei politicizzatissimi anni '70, ma da una generale condizione di abbandono, degrado, sconfitta sociale che si sostanzia infatti nell'inquadratura finale, dove sembra quasi di trovarsi nel "The road" di Cormac McCarthy.

Kesson  @  08/09/2019 13:33:51
   8 / 10
"Dogman" è un film davvero opprimente che fa della desolazione, dello squallore e del degrado, l'arma con cui costringe lo spettatore ad entrare in una realtà sociale sporca e malsana dalla quale non si esce indenni.
Marcello è un antieroe dall'animo mite e gentile che spinto al limite dalle circostanze della vita, sceglie scientemente una rivalsa alle ingiustizie subite e una personale redenzione anche al costo di perdere tutto.

Regia e fotografia splendide, musiche perfette, attori davvero sugli scudi, protagonisti e gregari.

Da non perdere.

Trixter  @  03/09/2019 12:41:48
   6 / 10
E' forse la prima volta che mi capita di vedere tanta bruttezza concentrata in un'unica pellicola: a cominciare dall'ambientazione, semplicemente desolante, dove si snodano rapporti sociali e sodalizi squallidi e deprimenti, tra tipi umani che esprimono estrema negatività sociale, passando per il protagonista: concentrato di bruttezza e depravazione morale, piccolo spacciatore supinamente prono al cattivo più forte di lui, uomini senza etica, ignoranti, moralmente e socialmente pezzenti, rifiuti circoscritti a rapporti sociali con altri esseri altrettanto laidi che costellano un microcosmo di sporcizia. Regia senz'altro efficace, fotografia di ottimo livello ma la narrazione del brutto di pasoliniana memoria, francamente, non mi esalta.

Macs  @  23/07/2019 14:59:13
   6½ / 10
Film carino ma nulla più, a leggere i commenti e a giudicare dalla media sembrava di dover assistere a un capolavoro. Gli attori sono due in croce, per quanto indubbiamente molto bravi – soprattutto Fonte. Il suo personaggio dà il titolo al film ed è ben umanamente costruito. La storia però è quello che è, nulla di troppo articolato anzi. Garrone mi è sempre piaciuto ma questa volta si è limitato al compitino. Mi aspettavo una storia di più ampio respiro e con qualche spunto di riflessione in più; invece la sceneggiatura e le ambientazioni molto minimaliste non ispirano troppa profondità di giudizio. Buona la fotografia, deliziosa la ragazzina che interpreta la figlia di Marcello, assenti le musiche. Si lascia guardare ma non buca la mente.

Gruppo COLLABORATORI Compagneros  @  17/06/2019 01:33:57
   7½ / 10
Garrone dipinge una periferia sudicia che è lo specchio di certa Italia, e lo fa senza spettacolarizzare la violenza, che pure pervade tutta la pellicola. Storia potente, ispirata a uno dei fatti più crudi di cronaca nera della storia recente delle Capitale. Tecnicamente ottimo.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR 1819  @  19/05/2019 13:04:11
   6½ / 10
Classico film alla Garrone, tuttavia il solito tema dopo un po' stufa.

Niko.g  @  20/04/2019 19:48:20
   7 / 10
Notevole rappresentazione di un dramma suburbano. Desolazione e squallore trasudano da ogni immagine, in perfetta armonia con personaggi e ambiente.
Detto ciò, nonostante un finale coraggioso, permane una sensazione di incompletezza che sta diventando cronica nei film di Garrone.

andreajunkie  @  15/04/2019 09:42:31
   7½ / 10
Molto bello, sinceramente mi aspettavo un pelino più di "angoscia", da quello che avevo sentito, comunque davvero notevole il lavoro di fotografia e regia.
All'inizio Edoardo Pesce non l'avevo riconosciuto...bravissimo e perfetto per il ruolo.

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risikoo  @  29/03/2019 13:19:02
   6½ / 10
Tecnicamente e visivamente lo ritengo un buon film (ambientazione perfetta), però nel complesso mi ha deluso in quanto la "storia" non decolla mai e non mi ha coinvolto come immaginavo visto il successo di critica.

AMERICANFREE  @  15/02/2019 18:49:18
   7 / 10
Bel film, molto bravi i 2 protagonistu. La regia impeccabile, l'unico piccolo difetto il finale che mi ha lasciato un po' deluso.

alberto9  @  10/02/2019 12:35:35
   6½ / 10
Il film non è bello però pone una grande domanda: il protagonista è un buono o un cattivo?

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Goldust  @  22/01/2019 17:44:05
   8½ / 10
Le atmosfere sono quelle fredde de "l'Imbalsamatore" e "Gomorra", la spinta propulsiva del film sono le interpretazioni gigantesche dei due protagonisti: il mite e gentile Marcello ( Fonte ) da una parte - pieno di speranze ed umanità - ed il rozzo e violento Simone ( Pesce ) dall'altra, ex pugile drogato che non conosce rispetto né gratitudine. Il celebre delitto del canaro è solo lo spunto utilizzato da Garrone per ritornare negli ambienti degradati che preferisce, parlando ancora come solo lui sa fare di personaggi sconfitti dalla vita, in perenne conflitto con loro stessi ed il destino. Cinema nudo e crudo di straordinaria attualità e di una forza a tratti sconvolgente. Da vedere.

Oskarsson88  @  22/01/2019 00:08:48
   8 / 10
Film duro e crudo, su due personaggi diametralmente contrapposti, volto a mostrare i danni che possono causare il sopruso e la sopraffazione su personaggi buoni in un ambiente di miseria e mancanza di legge / giustizia. Il tempo vola, le inquadrature sono belle e il finale corrisponde ampiamente alle aspettative.

axel90  @  04/01/2019 19:50:57
   8 / 10
Le pellicole di Matteo Garrone sono sempre un lavoro sontuoso tra scenografie (qui decadenti, fatiscenti, vicine ad un stile quasi post-atomico), attori (corpi lontano dall'immaginario di bellezza hollywoodiana, spesso per i più conosciuti si lavora su una trasformazione radicale o si decide di optare per qualcuno proveniente dalla strada) e regia. In questo antro quasi dimenticato della periferia romana, al limitare della spiaggia si muove un microcosmo che sembra lontanissimo da qualsiasi parte del mondo, vissuto da una comunità che sulla superficie sembra pacifica e interconnessa da una mutua solidarietà, ma nasconde un lato violento e rude che è solo sotterrato appena.
La figura di Marcello e Simoncino si elevano per distacco in questo universo dove esiste un equilibrio precario che i due protagonisti non fanno altro che demolire a più passi: il primo di grande cuore, sensibile e legato alle relazioni del quartiere, ma esile non solo nel corpo quanto nella persona, la sua ingenuità e la sua voglia di rendersi importante e di meritare considerazione (il modo in cui si occupa dei cani per presentarli alle mostre canine sembra essere metafora di un uomo alla ricerca di attenzione e apparenza), l'altro completamente folle, ambizioso, prevaricatore, egoista e pronto a non obbedire alle regole imposte nel rione.
Garrone sa imporre una violenza appena accennata a livello fisico, distruttiva in quello mentale. Sa giocare in sottrazione di eventi ma sa accumulare in tensione e follia. Sa rendere elegante il contrasto tra la violenza e la sopraffazione contro la delicatezza, la sensibilità e la genuina tenerezza.

