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La comica nei bassifondi e nelle trincee

La strada della paura, L'emigrante, L'evaso - 1917

Il 1917 è un anno di svolta dal punto di vista artistico per Chaplin, che comincia a percorrere la strada che lo porterà ai grandi lungometraggi. Il fine delle sue comiche diventa più ambizioso; si tratta ora di dare uno sguardo più approfondito all'ambiente in cui vive il vagabondo. Non si descrivono più singoli episodi simbolici ma si cerca di rappresentare la società nel suo complesso, nella sua dialettica. Quello che si vuole mettere in risalto è soprattutto l'ostilità di tale ambiente. La povera gente è martoriata dai delinquenti ma finanche dai poliziotti ("Easy Street"); la voglia di riscatto è accompagnata da disumanità e delusione ("The Immigrant"); non c'è da aspettarsi niente dalle classi più ricche ("The Adventurer") e anche fra i poveri non c'è solidarietà ("A Dog's Life"). Ci mancava poi la guerra a rendere difficile la vita alla gente ("Shoulder Arms")!

Il sentimento predominante in queste comiche non è la spinta a ribellarsi o a risolvere una volta per tutte questo stato di cose. Ciò che prevale è invece una forma di complicità con lo spettatore povero, un modo per farlo sentire importante, di comunicare che vale qualcosa, che ha una dignità. Inoltre si dà anche qualche consiglio su come arrangiarsi in questo ambiente disagiato, cioè affidandosi all'abilità e all'astuzia. Chaplin semplicemente usa la sua arte per nobilitare il povero, grazie all'unica cosa di cui lo fa ricco, cioè i sentimenti. Tutto questo Chaplin lo ha creato per un suo istinto interiore, memore delle privazioni della sua infanzia, e anche perché ha capito di che pasta è fatto il suo pubblico. Infatti una volta ha dichiarato: "alla gente piace vedere i ricchi colpiti da disavventure di ogni genere e la ragione è che nove decimi dell'umanità è in condizioni di povertà e segretamente ritiene un privilegio ingiusto la ricchezza dell'altro decimo".
Anche se Chaplin fa ormai parte della categoria dei ricchi, nel mondo universale dell'arte sente che questa ricchezza è ingiusta. La scissione fra vita e arte non poteva essere più netta.

La strada della pauraLa prima opera filmata in cui Chaplin inserisce fra le gag comiche degli spunti di riflessione sociale e politica è "Easy Street" ("La strada della paura"). Fin dalle prime inquadrature si rivela l'ambiente di estrema povertà e degrado in cui si svolge la storia. Il vagabondo è nella sua versione più derelitta, senza bastone (lo rivedremo così solo nel finale di "Luci della città"). Preso dalla fame e dalla disperazione entra nei locali della "Hope Mission" ("I missionari della speranza"). In maniera molto ironica vengono mostrati questi missionari come un campionario di gente buffa di vario genere che canta (belle inquadrature di bocche comiche che si aprono e si chiudono), tutti con il loro libriccino e la loro questua. Il vagabondo viene spinto a convertirsi non tanto dai bei discorsi untuosi, quanto dal cuore sincero di una bella bionda (Edna Purviance) e si autoconvince così a restituire la questua che aveva rubato di nascosto.

La scena si sposta a Easy Street, la scenografia più sgarruppata e malfamata mai creata da Chaplin: panni stesi, sporcizia, case cadenti. In questa via spadroneggia un energumeno violento e cattivo (Eric Campbell) che governa con il pugno di ferro. I poliziotti che tentano di imporre il loro ordine vengono letteralmente linciati e ridotti a brandelli.
L'energumeno tiranneggia anche gl'impauriti abitanti di Easy Street, che devono sottostare al suo arbitrio. Ignaro di tutto ciò, il vagabondo passa davanti alla stazione di polizia dove campeggia il cartello di assunzione di personale. Ha fame e il lavoro gli fa gola. Deve però vincere la repulsione verso gli sbirri; infatti fa per entrare ma si ferma per istinto davanti a una divisa. Si fa forza e per sbarcare il lunario decidere di passare dall'altra parte della barricata. Come poliziotto è proprio una macchietta, con una divisa cadente e il suo passo strascicato. Guarda un po', lo buttano allo sbaraglio proprio in Easy Street.
Il vagabondo/poliziotto incontra subito l'energumeno e un'inquadratura in campo lungo di spalle ci fa capire bene la sproporzione di forza fra i due. In questa situazione scoraggiante il vagabondo non può che ricorrere alle sue armi di astuzia e opportunismo. Seguono una serie di gag divertentissime con il vagabondo che cerca di telefonare ingannando l'energumeno sull'uso della cornetta. Ogni tentativo di farlo fuori con il manganello è vano e il vagabondo sta per essere appeso ad un lampione, quando ha il lampo di genio di inserire la testa dell'energumeno dentro il vetro del lampione aprendo la valvola del gas. è ancora una volta l'intelligenza che vince sulla forza bruta.

