elle regia di Paul Verhoeven Francia 2016
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elle (2016)

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locandina del film ELLE

Titolo Originale: ELLE

RegiaPaul Verhoeven

InterpretiIsabelle Huppert, Laurent Lafitte, Virginie Efira, Christian Berkel, Anne Consigny

Durata: h 2.10
NazionalitàFrancia 2016
Generedrammatico
Al cinema nel Marzo 2017

•  Altri film di Paul Verhoeven

Trama del film Elle

MichŔle, donna in carriera, viene aggredita in casa da uno sconosciuto. Rifiutando di dare eccessivo peso all'accaduto, MichŔle gestisce i problemi della madre settantacinquenne, del figlio viziato e immaturo, dell'ex marito e dell'amante, con lo stesso gelido e imparziale distacco. Quando per˛ l'assalitore sembra non aver ancora finito con lei, MichŔle decide di instaurare con lui una sorta di pericoloso gioco del gatto col topo che finirÓ presto fuori da ogni controllo.

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Voto Visitatori:   6,79 / 10 (28 voti)6,79Grafico
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Voti e commenti su Elle, 28 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR 1819  @  30/11/2017 10:48:57
   6½ / 10
Tipico film stile Verhoeven, stavolta in salsa francese. Sopra le righe, ma arduo.

antoeboli  @  13/10/2017 23:50:24
   7 / 10
Elle è il ritorno dietro alla macchina da presa di un regista che ha fatto la fortuna di hollywood nel fine anni 80' e inizio 90'.
L olandese Veroheven , papà dei grandi cult come Basic istinct , robocop o tanto per citarne un altro , atto di forza ...è il ritorno al tema della sessualità , dietro una produzione francese.
E quando parliamo di film francesi , non possiamo che aspettarci un qualcosa da wow . Ed elle mantiene per buona parte queste promesse .
Regia direi davvero perfetta , in quello che sembra un film drammatico , riconducibile al dramma del personaggio di Michelle , ma anche un thriller dai toni perversi e malati .
Michelle è una produttrice di videogiochi , il che già da un tocco di quella originalità che non ci si aspetta , ma è anche una donna paranoica atea , e col gusto per le menzogne . insicura di se , quasi morbosamente gelosa verso ciò che gli altri hanno e lei no .
La prestazione di Isabelle Huppert è sicuramente da oscar , e da qui si capisce la presitgiosa carriera che ha avuto . Il suo personaggio vale tutto il film , arrovellando il resto del cast a quasi delle macchiette .
Film che nella seconda parte si perde un pò e offre anche dei momenti noiosi , ma che comunque rimane un prodotto forte dal punto di vista emotivo e visivo ,che merita tanto .

il ciakkatore  @  03/10/2017 23:06:25
   6 / 10
Sicuramente ben fatto,ma manca parecchio per essere un bel film da ricordare. Mi aspettavo qualcosa di meglio nel finale che giustificasse la visione

Invia una mail all'autore del commento Andre82  @  13/09/2017 19:20:03
   5 / 10
Non ho ben compreso dove Verhoeven volesse arrivare con questo film, da lì il 5.

Scanlon  @  02/09/2017 12:24:22
   7 / 10
Come Verhoeven stesso ha dichiarato nel corso di un'intervista a Sky Cinema: Se in Basic Instinct lo sviluppo continuo della trama era tutto, in Elle la trama conta solo al 35%.

E in effetti è proprio così, perché ciò su cui si sofferma maggiormente il regista è il personaggio di Michèle, che gode di un approfondimento psicologico particolare messo in atto attraverso le relazioni che intrattiene con il mondo esterno: sua madre, il suo ex marito, il misterioso violentatore, i suoi vicini, i suoi conoscenti, il personale della sua azienda di videogames.
Detto ciò, Elle non è nella fattispecie un film che voglia raccontare l'ipocrisia o la doppiezza borghesi (anche perché, tali derive sono ormai interclassiste, ovvero patrimonio comune); più semplicemente, direi che Elle ci narra di una figura femminile, inizialmente descritta come algida e spietata, ma che in seguito finisce poi per rivelare come tale parvenza sia solo un meccanismo di autodifesa: Michèle in fondo è una donna forte, dal passato familiare burrascoso, e che tenta ad ogni costo di difendere la sua dignità senza cedere al vittimismo.
Siamo dunque ben distanti dal ricordo della luciferina Catherine Tramell di Basic Instinct; Verhoeven sceglie stavolta una strada diversa e lo fa appoggiandosi ad un'attrice di razza come la Huppert, capacissima nell'interpretare un tipo di femminilità indomita ma contestualmente capace di onestà e di grande coraggio interiore (come il finale rivela). In un certo senso, trovo curioso che la maggior parte delle recensioni, persino quelle della critica ufficiale, non abbiano affatto colto tale aspetto del film, che ne costituisce in vero il fulcro, e che anzi abbiano dato invece maggior peso ai contenuti sessuali che sono solo un corollario.