Sestri Potente  @  01/01/2019 17:44:15
   8 / 10
Bel film di Matteo Garrone ispirato alla triste e cruenta storia del "delitto del canaro" avvenuto nel 1988.
Apprezzabili la fotografia e la prova del protagonista, perfetto per il ruolo.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR foxycleo  @  27/12/2018 05:47:56
   8½ / 10
Finalmente sono riuscita a vederlo.
Altro ottimo film di Garrone.
Umanità degradata e desolante ben fotografata.
Ottima la scelta del cast.
Bellissime le atmosfere.

floyd80  @  05/12/2018 09:43:00
   8 / 10
Il film di Garrone non fa sconti, ti obbliga a guardare, ti obbliga all'empatia, lo guardi già sapendo come andrà a finire e ti chiedi continuamente come potrebbe succedere. Come una persona così umile, fragile e diciamoci la verità debole, possa contrastare un personaggio mastodontico come Samuele.
Bravissimi gli attori, bravissimi tutti. Ma la regia è davvero sublime, perfetta a metà tra Fellini e Pasolini.
Vero cinema italiano.

smellysocks  @  23/11/2018 13:18:07
   7 / 10
Marcello Fonte Marcello Fonte... ma quant'è bravo Marcello Fonte.

Sarà.

Ma ammé mi sembra che quello che fa Simone lo sia parecchio dippiù.

federicoM  @  19/11/2018 23:31:44
   8 / 10
Opera sviluppata per sottrazione. Notevole.

antoeboli  @  05/11/2018 22:27:13
   10 / 10
Film che si ispira a un fatto di cronaca realmente avvenuto , però allontanandosi dai fatti reali , Dogman , è un pugno nello stomaco .
La regia sontuosa di Garrone aiuta a capire , un ambiente romano degradato , dove si va avanti a diffcoltà , e dove vive Marcello , un proprietario di un piccolo negozio di toalettatura per cani , che si guadagna da vivere anche con piccoli reati .
Come detto prima , Garrone ci fa cogliere ogni particolare della sua vita , dall'amore per la figlia e per il suo lavoro e i suoi clienti animali , fino al suo carattere .
L'essere un personaggio timido pauroso troppo buonista lo porterà a un lento mutamento , che la regia vuole farci cogliere .
Interessante l 'uso delle luci , sempre spente , che si unisce alla location , che sembra quella già vista in Gomorra . In fin dei conti Dogman sembra un evoluzione di quel film , solo meno documentario e meno noioso .
Il miglior film di Garrone !

7219415  @  29/10/2018 17:20:19
   7½ / 10
Ottimo film di uno dei migliori registi italiani in circolazione

Gruppo STAFF, Moderatore Jellybelly  @  29/10/2018 15:20:09
   8½ / 10
Garrone torna alle atmosfere de L'imbalsamatore, e lo fa alla grandissima, con un film pazzesco: in parte sembra un western metropolitano, in parte un neorealista, in parte qualcosa di completamente diverso. Un'umanità desolata, degradata, in cui l'ineluttabilità del finale si intuisce sin da subito ed aggiunge alla visione un carico di ansia non indifferente. E poi il degrado, su cui indugia spietata la mdp di Garrone: l'esatto opposto de La grande bellezza.

Strepitosi tutti gli attori: Garrone si conferma strepitoso pure in questo. Insomma, vedetevelo, perché se dovesse essere confermata la partecipazione agli oscar spunteranno fuori i soliti detrattori e diventerà tutto più noioso e difficile.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento tylerdurden73  @  25/10/2018 10:54:25
   8 / 10
Matteo Garrone torna in quei posti desolati che fecero da sfondo al suo primo grande successo, ovvero " L' imbalsamatore"; siamo nuovamente in quella periferia malsana e fatiscente in cui il colpo d' occhio regala visioni da incubo post atomico.
È questo il respingente luogo in cui si muove il mite Marcello, professione toelettatore di cani, amati alla follia insieme alla figlia, con la quale sogna immersioni in fondali marini esotici, accontentandosi per lo più di veloci escursioni nel mare antistante dove raggiungere un mondo fatto di pace e silenzi indiscutibilmente affini al suo mansueto essere.
Dedito allo spaccio di piccoli quantitativi di cocaina si mette in relazione con l'energumeno Simone, questi, prepotente e dedito alla violenza, si erge come antitesi perfetta del protagonista (interpretato magistralmente da Marcello Fonte). Un contrasto caratteriale e fisico, colto da Garrone attraverso il continuo confronto tra l'imponenza di uno e la pochezza dell' altro. In "Dogman" viene sviscerato il rapporto tra questi due personaggi, dapprima bilaterale poi a senso unico, soprattutto giudicato negativamente da un ambiente popolare descritto alla perfezione, determinante per l'evoluzione del malessere di Marcello, pronto a trasformarsi da vittima designata in carnefice.
La storia del Canaro da cui si prende spunto è solo un' ispirazione, magari poco vaga ma di sicuro infedele ai fatti che sconvolsero l'opinione pubblica sul finire degli anni '80. A Garrone non interessa ricostruire quella vicenda, semmai crearne una parallela, quasi surreale (si veda la scena con il richiamo disperato durante la partita di calcetto a fattaccio compiuto) in cui alla violenza e al dettaglio morboso si sostituisce l'analisi di un rapporto di subordinazione congenito, in cui però alla fine le leggi naturali vengono sovvertite in un beffardo delirio di follia privo di qualsiasi riscatto.

blaze  @  07/10/2018 21:27:57
   8 / 10
Bel film con attori molto bravi , Garrone offre una bella prova raccontando la storia realmente accaduta di Pietro De Negri, detto er Canaro, proprietario di un negozio di toelettatura per cani alla Magliana. Si respira l'atmosfera del degrado , il conflitto tra la prepotenza del più forte e la sottomissione del più debole con continue vessazione a cui poi il debole metterà fine stanco della situazione creatasi ma pagando poi le sue colpe. Molto bravi come detto gli interpreti Marcello Fonte ed Edoardo Pesce , molto bella e suggestiva la fotografia scenografia e scelta della location. Un film duro , cupo angosciante triste sicuramente da non perdere

DogDayAfternoon  @  05/10/2018 14:05:53
   6 / 10
Vista la generale acclamazione, mi aspettavo molto di più. Nulla da eccepire dal lato tecnico, va dato atto che il film è fatto davvero bene (ancor di più se si pensa che è un film italiano). Ottime anche le performance di tutto il cast, anche se in alcuni frangenti la dialettica romana ho fatto fatica a comprenderla del tutto.

