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Il mondo visto da un vagabondo

Charlot caporeparto, Charlot rientra tardi, L'usuraio, Pattinaggio - 1916

Il 1915 fu l'anno del grande successo per Charlie Chaplin. Divenne un fenomeno popolare, tanto che su di lui nacquero fumetti, canzoni, cartoni animati e imitazioni di ogni genere. Alla scadenza del suo contratto con la Essanay, nel 1916, ebbe contatti dai produttori della Mutual, con i quali concluse un contratto per una cifra strabiliante, la più alta all'epoca per un attore, tra l'altro di soli 27 anni. Fece lo stesso scalpore che fanno oggi alcuni contratti di calciatori. Nonostante dichiarasse che non pensava mai al denaro, in realtà aveva seguito le trattative con grande cura e ottenuto il massimo possibile.
Anche se ormai era diventato una celebrità conduceva una vita tutto sommato misurata e frugale. Giocava soprattutto il suo carattere timido e riservato, il quale subì un vero choc di fronte all'improvvisa popolarità e all'invadenza della gente. Così scrive nella sua autobiografia:

"Mi sentivo segregato, isolato, oggetto di curiosità... Pensai che il mondo doveva essere impazzito... Ero sbalordito: in quel mondo non mi ci ritrovavo... Provavo anche un senso di solitudine... Come si fa a conoscere gente interessante? Mi venne una crisi di malinconia".

Come al solito reagisce buttandosi nel lavoro. Con la Mutual stavolta ha l'obbligo di almeno un cortometraggio al mese. Per rendersi indipendente si crea una troupe che lavora solo per lui, composta dal cineoperatore Roland Totheroh (riprenderà i suoi film fino a "Luci della ribalta"), dalla solita Edna Purviance, dal gigante "cattivo" Eric Campbell, dal fedelissimo Henry Bergman (il "ciccione" e a volte anche "cicciona") e dallo spilungone Albert Austin. Adesso si sente più sicuro delle sue possibilità e può dedicarsi a sviluppare più a fondo i meccanismi del comico. Tralascia momentaneamente i temi sociali, per approfondire i significati che hanno le vicende della vita quotidiana. Grande rilevanza viene data agli oggetti di uso comune, visti in una dimensione estraniante, quasi di condizionamento, attraverso l'immagine distorta e inusuale che produce il comico. Grazie alla bravura immensa di Chaplin, oggetti comunissimi come una scala mobile, una porta girevole, una sveglia, una casa ammobiliata diventano intralci, offrono risorse inaspettate, complicano la vita più che agevolarla. Le situazioni più ordinarie sono portate al parossismo, fino a sfiorare l'assurdo. Ogni tanto si abbandona il personaggio del vagabondo per portare in scena il normale borghese, più immerso in questo tipo di problemi.

I cortometraggi adesso offrono veri pezzi di bravura tecnica di Chaplin. Si può parlare di virtuosismo comico. Il ritmo diventa incalzante, le gag si susseguono trascinanti, fino a una specie di apoteosi finale. Questo grande sforzo ha un suo prezzo fatto di innumerevoli tentativi, di ripensamenti, di scene fatte e disfatte. I suoi collaboratori testimoniano che non partiva mai con un vero e proprio script definito. Gli veniva un'idea e intorno a questa sviluppava piano piano una storia, affidandosi alla fantasia e ai suggerimenti della sua troupe, ma alla fine decideva comunque lui. Tante volte faceva costruire set e poi non ne faceva niente. Questo procedere per tentativi lo si può seguire anche grazie all'enorme materiale di scarto delle riprese, conservato fino ad oggi.

