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Tutti i post per la categoria: Cinema riflessioni sparse

La mano infernale

Pubblicato il 08/01/2016 11:30:50 da Giordano Biagio
La mano infernale
Regia di Lorenzo Buscaino
Anno: 2012 Italia
Cast: Eros Bosi, Lorenzo Acquafredda, Annalisa Mancuso, Mauro Pietrini, Maria Teresa Federici, Giacomo Martinelli, Andrea Buscaino, Carlo Buscaino
Durata: 57 minuti
Film liberamente visibile su YouTube



Questo film amatoriale, prodotto in mediometraggio, è frutto di idee del tutto indipendenti e lontane dal mercato più convenzionale. L'opera è uscita nel 2012, ed ha avuto un badget di solo un paio di centinaia di euro. Il film, praticamente a costo zero, sta dando cospicue soddisfazioni agli autori, ha infatti ricevuto numerosi e autorevoli consensi critici, convalidati da una competente visione on line del pubblico.
In effetti, fin dal primo impatto visivo, si rimane colpiti da una andatura scorrevole e attraente, che mostra contenuti originali e uno stile di ripresa che fa brillare il racconto di luce propria, coinvolgendo, in una modalità cinema dal sapore pregnante di avventura (un tempo tipico di questo genere), sensi e intelletto, nonché sfere psichiche di forti sorgenti emozionali e inconscio.

Il film piace anche in virtù di una sceneggiatura semplice ma attenta a costruire dettagli in grado di completare le esposizioni sintattiche del linguaggio visivo, rilasciando una soddisfazione per l'occhio e per la mente di indubbio valore. I particolari chiave della storia sono dal punto di vista logico ben strutturati.
Da sottolineare anche il lavoro di squadra, lodevole per intelligenza e impegno, che riesce a tradurre la sceneggiatura nei modi più efficaci, sia fotograficamente che con le composizioni sceniche nel loro complesso. Pregevoli per puntualità nel montaggio ed effetto moltiplicativo del piacere dello spavento per il pubblico, le musiche horror, composte tra l'altro dallo stesso regista Lorenzo Buscaino.
Nel film lo stile amatoriale rafforza il senso di realtà delle immagini in movimento mettendo ancor meglio in risalto, forse per un misterioso paradosso, la creatività formale, musicale, contenutistica del film , che appare salubremente lontano da quei noti codici visivi eretti professionalmente che diventano dopo un po' di tempo modelli di imitazione sopratutto per la posizione che ricoprono nei media e non tanto per il loro reale valore.

L'autore del film, Lorenzo Buscaino è un giovane regista autodidatta, assai dotato visivamente, rigoroso libero studioso, orgoglioso del proprio modo originale di esprimersi ma molto attento a quanto storicamente il cinema ha già espresso, tanto da cercare spesso con esso un confronto sincero e aperto.
Lorenzo Buscaino è abile anche nel dirigere la recitazione, che in questo film è capeggiata dai protagonisti Eros Bosi (Sebastian) e Lorenzo Acquafredda (Fux), una recitazione la cui parola stessa appare paradossale in quanto di fatto essa nel film è una pseudo recitazione, qualcosa che nei modi in cui si manifesta sembra subito molto lontana da ogni scuola di formazione di attori, cosa che va tutto a beneficio del buon sapore amatoriale del film.
In questo film in un certo senso i personaggi non esistono, in quanto gli attori che li incarnano rappresentano se stessi, ossia riflettono quello che sono in una dimensione indubbiamente di fiction ma dove nella narrazione è avvenuto qualcosa di straordinario, un evento magico ma minaccioso, ambiguo, che li sollecita a immaginare come avrebbero potuto reagire a ciò nella loro vita di tutti i igiorni.