Però il film non decolla mai, l'ho trovato di una pesantezza che assolutamente non avrei mai pensato di trovare in un film che racconta una storia di questo tipo. Ogni tanto si ravviva in qualche scena clou, ma sinceramente l'ora e mezza o poco più di durata mi è sembrata lunga almeno il doppio. Si entra nel vivo praticamente solo nella parte finale.

Mi aspettavo meno qualità e più intrattenimento, ma sono quei film che comunque è giusto premiare.

1 risposta al commento
Ultima risposta 06/10/2018 09.18.03
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wicker  @  02/10/2018 07:44:36
   7½ / 10
Garrone lascia perdere il lato morboso e sadico delle violenza nella seconda parte per incentrare il film soprattutto sul disagio sociale della noorgata romana ..
Luci cupe, atmosfera quasi post atomica e una vena di sofferenza e violenza che pervadono tutta la pellicola .
In questo contesto il povero tosacani sembra una figura a parte , buono d'animo ma giocoforza costretto ad abbassarsi al livello degli altri per contare qualcosa, sino al finale amaro e incerto . ottimo film.

markos  @  30/09/2018 11:52:10
   7½ / 10
Questo film a tratti ti mette ansia per il protagonista.
Location fatiscente, sporca, povera con una bella fotografia. A mio parere Bravo il regista Garrone.
Bel film mi è piaciuto e lo consiglio.

benzo24  @  28/09/2018 13:14:51
   4½ / 10
film paradio*, mi ha fatto pensare a quello che si dice in quel capolavoro dei 7 psicopatici a proposito del cinema moderno. peccato perchè la storia che conosciamo tutti merita ben altro che una divisone così banale tra buoni e cattivi

topsecret  @  25/09/2018 14:35:23
   7½ / 10
Ispirandosi a fatti realmente accaduti, Garrone imbastisce una storia di forte presa emotiva, sfruttando l'ormai stranoto disagio sociale di alcune periferie italiane.
Gli attori offrono una prova maiuscola, Marcello Fonte e Edoardo Pesce se la cavano egregiamente, ben diretti da una regia attenta a non mostrare sbavature. La storia coinvolge per tutto il tempo, scandita da un ritmo fluido e scene di un certo impatto che ne fanno una visione lineare e interessante.
In bocca a lupo a Garrone e al suo DOGMAN per gli oscar.

genki91  @  18/09/2018 17:24:01
   7½ / 10
Fra i film che rappresenteranno l'Italia ai prossimi Oscar, mi piacerebbe fosse presente Dogman. Ho atteso del tempo per vederlo, ma devo dire che non ha per nulla deluso le aspettative.

Ispirato al fatto di cronaca di fine anni '80 noto come "i delitti del Canaro", Dogman è un film sulla miseria umana, sul senso di sopportazione, sulla parte oscura che alberga dentro ognuno di noi.

Marcello fa il toelettatore di cani, ma vive anche d'espedienti. È un uomo mite, ama il suo lavoro, nonostante riesca a malapena a sbarcare il lunario. Il quartiere nel quale opera vede atti di microcriminalità e violenza, spesso commessi da Simone, un criminale che vive compiendo abusi e soprusi nel quartiere.
Nessuno ha il coraggio di ribellarsi.

Marcello non è solo spettatore. Aiuta Simone e ne accetta il comportamento, non si fida in senso assoluto, ma lo sopporta senza opporsi, cerca di tenerlo buono, di accontentarlo e di cavare qualche spiccio dagli atti di cui è complice.
Viene trattato miseramente, sfruttato e minacciato, ma non si può dire sia una vittima.
È un padre premuroso e conserva un amore incondizionato per gli animali, farebbe di tutto per sua figlia e per i cani che cura.
Una serata andata male a seguito dell'ennesima prepotenza di Simone lo fa ritrovare nei guai con la giustizia.


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Marcello chiederà a Simone dei soldi che, secondo gli accordi, gli spettano.
Il finale è cronaca nera di fine anni '80, ma si discosta poi dal normale svolgimento storico, diventa onirico, kafkiano, quasi surreale, distaccato.

Marcello Fonte è un grande attore ed a riconoscerlo c'è finalmente un festival maggiore come quello di Cannes.
Un uomo dallo sguardo apatico e dal corpo piccolo.
Un dottor Jekyll pronto a cedere il passo al suo signor Hyde in una trasformazione tanto brusca quanto verosimile.
In un'esplosione d'odio e rancore.
Nella rivalsa del piccolo.
Nell'ira del mansueto.

Fonte fa dell'espressività e della naturalezza le sue caratteristiche principali. Non si ha mai la sensazione che reciti.
Fa trasparire tutta la frustrazione e tutto il rancore proprio di un uomo esasperato, stanco, giunto al limite.

Lascia un senso di profonda tristezza e vuoto. Fonte non può che esprimere sé stesso attraverso il proprio volto, la propria espressività, che parlerebbe per lui anche senza aprir bocca. Un volto antico - come lo ha definito Garrone - figlio di un'altra epoca, vissuto.
Ma sono i suoi tempi recitativi a sorprendere, a far chiedere allo spettatore se le sue battute non siano improvvisate, tanto sono naturali.

Sarebbe criminale non citare l'interpretazione di Edoardo Pesce, già a suo agio nel ruolo di uno dei fratelli Buffoni nella serie Romanzo Criminale.
Pesce sforna un'interpretazione cruda, grezza, di un uomo che vive di espedienti alla giornata, che non può avere futuro. Un uomo sostenuto dalla prestanza fisica, dalla forza brutale, dal carattere prepotente. Nessuno si mette contro Simone: troppo da perdere, poco da guadagnare.

I due sono fondamentalmente due maschere teatrali, due character impostati, protagonisti di un western decadentista urbano, con un quartiere che si affaccia sul mare a fare da sfondo, ma senza elementi naturali, con tanto cemento e ferro, componenti di quel grigiore simbolo di una decadenza ormai giunta ad un punto di non ritorno.