Charlot caporepartoIl primo cortometraggio girato per la Mutual è il notevole "The Floorwalker" ("Charlot caporeparto").
Il vagabondo mette lo scompiglio in un magazzino di abbigliamento e profumeria, dominato da una velocissima scala mobile che diventerà croce per i personaggi della comica e delizia per noi spettatori. Si inizia con il vagabondo che giochicchia con gli articoli in esposizione, quindi approfitta dei vari campioni-prova per farsi la barba e improfumarsi, per poi fare l'espressione di chi è insoddisfatto. Mentre il commesso (Albert Austin) è impegnato a sorvegliare il vagabondo e a rimediare alle sue sbadataggini, i clienti rubano la merce indisturbati. Anche il caporeparto ha i suoi problemi, anche se di natura illegale, e cerca di scappare con la cassa. Si trova davanti però il vagabondo che, guarda caso, gli assomiglia come una goccia d'acqua. Ne esce la gag dei due che si comportano come se fossero allo specchio, con un piccolo intermezzo vagamente gay quando il sosia prende il viso del vagabondo fra le mani e lui per istinto gli dà un bacio in bocca (ritraendosi poi schifato). Decidono poi di scambiarsi le parti. Il vagabondo diventa così caporeparto, divertendosi con i cappelli, gli scalei e i piedi dei clienti. Il direttore (Eric Campbell), scoperto il furto, vuole fare la festa al (falso) caporeparto. Ne nascono scontri e lotte con Chaplin, che utilizza per la prima volta il trucco del balletto e delle moine per abbonire il cattivo. Il ritmo diventa sempre più incalzante fino al famoso inseguimento sulla scala mobile, fatta di corsa in senso contrario.

Charlot rientra tardiDopo un paio di cortometraggi minori (fra cui "The Vagabond" - "Il Vagabondo", ripresa melodrammatica del meglio riuscito "The Tramp" - "Charlot vagabondo") Chaplin gira il suo capolavoro di arte pantomimica: "One a.m." ("Charlot rientra tardi"). è la storia di un ricco signore ubriaco che cerca di entrare in casa propria e andare a letto. Sembra una cosa così semplice e normale, ma per uno che non dispone della piena padronanza delle proprie facoltà diventa un incubo; intanto non riesce nemmeno a trovare la maniglia per uscire dal taxi che lo ha portato a casa, e si aggroviglia nello sportello. Questo per rendere l'idea delle assurde situazioni in cui si viene a trovare. Come al solito non trova la chiave e entra in casa dalla finestra, inciampando nel vaso dei pesciolini.
Come cambia la propria casa se solo la vediamo con occhi diversi! Tutti quegli animali impagliati per il ricco ubriaco sono delle presenze inquietanti. Non fa altro che scivolare, inciampare e cadere nel sovraccarico di ornamenti, soprammobili, tappeti, statue; tutti oggetti di gusto piuttosto pacchiano. Ci si mette poi il tavolo girevole e solo prendersi un bicchierino di brandy diventa un faticosissimo inseguimento; figurarsi che diventa addirittura impossibile salire le scale a causa del tappeto troppo morbido. Si deve ingegnare ad andare al piano superiore arrampicandosi sull'attaccapanni. Una volta su, c'è da superare l'ostacolo di una pendola veramente micidiale che impedisce l'accesso alla camera da letto. Chaplin prende dei veri e propri uppercut dalla pendola, eppure non si fa mai male (come pure dopo i vari ruzzoloni precedenti) e riprende indefesso nel suo scopo. In camera trova il classico letto a scomparsa manovrato da bottoni e veramente sembra che il letto faccia apposta per rendergli impossibile il riposo. Dormire diventa una lotta. Va a finire che si arrangia nella vasca da bagno, senza però prima avere preso accidentalmente una bella doccia fredda!

L'usuraioSono trenta minuti di solo Chaplin al suo massimo nell'arte recitativa ed espressiva. Addirittura si accorge lui stesso di essere molto bravo, tanto che in un'inquadratura guarda direttamente la cinepresa con un sorrisetto ammiccante senza però smettere mai il ruolo di ubriaco. Oltre che un capolavoro di tecnica mimica e comica, rappresenta una satira dei ricchi, vittime del loro stesso lusso.

