gli abbracci spezzati regia di Pedro Almodovar Spagna 2009
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gli abbracci spezzati (2009)

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locandina del film GLI ABBRACCI SPEZZATI

Titolo Originale: LOS ABRAZOS ROTOS

RegiaPedro Almodovar

InterpretiPenelope Cruz, Lluís Homar, Blanca Portillo, Tamar Novas, Rubén Ochandiano, Rossy de Palma, Ángela Molina, Lola Dueñas, Alejo Sauras, Carmen Machi, Kiti Manver, Mariola Fuentes, Kira Miró, Marta Aledo, Javier Coll

Durata: h 2.09
NazionalitàSpagna 2009
Generedrammatico
Al cinema nel Novembre 2009

•  Altri film di Pedro Almodovar

•  Link al sito di GLI ABBRACCI SPEZZATI

Trama del film Gli abbracci spezzati

Un uomo scrive, vive e ama nell'oscurità. 14 anni prima è stato vittima di un terribile incidente di macchina sull'isola di Lanzarote che non solo gli ha portato via la vista ma anche Lena, la donna della sua vita. Quest'uomo ha due nomi: Harry Caine, pseudonimo con il quale firma le sue opere letterarie, i suoi racconti e le sue sceneggiature, e Matteo Blanco, il suo vero nome, con il quale vive e firma la regia dei suoi film. Dopo l'incidente, Matteo Blanco si trasforma definitivamente nel suo pseudonimo Harry Caine. Visto che non può più dirigere i suoi film, preferisce sopravvivere con l'idea che Matteo Blanco è morto con la sua amata Lena in quell'incidente. Ormai Harry caine vive grazie alle sceneggiature che scrive con l'aiuto della sua fedele direttrice di produzione, Judit García, e del figlio di quest'ultima, Diego.Da quando è diventato cieco Harry ha sviluppato tutti gli altri sensi, non ultimo quello dell'ironia, e si è imposto un'amnesia volontaria che gli permette di continuare a godere della vita. Ha cancellato dalla sua biografia tutto quello che gli è accaduta 14 anni prima. Non ne parla più, e il resto del mondo ha dimenticato in fretta Matteo Blanco e lui è l'ultimo a volerlo resuscitare. Ma una notte Diego ha un incidente e Harry decide di occuparsi di lui. Durante le lunghe notti di veglia , comincia a raccontargli la sua storia per distrarlo, così come un padre racconterebbe una favola al figlio per farlo addormentare...

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Voto Visitatori:   6,88 / 10 (75 voti)6,88Grafico
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Voti e commenti su Gli abbracci spezzati, 75 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

VincVega  @  24/11/2017 19:29:55
   6 / 10
Pellicola di Almodovar che non mi ha particolarmente impressionato. Film sopravvalutato e poco stimolante, buono il cast. Almodovar ha fatto di meglio.

Elfo Scuro  @  24/11/2017 19:00:07
   7½ / 10
Nonostante i tanti anni di visioni cinematografiche mondiali, la Spagna e la sua produzione in ambito della Settima Arte è quasi sempre rimasta ai margini dei miei interessi (a parte qualche film) fino ad ora. Su suggerimento di mio cugino ho approcciato con uno dei più acclamati cineasti spagnoli contemporanei ovvero Pedro Almodóvar. Scegliendo a caso dalla filmografia ho selezionato Los abrazos rotos vuoi per la locandina o per il nome intrinseco in sé.

Il film di Almodóvar si presenta esteticamente come una pellicola drammatica in ballo tra una scelta narrativa di matrice prettamente derivante dal genere thriller e un film romantico con qualche tocco di eros sparso qua e là (memorabile in questo caso l'incipit del film con una splendida Kira Miró). Al comparto narrativo stilistico del film si aggiungono poi una scelta metacinematografica (visto che il protagonista è uno sceneggiatore) che aggiunge valore a determinate scene nonché autocitando la stessa filmografia di Almodóvar implementando un film nel film.

Il cast si avvale di attori e attrici classici al cinema del regista: una splendida e lussuriosa Cruz che si trova ottimamente in alchimia con Lluís Homar che vesti i panni di uno sceneggiatore cieco dal grande carisma, non da meno prove offerte da Blanca Portillo e José Luis Gómez. La fotografia di Rodrigo Prieto è molto adatta alla narrazione con colori molto caldi che ben avvalorano le scenografie di Antxón Gómez e Víctor Molero ed i costumi di Sonia Grande (che mette pure un bellissmo completo di Chanel Couture del 1992). Il tutto è condito dalle composizioni ecovative di Alberto Iglesias che supportano la recitazione e l'evoluzione narrativa.

gemellino86  @  01/05/2015 19:57:49
   7½ / 10
Non è tra i migliori film di Almodovar però il risultato è comunque buono. L'ho visto ieri sera in tv e devo dire che nella prima parte c'è un buon ritmo ma nella seconda si appesantisce un po'. Ha il merito di avere come protagonista Penelope Cruz che è davvero una grande attrice. C'è qualche scena di nudo integrale (le tette della Cruz) che lo fa sembrare un po' erotico. Ho apprezzato i dialoghi solo fino a un certo punto. Per il resto lo consiglio.

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Invia una mail all'autore del commento albatros70  @  13/10/2014 22:59:59
   7½ / 10
Tra citazioni e autocitazioni, una storia molto interessante e ben strutturata, la prova sopra le righe dell'ottimo cast ancora una volta ne esce fuori un pregevole prodotto di uno dei miei registi preferiti...
Da vedere assolutamente

7219415  @  17/11/2013 23:41:08
   7 / 10
Un Almodovar meno "strambo" del solito...piacevole

Goldust  @  08/10/2013 09:34:31
   6½ / 10
E' difficile rimanere emotivamente indifferenti dinnanzi le opere di Almodovar perchè emanano una forza attrattrice a tratti travolgente. E' così anche per Gli abbracci spezzati, una storia avvolgente di amore e segreti giocata su diversi piani temporali che riprendende a grandi linee l'architettura delle ultime e fortunate opere del regista. La sensazione che mi ha dato è quella di un film corale si ben strutturato, ma che spesso sceglie vie pigre se non addirittura scontate

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ed anche il cast, se si eccettua l'intensa Portillo, sembra meno efficace del solito. Tiene comunque botta per quasi due ore, e questo è un merito.

Invia una mail all'autore del commento Andrea Lade  @  10/04/2013 00:57:29
   7½ / 10
Un gioiello noir nella cinematografia di Almodovar. Una lente di ingrandimento accentua la psicologia dei protagonisti che vivono in ogni momento sentimenti tridimensionali. Quello che ad un certo punto della storia prende una deviazione giallistica in realtà sarà condito dal buonsenso e da un aspetto sentimentale che stona con il dramma vissuto dai personaggi. Il regista colora di rosa un film a tinte scure . Il risultato non è geniale, ma fino a 15 minuti prima del finale è sicuramente uno dei migliori Almodovar.