Dogman è una storia brutale e prepotente come solo la realtà sa essere.
E non è la vendetta ad essere al centro, quanto la catarsi, il senso di liberazione del protagonista a storia compiuta.

Con i cani, incolpevoli bestie, trovatisi spettatori del dramma umano. I primi piani sulle loro facce svelano curiosità, incertezza, dubbio.
Un dubbio istintivo e non ragionato, proprio degli animali e degli uomini in preda al delirio.

tarr97  @  12/09/2018 22:23:56
   8½ / 10
ATTENZIONE NELLA ZONA SPOLIER NON METTERO' SPOLIER O SCENE RIGUARANTI IL FILM MA PARLERO' DEL NUOVO PROGETTO DI GARRONE PER IL 2019.
che filmone ragazzi! che filmone DOGMAN.
Garrone dopo il fantastico in tutti i sensi "racconto dei racconti" gira un film drammatico/noir ispirato al delitto del Canaro avvenuto a Roma il 18 febbraio 1988.
dogman pare quasi un western moderno ambientato in una strano quartiere degradato che puo' tranquillamente essere Ostia lido, un sobborgo di Roma, la stessa Castel Volturno dove Garrone a girato il film, una zona di un italia che è diventata la terra di nessuno, dove regnano il caos,l'anarchia, la violenza e la sottomissione al piu' forte.
Canis canem non est , Homo homini lupus come dissero Plauto, Cecilio Stazio e Thomas Hobbes.
Marcello un toelettatore di cani dall'animo tranquillo, infantile, innocente e ingenuo vive in questo quartiere periferico insieme alla Amatissima figlia e la moglie.
Marcello è molto apprezzato dagli abitanti del vicinato per il suo lavoro e il suo carattere, ma come tutti gli abitanti della zona è tormentato da Simoncino, uomo bruto, rozzo, violento, esaltato (forse dovuto anche al suo utilizzo di sostanze stupefacenti).
i negozianti della zona ormai disperati e consapevoli che se Simoncino verrà arrestato un mese dopo sarà subito libero, aspettano che qualcuno lo uccida mettendo fine a quel vortice di violenza e brutalità.
Marcello rispetto agli altri abitanti del quartiere ha un rapporto aperto e amichevole con Simoncino. Crede di poterlo domare come col feroce mastino che si vede nella scena iniziale del film.
L' uomo che pur essendo il mammifero piu' evoluto della terra è anche il piu' feroce di tutti.
Marcello pagherà a caro prezzo l'essersi schierato con Simoncino, finendo in galera, dopo aver coperto l'amico durante una rapina in un compro oro.
Una volta uscito di prigione Marcello è profondamente cambiato.
Ora è di carattere chiuso,cupo,introverso, sua moglie si è separata da lui, è considerato da tutti i suoi vecchi amici un traditore per aver coperto Simoncino.
Marcello dopo aver sfogato la sua rabbia ammacando la moto di Simoncino,
verrà picchiato da Simoncino.
Dopo questa ennesima umiliazione Marcello attirerà in una trappola mortale Simoncino, convincendolo che lui possiede della droga e di venire a prenderla al suo negozio per cani verso sera.
Una volta entrato nel negozio Simoncino viene stordito da Marcello, e chiuso in una gabbia per cani, una temporanea galera ,una gabbia per un animale feroce, una vendetta che ribalta i ruoli.
Simoncino una volta rinvenuto dalla botta cerca di strangolare Marcello, ma egli per difendersi schiaccia la leva della pedana della doccia per cani su cui Simoncino è appogiato, finendo per impiccarlo al tubo della doccia.
Morto Simoncino, Marcello porta il cadavere vicino alla spiaggia per bruciarlo
poi torna nel quartiere per comunicare agli abitanti di averli liberati dal loro incubo. Questi però sembrano ignorarlo. In realtà e solo una visione di Marcello per il fatto che era sotto sostanze stupefacenti Marcello é solo. Marcello lascia per terra il cadavere e si siede nel parco davanti a casa sua con il suo cane, riflettendo in solitudine su quanto accaduto.
In mezzo a quel quartiere che pare abbandonato,apocalittico,deserto.
La redenzione pare non esistere.
i negozi( tranne quello di Marcello fino a qualche ora prima di diventare una stanza della morte) si approfitano delle debolezze umane : compro oro, bar con le slot machine, discoteche dove circola droga, donne palesemente prostitute.
Scene interresanti : le immersioni in un mare con antichi resti romani ,che pare quasi una via di fuga in mezzo a quell inferno.
I cani muti testimoni di tutto ciò che avviene nel negozio.
La fiera canina con Marcello e la sua figlioletta pare l' unico momento del film dove la fotografia pallida e spenta sembra accendersi e accenare a un po' di felicità.
Il poliziotto che sa tutto ma non interviene.
il piano sequenza dentro la prigione.
Il manifesto di uno stato assente.




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mmagliahia1954  @  10/09/2018 13:27:02
   8 / 10
Un regista che non mi piace fa un film con ottimi attori, il protagonista preso dalla strada, un risultato eccellente

peppe87  @  07/09/2018 16:16:27
   6 / 10
mi aspettavo un quasi capolavoro, storia alquanto fiacca, ottimi attori

the saint  @  01/09/2018 18:13:44
   7 / 10
garrone è un maestro della scenografia: l'atmosfera di degrado che riesce a trasmettere così bene, così come in Gomorra è veramente eccezionale!
e vi garantisco che l'ho visto in streaming, non vedendo quindi una immagine molto nitida.
Nonché un maestro nell'azzeccare gli attori da far muovere in questo contesto, nelle periferie più disastrate.
Attori anche qui azzeccatissimi.

Mi sarei aspettato di più sulla caratterizzazione dei vari personaggi, per far entrare lo spettatore ancora di più in empatia, ma purtroppo questo aspetto manca un po' in tutti i suoi film.

Sopranik  @  27/07/2018 12:14:05
   8 / 10
In Dogman Garrone riesce ancora una volta a mettere a nudo le problematicità di una società costretta a doversi confrontare con un mondo spietato, che non lascia spazio ai sentimenti, che infila cinicamente la punta affilata del coltello nelle ferite aperte e non ancora medicate, che fa leva sui pregiudizi, sulle paure, sull'insicurezza per attuare i suoi più loschi piani e sporcarsi le mani con il sangue delle persone ingenue, buone, che non meritano il peso di simili condanne.
Un cammino estenuante, pieno di difficoltà, per un personaggio che, costretto a doversi misurare con la dura realtà della periferia, ignorato dagli altri, cerca con tutte le sue forze di trovare la strada verso la propria salvezza personale, verso quell'accettazione sociale di cui ha così disperato bisogno al fine di potersi esprimere e di poter comunicare la propria identità.