Tirando le somme, lo consiglio: per quanto non innovativo, rimane un film comunque girato e recitato più che bene. Stimolante nelle riflessioni che innesca.

Crabbe  @  05/08/2017 11:22:03
   7 / 10
Una Huppert sempre sopra le righe in una pellicola sorprendente di Verhoeven.

lukef  @  17/07/2017 12:03:57
   5 / 10
L'ho visto poco tempo fa e già me ne stavo dimenticando.
Non che sia un brutt(issim)o film ma complessivamente non funziona.
Er discorso nu regge, come dicono a Roma; non si capisce dove si voglia andare a parare e, nel dubbio, si infarcisce il tutto con terribili esercizi di stile destinati a quei (supposti) palati sopraffini da intellettuali francesi.
Forse è questo l'aspetto che più mi ha innervosito: l'assoluta mancanza di un progetto genuino e creativo, mascherata dietro una ricerca spasmodica di situazioni trasgressive e scandalose.
Mah.. forse cinquant'anni fa avrebbe funzionato, oggi decisamente no.
Per il resto, buona recitazione, buona fotografia e buono tutto il resto.

TheLegend  @  13/07/2017 02:32:03
   6½ / 10
Senza l'ottima prova della Huppert il film sarebbe davvero poca cosa.
Tutto sommato particolare quanto basta per meritare una visione.

Overfilm  @  11/07/2017 15:13:05
   4 / 10
Quota alla parola il "Estonia" poco piu' sotto:
"Rappresentazione assai compiaciuta e di maniera dell'ipocrisia borghese. Se l'intento voleva essere dissacrante, in realtà scivola spesso nel ridicolo. Un tristissimo e noioso mix di situazioni inutilmente provocatorie in cui interagiscono individui banalmente privi di spessore. Alla fine non riesce nemmeno a essere graffiante, ma solo insensato."

Non basta un'ottima Huppert per "salvarlo"...

1 risposta al commento
Ultima risposta 23/08/2017 23.10.27
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enrico_ghezzi  @  07/05/2017 13:49:25
   10 / 10
Paul Verhoeven è sempre stato il regista del empietà, ha una filimica reattiva a livelli dove si colloca anche questo film elle. forse una esigenza di forte richiamo a quell impatto narrativo del tutto diciamo eclideo, che non accenna ad una risvolto semantico ma ne trae una profonda discordanza. l attrice Virginie Efira ricalca quell insieme di simbolica inquieta parvenza del malessere borghese , del tutto estraneo al concetto direi un po fumoso e a tratti nebuloso della borghesia. dico a trattti perchè ne evince il senso di tensione plastica e coriacea di una regia sempre pronta all atto del forte evento narrato.

4 risposte al commento
Ultima risposta 10/06/2017 15.13.58
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farfy  @  28/04/2017 14:02:32
   8 / 10
Vedere questo film mi ha destabilizzato. Soprattutto per il cinismo della mente umana, spesso celata nei ceti dell'alta borghesia.
Ti scuotono i dialoghi, al limite del grottesco, quel senso di pesantezza e di solitudine che percorre l'esistenza umana.
La sessualità promiscua, i disagi sadici della mente.
Non c'è trama regolare, e questo è il suo bello, ti stupisce e basta.

wicker  @  17/04/2017 18:25:04
   7½ / 10
thriller psicologico seducente e ambiguo ,dalle molteplici sfaccettature e caratrezziato dalla grande prova della Hupper qui .. madre,moglie,amante,vittima,mantide,vendicatrice e chissà cos'altro
Bene Verhoeven che nella sua carriera ha alternato porcate e film di cassetta ,ma mai roba d'autore a questi livelli .. ,infatti il film è preso da un libro e sceneggiato da Birke che è un esperto ..

al3Viste  @  15/04/2017 23:56:16
   7½ / 10
Splendido affresco psicologico di una donna che affronta e tenta di superare ostacoli giganti nel corso della vita. Davvero consigliato

Jumpy  @  12/04/2017 23:13:54
   6½ / 10
Huppert straordinaria come sempre. Verhoeven però stavolta non mi è piaciuto come altre.
E. d'altra parte, il film per struttura della protagonista, ricorda (fin troppo): "La Pianista"... che a mio parere è una spanna sopra questo.