Questa vittoria dell'ordine costituito sul disordine violento non sembra cambiare molto le cose per gli abitanti di Easy Street. Sono impauriti dal nuovo padrone, il poliziotto, come lo erano dall'energumeno. Si vuole dire fra le righe che per i poveri la polizia è un potere coercitivo e violento come la delinquenza. Certo che però il nostro è un poliziotto solo di facciata e vuole dimostrare un modo alternativo di mantenere "l'ordine". Infatti una povera donna malnutrita tenta di rubare qualcosa da mangiare. Il vagabondo/poliziotto la scopre e lei si mette a piangere. Invece di difendere la proprietà privata, il poliziotto sui generis si mette addirittura a rubare altro cibo per la derelitta. In quest'opera di redistribuzione il vagabondo/poliziotto è aiutato anche da Edna. Una didascalia recita "Charity" ("Carità"), come a voler dimostrare che questa è la vera carità, non quella a parole delle missioni religiose.

Il cortometraggio scade un po' nel finale. L'energumeno riesce a fuggire e di nuovo si ripropone la lotta fra Davide e Golia, in una frenesia di inseguimenti. Alla fine il vagabondo riesce persino a salvare Edna dalle grinfie di un drogato, grazie alla droga stessa (l'ironia sempre presente a smorzare l'eroismo dei protagonisti). La scena finale mostra una visione utopica di Easy Street tutta rimessa a nuovo e con la gente tranquilla e serena che vive in pace; su tutto domina la "New Mission" ("I nuovi missionari"), una forma nuova di devozione.
Fra la criminalità e la repressione poliziesca, la soluzione proposta da Chaplin è il ricorso alla comprensione e al sentimento come recita la didascalia finale: "L'amore sorretto da forza, dolcezza e perdono porta pace e speranza a Easy Street". è certamente una soluzione semplicistica, ma almeno si sensibilizzano le coscienze sul problema del degrado e della povertà dei bassi strati, che può portare a conseguenze pericolose su tutta la società, come suggeriscono due particolari: Easy Street incrocia con una strada che si chiama Via Maria Antonietta, mentre nella casa del drogato campeggia la foto di Zar Nicola II, l'ultimo zar di Russia. Sono dei rimandi piuttosto eloquenti.

L'emigranteAlcuni mesi dopo "La strada della paura" esce quello che è forse il capolavoro del periodo dei cortometraggi a due bobine di Chaplin: "The Immigrant" ("L'emigrante"). Brevi episodi significativi e divertenti si susseguono a creare un quadro semplice e intenso di una situazione sociale di povertà e speranza, grazie al vissuto di due persone normalissime ma speciali allo stesso tempo.
La prima parte è ambientata in una nave di immigranti per gli Stati Uniti. Brevi inquadrature ci danno l'idea della gente derelitta a bordo. Oltre alla povertà materiale sono martoriati pure dal classico mal di mare. L'operatore di Chaplin, Totheroh, aveva inventato un trucco per far dondolare la cinepresa sul treppiede creando l'illusione del movimento ondulatorio della nave. La pantomima di Chaplin faceva poi il resto. Qui utilizza poi per la prima volta la tecnica dell'apparenza con sorpresa. Ripreso di spalle ai bordi della nave, dai gesti sembra anche lui in preda al mal di mare; invece si volta e mostra trionfante un pesce che ha pescato. Non si può che ridere di noi stessi che avevamo creduto a una situazione diversa. Seguono poi tanti brevi sguardi su questa gente, mentre mangia, mentre gioca, mentre ruba. Un mondo fatto di gente di tutti i generi, buona e cattiva, furba e stupida, dove il vagabondo se la cava a meraviglia con la sua fortuna e abilità. Quello che fa il vagabondo speciale è la tenerezza e la generosità nei confronti dei buoni, belli e indifesi (la bravissima Edna Purviance e sua madre).

Si giunge così alla famosissima scena dell'arrivo a New York, introdotta dalla didascalia: "The arrival in the land of liberty" ("L'arrivo nel paese della libertà"). Tutti si accalcano emozionati e contenti a vedere scorrere davanti ai propri occhi la Statua della Libertà (una lenta carrellata che ce la fa apparire all'improvviso fra la bruma e bassi capannoni). S'inquadra poi in primo piano le facce dei poveracci con le loro diverse espressioni (contentezza, emozione, ansia). Spicca però su ogni persona un cartellino, come quello che si attacca in genere al bestiame. In effetti le scene seguenti fanno da contrasto ironico con la didascalia ottimista. Si vede arrivare di corsa un omino maleducato che spintona la gente dietro una corda. Il vagabondo tasta la corda incredulo e arrabbiato e guarda la cinepresa con un'espressione come dire: è questa la libertà? Arriva un altro impiegato molto brusco, ma stavolta il vagabondo si toglie la soddisfazione di mollargli un calcio nel sedere (scena coraggiosa in un paese nazionalista come gli Stati Uniti).