Ciò va a beneficio del film che guadagna in stile familiaristico e in spontaneità delle scene, aspetti virtuosi quest'ultimi del cinema amatoriale, un cinema che è risaputo, riesce sovente a suscitare al meglio, con i suoi dialoghi e i suoi modi rappresentativi, potenti forme empatiche tra i personaggi e il pubblico.
E' una recitazione quella proposta da Buscaino lontana da ogni forma stilistica estetizzata, così frequente nel cinema professionale dove tra l'altro non sempre è in grado in di dare risultati di godimento soddisfacenti.
Questo film ha un pregevole equilibrio tra realtà e fantasia, con effetti speciali che agiscono senza eccessi nel tessuto narrativo rafforzandone lo spessore di credibilità, essi funzionano nella narrazione come cerniera ricompositiva tra il mondo più comunemente percepibile e l'enfasi metafisica dei fatti in corso.
Il film mantiene anche bene il ritmo dell'azione, riuscendo in diverse occasioni a creare, con una certa efficacia, suspense e situazioni tese i cui effetti emozionali sono certamente paragonabili, in buona parte, a quelli procurati dal cinema professionistico.

Il film trae liberamente ispirazione dal racconto dell'orrore "La zampa di scimmia" di William Wyrmark, Jacobs, edito in Inghilterra nel 1902 e reperibile come lettura sul sito: http://www.scheletri.com/racconto1212.htm

La mano infernale narra del ritrovamento casuale da parte di un cane, ai giorni nostri, di un sacchetto di plastica misterioso, che risulterà contenere una mano mozzata appartenente a un animale, la mano è stata sotterrata in un bosco nel 1833 da due ragazzi molto spaventati, essa ha dei poteri misteriosi, da una parte realizza i desideri richiesti ma poi trasforma i doni concessi in incubi, come accade con la bella ragazza voluta da Sebastian che dapprima soddisfa i desideri richiesti dal ragazzo e poi si trasforma in un mostro accecato dalla voglia di uccidere chi prima aveva sedotto. Tutto ciò sembra quasi sottolineare la scissura psichica dell'uomo civile, l'ambiguità di un certo desiderare umano che sta attraversando gli ultimi due secoli di civiltà.

Riusciranno i protagonisti a chiarire il mistero della mano e ad allontanarsi dai poteri della cosa paurosa?

Categorie: Generi horror, Cinema riflessioni sparse

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The choice

Pubblicato il 31/08/2015 09:21:32 da Giordano Biagio
The choice (La scelta)
Interpreti: Roberto D'Antona, Annamaria Lorusso e Michael Segal
Genere: Thriller-Horror
Diretto da: Annamaria Lorusso
Italia 2015
Film in DVD
The Choice riceve un'altra selezione ufficiale al "‪#‎TOFF‬ - The OnLine Film Festival 2015".

Sito ufficiale: www.thechoiceshortfilm.com





E' uscito il tanto atteso The choice (La scelta), l'ultimo cortometraggio di Annamaria Lorusso, girato a Novara, il film è acquistabile in formato DVD o in formato disco Blu-ray collegandosi sul sito ufficiale www.thechoiceshortfilm.com

Le splendide riprese del corto sono state effettuate nella provincia di Novara, con lo sfondo del castello del 1300 di Cavagliano.

Trama
Eric è alla guida della sua auto in una strada sterrata, appare come un uomo dal morale ambiguo, probabilmente molto abbattuto, forse un pesante senso di colpa non smette di tormentarlo.

Quando ferma l'automobile nei pressi di un viale alberato deserto, nella periferia, le espressioni in primo piano del volto fanno capire che in lui sta maturando qualcosa di grave, chissà, forse una scelta importante, rischiosa, qualcosa che potrebbe avere straordinarie conseguenze, avventurose?

L'uomo scende austeramente dall'automobile, si guarda intorno con circospezione, e con una valigetta nella mano sinistra si dirige verso un caseggiato disabitato adibito a ripostiglio.


Commento
Il corto è un'opera thriller-horror che appare subito assai riuscita, di buon valore empatico e maturità stilistica. Il film attualmente ha in programma la partecipazione a vari festival del cinema corto, italiani e internazionali.

Il film ha una potenza di immagine non comune, tale a volte da richiamare tratti scenici di film classici, come quelli girati da Romero o Carpenter. Ciò è il risultato di una felice combinazione avvenuta nel lavoro artistico del film tra scelte delle location, regia, scenografia, sceneggiatura, direzione della fotografia, e interpretazione, quest'ultima veramente straordinaria con Roberto D'Antona, Annamaria Lorusso e Michael Segal, che tirano tutto il cast verso una prova maiuscola.