Ape1  @  24/03/2013 16:30:52
   8½ / 10
Vedo che questo film è stato preso di mira e praticamente stroncato nel forum, i giudizi negativi sono davvero tanti. E' vero che alcune parti possono apparire un po' banali, la colonna sonora non è un punto di forza, la carne al fuoco tanta con un intreccio un po' insistito e convoluto (anche se alla fine risulta credibile, magari pesante ma direi credibile). Tuttavia mi sembra complessivamente un ottimo film che si colloca in alto nella fimografia di Almodovar, un regista non banale che mi pare molti considerino commerciale (forse è solo uno specchio dei nostri tempi). Forse può giocare contro il fatto che nessuno dei personaggi risulti simpatico e non sia un film impegnato... ma questo non è tanto un difetto quanto una precisa scelta di sceneggiatura e regia

baskettaro00  @  04/08/2012 20:28:14
   7 / 10
spiccano i colori tipici dello spagnolo e una trama costellata di flashback ben articolata,peccato per il primo personaggio interpretato dalla cruz,che ho trovato inutile e che è protagonista di una parentesi mortaccina(scusate il termine)veramente fastidiosa.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento emans  @  26/06/2012 11:38:33
   7½ / 10
Un altro splendido Almodovar capace sempre di affrontare diversi temi con classe analizzando a fondo l'animo dei suoi personaggi.
In particolare Penelope Cruz (bravissima) è una donna che lotta contro se stessa a meta' tra l'amore e la celebrita',il suo personaggio è ottimamente caratterizzato e l'attrice in questione riesce perfettamente a far riaffiorare nelle sue espressioni il suo stato d'animo!
Se dovessi scegliere una sequenza prenderei in esame sicuramente quella dove la Cruz parla doppiando il suo personaggio sullo schermo.
Un Almodovar che cita e che si autocita con il film "Donne e valigie" che ripercorre i temi e le immagini del suo grande successo "Donne sull'orlo di una crisi di nervi".
Unica scelta fuori luogo è il colpo di scena finale che appare prevedibile e comunque fuori contesto.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR elio91  @  15/05/2012 15:59:42
   7 / 10
La maestria nel raccontare del regista spagnolo è a suo modo unica nel suo genere.
Con "Gli abbracci spezzati" si assiste alla seducente grazia che Almodovar ha nel delineare una trama apparentemente spezzettata e disgiunta per poi riunire i fili con grande coerenza e portare a compimento un melodramma classico, stile che ha nelle corde da sempre.
Ed è un bel film a conti fatti, anche se un passo indietro a causa della parte finale che sinceramente sembra essere una conclusione messa lì senza un vero perché; Pedro sbaglia a mettere troppa carne al fuoco con il risultato che alcuni personaggi non sono approfonditi quanto meriterebbero e spariscono letteralmente ma senza una vera motivazione (se non quella che forse non si sapeva come portare a conclusione il tutto coerentemente).
Un rammarico visto che la storia è costruita alla perfezione per la prima ora e mezza.
Resta un film che ancora una volta (tema tra i principali del cinema almodovariano) non parla solo del caso, del desiderio e la passione ma anche del mestiere del cinema e di chi lo fa. Il protagonista, la sua vicenda e quelle bellissime parole finali sono un indizio inequivocabile in tal senso.
Per il resto Almodovar sa far recitare divinamente anche le pietre, se un giorno volesse sceglierle come protagoniste dei suoi lavori. Ma quando hai una Penelope Cruz a questi livelli non devi sforzarti più di tanto...

Gruppo COLLABORATORI SENIOR ferro84  @  05/10/2011 22:47:18
   6 / 10
Ammirevole il tentativo di Almodovar di uscire un pò dagli schemi classici del suo cinema per proporci un melodramma a metà strada con il thriller, il tutto fatto alla squisita maniera di Almodovar.
Si apprezza il tentativo, molto meno la riuscita, siamo in presenza del classico film che nasce con la volontà dell'autore di raccontare se stesso e , come spesso capita, si perde di vista la storia principale, perdendosi tra le trame del racconto.

Perchè Gli Abbracci Spezzati in realtà è tante cose ed il problema è che nè è anche troppe! Inizialmente sembra il classico film di Almodovar poi, si tinge di giallo fino a divenire un classico melodramma ma, in nessuno di questi ambiti, il film si può definire riuscito. La tematica dell'omosessualità era trascurabile così come quella della droga trattata con troppa superficialità, non convince il discorso metacinematografico e alcune digressioni autocitazoniste sono una vera e propria caduta di stile!

Peccato perchè se invece di aggiungere continuamente carne al fuoco ci si fosse soffermati su una storia più lineare, il film avrebbe convinto, merito anche di una Penelope Cruz che quando è in scena riesce sempre a catalizzare l'attenzione.

kako  @  29/05/2011 22:02:56
   8 / 10
dramma intenso, lento ma non noioso, che ci trasporta tra amori, violenze, fughe, tragedie e segreti in maniera profonda e non banale. I temi possono sembrare scontati, ma Almodovar riesce a trattarli con classe superiore. Bel finale e interpretazioni molto buone

Jumpy  @  21/04/2011 00:45:52
   6½ / 10
La storia è narrata in maniera piuttosto accattivante ed ammaliante come solo Almodovar sa fare... ma non mi è parso niente di eccezionale, non mi ha preso particolarmente se non in alcune scene.
Come sempre però ci sono fotografia, ambientazioni e musiche curatissime.

rank  @  01/04/2011 06:44:04
   10 / 10
Bellissimo. Intenso, ben recitato, e il finale con l'autocitazione diverte e commuove. Per me questo è un film che per essere apprezzato deve essere visto più volte. Non è immediato come altri film suoi, ma il livello è altissimo.

Xavier666  @  22/03/2011 21:31:12
   7 / 10
non male, Almodobar e il suo cinema, telenovelas moderne di grande impatto emotivo con risvolti che si intrecciano e si avvolgono fino al finale che di solito non tradisce le attese fomentate durante la fruizione del film.
Ma... In questo caso sa tutto di già vissuto. Il sette è un omaggio a Penelope Cruz.

andreapau  @  13/03/2011 11:46:12
   6 / 10
Tra tutti i film di Almodovar è quello che meno mi ha convinto.
La trama, come di consueto intrecciata e deliziosamente improbabile, stavolta manca del sostegno dei dialoghi eccessivi da gineceo surrealista che nel cinema di Pedro creano il mood e il respiro fiabesco che autorizza e giustifica qualunque licenza.
La parte migliore del film, che ne è anche il riscatto,arriva proprio nel finale in cui (film nel film come nella tradizione almodovariana) il regista riprende le redini del "suo" cinema,autocitandosi con ironia e senza autocompiacimento,rendendosi riconoscibile nonostante un certo manicheismo.
Non giova al film lo spostamento del focus da eroina ad eroe, Almodovar non manipola la materia-maschio con la stessa disinvoltura,non riesce a plasmarla fino alle forme grottesche e ironiche che gli consente la materia-femmina.
E' una materia non meno malleabile in assoluto,ma non è la "sua" e il risultato finale ne risente enormemente.
E' un film dove la mano del regista è sicuramente evidente,dove c'è il coraggio della poesia di sentimenti e immagini,ma manca di un colpo di scena convincente (piuttosto brutte le scene della "confessione" che ben altro pathos avrebbero richiesto), manca il sostegno assolutorio del grottesco ad una trama dagli ingredienti casuali (per qualità e quantità), manca un eroina.
C'è un eroe, ma è molto castrato da un regista che a mio avviso non conosce le potenzialità dell'irrazionale maschile se non nelle forme eccessive del transessualismo.
Sintetizzo con una frase forte ma mi auguro efficace:
Platinette senza parrucca è soltanto un ciccione.

sestogrado  @  02/02/2011 13:03:10
   8 / 10
bellissimo e forse anche più atipico rispetto ai suoi lavori precedenti. "Los abrazos rotos" affronta un dramma quasi con un'anima da commedia. Una bellissima fotografia ed una sceneggiatura a tratti frenetica, quasi sommaria, infondano una luce vivace ad una storia verosimilmente triste. Spaccano il cuore le immagini delle Canarie selvagge, dove due amanti si perdono nel buio dei terreni lavici. veramente un bel capitolo per questo regista così bravo e così appassionato

Lory_noir  @  08/10/2010 02:38:27
   6½ / 10
Un Almodovar sotto tono che mette in scena una storia moscia, con poche parti veramente che colpiscono.