Dopo "The Count" ("Il Conte"), altra satira del mondo del lusso, esce l'interessante "The Pawnshop" ("L'usuraio"). Si tratta di una comica molto vivace e movimentata, un altro sfoggio di inventiva e abilità nel creare gag a ritmo continuo, sfruttando oggetti comuni (scale, piumini, ventilatori, sveglie, asciugapanni, ecc.). Qui il vagabondo assume l'aspetto di vittima alienata di un lavoro che fa molto malvolentieri. Questa insoddisfazione di fondo lo porta a essere estremamente litigioso con il suo collega e anche a incrudelirsi con un povero diavolo che viene a mettere a pegno i suoi modesti averi. Come dire: visto che mi sento cretino a subire tutto questo, me la rifaccio con te che sei più cretino di me, benché tu sia più povero di me. è il meccanismo che porta chi sta male a sfogarsi con chi sta peggio di lui. Il tutto ovviamente è soffuso dalla tipica ironia di Chaplin, che invita più che altro a ridere degli incidenti della vita (anche se ce li sbatte davanti).

Si comincia con il vagabondo che entra tardi al lavoro (tanto per cambiare) e inizia molto svogliatamente la sua giornata lavorativa. Subito si fa irretire dal suo collega di lavoro e da ora in poi è tutto un becchettarsi a vicenda con tanto di botte, ruzzoloni e furberie varie, come incastrare l'avversario in una scala. Questa scala a pioli viene usata poi come arma micidiale (e comica) per colpire chi gli sta più antipatico. Dopo essersi fatto commuovere e fregare da un falso povero (le apparenze ingannano), riceve la visita di un vero povero diavolo (Albert Austin) con la sua sveglia da mettere in pegno. Il vagabondo fa la parte della persona importante con quel semplicione. Si mette ad auscultare la sveglia come se fosse un medico, poi l'apre con l'apriscatole, estrae una molla come se cavasse un dente e tratta le interiora come del cibo in scatola. Il comico sta nel contrasto fra l'impassibilità frastornata del cliente e il raffinato ed enfatico smontaggio dell'oggetto. La ciliegina sulla torta è la scena in cui il vagabondo carica la sveglia svuotata e quasi per magia i pezzi estratti si mettono a muoversi. Un po' spaventato il vagabondo rimette tutto dentro la sveglia e la rende rifiutando il pegno. Alle rimostranze del malcapitato risponde con una martellata in testa che lo fa desistere. Il povero Albert Austin non trova di meglio che sfogarsi a sua volta con un altro malcapitato che gli chiede che ore sono. Il finale purtroppo rovina un po' la comica, con il vagabondo trasformato in piccolo eroe che sventa la rapina del falso rispettabile Eric Campbell.

PattinaggioLa scena in cui Chaplin riesce a mostrare al meglio il suo virtuosismo comico è senz'altro "The Rink" ("Pattinaggio"). La prima parte ripropone un classico di Chaplin, cioè le gag al ristorante.
A parte le solite porte che si aprono e si chiudono in faccia ai personaggi, è strabiliante come riesca sempre a tirare fuori situazioni comiche nuove, sfruttando gli stessi ambienti. Stavolta fa un cameriere molto abile, anche se distratto. Riesce a miscelare cocktail in maniera abilissima, fa il conto al cliente in base ai segni di cibo che gli sono rimasti addosso, però consegna con grande perizia una pietanza con... dentro un gatto. Nel ristorante c'è anche una comicissima donna cicciona (Henry Bergman, qui in esilaranti vesti femminili), e le gag che la riguardano si sprecano. La scena si sposta quindi in una pista di pattinaggio e qui Chaplin si scatena. Piroetta, balla, semina il panico in pista prendendosi gioco del cattivo di turno (il solito Campbell). Mostra insospettate doti acrobatiche quando riproduce in maniera velocissima il movimento disperato di chi vuole mantenere l'equilibrio prima di cadere. In pista arriva anche la cicciona con tanto di cadute a sottana all'aria. Il ritmo diventa indiavolato e tutto finisce in un colossale inseguimento che prosegue anche in strada, dove il vagabondo aggancia con il bastone un'auto e fugge seminando gli inseguitori, che comprendono orde di poliziotti.


Torna suSpeciale a cura di amterme63 - aggiornato al 03/04/2009