Gli intrecci e l'intelaiatura letteraria, curatissimi, accordano i diversi linguaggi artistici che attraversano il film, portandoli ad esprimersi come corde di un pianoforte diretto da un maestro, essi trasmettono una musicalità pulsionale di pregio strettamente cinematografico, ricca di contrasti tra desiderio e colpa tali da formare nodi narrativi visivi impregnati di carne e sangue, spirito e sensualità, aspetti indubbiamente di grande efficacia comunicativa.

I nodi di senso tra le azioni e i pensieri dei personaggi costruiti sagacemente nella prima parte del film, pur essendo chiari nella loro formulazione, lasciano un margine di mistero, sopratutto per ciò che oggettivamente non riescono a significare in certe disperate circostanze umane, il loro silenzio ambiguo è un pregio narrativo, incuriosisce, allerta lo spirito più esistenzialista teso a capire situazioni umane, scatena l'immaginario empatico pronto a mettersi nei panni dell'altro per godere con lui, diverte, rende praticamente impossibile indovinare come quei nodi verranno sciolti nel finale.

Il film costruisce per lo spettatore uno specchio riflettente ad ampio raggio, in grado di suscitare, attraverso l'apertura dell'inconscio degli spettatori, forti emozioni e turbamenti supplementari legati all'immaginifico soggettivo di chi osserva, qualcosa certamente di tipo identificativo e proiettivo.

Questo film è un horror assolutamente da vedere, in grado di aprire con una dolce brutalità, seducente, porte misteriose della memoria più antica dello spettatore rimettendone in discussione la cifra biografica. Quelle soglie rese fatiscenti dal tempo corrosivo della rimozione racchiudono forme di vitalità compresse.

The choice fa precipitare l'inconscio di ciascuno verso zone primarie della storia umana facendole rivivere prepotentemente, naturalmente, per un breve tempo, al riparo dal civile troppo razionale e povero di pulsioni dirette, dove l'istinto appare malato, un civile sempre più estremo che pervade la struttura del nostro Io più cosciente spegnendo ogni fiamma di passione autentica.

Il Coming Out che ti aspetti

Pubblicato il 19/02/2014 10:02:59 da HollywoodUndead
Alla fine è arrivato, quasi come un parente che aspetti da tempo ma che per ragioni sconosciute non si presenta alla tua porta bussando rumorosamente, ma oggi è qui. Ebbene, il giorno 14 Febbraio del 2014, durante una conferenza stampa all' Human Rights Campaign's Time to Thrive, l'attrice canadese Ellen Page dichiara al mondo la sua omosessualità. Inutile dire che i messaggi di rispetto da parte dei fan sono stati molteplici, ancora più numerosi sono stati i messaggi di auguri da parte delle figure più note dello Star System.



Insomma, tutti contenti? Indubbiamente sì, ma onestamente c'è anche un qualcosa che lascia alcuni poveri mortali sorpresi, e che addirittura getta un'ombra minacciosa su quelle che sono (o che dovrebbero essere) le buone intenzioni di una star, che esce allo scoperto dopo tanto speculare.
Non è questa la sede giusta per dibattere circa i contenuti di tale dichiarazione che danno speranza a chi si trova nelle medesime condizioni, ma caricano di responsabilità un personaggio che per certi versi è molto amato nel panorama cinematografico.
Purtroppo ciò che resta ai comuni mortali è la mera chiacchiera da bar, ovvero l'illazione che alla fine non aggiunge nulla di nuovo. I fatti sono questi e non si cambiano, ma francamente è opportuno, per correttezza, analizzare alcuni aspetti di quella che è una mossa coraggiosa ma per certi versi infelice.
Quando arriva questa dichiarazione? Ma il giorno di San Valentino ovviamente, il giorno dell'amore, degli innamorati. Sembra sia il giorno perfetto, ma i tempi sono ritardatari, l'anno (il 2014) cozza un po' con quella che è la realtà dei fatti. Dal 2009 si sospetta una presunta omosessualità dell'attrice e la stessa sembra non curarsene per niente: infatti non ha problemi a baciare Drew Barrymore, e non ha problemi a farsi fotografare in giro insieme ad altre attrici gay dichiarate. Nulla di male, anzi è una cosa che aggiunge dignità e correttezza ad un personaggio che divide in maniera esemplare vita privata e vita pubblica. Neanche le sue presunte relazioni con attori del calibro di Ben Foster o Alexander Skarsgård scalfiscono l'indole di un'attrice che ha deciso di vivere le sue relazioni lontano dal gossip becero, che il mondo di Hollywood impone come un qualcosa da dare in pasto al pubblico pagante. Ed è stato questo per molti anni il vero punto di forza di Ellen Page, ovvero la sua totale riservatezza circa la sua vita privata, forse perché capisce che il mondo la apprezza per le sue grandissime doti, e non perché compare sui titoloni luminosi di Vanity Fair. La Page è sempre stata, agli occhi di molti, la classica ragazza della porta accanto che, diventata famosa, mantiene la sua attitudine acqua e sapone, nonostante sia in costante contatto con un mondo fatto di soldi e successo.
Oggi quell'equilibrio si è spezzato, ovvero ha creato un nuovo corso e si sta apprestando a vivere una nuova vita. Sia chiaro, Ellen Page non è la prima e non sarà nemmeno l'ultima a dichiarare al mondo la propria omosessualità: già la famosissima Jodie Foster (attrice che ha vinto 2 Oscar, nonché protagonista indiscussa di diversi capolavori del cinema) l'aveva fatto in tempi non sospetti. Quello che più fa salire un atroce dubbio e che spinge la gente (ovvero i poveri mortali a cui si è fatto riferimento sopra) a non festeggiare una notizia come questa, è la domanda : come mai proprio oggi?