Gruppo COLLABORATORI Terry Malloy  @  16/08/2010 12:16:47
   8½ / 10
Almodovar, come pochi altri registi, mi colpisce al cuore.
Sono ben lungi da un critica lucida e inquisitoria, concedo infatti un giudizio totalmente parziale e disinteressatamente acritico.
Ci tengo a precisarlo perchè su alcuni registi, anzi su alcuni film tendo a vedere solo il lato buono, ovvero la "parte migliore" di un prodotto che è quella in cui, in quanto spettatore e individuo, nonchè "critico" di media cultura cinematografica, mi sono riconosciuto di più. Mi rendo conto che ciò significa probabilmente perdersi una parte della cinematografia che è sicuramente prominente nel suo processo di accettazione e apprezzamento. Ho quindi deciso di perderci dall'una e guadagnarci dall'altra parte: la parte della totale emozionalità, della totale autoidentificazione nel narrato, del totale assorbimento di uno spirito che è critico, ma anche umano, nella potenza creatrice e spirituale del film. Una sorta di "spirituale nell'arte" che in Almodovar vedo più che in moltissimi altri. Ed è devastante e meraviglioso insieme uscire dal cinema completamente assorbiti, intrisi di una vicenda amorosa che va al di là del tempo e dello spazio, dello stesso principio di realtà, e aver visto e assaporato tutto ciò che la Sensorialità di un superbo mezzo (il Cinema) può conferire. è un modo con il quale husserlianamente metto tra parentesi il mondo..ed è bellissimo.

topsecret  @  19/06/2010 15:34:46
   6 / 10
Sinceramente la storia non mi ha coinvolto sempre in maniera positiva, anzi se devo essere sincero, la visione è stata un po' svogliata da parte mia, anche per colpa di un ritmo altalenante ma soprattutto per la storia che non mi ha interessato più di tanto.
Il cast però è affidabile, sempre brava ed affascinante la Cruz, bene anche gli altri, ma proprio non riesco ad andare oltre la sufficienza (risicata) e Almodovar stavolta non mi convince molto.

SKULLL  @  09/06/2010 05:38:22
   4½ / 10
No, proprio non mi è piaciuto. Non mi hanno preso nè i personaggi nè la storia. Tra l'altro non amo particolarmente la Cruz.

1 risposta al commento
Ultima risposta 26/06/2014 18.10.40
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gandyovo  @  29/05/2010 18:17:55
   6½ / 10
un po' deludente rispetto, ad esempio, a volver. Resta la bella regia, la stupenda fotografia e la magnifica Penelope. La storia non coinvolge pienamente. Forse Almodovar mi aveva abituato troppo bene.

Invia una mail all'autore del commento Andre82  @  09/05/2010 11:38:21
   5 / 10
Una delusione quest'ultimo lavoro di Almodovar, che parte bene per poi perdersi via via.

Stone Face  @  24/02/2010 09:55:37
   6 / 10
Noir mal riuscito. Buoni propositi, buoni 3/4 di film ma il finale...Il finale sembra essere stato creato apposta dal regista per distruggere il suo film, altrimenti non si spiegherebbe una tale quantità di errori, un tale snaturamento della trama, una facilità così disarmante nel cadere in tutta la gamma di banalità che un finale sentimentale può offrire. Forse sarebbe stato meglio andare a vedere ragazze con le valigie?probabilmente sì, ma ad ogni modo quell'inserto metafilmico nel finale è uno strafalcione puro e crudo. Nel complesso non ho assolutamente capito che tipo di film almodovar volesse fare. il 6 se lo merita una enorme fotografia e una sempre magistrale penelope cruz.

Francesco83  @  24/02/2010 02:16:59
   7 / 10
Buon film, con una Cruz non stellare ma che ha svolto degnamente il compito. Buona la trama, plot completo e abbastanza originale.

Note dolenti una regia un pò altalenante e la presenza fastidiosa ed intrusiva di pubblicità

Invia una mail all'autore del commento Totius  @  11/02/2010 22:31:00
   7 / 10
Devo dire che all'inzio non mi entusiasmava, poi la trama si è ispessita e pur con qualche sfaccettatura abbastanza prevedibile (tipica del buon Pietrino), è risalito alla grande e mi ha preso abbastanza.
I detrattori di Pedro lo troveranno troppo "all'Almodovar". i suoi ammiratori (ai quali appartengo) vedranno un bel film dopo i dubbi di altri film non entusiasmanti (vedi Mala education).

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Freddy Krueger  @  08/02/2010 15:14:11
   6 / 10
‘somma… un film di Almodovar “poco di Almodovar”... non so se mi spiego… in pratica questo regista ha fatto film di ben altro livello di questo. “Gli Abbracci Spezzati” è abbastanza incolore, uggioso e poco rilevante, con solo alcune intuizioni buone. La Cruz se la cava come anche il resto del cast, però ho visto interpretazioni migliori. Non si può dire che è noioso né brutto comunque, ma più della sufficienza non merita.

viagem  @  04/02/2010 17:01:59
   6½ / 10
Un film molto costruito, forse troppo, pieno zeppo di riferimenti, suggestioni, riprese del tema del doppio, trovate stilistiche di valore (la rirpesa dell'azione inquadrando l'occhio per esempio) e una riflessione sul cinema piuttosto banalotta.
Purtroppo non scatta l'emozione, lo spettatore fatica a sentirsi coinvolto, il ritmo non incalza, il che è tutto dire per un film di Almodovar. E alla fine la visione di quei pochi minuti del film di Matteo ci propone quasi un corto-capolavoro e contemporaneamente il rimpianto per come il film vero avrebbe potuto e dovuto essere e non è stato. La Cruz su ottimi livelli come sempre quando viene diretta dal regista castigliano.

Christian80  @  26/01/2010 11:32:14
   6 / 10
Non è il mio genere ma tutto sommato film quasi sufficente

Gruppo COLLABORATORI martina74  @  23/01/2010 18:59:15
   6½ / 10
Almodovar è sempre Almodovar: il suo cinema rutilante di colori, malinconico fino alle lacrime eppure grottesco, le sue protagoniste amatissime, le sue storie tagliate col coltello e affrontate in modo quasi teatrale.
Tuttavia, Gli abbracci spezzati non mi ha convinta fino in fondo, lasciandomi l'amaro di un'occasione perduta, di qualcosa di già visto e vissuto, forse rimescolato attingendo a tematiche proprie dell'autore ma non originali.
Alcuni momenti sono comunque intensissimi, da ricordare, tuttavia il Pedro che amo è un altro, migliore.

Tasker75  @  11/01/2010 20:45:30
   7½ / 10
Il duo Almodovar-Cruz non delude mai

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento tylerdurden73  @  07/01/2010 15:53:53
   6½ / 10
Rispetto a “Volver” il passo indietro è sensibile,non che il nuovo parto artistico di Almodovar sia una fetecchia,anzi è un film di buona fattura,allettante però in maniera compiuta solo da un punto di vista puramente formale.
Regia impeccabile,scenografie smaglianti e debordanti nel loro sfoggio cromatico,attori in palla e una Penelope Cruz straordinaria,sempre più brava e accomodante nel farsi accarezzare,coccolare e perché no,anche maltrattare,dal suo pigmalione,che ne valorizza viso e curve generose ,agevolandola nel dimostrare che sotto la sensuale carnalità latina si cela un talento da attrice di razza.
Purtroppo la storia fatica a raggiungere il cuore,la costruzione,su due piani temporali diversi con gli stessi personaggi ripresi a 14 anni di distanza, arranca pur palesando una costruzione priva di particolari magagne.Forse a rendere un po’ indigesta la pietanza è una sorta di esuberanza concettuale,Almodovar non solo accenna ,ma ripropone temi già impiegati in passato rischiando spesso di scivolare nel limbo di un’ autoreferenzialità narcisa di cui non si sente il bisogno.
Le passioni dei protagonisti risentono dei numerosi omaggi e citazioni al cinema dei tempi che furono,Almodovar ostenta la sua cultura e induce una riflessione tutt’altro che banale,ovvero quanto la bontà di un film possa venire contaminata da mani indegne,è però anche vero che a tratti dimentichi di tenere in piedi una struttura emozionale che avrebbe bisogno di maggiore assistenza.
“Gli abbracci spezzati” è un film piacevole minato da alcune cadute di tono,in particolar modo avrebbe avuto bisogno di essere sfoltito di alcune influenze personali che non consentono al regista di districarsi pienamente in una selva di sentimenti,avvenimenti e personaggi per lo più solo abbozzati.