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Da vedere per gli appassionati di thriller psicologici, ma secondo me, per il vago sentore di già visto di cui sopra e per il fatto che nell'eccessiva lunghezza si disperde un po'... non lo trovo un filmone.

Estonia  @  09/04/2017 02:04:43
   4 / 10
Rappresentazione assai compiaciuta e di maniera dell'ipocrisia borghese. Se l'intento voleva essere dissacrante, in realtà scivola spesso nel ridicolo. Un tristissimo e noioso mix di situazioni inutilmente provocatorie in cui interagiscono individui banalmente privi di spessore. Alla fine non riesce nemmeno a essere graffiante, ma solo insensato.

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Ultima risposta 23/08/2017 23.07.10
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mrmassori  @  05/04/2017 14:17:39
   8 / 10
Un Film Psicologicamete sfaccettato. La protagonosta, (una strepitosa Huppert), esprime perfettamente la sua perversione, apatia e il puro distaccamento da ogni concezione di sanità mentale e normale comportamento. Con un ricco parco di personaggi stralunati e semiseri al limite del grottesco, Verthoven mette in scena un Dramma-thriller-surreale che poco vela, (e che anzi mette in risalto tramite varie scene grottesche e battute surreali), le instabilita della famiglia multisfasciata odierna , priva di valori e ripiena fino al midollo di falsità e finti perbenismi.
In alcuni frammenti mi ha ricordato un pò quelle meravigliose, assurde e parodistiche scenette malate del mitico Twin Peaks.
Veramente un FILM Consigliato, in un epoca dove ormai tutto è il riclico di qualcosa che è già stato fatto, in questo caso si è data un pò di originalità a temi e generi, (come ad esempio un trhiller psicologico), che sono quasi sempre riciclati.

Manticora  @  01/04/2017 16:09:27
   8 / 10
Verhoven gira l'ennesimo film perfetto nella sua interazione con i personaggi. Isabelle Huppert riesce come Michelle ad essere protagonista e antagonista in maniera credibile. Il suo passato che riemerge quando una donna gli rovescia addosso il pranzo, una storia spietata che coinvolge il padre

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Nell'immagine della bambina di cenere, dagli occhi grigio acciaio che fissava l'obbiettivo Verhoven centra l'obbiettivo, senza strafare. Il regista olandese non risparmia la consueta violenza, ma il tutto senza enfasi, Michelle non è una vittima, e nonostante

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I personaggi sono molto sfaccettati, Christian Berkel, volto noto del cinema tedesco riesce ad essere un credibile amante. Laurent Lafitte è però la rivelazione, attore francese poco noto, il suo volto rassicurante

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Così come la moglie, fanatica della fede, una convincente Virginie Efira.
Le scene come quella del passero per esempio

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Il finale non è scontato, anche se qualcuno storcerà il naso, il distacco di Michelle si mostra in tutta la sua forza, e questo c'è la fare amare ancora, perchè c'è sempre la vita da vivere.

Spera  @  30/03/2017 17:50:11
   5 / 10
Spoiler presenti.