In questi ultimi 4 anni l'attrice non ha vissuto momenti felici nell'ottica artistica: dopo il pluripremiato Inception si contano solo produzioni minori che, pur avendo un livello artistico dignitoso, non hanno avuto lo stesso appeal di un main stream. Cominciando da Super, che ha avuto una fase di pre-produzione oltraggiata dal costante confronto con il più famoso Kick Ass, fino al contenitore di clichè To Rome with love. Nel 2013, a parte il videogame Beyond: 2 Anime (che è un prodotto destinato ai videogiocatori più che agli amanti del cinema), ci son stati altri due punti bassi della carriera dell'attrice: il maltrattato The East e lo sconosciutissimo Touchy feely. In pratica, per dirla nel classico gergo da bar, "non se l'è passata bene ultimamente", almeno sotto l'aspetto della notorietà.
Il 2014 invece si apre con quello che (forse) diventerà un kolossal : "X-Men - Days of Future Past". E, dulcis in fundo, una pellicola dove la Page vestirà proprio i panni di una ragazza lesbica, quindi capita proprio a fagiolo. Insomma, pare che la ruota ricominci a girare nel verso giusto, però ancora una volte pare che la Tiny Canadian non sarà la protagonista in mezzo a quel calderone di star all'ultimo grido (almeno per quanto riguarda il film sugli X-Men). Bene, dopo questi piccoli appunti, arriviamo alla dichiarazione : "Sono qui, oggi, perché sono gay".
La verità, che tutti già sapevano, arriva in un momento particolare nella carriera dell'attrice, e questo, ad essere cattivi (da parte dei cinici) e ad essere preoccupati (da parte dei fan che la stimano), suona come un tentativo di rilancio. Sì è vero, questa è la più classica e becera delle insinuazioni, ma è opportuno fare una netta distinzione tra l'insinuazione di un "cattivo" e quella di un "preoccupato". Questo articolo si schiera ovviamente sulle rive della seconda sponda, ovvero quella dei preoccupati, quella di chi vorrebbe che questa dichiarazione sia veramente la liberazione da un fardello, e non un tentativo di appiccicarsi addosso un'etichetta "comoda" (per quanto questa parola possa essere efficace in un mondo che, fortunatamente, sta abbattendo i muri del pregiudizio), in un 2014 che non sono gli anni '70 e che accetta il coming out come un gesto di coraggio.
Ovviamente, altri 2 punti su cui dibattere sono: "...perché forse posso fare la differenza. Per aiutare gli altri ad avere una vita più semplice e più serena. A prescindere da ciò, ne sento l'obbligo personale e la responsabilità sociale" - ed inoltre - "...sono stanca di nascondermi, stanca di mentire attraverso l'omissione"
Perché questi due punti possono essere soggetto di dibattito? Perché ovviamente sono i due punti cruciali. Sul primo, la responsabilità di cui prima si parlava è enorme e allo stesso tempo pericolosa. Ellen Page vuole fare la differenza, ma la cosa che ci si chiede è "quale differenza"? Se diventerà ambasciatrice dei diritti degli omosessuali allora si può parlare di differenza, e chi è "preoccupato" si augura vivamente che una decisione del genere venga presa da lei stessa, perché adesso è ora di passare ai fatti. L'ultimo punto, invece, è quello che lascia più perplessi: di fronte a noi c'è una giovane spaventata, che ha paura, che è stanca di mentire. E' da ammirare, se non fosse per il fatto che chi ha avuto modo di seguirla ha visto in lei sempre una certa dignità ed un forte coraggio che va a sbattere contro questa paura tanto conclamata; come già detto stiamo parlando di un'attrice che non ha mai avuto problemi a dire "Non bacio Leo Di Caprio, preferisco Drew Barrymore", quindi questa "paura" è la vera novità di questa dichiarazione. Le ombre a cui si faceva riferimento prima, vengono gettate in base a questi tre punti fondamentali, che sono il succo di questo coming out.