2 risposte al commento
Ultima risposta 11/01/2010 21.48.17
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Misialory  @  06/01/2010 23:18:55
   7½ / 10
Almodovar maestro del cinema. punto.

FABRIT  @  01/01/2010 21:25:44
   7½ / 10
Un'altra perla!Almodovar non sbaglia un colpo!Non sarà il suo film migliore,ma se Almodovar fa un film sottotono ,ripsetto ai suoi precedenti,è sempre in grado di farti un grande film!! E poi Penelope Cruz è di una bellezza disarmante.....questo è cinema allo stato puro! Questo è il cinema.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR strange_river  @  29/12/2009 19:25:04
   7½ / 10
Credo di non esagerare nel dire che Almodovar ha plasmato questo film su Penelope Cruz: la ritrae con tale amore e perfezione che definirla la sua musa suona riduttivo.
Le dedica un'infinità di inquadrature, prendendosi il tempo che vuole per ognuna e, maestro!, senza far pesare minimamente a noi la sua venerazione e senza far scomparire gli altri protagonisti, sia chiaro.
Legittime e dichiarate le tracce autobiografiche presenti, Gli abbracci spezzati risulta meno vitale di altri suoi precedenti, il tono intimista, un po' dimesso, non fosse per quella luce che illumina la scena, accentua una sensazione di sfilacciamento nella storia: nulla poi va a perdersi veramente, ma si compiono giri larghi e un po' stancanti per arrivare alla meta.
Nonostante questo, quasi a sorpresa direi, non ci si alza con l'impressione di aver visto qualcosa di superfluo, ma invece di aver assistito ad una pudica, controllata confessione.
Concordo con chi ha scritto di come la vera perla si trovi racchiusa nei minuti finali.

The BluBus  @  21/12/2009 17:50:31
   7 / 10
7, il voto minimo per un film con Penelope..

Flavietta2  @  20/12/2009 14:59:44
   8 / 10
Uno sceneggiatore cieco ci porta nei meandri dei ricordi della vita e dell'amore perduto. I sogni di una donna, la paura e i ricatti di un uomo, l'affetto di un amante...il tutto cerca di essere non visto, non ricordato, ma il passato ritorna sempre e così anche il pensiero di quell'ultimo abbraccio spezzato.
Bello.

Tuonato  @  19/12/2009 01:47:48
   5 / 10
Almodovar - ultimamente - non lo digerisco.
La Cruz - solitamente - non mi esalta.
Ma sono andato ugualmente al cinema spinto dal bene che ho letto su questo film.
Niente da fare, la redenzione non c'è stata. E' una storiella raccontata a mestiere, ma manco troppo. Sceneggiatura dai colpi di scena telefonati, dialoghi elementari, attori secondari al limite dello scandaloso per una produzione del genere. Rodrigo Prieto poi continuasse pure a lavorare con Iñárritu, lì sì che c'è poesia e spettacolo per gli occhi.
E già, va dato atto al "maestro" Almodovar di omaggiare "maestri" - loro sì - del passato come Mallè e Buñuel, ma allora a Tarantino che è capace di citare b-movies a raffica cosa dobbiare fare, erigere una statua in piazza grande?
Concordo con chi crede che il primo Almovodar sia unico e migliore di questo, "Ragazze e valigie" me lo sarei visto molto più volentieri!

cory  @  17/12/2009 22:11:20
   6 / 10
mi aspettavo di più da questo film. sicuramente trama complessa, intrecciata, per un bel 3/4 si capisce poco o niente poi pian piano ecco che il puzze comincia a formarsi. da vedere con la ente sgombra da problemi altrimenti ci si perde facilmente.
comunque sufficiente, brava Penelope.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento mkmonti  @  07/12/2009 16:22:59
   6½ / 10
Premettendo che le pellicole di Almodovar non sono particolarmente amate dal sottoscritto, devo, però ammettere che Los Abrazos Rotos, in particolare nella seconda parte, è un film forte che si avvale di una ottima sceneggiatura e di buone prove attoriali, anche di Penelope Cruz, in questo momento musa ispiratrice di Pedro. La fotografia calda fa da sfondo alla storia d'amore tra i due protagonisti che nasce sul set di un "film nel film", in tipico stile truffautiano come in "Effetto notte" e si conclude tragicamente a Lanzarote, rifugio scelto dai due, dove Matteo Blanco diventerà definitivamente Harry Caine. Non mancano, in pure stile Almovodariano, i rimandi e e citazioni cinefile, su tutte lo stesso titolo, ripreso da "Viaggio in Italia" di Roberto Rossellini che porta ad una delle scene più indovinate del film, quando i due, vedendo la pellicola in televisione, ripropongono lo stesso "abbraccio spezzato", immortalandolo con uno autoscatto.

Mpo1  @  06/12/2009 22:57:18
   7½ / 10
Tanto parlare della "diva" Penelope, ma Blanca Portillo la supera facilmente in bravura...
"Gli Abbracci spezzati" mi è piaciuto più del precedente "Volver", anche se il film nel film "Ragazze e valigie" è ancora più interessante... per ribadire che il primo Almodovar rimane sempre il migliore...

furio  @  03/12/2009 14:53:36
   3 / 10
Gli abbracci spezzati e.......le palle a terra!!! L'unica aspetto positivo è penelope cruz che si tromba tutti. Datemi retta, spendete quei soldi per andare a mangiare una pizza. E basta con i fenomeni che siccome il film è di Almodovar allora deve essere bello per forza. Rilassatevi!!!

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Gruppo COLLABORATORI Gabriela  @  02/12/2009 11:21:44
   8 / 10
Film “cinefilo” con numerosi omaggi come, oltre a quelli già citati, il nome usato da Penelope Cruz "Severine": lo stesso di Catherine Deneuve in "Belle de jour"; o Lluís Homar che chiede "Ascensore per il patibolo" perché desidera ascoltare la voce di Jeanne Moreau.
Almodovar è introspettivo e solenne e su questa linea i suoi attori, (soprattutto le attrici), effettuano un lavoro “verso l’interno”.
La fotografia di Rodrigo Prieto, (che ha collaborato tra gli altri anche con Iñárritu), crea immagini di estrema bellezza.
Almodovar diventa più grande con tutto ciò che comporta: una “dura” maturità nella forma e nella sostanza diventando anche più drammatico ed intenso, allontanandosi dai suoi primi racconti provocatori e trasformandosi in uno dei pochi registi in grado di mescolare perfettamente passione, umorismo e dramma.

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crimal9436  @  01/12/2009 17:14:43
   7½ / 10
Sarà anche il solito Almodovar, ma a me piace, come pure la solita Penelope

Gruppo STAFF, Moderatore Jellybelly  @  30/11/2009 09:16:49
   7½ / 10
In un turbinio di citazioni ed autocitazioni Almodovar emerge con mestiere, raccontando una storia di passione, possesso e morbosità. Alcune cose funzionano, altre meno

Nascondi/Visualizza lo SPOILER SPOILER; il risultato complessivo rimane però di gran classe, anche grazie alle sontuose interpretazioni dei due protagonisti.
Una piccola variazione sul tema, summa della cifra stilistica di un grande regista e dei suoi punti fermi.