Ottima regia e una Huppert bestiale in questo film francese diretto da una cara vecchia conoscenza.
Parte come un thriller per trasformarsi in una commedia in perfetto stile francese e cadere infine nel dramma.
Ma il dramma di che?
Questo film, a dir poco surreale in quanto a svolgimento, mette in scena le storie incrociate di diversi personaggi con una serie di problematiche troppo assurde presentate in questa maniera, sfociando in un grottesco stucchevole che stona con il realistico ed interessante filo conduttore del film: la violenza subita dalla protagonista (o meglio il rapporto morboso con...)
E poi: la storia del padre arrestato è solo un pretesto buttato li per giustificare la personalità cinica e disillusa di Michele, andava approfondito questo aspetto sottraendo tempo alle poco incisive storie "satellite".
Molti personaggi, come la madre, sono delle macchiette che ruotano attorno alla vicenda principale ma che poco aggiungono alla storia (c'è anche il solito stereotipo dello scrittore mezzo fallito.), se non un'irritante sensazioni di compiacimento nel voler spiazzare.
Durante la scena della nascita all'ospedale non sono nemmeno riuscito a ridere, risultava troppo ridicola.
Troppe forzature per cercare di dare una svolta a un film che sono riuscito ad apprezzare solo sotto l'aspetto tecnico.
L'eterogeneità dei generi non è ben amalgamata e il tutto mi è risultato poco coeso e convincente.
Non emoziona mai e non fa ridere.
Per quanto mi riguarda si dimentica in fretta.

6 risposte al commento
Ultima risposta 14/04/2017 11.50.50
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76mm  @  30/03/2017 16:21:50
   6 / 10
POSSIBILI SPOILER E ANTICIPAZIONI

Paul Verhoeven è uno che non ha mai usato il cesello per definire le psicologie dei suoi personaggi, ed anche in questo caso non fa eccezione, a dispetto di quello che molti hanno visto, o creduto di vedere.
Haneke ne "la pianista", film con il quale Elle deve affrontare un inevitabile paragone, era riuscito a rendere credibili i suoi personaggi borderline, qui invece è tutto così calcato e artefatto che si viaggia costantemente al confine col ridicolo involontario, finendo a tratti per scivolare oltre.
Impossibile provare empatia per il personaggio della Huppert, pur brava, o provare a cercare di capire i suoi comportamenti illogici, la natura del rapporto che instaura col suo carnefice, il suo improvviso cambio di registro nel finale.
Non si può fare altro che prenderne atto…del resto, con un padre pluriomicida, una madre decrepita adescatrice di giovinastri, un ex marito puttaniere, un amante sporcaccione, un figlio imbecille che non conosce le leggi della genetica, una nuora odiosa e arrivista, un'amica scema segretamente innamorata di lei, un vicino stupratore, una vicina integralista religiosa che sa che suo marito è uno stupratore ed è contenta perché lo fa star meglio, un collega che la odia, un altro che la ama in maniera morbosa e la rende protagonista a sua insaputa di video sessuali inquietanti, un nipote che evidentemente non è suo nipote, bufere di vento, uccellini morti, gatti menefreghisti, cervi che attraversano la strada all'improvviso... si tende a dare per assodato che qualche problemino ce lo debba pur avere povera donna…ma l'approfondimento psicologico è un'altra cosa, e qui non ne ho visto.
Avesse almeno avuto il coraggio di andare fino in fondo e di portare la sua protagonista nel baratro, come fece all'epoca Haneke, invece nel finale è tutto un "volemose bene" immotivato, con gente che fino ad un'ora prima la odiava o che avrebbe tutti i motivi per farlo.
Non che sia un film privo di pregi, alcune sequenze sono efficaci (l'incipit, la cena di natale) e alcune scelte di sceneggiatura apprezzabili (le motivazioni dell'aggressore restano giustamente nell'ombra)… insomma Verhoeven è uno che ci sa fare e questo è innegabile, c'è una filmografia importante a parlare per lui, però secondo me questo genere di film non ce l'ha molto nelle sue corde, e a me onestamente sembrava strano che ci fosse arrivato ad ottant'anni a capire come si tratteggiano i caratteri…e poi c'è questa propensione all'accumulo di situazioni-limite che alla lunga finisce per risultare ridicola ed impedire qualsiasi partecipazione emotiva…
6 d'incoraggiamento.

logicman  @  27/03/2017 15:23:07
   8 / 10
Un perfetto film francese girato da un olandese, che di film del genere non ne aveva mai fatti. Fin dall'inizio si parte alla grande; tempi lenti e improvvise fiammate...,fotografia anni 70. Chabrol insegna. Tutto il film è un susseguirsi di colpi di scena e di pause, peraltro perfettamente contestualizzate. Tutto il cast si muove splendidamente con la Huppert in gran spolvero. Sempre per denotare la francesità della pellicola, nessuna è fuori dalle righe tutti sono parte della storia, ognuno con il proprio ruolo. Tratto da "Oh..." del francese Djian... è una gran bella storia.