LaCalamita  @  27/07/2018 01:50:01
   8 / 10
Attese quasi totalmente ripagate. I due protagonisti sono realizzati veramente bene, ed è questo a mio parere il più grande punto di forza. A seguire l'aspetto sociale mostrato da Dogman.
Il cinema italiano continua a sfornare ottimi prodotti.

daaani  @  17/07/2018 11:39:39
   7 / 10
Finale un po' troppo spicciolo, ma nel complesso un film ben fatto!

InvictuSteele  @  05/07/2018 13:04:16
   7 / 10
Mi aspettavo di più da Garrone, pensavo a un capolavoro totale, invece delude in alcuni punti, soprattutto nel finale, che non svelo ovviamente, ma che attendevo con trepidazione e invece si risolve in pochi secondi. Bellissima la poetica del film, significativo il quartiere degradato dove è stato girato (mi sembra in provincia di Napoli, anche se racconta una storia romana), anche se la location è sempre e solo quella. Diciamo un film un po' statico, scenicamente e narrativamente, che mi ha lasciato un po' di delusione, per essendo un buona opera.

piripippi  @  04/07/2018 23:16:48
   4½ / 10
difficile trovare un film che vince un prestigioso premio che poi piaccia alla massa. matteo garrone ci ha stupito anche stavolta con un film assolutamente noioso, un po violento e privo di quella grande vena artistica che dovrebe essere espressa dagli attori. un ora e 36 che poteva essere ridotta a 20 minuti, comunque non voglio esagerare su un fim premiato. o mi sono annoiato. gli attori non sono così bravi

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Ultima risposta 06/07/2018 14.39.18
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Manticora  @  16/06/2018 17:28:23
   9 / 10
Sicuramente un Garrone in stato di grazia, con un film non facile che conferma ancora una volta che il regista romano rimane uno dei pochi capaci di infondere nuova linfa nel cinema italiano. Abbandonata la complessità visiva, la ricchezza fantastica e il cast impressionante del RACCONTO DEI RACCONTI Garrone sembra quasi tornare alle origini. Un cast di non professionisti alternato al altri volti noti, caratteristi, su tutti Adamo Dionisi(Suburra). Ma è indubbiamente Marcello Fonte, piccolo uomo ma dalla mimica e gestualità gigantesca ad essere una delle carte vincenti. Il DOGMAN è un ometto gracile, indifeso,cordiale, povero che cerca di andare avanti anche con lo spaccio di cocaina, amante dei cani, più che degli umani, separato, ma adorato dalla figlia. La sua sudditanza che lo lega a Simoncino, pugile fallito, criminale da strapazzo, violento e cocainomane ma che rappresenta la sua controparte. In parte Marcello vorrebbe essere come lui: forte, arrogante, rispettato, indipendente, in parte il timore gli fà capire che l'amico è sempre più fuori controllo. Abbandonando la cronaca troppo asettica del fatto di cronaca in sè Garrone costruisce un affresco potente della periferia romana, abbandonata a se stessa, con l'umanità che la vive, senza paura di mostrare la viltà, la rabbia, l'indifferenza ma anche l'amore che si vive nei bassifondi. Infine con un finale onirico, senza fronzoli ma essenziale mostra ancora una volta che l'uomo può essere terribile, per poi soffrire comunque di solitudine, mancanza di accettazione e perdono.

Scuderia2  @  11/06/2018 22:36:56
   5 / 10
La periferia della periferia.
Compro-oro, sala slot e night con gli Angeli di Victoria's Lido: non manca niente nell'immaginario della feccia.
Vite da cani randagi nel fango della spiaggia sbiadita.
I dialoghi non esistono-giustamente visto il contesto degradato.
Non bastano però gli sguardi persi nell'apnea desolata a fare breccia.
Questa poetica dell'abbandono socio-culturale non mi ha ferito.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR ferro84  @  11/06/2018 22:22:08
   7 / 10
Da grande sostenitore di Garrone devo dire che da questo Dogman mi sarei aspettato qualcosina di più.
La scelta di Garrone di soffermarsi sul lato umano del protagonista è di sicuro vincente eppure gli elementi legati alla cronaca sono molto più suggestivi.
Le torture, il ruolo degli amici nella morte di Simoncino, avrebbero reso questo film qualcosa di più.

Sinceramente il voler lavorare di sottrazione non mi ha entusiasmato, per il resto siamo in presenza dei soliti lavori ineceppibili del regista romano.

Invia una mail all'autore del commento kampai  @  11/06/2018 08:59:45
   8 / 10
Di Garrone avevo visto reality che mi piacque molto e il racconto dei racconti. Mi piace questa sua visione verista nell'immagine. Per molti versi mi ha ricordato "non essere cattivo" come ambientazione, perché la vera star del film è il non-posto dove è girato il film. La luce scelta,i colori e le forme, trasudano disperazione . Impossibile uscirne da quel gorgo di totale abbruttimento morale oltre che fisico. Attori eccellenti, tecnici sublimi. Un film che senza mostrare niente, ti attanaglia lo stomaco e il cervello.

Gruppo COLLABORATORI Terry Malloy  @  09/06/2018 11:16:09
   6 / 10
Il film mi è moderatamente piaciuto, come mi piacciono moderatamente tutti i film di Garrone, compresa quella ciofeca del "Racconto dei racconti". L'unica eccezione che mi sento di fare è per quel capolavoro che è "Gomorra", ma di fatto lì c'era una sceneggiatura inattaccabile e stupenda, di cui merito garroniano è stato avere la maturità di portare in immagini indimenticabili un testo fondamentalmente saggistico.

Dogman ha la stessa struttura tematica di qualsiasi altro film di Garrone. Protagonista ritardato viene bullizzato da un antagonista cattivo, sprofonda in una crisi allucinatoria che lo porta a un atto violento. Questo atto violento in qualche modo lo sublima, tanto che l'ultima sequenza di Dogman è molto simile a quella di Reality o Primo Amore. Nel cinema di Garrone, e in questo film in particolare, non riesco a trovare una scena che mi esalti. È una narrazione semplice che non stupisce. L'unica sequenza davvero magnifica è quella in cui il protagonista salva il cagnolino.