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Gruppo COLLABORATORI JUNIOR jem.  @  26/11/2009 10:04:29
   8 / 10
Coloratissima e bellissima questa storia di passione.
Rispetto alla prima parte, che ha un ottimo impatto emotivo, la seconda è leggermente sotto tono, ma riesce comunque a coinvolgere per tutta la durata.
Adesso dovrò andarmi a cercare gli altri film di Almodovar, dato che questo è il solo il secondo che vedo ed è il secondo che mi piace.

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TheLegend  @  24/11/2009 03:56:54
   6½ / 10
Niente di nuovo,il solito Almodovar con i soliti temi trattati.
A tratti difficile da seguire ma comunque non noioso.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento Caio  @  23/11/2009 23:31:48
   6 / 10
Non mi ha convinto quest'ultimo lavoro di Almodovar, mi ha parecchio annoiato. Gli attori sono come al solito bravissimi, la regia e l'estetica sempre molto ricercate e a tratti geniali. Non è riuscito però ad appassionarmi, e ho trovato delle incongruenze narrative piuttosto disturbanti.

LEMING  @  23/11/2009 08:05:34
   5 / 10
Il solito Almodovar, ossessionato dal sesso, dall'omosessualità, dalla malattia e dalla morte, forse si sarà capito che non è sicuramente il mio regista preferito,...prima parte del film assolutamente negativa, si riscatta parzialmente nella seconda parte, ma comunque non mi ha dato emozioni, troppo piatto e monocorde.

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Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento agentediviaggi  @  22/11/2009 23:15:45
   8 / 10
Si sa, le trame di Almodovar sono feuilleton, melodrammi costruiti attorno alla bravura dei suoi attori (attrici soprattutto), alla sua capacità di raccontare i sentimenti e al montaggio, qualità che lo rendono secondo me il migliore regista europeo in circolazione. Anche questo film non fa eccezione e mette in luce il talento indiscusso di questo autore, che ha nella Cruz la colonna portante del film, senza però nulla togliere all'attore protagonista e a tutti i comprimari, come sempre azzeccati e in parte. Almodovar è un pò come Woody Allen; come il newyorkese in fondo fa sempre lo stesso film, racconta il suo mondo, le persone che frequenta, senza quasi mai allontanarsi dal genere che predilige, ma riesce ugualmente a non annoiare mai e a coinvolgere lo spettatore nelle vicende (viste e riviste, condite di autocitazioni e a tratti abbastanza assurde) narrate, facendolo uscire dal cinema decisamente commosso e soddisfatto.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR foxycleo  @  22/11/2009 14:04:16
   7 / 10
Un film particolare ma non totalmente convincente l'ultima fatica di Almodovar. Tra autocitazioni e uno stile pressochè perfetto il regista spgnolo divide il film su due piani temporali e cerca di raccontarci una storia di passione e di vita. Nel raccontare tali emozioni Almodovar è stato più convincente altrove, ma comunque, grazie anche alle ottime prove delle attrici, anche questo film lascia qualcosa allo spettatore.

Gruppo STAFF, Moderatore Kater  @  22/11/2009 11:40:17
   7 / 10
Stilisticamente curattissimo, "Gli abbracci spezzati" è però spezzato come nel titolo. In tutta la prima parte assistiamo al crescendo di un melodramma coinvolgente governato dalla passione, complesso e pieno di doppie vite irrisolte, poi qualche cosa si rompe e il film non ingrana più. La sceneggiatura traballa e ci rimangono solo bellissimi frammenti visivi che Almodovar sparge per portarci alla conclusione.

Lontano di suoi capolavori è comunque lontano anche dall'essere un brutto film, grazie a quel "marchio di fabbrica" che fa di Almodovar un regista unico, che ci sa emozionare anche quando non gira tutto per il verso giusto.

paride_86  @  22/11/2009 02:24:42
   7½ / 10
E' un Almodovar molto diverso dal solito quello de "Gli Abbracci Spezzati", nonostante i temi di sempre e le molte citazioni autoreferenziali, come "La legge del desiderio", "Kika" (che a sua volta citava "Peeping Tom") e "Donne sull'orlo di una crisi di nervi".
La differenza sta nel modo di affrontare le emozioni: non più attingendo a piene mani nel dolore o nella passione, ma guardando il tutto con sereno distacco, come per un lutto già metabolizzato ed elaborato. In più, cosa nuova per Almodovar, c'è una certa indulgenza nei confronti dei personaggi maschili, antagonisti o no. E' il punto di vista di Mateo Blanco, il regista non vedente perno centrale degli eventi narrati e possibile alter ego dello stesso Almodovar che realizza, con "Gli Abbracci Spezzati", una dichiarazione d'amore per il cinema e le sue storie che vale sempre la pena di narrare.
La struttura narrativa è piuttosto complessa e ricorda un po' "La mala educacion", il meno lineare dei suoi film. Gli attori sono bravissimi e sono diretti con maestria, rendendo la storia vivida e credibile.
E' bello notare, inoltre, come Almodovar si occupi sempre con perigliosa pignoleria di tutti i particolari: accessori per non vedenti, arredi eccentrici e colorati, vestiti e, più in generale, le musiche e una regia originale e piacevole.
C'è posto anche per una stoccatina a "Twilight", almeno così mi è parso di capire!
In conclusione "Gli Abbracci Spezzati" non è certo un capolavoro assoluto, ma un bella storia che parla d'amore - declinato in molti modi - e di cinema.

forzalube  @  20/11/2009 12:15:53
   7 / 10
Un'opera che nulla aggiunge e nulla toglie alla filmografia di Almodovar giacché ruota attorno a tematiche e situazioni già trattate. Comunque abbastanza gradevole e coinvolgente.

patt  @  20/11/2009 10:43:41
   7 / 10
Non perdo mai l'occasione Almodovar, sono sempre disposta ad esaltarmi davanti alle sue parodìe di donne e uomini sopra le righe, e mi scopro anche indulgente e "commossa" davanti alle sua voglia stilistica come in questo suo ultimo film, però ..però..la storia è ricca di avvenimenti, un libro avrebbe reso con le parole la partecipazione emotiva dei personaggi , ma le immagini.. per quanto ricercate mi sono sembrate spente, prive di passione.
In alcuni passaggi ho trovato addirittura delle forzature espressive quasi irritanti, proprio perchè mancava quel pathos che sensibilizza, quelle atmosfere che spesso Pedro ha sapientemento creato per introdurti nei suoi mondi colorati. L'autocitazione finale mi riconcilia.. è tipo un bubùsettete! :)

Gruppo COLLABORATORI SENIOR jack_torrence  @  20/11/2009 01:30:29
   9 / 10
Con questo suo ultimo, incantevole film, Almodovar cambia tono, spiazza la critica, spiazza parte dei suoi appassionati.
Volver (2006), Parla con lei (2002), Tutto su mia madre (1999), sono tre apici inarrivabili, ma già si collocano lungo un percorso. Almodovar non ripete all’infinito lo stesso film; Almodovar si trasforma. Tutto su mia madre è il punto di congiunzione tra l'Almodovar della prima fase e quello “più maturo”: contiene tutto quello che viene prima, distilla un inno alla vita, e all'autenticità, attraverso la catarsi del dolore. Dopo la miracolosa parabola di Parla con lei, dove la morte è ancor più presente (ma ancora una volta, trionfa la vita), ecco Volver: inno alle donne, dove i toni sono già più pacati, il ritmo più lento.
Già con Volver, dai più osannato per quel capolavoro che è, aveva cambiato passo.
Certo, faceva ancora piangere, ridere, commuovere intensamente. Ma nel far commuovere già aveva ripetuto la scena madre del momento di canto: in Parla con lei Caetano Veloso, in Volver Penelope Cruz.