2 risposte al commento
Ultima risposta 30/03/2017 10.56.16
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benzo24  @  27/03/2017 12:06:57
   8 / 10
Veramente notevole questo film. Un borghesia che è figlia del Mostro, che producono mostri virtuali e reali.

Invia una mail all'autore del commento Banana Pie  @  15/03/2017 12:54:55
   7½ / 10
Impossibile non pensare a La Pianista, sempre con Isabelle Huppert.
Un film teso e carico di un erotismo morboso. Tiene con il fiato sospeso e colpisce allo stomaco.

Invia una mail all'autore del commento NotoriousNiki  @  18/02/2017 22:24:30
   7½ / 10
La presenza della Huppert in temi così tabù rammenta il gioiellino di Haneke di inizio duemila, attrice che non si tira mai indietro, da stimare incondizionatamente solo per questo oltre che per la sua crescita di attrice negli anni. Verhoeven al suo attivo ha una serie di ritratti perversi di donne da Basic Instinct, al capitombolo con Showgirls ma in patria ha dato il meglio sia agli esordi con Il Quarto Uomo protagonista una ninfomane assassina, che recentemente con Black Book ove il sesso è l'unica ancora di sopravvivenza per una donna durante la 2°guerra mondiale, Elle di fatto ne è l'ennesimo ritratto un po' compiaciuto di una autolesionista, una che sarebbe perfetta nel lettino di uno psichiatra, incorpora per farla breve un sunto dei ritratti precedentemente realizzati nella sua carriera, inseriti alla rinfusa finendo con il renderla grottesca, a salvarla dalla parodia quale rischia di essere è proprio la Huppert che nobilita con i suoi sguardi severi, duri come il diamante (pensare quelli che lancia alla fidanzata del figlio) una donna che è si apparentemente forte da soprassedere ad uno stupro come se nulla fosse ma inconsciamente ostaggio delle sue perversioni, e la Huppert in tutti i contesti risulta credibile, sia di sopraffazione alla madre che di passività nel quale asseconda le violenze del suo carnefice.
Stupri che va detto non hanno l'effetto suggestionabile di quello che filmò (al maschile quella volta) Verhoeven 37 anni fa, quest'ultimo comunque abile ad equilibrare questa alternanza tra thriller e giallo alleggerendolo di tanto in tanto con un po' di ironia.

Crimson  @  09/01/2017 13:00:57
   5 / 10
Spoiler presenti.

Ho visto Elle di Verhoeven. Penso a quanto sia labile il limite tra mostrare una violenza "pulita" e morbosa.
In Spetters, Fiore di carne e nei primi film olandesi l'eccesso non era quasi mai stucchevole. In Elle sì.
Sfruttamento e sopraffazione facevano parte di una poetica ben precisa, persino nel primo film hollywoodiano del regista.
Lo stupro di Spetters è spaventoso, mi spacca le ossa. Quelli di Elle cedono il passo ad una dimensione che non ha più a che fare col mio corpo. Il film si allontana da me durante la visione. Nemmeno la trama da film giallo, inizialmente accattivante, regge la distanza.
La spettacolarizzazione della violenza ha trasformato Verhoeven in un regista esageratamente compiaciuto di fare il Verhoeven.
Poche sequenze si salvano, le più grottesche.
Una psicanalisi da strapazzo serpeggia per tutto il film. Lei asseconda la violenza che in fondo ritiene di meritare? Lui la violenta per vendetta della morte di qualcuno a lui caro quarant'anni prima? Il desiderio di paternità del figlio, pur a costo di riconoscere un figlio non suo? Una madre che rivanga la giovinezza sfiorita con un gigolò per poi morire per un improvviso ictus provocato da veleno madre-figlio? Il padre, enigmatico mostro, idem? Una vicina di casa caricaturale devota e vergine sposata ad un maniaco sessuale, che commenta con compostezza la sorte del marito come frutto di un' "anima tormentata"?
E poi questa ridicola allusione al lesbismo, ma per favore!
Come se il valore, la riproducibilità, la comunicazione del mezzo filmico con chi ne fruisce vadano di pari passo con l'esagerazione. Quanto narcisismo!
Per gli amanti del "c'è gente che si masturba, eiacula, prende botte, muore, muore atrocemente, muore dissanguata, scopa, scopa con uomini, donne, bambini torturati? Critica alla società conformista".
Strizzata d'occhio a La pianista, per giunta, in almeno due sequenze. Forse tre, se considero l'ambiguità che assume la violenza carnale.
Vorrebbe costringermi a sentirmi puritano perché ripudio questa reiterazione di sessualità visibile e latente (le scene collettive, in cui regna il perbenismo formale mentre sotto i tavoli – metaforicamente e non – giace la menzogna del "tutti scopano con tutti") ma perde completamente di vista il vero parametro che mi spinge ad apprezzare un film: la potenza evocativa. Quella che mi lascia sperare o morire, vergognare o temere, e soprattutto fremere.
Non sempre la briglia sciolta conduce al cuore.
Per fortuna c'è Isabelle. Lei sorregge la visione. Senza di lei, oh, ridatemi la Soutendijk.
A 63 anni offre ancora il corpo nudo alla macchina da presa con la stessa sfrontata disinvoltura di trentacinque anni fa quando girava Loulou o Colpo di spugna.