Un film può piacere tanto, ma è difficilmente può piacere a tutti. Questa legge tendenziale sembra non riguardare Dogman. Questo film è piaciuto a tutti, la critica ha serrato i ranghi (specie quella non professionista) e ha già canonizzato come "capolavoro" un film uscito da due settimane. Il pubblico è entusiasta, ma ci sta. Il problema è che i critici esistono apposta per notare e far notare cose come il fatto che se un film piace a tutti, in un'era in cui, per citare Tina Fey, "parlare con chiunque ovunque è diventato un campo minato", forse qualche problema di paraculismo ce l'ha. Lungi da me dire che Garrone è solo questo, ma il fatto che sia ANCHE questo, personalmente, visto che mi vanto di leggere scrittori che normalmente non amano dedicare la propria vita a compiacere il prossimo, mi dà un po' fastidio. Prendi una storia a caso di Garrone: ritardato viene bullizzato da un violento e poi si piglia la sua rivincita (la variante più bella era stata quando il violento era un programma tv). Se ci aggiungi che il ritardato in questione ha una bambina molto carina, un cagnetto fedele, ama i cani (e questa non è per nulla un'epoca in cui i cani sono molto amati dalle persone) e vive in un posto di *****, la torta è pronta per suscitare scalpore. Ma sul serio, ragazzi? Stiamo davvero dicendo che questo è il massimo che il cinema italiano può dare dopo almeno 60 anni di genialità espressa in così tante forme e film che a fare la lista verrebbe un post più lungo di questo?

Un'altra delle ragioni per cui ho parzialmente rivalutato Garrone è stata la lettura de "Il barilozzo di Amontillado. Un saggio?", testo contenuto nella raccolta "Grotteschi e arabeschi" dello scrittore Vitaliano Trevisan, che lavorò con Garrone come sceneggiatore di "Primo Amore", di cui interpreta anche il ruolo di attore protagonista. Uno che insomma Garrone lo conosce bene. La critica di Trevisan è lunga e pesante, nonché difficilmente falsificabile, ma ciò che mi preme è sottolineare della tesi di Trevisan è quanto Garrone sia abile a confezionare storie che piacciono tanto alla borghesia, soprattutto di sinistra, in quanto storie che parlano di umili in chiave psicologico-realistica. Non a caso lo schema "porto un poveraccio a Cannes e racconto la sua lacrima strappa storia" si è ripetuto anche quest'anno. Era già successo per i ragazzini di Gomorra, sui quali Saviano aveva ovviamente scritto un pezzo dei suoi. Sorrentino invece (ma la stessa critica viene rivolta, mutatis mutandis, a Guadagnino) parla di ricchi borghesi imballati di schei, e per loro è anche capace di provare empatia e curiosità, quindi brutto Sorrentino buu, ke skifo i soldi ecc.

Che poi per me Sorrentino e Garrone sono imparagonabili. Se uno discende da Fellini e Moretti, l'altro è più assimilabile alla linea Rossellini-De Sica (il peggior De Sica però), ma il fatto che siamo arrivati davvero (implicitamente) a contrapporli è per me motivo di disgusto e disonestà intellettuale pura, oltre al fatto che uno è immensamente più bravo dell'altro.

air09  @  07/06/2018 01:42:59
   9 / 10
film che mi ha toccato molto, per l'ambientazione, l'area rarefatta e pungente, ma anche per quei sprazzi di gioia che il male non riesce ad estirpare...da vedere!!! PS QUALCUNO SA IL TITOLO DELLA CANZONE CHE PARTE QUANDO ENTRANO NEL NIGHT? NON RIESCO PROPRIO A TROVARLA, GRAZIE

pinos  @  05/06/2018 15:26:21
   8½ / 10
Molto bello e interessante. Sicuramente da non perdere. Bella l'interpretazione di Fonte. Scene un po' desolate, degradate e dark che riescono a riprodurre la periferia di Roma. Davvero ben fatto.

gemellino86  @  04/06/2018 18:42:14
   8 / 10
A mio parere uno dei migliori film italiani degli ultimi anni. Prima parte un po' lenta la scena che si vede verso la fine è da antologia. Ottima prova del protagonista. Garrone si conferma tra i più bravi registi nostrani.

rimaledetto  @  04/06/2018 16:10:25
   9 / 10
Attirato dalle recensioni entusiastiche, mi son detto che dovevo a tutti i costi andarlo a vedere.
Che dire? Un film incredibile, tostissimo e angosciante. Una bastonata sui denti!
Garrone si conferma uno dei migliori registi italiani e mette in gioco una regia da favola, alternando inquadrature fisse che sembrano quadri, riprese strette che immergono nella storia e piani sequenza ottimamente riusciti.
Musiche quasi del tutto assenti che rendono l'esperienza ancora più realistica.
Le prove attoriali sono eccellenti, un Marcello Fonte perfettamente calato nella parte, regala emozioni intense in ogni primo piano.
In conclusione, un'altra grande uscita del cinema italiano, un film da non perdere per gli amanti del cinema!

Inn10  @  04/06/2018 12:32:18
   8 / 10
Bellissimo film di Garrone che ormai è il mio regista preferito. L'unica cosa che mi ha disturbato è che pur avendo una diversa trama ricorda troppo le atmosfere e i luoghi de "L'imbalsamatore" che fra l'altro ritengo superiore. Si ispirano entrambi a storie di delitti realmente accaduti, stessa location Villaggio Coppola, stesse inquadrature cupe come quelle che ritraggono la desolazione dei luoghi o quelle interne col protagonista alle prese con suo lavoro. La scena in cui lava il cane ricorda molto quella in cui prepara il toro. Oltretutto alcuni attori ripescati tra quelli dei precedenti film Gomorra e Reality. Per carità tutto lecito ma rimane la sensazione di rivedere qualcosa di già visto.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  04/06/2018 01:21:34
   8½ / 10
Non posso che confermare quello che penso da tempo, che Garrone sia il miglior Cineasta italiano vivente del nostro tempo, e per diverse ragioni. Un film duro, cupo, senza concessioni alle grandi aspettative del pubblico classico e proprio per questo imperdibile. Si entra in una dimensione l'acida e sinistra che paralizza, senza bisogno di didascalie o stilemi d rotocalco - tipo Pasolini, un delitto italiano di Giordana per intenderci - e si respira il clima e la lezione di registi come Elio Petri, Di Leo o, piu' recentemente, Caligari.
Marcello Fonte, una strana via di mezzo tra Alvaro Vitali e Franco Citti, e' una presenza incredibile e impronta su di se' infinite sfumature, dal remissivo al vendicativo, intenso piu' che mai in quell'epilogo da film di fantascienza, che non teme mai di essere prolisso o troppo metaforico. Esattamente questo ci si aspetta dal cinema italiano. Ne riparleremo domani

The Legend  @  01/06/2018 23:14:07
   9 / 10
Ormai non ci sono più parole per descrivere la bravuta di Garrone.

Si entra da subito dentro la storia e i personaggi, vivendo l'intero racconto con una partecipazione fortissima, quasi fisica.