Ovviamente, in chiusura, è opportuno dire che questi piccoli appunti che hanno un leggero velo polemico sono dettati dal timore che sia tutta una manovra fatta ad arte, e ciò che ci si augura è che invece siano frutto della sincerità e dell'onestà di un'attrice che non è mai stata messa in discussione sotto il profilo umano. Ciò che molti sperano è che oggi Ellen Page continui ad essere libera dagli schemi del gossip, libera dai giudizi negativi e libera dai suoi fantasmi personali, che ovviamente nessuno conosce a parte lei. Ciò che la gente e i fan si augurano, omosessuali o no, è che la differenza possa farla per davvero, che il suo modo vincente di affrontare il mondo possa davvero varcare le frontiere dell'impossibile. Questo è l'augurio più grande ed è quello che tutti sperano. Ellen Page oggi si è liberata da un fardello ma dovrà portare su di sè la croce di migliaia di persone che pendono dalle sue labbra e dalle sue decisioni: la cosa che più sta a cuore è che riesca a portare a termine questa missione che lei stessa ha scelto di affrontare volontariamente. Ed in questo frangente, mettendo da parte i dubbi che questo articolo ha, volontariamente, sollevato più per salvaguardare che per criticare, ci si augura che la persona e attrice Ellen Page possa oggi continuare la sua carriera con più leggerezza e più consapevolezza della propria forza e dei propri mezzi. Un grosso in bocca al lupo è doveroso ma sembrerebbe il classico congedo di rito. La cosa più opportuna da fare è pregare col cuore in mano, affinché questa dichiarazione sia un gesto che apra nuovi orizzonti nella vita e nella carriera di un'attrice che si spera non deluda mai nessuno.

VEDOVO O ASPIRANTE?

Pubblicato il 18/10/2013 09:41:24 da peucezia
1959: pieno boom economico. Il duo Dino Risi regista e Rodolfo Sonego sceneggiatore, coadiuvati da uno stuolo di attori di primo livello (in primis la coppia Sordi-Valeri) unita all'ottimo team di caratteristi, confezionano un prodotto cinematografico che a distanza di cinquanta anni fa ancora ridere e discutere: Il vedovo.
Risi nella sua ironia nera mette alla berlina l'Italietta che pure cresce grazie al miracolo economico ma anche l'indissolubilità matrimoniale che è spesso mal sopportata, fino a voler giungere a soluzioni estreme pur di sbarazzarsi di una situazione diventata difficile da gestire.
I due protagonisti sono impeccabili: lei mammona, eppure anche mascolina e rigida, lui maramaldo qualunquista, abbastanza incapace, eppure animato da velleità irragiungibili.
La storia ha colpito l'immaginazione di molti sceneggiatori, i quali hanno spesso fatto delle citazioni al film (da ricordare la pellicola spagnola Crimen perfecto che ripropone la scena dell'ascensore).



A distanza di cinquant'anni, essendo in vena di amarcord (o forse a corto di idee) il regista Massimo Venier (che in altri tempi poteva fregiarsi della qualifica di "onesto artigiano" ) ha pensato di ispirarsi al mitico "Vedovo" per una pellicola che sta al film di Risi come il cavolo a merenda.