Larry Filmaiolo  @  25/11/2016 03:43:08
   8 / 10
Proprio assurdo come Verhoeven ci abbia sparato addosso un film del genere, facendo ancora parlare di sé. Tutto il discorso sociologico sull'ambiguità del ceto medio(alto), delle contraddizioni morali e naturali dell'Europa presente, il sentimento e la sua negazione che trova riscontro in una amorevole (paradossalmente!) E simpatica umanità -perché michelle e tutto il suo piccolo mondo compreso lo stalker violento sono Sì, profondamente umani- ci viene da un vecchio cineasta i cui scandali sono ormai passati. E allora ci propone questo discorso innestandolo nel cinema e scegliendo una forma che mescola generi e simbologie regalandoci una sorta di anti-commedia del futuro tra l'asettico e il weird, diversamente commovente e spiazzante : ci regala Elle, film che vi scoprirà divertiti e riflessivi al tempo stesso.

7219415  @  21/11/2016 11:13:15
   6½ / 10
Piuttosto strambo

Oskarsson88  @  19/11/2016 09:59:39
   7 / 10
Sono rimasto incerto a fine visione, sul che voto dare. La storia dello stupro e il suo svolgersi, a tratti l'ho trovata un po' esagerata. In ogni caso tutti i personaggi sono in qualche modo degli ipocriti borghesi. Comunque si, un film un po' fuori dalle righe, ribalta un po' le reazioni che uno si aspetterebbe, e lascia così incerto anche chi il film deve votare. Il 7 ci sta, menzione speciale per Isabelle Huppert, veramente ottima recitazione.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  17/11/2016 22:55:01
   8 / 10
Verhoeven è un regista più che navigato ma quasi alla soglia degli ottant'anni ti piazza un film come Elle così sottilmente destabilizzante, malgrado una struttura che può sembrare convenzionale e che invece tende a destrutturare non tanto la convenzionalità del genere, quanto le dinamiche dei personaggi che ruotano intorno alla Huppert. La chiave di tutto é appunto il personaggio di Michele, sfuggente e spiazzante fin dalla fine della prima sequenza dello stupro. Stupisce la sua reazione (o non reazione) all'accaduto vissuto con imprevedibile distacco, riprendendo la sua giornata come se nulla fosse e sono i suoi tratti imprevedibili e le ambiguità del personaggio che stimola alla visione di questo film. Un'insana curiosità nel vedere dove ti porta. Uomini e donne che incrociano il suo cammino vedranni cambiato radicalmente il loro rapporto con Michele, che si libererà dei freni dettati dal quieto vivere e dal buon senso. Il sesso, sempre un elemento importante nel cinema del regista olandese, è un atto che spezza la normalità, rompe le convenzioni di un gruppo di borghesi ipocriti. Spezzando la propria normalità esistenziale Michele scarica il peso di una vergogna legata la suo passato. La Huppert ha recitato in tantissimi film, difficile stilare una classifica dei suoi migliori, però se limitiamo agli ultimi dieci anni almeno, Elle perlomeno merita una menzione perché è veramente straordinaria in ruolo molto complesso e sfaccetato, presente in ogni scena. In poche parole non so quante attrici avrebbero accettato un personaggio simile.

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