Bravissimi i due attori protagonisti Fonte e Pesce, è il loro primo film in coppia e sembra invece che lavorino insieme da una vita.

cort  @  01/06/2018 00:17:39
   7 / 10
Fotografia e regia sono ottimi ben sopra la media, rendono bene l'atmosfera. Gli attori se la cavano egregiamente tutti. Unica pecca è l'indugiare a volte in scene troppo lente per il messaggio che vogliono trasmettere. Secondo me non è un capolavoro ma garrone dimostra di avere le qualità.

76mm  @  31/05/2018 12:22:09
   7½ / 10
Dopo l'incauto e fallimentare (parere mio) tentativo di avventurarsi in un genere che non gli appartiene, Garrone torna fortunatamente alle ambientazioni e alle atmosfere che lo hanno reso uno dei maggiori cineasti italiani viventi e fa centro ancora una volta.
Prendendo spunto da una storia vera e raccapricciante ed epurandola dagli aspetti più truci e sensazionalistici che all'epoca sconvolsero l'opinione pubblica (sevizie e torture), il regista crea una parabola universale sulla paura, il desiderio di accettazione e la volontà di riscatto.
Senza ombra di speranza, come di consueto.
Davvero buona la prova del misconosciuto Fonte, mentre per Pesce onestamente non mi spellerei le mani considerando che per la buona riuscita di un ruolo come il suo è praticamente sufficiente avere una faccia truce e inespressiva e un fisico da energumeno.
Ben riuscita la mescolanza fra neorealismo e astrazione.
Non tutto gira alla perfezione però, e un paio di trovate fanno storcere un po' il naso.


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Ad oggi il capolavoro del regista resta, per me, Gomorra.

DarkRareMirko  @  30/05/2018 21:21:53
   9 / 10
Mi è piaciuto molto; si è ritornati al primo Garrone, alla atmosfere dei suoi primi film.

E' una vicenda sospesa (ispirata a fatti veri) e recitata benissimo, senza speranza e redenzione, come molti film del nostro.

Il cane nel freezer è un pugno nello stomaco.

Che roba che un altro regista (Stivaletti), lo stesso anno, vi abbia dedicato un'altra opera.

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Jotaro  @  28/05/2018 12:37:27
   3 / 10
Non capisco come sia stato tanto osannato questo film. Mi ha annoiato per due ore! Le riprese non sono state di mio gusto con tutti quei primi piani mal riusciti, scene che dovrebbero essere "oniriche" ma che non trasmettono nulla quindi solo noiose.
L'attore protagonista non mi è piaciuto, non capisco come mai sia stato elogiato tanto. In conclusione mi ha annoiato per due intere ore e lo sconsiglio.

KitaVerde  @  27/05/2018 21:59:57
   8 / 10
Garrone torna con questo Dogman, a quel tipo di cinema Italiano dei primi anni 00.Freddo,distaccato,silenzioso.Non può non venire alla mente L'imbalsamatore.Una perla nostrana notevole.
Marcello Fonte assurdo.

Gruppo COLLABORATORI peter-ray  @  27/05/2018 20:00:36
   7 / 10
Molto bravi gli attori. La location non mi ha fatto impazzire. La storia anche se romanzata si conosce, pertanto, nessun colpo di scena. Da vedere in ogni caso.

anthony  @  27/05/2018 16:52:00
   10 / 10
Matteo Garrone ha l'innato pregio di fondere miracolosamente le note più intime, dolenti e poetiche del neorealismo..a una molteplicità di sfondi e livelli pregni di sensazioni oniriche, sognanti e fiabesche, fuori dal tempo e dallo spazio esistenti.
Il grande Garrone compie un miracolo sia a livello tecnico (regia e fotografia pazzeschi, una messa in scena strabiliante) che a livello narrativo e di scrittura, sul quale vengono imbastite le interpretazioni magistrali di Marcello Fonte e Edoardo Pesce.
La sceneggiatura e la bravura degli attori riescono a rendere realistici e tangibili i sentimenti contrastanti che si vivono durante la visione, l'immedesizazzione è d'impatto e totalmente annichilente; la parabola umana contrastata di questo povero Cristo è talmente ben raccontata che lo spettatore, nudo come non mai, comincia a sentirsi in colpa e a soffrire in prima persona per le sorti umane, le azioni e i sentimenti di Marcello. A Garrone basta un primo piano in sequenza per raccontarti TUTTO del suo personaggio, e questa è prerogativa soltanto dei grandissimi registi del cinema.
Il quadro fiabesco di fantasia, oscuro, tetro, fosco e senza fine.. nel quale si muovono i protagonisti è reso in maniera mostruosa e impeccabile; ed ecco allora che tutto quanto, per noi spettatori, diventa immersivo e totalmente ammaliante: ''Dogman'' resta addosso a tutti noi.. nei minuti, nelle ore, nelle giornate e nelle settimane seguenti alla visione.
Un film 'piccolo', ma grandiosamente straordinario.

1 risposta al commento
Ultima risposta 27/05/2018 18.12.02
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mrmassori  @  26/05/2018 13:10:59
   7 / 10

--- ATTENZIONE COMMENTO SPOILEROSO ----

Sicuramente un bel film, però non ci ho visto proprio quel filmone e capolavoro che viene osannato.
Piuttosto un film reale al 100 ,% in cui di empatizza col povero protagonista.
Ci sono diverse metafore soprattutto alla fine...
bellissima la scena in cui dopo averlo ucciso, marcello si immagina di vedere i suoi ex amici a cui vorrebbe fare vedere che lui ce l'ha fatta, che alla fine è stato proprio lui a liberare tutti da quel mostro, dalla bestia che attanagliava tutti nel quartiere. Era il migliore dei modi per riscattarsi con loro, ma soprrattutto con se stesso. E fanatastica la scena finale in cui Marcello, sofferente come un Cristo che porta la propria croce, procede a stento, sfinito verso la resurrrezione.

Però a parte questo visto una volta si dimentica facilmente
Un capolavoro è ben altro
È un qualcosa che ti fa venire voglia di rivederlo, che ogni volta ti da sensazioni nuove e ci vogliono sfumature diverse. È un qualcosa di irripetibile e sconvolgente.
E questo è solo un film come altri.