Gli abbracci spezzati non è un film "spento", non è un film "stanco", non è un film "povero di idee".
Almodovar semplicemente si rifiuta di fare il verso ai film in cui una sua certa "forma" è giunta a compimento.
Ma ha ancora qualcosa da dire. Perché, intanto, invecchia: e, invecchiando, guarda sempre più spesso al passato. E la vita, sempre più gli appare un film.
Così è l'Almodovar del 2009: introspettivo, retrospettivo.

C'è bisogno di chiedergli conferme di saper fare film come quelli che ha dimostrato di saper fare meravigliosamente? Non vogliamo prodotti in serie.
Invece lui altera il suo stile: diventa rarefatto; lavora di sottrazione; le musiche non sono sgargianti, sono in tono minore, come il film.
Siamo abituati a un autore che fa sinfonie in maggiore; questa è in minore.
Le musiche (laddove non prevale il silenzio) sono per lo più partiture per archi; i toni, bassi. E comunque sono meste, sottolineano (con pudore) emozioni di malinconia e momenti di dolore, emozioni però, sempre intensissime.

In questo film, Almodovar decide di girare le scene più intese e vive su di un isola dalla natura selvaggia, deserta come Lanzarote, ancor più deserta perché fuori stagione. La loro non è una vacanza, non è il culmine di una felicità immensa; è una fuga. Eppure lì vive e si è fermato in un abbraccio estraneo fotografato su una spiaggia deserta, un amore immenso, un amore acerbo, un amore che racchiude tutta la vita di un uomo talmente lacerato dall'esser sopravvissuto all'amata da sentirsi morto con lei, da scegliere il suo pseudonimo per una vita che non sarà più la stessa.

Ci vorrebbero pagine per indicare sfumature e momenti di intensità di un film così struggente (era mai stato "struggente” come questo un film di Almodovar?).

E' un film sul recupero del passato, sulla memoria, e sui limiti del recupero del passato; sul diritto - anche - a non ricordare. E poi sulla necessità di recuperare, per riprendere a vivere...anche se ormai, la vita è riprendere la lavorazione di un film …perché la vita vera è tutta racchiusa e finita a Lanzarote, dove si è fermata assieme a tante foto strappate.
Gli abbracci spezzati mi ricorda ossessivamente un altro film, tanto diverso e lontano eppure così affine: Hiroshima mon amour.

E poi vorrei dire la cura con cui sono delineati i principali personaggi secondari, primo fra tutti quello, splendido, di Judit (interpretato da una fantastica Blanca Portillo).
Tutti i personaggi di Almodovar, sempre, anche in questo film, anche i "cattivi", sono personaggi che hanno bisogno di amore, che soffrono, che chiedono l'affetto di qualcuno - anche a costo di opprimere, soffocare, non far vivere. Tanti sono gli esiti, ma una matrice comune li lega (ci lega): il bisogno immenso di amore.
Due personaggi sono speculari: Ernesto e Judit. Essi sono un condensato del Mascolino e del Femminino secondo Almodovar. Ernesto, all'inizio, sembra un buon samaritano. Poi diventa un personaggio repellente. Eppure continua a far pietà, sempre, in quel suo disperato (e tanto umano) bisogno di Lena. Soffre sì, Ernesto: però il suo bisogno di amore non conosce il sacrificio. Ecco il Mascolino.
Forse, per Almodovar, si ama al Femminile. In questo film, non sono Mateo e Lena ad amarsi di più. Chi ama più di tutti, di amore più autentico (quell’amore che non vuole niente in cambio), è Judit. Si riveda la prima sequenza, quella dell'amante occasionale di "Harry"/Mateo: quando entra in casa Judit è gelosa e - soprattutto - apprensiva. Judit per 14 anni ha amato, senza chiedere di essere ricambiata, quest'uomo divenuto cieco, con lo stesso amore di cui è intriso ogni suo gesto...Si riveda la sequenza, meravigliosa, in cui sotto un cielo plumbeo, in una Lanzarote spazzata da un vento senza requie, ella si prende cura del "suo" Mateo, gli alza il bavero della giacca, non lo vorrebbe lasciare un minuto.
E' madre, sorella, amante. E' tutte le donne di Volver in una sola donna.
Poteva Almodovar negare a questa donna un figlio che fosse dell'uomo che ama e ha amato così tanto? Anche se la rivelazione è telefonata, noi gliela scusiamo.
Eppure, anche lei ha tradito, anche in lei è trascorso del male.
Far male è proprio di tutti gli esseri umani: Almodovar non dipinge personaggi ideali, e più che mai questi sono personaggi tutti labili, fallibili, deboli, irrisolti. Questo film, così disincantato, guarda alla vita con tanta mestizia, ma con ancora un piccolo sorriso d’ironia (il dolcissimo finale).

E a proposito dei figli, cosa dire dei figli che non sanno, e che vogliono sapere? Dei momenti giusti per sapere - che possono volerci 14 anni a trovarne uno? E' giusto che sappiano, ma anche che continuino a sognare, i figli che non sanno – com’è la vita - perché sono ancora giovani (mentre Almodovar comincia ad invecchiare...).

14 anni sono tanti. Tutto il male ormai è passato. Quella del fu Mateo, è un'altra vita. Ma torna a pulsare, e il nome di Mateo torna ad essere usato. Magari, intanto, solo per farne un film. Perché la vita, si è spezzata a Nevers…ops, a Lanzarote.

Splendido melò raggelato, raffreddato, che contiene tutti i sapori della vita. L’amaro: anche. Almodovar non ce lo risparmia.

Per Almodovar, la vita è sempre venuta prima del cinema. E se il cinema è tanto importante, è perché vuole essere, per lui, lo specchio più autentico della vita.
Ho letto che Almodovar, prima di concepire questo film, avrebbe avuto una malattia che l'ha costretto senza vista per dei mesi.
Ma questo conta relativamente: Gli abbracci spezzati porta tanti altri segni di essere un film dalla profonda matrice autobiografica.

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Ultima risposta 23/09/2010 14.23.20
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uzzyubis  @  19/11/2009 18:54:42
   7½ / 10
Bello nella fotografia e nello stile della messa in scena anche se forse da Almodovar mi aspettavo piu' brividi più emozioni.Certo si parla sempre di uno dei registi più grandi della storia quindi il livello è sempre molto alto...

Gruppo COLLABORATORI atticus  @  19/11/2009 01:48:53
   7 / 10
Un film di Almodovar che tratta d'amore e cinema è di per sé imperdibile. Non mancano grandissimi momenti di pura estasi filmica

Nascondi/Visualizza lo SPOILER SPOILER
o qualche sincero strascico emozionale, tuttavia la struggente intensità di precedenti opere dell'autore spagnolo appare qui clamorosamente frenata. E la voglia di dare spiegazioni a tutti i costi toglie respiro e credibilità alla narrazione. Lo stile registico è adulto e raffinatissimo, le citazioni si sprecano (foto di divi in ogni dove, da Bette Davis ad Alberto Sordi, "Viaggio in Italia" visto in tv, Malle, Lang, Ray, la protagonista che imita Audrey Hepburn ma che ricorda spesso la Loren...) e la prova di Penelope Cruz è assolutamente strepitosa. Ma il film è troppo smorzato, in parte un occasione mancata. Vale sicuramente la visione.