Questa accoglienza rude è l'anticamera dell'ambiente ostile e inospitale che aspetta il vagabondo e la bella Edna. Come al solito affamato e al verde, si ritrova davanti al classico ristorante. Una moneta trovata per terra lo spinge a concedersi il "lusso" di un bel piatto di fagioli. Nel locale ritrova per caso la bella Edna, triste e delusa anche lei e per di più in lutto per la perdita della madre. è tutto uno scambiarsi sorrisetti e sguardi teneri fra i due, con la Purviance bravissima nelle sue espressioni semplici e molto intense. Sicuramente la sua migliore interpretazione.
L'idillio viene interrotto dall'ambiente che li circonda. Un cliente non ha i soldi per pagare e viene letteralmente pestato da tutto il personale del ristorante, con in testa uno sgarbato e truce Eric Campbell (anche per lui la migliore interpretazione di sempre, anche perché dopo pochi mesi morirà purtroppo in un incidente stradale). Viene spontaneo al vagabondo controllare la propria moneta, per scoprire con orrore che aveva la tasca bucata!
Far ridere adesso è facilissimo. La comicità si basa soprattutto su di un vero e proprio balletto psicologico fra sollievo e preoccupazione, che coinvolge anche lo spettatore. Riesce con abilità a prendere una monetina per terra, ma ahimè è falsa. Poi un pittore si offre di pagare, ma la troppa educazione nel rifiutare rovina tutto. Alla fine si arrangia con la mancia del pittore, ed è un sospiro di sollievo!

L'arte, nella figura del pittore Henry Bergman, viene in soccorso del vagabondo come alla fine di Tempi moderni. è l'inizio della speranza. Ma quello che più solleva il vagabondo è l'avere accanto a sé una persona cara, qualcuno con cui affrontare meglio le durezze della vita. Nello splendido finale vediamo la scena romantica e anti-romantica allo stesso tempo, di due persone che si scambiano tenerezze sotto una pioggia battente. è l'arte di Chaplin di saper mescolare sentimento e realtà. Tutto questo in soli 30 minuti filmati.

L'evasoIl cortometraggio seguente, e ultimo per la casa di produzione Mutual, è il notevole "The Adventurer" ("L'evaso"). Ci troviamo in un bellissimo paesaggio marino e selvaggio, dove il vagabondo in uniforme da galeotto riesce a scappare a nuoto, beffando ben quattro sbirri. Anche qui sorge spontanea la domanda, su cosa possa avere combinato per scatenare tutta questa caccia all'uomo.
In acqua poi riesce a sottrarre il costume da bagno ad un imbranato pescatore per poi approdare in una stazione di mare in cui troviamo una coppia di ricchi eleganti ad un caffè (Edna Purviance e Eric Campbell). La madre di lei sta per affogare ma il pavido Eric quasi non muove dito. Si butta quindi in acqua Edna, seguita poi da Eric, ma nessuno dei due sa nuotare. Il vagabondo, pur non essendo uno stinco di santo, ha comunque altruismo da vendere; si tuffa e salva tutti i tre. Edna - che non sa del passato da fuorilegge del vagabondo - riconoscente, lo ospita nella sua ricca casa.

Ecco il nostro che si finge capitano di mare, nel mondo raffinato dei ricchi, sempre accanto alla bella Edna e a punzecchiarsi con il brutto Campbell. Beve a sbafo e piglia un po' in giro questa congrega di tronfi e ridicoli che si danno tante arie.
Certamente la scena più irriverente è quella del gelato. Seduti su di un terrazzino, Edna sorbisce signorilmente il suo gelato, mentre il vagabondo con i suoi modi rozzi lo vuole ingoiare tutto insieme su di un cucchiaino. Va a finire che gli cade proprio dentro i pantaloni. Con faccia disagiata, riesce a farselo passare attraverso la gamba del pantalone e a farlo cadere fuori dal terrazzino, guarda caso proprio sulla schiena di una ricca signora in decolté. La cinepresa ci mostra impietosa il gelato che scivola lentamente fra le spalle, fino ad infilarsi diritto nel fondoschiena. La signora si volta con gli occhi strabuzzati e un'espressione che esprime drammaticamente fastidio, sorpresa e imbarazzo. La scena è spassosissima e si basa sul presupposto enunciato da Chaplin che il pubblico provi soddisfazione nel vedere ridicolizzati la ricchezza e il lusso.

Questo cortometraggio finisce nella classica maniera scoppiettante a base di inseguimenti. L'evaso viene infatti riconosciuto, ma anche stavolta riesce con mille agilità e mille trucchi (fra cui fingersi un paralume) a farla franca. Pensa però in cuor suo di meritare l'amore di Edna; in fondo fino ad adesso è stato ricambiato. Invece di fronte alla rivelazione di trovarsi davanti ad un fuorilegge, in Edna prevale il ruolo sociale sul cuore e rifiuta l'amore del vagabondo. Il poveretto rimane deluso, vista l'ingratitudine di questi ricchi, di cui ha anche salvato la vita! Sarà deluso ma non certo smontato. Con un'ultima astuzia riesce a liberarsi del poliziotto scemo e a svignarsela.


Torna suSpeciale a cura di amterme63 - aggiornato al 03/04/2009