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Ultima risposta 01/06/2018 10.55.46
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Gruppo COLLABORATORI SENIOR elio91  @  26/05/2018 03:15:35
   7½ / 10
Forse in effetti c'è troppo clamore attorno a un film che non ha nulla di più rispetto a L'imbalsamatore, per non parlare di Reality.
Ma è una sorta di punto d'arrivo: Garrone riduce così all'osso la storia e i dialoghi da entrare in una sorta di metafisica della provincia e dell'abiezione, molto più che nei film sopra menzionati, nella storia di una persona che non riesce ad essere ciò che vuole, che, insomma, come tante altre creature del cinema di Garrone, vuole essere amato da chi proprio non potrà mai farlo. E per questo viene respinto, alienato e portato oltre il baratro, perdendo definitivamente il controllo.
Lo schema è sempre quello, ma l'animalità delle relazioni unita a interpretazioni clamorose lo rende l'opera garroniana più coinvolgente e, di conseguenza, devastante. Ma non la più bella. Forse perché lo schema della vittima passiva, debole, senza scampo sin dall'inizio, quindi prona nel subire le frustate di un destino implacabile, annichilisce si, ma alla resa dei conti viene da dire: e quindi?
Ancora? Sempre questo schemino facile facile, ma con una messa in scena maestosa (su quello, nulla da dire)?
Garrone gioca molto più facile di quel che sembra. Vincere così, per uno col suo talento, è persino sprecato. E quindi devo ammettere di essere rimasto un po' deluso. L'8 non lo metto per questo motivo.

massapucci  @  26/05/2018 00:42:06
   6½ / 10
Prima del presente commento, il mio, la media voto dei visitatori era di 9.13, con 19 voti espressi. Una media decisamente alta, anche se non si può esser certi che si manterrà in futuro. Per ora posso dire che non capisco tutto questo entusiasmo per una pellicola si buona, ma in fin dei conti ordinaria. Le prove attoriali di Fonte e Pesce sono state decisamente valide, ma questo non basta per fare un grande film. E' un film senza intensità; crudo, invero più nella forma che nel contenuto, piatto, senza echi emozionali, nel senso che il film si risolve tutto nella storia. E come potrebbero riecheggiare dei 'tipi'? E si, perché tutti (sic) i personaggi di questo film sono stereotipati. La fortuna di questo film è facilmente ascrivibile alla figura del protagonista. Ma non basta.

1 risposta al commento
Ultima risposta 26/05/2018 13.05.17
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Sbrillo  @  25/05/2018 17:55:41
   8 / 10
nuda, triste, cruda, desolante realtà.... Garrone regala una piccola perla, che non ha bisogno della colonna sonora (assente) per farti vedere, respirare, vivere il degrado scelto come sfondo dell'intero film...
una lotta tra la solitudine e la violenza dei due bravissimi protagonisti, che non può lasciare indifferenti... (meritatissima palma d'oro per Marcello Fonte)
promosso a pieni voti su tutti i fronti

Wilding  @  24/05/2018 22:12:43
   8½ / 10
Probabilmente l'opera migliore di Garrone, limpida, asciutta, quasi perfetta. Non stanca mai, neppure un secondo, di grande impatto visivo. Bravissimo Pesce, ma magistrale Fonte (mi ricorda così tanto il Carlo Delle Piane negli Anni '50-'60, fisicamente e in alcune movenze), giustamente premiato a Cannes. Da applausi... forse una colonna sonora ad effetto avrebbe messo la ciliegina sulla torta.

lucasssss  @  24/05/2018 10:15:08
   8½ / 10
Sicuramente un ottimo film, un film che ti fa riflettere anche nei giorni a seguire
Se entri dentro i personaggi e vivi le loro emozioni, le loro paure sicuramente lo apprezzi molto di più
Questo ho fatto io e sono uscito dalla sala soddisfatto di aver visto una pellicola confezionata dal maestro Garrone in maniera impeccabile
Ottima la fotografia, l'ambientazione e che dire della recitazione dei due personaggi principali?
Il timido e vessato Marcello che deve subire le angherie del bullo e violento Simoncino che fa la voce grossa con tutto il vicinato tant'è che provano anche a farlo fuori.
Ma è il mite Marcello che avrà l'arduo compito di far tacere per sempre in cattivone di turno
L'epilogo del film è aimè noto, seppur romanzato e adattato ad un film, questa pellicola, ai titoli di coda, riesce a lasciarti ancora qualche minuto seduto sulla poltrona a riflettere
Malgrado tutto ciò, non mi sento di dare un voto troppo alto, si ok è un gran bel film ma non è un capolavoro
un 8 e mezzo però è più che meritato

Spera  @  24/05/2018 09:23:13
   7½ / 10
Garrone si conferma il mio regista italiano preferito.
Qui si ripropone con una storia inventata che trae spunto da un terribile fatto di cronaca nera.

Il regista migliora sempre di più, con una fotografia incredibile che rievoca le vecchie pellicole dei neorealisti italiani.
Location sempre al meglio, luoghi e angoli della nostra Italia che solo lui riesce a scovare e a rendere visivamente così bene.
Cemento, povertà, degrado.
Siamo abbandonati a noi stessi.
Sicuramente uno dei punti di forza è l'ambientazione.

Purtroppo non riesco a dire lo stesso del resto, non sono d'accordo con il premio vinto a Cannes (che poi hanno dichiarato che hanno voluto accontentare un pò tutti con i premi, bah, e che è una spartizione?) dall'attore che sforna comunque una buona prova ma più che interpretare mi è sembrato essere proprio così nella vita reale: è stato più che altro se stesso.
Ho preferito di gran lunga la prova dell'antagonista Simone che mette davvero ansia e sembra sul serio uno di quegli energumeni con cui risulta impossibile ragionare.
L'altro punto a sfavore a mio avviso è la storia, troppo scarna, troppo semplice e che mi ha lasciato proprio poco.
Va bene lo spaccato ma qui è quasi un duetto tra i due attori che pochissimo racconta della società in cui vivono: poco sappiamo all'inizio e poco sapremo alla fine del film.
Cosa ci vuoi dire Garrone?
Che la violenza chiama violenza?
Che anche il più innocuo dei personaggi può trasformarsi in un feroce assassino a causa della società che lo insidia?

Non lo so, mi è sembrato tutto troppo piatto e gia visto e stravisto come messaggio.
Alla fine mi sono ritrovato con la domanda: e quindi?
2 ore di "bullismo" tra i due, quasi unici, protagonisti non mi sono bastate per sentirmi appagato.
E non mi ha mai emozionato.

Il definitiva non il suo migliore e nemmeno il mio preferito.
Titoli come "Gomorra, l'imbalsamatore, Reality e Primo Amore" per me rimangono superiori in quanto a storia, originalità e coinvolgimento.
Come comparto tecnico qui siamo un gradino sopra ma preferisco una regia meno raffinata e una storia più coinvolgente e di spessore.

Bello ma con un messaggio che non mi ha affatto soddisfatto.
Da vedere comunque.

13 risposte al commento
Ultima risposta 26/05/2018 22.16.13
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