Crimson  @  18/11/2009 22:51:55
   7 / 10
Credo che qualsiasi accanito sostenitore di Almodovar apprezzi anche i momenti più controversi del cinema del regista spagnolo, perchè tutti i suoi film, anche i meno brillanti (come questo), lasciano sempre qualcosa: una perla che ti resta dentro (cfr. Marisa Paredes ne 'il fiore del mio segreto' sui paradossi della vita), la perizia della narrazione, sequenze in cui ritrovare il "sottosuolo" della vita.
Dalla sala si esce quasi commossi, per l'omaggio alla sua miglior commedia (il finale ma anche la Cruz-Maura che taglia, piangendo, i pomodori per il gazpacho che imbottirà di tranquillanti) e le altre autocitazioni (talvolta velate) che si rincorrono: da Ernesto Jr.-Andrea ('Kika') ossessionato dall'atto del cogliere la vita (ALTRUI, per la difficoltà di vivere che la sua omosessualità e la trascuratezza del padre comportano) con la sua telecamera inseparabile, alla trasformazione della propria identità tra le pieghe di un trauma e la trasfigurazione degli affetti profondi (uno dei contenuti-chiave del cinema di Almodovar, fin da quella pietra miliare chiamata 'la legge del desiderio').
Penso che Almodovar citi il suo cinema senza scadere nell'autocompiacimento, e questo è un aspetto che approvo. Ciò introduce al tentativo di metacinema, che è il motore invisibile che muove i fili di questo diciassettesimo lungometraggio (considerando 'Pepi...' come debutto cinematografico): giunge per Almodovar il momento dell' '8 1/2' (tra l'altro citato in una scena al pari della Bergman, di 'Ossessione', della Moreau e il meraviglioso 'Ascensore per il patibolo' di Malle, 'Fanny & Alexander', Fritz Lang e altri ancora che ora non mi sovvengono). Paragone da prendere con le dovute distanze, sia per la sua stessa natura che per lo spessore, naturalmente incomparabile. Non è il film-nel-film scevro di significato se non squisitamente narrativo di 'Legami', è un azzardo più profondo, ma solo in parte riuscito. Almodovar interseca la stessa passione per cinema e vita del suo protagonista vedente-non vedente dopo un trauma (autentica metafora, che lo scrivo a fare). La rielaborazione: il protagonista raccontando a Diego si libera da orpelli perseverati per oltre un decennio; Almodovar raccontando al suo spettatore un meticoloso riarrangiamento globale di alcune delle sue tematiche cruciali si libera di qualcosa che compete forse solo a lui, una sorta di "ora che ho perso la vista ci vedo di più" (non Tornatore, direi piuttosto 'Take the time', anche se non c'entra una mazza). E' vero, un film al di là del fatto che la trama si regga o meno può passare comunque significati molto profondi. Ma il problema de 'gli abbracci spezzati', e in questo caso anche dello svisceramento di materia pulsante su cui poter riflettere accuratamente, è che ad un'ottima prima parte ricca di suspance e piglio si contrapponga una seconda meno riuscita in cui si smorza la capacità introspettiva a causa di colpi ad effetto alquanto forzati (tanto criticato l'esercizio di stile di 'kika', quando Almodovar in realtà ha osato incastri meno avvincenti, a mio avviso). Perdòno, labilità delle azioni o meglio la loro insindacabilità (o presunta tale, bisogna anche valutare accuratamente i pensieri che li muovono), il riflesso del trauma nel fluire dell'esistenza o, per contro, il significato autentico dell'elaborazione del lutto: temi cari al regista, che nel manipolo di autocitazioni e i livelli di finzione e realtà di cui il film si nutre affiorano, ma in modo stilizzato o smussato (Ernesto travolto dalla passione, Lena che prima si lega ad un uomo "per convenienza", successivamente in modo autentico -?-).
Come misurare la passione? Almodovar ha raccontato meglio e con più ardore questo tema, attraverso storie e personaggi più veri e meno artefatti ('la legge del desiderio', in parte lo stesso 'matador', che col tempo ho apprezzato sempre più).
E' difficile elaborare aggettivi per la Cruz, sarei banale.
Alla fine è comunque sempre un grande Almodovar. Straordinarie le sue muse (ops m'è sfuggito un aggettivo), meno i personaggi maschili.
Lola Dueñas è una grandissima "lettrice di labiale"; grande, grandissima L'IMMANCABILE, eterna Chus Lampreave ("tu dici LOVE, io dico sesso!"). Cammeo nostalgico, vent'anni dopo, anche per l'altra quasi-immancabile Rossy de Palma.

valis  @  18/11/2009 19:50:43
   7½ / 10
film fortemente simbolico. il buio in cui piomba il protagonista è, ancor prima che fisica, nell'anima.negazione di ciò che era stato prima, nome compreso portano harry caine (uragano) ad evitare di fare i conti con il suo passato, ma, per quanto si faccia, non si sfugge al proprio destino e mateo dovrà nell'oscurità che lo circonda ricomporre i pezzi del suo amore per donoargli nuova luce.

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Ultima risposta 19/11/2009 09.38.53
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zakfett  @  18/11/2009 11:22:06
   7 / 10
Visto in lingua originale ha un impatto maggiore che la versione tradotta (comunque bene). Non è il miglior almodovar ma resta un film girato da mano capace, penalizzato forse da una trama già raccontata da altre parti.

Invia una mail all'autore del commento shantaram  @  18/11/2009 11:18:41
   6½ / 10
Film che lascia intravedere la sicura classe del regista. Bellissime alcune inquadarture. Avrei però qualcosa da ridire sulla trama. Troppo lenta e con pochi sviluppi. In ogni modo pellicola non spiacevole...

marcodinamo  @  17/11/2009 15:59:20
   4 / 10
Un omaggio a Penelope Cruz e alla sua bellezza. Ma si indugia troppo sui primi piani e al storia è veramente poca roba.
Con dolore, da appassionato di Pedro (e di Penelope), l'ho trovato a dir poco noioso, inconcludente perfino fastidioso. Moooolto deludente.

StranzCronenber  @  16/11/2009 17:58:25
   6½ / 10
Mi aspettavo moooolto di più da Almodovar.
La storia è troppo prevedibile.
I dialoghi non colpiscono nel segno.
Le musiche, per la prima volta forse, sono banali.
Le splendide trovate sceniche e le inquadrature mozza fiato si contano sulle dita di una sola mano.
Penelope è splendida, ma il suo ruolo è privo di spessore.
La parte inziale prometteva bene, con situazioni comiche e battute serrate, ma poi il film va scemando verso una deludente routine, fino a condensare in pochi, eppure lunghissimi, minuti, tutti i colpi di scena che in realtà avevamo già intuito da un pezzo.
A tratti avevo l'impressione di guardare una puntata di Beautiful.
Peccato.
Mi viene da dire che la cosa più interessante sta nel film nel film: la scena montata alla cieca, delle due donne che discutono su una valigia di cocaina, è esilarante e divertente.
Finiti quei due minuti, è sconforto per l'occasione persa.