In Aspirante vedovo Luciana Littizzetto è sì pungente ma ahimè riesce ad attirarsi le antipatie degli spettatori per l'atteggiamento assolutamente cinico dettato anche dalla vocina querula. Altresì De Luigi, sguardo perso nel vuoto e atteggiamento da cucciolo spaurito, non riesce nemmeno nell'iperuranio a riproporre la verve caustica del mitico Albertone e fa quindi male sapere che si chiama come Sordi nel film di Risi: Alberto Nardi.
Manca il piano diabolico che nel film di Risi occupa una buona parte della storia, manca la sana cattiveria che qui si trasforma in un cinismo senza sugo. Mancano i grandi veri caratteristi degli anni Cinquanta sostituiti con attori comprimari che recitano asetticamente la loro parte senza suscitare la minima emozione.

Un compitino svolto senz'infamia e senza lode che strappa qualche sorrisino stiracchiato sul momento ed è pronto a farsi dimenticare al più presto... peccato. Ma sì sa, nel cinema la regola di Paganini, anche se sempre si vìola, andrebbe rispettata: mai fare il bis se la prima è riuscita bene...

Categorie: Cinema in uscita, Cinema riflessioni sparse, Cinema approfondimenti

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Grazie filmscoop! Il mio libro di cinema.

Pubblicato il 25/09/2013 10:28:18 da Stefano Santoli
Caro Filmscoop.it,

lo scorso luglio ho coronato un piccolo sogno. Ho pubblicato un libro. Il mio primo libro di cinema.

Nel libro ho raccolto, rimaneggiandoli giusto un po’, vari scritti (articoli? “saggi”? recensioni?) su singoli film, tra cui gran parte sono alcune “recensioni” pubblicate fino al 2011 proprio su Filmscoop.
Mi sono accorto che, senza volerlo, alcuni mie recensioni si rimandavano fra loro, per temi, argomenti, fissazioni. E’ stato così che ho pensato di raccogliere gli scritti ordinandoli proprio sulla base di alcune tematiche che ricorrevano con una certa insistenza. Il concetto di libertà; quello di “femminino”; il contrasto tra “natura” e “civilizzazione”.
Un’altra sezione del libro l’ho intitolata “pellicole allo specchio”. Sono coppie di film che si fronteggiano, secondo un’assonanza che a volte – lo riconosco – può essere stravagante. E’ stata la sezione in cui mi sono sbizzarrito di più. Ad esempio, cosa possono avere in comune “La samaritana” di Kim Ki Duk, con “In un mondo migliore” di Susanne Bier? Oppure “Il vangelo secondo Matteo” di Pasolini e “Habemus Papam” di Nanni Moretti? A parte il fatto di essere tutti film recensiti da me su questo sito, dico. Be’, che dirvi: potrete scoprirlo solo leggendo il mio libro.

Si chiama “Lo schermo e il taccuino”.
Per la copertina, mi è venuta in mente una specie di fantasia escheriana. Volevo rendere l’idea che, scrivendo e descrivendo film, è un po’ il cinema stesso che, attraverso una penna (la mia, in questo caso), scrive di sé, su di sé.



Spero di aver reso l’idea.

Qui, potrete scoprire come è strutturato il libro, dando una scorsa all’indice. E, se vi va, allo stesso link è possibile leggere pure (oltre a parte della mia introduzione) la prefazione scritta da Carlo Montanaro, che ringrazio per le sue parole, troppo generose.

Qui, invece, se proprio siete così matti da pensare di farlo, potreste sempre togliervi lo sfizio di acquistarne una copia online.

Questo,infine, è il ringraziamento - sincero - che compare, fra gli altri, in fondo al libro:

Grazie alla redazione e agli “amici” di Filmscoop.it, che condividono la comune passione, nell’entusiasmo costante rinvigorito dal confronto, dallo scambio di idee, dallo spirito critico e dall’amore per la più eclettica fra le arti. Senza Filmscoop.it, la maggior parte dei brani ora raccolti in questo volume non avrebbe visto la luce.

Grazie a tutti davvero.
Ciao!

Stefano

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