Gruppo REDAZIONE maremare  @  16/11/2009 01:41:51
   7½ / 10
Melodrammone in puro stile almodovariano.
Oramai conquistato un rigore formale ineceppibile, Pedro si trova a secco di contenuti e confeziona un felleuton d'altri tempi godibile, ove la cecità del protagonista sembra parafrasare l'afasia creativa degli ultimi anni.
Secondo questo ordito la perla finale del film ritrovato (e rimontato) rimanda direttamente al primo esuberante, giocoso, immenso, Almodovar

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Ultima risposta 19/11/2009 13.56.37
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Invia una mail all'autore del commento logical  @  15/11/2009 23:17:23
   6 / 10
Probabilmente i film spagnoli hanno la dolorosa qualità di farci capire l'effetto che fanno i film italiani fuori dall'Italia. Anche noi usiamo sempre gli stessi attori-feticcio (Castellitto, Servillo, Iaia Forte...), anche noi crediamo che le nostre vicende familiari o amorose siano il centro del mondo qualunque cosa succeda, anche noi pensiamo che un interno Ikea o un golfino crema su una camicia viola vadano benissimo così come sono, che la musica ci deve commuovere o far capire quando il film inizia o finisce, che le sventure della salute ci uniscano tutti in un'ansia apotropaica che non può che farci sentire meglio quando tutto è concluso.
La sceneggiatura è insostenibile anche solo da raccontare, ma questo è sempre stato il suo punto forte. La fotografia e il montaggio ricordano Fassbinder agli inizi della carriera, e non è un complimento per nessuno, ma si sa che non è Antonioni né ha voglia di diventarlo. La durata è ormai 2 ore, forse una scelta industriale per riempire al meglio i DVD che seguiranno o i pomeriggi d'inverno. Unico momento risollevante di questa cucina che comincia a diventare pesante: il regista cieco (che soprappensiero guarda da uno spioncino chi bussa) rimonta a memoria il suo capolavoro andato ingiustamente distrutto nelle mani del suo produttore rivale in amore. Si tratta di 8 minuti di puro Almodovar, demente, sguaiato, colorato, vivace e moralmente indifferente. Un commovente 'come eravamo' che diventa proprio un 'come avrebbe dovuto essere'.

bluemoon  @  15/11/2009 23:00:27
   9 / 10
grande Almodovar...un film intimo, passionale, ironico,coloratissimo...un film da vedere

Invia una mail all'autore del commento devilkiss73  @  15/11/2009 13:11:29
   5 / 10
Al contrario dei grandi giudizi, amo almodovar, ma sinceramente questo film l'ho trovato noisoso e non mi capita spesso. Certo penelope cruz è sempre straordinaria, ma mi risultava difficile stare concentrato e dopo circa un'ora non vedevo l'ora di uscire e far finire il film. Peccato

Invia una mail all'autore del commento click  @  14/11/2009 17:56:24
   6 / 10
Fermo restando che al di là delle storie, i film del regista spagnolo sono sempre interessanti per scelte tecniche e direzione degli attori ( la Cruz qui è immensa), almodovar stavolta è un po' sottotono. Il film è bello, ma a parte Lena, gli altri personaggi (compreso il regista) non emergono e il tutto risulta un po' monocorde. Specie nell'ultima mezzora in cui tutta la storia diventa ridondante e monocorde.

Gruppo REDAZIONE Pasionaria  @  14/11/2009 13:44:59
   7 / 10
Ahimè! Un Almodòvar sottotono per quanto riguarda il contenuto, sempre splendido invece per la forma. Gli abbracci spezzati è un meraviglioso involucro di un soggetto claudicante, carente soprattutto di emozione, che se c’è non risulta così visceralmente immediata come nella maggior parte delle sue opere.
Almodòvar ha da sempre la straordinaria capacità di trasformare le sensazioni, gli stati d’animo, i sentimenti in immagini, ma qui ha decisamente privilegiato questa sua attitudine a discapito della storia. Si è concentrato sui tecnicismi, sullo studio minuzioso dei dettagli, raggiungendo un grado di raffinatezza notevole ma statica. Priva della tipica graffiante ironia , la storia scorre piatta, nonostante l’intreccio complesso, e le consuete immersioni nell’animo femminile restano nebulose, prive d’energia.

Sono presenti forse eccessivi virtuosismi e miriadi di microcitazioni, grazie alle quali Almodòvar riesce comunque a coinvolgere con singolare tecnica narrativa. Mai come in questa opera l’attenzione dello spettatore è totalmente catturata dalle immagini: ognuna omaggio cinematografico, letterario o pittorico, motivo per cui il soggetto passa in secondo piano.

Così tra un omaggio a Les amants di Magritte e un altro alla Marilyn di Wahrol( per citare i più evidenti); tra un richiamo a Audrey Hepburn e un altro esplicito a Rossellini ; tra il gioco cromatico raffinatissimo, in cui campeggia il Rosso almodòvariano, e l’autocitazionismo che prorompe nell’ultima scena si resta un po’ disorientati, certo, ma in tutto questo c’è Pedro e il suo appassionato amore per il cinema, impossibile non condividerlo.

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Ultima risposta 30/11/2009 09.12.15
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gringo80pt  @  14/11/2009 12:24:42
   5 / 10
Salvo solo la fotografia: in due momenti è davvero affascinante, ma in un dialogo a metà film diventa pesante e ripetitiva.

La scelta del paesaggio dopo metà film, direi non male.

Tuttavia gli attori non spiccano mai il volo e la trama (vedi spoiler) risulta pesante.

Per 2 ore attendi che il film si innalzi, ma non accade mai.
Per 2 ore attendi che sia valsa la pensa pagare 7 euro, ma non accade mai.

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farfy  @  14/11/2009 01:20:03
   8½ / 10
A me piace come dirige i film almodovar, i dialoghi, i primi piani, le inquadrature: ha uno stile tutto suo, facilmente riconoscibile. E' un cinema intimo, profondo, pieno di sfumature.

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Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  13/11/2009 23:52:45
   7½ / 10
A Cannes non è andato giù, ma le accuse di "maniera" lasciano il tempo che trovano: meglio dimenticare gli spettri di "La mala education" (mala film), e dirlo subìto: anche nel suo deja vu autocitazionista (il referente è Donne sull'orlo di una crisi di nervi, lustri fa) Almodovar è un regista per cui vale ancora la pena perdere del tempo prezioso.
Se qualche considerazione critica va fatta, è il ricorso a certi parametri che rischiano di diventare stereotipi (es. il tema della paternità celata: suvvia, basta...!), o un lieve sospetto estetizzante nella sequenza sulla spiaggia.
Per il resto, è ancora un regista che sa valorizzare al meglio le donne, sfruttando il massimo della loro femminilità ma anche la loro parte più nascosta, la sensibilità volitila, la loro incapacità di adeguarsi.
Potremmo battezzare comunque il film con un'altro titolo "le proprietà spezzate", per il ricorso sempre più pragmatico e passionale a un'amour fou dove si vive il sentimento come coercizione e sopraffazione umana.
Poi il film è anche una metafora sul cinema, ovviamente a modo suo: non si può pretendere una visione "didattica" à la Wenders da Almodovar (cfr. Lo stato delle cose), ma una sorta di girandola felliniana dove c'è spazio per ben altre citazioni, da Rossellini (l'immenso "Viaggio in italia" tributato in un fotogramma) a Micheal Powell.
E infatti l'omaggio dichiarato a "L'occhio che uccide", per esempio nello stupendo fotogramma di P. Cruz che invita il marito ad alzare l'audio recitando le stesse parole nelle immagini, è uno dei punti di forza del film.
Una Cruz che ricorda in modo impressionante la nostra Sofia Loren dei tempi d'oro (più che la stessa Audrey vs. Capote ossessione di A.), e una serie di indimenticabili comprimarie. E un regista che ha qualche punto in comune (stavolta involontario, credo) con lo scrittore Salinger.
La strana capacità di Almodovar di coinvolgere attraverso una storia dove ancora una volta finzione e realtà vengono sovrapposte, sta tutta nella sua abilità di stimolare lo spettatore con dialoghi, immagini (memorabile quello dell'"incidente") e la spettacolarizzazione della vita e della morte, o della ricerca (o del rigetto) della propria identità.
Tutto già visto, ma che importanza ha? Almodovar ha ancora bisogno di essere amato, e non vedo come si possa negargli questo diritto

1 risposta al commento
Ultima risposta 02/12/2009 10.22.40
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norah  @  10/11/2009 16:55:26
   8 / 10
Non credo ci sia bisogno di commentare l'ennesimo prodotto di qualità di un ormai maturo Almodovar.
Da applausi l'autocitazione finale!

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Ultima risposta 13/11/2009 20.26.20
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